Altro giro, altra corsa siori e siori!
Ad accogliermi, stavolta, il classico belloccio duepuntozero. Impomatato, incravattato, depilato, sedicente giovane in carriera, accento milanese, quasi coetaneo. In pratica l'antitesi dell'uomo che adda puzzà. Sarà che a me il combo cravatta - glabro m'ammoscia l'ormone ma, uscita di lì, pure l'ascella pezzata di mio marito mi sembrava un sacco secsi. Del resto l'unico modo per indossare una cravatta senza che la fornicazione ne risenta è farlo alla Pretty Woman. Dai su, non fate gli gnorri, mi riferisco alla scena in cui lei aspetta lui nuda, con solo la cravatta al collo. La classe non è mica vino e gassosa.
Siccome a 'sto giro nessuno mi ha dato dell'iperqualificata/ ma che ci fa qui/ è sprecata/ se ne vada affanculo a fare la cameriera in qualche pub londinese e non ci scassi più la minchia a noi raccomandati mi sono dovuta ciucciare una selezione che manco Amici di Maria de Filippi, non so se rendo. Otto e trenta - diciotto e trenta. Dieci ore di domande, risposte, test e mio Dio ma che ci faccio qui qualcuno mi passi pane e Nutella.
Durante la pausa pranzo, in un tristissimo bar sull'Appia mi sono quasi convinta che mollare tutto e sperare che la fortuna cada dal cielo sarebbe molto più semplice ma, come dice cugino M., nella vita ci vuole culo e io, statisticamente, non ce l'ho quindi su le maniche e mangia merda, Princess.
Prima o poi ti piacerà.
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giovedì 2 ottobre 2014
lunedì 4 agosto 2014
Il lavoro te lo sogni. La panza pure.
Ho sognato d'aver vinto una lunghissima intervista a Beppe Grillo. Proprio così. Avevo facoltà di chiedere tutto quello che volevo ma senza previa preparazione. Così, forte del mio passato da giornalista dotata di ventose per l'arrampicata selvaggia sugli specchi, mi sono parata il chiulo giustificando la mia impreparazione con una lunghissima premessa che parlava della mia disaffezione nei confronti della politica, figlia della delusione per i fatti e misfatti dei tipi loschi che avevo scelto alle elezioni come miei rappresentanti. La prima domanda vera e propria riguardava, guarda un po', il lavoro. Chiedevo a Grillo cosa si stesse facendo di concreto per i precari come me. La classe operaia del nuovo millennio. Quelli con ameni contratti a Partita Iva, che versano contributi INPS a fondo perduto, che non hanno neppure il diritto di ammalarsi e subiscono le raccomandazioni, degli altri. Non ha fatto in tempo a rispondermi perché alle quattro e quaranta di notte, Biagio, che aveva già violato il divieto di salire sul letto, è caduto dallo stesso. Sì, c'ho il cane scemo ma ogni scarrafone... etcetera.
Come avrete quindi intuito sul fronte lavoro non ci sono novità. Continuo a fare colloqui, inviare curricula, ricevere proposte dequalificanti o iperqualificanti ma sempre a, tipo, un euro e mezzo l'ora che manco la benzina per arrivarci o l'abbonamento alla corriera.
Niente di nuovo nemmeno sul fronte gravidanza perduta. Per il post coital test è presto, prima bisogna rifare le analisi al marito per accertarci che la cura di tre mesi stia facendo effetto. Che questo stop coincida con agosto paziente mia non ti conosco magari è una coincidenza. O magari SantoSpirito 'sta a palle all'aria alle Maldive, vacceacapì.
Io continuo a fare la spettatrice o scrutatrice non votante, fate vobis. Assisto a pance in crescita, nascite, fiocchi rosa, racconti splatter, congratulazioni vivissime.
Che poi 'sta cosa delle congratulazioni vivissime mica l'ho mai capita. Voi l'avete mai vista una congratulazione vivissima? Io no.
Come avrete quindi intuito sul fronte lavoro non ci sono novità. Continuo a fare colloqui, inviare curricula, ricevere proposte dequalificanti o iperqualificanti ma sempre a, tipo, un euro e mezzo l'ora che manco la benzina per arrivarci o l'abbonamento alla corriera.
Niente di nuovo nemmeno sul fronte gravidanza perduta. Per il post coital test è presto, prima bisogna rifare le analisi al marito per accertarci che la cura di tre mesi stia facendo effetto. Che questo stop coincida con agosto paziente mia non ti conosco magari è una coincidenza. O magari SantoSpirito 'sta a palle all'aria alle Maldive, vacceacapì.
Io continuo a fare la spettatrice o scrutatrice non votante, fate vobis. Assisto a pance in crescita, nascite, fiocchi rosa, racconti splatter, congratulazioni vivissime.
Che poi 'sta cosa delle congratulazioni vivissime mica l'ho mai capita. Voi l'avete mai vista una congratulazione vivissima? Io no.
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sabato 21 giugno 2014
Mi (s)vendo
Non so quale sia la vostra opinione in merito ma, secondo il mio modesto parere, essere andata a fare un colloquio alle quattordici e trenta in una Roma umidiccia, appiccicosa ed accaldata con le melanzane alla parmigiana de mammà ferme a mo' di diga del Vajont sulla bocca del mio stomaco è una grande, immensa prova di inestimabile coraggio in base alla quale quel tipo alto, moro e brutto come la fame dovrebbe assumermi senza indugi ne postumi ripensamenti.
Fortuna che il complesso processo digestivo m'ha rallentato le sinapsi con conseguenze filtraggio di insulti rivolti al suddetto brutto come la fame quando se ne è uscito con una cosa tipo ma lei è così qualificata... io non so se...
Non sai cosa? Cervello di ranocchia?
Pensi che io mi sia sparata cinquantatré km e Met.Ro carro bestiame per sminuire le mie capacità? O, magari, visto che sono così qualificata e so leggere da quando avevo quattro anni e mezzo, sono in grado di interpretare un annuncio di lavoro e quel che c'era scritto mi andava bene così?
Che poi fosse stata una cosa tipo cercasi badande russa per assistenza vecchio 90enne pervertito, richiesta bella presenza, pacche sul culo, terza di seno e disponibilità a piacevoli intermezzi, potrei pure capire ma, tutto sommato, la mansione richiesta era apprezzabile anche per una laureata con lode che della lode non ha mai saputo che farsene.
Grazie a Dio o a chi per lui il tizio s'è risparmiato la domandona ipocrita perché proprio la nostra azienda?
Due sono le modalità di risposta.
Nel primo caso, voi che siete furbastri e, purtroppo, esperti pluriennali di selezioni basate su criteri ridicoli, prevedevate questa domanda e vi siete ciucciati per due ore e 23 minuti tutte le interessantissime informazioni del sito internet dell'azienda ics.
Bravi, avete le ventose per arrampicarvi sugli specchi.
Nel secondo caso, voi ingenuotti al primo colloquio, voi che ai colloqui c'avevate proprio perso l'abitudine aprirete la bocca a mo' di donna intenta a truccarsi davanti lo specchio e con lo sguardo da carpa di lago riuscirete solo a pensare:
ma che cazzo ne so io, non me ricordo manco bene come ve chiamate, mando 800 curricula al giorno, per me 'na cosa vale l'altra.
Mi dispiace, siete fottuti.
Anyway me ne sono tornata a casa pensando già al prossimo appuntamento, quello di martedì. Che mi sa' di sola quasi più di questo.
Vi lascio con uno stralcio di saggia conversazione paesana:
Buon lavoro A.!
Se era bono non toccava a noi.
Fortuna che il complesso processo digestivo m'ha rallentato le sinapsi con conseguenze filtraggio di insulti rivolti al suddetto brutto come la fame quando se ne è uscito con una cosa tipo ma lei è così qualificata... io non so se...
Non sai cosa? Cervello di ranocchia?
Pensi che io mi sia sparata cinquantatré km e Met.Ro carro bestiame per sminuire le mie capacità? O, magari, visto che sono così qualificata e so leggere da quando avevo quattro anni e mezzo, sono in grado di interpretare un annuncio di lavoro e quel che c'era scritto mi andava bene così?
Che poi fosse stata una cosa tipo cercasi badande russa per assistenza vecchio 90enne pervertito, richiesta bella presenza, pacche sul culo, terza di seno e disponibilità a piacevoli intermezzi, potrei pure capire ma, tutto sommato, la mansione richiesta era apprezzabile anche per una laureata con lode che della lode non ha mai saputo che farsene.
Grazie a Dio o a chi per lui il tizio s'è risparmiato la domandona ipocrita perché proprio la nostra azienda?
