venerdì 28 giugno 2013

Questioni di tempi e d'attese

La parte divertente del complesso flusso di pensiero che m'ha attraversato le meningi è stata l'orrida canzone di Fiorello che ha accompagnato il mio ragionare.

Sì o no anche detta Please don't go, che dovrei proprio farmelo spiegare dall'ex codino rampante che c'azzecca il titolo inglese scritto tra parentesi vicino ad una canzone chiamata sì o no ma sorvoliamo và, che forse certe cose è meglio non saperle.

Alla fine la mia mente ha partorito. Beata lei. 

Giuro e spergiuro che non si è trattato di assenza di palle coraggio. Il punto è che luglio è mese assai pregno e complicato. Visto che non godo di giorni di ferie illimitati e visto che sono una donnina piccola e lagnosa senza il suo Umile Servo accanto, io e quel tale che con me condivide l'affaire gravidanza perduta abbiam deciso di comune accordo di rimandare l'ispezione nei miei regali anfratti ad agosto, che un mese non ci cambia la vita, a limite sarò solo un tantinello più isterica.

Nel frattempo Sciattaman aka il mio strizzacervelli, chiamato così grazie alla sua totale mancanza di cura nel vestire e pettinarsi, ha fatto la scoperta del secolo. Io ho un problema con le attese. E sono pure una perfezionista, maniaca del controllo. Non me manca niente.

Pare dunque che la difficoltà nell'accettare e nel vivere serenamente le mie sfighe generi angoscia che si trasforma in depressione che sfocia nell'ipocondria che non è il male ma il sintomo.
Detta così par cosa facile trovare una soluzione. Mancopegnente, signori miei. L'accettazione è lavoro lungo, complesso e tortuoso. Un po' come la ricerca del pargolo smarrito. Quindi abbiam fatto scopa.

Che culo.

E siccome sono una sadica voglio condividere con voi la sopraccitata colonna sonora che ha così dolcemente stimolato le mie povere e martoriate sinapsi:



Va bene, odiatemi. Me lo merito.


giovedì 27 giugno 2013

Proposte indecenti

Riconosco di aver fatto la scelta giusta ogni volta che lo sento al telefono. Perché avere uno scrutavagina che ti sorpende non è mica da tutti.

Succede che l'USI se ne va un mesetto in Trentino per lavoro ma senza i trentatrè trentini che entrarono a Trento trotterellando, cioè senza la sua adorata mugliera che, però, lo andrà certamente a trovare in mezzo ad Heidi che se faceva le canne e alle sue caprette educate. Succede che lo sganciamento dell'ovulo non è previsto in data visita reale et qvindi prendere le pasticcone dopanti sarebbe come gettarle nel cesso e tirare lo sciacquone per poi sperare di restare incinta per gentile concessione del Principale.

Urge quindi chiamata a SantoSpirito per sapere se posso fare a cazzi miei trovare un'alternativa sospendendo l'ultimo ciclo di Clomid per riprenderlo quando la materia prima tornerà disponibile tra le reali lenzuola di casa sua.

Alla quarta chiamata mi risponde col suo solito tono cazzone allegro.

Io parto con un le rammento la mia situazione e spiego tutto il gigantesco inghippo.

Lui tace. Cosa strana.

Poi, cosa non strana, mi spiazza

Visto che tuo marito è fuori uso per un mese approfittiamone per fare l'isterosalpingografia. Chiamami appena ti torna il ciclo che te la fisso e ci togliamo il pensiero

Ah, così. Veloce veloce? Senza manco du carezze prima?

Sì signori miei. Così. Veloce veloce. E col marito in Trentino.

Ho deciso che mi prendo il primo dì di ciclo per pensarci. Che io c'ho paura ho bisogno dei miei tempi e, forse, pure dell'USI che mi stringe la manina prima, durante e dopo. Che a me i camici bianchi me fanno prende lo squaraus solo a vederli. Figuariamoci se devo sbattergliela in faccia e far espolare i miei anfratti da un catetere.

Però ecco, prima è meglio è, come dice Mina che, per la cronaca, si è resa disponibile al supporto morale e mi ha rincuorato con la seguente frase:  tranquilla, il Valium lo porto io. 

martedì 25 giugno 2013

Due

Diciamo le cose come stanno, servitore del mio cuore. Questi due anni non sono stati esattamente sesso, dorga e rock 'n' roll. Anche perchè l'unica sostanza dopante entrata dentro casa nostra è stata il Clomid e, francamente, ne avremmo fatto volentieri a meno, che di ovulazioni indotte e calcoli astronomici non avremmo certo sentito la mancanza.

