Da bambina, come tutti i bambini che non capiscono l'ironia, non riuscivo a trovare il filo logico della frase si stava meglio quando si stava peggio. A dirla tutta non lo capisco manco adesso, che di fanciullesco m'è rimasto solo il vizio di battere i piedi quando l'USI non vuole assecondare qualche mio assurdo capriccio.
Stamane, però, mi sono ritrovata a pensare che avevo più tempo quando avevo meno tempo ovvero quando lavoravo, mi svegliavo alle sei del mattino e tornavo a casa alle nove di sera.
Sarà che mi sono messa in testa di rendere la casa splendida splendente, di non permettere ai panni sporchi o a quelli da stirare di autoriprodursi, organizzarsi e ribellarsi al sistema armati di Dixan, di curare le mie bestie compresa quella bipede che risponde al nome di mio marito di imparare finalmente bene l'inglese, modellare le mia chiappe sulla cyclette almeno una volta al dì e di svolgere tutta una serie di altre attività volte ad ossigenare il mio cervello per far sì non si disabitui al pensiero complesso e sia pronto a rimettersi in gioco in vista di qualche nuovo lavoro che tarda, però, ad arrivare.
Insomma, c'ho un sacco di roba da fare che al confronto stare seduta tutto il giorno su una sedia girevole mi pare una cosa assai più semplice.
Agli obiettivi imposti brutalmente dalla mia coscienza si aggiunge poi la questione deleghe. Perché quando sei a casa in panciolle diventi il ricettacolo umano delle richieste più disparate. Compiti che le cosiddette persone attive, cioè quelle che portano i sordi a casa, non hanno il tempo di svolgere.
Ed è così che mi ritrovo a lavare la macchina, scartavetrare il tavolo di legno del giardino e ridipingerlo, cambiare l'olio dell'auto dell'USI dal suo meccanico di fiducia, portare la micia a fare il vaccino, cucinare per le Sisters.
Il bello è che per tenere le fila delle mie attività da esecutore materiale delle altrui esigenze ho dovuto cedere all'agenda. Quando la apro e spunto qualche voce della to do list mi sento una cifra importante. Poi, niente, mi guardo allo specchio e penso ma perché cazzo te la tiri tanto, che sei in pantofole?
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martedì 9 settembre 2014
martedì 22 aprile 2014
Utilità
Il mio nuovo ruolo di casalinga anziché starmi stretto inizia a calzarmi a pennello, si adatta alla mie forme come fosse un vestito di maglina usato così spesso d'avere i gomiti usurati. Ne ho avuto conferma quando la ZiaSanta, malata di pulito tanto da rifiutare categoricamente l'uso della lavastoviglie perché non fa i piatti puliti come li faccio io, per la serie che si fotta il progresso tecnologico, torniamo tutti a lavare la mutande sulla riva del fiume, mi ha fatto i complimenti per la mia casa iperlinda.
Devo ammettere che continuo a preferire la me giacca, tacco 10, 12 ore fuori, faccio la spesa 5 minuti prima che chiuda il super e mi lancio in cassa che manco Bolt. Ah come si stava meglio in mezzo al lerciume signora mia ma qua tocca adeguasse, che la crisi ci morde le chiappe. Almeno si accanisca sui cuscinetti di adipe, dico io.
Nel frattempo ho incontrato l'amica storica dotata di panza xl. Mi sono limitata ad un sorriso di cortesia e a tenere a bada la mia ciavatta scalpitante allo start quando, con un orecchio solo, l'ho sentita solo lamentarsi del numero d'esami e di visite mensili che la sua giaina le sta facendo fare. E poi non sai i soldi spesi.
Ricercatrici, al mio segnale scatenate l'inferno.
Però ho visto anche una cosa bella bellissima. Ha occhi e capelli corvini, pelle olivastra e un meraviglioso sorriso. Era in un passeggino scarrozzata da due nonni pavoneggianti e allegri. E' una figlia che viene da lontano, passata attraverso una pancia che non è quella di sua madre. E' una figlia che verrà amata, coccolata, educata. Una figlia attesa e desiderata. Una figlia felice.
Queste sono le uniche storie che vorrei raccontare. Del resto, però, se non ne esistessero altre non avrei un metro di confronto per definirle meravigliose. Anche le cose brutte, dopotutto, servono.