Due sono le modalità di risposta.
Nel primo caso, voi che siete furbastri e, purtroppo, esperti pluriennali di selezioni basate su criteri ridicoli, prevedevate questa domanda e vi siete ciucciati per due ore e 23 minuti tutte le interessantissime informazioni del sito internet dell'azienda ics.
Bravi, avete le ventose per arrampicarvi sugli specchi.
Nel secondo caso, voi ingenuotti al primo colloquio, voi che ai colloqui c'avevate proprio perso l'abitudine aprirete la bocca a mo' di donna intenta a truccarsi davanti lo specchio e con lo sguardo da carpa di lago riuscirete solo a pensare:
ma che cazzo ne so io, non me ricordo manco bene come ve chiamate, mando 800 curricula al giorno, per me 'na cosa vale l'altra.
Mi dispiace, siete fottuti.
Anyway me ne sono tornata a casa pensando già al prossimo appuntamento, quello di martedì. Che mi sa' di sola quasi più di questo.
Vi lascio con uno stralcio di saggia conversazione paesana:
Buon lavoro A.!
Se era bono non toccava a noi.
lunedì 9 giugno 2014
Fly down, baby
Il lunedì continua ad essere un giorno di merda anche quando sei a casa, d'estate, in vacanza obbligata. Sarà che mi sono resa conto di aver inaugurato il terzo mese senza stipendio e c'ho voglia di shopping o forse che mi sono messa in testa di dedicare questo giorno alle pulizie domestiche poi, se lo faccio davvero, arrivo a sera stanca e frustrata ma se non lo faccio mi sento una larva inadempiente parassita della società.
La rete di rapporti amicali e parentali che ho messo in piedi col fine di trovare un nuovo lavoro si è messa in moto. Cugino F., che fa il cacciatore di teste o, come piace dire a lui, l'head hunter, mi ha tenuto mezz'ora al telefono snocciolandomi una serie di consigli non richiesti su come incrementare l'appeal del mio curriculum per ottenere un buon posto in qualche mega società che ti paga una miseria per farti lavorare 12h al dì. Son fortune. Io, che sono una mocciosa lagnosa e ingrata, mi sono poi lamentata col marito pregando anche lui di trovarmi, in qualche modo, un posto come segretaria. Pensare poco, lavorare il giusto, guadagnare molto. Insomma, della carriera che avevo intrapreso qualche tempo fa e che, se continuata, m'avrebbe trasformato in una di quelle donne frigide mail dipendenti, non me ne frega una nerchia. Tutto quello che voglio è uno stipendio che mi consenta d'entrare una volta al mese da Zara.
E quindi butti nel cesso tutto quello che hai fatto negli ultimi 10 anni per un posto da segretaria?
Sì.
Risposta definitiva. La accendiamo. Grazie.
L'arrivo del gran caldo, nel frattempo, mi ha fatto venir voglia di mettermi in tiro. Me ne sono accorta dalla crema corpo Nivea che ho ricominciato ad utilizzare e dalla ceretta sulle braccia. La mia determinazione subisce, però, una brusca battuta d'arresto quando vedo la cyclette o quando la Sister O. cerca di convincermi a seguire con lei lezioni di pilates.
Nonglielapossofa, continuo a preferire Pringles e crodino alle sette di sera.
Mannaggiamme.
La rete di rapporti amicali e parentali che ho messo in piedi col fine di trovare un nuovo lavoro si è messa in moto. Cugino F., che fa il cacciatore di teste o, come piace dire a lui, l'head hunter, mi ha tenuto mezz'ora al telefono snocciolandomi una serie di consigli non richiesti su come incrementare l'appeal del mio curriculum per ottenere un buon posto in qualche mega società che ti paga una miseria per farti lavorare 12h al dì. Son fortune. Io, che sono una mocciosa lagnosa e ingrata, mi sono poi lamentata col marito pregando anche lui di trovarmi, in qualche modo, un posto come segretaria. Pensare poco, lavorare il giusto, guadagnare molto. Insomma, della carriera che avevo intrapreso qualche tempo fa e che, se continuata, m'avrebbe trasformato in una di quelle donne frigide mail dipendenti, non me ne frega una nerchia. Tutto quello che voglio è uno stipendio che mi consenta d'entrare una volta al mese da Zara.
E quindi butti nel cesso tutto quello che hai fatto negli ultimi 10 anni per un posto da segretaria?
Sì.
Risposta definitiva. La accendiamo. Grazie.
L'arrivo del gran caldo, nel frattempo, mi ha fatto venir voglia di mettermi in tiro. Me ne sono accorta dalla crema corpo Nivea che ho ricominciato ad utilizzare e dalla ceretta sulle braccia. La mia determinazione subisce, però, una brusca battuta d'arresto quando vedo la cyclette o quando la Sister O. cerca di convincermi a seguire con lei lezioni di pilates.
Nonglielapossofa, continuo a preferire Pringles e crodino alle sette di sera.
Mannaggiamme.
giovedì 5 giugno 2014
Comunione di beni e candidature furti(ve)
Siccome il tenten è migliorato e non ho nessuna voglia di farmi vivisezionare manco fossi una rana sotto spirito dell'Università dell'Arizona ho deciso di rimandare a data da destinarsi possibilmente il giorno del mai nel segno del poi l'affare taglio delle cenciva in ezzesso.
Scusa, Kappler. Te l'avevo detto che non sono una pampina tilicente. A limite un po' deficiente.
Spero solo che il dolore non torni a darmi noia domenica prossima quando il mio primo adorato in secola seculorum nipote, figlio di cugina L e tanto tanto bello, farà la prima Comunione dando alla sottoscritta una ghiotta occasione per interrompere la dieta Hollywoodiana con un pasto ipercalorico.
Del resto ho perso due kg. Ma forse il merito va più alla gengivite che alla dieta. Che nessuno faccia la spia alla redazione di Viversaniebelli.
Il suddetto angelo biondo futuro conquistadores di melense femminucce spocchiose no, non sono gelosa maledetti maligni riceverà da me, marito e famiglia un tablet Samsung. Io c'ho solo sbavato sopra per un quarto d'ora, poi ho resistito alla tentazione di rubarglielo chiedendomi se non potessi rifare pure io la prima Comunione o al limite smezzarmi coll'undicenne l'uso del portentoso e very fashion attrezzo tecnologico. No perché non so a voi ma a me, all'epoca, regalarono lenzuola, asciugamani e collier da gitana.
Tempi che cambiano. Persone che ci rimettono.
Nel frattempo la mia ricerca di lavoro assume aspetti grotteschi. Tipo che ieri ho consegnato a mano il mio curriculum al meccanico di mio marito. No non sono diventata improvvisamente esperta di motori. Mi limito a sopravvivere in un'auto infestata da pelo di cane. Pare che una grande azienda del comprensorio abbia dovuto licenziare quaranta persone accusate nientepopodimenoche di furto. Persone che andrebbero, almeno si spera, rimpiazzate. Il figlio del meccanico lavora lì e non ha rubato niente. Così io ci provo.
Secondo voi quanto so' disperata da 1 a 10?
Scusa, Kappler. Te l'avevo detto che non sono una pampina tilicente. A limite un po' deficiente.
Spero solo che il dolore non torni a darmi noia domenica prossima quando il mio primo adorato in secola seculorum nipote, figlio di cugina L e tanto tanto bello, farà la prima Comunione dando alla sottoscritta una ghiotta occasione per interrompere la dieta Hollywoodiana con un pasto ipercalorico.
Del resto ho perso due kg. Ma forse il merito va più alla gengivite che alla dieta. Che nessuno faccia la spia alla redazione di Viversaniebelli.
Il suddetto angelo biondo futuro conquistadores di melense femminucce spocchiose no, non sono gelosa maledetti maligni riceverà da me, marito e famiglia un tablet Samsung. Io c'ho solo sbavato sopra per un quarto d'ora, poi ho resistito alla tentazione di rubarglielo chiedendomi se non potessi rifare pure io la prima Comunione o al limite smezzarmi coll'undicenne l'uso del portentoso e very fashion attrezzo tecnologico. No perché non so a voi ma a me, all'epoca, regalarono lenzuola, asciugamani e collier da gitana.
Tempi che cambiano. Persone che ci rimettono.
Nel frattempo la mia ricerca di lavoro assume aspetti grotteschi. Tipo che ieri ho consegnato a mano il mio curriculum al meccanico di mio marito. No non sono diventata improvvisamente esperta di motori. Mi limito a sopravvivere in un'auto infestata da pelo di cane. Pare che una grande azienda del comprensorio abbia dovuto licenziare quaranta persone accusate nientepopodimenoche di furto. Persone che andrebbero, almeno si spera, rimpiazzate. Il figlio del meccanico lavora lì e non ha rubato niente. Così io ci provo.