Ci sono state assenze che hanno pesato, liti, ansie, paranoie, depressioni e soprattutto problemi. Problemi che ci hanno impedito di vivere la nostra neo-vita come avremmo voluto e, diciamola tutta, come sarebbe stato giusto. Perché sta tutto lì, porca trota. Sta tutto nelle aspettative disilluse il senso d'angoscia. Sta tutto nel senso di ingiustizia, nella sensazione che qualcosa ci sia stato sottratto, qualcosa che ci spettava di diritto.

La Sister stamattina nel farmi gli auguri mi ha detto che tre è il numero perfetto e che il nostro terzo anno sarà migliore. Ho sorriso alla sua ingenuità sperando, solo un po', che abbia ragione.

Dicono che il destino ti ripaga, che siamo in credito, che ora è il momento delle cose belle. Sai già cosa penso di quest'ottimismo spicciolo. Stronzate da cartomante. Frasi fatte. Cose dette tanto per far prendere aria alle gengive.

Il tipo che si è messo in testa di farmi il tagliando al cervello mi ha detto che la psicologia non crede nelle coincidenze, nel fato, nel destino, nel karma, nelle stronzate di chi trova nell'aria fritta una spiegazione agli eventi. Un po', sai, questo scetticismo mi rincuora. Non fosse altro perché vuol dire che non c'è nessun Lucifero incazzato con noi due che gioca a dadi con le nostre vite e, diavolo, è pure terribilmente sfigato, mai che facesse due sei.

E quindi niente. Nessun cuoricino in questo post. Nessuna frase smielata. Nessuna dichiarazione. Sarebbe un po' come prendersi per il culo, dai.

Quando ero giusto una scolaretta convinta che un 3 a matematica fosse un problema da inserire nell'agenda del G8, usavo scrivere i miei voti su un'apposita pagina di diario. E siccome i bilanci negativi non mi sono mai piaciuti scrivevo a penna i 7 e gli 8 e a matita i 4 e i 5. Come se le cose brutte potessero da un momento all'altro essere spazzate via da un colpo di gomma. Alla fine dell'anno quei voti scritti a matita non incidevano mai sulla media. E a quadri esposti e complimenti ricevuti io li cancellavo, per sfregio.

Di voti orrendi in questi due anni ne abbiamo presi un bel po' io e te. Ma la sai una cosa? La media resta alta, alla faccia di Lucifero.


Buon anniversario mio Umile Servo tanto tanto Intelligente.


lunedì 24 giugno 2013

Buongiorni pelosi e assenze gradite

La palla di pelo con miagolio incorporato che risponde al nome di Penelope questa mattina mi ha svegliata piena di zelo, zompettando istericamente dalla mia coscia sinistra al mio stomaco e mordicchiando il mio alluce destro, manco fossi uno di quei polletti di gomma per cani . Ho provato a usare un tono austero, come suggeriscono tutti i forum sulla rieducazione animale, per farle capire che la mamma non si sveglia all'alba, perché c'ha na vita dura e ha bisogno di riposo. Buco nell'acqua, manco a dirlo. Così mi sono alzata e ho provato a ritagliarmi il mio piccolo spazio di intimità al cesso. Invano. La bestiola ha attaccato una lagna snervante fuori la porta, roba che la sirena dei pompieri alle cinque del mattino è un rumore tollerabile, al confronto. Così l'ho fatta entrare pentendomi della mia decisione quando si è messa a giocare con la cinta del mio accappatoio mentre ero intenta ad asciugarmi prima dell'incrematura mattutina.

Due crampetti molesti mi hanno ricordato che la ciclo-data è vicina e che la mia sindrome premestruale tra i tanti indiscutibili pregi c'ha pure quello di ammazzare le speranze con largo anticipo.

C'ho caldo e sudo. Mi incazzo perché sudo e sudo di più. La mia frangia si arriccia e io mi incazzo di più e sudo di più. Un circolo vizioso sudato. Bell'immagine.  Se poi ci mettete che non rinuncio all'essere figa e, quindi, al tacco 10 che in estate si traduce in vescica sotto l'alluce il quadro del mio lunedì è completo.

Però Capetto non c'è. Tre giorni solo io e M. Core a core. Una pacchia. Credo che potremmo addirittura conversare di smalti, trucco, parrucco e ceretta all'inguine senza che lui si intrometta e ci chieda lumi sul funzionamento degli epilatori a luce pulsata perché vorrebbe togliersi definitivamente le ali di pelo che gli crescono dietro le scapole. 

True story.

