venerdì 21 novembre 2014

La vita in bozza (ari-ciao)

Il primo a manifestare apertamente il suo dissenso riguardo la mia drastica decisione è stato proprio lui, la seconda parte del dominio e del titolo di questo blog, l'umile servo intelligente, mio marito. Questo spazio lo sente, a ragione, pure un po' suo quindi reclama il diritto di parola. Lo dicevo io che sentivo puzza di rivoluzione. Questi partono dal diritto di parola, poi pretendono il voto e alla fine ti ritrovi con la capoccia su una picca e manco capisci come sia potuto succedere.

Anyway.

I vostri commenti, le vostre manifestazioni d'affetto, le vostre cazziate m'hanno messo il dubbio addosso, lo ammetto. Perché dell'indecisione io non sono la Principessa ma la Regina. Una roba che al confronto l'assolutismo monarchico del Re Sole è il governo Prodi del 2006. Bazzecole.

Una ragazza saggia mi ha detto che non riuscirò a staccarmi perché non posso farne a meno e quella ragazza saggia ha molta ragione. Testa, cuore e penna (vabbè tastiera, non fate i pignoli santiddio!) nel mio caso sono legati a doppio filo. Io non penso, scrivo a mente.

Però questa pausa mi serve.

E mi serve pure una pausa dalla decisione di prendere una pausa. Una pausa dalla pausa. Una pausa dalle decisioni.

Sì, sono pazza, lo sappiamo.

Un'altra donna saggia, in una conversazione privata che mi ha scavato nelle viscere perché, sappiatelo voi appanzate, non è mica facile essere capite così quando sei infertile, lotti tutti i giorni contro problemi che sembrano soffocarti e sei circondata da gente che sono in crisi perché lui ha visualizzato senza rispondere, mi ha detto tornerai quando sarai forte, non smettere di scrivere, non smettere di condividere.

Non smetto. Lascio la mia vita in bozza per un po'.

Tornerò quando sarò forte.


giovedì 20 novembre 2014

Goodbye my lover

La prima volta che c'ho pensato è stato un anno fa. A marzo avevo deciso, semplicemente, di renderlo privato, una sorta di club esclusivo con pochi lettori, i più affezionati.

Oggi chiudo.

Non sono una persona coerente. E mi dispiace. Avevo promesso a voi e a me stessa che avrei tenuto duro, continuando a raccontarvi con ironia tutto quello che succedeva nella mia vita nella speranza che, prima o poi, questo spazio virtuale che ha conosciuto solo dolore cambiasse la sua natura.

Ma non ce la faccio.

E' successo che abbiamo ricevuto l'ennesima batosta, sfociata nell'ennesima lite. E' successo che non so come ne verremo fuori, stavolta. Non so nemmeno SE ne verremo fuori.

Quando penso a questo blog, purtroppo, vedo i miei fallimenti. Che non sono mai stati davvero miei, non sono mai stati conseguenza di qualche mio errore ma ci sono comunque. E pesano, molto.

E' dura farlo.

E' ammazzare una parte di me a sprangate violente. Ma devo.

Continuerò a seguirvi, magari in silenzio magari in chiaro, senza nascondermi dietro una corona.

Forse continuerò a scrivere, in privato, per me stessa. Perché le passioni vanno coltivate. Così si dice, almeno. Dubito ne trarrò qualche vantaggio, dopotutto resto convinta che si scrive perché ci sia qualcuno che legga.

Manterrò la mail diariodiunaprincess@gmail.com attiva. Chiunque vorrà potrà contattarmi.

A voi il mio doveroso e sentito ringraziamento. Siete 181, senza contare chi mi segue senza essersi registrato, e vi amo tutti.

Avete reso questo posto meno grigio. Avete speso il vostro tempo per me, senza mai vedermi, senza mai conoscermi e adesso sapete di me, di questa pazza Princess umorale, egocentrica e cupa, molto più di quanto avrei mai creduto potesse trapelare da una corazzata, misteriosa, sfuggente ragazza.

Ciao, adorati sudditi.

lunedì 17 novembre 2014

Sboccaccio

Dunque.

Per essere Vip, è Vip. Così Vip che la fase raccolta minuziosa delle analisi e delle nevrosi della sottoscritta se l'è ciucciata la sua assistente mora.

Sono entrata nel suo studio e lui like a Boss, seduto in poltrona, mi ha teso la mano presentandosi.

Faccia tonda, brizzolato, bocca stretta.

Io ero quasi emozionata, in posa e gergo reverenziale inizio a parlare come mia abitudine. A manetta.

Io te conosco, a te. Mi interrompe lui. Tu sei una cybernauta da internet, forum, diagnosi on line.

'orcocazzo, ma che lavori al KGB?

Punto primo: su internet ce stanno 'nsacco de cazzate. Su internet tu 'ncedevianna'. Punto secondo: hai fatto 'nsacco de cose che 'nservonoancazzo.

Gente, il GinoVip è 'n parolacciaro de roma.

Gente, sono a casa!

Ora, se il Gino Boccaccesco sapesse di questo blog, credo m'ammazzerebbe. Ma il Gino Boccaccesco che da ora sarà, semplicemente, Sboccaccio mica lo sa che anche grazie a questo blog sono arrivata, finalmente, a lui.

E' venuto fuori che tra le cose che 'nservonoancazzo c'è pure l'isterosalpingografia. Cioè non è che 'nserveproprioancazzo è che, per avere una diagnosi completa, nun basta. Così lui mi spedisce al Gemelli da tale dottoressa che mi metterà in lista per isteroscopia e udite udite laparoscopia. Che al confronto il cagotto che m'è venuto in quel settembre 2013 in occasione dell'esame stappatube è 'na passeggiata de salute.

Io lo pensavo che era difficile, ma no così.

USI, ovvio, altra pippa. Ma pippa diversa. Sì perché sul ricettario medico, stavolta, c'è scritto tipo MAR, swim-up e 'naltra cosa che spero serva a qualche cazzo.

La conclusione, ordunque, è tale:

se lui ha anticorpi antisperma o altri cazzi che nun vanno bene si va in vitro
se lui sta bene io mi faccio bucare la trippa con la laparoscopia
se la laparoscopia e l'isteroscopia sono pulite si va di IUI o vitro, tocca valutare
se la laparoscopia e l'isteroscopia presentano piccole aderenze o altre cazzate risolvibili in loco, si
risolvono e per 6 mesi si fa all'amore alla vecchia maniera sperando di aver rimosso l'intoppo.
se la laparoscopia e l'isteroscopia presentano problemi gravi si va in vitro.

Ho scritto vitro un sacco di volte. Me ne rendo conto solo adesso.

Già, capita.

Capita che ti rendi conto d'essere stata dove sei stata solo a tarda sera, mentre scrivi un post. Capita che t'è capitato di vedere le foto di 70 bambini e 13 coppie di gemelli e hai sorriso pensando alle loro mamme e vorresti abbracciarle, una a una. Capita che t'è pure capitato di sentire parole come transfert e pick up. Parole che avevi solo letto in quei forum, quei blog, quei siti così odiati da Sboccaccio. 

Lo sto facendo, ci sono dentro.

Ci aggiorniamo coi risultati in mano, coraggio che sei 'na ragazzina. 

E' la prima volta che qualcuno mi rende orgogliosa dei miei quasi trenta.

Sei simpatica e sveglia. Però ricordati su internet...

...'ncedevoanna', ho capito dotto'

Che ci crediate o meno io non ho manco googolato swim-up. Mi piace pensare sia una prova di nuoto. E se sapete cos'è, vi prego, non ditemelo. Perché su internet, voi, mie care ricercatrici

NUNCEDOVETEANNA'

giovedì 13 novembre 2014

L'ultima lezione

L'ho visto per l'ultima volta qualche anno fa. Lui non m'ha quasi riconosciuto. E' rimasto a fissarmi chiedendosi se quella mora sorridente e sicura di se fosse davvero quella ragazzina timida, impacciata, riservata che aveva conosciuto lui.

Prima media. Io indossavo ancora maglioni di lana, lunghi e larghi e quegli orridi fuseaux con le staffe sotto i piedi. Io e le mie amiche non sapevamo cosa fosse la moda, l'amore, la poesia, la vita.

Lui ce l'ha insegnato. Perché non è stato un semplice professore di italiano, storia e geografia. E' stato un amico, un confidente, un padre, un maestro.

E ci ha fatto fare tante risate.

Ci ha insegnato a tener duro e che la vita è bella sempre. Pure quando ti ammali e un apparecchio per la dialisi fa quello che il tuo corpo non è più in grado di fare.

Ieri l'abbiamo salutato, nel paese dove è nato, immersi nella nebbia e sotto la pioggia.

Io e le Sisters non abbiamo pianto. Abbiamo riso. E per la prima volta mi sono resa conto che i funerali dovrebbero servire a questo. Ridere ricordando.

Tutto si riduce al bene che facciamo. Tutto si riduce ai bei ricordi.

Questa è stata la sua ultima lezione. Questo il mio ultimo grazie.

lunedì 10 novembre 2014

Nuove abitudini e vecchie ossessioni

Gente, sono molto cambiata.

Innanzitutto ho acquistato un nuovo paio di occhiali da sole. Niente di particolarmente dispendioso, 20 euro da Decathlon. Hanno lenti e montatura blu e quando li indosso e guardo a terra vedo una cifra di buche e dossi, manco soffrissi d'una grave forma di astigmatismo miopico irregolare. Nonostante per anni mi sia ostinata ad indossare gli occhiali rosa elefante di Mina, resto convinta di essere una di quelle persone a cui qualsiasi tipo di occhiale da sole sta, fondamentalmente, di merda. D'altro canto continuare ad ostentare con orgoglio borse e occhiaie spacciandole come uno dei punti cardine del manifesto della donna moderna non era più proponibile, almeno da quando mia madre m'ha fatto notare che portare a spasso il cane non significa necessariamente abbandonarsi alla sciatteria. Così nascondo tutto dietro lenti scure e anziché un panda paro 'na mosca.

