In quanto degna rappresentante della Mater Italica dedita allo stalkeraggio ossessivo compulsivo della povera prole, mia madre, dall'intelligenza luciferina, sta sperimentando un nuovo, seppur non proprio innovativo, metodo per fare in modo che io passi a trovarla più spesso: prendermi per la gola.
Usually l'offensiva scatta il mercoledì, quando verso mezzogiorno mi propone al telefono un piatto di spaghetti co' le vongole fresche fresche prese dar pesciarolo che vie' 'na vorta a settimana.
Se rifiuto contrattacca il venerdì con pennette al salmone o penne alla norcina che dieta esci fora da codesto corpo!
La domenica l'artiglieria pesante passa attraverso mattarello e spianatoia ed io innalzo bandiera bianca perché davanti alla pasta all'ovo non posso proprio resistere.
Sono un'italiana vera, lasciatemi magnare.
Che poi io c'ho provato ad aprirmi, davvero. Tipo quando, in preda a deliri da buoni propositi come voglio il girovita di Adriana Lima ho comprato i cracker di soia. E siccome mi ero pure messa in testa di diffondere il verbo salutista ho persino provato a smerciarli a mensa, scontrandomi contro un muro di ostinati rifiuti ed espressioni disgustate.
Ho smesso quando mi sono resa conto che masticare Billy di Ikea sarebbe stato molto probabilmente più soddisfacente e sono tornata alla cara vecchia italianissima rosetta, michetta o come vi aggrada di più chiamarla.
La perfetta forma fisica è, però, un ambito traguardo che continuo a bramare. Sarà per questo che ho scaricato un'App che ti conta passi e calorie.
Quale orrore è stato scoprire che solo con la prima colazione ne ingurgito oltre mille e che in un'intera giornata arrivo a malapena ai 2000 passi non credo sia necessario spiegarlo.
Ho l'impressione che aver rinunciato a soia, tofu e kamut sia proprio l'ultimo dei miei problemi.
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mercoledì 24 settembre 2014
mercoledì 20 novembre 2013
Sua schifiltà
Ci risiamo. La Princess magnona è tornata. E in grande stile, perdipiù. No, non è vestita scozzese di tartan, al massimo di tartin. Lo so, questa faceva cagare, saranno i polifosfati che mi attappano le connessioni neuronali, perdonatemi.
Qualcuno mi blocchi le mascelle, va bene anche una museruola per cani. Anzi no, che potrei farci passare dentro una cannuccia.
Venerdì scorso, pregna di senso di colpa derivante dall'abbuffata della sera prima nella casa materna, ho portato a lavoro la solita misera insalatona con lattuga, lattuga, lattuga, mais e tonno senz'olio.
Poi succede che la tua compare di scrivania proponga il Mc. Che a me solo la parola provoca ipersalivazione ai limiti della scialorrea. Ma ho resistito alla tentazione eh, sì sì. Ho lottato strenuamente cercando di convincere M. ed A. a non andare e consumare i nostri rispettivi e salutari pasti.
Perché non andiamo da Mc?
Oh no, M. non tentarmi... ok, andiamo
Ecco. Sono una braveheart, io.
Galvanizzati dalla tossica esperienza mangereccia e non paghi delle porcate di cui ci siam resi protagonisti abbiamo inaugurato il venerdì junk food, per gli amici non anglofoni semplicemente giorno dello schifo.
Che fosse solo un giorno non sarebbe manco tutta 'sta tragedia. Il problema è che io sono dentro fino al collo alla settimana dello schifo. Per esempio faccio colazione con cannoli Nutella e cioccolato bianco, mangio Cipster durante lo spuntino pre pranzo, ho voglia di surgelati Findus. Quelli mini, sopratutto. Fritti e consumati rigorosamente davanti la tivvù, pescandoli da un mega cestone di carta, tipo quelli delle alette di pollo americane, che, voglio dire, vuoi mettere la suspance di non sapere quale dei settantatrè gusti ti capiterà in bocca? Una libidine.
Fino a due giorni fa, nonostante le grandi abbuffate, lo specchio mi restituiva un'immagine clemente. La bilancia due numerelli simpatici, così piccoli piccoli. Teneri loro.
Oggi, invece, complici gli estrogeni, il preciclo e il conseguente crollo di autostima è successo questo:


Sì, mi misuro il culo con le mani e mi dispero.
Ma la settimana non è ancora finita, che non si dica che lascio le cose a metà, io.
Venerdì cinese.
Poi cyclette, giuro.
Succede che la genitrice, sì proprio Mina, sì proprio quella che quando sono a dieta mi passa il pane sottobanco e mi fa trovare nel freezer i Cornetti Algida, proprio quella che quando il mio didietro era diventato una riproduzione 3D della ballerina di Botero
diceva cose tipo il tuo pediatra sarebbe fiero di me, ah se ti vedesse adesso! Altra cosa rispetto a quando eri una bimbetta smilza, malaticca e Biafrana!, insomma proprio lei mi ha fatto notare che ultimamente mi diletto troppo con questo preciso tipo di ginnastica facciale:
diceva cose tipo il tuo pediatra sarebbe fiero di me, ah se ti vedesse adesso! Altra cosa rispetto a quando eri una bimbetta smilza, malaticca e Biafrana!, insomma proprio lei mi ha fatto notare che ultimamente mi diletto troppo con questo preciso tipo di ginnastica facciale:
Qualcuno mi blocchi le mascelle, va bene anche una museruola per cani. Anzi no, che potrei farci passare dentro una cannuccia.
Venerdì scorso, pregna di senso di colpa derivante dall'abbuffata della sera prima nella casa materna, ho portato a lavoro la solita misera insalatona con lattuga, lattuga, lattuga, mais e tonno senz'olio.
Poi succede che la tua compare di scrivania proponga il Mc. Che a me solo la parola provoca ipersalivazione ai limiti della scialorrea. Ma ho resistito alla tentazione eh, sì sì. Ho lottato strenuamente cercando di convincere M. ed A. a non andare e consumare i nostri rispettivi e salutari pasti.
Perché non andiamo da Mc?
Oh no, M. non tentarmi... ok, andiamo
Ecco. Sono una braveheart, io.
Galvanizzati dalla tossica esperienza mangereccia e non paghi delle porcate di cui ci siam resi protagonisti abbiamo inaugurato il venerdì junk food, per gli amici non anglofoni semplicemente giorno dello schifo.