Devo ammettere che continuo a preferire la me giacca, tacco 10, 12 ore fuori, faccio la spesa 5 minuti prima che chiuda il super e mi lancio in cassa che manco Bolt. Ah come si stava meglio in mezzo al lerciume signora mia ma qua tocca adeguasse, che la crisi ci morde le chiappe. Almeno si accanisca sui cuscinetti di adipe, dico io.
Nel frattempo ho incontrato l'amica storica dotata di panza xl. Mi sono limitata ad un sorriso di cortesia e a tenere a bada la mia ciavatta scalpitante allo start quando, con un orecchio solo, l'ho sentita solo lamentarsi del numero d'esami e di visite mensili che la sua giaina le sta facendo fare. E poi non sai i soldi spesi.
Ricercatrici, al mio segnale scatenate l'inferno.
Però ho visto anche una cosa bella bellissima. Ha occhi e capelli corvini, pelle olivastra e un meraviglioso sorriso. Era in un passeggino scarrozzata da due nonni pavoneggianti e allegri. E' una figlia che viene da lontano, passata attraverso una pancia che non è quella di sua madre. E' una figlia che verrà amata, coccolata, educata. Una figlia attesa e desiderata. Una figlia felice.
Queste sono le uniche storie che vorrei raccontare. Del resto, però, se non ne esistessero altre non avrei un metro di confronto per definirle meravigliose. Anche le cose brutte, dopotutto, servono.
venerdì 31 gennaio 2014
Acqua e alcool
Vantaggi della disoccupazione: essere a casa al caldo con bestie, famiglia e Mater colta da istinto pulizesco che, armata di pezza e Cif multiuso, scova angoli da scozzare che neppure la mia fervida fantasia avrebbe mai immaginato esistessero mentre Roma affonda che manco Atlantide o Venezia con l'acqua alta. Sarà il caso che i negozianti si mettano a vendere anche nella Capitale quegli antiestetici stivaloni girocoscia di gomma. E pure le tute da palombaro. Che se la situazione è tragica ovunque non oso immaginare cosa stia accadendo sulla Salaria, la parte brutta, quella piena di lucciole e povera di lanterne, la parte che si allaga pure se piscia un uccello. La parte dove avevo la fortuna di lavorare io.
Ho rinunciato alle pinne, fucile ed occhiali per convertirmi allo spirito. No, stavolta non sto parlando del mio giaino, mi avrete mica preso per una che pensa solo alle sue ovaie? Mi riferisco a quel liquido rossastro che profuma d'ospedale e che, secondo Mina, deve assolutamente essere utilizzato per la pulizia delle superfici di vetro. Cioè mezza casa mia.
Dico, salvatemi.
L'odore acre ha preso possesso delle mie narici e pure di quelle di Biagio che in segno di protesta sniffa la scrivania per poi starnutire, suscitando l'ilarità del parentame tutto, me compresa. Vi assicuro che un cane che starnutisce fa ridere, ecco. E poi oh, qualcosa dovrò pur fare tra queste quattro mura, no? Che non posso mica passare il tempo ad attendere con trepidazione la prossima pera.
Adesso spostiamo il letto, che sotto ci si deve scopare
Sono ancora troppo pudica per rispondere Ma' non so tu ma io di solito lo faccio sopra
Mi sa che era molto meglio andare a farsi una sana nuotata sul GRA.
Ho rinunciato alle pinne, fucile ed occhiali per convertirmi allo spirito. No, stavolta non sto parlando del mio giaino, mi avrete mica preso per una che pensa solo alle sue ovaie? Mi riferisco a quel liquido rossastro che profuma d'ospedale e che, secondo Mina, deve assolutamente essere utilizzato per la pulizia delle superfici di vetro. Cioè mezza casa mia.
Dico, salvatemi.
L'odore acre ha preso possesso delle mie narici e pure di quelle di Biagio che in segno di protesta sniffa la scrivania per poi starnutire, suscitando l'ilarità del parentame tutto, me compresa. Vi assicuro che un cane che starnutisce fa ridere, ecco. E poi oh, qualcosa dovrò pur fare tra queste quattro mura, no? Che non posso mica passare il tempo ad attendere con trepidazione la prossima pera.