In secondo luogo, ho imparato ad accendere il fuoco. O giù di lì. Nel senso che anziché usare mezza scatola di Diavolina me ne bastano solo 3 cubetti. E mezzo vecchio Espresso. E una bottiglia di plastica. E tanta buona volontà. Comunque sono così fiera della mia personalissima uscita dall'era Mesozoica che continuo a mandare a mio marito foto del camino acceso omettendo, però, quelle del salotto ostaggio di nubi tossiche. Una nebbia che manco le paludi pontine prima della bonifica fascista.

Infine ho deciso di dare una chance ai dolci senza cacao. Io che metto le gocce di cioccolato pure nello Strudel ho preparato una merenda leggera a base di sfogliatine alle mele con confettura d'albicocche, gelato alla vaniglia e tè.

Niente da fare, invece, sul fronte disturbo ossessivo compulsivo. Continuo a sistemare cuscini, cassetti, armadi e dispense rispettando distanze e simmetrie ma il peggio è che mi sto preparando alla visita col GinoVip come se dovessi passare un esame universitario. Ho sistemato le analisi per data, preso appunti su tutto il mio percorso, preparato un discorso e scritto le domande.

Secondo me invece che la FIVET mi consiglia le benzodiazepine.

giovedì 6 novembre 2014

All by myself. O anche no.

Martedì pomeriggio sono uscita di casa alle due e ventitré. Tuta nera, Nike a strappo del 2004, felpone blu elettrico, Biagio al seguito. Senza trucco, senza musica, senza compagnia, senza meta. Perché io funziono così, quando sento puzza di giornata triste, malinconica e, soprattutto, improduttiva esco e cammino, da sola e senza destinazione. E' un'abitudine consolidata in quest'ultimo anno, sabbatico per volere d'altri. Mi rilassa i nervi e giova pure al mio giro vita. Macino chilometri, in silenzio. Trovo scorci che avevo dimenticato, mi perdo tra le campagne. In pratica potrei fare concorrenza a Forrest Gump solo che invece che la barba mi crescerebbero i peli sugli stinchi. Inorridite, maschi!

Per strada ho incontrato l'amica M., impegnata nella sua camminata digestiva e, tradendo i miei caparbi intenti antisociali, l'ho chiamata. Abbiamo intavolato una conversazione superficiale su smalti, palestra, capelli e mi sono ritrovata, quasi senza rendermene conto, sotto casa di mia madre. Sono salita per un tè e una cioccolata calda. 

Starò da sola domani, ho pensato.

Così ieri mattina mi godevo la mia compagnia con i sensi assopiti da Eric Clapton in riproduzione casuale su Spotify mentre attendevo il lento e pesante bus blu in fermata, direzione SantoSpirito. Poi è passata cugina L. Bionda, rossetto rosso, energia positiva. Mi ha accompagnata fin sotto lo studio, abbiamo parlato dei miei figli immaginari, di terapie, centri PMA, SantoSpirito, paure. 

Non devi affrontare tutto questo da sola, al centro ti accompagno io.

Ieri sera mi ha scritto su WhatsApp di essersi informata tramite una sua amica medico il centro è validissimo, io sono carichissima. Andrà tutto bene.

Questi lunghi mesi di inattività e quei pochi incontri di psicoterapia mi hanno insegnato ad essere forte, da sola. A ritrovarmi quando mi perdo, a bastarmi, a coccolarmi, a capirmi. Ho scavato a fondo, ho soppesato la mia anima, ho capito meglio chi sono, chi voglio essere, quel che voglio ottenere. 

E ho fatto tutto da me.

Perché il cambiamento non te lo impongono, perché nonostante le buone intenzioni manifestate dagli altri il culo te lo devi salvare da solo.

Ora conosco il mio potenziale, ora posso tornare ad aprirmi, ora mi manca la socialità, l'interazione, la fiducia, la compagnia. 

Perché non devo affrontare tutto da sola, è vero. 

Sono carichissima, anche io.

Andrà tutto bene.

Non è finita. E' iniziata.

martedì 4 novembre 2014

Piccolezze

Io sono una femmina atipica. Una di quelle che avrebbe mandato a cagare Mr. Big col primo volo senza scalo dopo il terzo appuntamento. Tuttavia, convinta dalla Sister G., sono andata a vedere il primo film di Sex and the city. Il secondo no eh, troppo raccapricciante.

Quando Carrie viene lasciata all'altare con una piuma di pavone in testa e parte con le sue tre amiche, fancazziste e impaccate di soldi, alla volta del Messico, si chiede se riuscirà mai più a ridere. Le viene risposto quando succederà qualcosa di estremamente divertente riderai. Poi Charlotte si caga nelle mutande e la depressione le passa.

La cosa più simile che mi è accaduta è stato Biagio che ha pisciato sullo zerbino della vicina di casa. Come potrete immaginare non ho riso. Perché non è stato divertente pegnente.

In ogni caso pensavo che aver conosciuto la dark side of my soul non è stato un danno completo. Nel senso che quando sei felice sei troppo impegnata ad essere felice per apprezzare le piccole cose. Magari hai successo, una carriera, tanti soldi, un figlio, un nuovo lavoro. Magari hai l'amore o magari non c'hai un cazzo ma ti va bene lo stesso fattostà  che sei superficiale.

Invece quando lotti tutti i giorni con la malinconia, l'insoddisfazione e la solitudine impari a bastarti, a esaminarti, a conoscerti e ad apprezzare la bellezza. E no, non è in un centro commerciale e manco in uno smalto di Kiko.

Per esempio io dipingo. Per esempio fotografo. Per esempio sono anni che ho una Reflex ma non mi sono mai chiesta perché, in ottobre, certe foglie diventino rosse prima di altre



Se quella lumaca mi stava davvero guardando


Quanto duri la precarietà d'una foglia autunnale


Quante sfumature di colore racchiuda un albero



Quale bizzarro progetto urbanistico ha fatto in modo che il mio vecchio, caro paese sembri quasi pendere da una collina, sospeso in un equilibrio precario e affascinante



Quali scorci lontani dal centro, umidi, bui, abbandonati avevo dimenticato



Quando passerà tutto questo.

Perché non sono mai stata un'ipocrita. La superficialità mi manca, le risate pure. Ma forse di questa lezione, dopotutto, avevo bisogno.

lunedì 27 ottobre 2014

La corona e il camice bianco

Alla fine lui i Coli nello sperma ce li aveva per davvero ed io ho il vago sospetto che qui si fa a ping pong col batterio. Tipo il gioco della patata bollente. Togli qua, metti là. Un gran casotto che al pari le cinque giornate di Milano sono Fantasilandia con la sfilata dei carri. Là sotto ci si diverte, gente.

'Sti benedetti invasori della corte di sua maestà non dovrebbero creare problemi nel perseguimento della missione pupo ma è necessario si levino dalle palle. In senso letterale. Così l'USI si buca con l'antibiotico, io pure e si fa all'amore come i verginelli. Che poesia.

Insomma non siamo arrivati alle bombe al Napalm ma poco ce manca. Il mio antibiogramma è un elogio alla resistenza. I principi attivi in grado di battere il nemico si possono ormai contare sulla dita di una mano. Di certo due anni di cistiti non hanno aiutato, anzi. I maledetti si sono nutriti e pompati ed ora sono tipo Hulk in Guerra Fredda che grida Cuba libre imbracciando missili nucleari. A risentirne saranno le mie povere chiappe. Ed io che pensavo che i prossimi buchi sarebbero stati quelli per il pompaggio ormonale pre-IUI.

Intanto mi sono arresa al PCT perché, alla fine, funziona che chi ha il camice bianco vince e no, quello del pizzicagnolo non vale, pare ci voglia proprio una laurea in medicina per avere l'ultima parola.

Quindi si monitora l'ovo e poi, come se la nostra intimità non fosse stata già abbastanza violata, si preleva il frutto della nostra passione programmata. Che stavolta mica basta lo spettro delle 12h. No. Devi proprio farlo all'ora x, del giorno y, e venire qui alle tot in punto non un minuto di meno non uno di più che la precizione è tutto, nein! 

Signorsissignore. 

Ditemi voi se è questo il modo di trattare una testa coronata. Non dovrei essere io a dare ordini? Sento puzza di Robespierre.

God save the Princess!



giovedì 23 ottobre 2014

Little (new) women

Sua tappezza reale s'è presentata alle ore 07:36 con quel piccolo ritardo che si concede solo alle grandi dive, trascinando un'imbottitissimo zaino rosa shocking e un album di figurine che andava rigorosamente spulciato, ripassato, completato prima dello svolgimento dei compiti.

Ha mangiato come un facocero africano, che uno si chiede come facciano quelle gambette ad essere così smilze. Nello specifico ha svuotato il mio barattolo di Nutella, chiedendo alla sottoscritta di spalmare quel nettare degli dei sopra qualsiasi tipo di superficie, commestibile o non.

Abbiamo visto il primo quarto d'ora di Up, i primi 10 minuti di Transformers, tutto Cattivissimo me e Shrek Terzo, 5 minuti scarsi del mago di Oz. M'è venuto un attacco epilettico da iperstimolazione neuronale e sono arrivata alla tragica conclusione che le nuove generazioni sono mostruose.

Il Paleolitco e il Neolitico io li ricordavo del tutto diversi. Il fatto che trovi interessante un libro di storia di quarta elementare la dice lunga sul pietoso stato in cui versa quella parte di cervello deputata alla conservazione della mia cultura generale, 'rgogna.

Nonostante copiosi sforzi non sono riuscita a farle entrare in quella zucca bionda il verbo levigare e tutte le sue possibili derivazioni. Penso che sopravvivrà ma se la maestra le avesse mai chiesto la differenza tra una pietra del paleolitico e una del neolitico avrebbe senz'altro fatto un figurone. Però ha compreso piuttosto bene che il cane è stato il primo animale ad essere addomesticato dall'uomo. Sarà perché Biagio l'ha sleccazzata tutto il tempo suscitando la sua ilarità e quei gridolini eccitati tra la paura e il divertimento che sono tipici della sua età.