Che fosse solo un giorno non sarebbe manco tutta 'sta tragedia. Il problema è che io sono dentro fino al collo alla settimana dello schifo. Per esempio faccio colazione con cannoli Nutella e cioccolato bianco, mangio Cipster durante lo spuntino pre pranzo, ho voglia di surgelati Findus. Quelli mini, sopratutto. Fritti e consumati rigorosamente davanti la tivvù, pescandoli da un mega cestone di carta, tipo quelli delle alette di pollo americane, che, voglio dire, vuoi mettere la suspance di non sapere quale dei settantatrè gusti ti capiterà in bocca? Una libidine.
Fino a due giorni fa, nonostante le grandi abbuffate, lo specchio mi restituiva un'immagine clemente. La bilancia due numerelli simpatici, così piccoli piccoli. Teneri loro.
Oggi, invece, complici gli estrogeni, il preciclo e il conseguente crollo di autostima è successo questo:


Sì, mi misuro il culo con le mani e mi dispero.
Ma la settimana non è ancora finita, che non si dica che lascio le cose a metà, io.
Venerdì cinese.
Poi cyclette, giuro.
lunedì 16 settembre 2013
Rose rosse e fiori fuxia
Ho comprato un piccolo cactus dagli aculei lunghissimi, l'ho messo in bella mostra sulla mia scrivania, tra telefono e tastiera, che si sappia che non sono un'orchieda, io. Però, ogni tanto, faccio fiori fuxia e bellissimi che l'orchidea, al confronto, è un Armadillium vulgare altresì conosciuto come porchetto de Sant'Antonio. Insomma chi vuol intendere intenda. Pungo, faccio male, so scontrosa, c'ho il muso lungo e a Capetto gli passo la lingua sulla mia adorabile piantina la prossima volta che mi da della capocciona.
I swear.
Quante soddisfazioni da un euro e novanta di spesa? Moltissime.
Ho voglia matta di spiedini di pesce. Però devono essere ben cotti, possibilmente sulla brace, meglio se accompagnati da qualche salsa agrodolce e piccanti. No, non sono incinta. Sono a dieta. Precisamente da cinque giorni. E muoio di fame. Inoltre, da brava masochista, non faccio altro che spulciare blog di cucina per poi piangere dentro a mensa, davanti all'insalatina lattuga, mais e tonno sgocciolato. Senza sapore. Non aggiungerci un po' di maionese è reato. Ne sono certa, danno il carcere.
M'è venuta voglia di portare la ZiaSanta a vedere Massimo Ranieri, al Sistina dall'8 al 20 ottobre, perché Massimo Ranieri piace pure a me, embè? Non è che una che ascolta Guccini, De Andrè Rino Gaetano, Beatles, Queen, Doors e Janis Joplin non se po' senti pure Massimo Ranieri. No? La cosa davvero importante è fingere di portarci qualcun altro. Daje zi' che se scatenamo co' Erba di casa mia. Che è una canzone, maligni che non siete altro. Non intendevo dire che mi faccio le canne co' zia. Che a ben pensarci non sarebbe manco un'idea malvagia.
Buon inizio settimana, adorati sudditi
I swear.
Quante soddisfazioni da un euro e novanta di spesa? Moltissime.
Ho voglia matta di spiedini di pesce. Però devono essere ben cotti, possibilmente sulla brace, meglio se accompagnati da qualche salsa agrodolce e piccanti. No, non sono incinta. Sono a dieta. Precisamente da cinque giorni. E muoio di fame. Inoltre, da brava masochista, non faccio altro che spulciare blog di cucina per poi piangere dentro a mensa, davanti all'insalatina lattuga, mais e tonno sgocciolato. Senza sapore. Non aggiungerci un po' di maionese è reato. Ne sono certa, danno il carcere.
M'è venuta voglia di portare la ZiaSanta a vedere Massimo Ranieri, al Sistina dall'8 al 20 ottobre, perché Massimo Ranieri piace pure a me, embè? Non è che una che ascolta Guccini, De Andrè Rino Gaetano, Beatles, Queen, Doors e Janis Joplin non se po' senti pure Massimo Ranieri. No? La cosa davvero importante è fingere di portarci qualcun altro. Daje zi' che se scatenamo co' Erba di casa mia. Che è una canzone, maligni che non siete altro. Non intendevo dire che mi faccio le canne co' zia. Che a ben pensarci non sarebbe manco un'idea malvagia.
Buon inizio settimana, adorati sudditi
giovedì 15 agosto 2013
Sua Altezza tra le altezze
Per una che vive da sempre a 500 mt sul livello del mare, col Gran Sasso a un tiro di schioppo, una fauna variegata che conta anche qualche volpe e una flora altrettanto ricca, la vacanza in montagna non è vacanza. Viene etichettata con un e te devi fa' 600 km pe' vede la neve e le vacche? Ce n'hai tante qua.
Si cerca sempre quel che non si ha a portata di mano. Nel mio caso, quindi, il mare. Non essendo, però, una grande estimatrice di caldo, salsedine e sabbia nelle mutande, a meno che non abbia raggiunto tale livello di esaurimento nervoso da concepire la vacanza svacco totale sul lettino-crema solare-rumore delle onde, come l'unica possibile, ho sempre preferito le città europee. Praga, Parigi, San Pietroburgo, Londra, Vienna e così via.
Il lavoro fuori porta dell'USI è stata, quindi, per me, un'occasione per respirare un'aria fina diversa da quella in cui vivo.
Passo del Tonale non da il meglio di se in estate essendo una località prettamente sciistica ma le montagne son sempre quelle e le escursioni non deludono. Due seggiovie, la seconda risalente all'anno della mia nascita e giusto un po' inquietante per una a cui piace sentire sempre qualche forma di sostegno sotto i piedi, ci hanno portati dritti dritti sul Presena, 3mila metri, 10 gradi, tanta neve e una vista spettacolare sulla vallata sottostante.
Oltrepassando il confine trentino verso la Lombardia abbiamo visitato Ponte di Legno. Poco meno di 2mila anime, un piccolo centro considerato la capitale dell'Alta Valle Camonica. D'estate offre percorsi in bici nei parchi nazionali dello Stelvio e dell'Adamello. Visto il poco tempo a disposizione noi, sempre con le chiappe sulla seggiovia che si sà io e lo sport stamo litigati, abbiamo raggiunto il corno d'Aola passando per il Valbione.
Stare a contatto con la natura mi è sempre piaciuto. Nonostante io sia portatrice sana di pollice d'amianto adoro il verde, l'aria aperta, i prati, i ruscelli e i fiori. Tutti elementi che l'alta montagna mette generosamente alla mercè di chi vuole goderne. Come me.
