lunedì 31 dicembre 2012

Speravo nei Maya

Miei cari, concedetemi il lusso di indossare i panni della Princess e di tutta l'intera corte solo per un attimo. Perché devo proprio farlo. Per salutare il 2012 devo scompormi con un liberatorio:

VAFFANCULO ANNO DI MERDA

Questo è stato l'anno in cui, a pochi mesi dal nostro sì, io e l'Umile Servo abbiamo dovuto combattere contro un nemico invincibile. Il glioblastoma multiforme si è portato via in poco tempo una delle persone a noi più care e con lui molte certezze e qualche pezzo, troppo grosso, della nostra serenità di coppia.

E' stato l'anno in cui l'Umile Servo ha dovuto lottare contro una precarietà mai così spietata, restando a casa troppo tempo mentre io, trascinandomi in ufficio, cercavo di non fare troppo caso a quell'enorme peso che sentivo tutto sulle mie spalle.

E' stato l'anno in cui la crisi ha colpito duramente anche il lavoro dei miei genitori. E le tasse hanno fatto il resto rendendoli fragili e insicuri dopo una vita di fatica e poche soddisfazioni.

E' stato l'anno in cui, alla fine, anche la mia salute ha deciso di dare forfait. Una brutta enterite mi ha lasciato uno strascico duro a morire e la paura si trattasse di qualcosa di più.

E' stato l'anno in cui una lastra di ghiaccio sull'autostrada che percorro tutte le mattine è finita sotto le ruote della mia macchina che, impazzita, mi ha sbattuto da una parte all'altra della carreggiata.

E, infine, è stato l'anno in cui ho scoperto di avere una mutazione genetica che potrebbe rendere difficile una gravidanza.

Io non voglio sfidare la sorte. Non voglio fare richieste. E so che gli anni altro non sono che unità di misura, effimere, con cui ci piace scandire il tempo. Che non si ferma, mai. Che non cambia, mai. Non pretendo che questo 2013 mi riporti indietro la felicità che il 2012 mi ha strappato via ma che allontani almeno un po' di tutto questo dolore.

Buon anno nuovo a tutti voi.



venerdì 28 dicembre 2012

Men at work


Nel posto in cui lavoro dire che c’è una netta prevalenza del genere maschile è usare un eufemismo. Il 90% degli impiegati, siano essi comuni schiavi a contratto zero o dirigenti, sono uomini. Dopo aver passato dentro queste mura quasi due anni e non sapendo, del resto, se potrò festeggiarli, visto l’appalto in scadenza, ho deciso che vi racconterò cosa vuol dire per noi femminucce questa netta prevaricazione.

STATE TRANQUILLI
Niente discorsi seri su atti discriminatori nei confronti delle ovaio-munite o quote rosa. Questo è un blog serio, santiddio!

Punto primo. Autostima.
Siamo poche e 8h sono lunghe per tutti. L’uomo, per sua natura cacciatore, quando la selvaggina scarseggia, s’attacca a quella che c’è. Epperciò che tu sia la fotocopia di Halle Berry o una balla di fieno con le gambe riceverai la tua sacrosanta dose giornaliera di provolaggine. Un toccasana. Specialmente quando arrivi la mattina con le occhiaie ai piedi o senza trucco o con il kg post week end in più o col ciclo o con un taglio di merda perché il tuo coiffeur s’era fatto un quartino di troppo al bar.

Punto secondo. Solidarietà femminile.
Ok, non esiste. Questo lo sappiamo. Ma in casi estremi la vagina ha bisogno di un’altra vagina. Leggere letteralmente, grazie. Sto parlando del caso in cui, nonostante l’applicazione del tuo telefonino che ti ricorda che tra 3h ti deve venire il ciclo, tu hai dimenticato la tua leggendaria scorta di settordici assorbenti a casa. Bene. Anzi male. Trovare un’assorbente in questi casi è impresa epica. Il fallimento della missione è matematico. Ci sono 10 donne in tutto lo stabile. 4 non le conosci, 3 sono in menopausa, 1 è incinta, 1 sei te e l’altra è M. M non ce l’ha.

Punto terzo. Solidarietà maschile
Chiedere al tuo Capetto mezz’ora di permesso per andare a comprare un assorbente non sarà un problema. Ogni scusa sul ciclo è buona. Le scuse sul ciclo sono tra i diritti inviolabili di ogni donna. Il Capetto, del resto, non potrà indagare sulla veridicità di quello che dici interrogando altre donne traditrici perché non ce ne sono.

