sabato 31 agosto 2013

Whatever will be

Ho deciso di godermi l'influsso benefico del mare fino all'ultimo giorno concessomi, quest'anno.
Io e l'USI rimbalziamo come biglie di gomma impazzite dall'Adriatico al Tirreno. Sarà che viviamo all'ombra degli Appennini che, oltre a farci tremare le chiappe soventemente (vedi l'ultima scossa che ci ha inseguito sul Conero) ci fanno sentire esattamente al centro del centr'Italia e col potere di scegliere se vedere il sole sorgere o tramontare sul mare.

La preospedalizzazione, tra gli altri indiscutibili meriti, c'ha pure avuto quello di farmi capire che nella clinica marmocchi a portar via i medici son tutti naif. Il tizio che mi ha fatto il prelievo, per esempio, ha battezzato la mia generazione come mucchio di rammolliti quando, per pura precauzione, l'ho avvertito che sarei potuta svenire. Non è accaduto. Fatemi un applauso pliz.

L'anestesista, secondo l'USI, è un ex capellone che ha perso i capelli perché, dice, c'ha la faccia sofferente da chioma mancata. E' simpatico e rassicurante. Quando mi ha raccomandato di mangiare leggero la sera prima mi sono resa conto che SantoSpirito non mi ha dato indicazione alcuna riguardo l'affaire spurgo dell'intestino. Lunedì mattina lo chiamerò sperando che non mi ordini di mandar giù un cucchiaio di olio di ricino.

La mia camicia da notte è pronta. pure. Del resto, come i fedelissimi già sanno (e quelli che non lo sanno: sapevatelo qui!) lei non teme la ribalta, anzi la brama. Maledetta egocentrica.

Nel frattempo a Sciattaman manco. Mi ha mandato un sms per accertarsi stessi bene. L'ho rassicurato pensando che non c'avrebbe mai creduto. Gli ho anche promesso che mi sarei fatta risentire presto perché, detto tra noi, se l'isterosalpingografia dovesse andare nel peggiore dei modi, il suo ruolo diverrà assai importante. Che non vorrà mica avermi sulla coscienza, che ne sarebbe poi della sua reputazione?

Sono stanca. Parecchio. E per reazione non penso a niente. Tabula rasa. Stop. Il mio cervello reclama pace e serenità.

Rallenta 'ste sinapsi, Princess, che sono in affanno.

E io gli do retta.

Scrollo le spalle e que sera, sera



giovedì 29 agosto 2013

La bella anestetizzata

C’è poco da fare. Lui sorprende, sempre.

Ieri mattina ore 10 e un quarto, seduta di fronte all'autore del nuovo programma firmato Real Time Non sapevo di poter restare incinta, poi l’ho incontrato ero pronta a sbottonarmi i jeans e assillare il mago delle wanna be gravide con le mie paturnie. La paura dell’endometriosi, innanzitutto. Affacciatasi nella mia mente ipocondriaca a seguito degli ultimi tre dolorosissimi cicli. Roba da due OKI al dì, mica pizza e fichi.

Lui, invece, se ne esce con un

Allora Princess ci prepariamo per quest’esame?

Volentieri!

Dico io senza falso entusiasmo per poi redimermi con un

Cioè… volentieri no eh…

Eh no, l’esame lo dobbiamo fare, lo dobbiamo fare!

Certo, io sono pronta

E sono una bugiarda maledetta

Inizia a prescrivermi una serie di esami e visite tra cui un ECG e una visita anestesiologica.

Scusi Doc ma a che serve l’ECG?

Io ti sedo

Lui mi seda, annamo bene

Stavo per protestare con un

…ma… ma io ho letto su internet che si fa da svegli, le mie amiche blogger…

Poi il mio cervello ha proiettato l’immagine della sua faccia offesa da tale sfacciato affronto, quella da il capo sono io, sono io che decido quando si attacca! (scusate, la Disney m’ha deviata, lo so) così, orecchie basse e coda tra le gambe, son stata zitta, forse è stata una delle poche volte in vita mia in cui, come se dice a Roma, ho fatto pippa. Cosa non si fa per gli eredi? Lui, in ogni caso deve aver intuito le mie perplessità poiché mi ha poi spiegato il motivo della sua scelta. No, non è ti tramortisco così non rompi il cazzo, malelingue. SantoSpirito non vuole rischiare falsi positivi che potrebbero sorgere nel caso in cui la percezione del dolore mi creasse spasmi involontari. O giù di lì.