Prima di riprendere il Fracciargento per Roma ho fatto un solitario giro a Trento. Piccola, ordinata ed elegante. Sarebbe perfetta nel mio regno. La piazza del Duomo è una delle più belle d'Italia. Dominata dalla Fontana di Nettuno e dalla torre merlata del Palazzo Pretorio, dove si svolse il celebre concilio nel 1545.
Eccola:
Questa invece è una visione parziale della facciata del Castello del Buonconsiglio, sede del Museo Provinciale, ospita diverse mostre d'arte ed è un piccolo capolavoro di architettura, risultato di un'aggregazione edilizia plurisecolare e quindi diviso in sezioni e strutture risalenti e diverse epoche.
Oltre ad un paio di kg messi su in 4 giorni la montagna m'ha regalato interessanti scoperte circa me. Tipo che adoro la carne di cervo. Gli amanti di Bambi non me ne vogliano. E adoro anche il lardo. Il mio culo non me ne voglia.
Se doveste capitare da quelle parti vi consiglio una cena al Kro, Ponte di Legno. E, vi prego, iniziate col Tomino al tartufo. Che solo a ripensarci potrei far concorrenza al cane di Pavlov sulla quantità di bava che le mie papille gustative secernono.
Magari, però, se seguite una dieta all'ingrasso come la mia non prendete la seggiovia ma datevi al trekking, altrimenti il ritorno a casa, con insalata, pesce lesso e petto di pollo sarà una chiara e incontrovertibile istigazione al suicidio.
Si cerca sempre quel che non si ha a portata di mano. Nel mio caso, quindi, il mare. Non essendo, però, una grande estimatrice di caldo, salsedine e sabbia nelle mutande, a meno che non abbia raggiunto tale livello di esaurimento nervoso da concepire la vacanza svacco totale sul lettino-crema solare-rumore delle onde, come l'unica possibile, ho sempre preferito le città europee. Praga, Parigi, San Pietroburgo, Londra, Vienna e così via.
Il lavoro fuori porta dell'USI è stata, quindi, per me, un'occasione per respirare un'aria fina diversa da quella in cui vivo.
Passo del Tonale non da il meglio di se in estate essendo una località prettamente sciistica ma le montagne son sempre quelle e le escursioni non deludono. Due seggiovie, la seconda risalente all'anno della mia nascita e giusto un po' inquietante per una a cui piace sentire sempre qualche forma di sostegno sotto i piedi, ci hanno portati dritti dritti sul Presena, 3mila metri, 10 gradi, tanta neve e una vista spettacolare sulla vallata sottostante.
Oltrepassando il confine trentino verso la Lombardia abbiamo visitato Ponte di Legno. Poco meno di 2mila anime, un piccolo centro considerato la capitale dell'Alta Valle Camonica. D'estate offre percorsi in bici nei parchi nazionali dello Stelvio e dell'Adamello. Visto il poco tempo a disposizione noi, sempre con le chiappe sulla seggiovia che si sà io e lo sport stamo litigati, abbiamo raggiunto il corno d'Aola passando per il Valbione.
Stare a contatto con la natura mi è sempre piaciuto. Nonostante io sia portatrice sana di pollice d'amianto adoro il verde, l'aria aperta, i prati, i ruscelli e i fiori. Tutti elementi che l'alta montagna mette generosamente alla mercè di chi vuole goderne. Come me.
Prima di riprendere il Fracciargento per Roma ho fatto un solitario giro a Trento. Piccola, ordinata ed elegante. Sarebbe perfetta nel mio regno. La piazza del Duomo è una delle più belle d'Italia. Dominata dalla Fontana di Nettuno e dalla torre merlata del Palazzo Pretorio, dove si svolse il celebre concilio nel 1545.
Eccola:
Questa invece è una visione parziale della facciata del Castello del Buonconsiglio, sede del Museo Provinciale, ospita diverse mostre d'arte ed è un piccolo capolavoro di architettura, risultato di un'aggregazione edilizia plurisecolare e quindi diviso in sezioni e strutture risalenti e diverse epoche.
Oltre ad un paio di kg messi su in 4 giorni la montagna m'ha regalato interessanti scoperte circa me. Tipo che adoro la carne di cervo. Gli amanti di Bambi non me ne vogliano. E adoro anche il lardo. Il mio culo non me ne voglia.
Se doveste capitare da quelle parti vi consiglio una cena al Kro, Ponte di Legno. E, vi prego, iniziate col Tomino al tartufo. Che solo a ripensarci potrei far concorrenza al cane di Pavlov sulla quantità di bava che le mie papille gustative secernono.
Magari, però, se seguite una dieta all'ingrasso come la mia non prendete la seggiovia ma datevi al trekking, altrimenti il ritorno a casa, con insalata, pesce lesso e petto di pollo sarà una chiara e incontrovertibile istigazione al suicidio.
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lunedì 29 luglio 2013
Manuale di sopravvivenza per mogli sole
E' tornato sabato sera, tardissimo e stanchissimo con due valigione al seguito e un mal di testa epocale da cambio d'altezza e, soprattutto, di temperatura. Ha preferito dormire nel suo letto sudaticcio piuttosto che restare un giorno in più nella frescura alpina.
Io ho barattato la mia personalissima reinterpretazione dell'uomo vitruviano con le sue braccia attorno alla vita e la certezza di potermi attaccare alla sua schiena dopo un incubo.
Ho detto a Sciattaman, orgogliosa, di aver superato la prova solitudine. Forse non a pieni voti ma è comunque un buon risultato. E' importante essere generosi con se stessi, no?
Intanto, dall'alto della mia esperienza di moglie sola ho deciso di stilare un manuale di sopravvivenza fatto di poche semplici e universali regole.
Tv spazzatura
Che poi sarebbe il sinonimo di Real Time. Lode a te, digitale terrestre. Sì perché quando la sera, sole nel vostro lettone, sentite la mancanza dell'omo, sia sul fronte glicemia che sul fonte hot c'è solo una cosa che potrà consolarvi: vedere gente che mangia la gommapiuma o che parla con gli orsacchiotti di peluche. Non sapevo di essere incinta o 24h in sala parto sono, invece, programmi consigliati solo a donne con pargoli al seguito o che non stanno cercando di avere figli. Le ricercatrici incallite e pure sole non trarranno da quelle immagini che sensazioni sgradevoli e il solito moto d'invidia di fronte alla tipa che dichiara, candida, non so come sia potuto succedere.