Punto quarto. Il bagno.
E’ sempre libero.  Che quelli che hanno suddiviso i bagni mica lo sapevano che siamo 10 in tutto. No no. Quindi puoi truccarti con tutta calma, passarti il filo interdentale dopo pranzo, fare yoga, pliates, tai chi. Hai spazio sufficiente. C’è, però, anche il rovescio della medaglia. Per esempio io e M siamo le uniche donne del nostro piano, ora che ci hanno spostate nella stanza del Capetto. Ergo io so che se c’è una goccia di pipì sulla tavoletta è la sua e lei sa che se c’è una sbavatura di dentifricio sul lavabo è la mia. Gli sguardi d’accusa della serie “so quello che hai fatto” sono pane quotidiano.



giovedì 27 dicembre 2012

Non è successo altro

Sono in ufficio.
Sola.
Il resto del mondo deve essere in ferie, Capetto compreso.
Fa un freddo boia nonostante il condizionatore a palla e la bomba alla crema che ho preso insieme all'Umile Servo per colazione si è piazzata in orizzontale sulla bocca del mio stomaco già provato dal lavoro extra che gli ho imposto negli ultimi due giorni.

Passerò il Capodanno in un parco giochi perché la formula ingresso parco-DJ set-cena a buffet ai miei amici è piaciuta parecchio. Maledetta democrazia. Già mi vedo con una congestione in corso sulle montagne russe a menoquindici. Manco fossimo davvero in Russia.

Mi hanno detto che odiare il Natale non va più di moda dal 2001. Ho risposto che non sono mai stata una fashion victim.

Ho orgogliosamente vinto a Trivial Pursuit perché so che Mike Bongiorno ha condotto il Festival di Sanremo 11 volte, che Beautiful è ambientato a Beverly Hills, che Colombo ha chiamato l'isola su cui è approdato San Salvador, che la Guerra di Secessione americana l'hanno combattuta i nordisti contro i sudisti e che il T4 è un ormone prodotto dalla ghiandola tiroidea. Grazie, ipocondria.

Ho perso 10€ a Pinguino. A Sette e Mezzo avrei vinto di sicuro. Ma si è deciso di giocare a Pinguino. Maledetta democrazia, again.

La mia faccia, finally, è tornata. L'Umile Servo ne è felice ma ha anche detto che l'altra tipa era più simpatica perché somigliava ad un incrocio tra una marmotta e un castoro. Insomma, Alba Parietti vestita da panda un par di ciufoli, sono stata troppo ottimista.

La mia nuova macchina ha 10 anni, mi è costata 1100€ e si chiama Pollyanna.

Ho messo il bambinello nella mangiatoia il 26.

Andrò all'inferno.

Fine.

lunedì 24 dicembre 2012

L'augurio principesco


Non sono una di quelle che va in brodo di giuggiole quando vede un alberello addobbato, ascolta le canzoncine natalizie, compra il panettone al centro commerciale. A me il Natale mette tristezza. Io a Natale mi sento sola.

Non è sempre stato così. Anche le Princess senza cuore sono state bambine e hanno gioito vestite da stella cometa alla recita di fine anno. Che poi il vestito da stella cometa nient’altro era che una sorta di copricapo in cartapesta a forma di stella sbilenca, calzamaglia e dolcevita nera. Della serie “che cazzo c’avevi da esse tanto felice che somigliavi a un buco nero più che a una stella”.  Eppure ero felice, un tempo, del Natale. Anche se il mio Babbo Natale era un tantinello ingordo e aveva un’alimentazione, oserei dire, squilibrata. Non mangiava latte e biscotti ma latte e PROSCIUTTO CRUDO. Devo chiedere a Mina che cosa le passava per la testa quando gli preparava il rancio, lasciandolo rigorosamente sul camino. Ero felice quando tappavo i numerelli della tombola con le bucce di mandarino, che la tombola con le finestrelle, quando avevo 6 anni, ce l’avevano solo quelli che stavano avanti. E la mia famiglia “avanti” non c’è mica mai stata. Ma ero felice in mezzo alla mia famiglia. Di quella felicità scema che solo i bambini sanno provare. La magia del Natale devo averla persa per strada, un po’ alla volta. Che fregatura, crescere.

Forse un giorno la recupererò. Magari quando una nana dai miei stessi occhi suderà vestita da pastorello (in famiglia non si ricordano ruoli da primo attore quindi aspiro almeno al pastorello) o aspetterà che Babbo Natale se magni il prosciutto. Che mica lo vogliamo deludere con latte e biscotti. Quello ormai c’è abituato.

Nel frattempo auguro a chi la magia del Natale non l’ha mai persa per strada di non perderla mai, che non è bello.

Buone Feste

giovedì 20 dicembre 2012

Può sempre andare peggio

No, Princess, l'anti-CED non è la cosa peggiore che potesse capitarti.
Del resto nella vita non si finisce mai di essere smentiti.

Succede che il Capo-Intermedio, 626 alla mano, si reca dal Capo-Supremo e dice che no, noi lì proprio non ci possiamo stare. C'è bisogno di una soluzione alternativa.

Felicità, giubilo, "sia lode all'eroe trionfatore!" penso io.

Il Capo-Supremo si spreme le meningi.
E spreme, spreme, spreme fino a partorire lei:

l'abominevole idea.

"La Princess e M. andranno nella stanza del Capetto e condivideranno l'unica scrivania libera in quel locale, tanto è grande".

Bene.

Così, ora, ci ritroviamo a condividere la stanza con una persona affetta da bipolarismo acuto e perciò umorale nonché egocentrica ai limiti della superbia, maschilista, permalosa, con un amore incondizionato per il turpiloquio, la bestemmia e la sbraitata immotivata contro qualsiasi persona o cosa gli capiti a tiro.

