giovedì 30 maggio 2013

Bandiera bianca

Avevamo un bel rapporto, il Principale ed io. I nostri discorsi iniziavano con un mio semplicissimo ciao e finivano con un ci risentiamo eh. Non sono mai stata una brava cattolica. Forse non sono nemmeno cattolica. Ho sempre pensato che fede e religione non sempre andassero a braccetto e del resto non sono il tipo a cui piace essere incasellata in una categoria. Le definizioni mi stanno strette, non mi ritrovo mai in nessuna di esse. A me bastavano i discorsi con Lui. Così, senza mezzi termini, senza mai passare per Santi e Madonne. C'era Lui e mi stava a sentire.

Quando avevo 6 anni pregai per l'anima di mio nonno Mario che da bravo operaio, cattocomunista, bevitore e nevrotico almeno quanto la sottoscritta usava le bestemmie come intercalare. Io feci sapere al Principale che lui era un uomo buono e che quelle cose lì non le diceva con sentimento, quindi avrebbe dovuto perdonarlo. A distanza di 13 anni dalla sua morte non so che fine abbia fatto l'anima di mio nonno ma credo si sia guadagnato il suo personalissimo spazio di paradiso.

Crescendo sono diventata una stronza egoista. I miei discorsi sono sempre stati, più che altro, richieste. Non che non mi impegnassi nel raggiungimento dei miei obiettivi ma, ecco, parlare con Lui prima, che sò, di un esame, di un colloquio, di sposarmi cosette così mi rassicurava. Mi dava pace.

Ora quel bel rapporto pare non ci sia più. Comunicazione interrotta. Errore di sistema. Ritenta sarai più fortunato.

Sono qui che mi chiedo quando è successo.

Quand'è stato, Principale, che abbiamo litigato io e te? E perché? 

Sono qui che mi chiedo quando ho permesso al male che mi porto dentro di farsi spazio e cambiare la mia vita.

Che non si tratta mica solo de 'sti benedetti pargoli che scioperano manco fossero autisti dell'ATAC, no. E' che spesso sento le basi che traballano. E mi ritrovo a chiedermi se ce la farò ad affrontare pure quel percorso, tutto in salita, che potrebbe portarmi a loro ma, parliamoci chiaro, anche no.

Sabato scorso ho fatto visita ad un Santuario. Grandivava, c'era vento forte e faceva un freddo porco. Mi sono fatta un km a piedi con quel clima ostile e i muscoli delle gambe che mi dolevano a causa dell'ennesima cosa con suffisso -ite che mi è stata diagnosticata e mi ha lasciato addosso solo altre ansie e paure.

Io non credo sia bastato per far pace ma, ecco, l'amo l'ho lanciato.

Principale, raccoglilo, please.

martedì 28 maggio 2013

Amor che move il sole e l'altre stelle

La prof. di italiano che ha avuto l'onore di avermi come sua alunna in terzo liceo si chiamava Zelinda ed era una sadica, carnefice di poveri adolescenti vittime di giudizi poco lusinghieri riportati rosso su bianco su fogli protocollo e accompagnati da numeri spesso inferiori al 2. La chiamavano la belva. 

Una volta scrisse a C questo non è un saggio, non è un articolo, non è niente. Un'inutile accozzaglia di pensieri senza senso. C. pianse e disse che no, non avrebbe più fatto la giornalista da grande. Io in quell'occasione fui più fortunata, la belva si limitò ad un ok, qualche imprecisione. 

Si sa che tipetti del genere, devoti al perfezionismo, non vanno contraddetti e io non lo feci mai. Anche perché eravamo in armonia, la belva ed io. Seppur ancora troppo tenera per meritarmi il suo appellativo ero già abbastanza perfezionista, acida e bipolare da guadagnarmi il soprannome di zelindina. Solo su una cosa non fui d'accordo con lei e non riuscii a dissimulare il mio disappunto.

La mia compagna di banco era intenta a tradurre in prosa questa cosetta poco conosciuta qui: amor ch'a nullo amato amar perdona. Sbagliò l'interpretazione così toccò alla sottoscritta spiegare quel che Dante, senz'altro in preda ad effetti oppieschi, aveva voluto intendere.

Prof. in soldoni vorrebbe dire che l'amore non permette a chi è amato di non amare a sua volta. Eliminando le doppie negazioni, che creano confusione, vorrebbe dire che chi è amato si trova obbligato ad amare chi lo ama. 

Fin qui tutto bene. Poi mi scappò bella cazzata

La belva non fece caso al turpiloquio ma volle sapere perché ritenessi Dante un cazzaro, visto che lei, invece, si trovava d'accordo con quella frase.

Perchè è assai pretenzioso pensare che l'amore ti tolga il libero arbitrio.