L’ho presa bene, che ve pensate. Ho solo, nell'ordine, passato al vaglio le seguenti eventualità:

non mi risveglierò dall'anestesia

le analisi saranno sballate

l’ECG rivelerà un infarto del miocardio

mi troveranno qualcosa di gravissimo tale da giustificare un’isterectomia

Roba che, poi, m’è venuta davvero voglia di ciucciarmi il tubo del gas, avidamente.

martedì 27 agosto 2013

Oops I did it again

Ho capito tutto. Quando Britney Spears cantava Oops I did it again si riferiva allo shopping, maledette giornate di pioggia in ferie. Che volete farci io so' depressa, in qualche modo dovrò pure riprendermi no?
E' ormai risaputo che un nuovo paio di scarpe ha lo stesso effetto benefico di un'iniezione endovena di serotonina e poi da Kiko gli smalti stavano a uno e cinquanta e quei pantaloni color petrolio io li stavo cercando da mesi.

In compenso ho risparmiato sulle camicie da notte. Perché pare che per l'ispezione intrauterina io ne abbia bisogno. Mina mi ha fatto notare che le tre che posseggo sono un tantinello osé per mostrarle agli ER del team cercasi panza disperatamente e la quarta, acquistata per ben tre euri al mercatino del paese è puerile. Proprio così. Puerile. Solo perché ha un paio d'orsacchiotti stampati sul petto. Esagerazioni.

Fatto sta che per l'evento dell'anno la genitrice m'ha regalato ben tre camice da notte di sua proprietà. Tutte un po' troppo lunghe ma in fondo carine. Credo che indosserò quella gialla canarino, giusto per farmi prendere un po' per il culo da SantoSpirito, così se diverte, almeno lui.

Ecco, insomma, mi assolvo, da sola.

Sono un monarca, lo posso fare.

Udienza tolta.

Ora, quindi, qualcuno vada a dire all'USI che non ho intenzione alcuna di restituirgli i 50 euri, prelevati dal suo Bancomat, che ho speso con così tanta cura e dovizia d'entusiasmo.

lunedì 26 agosto 2013

Iniziare bene VIII. Conversazioni surreali.

Tuuuuuu

tuuuuu

Pronto!

Ohmaigod al secondo squillo? I believe in miracles!

Pronto Doc sono la Princess

We ciao Princess

Dunque io ho avuto il ciclo due giorni fa, devo prenotare l'istero... quella là. Cosa devo fare? Vengo da lei prima?

Lunedì?

Lunedì prossimo?

No, quello passato!

Okkei, questo s'è fatto d'hashish. Sarà mica andato in vacanza in Jamaica? Lo sapevo io che uno che porta gli occhiali a specchio non è affidabile.

No Doc, dico... vengo lunedì?

No! Il ciclo, il ciclo! L'hai avuto lunedì passato?

Noooo! Ho detto sabato, s-a-b-a-t-o.

Ah il 26!

Gesummio, e tu dovresti far nascere il mio erede? Non oso immaginare che casini me combini in fase inseminatio.

Doc, il 26 è oggi. Mi è tornato il 24. 23 notte, per la precisione.

Certo, certo. Ho capito.

Molto bene. E' pazzo.

Vieni mercoledì. 

Ok

Facciamo la preospedalizzazione, poi vediamo. Se va tutto bene settimana prossima facciamo l'esame.

Stavolta gradirei du' bacetti prima. Dite che li faccio scrivere sulla ricetta?

sabato 24 agosto 2013

Tutto lì

Siccome io e la Sister O. siamo due tipette allegre, così allegre che se ci vede un becchino si gratta le balle, ieri sera, mentre consumavamo un classico pasto da sagra, hot dog, patatine, panino con la porchetta, sedute su un marciapiede e in attesa che iniziasse l'atteso tributo a Michael Jackson, abbiamo parlato del nostro reciproco male di vivere.

Montale, spostati e dacci la scena please

Lei si è rimessa l'anello all'anulare, solo parzialmente convinta di aver fatto la scelta giusta. Sta pagando a caro prezzo il tempo che non si è presa per riflettere. Convive col dubbio atavico di ogni donna ma lui sarà davvero cambiato? 

Io beh, io avevo avvertito come un leggerissimo fastidio sotto il ventre preludio oscuro dell'ennesima delusione. Sono banale e noiosa, lo so. 