Secondo voi quanto so' disperata da 1 a 10?
martedì 27 maggio 2014
Su tela anonima
Stamattina mi sono svegliata con due placche alla gola grossecosì. Cadorna pliz abbandona il comando delle mie difese immunitarie. Negnente mi ha dato tachipirina, Otalgan e sciacqui. Siamo fatti della stessa sostanza delle medicine. Quindi io rinascerò OKI.
Ieri ho sentito Bologna. Mio collega d'era paleolitica, quando cacciavamo cinghiali e bisonti, la nostra vita era avventurosa e io avevo palle quadre, energie, ottimismo e chakra aperti. Ci sono momenti in cui certe persone sono più giuste di altre e lui, col suo bologneshe d'origine controllata e quell'aria da gentiluomo che non guarda il culo delle signore, era giusto. Sarà che conosce l'ambiente lavorativo di cui eravamo entrambi parte ma non ci appartiene più, come me. Non fa un colloquio da luglio, ha deciso di tentare il dottorato. Ho concluso la conversazione con un sincero in bocca al lupo e la promessa d'una visita nella grassa Emilia, accompagnata dal marito, s'intende.
Marito che m'ha pregato di chiudere. No, non con lui. Chiudere con il mio vecchio luogo di lavoro. Perché anche se invio curricula e faccio colloqui, anche se ho voglia di ricominciare non mi rassegno. Essere messa all'angolo non è da me. Eppure non ottengo il centro del ring. Le uniche persone che riesco a sentire senza che il reflusso gastrico pervada i miei sensi sono A. e V. Quest'ultimo solo perché ha un gatto di nome Pericle. Rendetevi conto.
La verità è che vorrei una tela bianca per disegnare daccapo la mia vita. Come se tutto questo dolore non fosse mai esistito. Come se il nero non avesse prevalso assorbendo tutte le meravigliose sfumature di colore di cui ero fatta. Che poi non sarebbe manco una cosa troppo complicata. Non ho nulla da perdere, tutto da guadagnare. Ma prima devo chiudere. E nulla oh, non ci riesco.
Ditemi voi, vi prego, come si fa a staccare i pezzi d'anima che restano ancorati ad un passato torbido.
mercoledì 8 gennaio 2014
Casalinga in carriera
Ieri sera ho rivisto l'allegra combriccola ex lavorativa. Tutti insieme appassionatamente intorno ad un tavolo tre metri per uno. Io, ovviamente, unica donna ma dopo quasi tre anni di lavoro a netta prevalenza maschile non mi faccio più spaventare dall'abnorme tasso di testosterone che mi circonda né dalle allusioni e dalle battute taciute per un immotivato finto pudore. La parità sarà raggiunta quando non dovremo più sentire cose come non lo dico che c'è una signora.
Mi sono messa in tiro. Tacco 12, smalto rosso, rossetto in tinta e capello piastrato, perché m'avranno pure tolto il mio lavoro ma nessuno può mettere Baby in un angolo. Se me lo dico da sola vale?
Rivedere i volti di ex colleghi vuol dire immergersi per una sera in una realtà che non ti appartiene più e più t'apparterrà. A mancarmi non è tanto la sveglia all'alba, i km in macchina, le telefonate, le mail e i cetrioli. Sono i rapporti umani.
Mi sono messa in tiro. Tacco 12, smalto rosso, rossetto in tinta e capello piastrato, perché m'avranno pure tolto il mio lavoro ma nessuno può mettere Baby in un angolo. Se me lo dico da sola vale?
Rivedere i volti di ex colleghi vuol dire immergersi per una sera in una realtà che non ti appartiene più e più t'apparterrà. A mancarmi non è tanto la sveglia all'alba, i km in macchina, le telefonate, le mail e i cetrioli. Sono i rapporti umani.
Intanto mi sono riciclata come casalinga maniaca dell'ordine e del pulito. Ho lavato i vetri, i pavimenti, fatto brillare i cessi, diviso i capi della cabina armadio per colore. Non mi è dispiaciuto. Dopotutto un lavoro che mi costringeva fuori casa per 12h al dì non mi ha mai permesso di dar sfogo alla femmina con bigodini e pattine che è in me.
Ma, mi chiedo, che succede adesso? Adesso che non ho piatti sporchi e calzini da rammendare? Adesso che me ne faccio del tempo in avanzo? Della mia inespressa iperattività?
Adesso, io, che minchia faccio?
lunedì 23 dicembre 2013
Lasciare
Il mio badge è storto. Lavoravo per questa società da due settimane quando lo lasciai inavvertitamente sul cruscotto della mia Clear. Il calore del sole lo deformò.
All'inizio non lo cambiai per pigrizia, nonostante A., Capetto, collega C e tutto il cucuzzaro mi esortassero a farlo ogni volta che me lo vedevano al collo, poi mi affezionai. Per farlo passare nel tornello occorre esercitare una lieve pressione con indice e medio, una scocciatura agli occhi di tutti ma a me, in fondo, piaceva dire aspetta te lo passo io che questo vuole la mano del padrone quando qualcuno dei consulenti, dimenticatosi il suo, me lo chiedeva in prestito per passare.
L'ho riconsegnato oggi in portineria.
La mano ha tremato un po'.
Questo è stato il mio ultimo giorno qui.
Ho portato via con me Oronzo e i suoi nuovi amici GufA, Orange e la principessa Aurora, i CD di Photoshop e del corso di fotografia, le scatoline di liquirizie che ho riciclato come portapillole so' anziana inside, I know, le bacchette cinesi per incapaci, dotate di molla, regalo di L., il mio cactus e il suo messaggio subliminale, velato ma non troppo.
Vorrei che questo ciao fosse facile. Come quello che si dice il primo giorno, quando ancora non conosci nessuno, quando sei poco meno di un'estranea, quando non sai cosa ti accadrà, chi incontrerai, come ti troverai. Un ciao carico di belle speranze e grandi aspettative.
Non è facile, invece. Per niente.
In questa gabbia di marmo, cemento e luci al neon ho passato due anni e otto mesi della mia vita.
Qui lascio MC e le sue frasi da cinquantenne allupata che a me, però, facevano ridere. Lascio la sua risata, i suoi limoni e le sue ansie da mamma come quel non correre per strada, copriti oggi, mangia che sei sciupata e della dieta tu non hai bisogno, però dovresti fare un po' di sport pigrona.
Qui lascio I, la sua voce stridula, i suoi cappelli coi pennacchi, le foto delle sue vacanze, i suoi consigli sulla moda che non mi sognerei mai di seguire.
Qui lascio V, i suoi ah stronza , le pernacchie con dietro l'AD, la sua voce nasale, le battute da terza elementare e i grazie ruffiani, scritti sulle mail a caratteri cubitali.
Qui lascio il suono dei miei tacchi sui marmi dell'ingresso principale, il bottone sbagliato dell'ascensore, i caffè e i taralli pugliesi del distributore, le scale di ferro di fianco la mensa, la pizza del mercoledì, le tapparelle chiuse delle finestre, il rumore del treno che passa a pochi metri dal mio ufficio, le grida di Capetto, i segni sul muro delle mie forcine per capelli, i buondì canori.
Qui, soprattutto, lascio il mio personalissimo pezzetto di cuore, a cui proprio non riesco a dirlo, questo ciao.
All'inizio non lo cambiai per pigrizia, nonostante A., Capetto, collega C e tutto il cucuzzaro mi esortassero a farlo ogni volta che me lo vedevano al collo, poi mi affezionai. Per farlo passare nel tornello occorre esercitare una lieve pressione con indice e medio, una scocciatura agli occhi di tutti ma a me, in fondo, piaceva dire aspetta te lo passo io che questo vuole la mano del padrone quando qualcuno dei consulenti, dimenticatosi il suo, me lo chiedeva in prestito per passare.
L'ho riconsegnato oggi in portineria.
La mano ha tremato un po'.
Questo è stato il mio ultimo giorno qui.
Ho portato via con me Oronzo e i suoi nuovi amici GufA, Orange e la principessa Aurora, i CD di Photoshop e del corso di fotografia, le scatoline di liquirizie che ho riciclato come portapillole so' anziana inside, I know, le bacchette cinesi per incapaci, dotate di molla, regalo di L., il mio cactus e il suo messaggio subliminale, velato ma non troppo.
Vorrei che questo ciao fosse facile. Come quello che si dice il primo giorno, quando ancora non conosci nessuno, quando sei poco meno di un'estranea, quando non sai cosa ti accadrà, chi incontrerai, come ti troverai. Un ciao carico di belle speranze e grandi aspettative.