La discussione proseguì ed io restai della mia idea. 

Oggi l'ho cambiata. 

La Sister mi ha raccontato la sua ultima pazzia . Dopo una lite col tizio che frequenta da un mese esatto si è attaccata al suo citofono alle 7 del mattino con l'intento di far pace. Lui, ostinato, le ha aperto ma è poi tornato a dormire lei, forte del suo sentimento, non ha mollato. Si è giustificata con un non è stata una scelta se l'alternativa era perderlo. Lui ha ceduto. Ha ricambiato. Si è fatto amare e l'amore non l'ha perdonato, l'ha obbligato a riamare.

Non si sceglie quando c'è in mezzo l'amore.

La belva aveva ragione e Dante era un fottuto genio. Anche quando era fatto d'oppio.

venerdì 24 maggio 2013

Non ho l'età

Dite la verità, voi morite dall'insana voglia di avere aggiornamenti sullo stato dei miei ovuli, nevvero?
E io che l'ho aperto a fare il blog se poi non ci metto dentro gli affaracci miei e, insieme a voi, mi ci faccio pure quattro amare risate?

SantoSpirito ha deciso di dar loro una sveglia. Perché porelli so' ingenui loro. Perché porelli quando vedono gli sperimini che so, si aspettano inviti a cena, corteggiamenti ventennali, rose rosse, candele profumate e preliminari. Nessuno ha spiegato loro che i maschi so' sbrigativi. O forse hanno preso alla lettera le adolcescenziali raccomandazioni da genitrice italiana femmina modello avanzato di Mina che incuteva timore e raccapriccio con la seguente frase: vedi quello che poi fa', che gli uomini so distratti e tonti e poi ricordati che io HO VISTO SOLO QUELLO DI TUO PADRE.

Mr. sforno nani su richiesta dice che forse i miei ovetti non arrivano al giusto livello di maturità quando vengono cacciati da mamma ovaia.

In parole principesche i soldatini arrivano baldanzosi e l'ovetti se la tirano e con gli occhi incerbiattati Gigliola Cinquetti style iniziano a cantare non ho l'etàààà, non ho l'etàààà, per amaaaaarti non ho l'etààààà. 

Ora, ovetti del mio cuore, porcavaccaboia, c'avete 28 anni, non 15. Apritevi, concedetevi, datevi! Perché quelli che vedete son tanti piccoli Umili Servi mica tanti piccoli coattelli di qualche tizio con le Hogan che ho rimorchiato in fila sul Raccordo. Suvvia.

In ogni caso il destinatario principale, dopo l'USI e Mina ma udite udite prima della Sister, delle mie telefonate ha deciso di prescrivermi una cura. E siccome evidentemente è un patito dei numeri e dei conti con le dita mi ha spiegato la modalità di somministrazione così:

Allora queste ne prendi 2 al giorno a partire dal giorno numero 3 del ciclo per giorni 5 consecutivi e hai rapporti mirati a partire dal giorno 10 dall'interruzione. Chiaro, no?

Se lo ripete piano e mi fa uno schemino in Excel forse

Mi odia già. I know. Ma non importa. Al giorno numero 3 del ciclo ho iniziato 2 pastiglie al dì per 5 giorni.

Tre mesi per funzionare.

Dopo mi tocca quell'esame dal nome impronunciabile e che, dicono, sia piacevole come il sale nel caffè e non presente nella lista cose da fare prima dei 30, semmai in quella cose da evitare prima dei 30.

Ho bisogno di una cosetta che non ho mai posseduto. Una grande, gigantesca, immensa botta di CULO.

giovedì 23 maggio 2013

L'uovo e il pulcino

L'uovo strapazzato è uno dei miei piatti preferiti (dopo il risotto alla crema di scampi che però non mi viene mai come quello del ristorante e poi non ci impiego mezzo minuto netto per farlo) ergo me lo concedo almeno una volta la settimana. Qualche tempo fa nel tentativo di far apprezzare al nano F., figlio della cucina L., le gioie del tegamino, glielo preparai, se di preparazione si può parlare. Una cena con tre commensali. nano F, Sister G, Princess.

Tutto andava a meraviglia, sembravamo una di quelle modern family molto fighe che si portano dietro i nani agli app del venerdì, ai vernissage di arte moderna, al circolo del golf con l'unica differenza che io e Sister avremmo, al massimo, potuto aspirare alla sagra della sarciccia de Ariccia. Fino a quando nella diabolica mente nanesca affiora una domanda, una di quelle che ti mandano il boccone di traverso, una di quelle a cui avresti voglia di rispondere 'spetta n'attimo chiamo Giacobbo, ti risponde lui:

Zia ma perché alcune uova sono uova e altre diventano pulcini?

No panic, la so!