L'istero-sciogli lingua non è più rimandabile. Settembre è alle porte e io ho prenotato una ceretta all'inguine, che da SantoSpirito ci si va con Vù in ordine. Quasi quasi la faccio bionda.

Mentre con O. parlavo delle mie angosce mi son resa conto che la soluzione di tutti mali sarebbe solo lui. O lei. Quel minuscolo ammasso di cellule che si ostina a non prender forma nel mio utero.

Ed ora insultatemi pure, venitemi a dire che non posso far girare la mia vita intorno al desiderio di una gravidanza che, forse, non avrò mai. Venitemi a dire, voi banalotti dalla genitorialità facile, voi che ci siete riusciti dopo ben 4 mesi, voi che non conoscete neppure la differenza tra IUI e FIVET, tra estrogeni e testosterone, tra stick ovulatori e test di gravidanza, che NON CI DEVO PENSARE.

Prendetemi a sberle, svegliatemi, ditemi che no, il problema è più profondo, va ricercato altrove parlami della tua infanzia, lo scoviamo lì.

Balle.

Sono adulta, razionale e incredibilmente equilibrata, parola di Sciattaman. Una gravidanza sarebbe salvifica. Tutto qui.

Non ho smesso di vivere. Progetto vacanze, mi metto lo smalto, prenoto il parrucchiere, trovo il bello nelle piccole cose, nel sole e nel mare, in un Crodino con le amiche, nelle fusa di Penelope, nelle carezze sulla pancia ad un cucciolo di Labrador. Faccio liste, voglio studiare inglese come si deve, riprendere i corsi di Photoshop, iniziare un corso di fotografia, curare il giunglino, dipingere.

Ma più di ogni altra cosa io voglio essere madre.

Non posso farci nulla. Sta tutto lì. Tutto all'origine. L'origine della vita.

martedì 20 agosto 2013

Sfide estive

Questa mattina ho deciso di sfidare le avverse previsioni meteo con un pacchetto di Rustiche consumate rigorosamente sul lettino fronte piscina del nostro hotel.

Ha funzionato.

Non solo gli attesi fenomeni temporaleschi, da queste parti, hanno marcato visita ma neppure una piccola goccia di acqua piovana ha bagnato il reale capo. Così all'ora di pranzo abbiamo deciso di tentare la spiaggia. Mezzavalle, riviera del Conero, Marche, non è comodissima da raggiungere. Il cartello che consigliava di indossare scarpe da trekking per percorrere il sentiero che permette di arrivare alla spiaggia avrebbe dovuto mettermi sul chi va la. In ogni caso io e le mie vetuste Nike, unico paio di scarpe da ginnastica presenti nella mia scarpiera  fustigatemi pure voi fitness addicted ce la siamo cavata dignitosamente. Se per dignitosamente si intende evitare di morire per insufficienza cardiaca.

Mi sono goduta il rumore di onde impazzite, soggiogate dal vento, mentre sonnecchiavo sul mio asciugamano col timido sole che ha deciso di  regalare a noi, bagnanti coraggiosi, tutto se stesso solo verso le 15.

Intanto questo mese la mia ovulazione ha pensato bene di fare un po' quel che minchia le pare presentandosi in anticipo di qualche giorno. L'altra unica volta in 18 anni di onorata carriera in cui è accaduto risale a due anni e due mesi fa. Quell'ovulazione ballerina mi evitò di andare all'altare ciclata.  Fu l'unica concessione di un ciclo che ha sempre avuto incredibile tempismo nel rovinarmi vacanze al mare e week end amorosi. Insomma, io l'ho preso come un segnale divino perfettamente coscia di essere una povera piccola e ridicola illusa ma a qualcosa signori miei dovrò pure attaccarmi e please non consigliatemi il solito tram che a Roma d'estate li dentro si muore di caldo e di puzza d'ascelle.

venerdì 16 agosto 2013

That's all folks!

Senza Capetto il mondo è un posto migliore. E il mio ufficio pure. Sono sola e in pace coi sensi in una stanza usualmente occupata da quattro persone. Nei momenti di totale beatitudine tiro anche i piedi fuori dal tacco 10 che, si sa, non può mancare nemmeno quando l'azienda è meno popolata di casa mia. Micia a parte.