La scrivania sarebbe grande se non dovessimo lavorare con due schermi a testa. Roba che Oronzo, con i suoi 2cm e mezzo di diametro mi guarda come a dire "ma andò cazzo m'hai portato che non c'entro manco io qua sopra?". Inizio a temere che quello stronzo di suo padre si rivolga a un avvocato per ottenere l'affidamento causa "manifesta inferiorità della postazione materna".

La stanza è claustrofobica, soffocante, fredda d'inverno, umida d'estate. L'habitat ideale della zanzara tigre.

E poi c'è lui.
Mr. Viscidume.
Sposato con prole.
Ammicca, fa battute, ci prova in maniera subdola e ci guarda il culo ogni volta che ci alziamo.

Ma no, stavolta non mi lamento.
Potrei ritrovarmi a lavorare seduta sul cesso, con un pc portatile sulle ginocchia e l'altro schermo in bilico sul lavandino.

lunedì 17 dicembre 2012

Convalescenza

Questa mattina io e il mio labbro superiore incanottato ci siam recati dall'amabile medico di famiglia. Lo stesso che si è rifiutato di prescrivermi gli antibiotici consigliatemi al pronto soccorso perché convinto, come sempre, che non servissero.  L'occhialuto, dopo una sommaria osservazione di quella che alcuni si ostinano a chiamare la mia faccia, se ne esce con le seguente frase:

(Ha la r moscia ma no, non è sexy)
"A me non pare tanto gonfio. E' quasi come prima dell'incidente".

Un par di struffoli.
Prima dell'incidente io non sembravo affatto Alba Parietti travestita da panda. 

Mia mamma detta Mina e l'Umile Servo detto mio marito hanno deciso di mollare un po' la corda. Lui è tornato a lavoro e lei non ha citofonato a casa mia alle 8 del mattino per assistermi. 

Quindi mi sono riposata dormendo senza vergogna alcuna fino alle 11 e mezzo. Non succedeva dai tempi del liceo.  

Poi Mina mi ha chiamata. Tre volte. In una delle tre mi ha detto che il gatto mi voleva salutare.
No, non scherzo.

Quindi è stata la volta del Capetto (aka il responsabile del progetto per cui sto lavorando). Credo volesse accertarsi che prima o poi alzerò le chiappe per tornare a lavoro. Tra le altre cose mi ha consigliato un'ortopanoramica perché sua zia una volta cadde di faccia su uno scalino sbattendo forte i denti. Dopo 15 anni le caddero tutti.
Grazie, Capetto. Ora sì che son tranquilla.

Infine la Sister O., che lavora in un nido. 
"Ciao Sister!"
"C'è un pacchettino davvero speciale sotto quest'albero di Natale, contiene dolcezza e tanto amore per chi ogni giorno è vicino al mio cuore"
"Ma che minchiaccia dici?"
"Volevo dedicarti un pezzetto della poesia che i miei pupi reciteranno per Natale"
"... ah, grazie"

Non sono mica più tanto sicura di essere stata io quella che ha battuto forte la capoccia. 

sabato 15 dicembre 2012

Iniziare bene II

Svegliarsi.
Alzarsi.
Barcollare fino al cesso.
Accendere la luce.
Guardarsi allo specchio.
Pensare:

"Ohibò, sembro un panda. Un panda dopo un'iniezione di botulino a zigomi e labbra"

venerdì 14 dicembre 2012

Bipolarismo post-urto

Io lo so eh.
So che posso considerarmi fortunata.
So che tutto quello che mi circonda dovrei considerarlo un inno alla vita.
So che dovrei gioire pure quando faccio pipì.
Perché, cazzo, sono viva.
Perché schiantarsi in autostrada a 110 all'ora vuol dire restarci secco.
E io me la sono cavata con un ficozzo da competizione, 4 punti sotto il labbro, naso da pugile e poco altro. Però, ecco, io c'ho degli sbalzi d'umore che levate... E mi sento pure in colpa, ad averceli.
Ma non ci posso fare nulla.
Passo dalla gioia, quella che viene dallo stomaco, per esserci ancora, roba che me bacerei pure il cane sbavoso del vicino, all'angoscia nel vedere il viso di un'altra riflesso nello specchio del bagno.
Dall'autoironia alla mania di persecuzione.
Dall'amare tutti a non volere nessuno intorno.

Penso che la sindrome premestruale non sarà più un problema.

mercoledì 12 dicembre 2012

Viva, vigile

Ti chiedono come ti chiami, quanti anni hai, di dove sei, come è successo
come ti chiami, quanti anni hai, di dove sei, come è successo
come ti chiami, quanti anni hai, di dove sei, come è successo

e tu stesa su una barella con le mani che tremano, il sangue nelle unghie e il cellulare stretto tra le dita rispondi .
Meccanicamente.

Come fosse un lavoro. Una pratica da sbrigare. Perché vuoi dimostrare a loro, i medici e a te stessa che ci sei, che sei viva, che sei vigile. Nonostante tutto.