Perché le uova per diventare pulcini devono essere covate dalla gallina

E come le cova?

Col cu...

Sister! 

Scusa

Si siede sopra l'uovo e con le piume lo scalda. Ti ricordi quando è nata C.? La misero in un'incubatrice per farla crescere, no? Ecco la gallina è un'incubatrice umana. Cioè... un'incubatrice animale

E come nasce l'uovo?

Eccola la. Mo vatte a ricorda' la storiella dell'ape e del fiore

Noooo ho detto le uova no le api!

L'uovo, beh, ecco... il gallo e la gallina si danno un bacino e nella pancia della gallina cresce l'uovo 

Se io bacio C. le cresce un uovo dentro?

Sì, un uovo de Pasqua

Sister! No, nano F., non le cresce nulla dentro perché beh... devi essere grande per fare queste cose e sai che ti dico? Pure per saperle quindi mangia e guardiamoci i cartoni

Pss, aho

Sister che c'è? Invece di aiutarmi non hai fatto altro che dire cretinate. Grazie eh

No è che volevo chiederti cosa ne penseranno cugina L. e marito di te quando sapranno che hai fatto mangiare un embrione al loro pargolo

Mavaffanculo

A mia discolpa posso dire solo una cosa: ero tanto, tanto ciovane. Diciamo che la storia dell'ape e del fiore dovevo ancora capirla bene pure io.


mercoledì 22 maggio 2013

Ventiduezerocinque

Eravamo seduti su una panchina di legno umida, sotto un grande gazebo in ferro battuto, su un'enorme terrazza affacciata sulle vigne dei castelli romani, in quella clinica che ti aveva già avuto ospite quando una macchina ti aveva investito.

Ci tenevamo per mano, in silenzio, circondati da una pioggia incessante e noncuranti dei rivoli d'acqua che ci bagnavano le scarpe. Io, lo ricordo, indossavo le ballerine di pezza. Perché quella mattina non c'avevo nemmeno pensato che se avesse piovuto si sarebbero inzuppate.

Non mi sono mai sentita tanto vicina a tuo figlio come in quel momento. Io, lui, la pioggia, il silenzio e tu che non c'eri più.

Succedeva un anno fa, questo pensiero è per te.




lunedì 20 maggio 2013

Donare

Arriva un momento in cui ti chiedi per chi lo stai facendo. E anche perché. Un momento in cui vieni assalita dal dubbio: e se lo volessi solo per me? e se fosse solo quesitone di egoismo?
Del resto ero proprio io quella che, nell'età in cui credi fermamente che nella vita le cose basta volerle, che avresti deciso tutto tu, ottenuto tutto tu, sognava una famiglia chiassosa e tre nani allegri.

Forse allora i figli li volevo solo per me.

Ma adesso, sapete, mi sa che che lo voglio per loro.

Voglio che conoscano la sensazione del sole che ti scalda la faccia, che si impiastriccino le mani con i colori a tempera, che si sbuccino le ginocchia e trovino conforto tra le mie braccia, che respirino il mio odore, l'odore di mamma, quello che ognuno di noi conosce e non dimentica.

Voglio che sorridano al pensiero della merenda con pane e nutella, che si stupiscano vedendo il mare per la prima volta, che trovino rifugio in un lettone immenso dopo un brutto sogno.

Voglio che sognino di draghi e principesse, che si perdano dentro un buon libro, che vengano rapiti da un'immagine, che vivano quel momento in cui capisci che tu sei tu e che sei speciale e che ti vai bene così.

Voglio che conoscano l'odore di una crostata fatta in casa, il suono ipnotico che fanno i cavalli quando strappano l'erba con i denti, il vento sulla faccia in due su uno scooter, le nuvole viste dall'oblò di un aereo. 

Voglio che si innamorino, che sentano lo stomaco contorcersi, il loro primo bacio e il primo vero bacio. Voglio la prima volta sui tacchi e il primo mascara, la prima cravatta e la prima volta che ti piaci allo specchio che ti piaci davvero e pensi una cosa frivola tipo wow, sono una gnocca. 

Voglio che conoscano la soddisfazione che viene dal sacrificio. La gioia  per un 30 ad un esame, un nuovo lavoro, l'indipendenza, la sensazione di avere il mondo in mano.

Voglio donargli tutto questo. Voglio donargli la vita che qualche volta, è vero, ti prende a pugni nello stomaco, ti spezza il respiro, ti spinge a chiederti perché deve fare così schifo ma altre... altre è meravigliosa. E per quelle poche volte in cui è meravigliosa vale la pena provarla.