Ha otto anni. E in otto anni, nonostante io sia una calamita vivente per gli under10, non mi ha mai concesso un bacio, non di sua sponte.

Però ieri m'ha detto io non ti lascerei mai, zia. 

Quale emozione, gente. Quanto sarebbe bello se un giorno una frase così uscisse dalla bocca di mia figlia.


lunedì 20 ottobre 2014

Volver

Abbiamo mangiato un pessimo hot-dog consistenza gommapiuma seduti su un muretto di un grande parco, lontano da casa, lontano da tutti. Eravamo circondati da sconosciuti e quadrupedi dalle code scodinzolanti ed eccitate impegnati in sfilate, gare di agility, giochi.

L'ho iscritto ad una gara di somiglianza cane-padrone. Non abbiamo vinto ma abbiamo riso tanto.

Abbiamo passeggiato lungo vialoni alberati all'ora di pranzo in una città semi deserta. Foglie rosse a farci da tappeto e un gelato al Kinder.

A fine giornata ho pensato che, dopotutto, ritrovarsi è una cosa semplice. Che non occorre nemmeno pianificarlo. Succede e basta. Come l'amore.

Sono tornata.

Sono io, sempre io, di nuovo io. Al fianco suo.

Sono pronta per noi. Non ho più paura.

giovedì 16 ottobre 2014

Il percorso a ostacoli

Altro giro altra pippa.

Perdonate la volgavità miei adorati sudditi ma quando ce vo' ce vo' e da queste parti ce vo' molto spesso.

Questo tunnel è peggio della Giovanni XXIII all'ora di punta, incidentata, allagata e con qualche cedimento strutturale. Peggio de Termini alle 7 de mattina. Peggio dei lavori per la metro C. Non c'è speranza, fine, uscita. Qui si tappa un buco e ne cicciano fuori altri 100 che manco la Dea Kalì riuscirebbe a starci appresso.

Insomma lo spermiogramma è migliorato ma i leucociti continuano a non essere graditi a SantoSpirito che ha spedito mio marito a fare una spermiocoltura.

Del resto le tue cistiti ricorrenti potrebbero essere dovute al fatto che lui ha i Coli nello sperma

Del resto io 'sta cosa da mo che te l'avevo detta, mio caro Doc. Non mi faccia lo gnorri, 'orcocaz. Qualcuno mi conferisca una laurea ad honorem in medicina della riproduzione, pliz.

Tu mi rifai un'urinocoltura

Again? Again.

Nessun medico sano di mente ti manderebbe a fare una IUI o una FIVET con un'infezione in corso

E vabbè, tanto io ormai sono così skillata nella pisciata dentro il barattolino che se avessi il pipino potrei partecipare a qualche competizione internazionale su chi centra la tazza a 10 mt di distanza. Questione di doti innate.

Forse il Ciproxin non ti basta, hai bisogno di roba più forte

Bombe al napaml dottore, bombe al napalm e li sterminamo tutti 'sti Coli maledetti. Obama lo chiami te?

Poi mese prossimo Post Coital Test. 

What?! No 'spetta. Tu me recacci efore il PCT quanno emmo decisu per la IUI?

Ah... la bellezza del dialetto burino della Roma Est quasi abbruzzese.

Sarebbe a dire: mi starai mica riproponendo il PCT dopo aver deciso di tentare la prima IUI?

Sì, lo ha fatto. Sto sfacciato.

Per aumentare le possibilità che la IUI abbia successo dobbiamo prima esaminare il tuo muco. Se è troppo acido per esempio, potrebbe essere un problema.

Ah beh, io le acidità ce l'ho tutte, come i cartoni Disney. A partire da quella di stomaco fino a quella di testa. Sicuro esce fuori che secco i soldatini al ciao come stai. Maleducata che non son altro.

Ricontrolla il progesterone venerdì o al massimo sabato. Fatto tutto questo mi prenoti al centro una bella IUI. 

Ora, io sono furbastra che ve pensate. Paro scema ma sono intellig... vabbè zitti, ho capito.
Insomma era per dirvi che il centro io già l'ho chiamato. E scelto.

Roma batte Firenze.

Manco ci voglio pensare a quello che accadrà quando non avremo più un centesimo.

Incontrerò il GinoVip, la superstar, quello che a capo dell'organigramma. Ho chiesto lui perché già che ci sono avanzo pretese. E pretendo il meglio.

17 novembre. Data sfigata ma almeno non è un venerdì. Che di quelli, a me, ne manca già qualcuno.

lunedì 13 ottobre 2014

Franziska

Onestamente credevo avresti pianto, perché sotto quella corazza forgiata nella valle del cinismo c'è un esserino estremamente delicato, sensibile, empatico. Certo, odi che si sappia. Ci tieni a mostrarti dura, superiore, sempre incazzata col mondo, pronta a dargli battaglia armata di lingua tagliente ma quegli occhi rotondi da cerbiatta, certe volte, ti tradiscono.

Ti sei vestita da femmina, come fai sempre in occasione di giornate importanti. Addirittura sul tuo vestitino color tortora c'era un fiocco. Il tacco però no, perché tu punti alla comodità, alla sostanza.

Non ami apparire ma adori esserci. Non ti risparmi mai. Sei pazza, egocentrica, sconsiderata, avventata, istintiva.

Insieme a te questi 30 anni sono stati degni d'esser raccontati, indipendentemente dai successi e dai tanti fallimenti.

Io me lo chiedo spesso come sarebbe stata la mia vita senza te e non riesco proprio ad immaginarmela. Dopotutto tu te la immagini un'esistenza senza sapore? Senza gusto?

Io no.

Io non l'avrei voluta una vita senza te.

Auguri per questi 30, Sister di mezzo.





giovedì 9 ottobre 2014

Ossi di seppia

Durante il giorno lo combatto come meglio posso, alla meno peggio come si dice da queste parti. Evito che pervada le mie viscere fintanto che il sole rende i colori vividi, l'aria leggera, questa casa luminosa e i miei sensi svegli.

Mi tengo occupata, sempre. Scrivo, leggo, imparo, dipingo, cucino, cammino, invento.

Ma poi arriva la sera. Con Quasimodo e l'intera combriccola di poeti maledetti al seguito. E si piazza lì. Tra lo sterno e lo stomaco, tra il respiro e il battito.

Non è tristezza, non è angoscia.  E' più profondo, diverso, pesante.

Male di vivere, forse. In tanti l'hanno chiamato così e a ben pensarci non esiste, credo, una definizione altrettanto calzante.

All'improvviso i colori svaniscono, la speranza si trasforma in consapevolezza d'un illusione e nulla più. Non esiste futuro, consolazione, compagnia.

Non esiste gioia.

E tutte le certezze coltivate con cura durante il giorno vengono sradicate da un vento gelido, improvviso, violento.

Che io sia particolarmente abile nel maneggiare l'ironia per metabolizzare ed esorcizzare quel che più mi impaurisce è, modestia a parte, un dato di fatto. Qualcuno lo definisce un dono, altri parlano di una dimostrazione di forza. Balle. E' un modo come un altro per difendersi, un modo che ho ereditato da mia madre, così come da lei ho ereditato l'umore ballerino, l'ossessione della perfezione, la smania di controllo.

Ma l'ironia è anche una maschera. E il più delle volte assolve perfettamente alla sua funzione: l'inganno.

Mi sta così bene addosso che spesso, persino io, dimentico d'indossarla.

E va bene così.

E' faticosa, l'ironia. Ma pure estremamente utile. Un po' tipo quando ci si tappa il naso per mandar giù uno sciroppo disgustoso. Smetti di respirare ma ti risparmi di vomitare.

Poi però arriva la sera. E la maschera cade. E la parte umida, fragile e molliccia sotto il guscio viene allo scoperto.

Piccola.

Vulnerabile.


giovedì 2 ottobre 2014

Selezioni innaturali

Altro giro, altra corsa siori e siori!

Ad accogliermi, stavolta, il classico belloccio duepuntozero. Impomatato, incravattato, depilato, sedicente giovane in carriera, accento milanese, quasi coetaneo. In pratica l'antitesi dell'uomo che adda puzzà. Sarà che a me il combo cravatta - glabro m'ammoscia l'ormone ma, uscita di lì, pure l'ascella pezzata di mio marito mi sembrava un sacco secsi. Del resto l'unico modo per indossare una cravatta senza che la fornicazione ne risenta è farlo alla Pretty Woman. Dai su, non fate gli gnorri, mi riferisco alla scena in cui lei aspetta lui nuda, con solo la cravatta al collo. La classe non è mica vino e gassosa. 

Siccome a 'sto giro nessuno mi ha dato dell'iperqualificata/ ma che ci fa qui/ è sprecata/ se ne vada affanculo a fare la cameriera in qualche pub londinese e non ci scassi più la minchia a noi raccomandati mi sono dovuta ciucciare una selezione che manco Amici di Maria de Filippi, non so se rendo. Otto e trenta - diciotto e trenta. Dieci ore di domande, risposte, test e mio Dio ma che ci faccio qui qualcuno mi passi pane e Nutella.

Durante la pausa pranzo, in un tristissimo bar sull'Appia mi sono quasi convinta che mollare tutto e sperare che la fortuna cada dal cielo sarebbe molto più semplice ma, come dice cugino M., nella vita ci vuole culo e io, statisticamente, non ce l'ho quindi su le maniche e mangia merda, Princess.

Prima o poi ti piacerà.

lunedì 29 settembre 2014

Io volo

Non si è fatto vivo per più di una settimana. Ha deliberatamente ignorato telefonate, messaggi, appelli della Corte Suprema, intimidazioni terroristiche.

Mi ha chiamata stamattina nell'unico momento in cui ero impossibilitata a rispondere. Quando l'ho richiamato, cinque minuti più tardi, era già volato verso altri lidi, lasciandomi senza nemmeno la promessa di tornare in giornata.

Sì, sto di nuovo parlando del mio idraulico e della nostra tormentata neverendingstory.