Non è facile, invece. Per niente.
In questa gabbia di marmo, cemento e luci al neon ho passato due anni e otto mesi della mia vita.
Qui lascio MC e le sue frasi da cinquantenne allupata che a me, però, facevano ridere. Lascio la sua risata, i suoi limoni e le sue ansie da mamma come quel non correre per strada, copriti oggi, mangia che sei sciupata e della dieta tu non hai bisogno, però dovresti fare un po' di sport pigrona.
Qui lascio I, la sua voce stridula, i suoi cappelli coi pennacchi, le foto delle sue vacanze, i suoi consigli sulla moda che non mi sognerei mai di seguire.
Qui lascio V, i suoi ah stronza , le pernacchie con dietro l'AD, la sua voce nasale, le battute da terza elementare e i grazie ruffiani, scritti sulle mail a caratteri cubitali.
Qui lascio il suono dei miei tacchi sui marmi dell'ingresso principale, il bottone sbagliato dell'ascensore, i caffè e i taralli pugliesi del distributore, le scale di ferro di fianco la mensa, la pizza del mercoledì, le tapparelle chiuse delle finestre, il rumore del treno che passa a pochi metri dal mio ufficio, le grida di Capetto, i segni sul muro delle mie forcine per capelli, i buondì canori.
Qui, soprattutto, lascio il mio personalissimo pezzetto di cuore, a cui proprio non riesco a dirlo, questo ciao.
venerdì 20 dicembre 2013
Ciao amore ciao
Okkei, mancano i saluti in pompa magna del Presidente della Repubblica e poi posso finalmente finirla di avere questa faccia qui:
quando qualcuno dimostra il suo dispiacere per la mia prematura dipartita lavorativa e mi ricorda quanto s'è lavorato bene insieme qui dentro, quanto sono stata profescional, precisa, geniale. Sì, cari miei. Sono stata addirittura definita geniale. E mica dall'ultima pulce del pelo di Biagio, no no. Nientedimeno che dal Capo Supremo di Comunuicazione, sì sì. Si campasse di soddisfazioni sarei la Naomo degli Appennini, mica pizza e coriandoli. Peccato che non mi paghino per ricevere complimenti.
Che poi, pensavo, sarebbe tutto molto più semplice se tutti facessero gli gnorri, se mi dicessero una cosa tipo beh allora ci si vede, se mi passassero di fianco fischiettando e voltando lo sguardo altrove. Perché così l'è una tortura medievale. Soprattutto quando i tuoi dosaggi ormonali sono più sballati di quelli Leonida. No, non il virile Re di Sparta ma il personaggio comico interpretato da Leo Gullotta. Non provate a farmi credere che non ve la ricordate, tutti da bambini adoravano il Bagaglino, qualcuno pure da adulto.
Insomma, bypassiamo la fase saluti e baci e diamoci alla pazza gioia con un festino alcolico. Non è meglio? Sono sicura che molti riuscirebbero persino ad essere tollerabili, qui dentro, dopo tre caipirinha.
quando qualcuno dimostra il suo dispiacere per la mia prematura dipartita lavorativa e mi ricorda quanto s'è lavorato bene insieme qui dentro, quanto sono stata profescional, precisa, geniale. Sì, cari miei. Sono stata addirittura definita geniale. E mica dall'ultima pulce del pelo di Biagio, no no. Nientedimeno che dal Capo Supremo di Comunuicazione, sì sì. Si campasse di soddisfazioni sarei la Naomo degli Appennini, mica pizza e coriandoli. Peccato che non mi paghino per ricevere complimenti.
Che poi, pensavo, sarebbe tutto molto più semplice se tutti facessero gli gnorri, se mi dicessero una cosa tipo beh allora ci si vede, se mi passassero di fianco fischiettando e voltando lo sguardo altrove. Perché così l'è una tortura medievale. Soprattutto quando i tuoi dosaggi ormonali sono più sballati di quelli Leonida. No, non il virile Re di Sparta ma il personaggio comico interpretato da Leo Gullotta. Non provate a farmi credere che non ve la ricordate, tutti da bambini adoravano il Bagaglino, qualcuno pure da adulto.
Insomma, bypassiamo la fase saluti e baci e diamoci alla pazza gioia con un festino alcolico. Non è meglio? Sono sicura che molti riuscirebbero persino ad essere tollerabili, qui dentro, dopo tre caipirinha.
mercoledì 18 dicembre 2013
Senza patria e senza spada
Io faccio.
Io ho sempre fatto.
Io non mi tiro indietro, mai.
Io non rientro nella categoria dei condizionali.
Io mi do da fare ed è così da sempre.
Io non mi sono mai nutrita di manna, mai stata parcheggiata anni e anni all'università, mai stata con le mani in mano.
E non me ne sono mai pentita.
Lo voglio, lo ottengo. Ha sempre funzionato.
Fino ad ora.
Fino al momento in cui mi sono resa conto che la professionalità, la disponibilità, la puntualità non pagano. Fino al momento in cui ho realizzato che, forse per la prima volta nella mia vita, gli sforzi fatti si sono volatilizzati, aria fritta, scatola vuota, encefalogramma piatto, tabula rasa. Ho seminato con impegno, costanza e dedizione e non ho raccolto un cazzo.
Sono incazzata e sapevo che sarebbe arrivato questo momento. A tre giorni dalla mia dipartita lavorativa io ho passato la fase depressione e sono immersa fino al collo in quella della rabbia.
Sono incazzata perché fatta fuori. Sono incazzata perché non me lo merito, perché ho lavorato bene e sodo, perché sono stata un'autodidatta, perché se so fare le cose lo devo solo a me. Perché mi sono fatta il culo più di altri. Ma non sono io che resto.
Mi sono guardata indietro tante volte in vita mia, nonostante la giovane età. E mi ritenevo soddisfatta del mio operato.
Ora non più. Dietro di me vedo fallimenti e devastazione e la cosa peggiore è che io non me li sono cercati. Mi sono piombati addosso con l'eleganza d'un elefante in calore. Sono schiacciata dagli eventi, sono delusa dalle persone.
E riesco solo a pensare che voglio andarmene. Pure se persino il mondo, oggi, mi sembra troppo piccolo.
Io ho sempre fatto.
Io non mi tiro indietro, mai.
Io non rientro nella categoria dei condizionali.
Io mi do da fare ed è così da sempre.
Io non mi sono mai nutrita di manna, mai stata parcheggiata anni e anni all'università, mai stata con le mani in mano.
E non me ne sono mai pentita.
Lo voglio, lo ottengo. Ha sempre funzionato.
Fino ad ora.
Fino al momento in cui mi sono resa conto che la professionalità, la disponibilità, la puntualità non pagano. Fino al momento in cui ho realizzato che, forse per la prima volta nella mia vita, gli sforzi fatti si sono volatilizzati, aria fritta, scatola vuota, encefalogramma piatto, tabula rasa. Ho seminato con impegno, costanza e dedizione e non ho raccolto un cazzo.
Sono incazzata e sapevo che sarebbe arrivato questo momento. A tre giorni dalla mia dipartita lavorativa io ho passato la fase depressione e sono immersa fino al collo in quella della rabbia.
Sono incazzata perché fatta fuori. Sono incazzata perché non me lo merito, perché ho lavorato bene e sodo, perché sono stata un'autodidatta, perché se so fare le cose lo devo solo a me. Perché mi sono fatta il culo più di altri. Ma non sono io che resto.
Mi sono guardata indietro tante volte in vita mia, nonostante la giovane età. E mi ritenevo soddisfatta del mio operato.
Ora non più. Dietro di me vedo fallimenti e devastazione e la cosa peggiore è che io non me li sono cercati. Mi sono piombati addosso con l'eleganza d'un elefante in calore. Sono schiacciata dagli eventi, sono delusa dalle persone.
E riesco solo a pensare che voglio andarmene. Pure se persino il mondo, oggi, mi sembra troppo piccolo.
venerdì 13 dicembre 2013
Fantasmi e sirene
Questa mattina credo d'essermi svegliata ansimante e impaurita, reduce d'un sogno inquietante e d'aver detto all'USI, pronto per uscire, una cosa tipo: non andare via, ho paura, ci sono i fantasmi. Credo anche che lui si sia allegramente beffato dei miei motivati timori, abbia riso e risposto: non temere, adesso chiamiamo i Ghostbusters.