Io son qua. Io non mollo. Io vi aspetto. Perché io so' tosta, che ve pensate.

venerdì 17 maggio 2013

Iniziare bene V

Ore 07:45.
Interno giorno.
Princess preme il pulsante dell'ascensore.
Entra, seguita da un distinto signore di mezza età in giacca e cravatta.
Primo o secondo? chiede
Secondo. Pensi che c'è anche chi prende l'ascensore per salire al primo
... tipo io
Ah
Ma è perché ho i tacchi eh
Certo. I tacchi. Sì sì, fa bene

Onestamente, io non lo so chi ha fatto la figura peggiore.

mercoledì 15 maggio 2013

Matrimoniale per uno, singola per due

Dunque funziona più o meno così.

Un giorno siete le Principesse sul pisello però senza pisello, spaparanzate sul vostro letto da single a quattro di spade, roba che Da Vinci se vi avesse viste avrebbe reintepretato in chiave femminile il suo Uomo Vitruviano, con le regali natiche che affondano nel morbido materasso e il piumone che vi avvolge stile pisello nel baccello o, se preferite, farfalla nel bozzolo. Quello dopo siete avide procacciatrici del vostro minuscolo spazio vitale, avvocati difensori di cause basate su arringhe povere di contenuti tipo stavi in mezzo tu, no tu, quello è il mio spazio, no il mio e, se il vostro avversario è un Umile Servo frustrato e alla disperata ricerca di prove, sarete persino protagoniste di qualche umiliante foto che ritrae la vostra regale persona in fase di accoppiamento selvaggio con entrambi i cuscini, esattamente al centro del lettone, con la folta chioma adagiata a fungo sui guanciali e un'espressione beata sul viso. Foto che, per inciso, verrà pubblicata su faccialibro col pretesto di dimostrare all'umanità intera il vostro palese torto. 

Vaglielo a spiegare, poi, all'umanità intera di essere stata incastrata perché l'USI si era alzato nella notte per fare pipì e mica una Princess può esimersi dall'occupare tutto lo spazio in questi casi, suvvia. Io c'ho la corona in testa, mica un casco di banane. 

A fare da divisorio tra il prima e il dopo c'è quell'affare lì: il matrimonio. O convivenza, se preferite. O rapporto occasionale con lui che resta ad occupare l'altra metà del letto. Insomma fate vobis, la sostanza non cambia.

Il letto matrimoniale è un'invenzione malefica. 

Perché sì, è una roba molto tenera farsi le carezzine e i grattini e abbracciarsi e guardarsi nelle palle degli occhi, in particolare dopo una sessione di sesso selvaggio però ecco, dopo, si potrebbe pure fare che ognuno se ne torna al letto suo. Perché essere scoperte nella notte è male. Perché essere spostate nella notte è male. Perché le capocciate sono male e pure i gomiti sullo sterno. 

Questa profondissima considerazione ha però una falla. Grossa.

Stanotte, per esempio, ho aperto gli occhi alle ore tre. Così, senza apparente motivo. Le mie braccia erano allargate e le gambe pure. Ero comoda e coperta fino alla fronte. Associare questo mio stato di grazia alla sua assenza è stato un attimo. E, che ve devo dì signore mie, quel pensiero d'assenza mi ha gettata nel panico. E da brava donnetta senza attributi ho allungato un piede e, cielo, sono stata così felice di trovare il suo. 

Così felice che poi mi sono attaccata in perfetto cozza's style alla sua schiena, invadendo senza pudore e ritegno il suo minuscolo spazio vitale. 

martedì 14 maggio 2013

Il prezzo del potere

Avere l'amante. Questa è una delle imprescindibili condizioni che un uomo di potere deve rispettare per essere considerato tale e ritagliarsi il suo personalissimo spazio di gloria e rispetto.

Usare la vagina. Questa è una delle imprescindibili condizioni che una donna deve rispettare per far carriera e ritagliarsi il suo personalissimo spazio di potere e influenza.

Non tacciatemi di qualunquismo o fatelo pure se vi aggrada ma non venite a dirmi che non è vero.

E voi, miei adorati pene muniti, non sentitevi messi alla forca, come sovente accade quando si tratta questo argomento, dalla solita femminista coi baffi e le espadrillas. Non è il mio caso. Le espadrillas mi fanno cagare e ho fatto della lotta al pelo superfluo una questione di principio.

Stavolta io ce l'ho con le mie colleghe. Quelle conscie di avere tra le gambe un'arma così potente che, a saperlo, Kennedy avrebbe buttato nel cesso i missili nucleari, tirando forte lo sciacquone. Quelle che dall'alto della loro posizione da culo parato contratto indeterminato si sentono in diritto di consigliare a te, precaria, con un contratto zerodiritti che firmi con cadenza mensile di darla. Darla all'AD, al Direttore Generale, al capo di comunicazione, al sindacalista e se ci scappa, che ne so, pure al portiere, vigilante, tipo delle pulizie, tizia lesbica della mensa.