Se non altro, in questa valle di lacrime e vasche gocciolanti, è arrivata una buona notizia sul fronte andrologico. Non solo la prostata dell'USI è tornata sotto i livelli di guardia ma pare (i risultati ancora non li abbiamo visti ma l'andrologo ha chiamato il laboratorio di analisi e si è fatto dare qualche ghiotta anticipazione) che la velocità dei fieri servitori di sua maestà sia migliorata, quasi raddoppiata.

Io me li sono immaginati zompettanti, in fila indiana e giubbe rosse mentre suonavano la fanfara dei bersaglieri.

Insomma, la vita mi ha reso più dura ma il tasso di deficienza è costante.

Non faccio salti di gioia perché, porcomondo, questo miglioramento alla pennuta non è evidentemente bastato.

Così il mio cuore ora è diviso tra Roma e Firenze. Ovvero tra il centro PMA che mi ha consigliato SantoSpirito, costosissimo mancoadirlo e quello, a mio parere, altrettanto buono, convenzionato ma ahinoi lontanuccio immerso nella verde Toscana.

Passo il tempo sui forum alla ricerca di nomi, protocolli, costi, esperienze (a proposito, grazie allafinearrivamamma per le dritte, che ti lovvo lo sai già).

Sono ancora molto confusa ma non riesco a stare con le mani in mano persa tra i miei pensieri annebbiati e affogati nelle mie paure, così ho preso due appuntamenti.

Due date, ne sceglierò una soltanto.

E non tornerò più indietro.

Il passato fa male e non si cambia il futuro è una carta da giocare. Io me la gioco. Io rischio.

Io, volo.



    

venerdì 26 settembre 2014

La spesa e le sciocchezze

La piccola ma funzionale lavagnetta nella nostra altrettanto piccola ma funzionale cucina riportava, ieri, la lista della spesa stilata dalla sottoscritta in seguito ad un attento inventario del cibo a nostra disposizione in freezer, frigo ,dispensa. Questi mesi di arresto domiciliare hanno perfezionato le mie già spiccate doti di risparmiatrice, oltretutto odio sprecare il cibo così, oltre a specificare di aver bisogno solo di UNA bottiglia PICCOLA di passata di pomodoro, ho anche aggiunto alla fine della lista la scritta a caratteri cubitali NIENTE SCIOCCHEZZE puntoesclamativo.

L'USI ieri si è ripresentato a casa con DUE bottiglie GRANDI di passata di pomodoro, DUE barattoli GRANDI di pelati, un tubo di Pringles, un sacchetto di M&M's e tredicotre pacchetti di Sofficini Mini.

Siccome sono una persona paziente ho evitato di sclerare per i primi cinque minuti ma quando ho dovuto tirare fuori il primo cassetto del freezer e giocare a tetris con le suddette scatole di Sofficini, nel tentativo di farle entrare tutte, devo aver detto qualcosa di acido perché lui ha assunto quell'espressione da Biagio affamato e con le sopracciglia alzate e le pupille dilatate mi ha detto: ma io li ho presi solo perché so che ti piacciono tanto. 

Sapete, in fondo sono una frescona perciò mi sono ammorbidita con la stessa facilità con cui mi ero incazzata.

Dopo cena, mentre ero intenta a giocarmi qualche diottria con Photoshop perché mi ero messa in testa che cambiare il template del blog era una questione di vita o di morte, lui ha svuotato la lavastoviglie, pulito la cucina, portato un pezzo di Viennetta. Così questa mattina, mentre pulivo i cessi con la sola candeggina, con buona pace delle mie narici e della manicure appena fatta, perché l'USI evidentemente non sa che il Lysoform non si trova sullo stesso scaffale delle patatine, ho pensato che dopotutto sono fortunata, che se mi riporta le Pringles al posto dell'insalata non me ne frega un cazzo e che i Soffcini Mini mi piacciono davvero tanto.

mercoledì 24 settembre 2014

Trappole e contapassi

In quanto degna rappresentante della Mater Italica dedita allo stalkeraggio ossessivo compulsivo della povera prole, mia madre, dall'intelligenza luciferina, sta sperimentando un nuovo, seppur non proprio innovativo, metodo per fare in modo che io passi a trovarla più spesso: prendermi per la gola. 

Usually l'offensiva scatta il mercoledì, quando verso mezzogiorno mi propone al telefono un piatto di spaghetti co' le vongole fresche fresche prese dar pesciarolo che vie' 'na vorta a settimana.

Se rifiuto contrattacca il venerdì con pennette al salmone o penne alla norcina che dieta esci fora da codesto corpo!

La domenica l'artiglieria pesante passa attraverso mattarello e spianatoia ed io innalzo bandiera bianca perché davanti alla pasta all'ovo non posso proprio resistere.

Sono un'italiana vera, lasciatemi magnare.

Che poi io c'ho provato ad aprirmi, davvero. Tipo quando, in preda a deliri da buoni propositi come voglio il girovita di Adriana Lima ho comprato i cracker di soia. E siccome mi ero pure messa in testa di diffondere il verbo salutista ho persino provato a smerciarli a mensa, scontrandomi contro un muro di ostinati rifiuti ed espressioni disgustate.

Ho smesso quando mi sono resa conto che masticare Billy di Ikea sarebbe stato molto probabilmente più soddisfacente e sono tornata alla cara vecchia italianissima rosetta, michetta o come vi aggrada di più chiamarla.

La perfetta forma fisica è, però, un ambito traguardo che continuo a bramare. Sarà per questo che ho scaricato un'App che ti conta passi e calorie.

Quale orrore è stato scoprire che solo con la prima colazione ne ingurgito oltre mille e che in un'intera giornata arrivo a malapena ai 2000 passi non credo sia  necessario spiegarlo.

Ho l'impressione che aver rinunciato a soia, tofu e kamut sia proprio l'ultimo dei miei problemi.

lunedì 22 settembre 2014

L'augurio

Ci sono quelli che danno il buongiorno al mondo, che corrono per 12km, che scalano l'Everest, che sono sempre pronti per qualche misteriosa nuova avventura e poi ci sono io, che non svuoto nemmeno la lavastoviglie, mi rifiuto categoricamente di spazzare, perfino di rifare il letto. Perché oggi no, non c'ho voglia, oggi voglio stare spento, come diceva qualcuno.

Siccome però il tempo è tiranno pure quando è vuoto alla fine qualcosa da fare me la trovo sempre. E con la lavastoviglie piena, il letto disfatto, i peli sul pavimento mi sono messa  sorpresona! a pensare. Evidentemente non m'ero afflitta a sufficienza visto che colta da malinconia, che vojo dì con l'apatia va a braccetto, ho deciso bene di rovistare tra i faldoni della libreria alla ricerca dei biglietti di auguri inviateci da amici e parenti in occasione delle nostre nozze.

La maggior parte nemmeno li ricordavo.

Ce ne sono di festosi, di spiritosi, di poetici. C'è quello di Lupo Alberto che porta in calce la firma delle Sisters, ci sono parecchie frasi di circostanza, un mare di congratulazioni, i disegni dei miei nipoti strapieni di cuori e faccine sorridenti.

E poi c'è questo:



Il mio preferito.

Lei è una professoressa di italiano e latino. Una di quelle vecchio stampo. Coltissima, rigidissima, a volte sopra le righe. Sempre elegante con le sue collane di corallo appese al collo. E' la professoressa per eccellenza, quella conosciuta solo come tale in paese, quella a cui si ricorre per le ripetizioni di latino a fine anno nonostante sia in pensione, forse, da un ventennio.

Casa sua ha una splendida vista sulla Valle, è piena di fiori, di libri, di quadri. Al centro della grande sala principale c'è un tavolo di legno massiccio circondato da sedie pesanti. Io lì mi ci sono seduta una volta sola. Volevo avere il suo parere sulla mia tesi di laurea.

E' perfetta, non cambiare una virgola.

Mi laureai un mese dopo, con lode.

Vorrei incontrarla ancora, adesso. Vorrei avere il coraggio di presentargli la mia vita e le mie scelte come feci con la mia tesi. Vorrei quasi mi dicesse che questa è la strada giusta, anzi perfetta. Vorrei esser certa, per parola sua, di non aver perso quella bella e vibrante intelligenza. Vorrei avere la stessa costanza, la stessa determinazione che avevo quando lessi quel biglietto la prima volta, sorrisi e pensai:

Lo farò, Prof. Ci puoi scommettere. 

martedì 16 settembre 2014

Questioni aperte e porte chiuse

Per essere un attrezzo che utilizzo in media 5 o 6 volte l'anno, la mia vasca idromassaggio mi sta già dando troppi pensieri. E' iniziato tutto con un flessibile rotto. Poco male penso posso sostituirlo anche da sola. Ma l'idraulico mi ha fatto capire che, a meno che non avessi avuto intenzione di districarmi in un complesso labirinto di cavi elettrici, tubi, sifoni e altre amenità, sarebbe stato più opportuno far fare a lui che, prima, mi ha cazziata per aver scelto una vasca idromassaggio in luogo di una vasca normale, poi mi ha ricazziata per non aver scelto una Jacuzzi ma una sua pallida imitazione a metà prezzo da Leroy Merlin, infine si è deciso a fare il suo lavoro. Ha iniziato smontando il pannello anteriore e tenendomi sulle spine con la frase speriamo non sia necessario smontare TUTTA la vasca si è sdraiato supino e, torcia alla mano, ha iniziato a smanettare. A lavoro finito ho tirato un sospiro di sollievo, messo mano al portafogli e chiuso la questione. Ieri ho fatto un bagno.

La vasca perde acqua.

Tanta acqua.



Se c'è una cosa che odio di più che rimetter mano su questioni che credevo risolte è rimandare gli appuntamenti presi, soprattutto quelli che cadono il primo del mese, soprattutto quelli con SantoSpirito. Lo spermiogramma dell'USI, infatti, non sarà pronto per quella data ed io mi vedo costretta ad attendere ancora. Una settimana o due forse non ti cambiano la vita, vero, ma quando sei al 24esimo tentativo di gravidanza la parola attesa assume un significato diverso da quello che gli viene comunemente affibbiato, un significato sinistro. Roba che pure le attese in cassa al supermercato mi sono diventate indigeste.