Magari trombando, amica. C'avevi mai pensato?
Anyway. Se siete deboli di stomaco potrete, semplicemente, dedicare la vostra attenzione a quella tipa col nome ridicolo che pratica la nail art o impastricciarvi il viso seguendo i consigli di Clio. Per le buongustaie c'è la cucina di Buddy. Di italiano non c'ha manco il basilico ma vi farà venire voglia di mettervi a dieta.
Cibo di mater italica
Cucinare per se stessi non da soddisfazione ma mangiare sul divano, davanti la tivvù, un cibo pronto e iper condito vi farà bene allo spirito. La mater italica che vi sa sole e disperate si prodigherà nella preparazione di succulenti ranci. Nel caso in cui vostra madre non sia disponibile le soluzioni si chiamano Mc, rosticcerie, cibo cinese, pizza da asporto. Vi ritroverete con qualche etto in più ma risparmierete sulla bolletta. Io, per esempio, ho mandato la lavastoviglie 5 volte in 3 settimane.
Animale domestico
Sono di compagnia, si sa. E hanno l'indiscutibile vantaggio di non potervi contraddire. Potrete parlare con la vostra micia per ore, porle quesiti esistenziali e interpretare le sue risposte a seconda di quello che vi fa comodo. Oltre che un inequivocabile segno di disagio mentale è anche un toccasana per la vostra autostima. Dopo due manciate di crocchette lei vi farà le fusa anche se le avete appena chiesto se state bene col pigiama a fiorellini blu e avrete interpretato il suo mao come un sì, sei bellissima sempre, anche se non ti depili da due settimane.
Amico tuttofare
Essere indipendenti non vuol dire piegarsi a cacciare i bacarozzi o cambiare lampadine o stappare il tubo del lavandino. Sappiatelo. Lasciate da parte tutte quelle menate da femminista coi baffi e munitevi di amico tuttofare. E' fondamentale che lo conosciate da tempo, che sia amico di vostro marito e che, ai suoi occhi, sembriate una docile pecorella smarrita nel pericoloso bosco di casa vostra, una casa piena di insidie e di insetti. E, mi raccomando, donne, quando avrà gettato lo scorpione nel cesso assicuratevi che tiri la catena due volte che si sa, quelli risalgono dallo scarico. Sempre.
Io ho barattato la mia personalissima reinterpretazione dell'uomo vitruviano con le sue braccia attorno alla vita e la certezza di potermi attaccare alla sua schiena dopo un incubo.
Ho detto a Sciattaman, orgogliosa, di aver superato la prova solitudine. Forse non a pieni voti ma è comunque un buon risultato. E' importante essere generosi con se stessi, no?
Intanto, dall'alto della mia esperienza di moglie sola ho deciso di stilare un manuale di sopravvivenza fatto di poche semplici e universali regole.
Tv spazzatura
Che poi sarebbe il sinonimo di Real Time. Lode a te, digitale terrestre. Sì perché quando la sera, sole nel vostro lettone, sentite la mancanza dell'omo, sia sul fronte glicemia che sul fonte hot c'è solo una cosa che potrà consolarvi: vedere gente che mangia la gommapiuma o che parla con gli orsacchiotti di peluche. Non sapevo di essere incinta o 24h in sala parto sono, invece, programmi consigliati solo a donne con pargoli al seguito o che non stanno cercando di avere figli. Le ricercatrici incallite e pure sole non trarranno da quelle immagini che sensazioni sgradevoli e il solito moto d'invidia di fronte alla tipa che dichiara, candida, non so come sia potuto succedere.
Magari trombando, amica. C'avevi mai pensato?
Anyway. Se siete deboli di stomaco potrete, semplicemente, dedicare la vostra attenzione a quella tipa col nome ridicolo che pratica la nail art o impastricciarvi il viso seguendo i consigli di Clio. Per le buongustaie c'è la cucina di Buddy. Di italiano non c'ha manco il basilico ma vi farà venire voglia di mettervi a dieta.
Cibo di mater italica
Cucinare per se stessi non da soddisfazione ma mangiare sul divano, davanti la tivvù, un cibo pronto e iper condito vi farà bene allo spirito. La mater italica che vi sa sole e disperate si prodigherà nella preparazione di succulenti ranci. Nel caso in cui vostra madre non sia disponibile le soluzioni si chiamano Mc, rosticcerie, cibo cinese, pizza da asporto. Vi ritroverete con qualche etto in più ma risparmierete sulla bolletta. Io, per esempio, ho mandato la lavastoviglie 5 volte in 3 settimane.
Animale domestico
Sono di compagnia, si sa. E hanno l'indiscutibile vantaggio di non potervi contraddire. Potrete parlare con la vostra micia per ore, porle quesiti esistenziali e interpretare le sue risposte a seconda di quello che vi fa comodo. Oltre che un inequivocabile segno di disagio mentale è anche un toccasana per la vostra autostima. Dopo due manciate di crocchette lei vi farà le fusa anche se le avete appena chiesto se state bene col pigiama a fiorellini blu e avrete interpretato il suo mao come un sì, sei bellissima sempre, anche se non ti depili da due settimane.
Amico tuttofare
Essere indipendenti non vuol dire piegarsi a cacciare i bacarozzi o cambiare lampadine o stappare il tubo del lavandino. Sappiatelo. Lasciate da parte tutte quelle menate da femminista coi baffi e munitevi di amico tuttofare. E' fondamentale che lo conosciate da tempo, che sia amico di vostro marito e che, ai suoi occhi, sembriate una docile pecorella smarrita nel pericoloso bosco di casa vostra, una casa piena di insidie e di insetti. E, mi raccomando, donne, quando avrà gettato lo scorpione nel cesso assicuratevi che tiri la catena due volte che si sa, quelli risalgono dallo scarico. Sempre.
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martedì 4 giugno 2013
La dieta fertile e il broccolo killer
Non penserete mica che per essere donne fertili basti svegliare le ovaie o dare un'aggiustatina agli ormoni o stapparvi le tube o produrre quantità industriali di muco vaginale o diventare moderatore di qualche forum sull'infertilità, di quelli che ti fanno sgranare gli occhi e gridare cose tipo io ce le ho tutte queste cose, non avrò mai bambini, voglio mamma.
Nossignore.
SantoSpirito docet.
La fertilità è cosa assai complessa
La fertilità è cosa assai complessa
Che poi vaglielo a dire a quelle che restano incinte con uno sguardo spermatozoico che la fertilità è cosa assai complessa, minimo ti sputano in faccia ma vabbè, soprassediamo, che qua di immacolate concezioni non se ne vedono, ahime.