Consideratemi esagerata se volete ma non prima di aver letto queste due situazioni tipo:

1. Bar dell'azienda. Interno giorno.

Collega A: insomma questo contratto ve lo rinnovano?

Princess: bella domanda, speriamo di sì

Collega B: eh ma tu tesoro mio c'hai le carte per far carriera e nemmeno lo sai.

Princess: ah sì? E quali sarebbero?

Collega A: ce l'hai presente l'amante dell'AD? Ecco, tu sei uguale ma hai vent'anni di meno.

Collega B: l'altra volta  ti ha squadrato

Princess: chi? l'amante dell'AD?

Collega A: ma va! Lui, lui in persona. T'ha fatto una radiografia. Fossi in te ci farei un pensierino. Magari con una bottarella ti sistemi a vita.

2. Mensa aziendale. Interno giorno.

Sindacalista: collega A non mi presenti queste due belle fanciulle?

Collega A: ma certo! Lei è princess e lei M. 

Princess e M: salve

Collega A: sono bravissime, belle e DISPONIBILI

Abbiamo saputo in seguito che il sindacalista ha chiesto a collega A., in separata sede, in che senso fossimo disponibili.

Conosco abbastanza bene A e B da credere al fatto che non parlassero sul serio. Questo, però, non ha placato il mio desiderio di indagare sul perché si possa scherzare in questo modo svilendo la figura della donna salvo poi indignarsi quando le amanti dei vari AD fanno il bello e cattivo tempo o ottengono riconoscimenti professionali non certo basati su criteri meritocratici.

Forse ci hanno solo abituate male. Abituate a soprassedere alla battute, ai fischi per strada, alle allusioni. O forse c'ha ragione Mina: zoccole ce se nasce.
E io, cari miei, sarò precaria a vita perché, modestamente, non lo nacqui.



domenica 12 maggio 2013

Luca

La prima volta che ti vidi ti diedi uno schiaffo. Perché io ero una stronzetta restia alle dimostrazioni d'affetto e tu un bambolotto troppo buono e calmo per rispondere a quella palese manifestazione di cattiveria gratuita. Si narra che ti limitasti a guardarmi imbronciato, con una mano sulla guancia paffuta e arrossata mentre io, soddisfatta dalla mia dimostrazione di forza bruta, me ne tornavo trionfante da Mina, per la seconda volta (dopo questa) umiliata e piena di materna vergogna.

Io avevo 4 anni, tu 3.

Siamo cresciuti nello stesso paese, stesse strade, stesse scuole, molti amici comuni. Tu eri un tipo semplice. Mai una lite mai una cattiveria. Sorridevi e alzavi le spalle quando qualcuno insinuava fossi tonto, brutto, strano. Che poi brutto non lo sei mica mai stato, anzi. Hai lineamenti dolci, quasi femminili e dei grandi occhi verdi. Ti piaceva la musica, a 17 anni volevi fare il dj. Per la mia festa dei 18 ti improvvisasti esperto al mixer, non ricordo con quale esito ma sono certa ci divertimmo.

In ogni storia c'è sempre un punto di svolta. Quello oltre il quale tutto cambia. Cenerentola perde la mamma, Ariel si innamora di Eric, il padre di Belle viene rapito dalla Bestia e tu decidi di non nasconderti più a te stesso.

Cosa c'è di male se mi piacciono le perle?
E se mi trucco?

E se mi piacciono gli uomini?

In ogni storia c'è un antagonista. Tu ne hai avuto uno particolarmente accanito: l'ignoranza.

Luca va conciato da donna
Luca frequenta locali poco raccomandabili
Luca sta fuori col cervello

In ogni storia c'è un finale. Vorrei che il tuo fosse stato lieto. Come quello di Cenerentola, della Sirenetta, di Belle.

Luca si droga
Luca ha manie di persecuzione
Luca è stato ricoverato in una clinica psichiatrica
Luca si è buttato dal quarto piano

Luca è vivo ma non camminerà più. Non indosserà più le perle, non andrà più in giro conciato da donna, non frequenterà più alcun locale.

Luca ha perso la battaglia più importante, quella con se stesso. Ed io mi chiedo quando abbia smesso di sorridere e alzare le spalle. E perché nessuno se ne sia accorto. 

giovedì 9 maggio 2013

Dichiarazioni

Amo la letteratura russa. Mi sono persa col Raskonikov di Delitto e Castigo tra le vie della San Pietroburgo ottocentesca, tra le pieghe delle sue angosce, dei suoi rimorsi, delle sue assurde giustificazioni intellettuali, delle sue febbri cerebrali. Ho camminato nell'oscurità di una città povera e umida eppure affascinante con addosso il peso della colpa e la certezza della pena. Sono rimasta con lo sguardo fisso nel vuoto quando ho letto per la prima volta l'incipit di Anna Karenina, pensando che di tutte le verità raccontate quella sia la più cruda e la più semplice. Ho sfiancato la mia ragione che più volte ha annaspato dietro i tanti linguaggi, significati, storie, ambientazioni di un capolavoro assoluto e perfetto come Il Maestro e Margherita. L'ho amato così tanto da iniziare a guardare con sospetto il gatto nero di Mina.