Adesso spostiamo il letto, che sotto ci si deve scopare
Sono ancora troppo pudica per rispondere Ma' non so tu ma io di solito lo faccio sopra
Mi sa che era molto meglio andare a farsi una sana nuotata sul GRA.
lunedì 13 gennaio 2014
The sound of silence
Ieri sera dinanzi al portone d'ingresso era parcheggiato l'ormai familiare trolley blu notte Carpisa, ambasciatore di solitudine e portatore di qualche pena. L'USI è partito, starà via qualche giorno per portare a termine la sua missione di salvaguardia del pianeta terra mentre io resterò sola come la Pausini quando il suo Marco se ne andò con l'aggravante della disoccupazione, in una casa decisamente troppo grande per un solo essere umano ma troppo piccola per due belve che si ostinano, ad ogni loro incontro, a riprodurre in 3D la celebre Battaglia di Anghiari di Leonardo, roba che a tratti mi è difficile distinguere dove inizi Penelope e finisca Biagio. Però si voglio bene, dicono. E pensa se se stavano sul cazzo, dico.
Non ho fatto in tempo a parlare di inespressa iperattività che un carro carico di inadempienza mi si è piazzato proprio dietro la nuca rendendo qualsiasi attività vana durante tutto l'arco della mattinata che, confesso, è iniziata parecchio tardi. Del resto dormire di più era un buon cattivo proposito di questo nuovo anno. Poi mi sono ripresa, giurin giurello. Tanto che alle ore sedici e qualcosa, di ritorno dalla passeggiata col quadrupede più grosso, mi sono messa in testa di lavare i pavimenti.
Una fatica porca.
Credo di essermi disabituata al lavoro puramente fisico, dovrei decisamente rimediare.
Nel frattempo ricevo su WhatsApp immagini di meravigliosi tramonti dal litorale romano. Non bisogna poi allontanarsi molto per cercare la Grande Bellezza. Un po' rosico, un po' no. Dopotutto io e le bestie stiamo bene. Nel silenzio interrotto soltanto dal feroce guaito di Biagio non appena ode la voce del vicino con cui pare avere un conto in sospeso.
Nel silenzio, dopotutto, si trovano parecchie risposte, non trovate?
Non ho fatto in tempo a parlare di inespressa iperattività che un carro carico di inadempienza mi si è piazzato proprio dietro la nuca rendendo qualsiasi attività vana durante tutto l'arco della mattinata che, confesso, è iniziata parecchio tardi. Del resto dormire di più era un buon cattivo proposito di questo nuovo anno. Poi mi sono ripresa, giurin giurello. Tanto che alle ore sedici e qualcosa, di ritorno dalla passeggiata col quadrupede più grosso, mi sono messa in testa di lavare i pavimenti.
Una fatica porca.
Credo di essermi disabituata al lavoro puramente fisico, dovrei decisamente rimediare.
Nel frattempo ricevo su WhatsApp immagini di meravigliosi tramonti dal litorale romano. Non bisogna poi allontanarsi molto per cercare la Grande Bellezza. Un po' rosico, un po' no. Dopotutto io e le bestie stiamo bene. Nel silenzio interrotto soltanto dal feroce guaito di Biagio non appena ode la voce del vicino con cui pare avere un conto in sospeso.
Nel silenzio, dopotutto, si trovano parecchie risposte, non trovate?
mercoledì 8 gennaio 2014
Casalinga in carriera
Ieri sera ho rivisto l'allegra combriccola ex lavorativa. Tutti insieme appassionatamente intorno ad un tavolo tre metri per uno. Io, ovviamente, unica donna ma dopo quasi tre anni di lavoro a netta prevalenza maschile non mi faccio più spaventare dall'abnorme tasso di testosterone che mi circonda né dalle allusioni e dalle battute taciute per un immotivato finto pudore. La parità sarà raggiunta quando non dovremo più sentire cose come non lo dico che c'è una signora.
Mi sono messa in tiro. Tacco 12, smalto rosso, rossetto in tinta e capello piastrato, perché m'avranno pure tolto il mio lavoro ma nessuno può mettere Baby in un angolo. Se me lo dico da sola vale?
Rivedere i volti di ex colleghi vuol dire immergersi per una sera in una realtà che non ti appartiene più e più t'apparterrà. A mancarmi non è tanto la sveglia all'alba, i km in macchina, le telefonate, le mail e i cetrioli. Sono i rapporti umani.