Periodo di saluti, baci e arrivederci, questo. I reduci e stakanovisti che ancora non si decidono ad alzare il culo dalla sedia girevole odorano di crema solare e calzano infradito. Ci si sente un po' come quei giorni di giugno che precedono la chiusura della scuola. Entusiasti per le imminenti vacanze, esausti ma pure un po' nostalgici perché ma sì dai c'avevamo quasi fatto il callo a far la muffa in ufficio. Alle minchiate di Capetto no, quello mai.

Io, per il momento, ho salutato solo l'ultima boccia di Serpentine. Non un profumo, una droga ormai fuori produzione. Trovarlo in commercio è impresa titanica. Ho finito 5 campioncini nel, per ora, vano tentativo di rimpiazzarlo.

Nel frattempo è venuta a farci visita G., la donna di cui vi avevo parlato qui, con in braccio 3kg e 700 grammi di perfezione. Io, manco a dirlo, mi sono emozionata. Sì, proprio io. Quella che da qualche mese a questa parte, quando ha capito che incinta facendo all'ammore non ci sarebbe rimasta mai, è diventata, come dire, arida. Sì ecco, arida è il termine adatto. Roba che quando vedo un bambino lo evito come la peste. Roba che provo sincero astio e sincero imbarazzo per tutte le mamme che postano foto di pargoli al mare, pargoli in piscina, pargoli dormienti, pargoli sorridenti, pargoli piangenti.

Non sono una bella persona. I know. Abituatevici.

Detto ciò io levo le tende, gente.

Tornerò con uno smalto rosso ciliegia, un nuovo taglio di capelli e due kg di meno. Così settembre sembrerà meno duro.

E siccome io di questo mio piccolo spazio virtuale non posso proprio fare a meno, proverò a non sparire, inghiottita da qualche demone marino o dall'ormai celebre angino.

Buone vacanze non ve lo dico, perché chi sta in vacanza non ha poi tanto bisogno di questo augurio. Augurio che giro a chi, invece, in vacanza non ci va. Non ancora o per niente E come disse la mia amica M., due anni orsono, di ritorno dalla Sardegna, ad una Princess che le vacanze le aveva saltate a piè pari in cambio di una licenza matrimoniale non pagata: beata te che non hai la depressione da rientro!

La mandai affanculo, ovvio. Mandatemici anche voi, se vi fa stare meglio.

Baci e abbracci, sudditi del mio cuore.

giovedì 15 agosto 2013

Sua Altezza tra le altezze

Per una che vive da sempre a 500 mt sul livello del mare, col Gran Sasso a un tiro di schioppo, una fauna variegata che conta anche qualche volpe e una flora altrettanto ricca, la vacanza in montagna non è vacanza. Viene etichettata con un e te devi fa'  600 km pe' vede la neve e le vacche? Ce n'hai tante qua.

Si cerca sempre quel che non si ha a portata di mano. Nel mio caso, quindi, il mare. Non essendo, però, una grande estimatrice di caldo, salsedine e sabbia nelle mutande, a meno che non abbia raggiunto tale livello di esaurimento nervoso da concepire la vacanza svacco totale sul lettino-crema solare-rumore delle onde, come l'unica possibile, ho sempre preferito le città europee. Praga, Parigi, San Pietroburgo, Londra, Vienna e così via.

Il lavoro fuori porta dell'USI è stata, quindi, per me, un'occasione per respirare un'aria fina diversa da quella in cui vivo.

Passo del Tonale non da il meglio di se in estate essendo una località prettamente sciistica ma le montagne son sempre quelle e le escursioni non deludono. Due seggiovie, la seconda risalente all'anno della mia nascita e giusto un po' inquietante per una a cui piace sentire sempre qualche forma di sostegno sotto i piedi, ci hanno portati dritti dritti sul Presena, 3mila metri, 10 gradi, tanta neve e una vista spettacolare sulla vallata sottostante.



Oltrepassando il confine trentino verso la Lombardia abbiamo visitato Ponte di Legno. Poco meno di 2mila anime, un piccolo centro considerato la capitale dell'Alta Valle Camonica. D'estate offre percorsi in bici nei parchi nazionali dello Stelvio e dell'Adamello. Visto il poco tempo a disposizione noi, sempre con le chiappe sulla seggiovia che si sà io e lo sport stamo litigati, abbiamo raggiunto il corno d'Aola passando per il Valbione.




Stare a contatto con la natura mi è sempre piaciuto. Nonostante io sia portatrice sana di pollice d'amianto adoro il verde, l'aria aperta, i prati, i ruscelli e i fiori. Tutti elementi che l'alta montagna mette generosamente alla mercè di chi vuole goderne. Come me.