Amo la storia e l'arte francese. L'assolutismo monarchico del Re Sole, l'opulenza di Versailles, la follia di Maria Antonietta e poi l'Illuminismo e la Rivoluzione.
I miei occhi sono stati rapiti dal rosso della bandiera repubblicana che spicca quasi al vertice della struttura piramidale, così cara agli impressionisti, del celebre La libertà che guida il popolo. Sono rimasta in contemplazione davanti a quella Nike popolana. In parte Dea, col seno immacolato al vento, in parte donna, col corpo cinto da un saio logoro, in parte eroina, con la baionetta in mano. Ho sorriso pensando all'egocentriscmo di Delacroix che si rappresentò nel quadro con un elegante cappello a cilindro. Ho amato i colori de La zattera della Medusa e il realismo de La morte di Marat. 

Amo Canova per le forme dolci e armoniose delle sue sculture, per Amore e Psiche e per la veste di Ebe, le cui pieghe si muovono sinuose, spinte da un vento immaginario.

Amo i compositori tedeschi. Bach, soprattutto. E la sua Aria sulla IV corda perché nella seconda parte, quella che pochi conoscono, quella tagliata nella sigla di Quark, le note di sottofondo si animano, escono fuori dall'anonimato, dal piattume, dal dormitorio in cui sonnecchiavano nella prima parte e dialogano, intrecciandosi alla melodia principale.

Amo la trigonometria. Perché non è più algebra, non è più matematica, non è ragione e calcolo. E' fantasia.

Amo gli estremi, i contrasti, i pazzi e il rosso.

Amo la perfezione. In qualsiasi forma decida di manifestarsi.

Sarà per questo che più dei romanzi russi, più dei quadri francesi, della Sala degli Specchi, di Canova e di Bach, più dei numeri e delle note, io amo te.


mercoledì 8 maggio 2013

Il pollice d'amianto

Le Princess del 2000 lavorano la terra. Me l'ha detto Kate Middleton al telefono ed io, che non posso certo permettermi di ignorare il severissimo protocollo reale, non mi sono fatta spaventare dallo stato pietoso in cui versava quello che io e il mio Umile Servo chiamiamo affettuosamente il giunglino e con tutto lo charme che mi contraddistingue ho imbracciato il rastrello e ho iniziato a far pulizia prima di passare il tagliaerba.

Una fatica porca.

Dopo minuti 15, madida di sudore e con la mia magliettina I love Paris sporca di terriccio, ho lasciato che fosse l'Umile Servo a completare il lavoro dopotutto pure 'sti servitori necessitano di qualche soddisfazione ogni tanto no? mentre io mi sono caricata di una grande responsabilità: la supervisione.

Siccome siamo due tipetti svegli abbiamo iniziato le attività campestri prestissimo: alle undici e mezzo del mattino. Come prevedibile, la fame ci ha assaliti all'improvviso, così abbiamo deciso di farci invitare da Mina per poi tornare sul campo alle quattro del pomeriggio.

Sei sacchi di erba e un'amaca di un fosforescente arancione più tardi l'USI ha capito che il giardinaggio è rilassante. Così rilassante che la sera siamo crollati sul letto e ci siamo addormentati pensando che cazzo ci trovi di tanto divertente nelle piante Luca Sardella.

In ogni caso per due come noi, passati alla storia per aver fatto seccare un bonsai in due giorni e ucciso persino una pianta pro-life come il tronchetto della felicità, il risultato non è affatto male:



Vero? Vero?! Vero!

lunedì 6 maggio 2013

Er traffico de Roma

A Roma non c'è il traffico. A Roma le vie consolari potrebbero essere passibili di denuncia per sequestro di persona. A Roma se decidi di uscire in macchina quando piove, come fanno tutti i duemilioniseicentoquarantunmilanovecentotrenta abitanti, devi attrezzare il tuo abitacolo con vettovaglie, pappagalli per i signori e padelle per le ovaiomunite al fine di garantire la sopravvivenza della specie. Se poi parti dal monculo provinciale allora sarà il caso tu provveda anche a fornire l'auto di tutti quei  beni di seconda necessità tipo giornali, tablet, libri, trucchi, discografia dei Beatles che ti serviranno a tenere occupato il cervello e non aggredire verbalmente, in preda allo sconforto indotto dall'immobilismo forzato, il tizio che ti è davanti al semaforo, reo di non aver fatto pressione sull'acceleratore un nanosecondo dopo lo scatto del verde.