Buon inizio settimana.

venerdì 21 giugno 2013

Solo le cose belle

Una volta tagliasti per sbaglio i tuoi folti e nerissimi baffi. Io rimasi ad osservare incredula la tua faccia orfana di quel vigoroso e maschio simbolo. Sembravi più dolce ma non sembravi tu. Poi mi soffermai sul tuo labbro superiore per scoprire quanto fosse incredibilmente simile al mio.

Quasi due anni fa ci hanno scattato una foto. Io ero in un abito bianco ammazza respiro, tu in un completo nero, camicia bianca, cravatta grigia. Guardavamo entrambi a terra, intenti a non inciampare su quel terreno dissestato che precedeva l'ingresso della piccola chiesa in cui sarei diventata parte di un'altra famiglia. Quella che non ha te al capo ma l'uomo che è diventato mio marito. Le nostre teste tonde, il mio braccio destro sotto il tuo, il piede sinistro avanti, la coscia inclinata esattamente nello stesso modo.

A quattro anni mi portasti con te a raccogliere asparagi. Aveva piovuto e il terreno altro non era che una morbida fanghiglia. Non ti curasti minimamente della raccomandazione di Mina ha avuto la febbre non farle prendere freddo. Preferisti farmi divertire nell'attività prediletta da ogni nano che si rispetti: immergere i piedi nelle pozzanghere. 

Una sera di due anni fa mi portasti a casa una ricotta fresca, quella fatta a mano da un tuo amico pastore. Ti ci fai i ravioli, mi dicesti. Quando scopristi che ero sola a cena ti uscì un ma allora perché non sei venuta a cena da noi, a casa tua. Un po' eri geloso, un po', forse, ti mancavo. Te lo lessi negli occhi e ricordo pensai che fosse incredibile e che, forse, aveva ragione Mina. Tu provi amore ma non sai gestirlo.

In macchina con te mi fai ascoltare canzoni di gente morta o pensionata. Note di altri tempi e mondi. Ami associarle a quei periodi della tua vita in cui io non ero ancora presente. Questa uscì quando facevo il militare, questa quando ho conosciuto tua madre, senti che musica! Io sorrido e ti prendo in giro, perché a te piace così.

Oggi voglio dedicarti questi ricordi, gli altri, quelli brutti, lasciamoli dormienti nel loro tempo passato. Lasciamoli agonizzanti in un mare di altre esperienze, più gaie e frivole. Perché se non li possiamo cambiare li possiamo ignorare. Possiamo evitare che tornino a farci del male. Almeno oggi.

Perché oggi compi 58 anni e da 28 sei mio padre.

Buon compleanno, Pino.


giovedì 20 giugno 2013

Una questione di coscienza

Lo studio è piccolo, probabilmente ricavato da un grande stanzone. C'è un divano bianco di pelle a due posti  che deve esser stato oggetto di divertimento per più di un gatto. Sopra troneggiano i faccioni sorridenti e colorati della diva per eccellenza, Marylin Monroe. Quel quadro l'ha voluto mia moglie, dice lui, serve solo a coprire una macchia d'umidità, non scandalizzarti, sorride. Sulla parete di fronte due quadri di un artista amico della famiglia di mio zio, marito della sorella di mio padre e suo cugino carnale. E' l'unica connessione evidente della parentela. Nessuna somiglianza tra i due.

L'aria passa attraverso una lunga finestra che da su un cortile interno la cui vegetazione rigogliosa e un po' incolta mi ricorda il giunglino. La tenda è semistrasparente e svolazza nella corrente.

I libri sono accatastati uno sull'altro, sopra una sorta di ampia mensola ricavata dal controsoffitto e provvista di faretti. Nomi ridondanti e autori a me sconosciuti. Qualche consonante di troppo sul dorso di una ventina di libri mi ha fatto azzardare un anche io amo la letteratura russa, sa?. Lui ha sorriso di nuovo e ha imputato ancora alla consorte la colpa di qualche Bukowsky di troppo. Sempre meglio di Moccia, dico io.

La porta a soffietto non si chiude bene e il tavolino basso, di fianco al divano è pieno di agende, fogli di carta scribacchiati, qualche caramella, due bicchieri e una brocca d'acqua naturale.

La forma non è tutto.

Lui siede su una poltroncina nera, davanti al divano. In braccio ha un cagnetto marrone, faccia simpatica, occhi tondi e orecchie grandi. Abbaia in continuazione quando lui si alza o si allontana. L'abbiamo preso in un canile, racconta, è stato maltrattato da piccolo, per questo è aggressivo. Gli carezzo le testa e mi siedo.