I metodi del genio delle impazate mi fanno riflettere. Sono un misto di interventismo medico frutto di scienza esatta e consigli degni di qualche abitante di Salem. Per esempio, quando ha suggerito all'USI di mangiare le mandorle a colazione ed evitare gli broccoli che uccidono i soldatini io me lo sono visto con un cappello a punta in testa e una sfera di cristallo in mano mentre invocava qualche buon Dio protettore delle donne wanna be gravide.
I metodi del genio delle impazate mi fanno riflettere. Sono un misto di interventismo medico frutto di scienza esatta e consigli degni di qualche abitante di Salem. Per esempio, quando ha suggerito all'USI di mangiare le mandorle a colazione ed evitare gli broccoli che uccidono i soldatini io me lo sono visto con un cappello a punta in testa e una sfera di cristallo in mano mentre invocava qualche buon Dio protettore delle donne wanna be gravide.
Perchè la fertilità è fatta di tanti piccoli tasselli che devono coincidere
Uno di questi è la dieta. E pare che la sottoscritta stia alla dieta sana come Giordano Bruno alla Chiesa Romana. A confermarmelo è stata l'espressione di sdegno del doc quando ho descritto la mia colazione: caffè al volo e/o merendina ipercalorica e/o cornetto del bar. Per non parlare della quantità di acqua giornaliera: 3 o 4 bicchieri, se mi impegno.
Con un'espressione accigliata simile a questa:
ha, quindi, continuato la sua arringa in favore di colazione abbondante, carboidrati e verdure a pranzo, proteine derivanti da carne bianca e pesce a cena, mandorle a volontà e poi... poi mi pare che abbia detto una cosa tipo niente dolci.
Niente dolci?
Devi moderare gli zuccheri
Immaginate quale tragedia shakesperiana si celi dietro questa frase per una come me. Una che mette la Nutella nel caffè.
Ditemi che posso, dai. Ditemi che la Nutella è senza zucchero, dai.
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mercoledì 1 maggio 2013
Primo maggio, su coraggio
L'Abruzzo non ha la smania di piacerti, non si mette in tiro tirando fuori l'argenteria quando vai a trovarlo, non espone le sue grazie al turista di turno. L'Abruzzo non si vende. Se ne sta lì tra monti e mare, orsi marsicani e odore di pesce. Ad aspettarti.
Come tutte le cose che si hanno a portata di mano l'abbiamo spesso sottovalutato. Snobbato per il mare cristallino di qualche spiaggia sarda, per le seadas e la bottarga oppure per il verde umbro, l'opulenza toscana o, semplicemente, per Roma e per i suoi secoli. Abbiamo preferito le scogliere liguri e le gondole veneziane, il babà napoletano e la pizzica pugliese.
Oggi no.
Siamo arrivati a Scanno, provincia dell'Aquila, all'ora di pranzo, che una Princess mica si alza dal letto prima delle undici nei giorni di festa eh, abbiamo mangiato in una piccola trattoria, una sala esagonale che conteneva poco meno di dieci tavoli. Da due.
Tra un pasto e l'altro abbiamo chiacchierato con una delle due proprietarie dai capelli cortissimi e gli occhi neri scoprendo, per esempio, che c'è chi va al ristorante e poi chiede la pasta scondita.
Un'assurdità, statevene ALLA casa allora no?
Poi ho capito perché tanto odio per le fissate con la linea. I piatti trasudavano grassi, sapore e calorie ma erano tanto, tanto buoni.
Con la panza piena abbiamo passeggiato tra le viuzze sassose del piccolo borgo. Erano quasi deserte.
In un piccolo locale inutilmente refrigerato un baffuto e panzuto signore di mezza età vendeva prodotti tipici. Prodotti tipici veri eh, mica quelli che trovate in qualche store dell'aeroporto e che comprate al volo al parente scassamaroni che ti chiede le palle di Mozart al telefono mentre tu stai visitando la camera da letto di Elisabetta di Baviera, tra l'altro mio alter-ego, mica svirgole.
Al non proprio economico prezzo di 10 euri e 50 centesimi ci siamo accaparrati l'unica cosa degna di occupare la metà dei cartelloni pubblicitari incontrati sulla via scavata tra le rocce che collega l'A24 al paese: il Pan dell'Orso. Un dolce a base di mandorle, farro e miele ricoperto di cioccolato. Il negoziante ci ha illuminato sull'origine del nome.
Tanti anni fa un orso aggredì un pastore e mangiò solo i panelli che aveva nella sua bisaccia
Conciso ed essenziale. Vero abruzzese.
Per dovere di cronaca: il Pan dell'Orso è buono da sbavarci sopra sebbene, anch'esso, non propriamente light.
Eccolo:
Nello stesso locale, a dimostrazione di quanto gli abruzzesi tengano alla loro virilità, era in vendita anche questo:
Sulla via del ritorno ci siam fermati nei pressi di Anversa per ammirare le Gole del Sagittario, frutto della millenaria erosione delle acque dell'omonimo fiume. Pare sia una delle riserve naturali più belle d'Europa.
Più in basso, nel comune di Villalago, c'è un piccolo lago artificiale che porta il nome del Santo che fece di questo luogo il suo eremo, San Domenico.
Insomma, da brava psicotica mi sono, più o meno, ripresa. Non mi sono ciucciata una bottiglia di acqua Lete per mandar giù una scatola di antidepressivi, non mi sono attaccata al Tavernello forse perché il vino mi fa schifo non ho appeso una corda al lampadario anche perché ho i faretti e non ho lasciato aperto volutamente il gas.
E come sempre lo devo a Lui, quello che occupa l'altra metà del letto e del titolo di questo blog.
Come tutte le cose che si hanno a portata di mano l'abbiamo spesso sottovalutato. Snobbato per il mare cristallino di qualche spiaggia sarda, per le seadas e la bottarga oppure per il verde umbro, l'opulenza toscana o, semplicemente, per Roma e per i suoi secoli. Abbiamo preferito le scogliere liguri e le gondole veneziane, il babà napoletano e la pizzica pugliese.
Oggi no.
Siamo arrivati a Scanno, provincia dell'Aquila, all'ora di pranzo, che una Princess mica si alza dal letto prima delle undici nei giorni di festa eh, abbiamo mangiato in una piccola trattoria, una sala esagonale che conteneva poco meno di dieci tavoli. Da due.