Prima di riprendere il Fracciargento per Roma ho fatto un solitario giro a Trento. Piccola, ordinata ed elegante. Sarebbe perfetta nel mio regno. La piazza del Duomo è una delle più belle d'Italia. Dominata dalla Fontana di Nettuno e dalla torre merlata del Palazzo Pretorio, dove si svolse il celebre concilio nel 1545.
Eccola:






Questa invece è una visione parziale della facciata del Castello del Buonconsiglio, sede del Museo Provinciale, ospita diverse mostre d'arte ed è un piccolo capolavoro di architettura, risultato di un'aggregazione edilizia plurisecolare e quindi diviso in sezioni e strutture risalenti e diverse epoche.



Oltre ad un paio di kg messi su in 4 giorni la montagna m'ha regalato interessanti scoperte circa me. Tipo che adoro la carne di cervo. Gli amanti di Bambi non me ne vogliano. E adoro anche il lardo. Il mio culo non me ne voglia.

Se doveste capitare da quelle parti vi consiglio una cena al Kro, Ponte di Legno. E, vi prego, iniziate col Tomino al tartufo. Che solo a ripensarci potrei far concorrenza al cane di Pavlov sulla quantità di bava che le mie papille gustative secernono.

Magari, però, se seguite una dieta all'ingrasso come la mia non prendete la seggiovia ma datevi al trekking, altrimenti il ritorno a casa, con insalata, pesce lesso e petto di pollo sarà una chiara e incontrovertibile istigazione al suicidio.

mercoledì 14 agosto 2013

Veniamone a Capo

Essere al livello meno uno dell'organigramma aziendale, in una casellina assai precaria, una di quelle che potrebbe sparire con un sommesso puff da un giorno all'altro senza che molti ci facciano poi tanto caso o ne piangano la repentina scomparsa è cosa assai avvilente ed è anche il motivo per cui il cursore sul curriculum vitae, che pretende di schematizzare la tua personalità seguendo un modello europeo, è sempre attivo e il .doc o .pdf sempre pronto all'invio.

In questo contesto nse butta via gnente, come si fa col porco (scusate il paragone ma sì sa che le origni campagnole son dure a morire). Ogni proposta di arrotondamento, collaborazione, attività extra-lavorativa viene accolta come manna dal cielo. Accettata senza soffermarsi troppo a chiedersi se ne valga davvero la pena, se un ulteriore impegno non gravi troppo sul proprio equilibrio mentale già seriamente debilitato, se il rapporto impegno-retribuzione sia bilanciato. La risposta all'ultimo quesito è sempre no. Ovvio. 

Perchè è sempre meglio tenersi aperte diverse strade. Perché c'è crisi. Perché vuoi metter su famiglia. Perché la pensione la mia generazione la vedrà solo nell'alto dei cieli alla destra del Padre. Perché, semplicemente, a volte ritornano.

A tornare, nel mio caso, è stato Mr S., l'occhialuto e paffuto direttore responsabile del giornale locale per cui ho lavorato per due anni. Mi ha chiamata domenica mattina chiedendomi come stesse mio figlio. Dopo averlo mandato mentalmente affanculo e aver cercato invano di non farlo sentire troppo in imbarazzo per la palese gaffe ho alzato le antennine nel tentativo di capire bene cosa diavolo volesse da me. 

Lavoro. Urrà.

Lasciai quella redazione per un posto di pregio nella funzione Comunicazione Interna di una grande azienda. Stesso stipendio, 400mila ore di lavoro settimanali in più. Lasciai quel posto per questo e non lascerei questo per nulla al mondo. 

Messo in chiaro ciò Mr S., a passo di gambero, mi ha proposto una collaborazione autonoma. Lavoro da casa, dal mare, dalla montagna, dal mio ufficio, da dove cazzo voglio. Gestisco un inserto di poche pagine in cambio di qualche euro al mese che mi permetterebbe di ammortizzare il costo dell'A24 e della benzina. 

Mica male, penso.

Ho accettato.

Così ora avrò due Capetti.

Uno che mi da torto a prescindere da quello che dico per poi fare quel che propongo senza passare al vaglio delle scuse o dell'esame di coscienza. 

L'altro che mi da ragione a prescindere da quello che dico per poi fare quel che minchia gli passa per la capa.