Nonostante la macchina distrutta, il sangue sul finestrino e sulle scarpe nuove. Perché sono i particolari quelli che non riesci a dimenticare. Come gli occhi azzurri del poliziotto in borghese che ha aperto la portiera e ti ha  detto di stare calma, come la marca della bottiglietta d'acqua che il camionista ti ha messo in mano, come lo stupore che hai provato nel guardare la tua faccia rossa e il terrore di non capire da dove quel sangue provenisse.

Ricordi i tuoi pensieri mentre la macchina impazzita ti sbatteva da una parte all'altra "no, non è possibile. Non sta succedendo a me. Non può essere vero. Fermati, fermati, fermati".

Il sollievo nell'alzarti e capire che sì, riesci a camminare e se riesci a camminare vuol dire che non stai morendo. Perché in quei momenti non pensi ad altro. Vuoi assicurarti di essere viva. Punto.

Ricordi il rumore delle ruote che stridono su quella lastra di ghiaccio e il tonfo sordo e tremendo del cofano che si accartoccia, come la cartapesta quando la modelli per farci le montagne del presepe.

E intanto rispondi

Princess S, 28 anni, Roma, c'era il ghiaccio e la macchina è impazzita
Princess S, 28 anni, Roma, c'era il ghiaccio e la macchina è impazzita
Princess S, 28 anni, Roma, c'era il ghiaccio e la macchina è impazzita

Perché, nonostante tutto, sei viva, sei vigile e ricomincerai, come sempre.

lunedì 10 dicembre 2012

Precarietà

C: "BuonCiorno a tutti"
Princess: "Ma proprio non ce riesci ad usare correttamente la C e la G eh"
C: "E tu proprio non riesci a dire 'CI' riesci eh"

C: "Mi premi il pulsante dell'ascensore che ho le mani occupate?"
Princess: "Ok"
C: "Tu non lo sai chiamare l'ascensore, così l'hai chiamato per farlo scendere, noi dobbiamo salire"

C: "Caffè?!"
Princess: "Solo col Grisbì vicino"
C: "Sei una porca"

C: "Sono feliGe oCCi"
Princess: "Che culo. E perché?"
C: "A mensa c'è la pizza, ci penso da ieri sera"

C: "Dici che se facessimo le zoccole riusciremmo a guadagnare qualcosa?"
Princess: "Non lo so. Sicuro siamo in linea col mercato. Io sembro russa, tu romena. Ci mancano le tette"
Driiin driiin
C: "Pronto? Eh mamma scusa ti richiamo, stiamo faGendo un discorso importante"

C la conosco da quando sono qui. Sono qui da un anno e 9 mesi.
Le prime due settimane abbiamo parlato del tempo, di lavoro, della dubbia qualità dei pasti della mensa.
Dopo un mese conoscevamo i nomi dei membri delle nostre rispettive famigllie.
Dopo 2 parlavamo dei nostri problemi.
Dopo 6 condividevamo le nostre seghe mentali.
Dopo un anno io sapevo che il martedì lei era triste perché avrebbe rivisto il suo compagno solo il venerdì e lei sapeva che il giovedì lo ero io perchè io odio il giovedì, ancora lontano dal week end e già carico della stanchezza della settimana. Così il martedì io le facevo trovare un Mon Cherì sulla scrivania e lei, il giovedì, mi lasciava un Pocket Coffee vicino al telefono, prima di andare via.
Dopo un anno e mezzo era "la mia amica C" non più "la mia collega C".

Perché funziona così.
Non scegli tu le persone con cui lavorerai. Te le ritrovi lì e le devi accettare.
E devi farti accettare.
Passi con loro più tempo di quanto ne passi con la tua famiglia.
Senza rendertene conto entrano a far parte della tua vita, prepotentemente.
Sono lì quando ridi, quando piangi, quando smadonni su un excel, quando ti incazzi col capo per le ferie.
Tuo malgrado imparano a conoscerti meglio delle amiche dell'app del venerdì.

C. è una precaria, come me.
C. domani deve iniziare un nuovo lavoro, per conto della sua società. Da un'altra parte.
Al suo posto verrà M.
Che non è C.
Che devo imparare a conoscere.
Tutto daccapo.

Io penso che no, non è mica giusto che mi tolgano C.
Che i "ma tanto restiamo in contatto" quasi mai sono veri.
Che C. sarà solo una meteora, come tante.
Che io non sono mica pronta a condividere le mie seghe mentali con un'altra.

Precarietà è anche questo.