Eppure ieri sera a cena ho mangiato solo un leggerissimo minestrone, scotto però. Perché il suddetto marito ha pensato bene di presentarsi a Palazzo alle ore nove e cinquantacinque minuti dopo avermi scritto su WhatsApp alle nove e trentatré, il bit m'è testimone, sto arrivando. A suo dire ha passato i restanti ventidue minuti in giardino, nel vano tentativo di impartire lezioni di bon ton a Biagio che, oltre a saltare come un canguro ogni volta che ci vede, si ostina a voler mangiare la propria grazia di Dio. Aveva ragione l'USI, Gianni sarebbe stato un nome più appropriato. Morandi come secondo nome.
Alle ore otto e zero zero mi sono fiondata sotto il getto d'acqua bollente della doccia per rendermi conto un millisecondo dopo d'essermi dimenticata il flacone dello shampoo nel bagno grande. Ho deciso di imputare il mio ritardo a lavoro al minuto e mezzo necessario ad uscire, imprecare, asciugarmi, andare nell'altra stanza, prenderlo e rientrare nel box.
Nel frattempo da queste parti mancano esattamente sette giorni lavorativi, compreso oggi, alla fine del nostro contratto di lavoro. A meno che non riescano ad incastrarmi per il periodo natalizio, cosa che sto cercando di evitare come la peste del '300. L'unica cosa positiva che mi viene da pensare a riguardo sono le ore dormite per notte che passeranno dall'essere 6-7, decisamente troppo poche per gli standard principeschi, a 9-10. Questo almeno fino a fine gennaio.
Comunque va tutto bene, oggi sono fortunata. Ho trovato Ariel nell'ovetto Kinder. Felicità.
Buon week end, adorati sudditi.
Eppure ieri sera a cena ho mangiato solo un leggerissimo minestrone, scotto però. Perché il suddetto marito ha pensato bene di presentarsi a Palazzo alle ore nove e cinquantacinque minuti dopo avermi scritto su WhatsApp alle nove e trentatré, il bit m'è testimone, sto arrivando. A suo dire ha passato i restanti ventidue minuti in giardino, nel vano tentativo di impartire lezioni di bon ton a Biagio che, oltre a saltare come un canguro ogni volta che ci vede, si ostina a voler mangiare la propria grazia di Dio. Aveva ragione l'USI, Gianni sarebbe stato un nome più appropriato. Morandi come secondo nome.
Alle ore otto e zero zero mi sono fiondata sotto il getto d'acqua bollente della doccia per rendermi conto un millisecondo dopo d'essermi dimenticata il flacone dello shampoo nel bagno grande. Ho deciso di imputare il mio ritardo a lavoro al minuto e mezzo necessario ad uscire, imprecare, asciugarmi, andare nell'altra stanza, prenderlo e rientrare nel box.
Nel frattempo da queste parti mancano esattamente sette giorni lavorativi, compreso oggi, alla fine del nostro contratto di lavoro. A meno che non riescano ad incastrarmi per il periodo natalizio, cosa che sto cercando di evitare come la peste del '300. L'unica cosa positiva che mi viene da pensare a riguardo sono le ore dormite per notte che passeranno dall'essere 6-7, decisamente troppo poche per gli standard principeschi, a 9-10. Questo almeno fino a fine gennaio.
Comunque va tutto bene, oggi sono fortunata. Ho trovato Ariel nell'ovetto Kinder. Felicità.
Buon week end, adorati sudditi.
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martedì 5 novembre 2013
Sulla sponda
Lavorare con la consapevolezza che tra 35 giorni feriali sarò a casa in panciolle a mandare curricula sperando che il miracolo di un lavoro di due anni e otto mesi consecutivi si ripeta è demotivante. Per quanto possa appassionarmi a nuovi progetti di cui non vedrò mai lo sviluppo l'insofferenza mi si legge in faccia. Collega C. mi parla di ultimo sforzo perfettamente ignara del fatto che il vero sforzo è non risponderle di traverso quando a mensa dice cose tipo io vi capisco perché guardo la televisione. Come se guardare la televisione fosse sufficiente a comprendere il disagio di una generazione di disillusi.
Oltre al danno d'esser nata a metà degli anni ottanta devo subire anche i consigli beffa. Il più gettonato è dovete fare la rivoluzione. A riempirsi la bocca di belle intenzioni sono spesso le stesse persone che mai rinuncerebbero alla loro fetta di beatitudine in nome di una causa comune. Dietro quel velo di ipocrisia si cela un disinteresse difficilmente dissimulabile in quelle quattro frasi fatte e che odorano di muffa.
Gli equilibri qui dentro stanno cambiando. Nuovi assetti, nuovi capi, qualche ritorno, altre funzioni. Io osservo il fiume che scorre seduta sulla sponda o, se preferite, seduta sulla banchina della baia, vicino a Otis Redding, immobile. Sarò già fuori di qui quando i cambiamenti ora in corso si sedimenteranno in consolidate abitudini.
Ricominciare è sempre difficile.
Per una volta C. ha ragione. Peccato che la frase fosse riferita a lei stessa, che non deve ricominciare proprio un cazzo di niente.
Gli equilibri qui dentro stanno cambiando. Nuovi assetti, nuovi capi, qualche ritorno, altre funzioni. Io osservo il fiume che scorre seduta sulla sponda o, se preferite, seduta sulla banchina della baia, vicino a Otis Redding, immobile. Sarò già fuori di qui quando i cambiamenti ora in corso si sedimenteranno in consolidate abitudini.
Ricominciare è sempre difficile.
Per una volta C. ha ragione. Peccato che la frase fosse riferita a lei stessa, che non deve ricominciare proprio un cazzo di niente.
venerdì 18 ottobre 2013
A dicembre
E' vestito casual, come tutti i venerdì. Una t-shirt bianca col logo della Ducati, jeans e un paio di scarpe da ginnastica old style, di quelle senza fronzoli, care a chi lo sport lo pratica per piacere di fare sport.
Guarda spesso il pavimento, fa pause, prende tempo, cerca le parole giuste. Peccato in questi casi non ci siano. Chissà se avrà fatto qualche corso per imparare a comunicare le brutte notizie, in questi tempi bui sono convinta che esistano.
Non la tira molto per le lunghe, non allarma e non rassicura. Prepara. Prepara all'eventualità peggiore, che a ben pensare è anche la più probabile.
Il savoir-faire di Capo-Intermedio non tradisce se stesso nemmeno in queste occasioni. Sarà l'accento veneto o il sorriso accennato.
Io me ne sto zitta, schiena al muro e mani nelle tasche. Io non m'aspettavo che durasse per sempre, io ero stata avvertita, ero pronta. Io sono abituata alla precarietà, ai cambiamenti, a oggi ci siamo domani chissà. Il vantaggio di esser parte di una generazione di sfigati, una generazione che ha visto morire le proprie illusioni a pochi mesi dall'aver ottenuto il pezzo di carta che in altre ere, forse, avrebbe garantito un posto in paradiso, una generazione di sfruttati, di stagisti pagati poco o niente che si sentono pure in dovere di dire grazie perché lo stage fa curriculum, è che non si da mai nulla per scontato, è avere una corazza che ti protegge da botte simili. Una corazza chiamata consapevolezza. Quella che manca a chi ha qualche decennio più di me, moglie, figli e mutui.
Io ho pensato a loro, prima ancora che a me.
E poi ho incrociato gli sguardi. Quello di M, quello di A. Ho pensato alla fetta di vita che abbiamo condiviso, ho pensato ai contatti sterili tra gli ex colleghi, ho pensato che è triste.
Il cursore sul mio CV lampeggia interdetto. Sembra quasi dire non è possibile! ci risiamo? ma stavamo così bene qui!
Poco meno di 90 giorni e poi chissà. O forse si sa, si sa già ma non si dice.
Dalle mie parti quando qualcuno si ammala di cancro nessuno dice sai che Tizio ha il cancro? Sarebbe come chiamare il diavolo per nome, come invocarlo, come risvegliarlo. Il cancro è banalmente chiamato il male. Tizio ha il male, si dice. E' un modo per esorcizzarlo. Non chiamarlo col proprio nome, banalizzarlo, ignorarlo.
Io esorcizzo la paura della disoccupazione chiamandola col nome dell'ultimo mese che, probabilmente, passerò qui: dicembre.
Ti sei intristita Princess, a che pensi?
A dicembre.
Guarda spesso il pavimento, fa pause, prende tempo, cerca le parole giuste. Peccato in questi casi non ci siano. Chissà se avrà fatto qualche corso per imparare a comunicare le brutte notizie, in questi tempi bui sono convinta che esistano.
Non la tira molto per le lunghe, non allarma e non rassicura. Prepara. Prepara all'eventualità peggiore, che a ben pensare è anche la più probabile.