Un dubbio atroce mi assale. Li trovo tutti io o tutti i capetti son pazzi furiosi?

lunedì 12 agosto 2013

Tipi poco rassicuranti

Grande festa alla corte di Francia, la seienne di casa, figlia delle cugina L. e dalla nomea non particolarmente lusinghiera è ufficialmente uscita dalla fanciullezza perdendo il suo primo incisivo. La madre ha provato a circuirla con la celebre storiella della fatina dei denti ma lei ha declinato l'invito ad attendere fiduciosa la misteriosa apparizione del soldino sotto il cuscino pretendendo, in cambio della sua prestazione da sdentata, un gelato pistacchio e cioccolato.

L'evento, di per se comune e apparentamente non degno di rilevanza mi ha dato spunto di riflessione circa i personaggi di fantasia che hanno popolato la nostra infanzia ai quali, con buona probabilità, potremmo attribuire la responsabilità delle nostre nevrosi adulte.

Sì perché ai miei tempi e dalle mie parti la fatina dei denti, aggraziata fancuilla bionda provvista di bacchetta magica, non esisteva. Al suo posto c'era un ratto. Un topo. Un roditore avvezzo a frequentazioni di luoghi poco idilliaci come fogne e paludi. L'idea che un essere del genere potesse finirti dentro il letto era tutt'altro che rassicurante. Se non altro per le infezioni.

Ma il topo dei denti non è stato l'unico protagonosta dei nostri incubi.

Al terzo posto di questa classifica dell'orrore troviamo mazzo maestro. La prima a parlarmene fu la Sister G. Pare che tale misterioso demone avesse la capacità di attorcigliarvi le budella qualora voi aveste avuto la malaugurata idea di inghiottire una gomma da masticare o gomma americana come la chiamava la signora Lisetta, nonna di G., amica intima di mazzo maestro.

Nonna R., evidentemente terrorizzata dalle alture, era invece solita metterci in guardia contro tale angino. Il Capitan Uncino paesano. Misterioso uomo di mezz'età, si appostava sotto finestre, balconi, muretti in attesa che il tuo testone si sporgesse. A quel punto ne approfittava per aggangiarti col suo uncino e trascinarti, con violenza inaudita, giù. Uccidendoti, ovvio.

Il primato spetta invece allo stracciarolo. Venditore ambulante di stracci e roba vecchia. Lavoro che gli serviva da copertura per la sua reale attività: il traffico internazionale di bimbi molesti. Ad ogni capriccio seguiva la minaccia ora chiamo lo stracciarolo. E tu vedevi te stessa abbandonata stile piccola fiammiferaia sul ciglio della strada, vestita degli stracci dello stracciarolo. Al freddo e al gelo.

Unico personaggio neutro era il celebre nonno in cariola. Responsabile del frastuono temporalesco. Per cause ignote poi. Perché, parlamose chiaro, una cariola non fa mica tutto quel casino. E poi 'sto nonno la cariola la trasportava o ci stava messo dentro? E nel secondo caso chi trasportava lui? Ma soprattutto, per quale motivo usava mettersi dentro una cariola?
E poi non dimentichiamo i dettagli. Tale nonno in cariola aveva mutande viola. Non so voi ma io me lo immaginavo sempre in boxer viola a pois bianchi. So' nata fashion, io.

giovedì 8 agosto 2013

Una di noi

Di infertilità non si parla. L'infertilità non si ammette. E' intima, dolorosa, personale.

Ma l'infertilità si sospetta, si intravede negli occhi delle donne quando parlano di maternità, di amore, di bambini.

Conobbi lei più di due anni fa, qualche giorno dopo la mia assunzione. Mi dissero di trattarla con i guanti perché è isterica e umorale, perché è una ex bella abituata alle luci della ribalta, ad essere al centro dell'attenzione e mal digerisce le nuove leve, soprattutto se giovani e carine. Adeguai il mio atteggiamento sulla base di quei consigli  ma dubito, col senno di poi, che ce ne sarebbe stato davvero bisogno. Succede che, a volte, semplicemente, certe persone vadano d'accordo. Succede che, a volte, semplicemente si trovino a condividere lo stesso beffardo destino di donne alla disperata ricerca di un figlio.

Quando la conobbi non ero ancora una di loro. Stavo per sposarmi e il mio futuro era un cofanetto rosa ripieno di aspettative che poi sarebbero state spazzate via da un'ondata di problemi e delusioni, ma questo allora non potevo saperlo. Ero felice e mi bastava.

Lei mi disse fai bene a sposarti così giovane.

Capii il significato di quelle parole solo qualche tempo dopo.