Cominciamo. Suona come un ordine ma mi va bene.

Mi siedo e inizio a parlare. Di me, di mio padre, di noi, di mio suocero, di un matrimonio martoriato dagli eventi, della mia ipocondria, dei miei figli, quelli che non vengono, quelli che pare non mi vogliano. Parlo dell'angoscia che sento quando mi sveglio, parlo degli incubi e del fiato corto. Di pensieri bui, di pianti, di apatia.

Cosa vuoi ottenere alla fine del percorso, Princess?

La serenità che ho perso. Perchè io, dottore, questo male oscuro lo odio, con tutta me stessa. Lo voglio schiacciare, perché ho tanta voglia di vivere.

Ho iniziato una psicoterapia. Perché me lo devo e lo devo a loro: i miei futuri figli. Che se continuo così non verranno mai e io, invece, li voglio tanto, ancora.

martedì 18 giugno 2013

Primati

Sottostare ad alcune ferree regole di sopravvivenza è lo scotto che dovete pagare per avere l'onore di sentire il peso di una corona sulla vostra testa. Perché la vita da Princess è assai dura, sapevatelo. Che non ci sono mica solo i privilegi, tipo, che so, avere un Umile Servo Intelligente che ti porta la colazione a letto, no no. Ci sono anche delle responsabilità. Una di queste è primeggiare. E io, modestamente, primeggio. Non tanto in qualità e virtù quanto in vizi e magre figure. Del resto non faccio altro che dar seguito ad una millenaria tradizione. Non era forse un vizioso il Re Sole? E non fu forse una gaffe la celebre frase che mangino brioches di Maria Antonietta? Ma no, dai, non penserete mica che fosse solo questione di stronzaggine. Voglio dire, quella poraccia doveva andare in giro con un parruccone del peso di un San Bernardo, potreste mai anche solo lontanamente immaginare cosa succedeva alla sua regale cute in estate? Minimo si ritrovava in testa un allevamento di rane. Minimo.

Per darvi dimostrazione del mio primato in figure di merda ve ne racconterò qualcuna e siccome sono una a cui piace suddividere lo scibile in categorie ne ho individuate tre:

Nudità

Tra le numerose malsane abitudini principesche vi è quella di liberarsi delle vesti non appena varcato l'uscio di casa. Niente di male se non fosse che più di una volta ella è stata sorpresa dal dirimpettaio mentre passava il folletto vestita solo di un perizoma verde smeraldo, pure un po' catarifrangente.

In un'altra occasione, convinta che a suonare il campanello fosse stato l'USI, ha aperto la porta in mutande e reggiseno all'idraulico per poi richiudergliela violentemente in faccia blaterando una cosa tipo spetti scusi eh torno subito pensavofossemiomarito.

La sua autostima ha vacillato giusto un pochino quando è stata costretta a gattonare sotto la finestra aperta della sala da pranzo perché aveva intravisto la signora di fronte appollaiata sul davanzale. Le mancava giusto un cannocchiale.

Pettegolezzo in presenza di spettegolato

Presa da vocazione sgarbesca la Princess pensò bene di mettersi a criticare ferocemente i lavori di ristrutturazione di una piazzetta nel centro storico del paese. Lavori voluti, ideati e diretti dal padre, architetto, di una sua amica, in quel momento seduta di fronte a lei. Non paga della figura barbina pensò bene di chiedere alla Sister perché mi stai dando dei calci sotto il tavolo? quando lei cercò di salvarla usando quel convenzionale metodo anti-gaffe.

In un caldo pomeriggio estivo, seduta su una panchina, la Princess decise di intrattenere la corte attribuendo un voto da 0 a 10 ai fisici più o meno ben tenuti delle over 40 del paese. Il caso volle che la tipa che le era seduta dietro di cui lei, ovviamente, non si era accorta, ricevesse un timido 4 e mezzo accompagnato dalla frase: pe' avvecce 50 anni sta messa bene ma, cacchio, io eviterei i pantaloni bianchi attillati se avessi la sua cellulite.

Falling down

Cadere è un'altra delle attività predilette a Palazzo. Meglio se compiuta nel bel mezzo di un evento di proporzioni colossali. Per esempio durante una mostra, con un taccuino ed un registratore in mano, durante un'intervista all'artista di turno.

Ma la Princess, sapete, primeggia anche nei modi. Una volta, per esempio, cadde a terra in ginocchio mentre era intenta in una complessa attività: alzarsi da una panchina.