Il savoir-faire di Capo-Intermedio non tradisce se stesso nemmeno in queste occasioni. Sarà l'accento veneto o il sorriso accennato.
Io me ne sto zitta, schiena al muro e mani nelle tasche. Io non m'aspettavo che durasse per sempre, io ero stata avvertita, ero pronta. Io sono abituata alla precarietà, ai cambiamenti, a oggi ci siamo domani chissà. Il vantaggio di esser parte di una generazione di sfigati, una generazione che ha visto morire le proprie illusioni a pochi mesi dall'aver ottenuto il pezzo di carta che in altre ere, forse, avrebbe garantito un posto in paradiso, una generazione di sfruttati, di stagisti pagati poco o niente che si sentono pure in dovere di dire grazie perché lo stage fa curriculum, è che non si da mai nulla per scontato, è avere una corazza che ti protegge da botte simili. Una corazza chiamata consapevolezza. Quella che manca a chi ha qualche decennio più di me, moglie, figli e mutui.
Io ho pensato a loro, prima ancora che a me.
E poi ho incrociato gli sguardi. Quello di M, quello di A. Ho pensato alla fetta di vita che abbiamo condiviso, ho pensato ai contatti sterili tra gli ex colleghi, ho pensato che è triste.
Il cursore sul mio CV lampeggia interdetto. Sembra quasi dire non è possibile! ci risiamo? ma stavamo così bene qui!
Poco meno di 90 giorni e poi chissà. O forse si sa, si sa già ma non si dice.
Dalle mie parti quando qualcuno si ammala di cancro nessuno dice sai che Tizio ha il cancro? Sarebbe come chiamare il diavolo per nome, come invocarlo, come risvegliarlo. Il cancro è banalmente chiamato il male. Tizio ha il male, si dice. E' un modo per esorcizzarlo. Non chiamarlo col proprio nome, banalizzarlo, ignorarlo.
Io esorcizzo la paura della disoccupazione chiamandola col nome dell'ultimo mese che, probabilmente, passerò qui: dicembre.
Ti sei intristita Princess, a che pensi?
A dicembre.
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venerdì 4 ottobre 2013
Due piselle in un baccello
Mia mamma s'è trasformata in collega C.
E' su di lei che per tre giorni ho proiettato il celebre rapporto simbiotico oggetto delle mie riflessioni da pazzoide con Sciattaman. Sì perché quando sei l'ultima stella dell'Orsa funziona più o meno così:
Fase 1:
C. decide autonomamente di prendersi in carico una gatta da spelacchiare e lascia a me ed M. tutto il lavoro ordinario.
Fase 2:
C. si rende conto che la gatta è davvvero troppo, troppo pelosa e visto che ha richiesto una ceretta integrale che vi devo dire è una gatta dalle ampie vedute C. ha bisogno di una di noi. Una di noi è io.
Fase 3:
C. realizza che la cosa è più complessa del previsto. Coinvolge sistemisti, informatici, KGB e Jesus Christ Super Star nel vano tentativo di risolvere imprevisti imprevedibili e irrisolvibili.
Assisto alla nascita di teorie fantasiose, dispute tra gente urlante, risatine nervose, voci tremanti, crisi esistenziali, aggiornamenti di sistema, neologismi. Contribuisco alla creazione di settordici versioni dello stesso file HTML, all'invio di milleduecentocinquantotto mail di prova con oggetto test1, test2, test alla n fratto tre. E leva il tag e metti il tag e allungaje 'e gambe, aristendije 'e gambe, aritiraje 'e gambe, aricoprije 'e gambe... io jee tejerei quelle gambe!
Tutto sempre appiccicata a C.
Ho vissuto appollaiata sul suo desk, mangiato le sue caramelle, risposto al telefono a suo marito, mandato mail per suo conto, prestato un assorbente. Quando ha bevuto per sbaglio dalla mia bottiglietta da mezzo litro ho smorzato la sua mortificazione con un dai C., fa conto che avemo pomiciato. L'ho sentita chiaramente dire un paio di volte non mi lasciare. Dopo 36h di convivenza forzata e lavoro massacrante di quelli che se una cosa può andare bene o male è inutile scommettere: andrà male alle sette di ieri pomeriggio la situazione si presentava più o meno così:
Princess in ballerine, gambaletto antistupro color carne, maglietta fuxia macchiata di mais sì il mais macchia, capelli sporchi, trucco colato, smalto sbeccato, baffetto in ricrescita e non voglio parlare dei peli sulle gambe sedeva su una sedia girevole, a gambe larghe, ignorando i dictat imposti dalla sua proverbiale innata eleganza, mangiando i cookies tossici del distributore senza curarsi delle briciole che, la sera a casa, avrebbe trovato finanche nelle sue mutande.
Ciao, reputazione, ciao.
E' su di lei che per tre giorni ho proiettato il celebre rapporto simbiotico oggetto delle mie riflessioni da pazzoide con Sciattaman. Sì perché quando sei l'ultima stella dell'Orsa funziona più o meno così:
Fase 1:
C. decide autonomamente di prendersi in carico una gatta da spelacchiare e lascia a me ed M. tutto il lavoro ordinario.
Fase 2:
C. si rende conto che la gatta è davvvero troppo, troppo pelosa e visto che ha richiesto una ceretta integrale che vi devo dire è una gatta dalle ampie vedute C. ha bisogno di una di noi. Una di noi è io.
Fase 3:
C. realizza che la cosa è più complessa del previsto. Coinvolge sistemisti, informatici, KGB e Jesus Christ Super Star nel vano tentativo di risolvere imprevisti imprevedibili e irrisolvibili.
Assisto alla nascita di teorie fantasiose, dispute tra gente urlante, risatine nervose, voci tremanti, crisi esistenziali, aggiornamenti di sistema, neologismi. Contribuisco alla creazione di settordici versioni dello stesso file HTML, all'invio di milleduecentocinquantotto mail di prova con oggetto test1, test2, test alla n fratto tre. E leva il tag e metti il tag e allungaje 'e gambe, aristendije 'e gambe, aritiraje 'e gambe, aricoprije 'e gambe... io jee tejerei quelle gambe!
Tutto sempre appiccicata a C.
Ho vissuto appollaiata sul suo desk, mangiato le sue caramelle, risposto al telefono a suo marito, mandato mail per suo conto, prestato un assorbente. Quando ha bevuto per sbaglio dalla mia bottiglietta da mezzo litro ho smorzato la sua mortificazione con un dai C., fa conto che avemo pomiciato. L'ho sentita chiaramente dire un paio di volte non mi lasciare. Dopo 36h di convivenza forzata e lavoro massacrante di quelli che se una cosa può andare bene o male è inutile scommettere: andrà male alle sette di ieri pomeriggio la situazione si presentava più o meno così:
Princess in ballerine, gambaletto antistupro color carne, maglietta fuxia macchiata di mais sì il mais macchia, capelli sporchi, trucco colato, smalto sbeccato, baffetto in ricrescita e non voglio parlare dei peli sulle gambe sedeva su una sedia girevole, a gambe larghe, ignorando i dictat imposti dalla sua proverbiale innata eleganza, mangiando i cookies tossici del distributore senza curarsi delle briciole che, la sera a casa, avrebbe trovato finanche nelle sue mutande.
Ciao, reputazione, ciao.
mercoledì 14 agosto 2013
Veniamone a Capo
Essere al livello meno uno dell'organigramma aziendale, in una casellina assai precaria, una di quelle che potrebbe sparire con un sommesso puff da un giorno all'altro senza che molti ci facciano poi tanto caso o ne piangano la repentina scomparsa è cosa assai avvilente ed è anche il motivo per cui il cursore sul curriculum vitae, che pretende di schematizzare la tua personalità seguendo un modello europeo, è sempre attivo e il .doc o .pdf sempre pronto all'invio.
In questo contesto nse butta via gnente, come si fa col porco (scusate il paragone ma sì sa che le origni campagnole son dure a morire). Ogni proposta di arrotondamento, collaborazione, attività extra-lavorativa viene accolta come manna dal cielo. Accettata senza soffermarsi troppo a chiedersi se ne valga davvero la pena, se un ulteriore impegno non gravi troppo sul proprio equilibrio mentale già seriamente debilitato, se il rapporto impegno-retribuzione sia bilanciato. La risposta all'ultimo quesito è sempre no. Ovvio.
Perchè è sempre meglio tenersi aperte diverse strade. Perché c'è crisi. Perché vuoi metter su famiglia. Perché la pensione la mia generazione la vedrà solo nell'alto dei cieli alla destra del Padre. Perché, semplicemente, a volte ritornano.