Aveva 43 anni e da tempo cercava una gravidanza. Voci di corridoio, pettegolezzi. Nulla più. Ma io sapevo che era vero. Una volta mi confessò di aver appena avuto un aborto spontaneo e che aveva sofferto perché era capitato così, a Capri senza calcoli e gambe a candela. Pensava che finalmente la fortuna si fosse tolta la benda e l'avesse vista bene, con i suoi capelli nerissimi e il naso alla francese. E invece no. Ma quasi non le interessava, quella gravidanza durata giusto il tempo di crederci era una sua piccola vittoria, la dimostrazione che dopotutto era fertile. Poteva farcela.

L'anno scorso si è assentata. Vado in vacanza, una settimana in Spagna. 

E' tornata incinta.

Ha fatto la FIVET

Ma allora non è che sono due?

Finalmente ce l'ha fatta, a quell'età... giusto in tempo eh

Io, nel frattempo, ero diventata una di loro, una di voi, una di noi.

Ho gioito con riserva perché le stesse voci di corridoio parlavano di una gestazione complicata, di contrazioni abortive al quarto mese, di pressione alta, di perdite e ricoveri.

Tieni duro pensavo che tu mi dai speranza.

Non gliel'ho mai detto, il nostro rapporto non è mai stato tanto intimo da potermelo permettere ma io ero con lei, tifavo per lei, contavo con lei le settimane.

Dieci giorni fa sulla porta del suo ufficio c'era un fiocco rosa.

E' nata Sara e, con lei, è nata una mamma e una nuova speranza.

Auguri, G.

martedì 6 agosto 2013

Intenti vacanzieri

Questa mattina seduta sulla tazza del cesso mentre mi rifacevo il trucco mi son chiesta per quale motivo mi stessi preparando per andare a lavoro anzichè camminare su una spiaggia bianchissima o essere sdraiata a chiappe in sù su un materassino morbido cullata dalle onde di un mare cristallino.

Poi mi sono ricordata delle bollette.

E del fatto che se la vacanza me la voglio pagare devo lavurà. C'è poco da fare. Lo sapevo io che dovevo maritarmi a un uomo ricco. S'è mica mai vista una Princess che lavora? Suvvia.

Dopo aver affrontato l'ora di macchina a 40gradi ed essere stata accolta da un cetriolo lavorativo di notevoli dimensioni ho fatto una capatina su Fb giusto per vedere la foto delle bianche cosce della Sister, della settimana enigmistica e del suo costume a righe. Le ho scritto che la odio.

Il malessere da reclusione forzata è, oltretutto, solo in fase iniziale visto che la sottoscritta dovrà passare la settimana di ferragosto con il culo ben saldo su una sedia girevole e alla presenza di Capetto che quest'anno ha avuto la brillante idea di andarsene in ferie a settembre, giusto per farmi compagnia. Son fortune.

La misura della mia stanchezza fisica e mentale si evince dal rifiuto categorico delle solite vacanze all'arrembaggio così care alla coppia principesca. Quelle in cui con il dichiarato intento di fare tutto e vedere tutto ti stressi come se dovessi presentare il bilancio semestrale all'AD.

Insomma ho voglia di cose semplici. Tipo mangiare, abbronzarmi, dormire.

Quasi quasi vado in gita col centro anziani del paesello.

lunedì 5 agosto 2013

Pink

Scrivimi una poesia, di quelle che leggi d'un fiato, di quelle che devi leggere più volte, di quelle che ami rileggere da solo, in privato.

Guardami senza sbattere le palpebre, per non perdere un secondo dell'immagine di me riflessa in te. Perchè non esisto al di fuori dei tuoi occhi. Perchè me è il modo in cui mi vedi te. Nessun altro.

Baciami piano, sfiorandomi le labbra, come fosse una carezza, come quando mi passi i polpastrelli sul viso, appena sotto gli occhi e poi scendi sulla guancia, sulle labbra, sul collo.

Parlami a bassa voce, come se  quelle parole le dovessi ascoltare solo io. Solo io per sempre.

Carezzami il grembo, come se contenesse la vita che vorresti donarmi.

Dammi miele, zucchero, dolcezza, affetto. Tutto quel che ti spaventa, tutto quello che fa sembrare stupidi.

Dammi il rosa della vita. Quello di cui non avevo mai sentito la mancanza, prima di incontrarti. Perché non son tipo da colori pastello, io. E non lo sei nemmeno tu.