Ho messo di nascosto un Mon Cherì nella borsa di C. Perché domani è martedì, lei rivedrà il suo compagno solo venerdì e me ... chissà quando.
Credo ne abbia bisogno.

domenica 9 dicembre 2012

To do

Penso che nel momento in cui inserisci nella tua personalissima "to do list" la voce "fare l'albero di Natale", hai un serio problema di gestione del tempo.

venerdì 7 dicembre 2012

Driiin driiin driiin driiiiiin

Il telefono del mio vicino di scrivania sta trillando ininterrottamente da 10 minuti.
Non esagero.
Ora tu, all'altro capo del filo, dopo il quinto squillo, possibile non ti fai venire in mente che quella persona potrebbe, per esempio, NON ESSERCI?!

giovedì 6 dicembre 2012

Oronzo

Quando il capo supremo ha deciso di parcheggiare me, C e qualche altro collega nell'anti-CED, abbiamo avuto la fortuna di ereditare, dai precedenti occupanti, meglio noti come usurpatori della nostra precedente scrivania, tutti quei piccoli e simpatici oggetti inutili, che in un trasloco, anche solo di postazione, si lasciano indietro, abbandonati alla loro tragica sorte, quella del cestino della spazzatura.

Solitamente chi si trova d'improvviso, per volere di altri e contro il proprio parere, ad occupare una nuova postazione riversa su di essa la propria frustazione. In diversi modi.

Io, per esempio, vengo colta dalla sindrome della bella lavanderina, solo che invece di lavare i fazzoletti ai poveretti della città, che sarebbe pure una cosa più utile, sfogo la mia ansia di pulito su ciò che mi capita a tiro.

E così munita di pezzetta e Cif multiuso, prima che i tecnici attaccassero tutti i fili, ho lustrato per bene la mia nuova, triste postazione.

Prima, però, ho liberato il campo gettando senza pietà nel cestino tutto quello che non era mio.
Tutto quello che non era mio tranne lui.
Lui è una palletta di marmo con la faccia di gufo.
Mi guardava, lo guardavo.
Poi gli ho detto : "vabbè, ti salvo. Ti chiamerai Oronzo"

C : "Oronzo?"
La Princess S: "Sì, fa rima con stronzo, come il suo ex-proprietario che ora si gode la mia vecchia postazione".

Succede che ieri sera l'ex-proprietario di Oronzo si trovava da noi per un lavoro.
Lo vede.
"Oh ma quella è la mia faccetta!"
"Non è una faccetta è un gufo"
"Devo averlo lasciato qui per sbaglio!"
"No, non farlo. Ti prego. Non riprendertelo. Gli ho pure dato un nome. A lui piace stare qui con me"
"Ah e come l'hai chiamato?"
"Oronzo"
"Pensa... e perchè Oronzo?"

...
...
...
"Mi piaceva"

Abbiamo un accordo. Viene a trovarlo a giorni alterni, in pausa pranzo.



mercoledì 5 dicembre 2012

Iniziare bene

Quando la tua giornata inizia in compagnia del becco (alias divaricatore vaginale) e della scrutavagina (alias ginecologa) credo sia assolutamente legittimo rispondere mentalmente ad ogni "Buongiorno" con un:

"Buongiorno al cazzo"

martedì 4 dicembre 2012

Will&Kate

Allora: io lavoro con 10 uomini, due donne in menopausa, un gay felicemente single e C. Parlare del mio matrimonio a lavoro era come … che ne so, parlare di pallavolo a Roberto Baggio. Ad eccezione di C. che da donna 34enne con compagno al seguito rientrava nella categoria “potenziali spose”, l’interesse  per l’argomento era pari a zero. Ma io … io ero una sposa figa. Condividere informazioni sui miei preparativi era un’attività più ludica che emozionante … non so se mi spiego.  Diciamo che spesso venivo perculata e non è che la cosa mi dispiacesse. Io mi metto proprio in condizione di essere perculata. Sono il tipo ideale.

E siccome ormai avevo l’aria da superiore rispetto alla sposa-media ho omesso volutamente alcune informazioni riguardo il mio … ehm … cambiamento. Chiamiamolo così. Cambiamento che mi ha portato dall’essere indifferente – infastidita dalle cose matrimoniose ad essere cretina. 
Nell’ordine:

Mi sono iscritta ad un noto forum che tratta di matrimonio. Ma in maniera seria. E il mio nick era (è… ci sono iscritta ancora) demenziale. Composto dai soprannomi che io e lui ci siamo dati … in intimità, ecco.

Ho cercato qualche sito di qualche wedding planner dopo aver visto la trasmissione di Enzo Miccio (e l’altro tizio paffuto di cui non ricordo il nome) su RealTime

Ho scoperto un canale che si chiama wedding tv e… vabbè sì, l’ho guardato un po’ di volte. (Ehm, un bel po’)

Mi sono guardata le foto di tutti i matrimoni reali dal 1900 ad oggi

Stessa cosa con i matrimoni vip

Mi sono arrabbiata con le mie due migliori amiche-testimoni perché si rifiutavano di indossare un abito lungo

Ho immaginato di essere chiamata Signora Congnomedelmarito e la cosa … non mi è dispiaciuta. Della serie evviva l’emancipazione femminile.