A tornare, nel mio caso, è stato Mr S., l'occhialuto e paffuto direttore responsabile del giornale locale per cui ho lavorato per due anni. Mi ha chiamata domenica mattina chiedendomi come stesse mio figlio. Dopo averlo mandato mentalmente affanculo e aver cercato invano di non farlo sentire troppo in imbarazzo per la palese gaffe ho alzato le antennine nel tentativo di capire bene cosa diavolo volesse da me.
Lavoro. Urrà.
Lasciai quella redazione per un posto di pregio nella funzione Comunicazione Interna di una grande azienda. Stesso stipendio, 400mila ore di lavoro settimanali in più. Lasciai quel posto per questo e non lascerei questo per nulla al mondo.
Messo in chiaro ciò Mr S., a passo di gambero, mi ha proposto una collaborazione autonoma. Lavoro da casa, dal mare, dalla montagna, dal mio ufficio, da dove cazzo voglio. Gestisco un inserto di poche pagine in cambio di qualche euro al mese che mi permetterebbe di ammortizzare il costo dell'A24 e della benzina.
Mica male, penso.
Ho accettato.
Così ora avrò due Capetti.
Uno che mi da torto a prescindere da quello che dico per poi fare quel che propongo senza passare al vaglio delle scuse o dell'esame di coscienza.
L'altro che mi da ragione a prescindere da quello che dico per poi fare quel che minchia gli passa per la capa.
Un dubbio atroce mi assale. Li trovo tutti io o tutti i capetti son pazzi furiosi?
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giovedì 11 luglio 2013
Iniziare bene VII
V. sta incazzato perché dice che questa mail non è stata lavorata
V. ha detto una cazzata perché la mail a cui si riferisce riguardava il sito Y ed è stata lavorata immediatamente. Riguardo al sito X non è arrivata richiesta alcuna ergo non è stato fatto nulla fino alle 6 del pomeriggio ora in cui dall'alto si sono resi conto che mancava una comunicazione sul sito X e hanno finalmente mandato la mail di richiesta. Basta leggere la posta per capire come è andata.
Il processo non funziona
Non è vero. L'errore è stato di chi non ha mandato la mail, non certo il nostro. Non abbiamo responsabilità sulle decisioni su cosa pubblicare o meno. Se non mi arriva una richiesta io non pubblico.
Ora chiamiamo il Capo-Intermendio
Breve spiegazione sull'andamento dei fatti. Vengo interrotta.
So tutto. Quelli se so' dimenticati di mandare la mail, Dott. V. ha fatto confusione e non deve permettersi di aprire bocca e dargli fiato. Voi lavorate benissimo. Semplicemente non date peso a quel che dice Dott. V., usate i filtri con certe persone. Il vostro referente sono io. Io so come sono andate le cose. Apposto così.
God bless Capo-Intermedio
Vedi? Tutto si risolve, hai sbollito la rabbia?
Sì
In realtà te vorrei prende a calci ma ho il contratto in scadenza, Capetto.
V. ha detto una cazzata perché la mail a cui si riferisce riguardava il sito Y ed è stata lavorata immediatamente. Riguardo al sito X non è arrivata richiesta alcuna ergo non è stato fatto nulla fino alle 6 del pomeriggio ora in cui dall'alto si sono resi conto che mancava una comunicazione sul sito X e hanno finalmente mandato la mail di richiesta. Basta leggere la posta per capire come è andata.
Il processo non funziona
Non è vero. L'errore è stato di chi non ha mandato la mail, non certo il nostro. Non abbiamo responsabilità sulle decisioni su cosa pubblicare o meno. Se non mi arriva una richiesta io non pubblico.
Ora chiamiamo il Capo-Intermendio
Breve spiegazione sull'andamento dei fatti. Vengo interrotta.
So tutto. Quelli se so' dimenticati di mandare la mail, Dott. V. ha fatto confusione e non deve permettersi di aprire bocca e dargli fiato. Voi lavorate benissimo. Semplicemente non date peso a quel che dice Dott. V., usate i filtri con certe persone. Il vostro referente sono io. Io so come sono andate le cose. Apposto così.
God bless Capo-Intermedio
Vedi? Tutto si risolve, hai sbollito la rabbia?
Sì
In realtà te vorrei prende a calci ma ho il contratto in scadenza, Capetto.
venerdì 5 luglio 2013
Pensieri da vigilia
Ci siamo. Rullo di tamburi.
No aspettate, che ancora non abbiam fatto la valigia e poi com'è che si chiama quell'ostile luogo meta del viaggio di lavoro dell'USI? Non ricordo. E se non ricordo come lo raggiungo? Ma dite che mi serviranno i doposci?!
Avrete capito dal mio vaneggiare pallido e assorto che domani è il gran giorno. Alle 10 e poco più il mio consorte sarà su un Frecciargento direzione Trento e io, che sono una donna saggia, ho fissato l'appuntamento con Sciattaman due ore dopo la sua partenza, così tanto per star serena e non programmare un suicidio assistito, che da sola non c'ho core, mi serve qualcuno che mi aiuti.
Ok, sto esagerando. I know.
Il punto è che la me di qualche tempo fa, diciamo un anno e mezzo, non avrebbe temuto un'assenza di un mese intervallata, tra l'altro, da una visita reale della sottoscritta della durata di 4 dì. La me di qualche tempo fa, anzi, pur soffrendo la mancanza dell'inquilino, avrebbe approfittato della sua assenza perfare festini frequentare di più le amiche, raccontarci i segreti, pettinare le bambole e cose così. Ma in questo momento che par eterno della mia vita io c'ho un certo bisogno fisiologico di rassicurazioni, attenzioni, certezze indotte.
Ok, sto esagerando. I know.
Il punto è che la me di qualche tempo fa, diciamo un anno e mezzo, non avrebbe temuto un'assenza di un mese intervallata, tra l'altro, da una visita reale della sottoscritta della durata di 4 dì. La me di qualche tempo fa, anzi, pur soffrendo la mancanza dell'inquilino, avrebbe approfittato della sua assenza per
Così la partenza del destinatario principale delle mie assurde divagazioni mentali o seghe mentali che dir si voglia, lo ammetto, mi sta gettando giusto un pochino nel panico. E anche lui, già provato da un nuovo incarico e nuove responsabilità, è un tantinello preoccupato per la salute mentale della mia regale persona.
Per esempio ieri mi ha confessato che il pensiero di lasciare me e il mio cervello soli a casa lo intimorisce un poco. Io ho risposto non siamo soli, c'è Penelope! Mi sono voltata verso la palletta di pelo coi baffi e lei, dopo avermi fissata per qualche secondo, probabilmente incerta sul da farsi, ha poi deciso di darsela a zampe.
mercoledì 3 luglio 2013
Cose boccaccesche
Questa mattina dopo il consueto caffè con Capetto e fedelissimi, fuori l'ufficio, col fresco delle 8, si parlava di zoccolaggine. Tanto pe dì na cosa nova, che altrimenti qui ci si annoia. Del resto il pettegolezzo aziendale è un must have della stagione estiva. E pure delle altre tre, a dirla tutta.
Oggetto delle nostre lingue biforcute era miss biondo che fa felice il mondo rea, secondo Capetto, di aver elargito la sue poche e malfatte grazie con estrema generosità a tutti i masculi con pelo sullo stomaco dell'azienda, quelli che ogni buco è trincea, per capirci.
A., che in rari e sporadici casi riesce ad essere anche più stronzo della sottoscritta, mi ha sorpreso con la seguente frase: ma no, lei non è zoccola.
Poi si è ripreso aggiungendo : ma solo perché...
Ed io, che di mattina ho i filtri azzerati, col cervello che cercava invano di metabolizzre i benefici effetti della caffeina ho pensato bene di palesare il mio stato di nobile completando la sua frase così: ... perchè non trova nessuno che glielo da.
Alla parola nessuno il mio organo preposto al pensiero s'è svejato, con più calma del Marchese del Grillo.
Che cazzo stai a dì? Fermati, idiota! Non puoi mica dire 'ste cose davanti a Capetto, che poi ti perculerà a vita o ne approfitterà per giustificare le sue sboccataggini omofobe.
Troppo tardi.
Scusa cervello, oggi ha vinto parola.