Mi sono messa in tiro. Tacco 12, smalto rosso, rossetto in tinta e capello piastrato, perché m'avranno pure tolto il mio lavoro ma nessuno può mettere Baby in un angolo. Se me lo dico da sola vale?
Rivedere i volti di ex colleghi vuol dire immergersi per una sera in una realtà che non ti appartiene più e più t'apparterrà. A mancarmi non è tanto la sveglia all'alba, i km in macchina, le telefonate, le mail e i cetrioli. Sono i rapporti umani.
Intanto mi sono riciclata come casalinga maniaca dell'ordine e del pulito. Ho lavato i vetri, i pavimenti, fatto brillare i cessi, diviso i capi della cabina armadio per colore. Non mi è dispiaciuto. Dopotutto un lavoro che mi costringeva fuori casa per 12h al dì non mi ha mai permesso di dar sfogo alla femmina con bigodini e pattine che è in me.
Ma, mi chiedo, che succede adesso? Adesso che non ho piatti sporchi e calzini da rammendare? Adesso che me ne faccio del tempo in avanzo? Della mia inespressa iperattività?
Adesso, io, che minchia faccio?
sabato 30 novembre 2013
Un taglio a Pessoa
Avvicinarsi ai fatidici enta, no il "tr" davanti non ce lo metto, non sono pronta significa rendersi improvvisamente conto, generalmente dopo una notte brava ad alto tasso alcolico, di non essere più quella spregiudicata ragazzina che andava a dormire alle 5 e si svegliava alle 9 per andare al mare senza che il suo fisico subisse alcun tipo di ritorsione. Insomma io sto a tocchetti per colpa di un drink dal nome di un poeta portoghese, Pessoa. Uno di quegli intrugli zuccherosi che non sanno di alcool ma ne contengono a sufficienza per farti cantare a squarciagola Perdere l'onore l'amore perfettamente ignara d'essere ripresa e fotografata epperciò ricattabile da qui all'eternità. Qualcuno vada a dire al mio futuro erede che quella non era sua madre. Spero che l'amico G. non gli racconti mai di essere stato implorato dalla sottoscritta per un ovetto Kinder che contenesse Ariel.
Ariel! Capito?! Non Aurora eh, Ariel!
Ma chi cazzo è Aurora?
Stamattina tutte le buone intenzioni settimanali infarcite di frasi tipo sabato mi sveglio presto e rendo casa uno specchio sono andate a farsi benedire dall'ora della sveglia, così ignobile che non la scriverò.
Va bene. Era mezzogiorno e quarantatré.
Visto che avevo già preso un appuntamento col mio hairstyle di fiducia che non si dica in giro che una Princess non rispetta gli appuntamenti ho preferito passare due orette dal parrucchiere anziché pulire i cessi del palazzo reale. Così ora sembro Cleopatra sul set di Lost, la scena immediatamente successiva al disastro aereo, naturalmente.
Ora mi resta solo da decidere se dedicare la restante parte del week end a manicure e ceretta o dare ascolto a quell'invadente vocina che vorrebbe io indossassi i panni della casalinga disperata e cambiassi almeno le lenzuola e la lettiera di Penelope.
Scusate, adesso devo proprio andare a mettermi lo smalto.
Ariel! Capito?! Non Aurora eh, Ariel!
Ma chi cazzo è Aurora?
Stamattina tutte le buone intenzioni settimanali infarcite di frasi tipo sabato mi sveglio presto e rendo casa uno specchio sono andate a farsi benedire dall'ora della sveglia, così ignobile che non la scriverò.
Va bene. Era mezzogiorno e quarantatré.
Visto che avevo già preso un appuntamento col mio hairstyle di fiducia che non si dica in giro che una Princess non rispetta gli appuntamenti ho preferito passare due orette dal parrucchiere anziché pulire i cessi del palazzo reale. Così ora sembro Cleopatra sul set di Lost, la scena immediatamente successiva al disastro aereo, naturalmente.
Ora mi resta solo da decidere se dedicare la restante parte del week end a manicure e ceretta o dare ascolto a quell'invadente vocina che vorrebbe io indossassi i panni della casalinga disperata e cambiassi almeno le lenzuola e la lettiera di Penelope.
Scusate, adesso devo proprio andare a mettermi lo smalto.
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