Di positivo c'è che passerò oggi e i prossimi due giorni completamente da sola. Il marito è andato a lavorare in Tuscia ed io, sebbene senta la sua mancanza, ne approfitto per dedicarmi ad un salubre isolamento. Non è che sono sociopatica ma dopo due settimane di inviti fatti e subiti, vecchie e nuove conoscenze, cene, parole, sorrisi, balli, canzoni, uscite serali ho il sacrosanto bisogno di prendermi una pausa da tutta questa trasbordante socialità e chiudere a doppia mandata il portone di casa mia.

Mi manco e voglio ritrovarmi, possibilmente in silenzio.


lunedì 15 settembre 2014

Coi baffi o senza

Gigina, nome di fantasia ma manco troppo, è la nostra estetista di fiducia. In realtà io ho fatto ricorso poche, pochissime volte ai suoi servigi perché sono una di quelle che il corpo è mio e lo gestisco io e poi prendermi cura della mia regale persona, dallo smalto al pelame in eccesso, mi piace quasi quanto risparmiare.

Gigina è minuta, docile, silenziosa, mano decisa ma delicata, economica e discreta. Con lei non ci si sente in imbarazzo nemmeno durante la doggy style, quella particolare posizione che in Italia viene associata all'ovino femmina e si pratica molto più spesso in un letto comodo anziché su un altissimo e strettissimo lettino da centro estetico.

A Gigina siamo arrivate dopo innumerevoli peregrinazioni nel pomatato mondo dell'estetica femminile. Peregrinazioni finite tutte in tragedia.

Per esempio la prima estetista aveva i baffi. Ma mica una cosa moderata da ricrescita, proprio il baffo da testosterone in eccesso. Che insomma, va bene la storia del calzolaio che va in giro con le scarpe rotte ma così s'esagera.

La seconda, formata probabilmente in qualche Gulag sovietico, pretendeva di estirparci pure la peluria alla base del collo, sulla panza, sulla schiena. Un'invasata.

La terza ha accolto la mia amica Cristina così: tesoro mio qua c'è da lavorare parecchio, c'hai la fica anni '80.

Ascoltando questi racconti Gigina s'è fatta una risata e ha ricambiato con una serie di aneddoti interessanti sul meraviglioso universo delle femmine di nuova generazione. Quelle che non si spaventano davanti a una ceretta integrale e conoscono la differenza tra una brasiliana, un'americana e una francese e no, non sto parlando di nazionalità.

Pare che ci sia chi, addirittura, si fa ricamare l'iniziale del moroso. Ci sono poi cuori, stelle, saette, fiamme e frecce, forse utili per i novellini bisognosi di indicazioni stradali, non saprei. 

Ma la vera rivelazione è stata la depilazione maschile. Capite, un ossimoro. 

Pare che oltre la metà dei maschietti la pratichi in qualche modo. La maggior parte di loro si limita a una sfoltita ma c'è pure chi sceglie l'integrale o, peggio, i baffi.



Vuoi vedere che la prima estetista, in realtà, stava un cifra avanti?




martedì 9 settembre 2014

L'agenda

Da bambina, come tutti i bambini che non capiscono l'ironia, non riuscivo a trovare il filo logico della frase si stava meglio quando si stava peggio. A dirla tutta non lo capisco manco adesso, che di fanciullesco m'è rimasto solo il vizio di battere i piedi quando l'USI non vuole assecondare qualche mio assurdo capriccio.

Stamane, però, mi sono ritrovata a pensare che avevo più tempo quando avevo meno tempo ovvero quando lavoravo, mi svegliavo alle sei del mattino e tornavo a casa alle nove di sera.

Sarà che mi sono messa in testa di rendere la casa splendida splendente, di non permettere ai panni sporchi o a quelli da stirare di autoriprodursi, organizzarsi e ribellarsi al sistema armati di Dixan, di curare le mie bestie compresa quella bipede che risponde al nome di mio marito di imparare finalmente bene l'inglese, modellare le mia chiappe sulla cyclette almeno una volta al dì e di svolgere tutta una serie di altre attività volte ad ossigenare il mio cervello per far sì non si disabitui al pensiero complesso e sia pronto a rimettersi in gioco in vista di qualche nuovo lavoro che tarda, però, ad arrivare.

Insomma, c'ho un sacco di roba da fare che al confronto stare seduta tutto il giorno su una sedia girevole mi pare una cosa assai più semplice.

Agli obiettivi imposti brutalmente dalla mia coscienza si aggiunge poi la questione deleghe. Perché quando sei a casa in panciolle diventi il ricettacolo umano delle richieste più disparate. Compiti che le cosiddette persone attive, cioè quelle che portano i sordi a casa, non hanno il tempo di svolgere.

Ed è così che mi ritrovo a lavare la macchina, scartavetrare il tavolo di legno del giardino e ridipingerlo, cambiare l'olio dell'auto dell'USI dal suo meccanico di fiducia, portare la micia a fare il vaccino, cucinare per le Sisters.

Il bello è che per tenere le fila delle mie attività da esecutore materiale delle altrui esigenze ho dovuto cedere all'agenda. Quando la apro e spunto qualche voce della to do list mi sento una cifra importante. Poi, niente, mi guardo allo specchio e penso ma perché cazzo te la tiri tanto, che sei in pantofole? 

giovedì 4 settembre 2014

Iniziare bene XIV. Autunno a corte.

Settembre è occasione propizia per tutti gli uomini di buona volontà che, Moleskine alla mano, stilano lunghissime liste di buoni propositi, obiettivi da raggiungere, cattive abitudini da debellare.

Pensate quindi a quanto mi senta inadeguata io che sto aspettando l'idraulico.

In pigiama.

lunedì 1 settembre 2014

Il triangolo no

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere ed omissioni.

Io l'ho tradito.

Ho tradito l'uomo che potrebbe darmi un figlio, l'uomo che conosce come sono fatta dentro, colui che scruta con attenzione maniacale le mie più intime particolarità, l'uomo che programma i miei rapporti, che gestisce le mie nevrosi, che mi rallegra, che mi consola.

Avevo bisogno di certezze, di confronto, di diverse attenzioni. Perciò non giudicatemi.

Sono andata da un altro ginecologo.

Basso, abbronzato, vecchissimo. Con uno studio fichissimo e un conto salatissimo.

E sono delusa.

Che io, sapete, sono sempre la solita scema. Quella fermamente convinta che certe soluzioni possano essere tirate fuori per magia, come un coniglio da un cilindro. Insomma, sei un luminare, illuminami.

E invece no.

Sono uscita di lì con un opuscolo sulla fertilità che parla di fumo, alcool, calcolo dell'ovulazione, età della donna, abitudini alimentari. Aria fritta. Sulla copertina due modelli in finta posa nature si scambiano effusioni da scuola media. E lui ha pure un maglione blu sulle spalle, il capello al vento e i mocassini.

Lei è fertile.

Tutto quel che ha detto. Quel che ha detto di sensato, almeno. Il resto del tempo l'ho passato a parlare, parlare, parlare, roba che tra i due il medico parevo io. Fascio d'analisi in mano, un'ecografia, un follicolo pronto, un utero perfetto, l'endometrio pure. Stop. La storia infinita che si ripete sempre uguale a se stessa. Che barba che noia, proprio.

Lui è seguito da un andrologo, quindi va bene così. La natura farà il suo corso, intanto si dia da fare che sta ovulando.

La natura. Dico, stiamo scherzando?

Il Prefolic da 15 va benissimo, in gravidanza si vedrà. Lavande vaginali per prevenire infezioni e Chirofert 1000, un integratore a base di vitamine per regolarizzare un ciclo già di per se puntuale come la telefonata del mio commercialista il 16 d'ogni mese.

Tutto qui?  E mio figlio, di preciso, dove l'hai nascosto, luminare de 'sta ceppa?

Insomma, mi fossi vistata da sola o avessi affidato la mia salute a Dr. Google sarei, probabilmente, più soddisfatta, meno povera e meno incazzata ma il dubbio, quell'atroce dubbio riguardo le competenze e il modus operandi dello specialista che mi sta seguendo da oltre un anno, quantomeno, me lo sono tolto. E sono tornata, con la coda tra le gambe, all'ovile, da lui. Brizzolato con gli occhiali a specchio e la battuta pronta. Adesso mi pare pure più intelligente.

venerdì 22 agosto 2014

Il bug

Le cose funzionano così.

Uno pensa di aver raggiunto una malriuscita imitazione di quello stato d'animo osannato, ambito e pure un po' sopravvalutato comunemente noto come pace dei sensi o serenità interiore e poi t'arriva la PMS, altrimenti nota come sindrome premestruale o, semplicemente, periodo in cui le donne scassano il cazzo più del solito senza apparente motivo. E' in questo momento che tutti gli sforzi, veri o presunti, fatti per raggiungere invidiabili risultati, veri o presunti, si volatilizzano come cenere al vento, puf!

Il primo sintomo è l'autocommiserazione che si palesa, generalmente, con la seguente frase: sono grassa. Che la trippa in eccesso sia solo un'inconfutabile conseguenza di un uso smodato di gassosa, alcool o, semplicemente, sintomo di costipazione non importa. Noi in PMS siamo ciccione. E corriamo ai riparti con tisane panciapiatta come nel caso della Sister, 6km al giorno a piedi, come nel caso dell'altra Sister, o pranzi a base di cocomero, come nel mio caso.  

Siccome, però, oltre a piangerci addosso abbiamo pure tanto bisogno d'affetto per bilanciare la dieta sana che imponiamo ai nostri iperattivi succhi gastrici, ricorriamo, soventemente, al cibo consolatorio. Noccioline caramellate, Campari e patatine, Pringles e Nutella. In ordine sparso e anche tutte insieme.

Poi c'è l'emotività ipereccitata dall'ormone impazzito. La PMS è il bug che attacca i firewall del nostro sistema connettivo. E' così che ci riduciamo a piangere disperate per una puntata del Dott. House. Che ci emozioniamo per un ricordo, per un odore, per una speranza, per un pezzo di vita che non avremo mai. E piangiamo ancora.