Ovviamente il mio intervento ha suscitato stupore e ilarità e io sono tornata in stanza pensando che la compagnia de 'sti due sta seriamente compromettendo il mio già provato senso della misura e della sobrietà.
lunedì 24 giugno 2013
Buongiorni pelosi e assenze gradite
La palla di pelo con miagolio incorporato che risponde al nome di Penelope questa mattina mi ha svegliata piena di zelo, zompettando istericamente dalla mia coscia sinistra al mio stomaco e mordicchiando il mio alluce destro, manco fossi uno di quei polletti di gomma per cani . Ho provato a usare un tono austero, come suggeriscono tutti i forum sulla rieducazione animale, per farle capire che la mamma non si sveglia all'alba, perché c'ha na vita dura e ha bisogno di riposo. Buco nell'acqua, manco a dirlo. Così mi sono alzata e ho provato a ritagliarmi il mio piccolo spazio di intimità al cesso. Invano. La bestiola ha attaccato una lagna snervante fuori la porta, roba che la sirena dei pompieri alle cinque del mattino è un rumore tollerabile, al confronto. Così l'ho fatta entrare pentendomi della mia decisione quando si è messa a giocare con la cinta del mio accappatoio mentre ero intenta ad asciugarmi prima dell'incrematura mattutina.
Due crampetti molesti mi hanno ricordato che la ciclo-data è vicina e che la mia sindrome premestruale tra i tanti indiscutibili pregi c'ha pure quello di ammazzare le speranze con largo anticipo.
C'ho caldo e sudo. Mi incazzo perché sudo e sudo di più. La mia frangia si arriccia e io mi incazzo di più e sudo di più. Un circolo vizioso sudato. Bell'immagine. Se poi ci mettete che non rinuncio all'essere figa e, quindi, al tacco 10 che in estate si traduce in vescica sotto l'alluce il quadro del mio lunedì è completo.
Però Capetto non c'è. Tre giorni solo io e M. Core a core. Una pacchia. Credo che potremmo addirittura conversare di smalti, trucco, parrucco e ceretta all'inguine senza che lui si intrometta e ci chieda lumi sul funzionamento degli epilatori a luce pulsata perché vorrebbe togliersi definitivamente le ali di pelo che gli crescono dietro le scapole.
True story.
Buon inizio settimana.
Due crampetti molesti mi hanno ricordato che la ciclo-data è vicina e che la mia sindrome premestruale tra i tanti indiscutibili pregi c'ha pure quello di ammazzare le speranze con largo anticipo.
C'ho caldo e sudo. Mi incazzo perché sudo e sudo di più. La mia frangia si arriccia e io mi incazzo di più e sudo di più. Un circolo vizioso sudato. Bell'immagine. Se poi ci mettete che non rinuncio all'essere figa e, quindi, al tacco 10 che in estate si traduce in vescica sotto l'alluce il quadro del mio lunedì è completo.
Però Capetto non c'è. Tre giorni solo io e M. Core a core. Una pacchia. Credo che potremmo addirittura conversare di smalti, trucco, parrucco e ceretta all'inguine senza che lui si intrometta e ci chieda lumi sul funzionamento degli epilatori a luce pulsata perché vorrebbe togliersi definitivamente le ali di pelo che gli crescono dietro le scapole.
True story.
Buon inizio settimana.
giovedì 13 giugno 2013
Quello che i precari non dicono
Essere precari non vuol dire soltanto programmare la propria esistenza un semestre la volta o posticipare l'acquisto del divano IKEA a dicembre sperando di avere ancora un lavoro o programmare le vacanze con 15gg di anticipo perché chi lo sa come sto messa ad agosto.
Essere precari vuol dire vivere in una perenne condizione di sudditanza psicologica che trova giustificazione nella minaccia manco troppo velata: se mi fai girare le sfere del drago ti caccio, quindi fai pippa nelle situazioni in cui vorresti rispondermi male o tirarmi un calcio in faccia.
Per esempio le colleghe A e B, quelle che non possono proprio fare a meno di istigare me ed M. alla prostituzione, non perdono occasione di ricordarci la nostra pietosa condizione prodigandosi in consigli non richiesti e terribilmente scontati tipo: io, fossi in voi, inizierei a guardarmi intorno che qui, ragazze mie, l'appalto è in scadenza e la vostra società la vedo male. E poi non vorrete mica finire come noi, murate vive qui dentro.
E tu pensi: sì, porcazoccola, io voglio finire esattamente come te. Voglio lavorare 25 anni per la stessa azienda e non essere costretta a fare e disfare progetti alla velocità della luce, roba che potrei iniziare a viaggiare nel tempo, tornare al tuo anno di nascita e prendere a pizze tua madre la sera che t'ha concepita. E lo so che a dicembre ce ne potremmo andare tutti a casa non me serve certo un promemoria delle mie sfighe.
Ma dici: certo che ci stiamo muovendo ma sai non è facile trovare un nuovo lavoro in questa situazione
Ma no - afferma candidatemente A - le crisi sono grandi occasioni, sapete.
Certo, e tu, di preciso, quando l'hai persa, l'occasione de annà a fanculo?
Lo so, lo so. Sono un po' cattivella ma una Princess buona non s'è mai vista e poi sono reduce da una pseudo-conversazione con Capetto, tenutasi pochi istanti fa.
L'esordio: Questo lavoro mi fa cagare. Ma perché voi non lo cambiate? Siete così giovani.
Perché non credo ne troveremmo un altro con tanta facilità e per quanto mi riguarda questo lavoro mi piace. Il mio problema non è il lavoro in se ma la precarietà.
Ma che cazzo dici, questo posto è pieno di teste di cazzo
Una, per esempio, potresti essere tu. C'hai mai pensato, Capetto?
Quelle sono ovunque, Capetto
Quando avrai la mia età mi darai ragione
Ma su cosa, di preciso? Ecco che ricominci a parlare del nulla spaziale
Resto in silenzio
Che vita di merda firmare il contratto ogni sei mesi
Ok, Capetto, mi stai prendendo per il culo, è chiaro. Altrimenti non si capisce come tu possa affermare una cosa del genere dall'alto del tuo contratto indeterminato, del tuo fancazzismo galoppante e della tua memoria labile. Perché forse ti stai dimenticando che mi stai facendo firmare il contratto MESE PER MESE.
Hai ragione è una vita di merda. Eppure la sai una cosa? La tua non la vorrei.
Essere precari vuol dire vivere in una perenne condizione di sudditanza psicologica che trova giustificazione nella minaccia manco troppo velata: se mi fai girare le sfere del drago ti caccio, quindi fai pippa nelle situazioni in cui vorresti rispondermi male o tirarmi un calcio in faccia.
Per esempio le colleghe A e B, quelle che non possono proprio fare a meno di istigare me ed M. alla prostituzione, non perdono occasione di ricordarci la nostra pietosa condizione prodigandosi in consigli non richiesti e terribilmente scontati tipo: io, fossi in voi, inizierei a guardarmi intorno che qui, ragazze mie, l'appalto è in scadenza e la vostra società la vedo male. E poi non vorrete mica finire come noi, murate vive qui dentro.
E tu pensi: sì, porcazoccola, io voglio finire esattamente come te. Voglio lavorare 25 anni per la stessa azienda e non essere costretta a fare e disfare progetti alla velocità della luce, roba che potrei iniziare a viaggiare nel tempo, tornare al tuo anno di nascita e prendere a pizze tua madre la sera che t'ha concepita. E lo so che a dicembre ce ne potremmo andare tutti a casa non me serve certo un promemoria delle mie sfighe.
Ma dici: certo che ci stiamo muovendo ma sai non è facile trovare un nuovo lavoro in questa situazione
Ma no - afferma candidatemente A - le crisi sono grandi occasioni, sapete.
Certo, e tu, di preciso, quando l'hai persa, l'occasione de annà a fanculo?
Lo so, lo so. Sono un po' cattivella ma una Princess buona non s'è mai vista e poi sono reduce da una pseudo-conversazione con Capetto, tenutasi pochi istanti fa.
L'esordio: Questo lavoro mi fa cagare. Ma perché voi non lo cambiate? Siete così giovani.
Perché non credo ne troveremmo un altro con tanta facilità e per quanto mi riguarda questo lavoro mi piace. Il mio problema non è il lavoro in se ma la precarietà.
Ma che cazzo dici, questo posto è pieno di teste di cazzo
Una, per esempio, potresti essere tu. C'hai mai pensato, Capetto?
Quelle sono ovunque, Capetto
Quando avrai la mia età mi darai ragione
Ma su cosa, di preciso? Ecco che ricominci a parlare del nulla spaziale
Resto in silenzio
Che vita di merda firmare il contratto ogni sei mesi
Ok, Capetto, mi stai prendendo per il culo, è chiaro. Altrimenti non si capisce come tu possa affermare una cosa del genere dall'alto del tuo contratto indeterminato, del tuo fancazzismo galoppante e della tua memoria labile. Perché forse ti stai dimenticando che mi stai facendo firmare il contratto MESE PER MESE.
Hai ragione è una vita di merda. Eppure la sai una cosa? La tua non la vorrei.
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