Tra un pasto e l'altro abbiamo chiacchierato con una delle due proprietarie dai capelli cortissimi e gli occhi neri scoprendo, per esempio, che c'è chi va al ristorante e poi chiede la pasta scondita.
Un'assurdità, statevene ALLA casa allora no?
Poi ho capito perché tanto odio per le fissate con la linea. I piatti trasudavano grassi, sapore e calorie ma erano tanto, tanto buoni.
Con la panza piena abbiamo passeggiato tra le viuzze sassose del piccolo borgo. Erano quasi deserte.
In un piccolo locale inutilmente refrigerato un baffuto e panzuto signore di mezza età vendeva prodotti tipici. Prodotti tipici veri eh, mica quelli che trovate in qualche store dell'aeroporto e che comprate al volo al parente scassamaroni che ti chiede le palle di Mozart al telefono mentre tu stai visitando la camera da letto di Elisabetta di Baviera, tra l'altro mio alter-ego, mica svirgole.
Al non proprio economico prezzo di 10 euri e 50 centesimi ci siamo accaparrati l'unica cosa degna di occupare la metà dei cartelloni pubblicitari incontrati sulla via scavata tra le rocce che collega l'A24 al paese: il Pan dell'Orso. Un dolce a base di mandorle, farro e miele ricoperto di cioccolato. Il negoziante ci ha illuminato sull'origine del nome.
Tanti anni fa un orso aggredì un pastore e mangiò solo i panelli che aveva nella sua bisaccia
Conciso ed essenziale. Vero abruzzese.
Per dovere di cronaca: il Pan dell'Orso è buono da sbavarci sopra sebbene, anch'esso, non propriamente light.
Eccolo:
Nello stesso locale, a dimostrazione di quanto gli abruzzesi tengano alla loro virilità, era in vendita anche questo:
Sulla via del ritorno ci siam fermati nei pressi di Anversa per ammirare le Gole del Sagittario, frutto della millenaria erosione delle acque dell'omonimo fiume. Pare sia una delle riserve naturali più belle d'Europa.
Più in basso, nel comune di Villalago, c'è un piccolo lago artificiale che porta il nome del Santo che fece di questo luogo il suo eremo, San Domenico.
Insomma, da brava psicotica mi sono, più o meno, ripresa. Non mi sono ciucciata una bottiglia di acqua Lete per mandar giù una scatola di antidepressivi, non mi sono attaccata al Tavernello forse perché il vino mi fa schifo non ho appeso una corda al lampadario anche perché ho i faretti e non ho lasciato aperto volutamente il gas.
E come sempre lo devo a Lui, quello che occupa l'altra metà del letto e del titolo di questo blog.
venerdì 5 aprile 2013
Chi ben comincia...
Immemore delle conseguenze nefaste che l'associazione tacchi - gonna stretta - pioggia - mezzi pubblici può provocare sul proprio equilibrio interiore, questa mattina una Princess decisa ad elevare il suo livello medio di ficaggine, in vista di una cena core a core con il suo Umile Servo, si è vestita tanto caruccia e tanto attillata.
Forse troppo, visto che sul bus s'è rimorchiata un baldo ciovine che ha attaccato bottone con la solita, triste e stantia frase sul tempo. Voglio dire, me stanno a cresce le branchie, lo vedo da sola che piove, spremiti quelle meningi, diobono!. Fortuna vuole che il baldo ciovine non fosse poi tanto caparbio e abbia desistito nell'esatto momento in cui ho pronunciato la parola scacciamosconi: marito.
Non paga di aver scelto un abbigliamento comodo come una bici senza sellino, ho deciso di assecondare la richiesta dell'amica M che ama definirsi fieramente morbida e mi ha condotto per mano sulla via della perdizione, quella che porta dritta dritta ad un cornetto con la nutella e un caffè macchiato col cacao sopra.
Non soddisfatta di aver infranto con una dose extra di calorie uno dei tanti inutili buoni propositi settimanali, quello di non far spostare di un mm l'ago della bilancia, ho ceduto ad un'altra seducente tentazione. Comprare quelli che Mina ama definire stracci da quattro soldi in una delle tante bancarelle da stazione. Sono arrivata a sospettare che i mercatini da strada siano stati strategicamente posti in corrispondenza di qualche polo magnetico e che io, con la mia carica negativa, ne sia maledettamente attratta. Deve essere questo il motivo per cui invece di rigare dritta verso la fermata del bus, stamattina ho deviato a destra. Considerando le temperature non propriamente caraibiche dubito che io possa sfoggiare il mio consistente bottino, due magliette di cotone rispettivamente rossa e blu, prima di un paio di mesi ma fare shopping da strada prima di iniziare la giornata lavorativa è terapeutico.
Ora, però, qualcuno mi imbavagli e leghi le mani. Please.
Forse troppo, visto che sul bus s'è rimorchiata un baldo ciovine che ha attaccato bottone con la solita, triste e stantia frase sul tempo. Voglio dire, me stanno a cresce le branchie, lo vedo da sola che piove, spremiti quelle meningi, diobono!. Fortuna vuole che il baldo ciovine non fosse poi tanto caparbio e abbia desistito nell'esatto momento in cui ho pronunciato la parola scacciamosconi: marito.
Non paga di aver scelto un abbigliamento comodo come una bici senza sellino, ho deciso di assecondare la richiesta dell'amica M che ama definirsi fieramente morbida e mi ha condotto per mano sulla via della perdizione, quella che porta dritta dritta ad un cornetto con la nutella e un caffè macchiato col cacao sopra.
Non soddisfatta di aver infranto con una dose extra di calorie uno dei tanti inutili buoni propositi settimanali, quello di non far spostare di un mm l'ago della bilancia, ho ceduto ad un'altra seducente tentazione. Comprare quelli che Mina ama definire stracci da quattro soldi in una delle tante bancarelle da stazione. Sono arrivata a sospettare che i mercatini da strada siano stati strategicamente posti in corrispondenza di qualche polo magnetico e che io, con la mia carica negativa, ne sia maledettamente attratta. Deve essere questo il motivo per cui invece di rigare dritta verso la fermata del bus, stamattina ho deviato a destra. Considerando le temperature non propriamente caraibiche dubito che io possa sfoggiare il mio consistente bottino, due magliette di cotone rispettivamente rossa e blu, prima di un paio di mesi ma fare shopping da strada prima di iniziare la giornata lavorativa è terapeutico.