Infine viene la rabbia. Direttamente proporzionale alla vicinanza delle persone con cui quotidianamente interagiamo. Gli amici lontani si beccano solo qualche vaffanculo inespresso, quelli vicini se lo beccano in chiaro, i colleghi sono nemici arrivisti cospiratori, tua madre una ficcanaso manipolatrice, tuo marito il male assoluto.

Dio c'ha dato la vanità, le cosce, gli smalti della Kiko, i tacchi e il mascara. A me non m' ha dato le tette ma posso perdonarlo. Dio c'ha dato il ciclo. Il ciclo è quella cosa che se ce l'hai in teoria puoi procreare. Dio ha reso la procreazione pure divertente a patto che trovi quello che sa dove sta l'America della Nannini, ovviamente.  Quindi posso perdonarlo. Però, porcomondo, Dio la PMS se la poteva pure risparmiare. Dubito ne avremmo sentito la mancanza.

domenica 17 agosto 2014

Cronache di mezza estate

Ho passato il ferragosto a Fregene, col culo piazzato su un lettino blu fronte mare, i piedi a mollo, il sole in faccia e le cuffie nelle orecchie. Alle undici di mattina faceva un freddo porco quindi io ho tolto il copricostume solo verso mezzogiorno, perché tanto l'abbronzatura da pescatore ormai è out e l'incarnato da nobile fancazzista a me non me lo deve togliere nessuno. Mi sono cotta lo stesso ma la colpa non è mia. Mio marito mi spalma la crema a chiazze.

Ho pranzato con un piatto di strozzapreti pesto e vongole e ceduto alla tentazione degli acquisti in spiaggia. Alfano, se insisti co' sta storia dei vu cumpra' ti sgozzo. Dubito che potrò indossare quei pantaloni coloratissimi se le temperature al paesello non si decideranno a superare i 15 gradi serali ma il costo era abbordabile pure per una disoccupata e poi il tipo mi ha detto che sono bella. Sempre sostenuto che con l'adulazione s'ottiene tutto. Altro che bastone e carota.

Al mare ho chiesto quel che chiedo alle stelle, ai Santi, al Principale, alle coccinelle. Qualcuna di queste cose prima o poi funzionerà.

Sono in post ovulazione e il mondo mi sembra bellissimo e schifoso ad ore alterne. Non posso permettermi il lusso d'una speranza perché sperare costa e io ho esaurito il portfolio delle emozioni da mettere sul tavolo da gioco.

L'anno scorso, a quest'ora mi preparavo mentalmente per l'isterosalpingografia. Il risultato sarebbe stato confortante ma i mesi successivi, carichi di speranze indotte e pere e ormoni e aghi in panza, avrebbero messo a dura prova la mia proverbiale tempra e m'avrebbero scoperta debole, sola, piccola.

La ricostruzione è quasi più difficile della distruzione ma io, mattone su mattone, sto prendendo di nuovo forma. Visto che ci sono, prendo pure una lima per aggraziare il profilo del naso.

mercoledì 13 agosto 2014

Sexy period

Sulla stessa rivista pseudoscientifica dove avevo letto che le donne dalla classica e sensuale forma a clessidra, col culo che si bilancia al torace e il vitino da Il diavolo veste Prada, sono fertili (mavammoriammazzato giornalista iettatore) ho anche letto che le donne in fase ovulatoria tendono ad acchittarsi di più. Una sorta di rivisitazione post moderna di quell'istinto primordiale che porta le femmine in amore a secernere sostanze odorose come richiamo per il maschio alfa, beta, gamma quello che passa il convento che qua c'è crisi. 

Contrariamente alla prima tesi, di cui rappresento la confutazione vivente, la seconda dev'essere azzeccata. Non si spiegherebbe altrimenti la mia voglia di stick per le unghie. Ebbene sì, ho ceduto alla loro irresistibile frivolezza lasciando che la Sister O. me ne appiccicasse due, a forma di fiorellino, rispettivamente sull'anulare della mano destra e sul pollice della sinistra.

Ma mica finisce qui. Ho anche comprato dar cinese sotto casa in un piacevolissimo negozietto vintage una tutina coloratissima che pavone co' la rota scansite.

Sorvolerò sul fatto che mi sono avventurata in una ceretta intima fai da te senza avere qualifiche di sorta con conseguenti effetti disastrosi mitigati solo dall'olio di oliva perché, insomma, c'ho pure io uno straccio zozzo di reputazione da difendere. Ma, insomma, penso d'aver reso l'idea.

Oggi, passato il periodo propizio, ho deciso che il tacco 12 per uscire la sera al paesello è ridicolo, oltre che superfluo, che a mio marito piaccio pure col pigiama a quadretti rosa e che se le penne alla norcina che ho cucinato per pranzo renderanno vani i miei tentativi di sembrare Belen domani in piscina non me ne frega un ciufolo, tanto ho già vietato alla Sister di fare foto con la seguente motivazione: c'avemo la trippa. 

Ma semo secsi lo stesso





lunedì 11 agosto 2014

Dreams are my reality

Quest'estate ha il sapore delle cose semplici, del tempo sospeso. Nessuna valigia sul letto ne nuovi luoghi da esplorare perché le vacanze costano ma i sogni, sebbene spesso si dica il contrario, costano di più. Noi investiremo i nostri risparmi in una scommessa, perché, in fondo, di questo si tratta e, nel frattempo, cerchiamo di adattare la nostra vita ai dettami vacanzieri. Ci alziamo tardi, pranziamo alle tre, facciamo giorno, ci circondiamo di aromi, colori e sapori famigliari ma mai stantii e incontriamo i visi di sempre.

Io faccio progressi ma non me ne accorgo o, meglio, me ne rendo conto a cose fatte. Tipo ieri riflettevo sul fatto che non mi sento più sola, incompresa e fuori luogo in mezzo agli amici, che i figli degli altri non sono i miei figli mancati, che chi campa di invidia muore di rabbia e, dopotutto, non ne vale proprio la pena.

Tuttavia non posso permettermi, non ancora almeno, di rinunciare alla mia sacrosanta dose di solitudine, pace e silenzio assoluto perché, dopotutto, resto una persona estremamente socievole ed estremamente misantropa. Insomma sono bipolare ma non è una novità. A qualcuno piace, dicono.

Non so cosa attendermi da questo autunno. Di sicuro arriveranno risposte, di sicuro in base a queste risposte verranno prese decisioni. Di sicuro la mia vita, in un verso o nell'altro, cambierà. Non so se sono pronta ma so che non posso più aspettare.

Intanto mi godo i tramonti rosa, dal mio balcone. E sogno, gratis. Almeno per il momento.

lunedì 4 agosto 2014

Il lavoro te lo sogni. La panza pure.

Ho sognato d'aver vinto una lunghissima intervista a Beppe Grillo. Proprio così. Avevo facoltà di chiedere tutto quello che volevo ma senza previa preparazione. Così, forte del mio passato da giornalista dotata di ventose per l'arrampicata selvaggia sugli specchi, mi sono parata il chiulo giustificando la mia impreparazione con una lunghissima premessa che parlava della mia disaffezione nei confronti della politica, figlia della delusione per i fatti e misfatti dei tipi loschi che avevo scelto alle elezioni come miei rappresentanti. La prima domanda vera e propria riguardava, guarda un po', il lavoro. Chiedevo a Grillo cosa si stesse facendo di concreto per i precari come me. La classe operaia del nuovo millennio. Quelli con ameni contratti a Partita Iva, che versano contributi INPS a fondo perduto, che non hanno neppure il diritto di ammalarsi e subiscono le raccomandazioni, degli altri. Non ha fatto in tempo a rispondermi perché alle quattro e quaranta di notte, Biagio, che aveva già violato il divieto di salire sul letto, è caduto dallo stesso. Sì, c'ho il cane scemo ma ogni scarrafone... etcetera. 

Come avrete quindi intuito sul fronte lavoro non ci sono novità. Continuo a fare colloqui, inviare curricula, ricevere proposte dequalificanti o iperqualificanti ma sempre a, tipo, un euro e mezzo l'ora che manco la benzina per arrivarci o l'abbonamento alla corriera.

Niente di nuovo nemmeno sul fronte gravidanza perduta. Per il post coital test è presto, prima bisogna rifare le analisi al marito per accertarci che la cura di tre mesi stia facendo effetto. Che questo stop coincida con agosto paziente mia non ti conosco magari è una coincidenza. O magari SantoSpirito 'sta a palle all'aria alle Maldive, vacceacapì.

Io continuo a fare la spettatrice o scrutatrice non votante, fate vobis. Assisto a pance in crescita, nascite, fiocchi rosa, racconti splatter, congratulazioni vivissime.

Che poi 'sta cosa delle congratulazioni vivissime mica l'ho mai capita. Voi l'avete mai vista una congratulazione vivissima? Io no.

martedì 29 luglio 2014

Il contrappasso

Da quando sono stata contagiata dall'ignobile virus della bimborepellenza, i bimbi, contrappasso beffardo, hanno iniziato ad amarmi, cercarmi, adorarmi in maniera smisurata. Tipo F., figlio del compagno di mia cognata. Il piccolo esemplare di uomo più dolce, tenero, meraviglioso che io abbia mai conosciuto. Va in giro dicendo che sono la sua ragazza, che sono bella, che mi ama. Capite, sono diventata un po' di parte. Quando mi vede s'emoziona che vojo dì manco mi' marito. Spupazzarlo è il minimo ch'io possa fare per compensare il suo folle e immenso amore.

Crescerà anche lui. Spezzerà cuori e, con buona probabilità, dimenticherà il suo pazzo innamoramento bambinesco ma io, intanto, mi godo i baci che elargisce con generosità sulle mie guance e che, ovviamente, pretende sulle sue.

Domenica scorsa ha conosciuto Biagio. Abbracci, carezze, effusioni bavose. Durante una delle sue manifestazioni d'affetto rivolte al quadrupede, per stuzzicarlo, ho detto:

Aho mo non famo che vuoi più bene al cane che a me eh

Lui ha sorriso per poi fermarsi a riflettere.