Eppure sì.

Lo sei quando mi parli come se quest'amore non dovesse finire, mai.


Non c'è fine al mio stupore, al mio tacerlo. Ascolta, come mi batte forte il tuo cuore.
Wislawa Symborska

giovedì 1 agosto 2013

L'adulazione maligna

Che d'estate ci sia una generale moria di programmi televisi decenti è cosa risaputa, insomma manca solo che ci propinino le repliche delle previsioni del tempo. Qualcuno potrebbe obiettare che, semplicemente, programmi televisi decenti non esistono e sarei pronta a dargli ragione se non ci fosse SuperQuark. Roba che io e l'amico G., 10 e 12 anni rispettivamente, non perdevamo una puntata e abbiamo eletto Piero Angela a nostro modello di vita. Cioè io, in realtà, me lo volevo sposà ma questa è un'altra storia.

Ieri sera mentre preparavo il pasto serale notturno ad un marito imprigionato sul raccordo, la Tv era sintonizzata su Canale5. L'interessante trasmissione condotta da Signorini, che ha l'innata qualità di far produrre al mio fegato un'eccessiva quantità di bile, aveva l'obiettivo di ripercorrere le tappe principali della carriera (?) di alcuni personaggi televisivi. Tralasciando le prestazioni sessuali come mezzo di scambio per ottenere la conduzione di un programma e/o la parte in un film e compagnia bella.

Prima ospite Federica Panicucci. Che a me stava pure simpatica quando aveva i capelli alla Raperonzolo e la faccia tonda. 

Viene introdotta, grossomodo, così:

una superdonna che riesce a far tutto. La mattina prepara la colazione a marito e figli, pulisce la lettiera del gatto, esce con il cane e raccoglie pure la sua cacchina (e non gliel'ha dato nessuno il Nobel per tale titanica impresa?) e alle 8 è già perfetta, truccata e pettinata, pronta a condurre Mattino5.

Lei entra col suo rossetto scintillante, un vestito da 18enne e le gambe a stambecco e, tra le altre ovvietà, spara un:

sembra un luogo comune ma è la verità, le donne hanno una marcia in più

e poi la perla di saggezza dell'idolo delle socere:

ah è verissimo, perché voi lavorate, curate la casa, la famiglia e ci stirate pure le camicie a noi maschietti

Ecco, dopo questa pure la mia Micia si è indignata.

Perché io lo devo proprio dire:

avete rotto il cazzo con la storia di Wonder Woman

Perché, questa porca zozza è una discriminazione al contrario, è indorare la pillola, è coglionarci con l'adulazione, è una grande presa per il culo.

Siamo esseri umani, ci stanchiamo come gli uomini, l'unica differenza è il peso del senso di responsabilità che grava sulle nostre spalle. Ce l'hanno inculcato da bambine quando le nostre madri ci hanno insegnato come stirare le camicie e fare la pasta al forno e le nostre insegnanti ce l'hanno fatto a peperini con la storia dell'emancipazione femminile, della donna che lavora, che è indipendente, che viaggia che io casalinga? giammai!. Peccato però che i piatti li devi lavare pure se stai fuori 12h al dì. A meno che tu non rientri tra le fortunate che possono permettersi otto tate e 16 donne di servizio, come la Panicucci. 

Ci hanno fregate, care mie. E continuano a farlo sbattendoci in faccia modelli di super donne che dormono 4h per notte e son sempre fighe come se fossero uscite da una beauty farm. 

Questi non sono modelli da imitare, a meno che il vostro obiettivo sia il ricovero al CIM per esaurimento nervoso. Questi sono strumenti meschini, molto peggio di quelli coercitivi, per fotterci. Creano aspettative che nessun essere umano potrà soddisfare e, di conseguenza, senso di inadeguatezza.

A me essere donna, piace. Ad eccezione di quei 5 giorni al mese in cui baratterei le mie ovaie per un apparato riproduttivo maschile. Mi piace la cavalleria, mi piacciono i tacchi, mi piace abbinare i colori dei vestiti, mi piacciono i gioielli, gli smalti, la crema corpo della Nivea e il fresco del gel anticellulite sulle chiappe. Mi piace l'odore del balsamo e lo shopping sfrenato. Mi piace accavallare le gambe e farmi allacciare la cerniera del tubino. 

Stirare la camicie non mi piace. Come non piace a voi maschietti. Quindi, ecco, non prendiamoci per il culo.