Per non passare inutilmente buona parte della mia vita sul tratto urbano dell'A24 ho fatto una cosetta nuova: osservare la gente e categorizzarla. Diocomemepiace.

Tra gli Schumacher repressi troviamo:

1. Il fatalista. Accetta con rassegnazione il suo tragico destino di recluso tra le lamiere. Ogni tanto alza gli occhi al cielo e se incontra il tuo sguardo cerca solidarietà con un mezzo sorriso, un cenno di diniego e la classica alzatina di spalle.

3. L'ansioso. E' generalmente membro onorario dell'Associazione Italiana Scassatori di Cazzo Suonatori di Clacson. Usa lampeggiarti come se il suo scopo nella vita fosse quello di farti venire un attacco epilettico. Passa da una corsia all'altra nel vano tentativo di guadagnare qualche metro, la sua mano sinistra è vittima di un continuo moto verticale. Lui il traffico lo rinnega, fa finta che non esista, lo ignora. Altrimenti perché suonare quando tu sei ferma, imprigionata, esattamente come lui, tra centinaia di altre auto immobili e col freno a mano tirato per evitare un crampo al piede che tiene giù la frizione?!

2. L'iperattivo. Si trastulla con gingilli di vario tipo. Legge, canta, twitta, posta deprimenti foto del traffico su Instagram,  whatsAppa, mangia. I modelli avanzati, tipo me, arrivano anche a farsi la toilette. Del resto rifarsi il trucco mentre l'ansioso chiama a raccolta tutti gli inquilini del paradiso a partire da  Sant'Almachio è assai soddisfacente.

4. Il fuorilegge. In condizioni normali è un habitué della corsia di sorpasso e uno schiacciatore del pedale di destra di prima qualità. Carne fresca per tutor, autovelox e Polizia Stradale. Approfitta delle aree di servizio per bypassare la fila tirandosi dietro le maledizioni dei gestori delle pompe di benzina. In caso di traffico si piazza solo a destra, scruta l'orizzonte in cerca del nemico per poi schizzare sulla corsia d'emergenza. Nel caso in cui venga fermato tira fuori  sempre la stessa scusa: ho un attacco di panico in corso.

Sebbene io non sia un'amante del genere, che invece piace tanto alla Sister, a conlusione di questo post non posso che piazzarci questa:


Grazie, Roma

venerdì 3 maggio 2013

Conversazioni a confronto

Antipasto: parmigiana bianca su vellutata di pomodori e basilico

Ragazza A: è impossibile non tradire. Ho letto da qualche parte che il 90% delle persone coniugate ha tradito il proprio partner almeno una volta nella vita. Il 90% ! Ma ti rendi conto? Ecco perché non mi sposerò mai

Ragazza B: lascia stare i numeri. Quelli servono solo a spaventarti. E poi non eri tu che parlavi di fiori d'arancio e prole con quella merda che ti ha ridotta in pezzi?

Ragazza A: la merda più dolce che io abbia mai mangiato

Ad un tavolo di distanza altre due amiche discorrevano davanti lo stesso piatto.

Ragazza C: l'estetista mi ha consigliato la luce pulsata. Con una decina di sedute dovrei ottenere l'effetto desiderato

Ragazza D: io pensavo di acquistare l'apparecchio per farlo da sola, a casa. Però ho letto che bisogna stare attente e trattare la pelle con creme apposite prima e dopo il trattamento

Primo: gnocchetti cacio e pepe

Ragazza B: certo che questi ci andranno a finire tutti sul culo

Ragazza A: credo a tuo marito il tuo culo piaccia pure con una taglia in più

Ragazza B: beh sì, ci parla

Ragazza A: parla con le tue chiappe?

Ragazza B: sì, dice che sono sue alleate e le sta istruendo per prepararle alla rivoluzione proletaria contro il mio assolutismo monarchico

Ragazza A: voi due avete serio bisogno di psicanalisi

Due metri più in la C e D apprezzavano anch'esse la pietanza

Ragazza C: sono delicatissimi

Ragazza D: sì e poi le porzioni sono giuste. Abbiamo fatto bene a scegliere questo ristorante

Secondo: entrecotte di manzo con flan di carciofi

Ragazza A: Non capisco perché sei così restia ad accettare i miei consigli sul sesso. Su internet si trovano un sacco di cosette e spunti interessanti su come diventare l'amante perfetta, dovresti consularlo per queste cose invece di cercare ed attribuirti malattie inesistenti

Ragazza B: Quando la mia vita sessuale non sarà più appagante magari ci faccio una capatina, per ora sono apposto così. E poi a me il missionario piace

Nemmeno davanti al manzo l'altra coppia di amiche si scomponeva

Ragazza D: insomma ho preso questo canarino giallo, tanto carino. Ora mi servirebbe la femmina

Ragazza C: devi farlo accoppiare?