Ma il massimo dell’ipocrisia l’ho raggiunta con il matrimonio di William e Kate. 29 aprile 2011. Non essendo ancora del tutto malata, mi sono ricordata dell’evento grazie al consueto giro di web che faccio ancora tutte le mattine quando arrivo presto a lavoro. Sul sito del Corriere la notizia era in apertura. E … diciamo che ogni 5 minuti a partire dalle 11, ora x, cliccavo su “aggiorna”. Praticamente a una certa sapevo pure quanto portava di scarpa la Regina Elisabetta. Fin qui tutto bene. O quasi.
Vado a pranzo. 5 uomini, interesse per il matrimonio reale menoquindici. Mi giro verso lo schermo tv della mensa, fisso su RaiNews24 che, manco a dirlo, dava la diretta del Royal Wedding. E che potevo dire per fare la sposa alternativa?
“Ce l’hanno fatta a sposasse ‘sti due”
“Già” dice collega Caio con malcelato interesse.
“Almeno adesso possono ricominciare a parlare di cose serie” dice collega Tizio.
“Concordo” dice collega bugiarda (io).
Torno alla scrivania. “Vediamo un po’ meglio ‘sta Pippa Middleton”. 

lunedì 3 dicembre 2012

E tu... di che parrocchia sei?


I preti sono esseri strani. Lamentano da tempo l’allontanamento dei fedeli, inveiscono contro i matrimoni gay, le coppie di fatto, la secolarizzazione e poi quando due poveri sventurati come noi decidono di sposarsi in chiesa, mettersi in regola … ti trattano a pesci in faccia. Trattarti male diventa il loro sport nazionale.

Don Complicolecosefacili, per esempio, ha dei seri problemi di memoria e a pagarne le conseguenze eravamo noi. Dimenticava tutto. I documenti consegnati e quelli da consegnare. Ma, soprattutto, dimenticava gli appuntamenti. E, ve lo assicuro, quando gli appuntamenti ve li da di domenica mattina, dopo una settimana di lavoro e un sabato passato tra Ikea e LeRoyMerlin vi rode abbastanza il chicchero se poi il suddetto non si presenta e vi rimanda a un’altra domenica per fare il giuramento.

Avere un prete già non è cosa facile. Averne tre è da supereroi. Sì perché capita che lui abbia cambiato casa e parrocchia diverse volte. Battesimo di qua, comunione di la, cresima da un’altra parte ancora.

Così, nell'intento di recuperare tutti i documenti necessari per convolare finalmente a nozze, ci siamo fatti i seguenti nuovi amici:

Prete n.1, anche detto l’anonimo. Non abbiamo capito come si chiamava ma è stato rapido e indolore.

Prete n.2,  “l’evangelista”. Faccione bonario, occhiale sceso sul naso, capello bianco, aria da frate. Penso “che simpatico!” e gli faccio una domanda di carattere religioso. Non chiedetemi quale, non la ricordo. Ricordo solo di essermene pentita. Amaramente. L’evangelista è partito in quarta con una filippica infinita. E il mio allora futuro marito mi ha riempito di occhiatacce. Di quelle brutte.

Prete n. 3,  “Il burbero”. Ma burbero davvero. Don Complicolecosefacili rispetto a lui è un agnellino. Premesso che gli orari della segreteria erano stampati a chiare lettere su un A4. Mercoledì e Venerdì dalle 16:00 alle 18:00. Bene. Siamo li alle ore 17:00 in punto di un venerdì. Viene ad aprirci un giovane filippino che, manco a dirlo, non sapeva nemmeno una parola di italiano. Cerchiamo di fargli capire, gesticolando, che vogliamo parlare con il parroco. Lui continua a ripetere “Via Clucis, via clucis!”. Poi scappa via e torna con il principale. Arrabbiatissimo dice “Voi venite qui a pochi minuti dall’inizio della Via Crucis? Ma io dico… cosa volete?” Rispondiamo, educati. Lui entra in archivio “Anno di cresima?”. Panico. Lui non lo sa… “Oddio non mi ricordo”. Apriti cielo … “Dio lasciamolo stare eh!”. Ecco. Figura di merda. Soluzione estrema al problema data : guardare le foto, con data annessa, appese sul muro del corridoio della parrocchia, in cerca della faccia del mio lui quando aveva 14 anni, gli occhiali, i brufoli e qualche kg in più. Tombola! 1994. Prendiamo il trofeo e via.

Fortuna che i sacramenti sono solo questi.

domenica 2 dicembre 2012

Femminilità

Mi è arrivata una mail da "Health&Beauty".

Oggetto: Ritrova la tua femminilità

Ok

Qualcuno mi ha vista andare a letto con il pigiama anticoncezionale rosa confetto regalo della suocera e i calzini di lana arancioni infilati SOPRA le gambe del suddetto pigiama.

Non lo faccio più, giuro.

Prigioniera al casello


Venerdì pomeriggio. Esco dall’autostrada di ritorno dal lavoro.
La sbarra?! Com’è che non si apre?! Ma guarda te che palle, questi inefficienti mascalzoni e io pago pure un botto e che cazzo. “Inserire la tessera prego”. Okkei, misa che sono uscita dalla parte sbagliata. La voce metallica e per niente friendly della signorina mi riporta alla realtà.