Ora, però, qualcuno mi imbavagli e leghi le mani. Please.
giovedì 21 febbraio 2013
Princess ics-elle
Il primo sospetto si è insidiato nella mia mente insana quando quel jeans, quello che tutte le donne hanno, quello che fa da unità di misura della propria ficaggine, è salito sui miei fianchi con difficoltà. Quando ho pensato "ok ora mi sdraio sul letto a panza in su, la ritiro e vedrai che il bottone entra in questa stramaledetta asola". Quando, in preda a quel moto di orgoglio che ti fa pensare "io arrendermi? mai!" ho fatto ricorso al saltello sulle punte abbinato alla strattonata disperata verso l'alto dell'indumento incriminato con l'intento di far entrare il bagaglio posteriore in quel tessuto non propriamente malleabile.
Il fatto di non essere diventata blu nel corso della giornata mi aveva fatto sperare che si trattava solo del comunissimo effetto "appena lavati". Una scusa dietro la quale, per secoli, generazioni di femmine si sono trincerate. Magari dopo una sana magnata di manicaretti. Ma questo non lo dite.
Il sospetto ha iniziato a sconfinare nella zona parietale del mio cervello, impedendomi, tra l'altro, di gustare senza alcun rimorso un etto e mezzo di ravioli ricotta e spinaci e due pastarelle rispettivamente panna e cioccolato, quando, domenica mattina, proprio prima di colazione, in bagno, davanti lo specchio grande, ho visto lei. Il risultato di settimane di carboidrati, cioccolato e fame atavica tempestivamente scongiurata con chilate di cibi tossici. Il risultato di fancazzismo e vita sedentaria. E della pizza a taglio consumata sul divano in panciolle con l'Umile Servo, ormai radicata tradizione della domenica sera. La maniglia dell'amore. O dell'odio, nel mio caso. Quell'infame rotolino di lardo che trasborda dall'elastico della mutanda e ti fa passare da Kate Moss a Platinette.
E' stato allora che tutto il mio povero organo preposto al pensiero è stato invaso totalmente. Il sospetto è stato promosso cum laude a tremenda certezza.
Ero ingrassata.
Solo un'ultima carta mi restava da giocare, sperando in un miracolo, sperando che i jeans e la mutanda non fossero metri di valutazione attendibili o si fossero alleati con l'intento di fustigare la mia autostima. Sti stronzi incompetenti.
La bilancia.
Lo strumento per eccellenza. Colei che ti guarda dal basso con l'aria di chi vorrebbe dirti "sali sali bella de casa, che mo ce penso io a te". Verdetto ufficiale: enne kg e mezzo in più, ovviamente.
Non mi restava altro che porre rimedio.
Sono a dieta da tre giorni.
Ieri ho sognato le fettuccine. Oggi, alle otto del mattino, ho sbavato davanti la foto di una pizza porcini, salsiccia e mozzarella sebbene, ad occhio, la pasta risultasse più gommosa della manina appiccicosa delle patatine. Ora voglio le patatine solo perché ho scritto "patatine". E le voglio con la maionese.
Io e l'USI stiamo progettando un week end a Napoli e io riesco a pensare ad una cosa sola: il babà.
Con la Nutella. Sia chiaro.
Il fatto di non essere diventata blu nel corso della giornata mi aveva fatto sperare che si trattava solo del comunissimo effetto "appena lavati". Una scusa dietro la quale, per secoli, generazioni di femmine si sono trincerate. Magari dopo una sana magnata di manicaretti. Ma questo non lo dite.
Il sospetto ha iniziato a sconfinare nella zona parietale del mio cervello, impedendomi, tra l'altro, di gustare senza alcun rimorso un etto e mezzo di ravioli ricotta e spinaci e due pastarelle rispettivamente panna e cioccolato, quando, domenica mattina, proprio prima di colazione, in bagno, davanti lo specchio grande, ho visto lei. Il risultato di settimane di carboidrati, cioccolato e fame atavica tempestivamente scongiurata con chilate di cibi tossici. Il risultato di fancazzismo e vita sedentaria. E della pizza a taglio consumata sul divano in panciolle con l'Umile Servo, ormai radicata tradizione della domenica sera. La maniglia dell'amore. O dell'odio, nel mio caso. Quell'infame rotolino di lardo che trasborda dall'elastico della mutanda e ti fa passare da Kate Moss a Platinette.
E' stato allora che tutto il mio povero organo preposto al pensiero è stato invaso totalmente. Il sospetto è stato promosso cum laude a tremenda certezza.
Ero ingrassata.
Solo un'ultima carta mi restava da giocare, sperando in un miracolo, sperando che i jeans e la mutanda non fossero metri di valutazione attendibili o si fossero alleati con l'intento di fustigare la mia autostima. Sti stronzi incompetenti.
La bilancia.
Lo strumento per eccellenza. Colei che ti guarda dal basso con l'aria di chi vorrebbe dirti "sali sali bella de casa, che mo ce penso io a te". Verdetto ufficiale: enne kg e mezzo in più, ovviamente.
Non mi restava altro che porre rimedio.
Sono a dieta da tre giorni.
Ieri ho sognato le fettuccine. Oggi, alle otto del mattino, ho sbavato davanti la foto di una pizza porcini, salsiccia e mozzarella sebbene, ad occhio, la pasta risultasse più gommosa della manina appiccicosa delle patatine. Ora voglio le patatine solo perché ho scritto "patatine". E le voglio con la maionese.
Io e l'USI stiamo progettando un week end a Napoli e io riesco a pensare ad una cosa sola: il babà.
Con la Nutella. Sia chiaro.
lunedì 11 febbraio 2013
God save the aunt
Sabato scorso abbiamo fatto tardi. Così tardi che le ore piccole avevano compiuto 18 anni. E allora, in barba a qualsivoglia senso della decenza, io, che non sono proprio un'allodola, mi sono presa la libertà di restare sotto le pezze fino all'ora di pranzo di domenica.
Prima che i miei vicini si decidessero a chiamare la Sciarelli ho messo piede fuori dal letto con l'unico rammarico di essermi persa Gordon Ramsey che imprecava contro qualche malcapitato masochista che prima gli chiede aiuto poi sclera davanti le telecamere in piena crisi nervosa al primo insulto carico di turpiloquio. Grazie di esistere, Real Time.
Mentre mi accingevo a consumare una tardiva e solitaria colazione ho fatto una scoperta dall'altissimo valore scientifico: la Nutella ha un qualche misterioso potere reminescente sul mio cervello. Infatti, mentre addentavo il primo morso del cornetto farcito un'illuminazione mi ha colta. Come in un sogno ho rivisto l'Umile Servo che, alzatosi prima di me per partecipare ad una riunione di lavoro, mi ha parlato di... di... di...
ospiti
cazzo, ospiti!