L'USI è ancora convinto che sia stata colpita da improvvisa crisi mistica. Una cosa tipo l'estasi di Santa Teresa. 

E voi? Di quali  figure fagose vi siete resi protagonisti?

sabato 15 giugno 2013

Penelope

Visto che a Palazzo non vi è traccia alcuna di doppie linee su uno stick pregno di pipì, panze tonde, vagiti, culle e pannolini Princess e USI hanno deciso di farla spiccia e andarsi a prendere il terzo membro della loro very little family.

E' stato semplice. Niente calcolo dell'ovulazione, pasticconi dopanti per le ovaie, giorni d'astinenza per potenziare il getto spermico, dubbi esistenziali muco-non muco - ovulo-non ovulo, appuntamenti loschi e raccomandazioni tipo svegliami quando torni, capisci a me. 

Lei è una donna, si chiama Penelope, beve latte, è causa di notti insonni, sparge cacca dove non dovrebbe. Che altro dire? Ah è pelosa, ha 4 zampe e miagola. Eccola:



Il nostro rapporto è iniziato nel migliore dei modi. Lei si lagna fino allo sfinimento, io mi alzo dalle due alle cinque volte dal letto, mi avvicino per carezzarla e lei soffia manco avesse visto un doberman incazzato. E' così piccola da non riuscire a scendere le scale ma non così tanto da non farsi le unghie sullo stipide della porta. In due giorni ha dato il meglio di se grazie all'accoppiata vomito-cacca. Roba che son diventata ipocondriaca pure nei riguardi di sua maestà baffuta.



Siccome, però, il mio lato mamma degenere reclamava la ribalta ho pensato bene di perdermela in camera da letto durante il primo giorno di permanenza nelle sue reali stanze. Il tempo di lavarmi i denti è lei stata inghiottita in qualche remoto angolo a me sconosciuto. L'ho lasciata sola e miagolante senza sapere dove fosse e se l'avrei trovata ancora viva al mio ritorno dal lavoro. Ditemi che non esiste un'assistente sociale dei gatti, please.



Vi assicuro che le reclusione forzata è solo temporanea. Quando la coronata testa pelosa sarà sufficientemente indipendente ovvero quando gli altri gattoni del vicinato non la vedranno come la novellina ingenua, vittima sacrificale di smanie bulliste, la tipetta tutto soffio potrà avere il giunglino tutto per se e tra qualche mese, magari, amoreggiare al chiar di luna con qualche micio vagabondo. Che si sà i vagabondi hanno sempre il loro fascino.



Ora vi lascio, vado a controllare che non me l'abbia fatta sul piumone.

giovedì 13 giugno 2013

Quello che i precari non dicono

Essere precari non vuol dire soltanto programmare la propria esistenza un semestre la volta o posticipare l'acquisto del divano IKEA a dicembre sperando di avere ancora un lavoro o programmare le vacanze con 15gg di anticipo perché chi lo sa come sto messa ad agosto.

Essere precari vuol dire vivere in una perenne condizione di sudditanza psicologica che trova giustificazione nella minaccia manco troppo velata: se mi fai girare le sfere del drago ti caccio, quindi fai pippa nelle situazioni in cui vorresti rispondermi male o tirarmi un calcio in faccia.

Per esempio le colleghe A e B, quelle che non possono proprio fare a meno di istigare me ed M. alla prostituzione, non perdono occasione di ricordarci la nostra pietosa condizione prodigandosi in consigli non richiesti e terribilmente scontati tipo: io, fossi in voi, inizierei a guardarmi intorno che qui, ragazze mie, l'appalto è in scadenza e la vostra società la vedo male. E poi non vorrete mica finire come noi, murate vive qui dentro.

E tu pensi: sì, porcazoccola, io voglio finire esattamente come te. Voglio lavorare 25 anni per la stessa azienda e non essere costretta a fare e disfare progetti alla velocità della luce, roba che potrei iniziare a viaggiare nel tempo, tornare al tuo anno di nascita e prendere a pizze tua madre la sera che t'ha concepita. E lo so che a dicembre ce ne potremmo andare tutti a casa non me serve certo un promemoria delle mie sfighe. 

Ma dici: certo che ci stiamo muovendo ma sai non è facile trovare un nuovo lavoro in questa situazione

Ma no - afferma candidatemente A - le crisi sono grandi occasioni, sapete. 

Certo, e tu, di preciso, quando l'hai persa, l'occasione de annà a fanculo?

Lo so, lo so. Sono un po' cattivella ma una Princess buona non s'è mai vista e poi sono reduce da una pseudo-conversazione con Capetto, tenutasi pochi istanti fa.