Che poi, quando combini questi casini, non è che ti dice culo e puoi, nel caso specifico, fare marcia indietro e imboccare la giusta uscita, quella per chi ha il telepass. No. Perché dietro, essendo un soleggiato venerdì pomeriggio di fine novembre e, per di più, con sciopero mezzi annesso, hai una fila di macchine semi-infinita con al volante tizi simpatici che iniziano a guardarti-sbuffare-suonare clacson dopo circa 2 secondi e mezzo da quando hanno capito che sei la povera imbecille di turno che fa aspettare tutti al casello.

E vabbè, risolviamo. Penso. Pigio il pulsante rosso, quello dell’assistenza. Ecco, io non lo so che tipo di telecamere ipertecnologiche abbiano, fatto sta che il tizio dall’altra parte aveva visto che
1. sono una ragazza
2. avevo la faccia colpevole ed esordisce con un “che s’è persa il biglietto signori’?”. Peccato che non si possa riprodurre il tono. Vi dico solo che era canzonatorio-sconsolato.
Mi sono immaginata, non chiedetemi perché, la faccia del tizio. Capellone, brizzolato, con i baffi, gli occhi chiari e un sorrisetto malefico di chi pensa (e sono tanti) che le donne al volante siano una sventura per l’umanità e che dovrebbero quantomeno porre la questione in qualche G8. Io “no, veramente ho il telepass ma ho sbagliato uscita, che faccio?” chiedo umile. Lui “e mo vedemo de falla usci’” (il tono era peggiorato, nettamente). Dopo aver fornito diverse informazioni sul mio tragitto il tizio riparte alla carica “prema il pulsante vrorde… pst pst pst…”. Oh cacchio, Houston abbiamo un problema, mayday mayday, comunicazione interrotta! Che minchia ha detto questo? Quale bottone? Ce ne sono 4 e sono tutti uguali, non vedo colori o altri segni di riconoscimento. Help. Devo fare qualcosa. Anche perché miss caschetto biondo 2012 dietro di me ha finito le espressioni di disprezzo nei miei confronti. Pigio di nuovo il pulsante assistenza. Il tizio non fa in tempo a rispondere che io “scusi che bottone mi aveva detto di spinger…” sospiro di rassegnazione, si alza la sbarra.
Libera!

venerdì 30 novembre 2012

L'anticamera dell'inferno

Nel posto dove lavoro c'è una stanza chiamata "anti-CED".
L'anti-CED è in realtà l'anticamera dell'inferno.
E' tutto quello che non si vorrebbe da una postazione di lavoro.

Al centro del locale che, ad occhio, sarà 5mt per 4, è stata piazzata un'isola con 10 minuscole postazioni, cinque per lato. A fare da divisioro c'è la versione 2.0 del muro di Berlino. Possibilità di parlare con esseri umani che si trovano dall'altro lato zero. Le relazioni sociali si limitano al vicino di "scrivania". Che più che un vicino è una sorta di nuovo compagno di banco con cui sei costretto, per ovvie ragioni di spazio, a dividere tutto. Dalla bottiglietta d'acqua agli A4, dai post it al filo del telefono. Che ti verrebbe quasi voglia di segnare il confine con la matita e picchiare selvaggiamente con un righello la parte del corpo del vicino che sconfina, proprio come si faceva con il compagno delle elementari.

Gli open space sono la versione lavorativa del Grande Fratello. Tutti si fanno i cazzi di tutti. Per sbriciare sullo schermo del pc del mio vicino non devo nemmeno far finta di stiracchiarmi. Anzi, forse c'è il problema opposto. Ci si impegna per non dare l'impressione di essere un ficcanaso. Capita, per esempio che, se per un secondo, con lo sguardo nel vuoto, pensi, che so, alla notte di sesso con tuo marito, a cosa fare per cena, a quali calzini mettere per la visita dalla ginecologa, ti ritrovi per puro caso a fissare lo schermo di un altro senza, tuttavia, far caso a cosa in quel momento lui stia facendo. E così vieni colta da uno sguardo inferocito e sei costretta a dire cose tipo "no, non è che guardavo il tuo schermo eh" e sentire risposte tipo "no, non è che ho niente da nascondere, figurati". E che ti vuoi nascondere in un posto così. Ieri sono riuscita a sentire la voce della figlia di un collega che frignava al telefono. No, non quella del collega, quella della ragazzina. Non so se rendo. Gli affari tuoi diventano di tutti. E se, il pupo della collega ha fatto la cacca verde, tu lo saprai, stanne certa.

Ma l'organizzazione dello spazio è solo parte del problema.

L'anti-CED è buio. E rumoroso.
Da qualche parte deve essere stato pubblicato il risultato di una ricerca su colori e produttività e i dirigenti devono averlo preso maledettamente sul serio. Quel risultato, ragiono sempre per ipotesi, deve essere per forza: blu. Il colore della produttività è il blu. Altrimenti non si spiegano i pavimenti blu, le pareti blu, il divisorio di cui sopra blu, le sedie blu. Roba che esci di lì con il mal di mare.
A proposito di mare.
Il rumore.
E' come essere su una fottuta nave da crociera tutto il giorno con la differenza che se ti affacci dalla finestra non vedi il mare ma l'ingresso della mensa. Con le porte blu.

giovedì 29 novembre 2012

La pipì solo nei giorni feriali


Ho sempre pensato che una delle cose più importanti per una giovane coppia sia instaurare un buon rapporto con gli inquilini del proprio condominio.  Capita, però, che gli inquilini non la pensino allo stesso modo, proprio non vogliano impegnarsi ad iniziare con il piede giusto e, diciamolo, fanno di tutto per essere mandati affanculo.