Dopo 5 minuti, vicino al mio orecchio:

Pri', io voglio bene a tutti e due, eh

Non crescere F., non crescere mai.

mercoledì 23 luglio 2014

Scary movie

Due giorni orsono il riccone del paese in cui vivo ha subito un furto, una roba pesante alla Romanzo Criminale. Cinque persone decisamente poco per bene hanno fatto irruzione in casa sua e con tanto di passamontagna, mimetica, accento non meglio identificato e pistole hanno terrorizzato, minacciato e defraudato lui e la sua famiglia. Il villone teatro del fattaccio brutto è nello stesso quartiere del nostro appartamento, sebbene in una zona molto più isolata.

Ieri sera, davanti la tivvù

USI ma a te non t'è venuto un po' di cagotto?

Pff

Cioè non hai nemmeno un po' di paura?

Figurati, Princess. Noi abbiamo il cane da guardia




Sii serio

Okkei, abbiamo la gatta da guardia




Per quanto Penelope possa aver affinato le sue innate doti da criminale dubito sarebbe in grado di sgominare una banda armata e organizzata

Appunto. Armata e organizzata. Pensi forse che gente del genere rischi la galera per i 40 euro che abbiamo nel cassetto, le perle di tua nonna R. e quell'orrendo quadro d'autore regalo di nozze di tua cugina?

No, per il quadro d'autore no.

L'altra sera l'USI era fuori per lavoro ed io sono andata a dormire presto, conscia dell'alzataccia che mi avrebbe atteso l'indomani, a causa del colloquio di lavoro che avrei dovuto sostenere.

Alle due di notte un rumore desta i miei sensi assopiti.

Biagio si alza.
Ringhia.
Abbaia.
Corre verso il salotto.

Princess scagazza.
Si alza.
Lo segue.

Lo trova in posa cazzutissima. Gambe posteriori divaricate, collo teso, orecchie appizzate, naso umidiccio attaccato al vetro della finestra.

Princess si fa coraggio, scosta la tenda.
E vede lei.
...
Gatta Cì, altrimenti nota come Lea, la miciona dei dirimpettai.
In atteggiamento promiscuo con un gattone pezzato.

La zoccolona dalla lunga coda bianca e pelosa emetteva un lamento simile al pianto d'un neonato mentre praticava l'amore libero col suddetto Don Giovanni felino.

Ho guadato il quadrupede, il quadrupede ha guardato me.
Ce ne siamo tornati a letto scrollando le spalle.

Quadro, perle e 40 euro sono salvi. Noi pure.

lunedì 21 luglio 2014

Orizzonti toscani

La mia amica C. ha dato alla luce suo figlio ieri pomeriggio ed io non sono invidiosa è che mi disegnano così. Mio marito, in un evidente momento di disconnessione neuronale, mi ha detto di non essere d'accordo con la mia invidia, io avrei voluto fargli notare che non si può essere in accordo o in disaccordo con un sentimento, per quanto ostile possa essere, di un'altra persona ma non avevo voglia di alimentare la tensione, così mi sono limitata a covare segretamente rancore e pensare a tutta una serie di attività che avrebbero potuto regalarmi momenti di gloria. Attività che, ovviamente, sono precluse a gestanti e neo mamme. Insomma, un po' come dire : sticazzi se tu hai un figlio e io no, io posso andare a fare rafting, corsa campestre, volo dell'angelo e parcavventura coi regazzini. E poi mi sveglio alle 11 del mattino, tiè.

Questo dovrebbe essere il mese del post-coital test. Oppure no. Tutto dipende dai risultati dell'ultimo spermiogramma. Perché se i soldatini continuano ad essere poco svegli il fatto che passino o no è superfluo. Bisognerà farli passare per forza.

Così ho deciso, l'udienza è tolta.

Sì perché, da queste parti, siamo diventati così esperti di ova, spermiogrammi, dopaggi e prostatiti che ci sentiamo pure in diritto di decidere in autonomia. SantoSpirito non sei nessuno, lasciami la scena e poi, diavolo, smettila di indossare gli occhiali a specchio, che c'hai n'età.

In occasione dell'ultimo incontro, corazzata e impavida, ho parlato di FIVET. Lui mi ha consigliato una clinica romana zona Parioli. Io gli ho sparato il Demetra.

Quando sarà ora, ovvio

Ovvio

Che poi per me l'ora sia passata già da un pezzo e partirei, seduta stante, per Firenze è un altro conto.

Attendere. Che brutta parola.

venerdì 18 luglio 2014

Primo

Sei un cane, solo un cane. Ma non lo sai. E qualche volta me lo dimentico pure io.



Hai riempito questa casa di peli, bava, giocattoli, fango, croccantini ma il tuo scodinzolio, in certi giorni grigi, è l'unica cosa che riesce a farmi sorridere.



Sei arrivato in mezzo alla tormenta e ogni giorno, come un fedele cavaliere, aiuti la tua principessa a combattere i mostri che, da troppo tempo, la abitano.

Grazie, cucciolotto e tanti auguri.

lunedì 14 luglio 2014

Like a woman

Forse sarò l'unico essere vivente dotato di apparato riproduttivo femminile sulla faccia della terra a pensarla così e col seguente post rischierò una severa scomunica da parte delle numerose vagino munite che continuano ad arrogarsi il loro sacrosanto diritto ad autodefinirsi pazze, complesse e nevrotiche attribuendo la colpa agli ormoni da premestruo ma a me la storia del siamo così dolcemente complicate mi ha rotto il cazzo, con tutto il rispetto per la Mannoia, la cui voce amo al pari dei suoi capelli rossi e dei suoi occhi blu come il cielo d'Irlanda.

Non capisco perché continuiamo ad autoinfliggerci definizioni irrispettose solo perché siamo più evolute del maschio beota adulto. Quell'esemplare che preferisce canalizzare tutte le sue energie nell'attività di scaccolamento al semaforo o gioco all'Xbox in mutande.

Dico io, ci vuole proprio così tanto a capire che no significa, che significa forse e che forse significa sto pensando a come incularti? 

IO NON CREDO.

Ci vuole proprio tanto a capire che accordiamo permessi solo per godere del gusto del rinfaccio postumo, del ricatto morale posticcio, del risentimento a buon mercato o, semplicemente, con lo scopo di aumentare il nutrito database di scheletri nell'armadio da tirar fuori al momento opportuno?

Ci vuole tanto a capire che il suddetto momento opportuno potrebbe anche essere una futura litigata nel 2045?

E' così difficile capire che quello che vogliamo davvero non lo sappiamo ma lo vogliamo adesso?

Che non dovete smettere di corteggiarci, di romperci il cazzo, di cercarci, di ricordarci quanto siamo fighe, quanto siamo dimagrite, quanto ci sta bene quel vestito, quanto stiamo meglio senza?

Quando vi ignoriamo vi amiamo e quando non vi amiamo vi ignoriamo. E' davvero così complicato?

Quando siamo ironiche non dovete ridere, quando siamo tristi sì. Non siamo mai gelose, non chiedetecelo, negheremo sempre perché noi siamo primedonne, siamo superiori, siamo sempre più belle, alte, intelligenti, col culo più sodo, il sorriso più bianco, la battuta più pronta di quella zoccola che vi mette mi piace su Fb. Ma questo non vi autorizza a darle spago. A meno che non voglia impiccarsi.

Dico io, cosa c'è di complicato in tutto questo?

Non so, a me pare tutto così dannatamente semplice.

venerdì 11 luglio 2014

Jump

Non andavo a letto senza struccarmi da quando mi sbronzai a suon di rhum e pera durante la seconda ed ultima vacanza romagnola, alla tenera età di 20 anni.

Stamattina la federa del mio cuscino reclamava una mezza giornata in ammollo in Ava e acqua bollente, la mia faccia, invece, la sua presenza sul logo di qualche associazione per la salvaguardia e la tutela delle quasitrentenni sull'orlo d'una crisi di nervi.

Sarà che non ho più il fisico ne la voglia di tirar tardi e far baldoria ma ogni tanto mi ricordo d'essere giovane ed esagero in direzione ostinata e contraria rispetto a quella che il buon senso e la mia posizione di donna sposata e desiderosa di prole imporrebbero.

Insomma sono in bilico sullo spartiacque delle quasi mature. Barcollo tra un vodkalemon e una vellutata di zucca e patate. Tra un locale alla moda e la Prenatal. Tra gli shorts girochiappa e la crema rimodellante.

Perché da un lato ci sono le wannabe forever young, quelle che facciamo le quattro tutte le sere, partiamo col last minute, hoconosciutounuovotipofighissimo. Dall'altro ci sono le neomamme accasate, scapigliate, pupo munite. Quelle che parlano solo di cacca, rigurgiti e notti in bianco.

In mezzo ci sono io.

Saltello forsennatamente tra quel che non sono più e quel che non sono ancora e non mi trovo a mio agio in nessuna delle due categorie, non so come gestire la mia inadeguatezza e mi rifugio spesso nella comoda corazza dell'asocialità.

A 15 anni tutti ti dicono che sei in una fase delicata, tutti ti preparano alla crescita, rimarcano il tuo equilibrio precario, si preoccupano per te, fanno in modo che il passaggio all'età adulta sia poco traumatico. Nessuno ti prepara ai 30. Nessuno ti tende la mano mentre compi il salto. Quello vero.

L'adolescenza è una passeggiata, il vero mazzo ve lo dovete fare adesso, quasitrentenni. 

mercoledì 9 luglio 2014

Iniziare bene XIII - caffè nero bollente

Siccome sono membro onorario dell'associazione ho gli occhi aperti ma non sono sveglia, associazione di cui fanno parte quelli attraversati da un torpore diffuso in tutto il corpo e uno stato neuronale passivo che perdura fin quando la caffeina non entra in circolo, quelli che se mi ami non mi parli appena sveglio, quelli che si affezionano al segno del cuscino che gli attraversa la guancia sinistra, ieri mattina ho fottuto la mia moca bianca da uno targata Bialetti. Quel piccolo e meraviglioso arnese che mi ha fatto compagnia durante le colazioni solitarie degli ultimi tre anni e che mi regalava un nettare nero in grado di risvegliare i miei sensi assopiti.