L'esordio: Questo lavoro mi fa cagare. Ma perché voi non lo cambiate? Siete così giovani.

Perché non credo ne troveremmo un altro con tanta facilità e per quanto mi riguarda questo lavoro mi piace. Il mio problema non è il lavoro in se ma la precarietà.

Ma che cazzo dici, questo posto è pieno di teste di cazzo

Una, per esempio, potresti essere tu. C'hai mai pensato, Capetto?

Quelle sono ovunque, Capetto

Quando avrai la mia età mi darai ragione

Ma su cosa, di preciso? Ecco che ricominci a parlare del nulla spaziale 

Resto in silenzio

Che vita di merda firmare il contratto ogni sei mesi

Ok, Capetto, mi stai prendendo per il culo, è chiaro. Altrimenti non si capisce come tu possa affermare una cosa del genere dall'alto del tuo contratto indeterminato, del tuo fancazzismo galoppante e della tua memoria labile. Perché forse ti stai dimenticando che mi stai facendo firmare il contratto MESE PER MESE.

Hai ragione è una vita di merda. Eppure la sai una cosa? La tua non la vorrei.

martedì 11 giugno 2013

Fasi di ricerca

Nell'immaginario collettivo la donna in cerca di un pupo, che in quest'ambito chiameremo semplicemente ricercatrice, è una persona serena e consapevole della scelta fatta che si gode a pieno le maratone orizzontali con il compagno - marito- donatore di sperma, che aspetta con serenità, quasi dimenticandosene, l'arrivo non arrivo del ciclo e si rassegna con un sorriso pensando sarà per la prossima volta quando vede le rosse arrivare con il loro carico di indicibili disagi all'orizzonte.

Bella stronzata.

Non funziona proprio così. Perché dietro la frase stiamo provando ad avere figli spesso si celano verità imbarazzanti, riti snervanti, fantasintomi e seghe mentali.

La vita della ricercatrice è assai complicata.

Per comodità la suddivideremo in 4 comode fasi mensili:

Il post-mestruo. Dove tutto ha inizio, ogni volta. Le rosse se ne sono andate, la ricercatrice si sente sgonfia, figa e bellissima. Passeranno almeno 14 giorni prima dell'ovulazione così decide, semplicemente, di rimandare il pupo-pensiero a quella data. E' iperattiva e spensierata e nei momenti migliori arriva a pensare cose tipo: ma sì, io sto bene pure così, senza pargoli al seguito. Perché io valgo, perchè io mi piaccio, perché io so' io e voi nun siete un cazzo. 

Illusa, povera illusa.

Una settimana dopo il post-mestruo la serenità pocanzi descritta sarà già sfumata. Troverete la ricercatrice in preda a calcoli astronomici finalizzati a beccare lei: la data ovulatio, il giorno x, le 12h di fertilità e di felicità.

Trenta meno quattordici fratto due per settantatrè... ma non la calcoliamo pure la luna piena? E il segno del sagittario con Saturno contro? E lui deve caricare  il cannone, togliamo altri 4 giorni. Giorni alterni? Tutti i giorni? Che diceva l'esperta del forum sulla fertilità?

Un delirio.

Se, poi, la ricercatrice verrà a conoscenza dell'esistenza di quegli strumenti infernali chiamati stick ovulatori la sanità mentale sua e del suo socio in affari verrà messa a dura prova.

Ma tu la vedi 'sta minchia di linea di destra? Ma la supera o no la sinistra? Ma l'hai fatto con la pipì del mattino? Ma hai bevuto a sufficienza? Ma è meglio farcela sopra o usare un bicchierino?

Svelato l'arcano il periodo ovulatorio vedrà la ricercatrice sguinzagliare il suo lato porno-star. Pizzi e sfizi, sensualità e appeal, parole zuccherose e gambe a candela.

Perché se il sesso a comando ammazza il romanticismo almeno rendiamolo interessante. 

E poi arriverà lui. Per le esperte è semplicemente il PO ovvero il periodo post-ovulazione. Il periodo in cui il dubbio corrode l'anima della ricercatrice. Il periodo in cui lei farebbe di tutto per scrutare utero, endometrio, ovaie e tube pur di sapere, pur di dare risposta a quell'unica, snervante domanda. La domanda che martella la corteccia cerebrale di ogni donna bisognosa di una panza:

Sarò rimasta incinta?

Nella vana speranza di trovare indizi la ricercatrice passerà buona parte del suo tempo in un'attività altamente debilitante: la ricerca del sintomo.