Presa dal panico ho fatto l'unica cosa sensata. Chiamato soccorsi. Dove per soccorsi intendo la Zia Santa. Quella che se non sai ammassare non ti considera una donna dotata di apparato riproduttivo funzionante, quella che non ha un congelatore ma un banco frigo modello megalomane con cui potrebbe sfamare mezz'Africa quella che, in questi casi, ti salva il culo.
In un'ora ho rimediato viveri a sufficienza da beccarmi complimenti del tipo "ma non ti dovevi scomodare così tanto!". E mentre l'Umile Servo rideva sottecchi io, senza pudore alcuno, mi gongolavo vantando le mie doti da casalinga mentre in camera da letto, rigorosamente chiusa a chiave, regnava, incontrastato, il caos.
Prima che i miei vicini si decidessero a chiamare la Sciarelli ho messo piede fuori dal letto con l'unico rammarico di essermi persa Gordon Ramsey che imprecava contro qualche malcapitato masochista che prima gli chiede aiuto poi sclera davanti le telecamere in piena crisi nervosa al primo insulto carico di turpiloquio. Grazie di esistere, Real Time.
Mentre mi accingevo a consumare una tardiva e solitaria colazione ho fatto una scoperta dall'altissimo valore scientifico: la Nutella ha un qualche misterioso potere reminescente sul mio cervello. Infatti, mentre addentavo il primo morso del cornetto farcito un'illuminazione mi ha colta. Come in un sogno ho rivisto l'Umile Servo che, alzatosi prima di me per partecipare ad una riunione di lavoro, mi ha parlato di... di... di...
ospiti
cazzo, ospiti!
Presa dal panico ho fatto l'unica cosa sensata. Chiamato soccorsi. Dove per soccorsi intendo la Zia Santa. Quella che se non sai ammassare non ti considera una donna dotata di apparato riproduttivo funzionante, quella che non ha un congelatore ma un banco frigo modello megalomane con cui potrebbe sfamare mezz'Africa quella che, in questi casi, ti salva il culo.
In un'ora ho rimediato viveri a sufficienza da beccarmi complimenti del tipo "ma non ti dovevi scomodare così tanto!". E mentre l'Umile Servo rideva sottecchi io, senza pudore alcuno, mi gongolavo vantando le mie doti da casalinga mentre in camera da letto, rigorosamente chiusa a chiave, regnava, incontrastato, il caos.
lunedì 14 gennaio 2013
Cronache di inizio lunedì
Questa mattina mi sono truccata a lume di candela perché pretendere di avere la corrente elettrica dopo una tempesta nottura non è ottimismo. E' utopia.
Non ho potuto utilizzare la piastra ne accendere lo scaldino del cesso ergo ho i capelli colti da smania rivoluzionaria con frange radicali che gridano all'anarchia e un freddo allo stato osseo che non mi scollerò di dosso prima di stasera, sotto settantatre strati di piume d'oca.
Ho preso i mezzi pubblici dopo un anno e mezzo, evento già di per se traumatico, poi ho pure sbagliato a fare l'abbonamento settimanale rimettendoci ben 8 euri.
I collant mi calano. Ho il cavallo alle ginocchia e la vita sotto le ascelle. Fantozzi non sei nessuno.
Come da migliore tradizione, visto che è lunedì, ho deciso di incominciare quella cosa con la d. che ti imporrebbe di non mangiare. Condizionale d'obbligo visto che alle ore otto e zerozero mi sono avventata su un cornetto con la Nutella per poi rendermi conto in corso d'opera, più o meno al quinto mozzico, che avevo iniziato la d., la di..., la die..., quella cosa là.
Sono a lavoro da 3h e 2 minuti, già stanca e incazzata.
Non credo che arriverò sana di mente alla fine di questo lunedì, figuriamoci alla fine della settimana.
Non ho potuto utilizzare la piastra ne accendere lo scaldino del cesso ergo ho i capelli colti da smania rivoluzionaria con frange radicali che gridano all'anarchia e un freddo allo stato osseo che non mi scollerò di dosso prima di stasera, sotto settantatre strati di piume d'oca.
Ho preso i mezzi pubblici dopo un anno e mezzo, evento già di per se traumatico, poi ho pure sbagliato a fare l'abbonamento settimanale rimettendoci ben 8 euri.
I collant mi calano. Ho il cavallo alle ginocchia e la vita sotto le ascelle. Fantozzi non sei nessuno.
Come da migliore tradizione, visto che è lunedì, ho deciso di incominciare quella cosa con la d. che ti imporrebbe di non mangiare. Condizionale d'obbligo visto che alle ore otto e zerozero mi sono avventata su un cornetto con la Nutella per poi rendermi conto in corso d'opera, più o meno al quinto mozzico, che avevo iniziato la d., la di..., la die..., quella cosa là.
Sono a lavoro da 3h e 2 minuti, già stanca e incazzata.
Non credo che arriverò sana di mente alla fine di questo lunedì, figuriamoci alla fine della settimana.
mercoledì 28 novembre 2012
La mia nuova chiavetta
Il caffé espresso delle 08:00, 35 centesimi, con la mia nuova chiavetta
La Fiesta delle 10:00, 50 centesimi, con la mia nuova chiavetta
I taralli pugliesi delle 11:30, 40 centesimi, con la mia nuova chiavetta
Il Thé al GUSTO DI LIMONE di mezzogiorno, 35 centesimi, con la mia nuova chiavetta
I Grisbì del dopo pranzo associati al caffè del dopo pranzo, 85 centesimi, con la mia nuova chiavetta
Il KitKat della merenda, 80 centesimi, con la mia nuova chiavetta.
Mangiare merdate tutto il giorno grazie alla tua nuova chiavetta...
... un prezzo ce l'ha...
quello del tuo fegato.
La Fiesta delle 10:00, 50 centesimi, con la mia nuova chiavetta
I taralli pugliesi delle 11:30, 40 centesimi, con la mia nuova chiavetta
Il Thé al GUSTO DI LIMONE di mezzogiorno, 35 centesimi, con la mia nuova chiavetta
I Grisbì del dopo pranzo associati al caffè del dopo pranzo, 85 centesimi, con la mia nuova chiavetta
Il KitKat della merenda, 80 centesimi, con la mia nuova chiavetta.
Mangiare merdate tutto il giorno grazie alla tua nuova chiavetta...
... un prezzo ce l'ha...
quello del tuo fegato.
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