Ragazza D: sì. In settimana vado a prendere la sposa

Risate.

Dolce: tiramisù

Ragazza A: sono passata da Tezenis, volevo comprarmi tutto ma poi ho pensato che non ho nessuno a cui far vedere i miei acquisti. Devo trovarmi un compagno di letto

Ragazza B: dico, ti sei resa conto dell'abbisso che separa i nostri discorsi da quelli di queste due tipe?

Ragazza A: suvvia, alla fine pure loro stavano parlando di uccelli.

Io e la Sister eravamo due delle quattro ragazze. A, B, C, o D?

Provate ad indovinare.

mercoledì 1 maggio 2013

Primo maggio, su coraggio

L'Abruzzo non ha la smania di piacerti, non si mette in tiro tirando fuori l'argenteria quando vai a trovarlo, non espone le sue grazie al turista di turno. L'Abruzzo non si vende. Se ne sta lì tra monti e mare, orsi marsicani e odore di pesce. Ad aspettarti.

Come tutte le cose che si hanno a portata di mano l'abbiamo spesso sottovalutato. Snobbato per il mare cristallino di qualche spiaggia sarda, per le seadas e la bottarga oppure per il verde umbro, l'opulenza toscana o, semplicemente, per Roma e per i suoi secoli. Abbiamo preferito le scogliere liguri e le gondole veneziane, il babà napoletano e la pizzica pugliese.

Oggi no.

Siamo arrivati a Scanno, provincia dell'Aquila, all'ora di pranzo, che una Princess mica si alza dal letto prima delle undici nei giorni di festa eh, abbiamo mangiato in una piccola trattoria, una sala esagonale che conteneva poco meno di dieci tavoli. Da due.



Tra un pasto e l'altro abbiamo chiacchierato con una delle due proprietarie dai capelli cortissimi e gli occhi neri scoprendo, per esempio, che c'è chi va al ristorante e poi chiede la pasta scondita.

Un'assurdità, statevene ALLA casa allora no?

Poi ho capito perché tanto odio per le fissate con la linea. I piatti trasudavano grassi, sapore e calorie ma erano tanto, tanto buoni.

Con la panza piena abbiamo passeggiato tra le viuzze sassose del piccolo borgo. Erano quasi deserte.



In un piccolo locale inutilmente refrigerato un baffuto e panzuto signore di mezza età vendeva prodotti tipici. Prodotti tipici veri eh, mica quelli che trovate in qualche store dell'aeroporto e che comprate al volo al parente scassamaroni che ti chiede le palle di Mozart al telefono mentre tu stai visitando la camera da letto di Elisabetta di Baviera, tra l'altro mio alter-ego, mica svirgole. 

Al non proprio economico prezzo di 10 euri e 50 centesimi ci siamo accaparrati l'unica cosa degna di occupare la metà dei cartelloni pubblicitari incontrati sulla via scavata tra le rocce che collega l'A24 al paese: il Pan dell'Orso. Un dolce a base di mandorle, farro e miele ricoperto di cioccolato. Il negoziante ci ha illuminato sull'origine del nome.

Tanti anni fa un orso aggredì un pastore e mangiò solo i panelli che aveva nella sua bisaccia

Conciso ed essenziale. Vero abruzzese.

Per dovere di cronaca: il Pan dell'Orso è buono da sbavarci sopra sebbene, anch'esso, non propriamente light.

Eccolo:



Nello stesso locale, a dimostrazione di quanto gli abruzzesi tengano alla loro virilità, era in vendita anche questo:



Sulla via del ritorno ci siam fermati nei pressi di Anversa per ammirare le Gole del Sagittario, frutto della millenaria erosione delle acque dell'omonimo fiume. Pare sia una delle riserve naturali più belle d'Europa.



Più in basso, nel comune di Villalago, c'è un piccolo lago artificiale che porta il nome del Santo che fece di questo luogo il suo eremo, San Domenico.



Insomma, da brava psicotica mi sono, più o meno, ripresa. Non mi sono ciucciata una bottiglia di acqua Lete  per mandar giù una scatola di antidepressivi, non mi sono attaccata al Tavernello  forse perché il vino mi fa schifo non ho appeso una corda al lampadario anche perché ho i faretti e non ho lasciato aperto volutamente il gas.

E come sempre lo devo a Lui, quello che occupa l'altra metà del letto e del titolo di questo blog.