Perché lei lo sa che i sintomi iniziali di una gravidanza sono simili a quelli del preciclo e allora si impegna nell'individuazione di fantomatiche differenze. Differenze che, sebbene si sforzi, non troverà mai.

Ho le tette gonfie ma la tensione non riguarda tutta la tetta, solo il capezzolo. Sicuro sono incinta! 
No, ricercatrice, sicuro sei scema. O il push-up ti ha strizzato pure il cervello.

Mi pizzicano le ovaie, sarà un sintomo? Cerchiamolo un po' su google.
No, ricercatrice. Forse hai solo mangiato piccante.

Sono stitica questi giorni, magari è il progesterone che sale perché sono incinta.
No, ricercatrice, sei stitica sempre.

Ho messo lo zucchero nell'acqua della pasta, sono distratta. Wow è un chiaro sintomo di gravidanza!
No, ricercatrice. Non devi cucinare mentre guardi Grey's Anatomy in streaming.

Ho la nausea!
Ricercatrice, te sei magnata un etto e mezzo de carbonara. A cena.

Il ciclo arriverà, come sempre, puntuale e la ricercatrice, dopo il consueto momento di disperazione e sconforto penserà:

La prossima volta non faccio caso a nulla, non mi faccio più fregare.
No, ricercatrice. Ti farai fregare ancora.

Del resto la prossima volta potrebbe essere quella buona.

lunedì 10 giugno 2013

Fuori dal tunnel del divertimento

Sapevamo che la giornata sarebbe stata impegnativa fin dal momento in cui abbiamo aperto gli occhi al primo sole del mattino. Dire addio a un sorriso buono che ha visto solo 27 primavere e acccogliere la consapevolezza di essere ciechi di fronte alla sofferenza umana non è certo un bel programma per un sabato mattina. Ed è proprio per questo che nel tentativo di esorcizzare il dolore per un passaggio anticipato in un mondo che i vivi non hanno modo di visitare, io, le Sisters, l'USI e l'amico G. abbiamo iniziato alle ore undici e trenta a proporre spassose alternative alla depressione che ci avrebbe senz'altro colti a rito ultimato. Anche perché lui avrebbe voluto così, lui amava divertirsi.

Come tutti i buoni propositi che si rispettano siamo partite col botto. 

A mezzogiorno avevamo tirato fuori dal calderone del divertimento ad ogni costo queste proposte:

Andiamo a ballare al mare. Partiamo appena finito tutto, arriviamo lì per l'aperitivo, ceniamo fuori e poi ci scateniamo. 

C'è un concerto interessante a San Lorenzo. Ci facciamo una pizza, andiamo ad ascoltarlo e poi ci facciamo un giro.

A San Lorenzo c'è il mio istruttore di Zumba che fa serata in un locale, potremmo anche andare lì. Si balla anche la salsa, non ti manca un po' ballare la salsa Princess? A me sì.

Alle cinque, seduti su una panchina con lo sguardo perso nel vuoto le alternative erano senza dubbio meno pretenziose:

Mangiamo insieme al pub del paese, poi ci ubriachiamo a suon di prosecco.

Ma un cinema? Danno La grande bellezza oppure ammazziamo i neuroni con Una notte da leoni.

Alle otto restava una sola cosa da fare:

Pizza al taglio a casa Princess-USI, divano, video youtube di Diprè. Così, tanto per ricordare a noi stesse che c'è sempre chi sta peggio, che non occorre andare a ballare per divertirsi, che in cinque su un divano si sta stretti ma si sta tanto, tanto bene. Anche se la Sister O. si è addormentata alle undici mentre il critico d'arte più divertente del web intervistava una tipa che diceva di aver avuto un amplesso con un alieno.

giovedì 6 giugno 2013

Ristrutturazioni reali

Vi avevo già parlato delle smanie da femmina che hanno attaccato la mia povera Sister O. alla soglia dei trenta. Che poi soglia dei trenta un par de ciufoli, io devo ancora farne 29, la precisione è tutto quando sei nata a dicembre. 

Ho deciso di darle retta anche in virtù di un'orrida frase, rivolta a me ed M., ancora Ciovani e gnocche, pronunciata dalla collega bionda, quella dalla voce stridula e che ha come fashion guru il mago Zurlì:

Voi siete già al limite d'età utile per la prevenzione. Dovete iniziare ora, prima che sia TROPPO TARDI

Lì per lì l'ho mandata mentalmente affanculo a farsi benedire pensando che la sua fosse solo invidia e poi, vabbè lo sapete che sono una Princess acida no?, ho pensato pure le cose sono due o tu la prevenzione non l'hai fatta o avresti avuto bisogno dell'intercessione della Vergine Maria già a 20 anni per fare in modo che INVECCHIASSI decenemente.