Si vede che ero più rincoglionita del solito perché non ho messo l'acqua nel piccolo contenitore e quando la puzza di bruciato ha invaso la mia piccola cucina, la moca da bianca è diventata marrone e il caffè non voleva saperne d'uscire è stato troppo tardi. La gommina circolare che riveste il filtro era fusa, filante e appiccicosa e la macchinetta era insalvabile. 

Ho rinunciato all'idea del caffè ripiegando su un tè freddo al limone.

Stamane ho preso la nuova moca, identica alla buonanima barbaramente assassinata dalla mia noncuranza il giorno precedente. Giaceva in fondo ad un pensile ed io ero convinta d'averla già usata e lavata. Così ho messo su il caffè senza pensarci due volte.

Quando ho sollevato il coperchio il foglietto delle istruzioni che, evidentemente, non avevo rimosso galleggiava nel liquido tingendolo di pece. L'inchiostro nero si stava fondendo alla mia colazione.

Quale dramma è stato rinunciare al benefico effetto della caffeina per due mattine di fila lo sa solo mio marito che, come sempre, fa da capro espiatorio pure quando la colpa è solo ed esclusivamente mia.

Io, intanto, ho deciso che da domani la macchinetta del caffè me la preparo la sera, prima d'andarmene a letto. Dite che la mattina sarò almeno in grado di accendere il gas senza provocare un'esplosione?



lunedì 7 luglio 2014

L'appuntamento

Ci siamo, Sister O. I temuti 30 sono arrivati. La soglia oltre la quale minigonne inguinali e scollature ombelicali iniziano ad essere guardate con sospetto e disappunto è stata oltrepassata. Quell'appuntamento col terzo decennio della tua vita, quell'incontro che t'ha spaventata così tanto da indurti a spendere fior di quattrini in creme anticellulite, contorno occhi e antirughe è passato. E noi l'abbiamo festeggiato alla grande. Noi tre prima e tutto il resto del mondo poi.

I trenta t'hanno trovato magrissima, come sempre. Più saggia e più pazza. Più grande e più bambina. Più matura e più disorganizzata. Insomma, i trenta hanno trovato te. Te all'ennesima potenza.

Quella ragazzina pelle olivastra e ossa appuntite che conosco da sempre c'è ancora. Così come ci sono sempre i tuoi ammonimenti, le tirate d'orecchie, le occhiatacce e quella sincerità disarmante che, qualche volta, a me e alla Sister G., fa paura. Una paura che ci spinge a complottare e tirare a sorte su chi debba confessarti i nostri piccoli e stolti reati d'immaturità. Reati da cui pare immune. Ma immune, dopotutto, non lo sei. Sei solo la più grande. Quella che detta legge, quella che proietta su di noi il peso della responsabilità, quella che ama arrogarsi il diritto di rimetterci in riga perché nata qualche mese prima. Quella che, ogni tanto, si lascia andare, si lascia coccolare, viziare, sgridare.

Come una sorella. Come mia sorella.

Tanti auguri, O.

mercoledì 2 luglio 2014

Chimica

Sono sempre stata fermamente convinta che nella vita, tra altre qualità, sia necessario avere il senso della misura. Se così non fosse, del resto, i nostri avi non avrebbero inventato le unità di misura.

Così ti misuro il peso, così l'altezza, così la quantità.

A ben pensarci i nostri avi hanno fatto di più. Grazie ai loro studi ora possiamo calcolare spazi, tempi, velocità. Possiamo volare, navigare, prevedere. Vivere bene, vivere meglio.

Se le regole e le formule vengono seguite pedissequamente non possiamo sbagliare o, meglio, possiamo minimizzare i rischi, massimizzare i profitti, avere certezze. Avere controllo.

Quindi uno cresce con tutte queste convinzioni. Studia, si applica, calcola tempi, pesi, misure, assi cartesiani, spazio fratto tempo, radice quadrata di x.

E poi sbam! t'arriva l'amore.

Così, senza preavviso. E non esistono manuali, calcoli, integrali. Non esistono ancore.

E verrebbe da chiedersi perché lasciamo che le nostre vite siano dominate dal calcolo e dalla ragione e poi affidiamo le nostre relazioni a un'aritmia cardiaca, un profilo, un sorriso, una battuta, un colore. Un gioco. Cazzo, un gioco.

Pure se qualcuno c'ha provato, l'amore non si calcola. L'algoritmo del rapporto perfetto non esiste E' materia oscura.

Quando, nel tentativo di diventare un brava massaia, seguivo mia zia nelle preparazione delle sue ricette prelibate, le chiedevo di continuo cifre. Minuti precisi di cottura, esatti pizzichi di sale, giuste proporzioni tra gli ingredienti. Una volta lei mi rispose che la cucina è amore, passione, dedizione, intuito.

Sei una cuoca, mica una farmacista.

Non aveva tutti i torti, mia zia. In fondo, pensateci, le cose migliori della vostra vita non le avete fatte quando eravate fuori controllo?


Primavera non bussa, lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne, i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano

lunedì 30 giugno 2014

Datemi una C!

L'ultima ed unica visita principesca in quel di Siena risale al 1999, che a scriverlo adesso sembra tanto, troppo lontano. Avevo 15 anni ero inconsapevolmente felice e coscientemente ingenua. Una di quelle adolescenti convinte di sposare il compagno di classe scemo solo perché responsabile, in maniera tra l'altro del tutto incidentale, del primo orgasmo.

Ricordavo solo Piazza del Campo per la sua forma concava, gli spicchi, il Palio e quel colore caldo che non porrebbe essere definito altrimenti da terra di Siena.
 


La Torre del Mangia, che deve il suo nome al primo custode, Giovanni di Duccio, noto alle cronache dell'epoca per la maestria nello sperperare i suoi guadagni nelle celebri osterie senesi, è una bella sfida.



Da lassù la vista è mozzafiato, come pure i 400 ripidi e stretti gradini. Sconsigliata la salita a chi soffre di claustrofobia o attacchi di panico, i cunicoli sono strettissimi e in alcuni punti bisogna abbassarsi anche se non si è watussi. Io ce l'ho fatta solo perché, memore della recente impresa titanica, l'ho presa allegra. Sono arrivata in cima che parevo Celentano ipoglicemico ma questi son dettagli.


Per pranzo ci siamo fermati qui. Un alimentari che sfama orde di turisti con panini doc. All'interno ci sono piccoli tavoli da pub e un sano odore di Toscana. Prezzi modici e tanto gusto. Io ho preso un panino con lardo e pomodorini. California fottiti.

La magnificenza del Duomo l'avevo completamente dimenticata. In particolare le nuvole riflesse sul rosone. Uno degli esempi più belli di gotico romanticizzato. Non fate i pignoli voi maestri dell'arte, m'è venuto di descriverlo così.



Se siete, come me, amanti del macabro, non potete proprio perdervi il Museo della Tortura. Location, clima e musica sono azzeccati. La visita dura un'oretta e se siete maniaci delle didascalie scoprirete un sacco di cose interessati. Per esempio che la cintura di castità veniva usata dalle donne per difendersi dagli stupri, una sorta di spray al peperoncino medievale, e non come assicurazione contro i tradimenti anche perché se le donne l'avessero tenuta per più d'una settimana sarebbero probabilmente morte per setticemia. Oppure che gli inglesi perfezionarono l'impiccagione nel tentativo di rendere la pratica meno penosa per i condannati. O ancora che essere pettegole nel medioevo non era affatto una buona idea. Le punizioni per le comari chiacchierone erano assai umilianti e spesso dolorose.


Cibo
in Toscana è sinonimo di ciccia ma se avete giurato innanzi al vostro Dio eterna fedeltà al carboidrato dovete assaggiare i Pici, simili agli spaghetti ma più larghi e fatti a mano. Io li ho mangiati qui. Posto meraviglioso, tutto buonissimo ma non proprio economico.

A Siena il Palio si respira anche quando non c'è. Noi siamo capitati per caso la settimana prima dell'evento e abbiamo assistito alla presentazione delle contrade partecipanti e all'estrazione dei cavalli.



Tra canti, bandiere e odore di stalla ho pure scoperto che i fantini non sono smilzi come pensavo e continuo a chiedermi come venga gestita una storia d'amore tra due persone appartenenti a differenti contrade. E' una cosa alla Romeo e Giulietta o alla romanista e laziale?




Ma Siena non vive di solo Palio. Fa da sfondo a tante storie. Alcune celebri, altre taciute per secoli. Come quella di Pia de Tolomei, resa famosa da Dante e pure da Gianna con questa canzone qua:



Oggi lo chiameremmo femminicidio ma nel medioevo non si badava a simili sottigliezze. Il mistero è il movente. Alcuni parlano di gelosia, altri di tradimento accertato da parte di lei, altri ancora ritengono che il marito l'abbia ammazzata per togliersela di mezzo, desideroso di sposare un'altra donna. Insomma i tempi cambiano ma certi uomini no, c'aveva ragione Mia Martini.

Palazzo Tolomei, che si trova, tra l'altro, a pochi passi dalla pasticceria di proprietà della famiglia della cantante, è questo:

Siena, stretta tra le sue mura perimetrali e satura di americani, si visita in un giorno ma se avete qualche ora in più di tempo a 40 km direzione mare c'è l'Abbazia di san Galgano. E' senza tetto, spazzato via da un fulmine che colpì il campanile e mai più ricostruito.



A 500 mt di cammino dall'Abbazia c'è invece l'eremo del Santo e la sua spada nella roccia. Non aspettatevi Merlino, però. L'arma fu così incastrata dall'allora nobiluomo in segno di redenzione e rinuncia alla vita mondana.



Di questa piccola grande cittadina stamattina mi sono rimasti i Ricciarelli presi con un caffè bruciacchiato e una calamita appesa alla cappa della cucina. Abbiamo festeggiato così il nostro terzo anniversario. Tre forse non è il numero perfetto. Siamo stati ben lontani dalla perfezione in questi anni. Ma tre è un buon punto di ripartenza, dopotutto.