Qualche giorno dopo, sola e ignuda davanti lo specchio grande del bagno, pentedomi amaramente dei miei peccaminosi pensieri, ho iniziato a vedere cose che voi sudditi non potete nemmeno immaginare. Così sono andata dritta dritta verso la soluzione: 50€ di creme. Una per il corpo da mettere sotto la doccia, che promette di rendere la mia pelle assai morbida al tatto, una per il viso, che eliminirà tutte le impurità ed eviterà mi spuntino le zampe di gallina ai lati degli occhi il giorno successivo il mio 30esimo compleanno, una per i capelli, che li rimetterà in sesto dopo anni di piastra, phon e forcine e poi c'è lei: l'anticellulite. Quella che ti promette di spazzare via qualsiasi accenno di buccia d'arancia in 10 giorni, che manco Mark Sloan quando era ancora vivo.  

Questa mattina ho rischiato di far tardi al lavoro visto che il tempo medio di una doccia è spaventosamente salito dagli originari 15 minuti ai 35 abbondanti. Roba che l'USI ogni tanto si affaccia in bagno per controllare che io sia viva. Ma sono soddisfatta eh. Sì sì. E ho difeso la mia scelta anche quando in pieno atteggiamento amoroso il mio coniuge mi ha chiesto perchè avessi le natiche appiccicose e, alla mia risposta è il gel anticellulite, ha riso di cuore palesando un suo tremendo sospetto con la seguente frase:

Tu la cellulite ce l'hai al cervello.

martedì 4 giugno 2013

La dieta fertile e il broccolo killer

Non penserete mica che per essere donne fertili basti svegliare le ovaie o dare un'aggiustatina agli ormoni o stapparvi le tube o produrre quantità industriali di muco vaginale o diventare moderatore di qualche forum sull'infertilità, di quelli che ti fanno sgranare gli occhi e gridare cose tipo io ce le ho tutte queste cose, non avrò mai bambini, voglio mamma. 

Nossignore.

SantoSpirito docet.

La fertilità è cosa assai complessa

Che poi vaglielo a dire a quelle che restano incinte con uno sguardo spermatozoico che la fertilità è cosa assai complessa, minimo ti sputano in faccia ma vabbè, soprassediamo, che qua di immacolate concezioni non se ne vedono, ahime.

I metodi del genio delle impazate mi fanno riflettere. Sono un misto di interventismo medico frutto di scienza esatta e consigli degni di qualche abitante di Salem. Per esempio, quando ha suggerito all'USI di mangiare le mandorle a colazione ed evitare gli broccoli che uccidono i soldatini io me lo sono visto con un cappello a punta in testa e una sfera di cristallo in mano mentre invocava qualche buon Dio protettore delle donne wanna be gravide

Perchè la fertilità è fatta di tanti piccoli tasselli che devono coincidere

Uno di questi è la dieta. E pare che la sottoscritta stia alla dieta sana come Giordano Bruno alla Chiesa Romana. A confermarmelo è stata l'espressione di sdegno del doc quando ho descritto la mia colazione: caffè al volo e/o merendina ipercalorica e/o cornetto del bar. Per non parlare della quantità di acqua giornaliera: 3 o 4 bicchieri, se mi impegno. 

Con un'espressione accigliata simile a questa:




ha, quindi, continuato la sua arringa in favore di colazione abbondante, carboidrati e verdure a pranzo, proteine derivanti da carne bianca e pesce a cena, mandorle a volontà e poi... poi mi pare che abbia detto una cosa tipo niente dolci.

Niente dolci?

Devi moderare gli zuccheri

Immaginate quale tragedia shakesperiana si celi dietro questa frase per una come me. Una che mette la Nutella nel caffè.

Ditemi che posso, dai. Ditemi che la Nutella  è senza zucchero, dai. 


sabato 1 giugno 2013

Ciao

C'è che il paradiso sta diventando troppo affollato. C'è che sono troppi i volti che sai non rivedrai più. C'è dolore e c'è rabbia. C'è gente che piange per aver troppo riso. C'è che io sono stanca ma ho capito che la vita me la voglio tenere stretta. C'è il sorriso di tua sorella, ci sono gli occhi di tuo nonno. C'è la mia infanzia e la tua, su quelle scale di pietra, quando giugno era giugno e c'era il sole, quando ci bastava poco per essere felici.

C'è che tu non ci sei più, e porcatroia fa male.

Ciao, Luca