Ipotizzate, per esempio, che dobbiate fare dei lavori di ristrutturazione nella vostra nuova dimora. Il fatto è già di per se traumatizzante. Avere a che fare con muratori, pittori, idraulici ed elettricisti, la metà dei quali sono, tra l’altro, vostri parenti-amici (di conseguenza si arrogano il diritto di fare un po’ come minchia gli pare a casa vostra) non è cosa facile, per niente. Se poi dovete pure mettervi a discutere con il palazzo per, che ne so, il colore della tinta del muro delle scale (alla fine hanno votato il rosa due su tre, caz…) l’impresa diventa davvero ardua. Mission impossibile se poi, come un coniglio dal cilindro, vengono tirati fuori problemi, di fatto, inesistenti.

I problemi in questione sono nati con la nascita del nostro secondo bagno al quale ormai vogliamo bene come fosse un figlio, visto il travaglio che abbiamo passato per darlo alla luce. Ne avevamo fortemente bisogno considerando che vivere con un bagno solo, con due lavori, stessa ora della sveglia e possibili futuri marmocchi che, un giorno, diventeranno adolescenti e passeranno nella suddetta stanza la metà delle loro giornate era, diciamo, difficile. E poi avevamo una camera da letto immensa. Non lo dico per vantarmi … è che vorrei proprio sapere a cosa pensava il tizio che ha progettato, ormai diversi anni fa, casa nostra quando ha deciso di creare una stanza di quelle dimensioni e un bagno solo. Cmq … avrete capito che il bagno doveva venire in camera da letto. Bene. La nostra camera da letto, come accade spesso, è proprio sopra la camera da letto di altri due inquilini, abbiamo casa identica. I tizi in questione non ci sono mai. Vivono nella capitale e salgono al paesello solo nei fine settimane e durante le ferie estive. Ovviamente salgono al paesello per riposarsi e ovviamente (?) non vorrebbero sentire rumori molesti. Ebbene, abbiamo scoperto che il rumore della nostra pipì che cade a picco nel water … è un rumore molesto.
Ad informarci della cosa è stato il nostro parente-muratore durante un sopralluogo domenicale nella nostra dimora.
Parente-muratore : “Ci sarebbe un problemino con il bagno”
Io: “Oh no! Ancora? Quale problemino?”. Pensavo a qualcosa tipo catastrofe nucleare o pericolo che, non so, la cacca uscisse dalla doccia e cose del genere.
Parente-muratore : “Gli inquilini di sotto dicono che sono preoccupati. Perché, insomma, non è piacevole quando si è in camera sentire il rumore della pipì di quelli del piano di sopra”.
Ecco. A quel punto io ho guardato, abbastanza sconvolta, il mio allora futuro sposo, in cerca di sostegno.
Lui: “Non penso che sia un rumore intollerabile. Insomma si sentirà poco, immagino”
 Il parente – muratore tace.
Io: “Beh quindi che dovremmo fare?”
E a quel punto il lampo di genio: “Beh il sabato e la domenica potreste fare pipì solo nell’altro bagno”.

Me pare giusto.

mercoledì 28 novembre 2012

La mia nuova chiavetta

Il caffé espresso delle 08:00, 35 centesimi, con la mia nuova chiavetta
La Fiesta delle 10:00, 50 centesimi, con la mia nuova chiavetta
I taralli pugliesi delle 11:30, 40 centesimi, con la mia nuova chiavetta
Il Thé al GUSTO DI LIMONE di mezzogiorno, 35 centesimi, con la mia nuova chiavetta
I Grisbì del dopo pranzo associati al caffè del dopo pranzo, 85 centesimi, con la mia nuova chiavetta
Il KitKat della merenda, 80 centesimi, con la mia nuova chiavetta.

Mangiare merdate tutto il giorno grazie alla tua nuova chiavetta...
... un prezzo ce l'ha...
quello del tuo fegato.

martedì 27 novembre 2012

Le sorprese del corso prematrimoniale


La prima lezione di educazione sessuale della mia vita è stato un filmino poco ortodosso visto da me e da altre, diciamo 30 persone, in una sovraffollata, calda e puzzolente stanza di un albergo di una piccola cittadina umbra, durante la prima gita di più giorni con la scuola, in prima media.  Non che non conoscessi, a grandi linee, il funzionamento del mio corpo ma, diciamo, cose così esplicite non le avevo mai viste. Non era ancora arrivato il mio primo bacio alla francese, figuriamoci il resto. In realtà con le mie due migliori amiche avevamo già visto il VHS de “L’albero della vita”, un cartone animato con due alieni verdi protagonisti, pensato appositamente per infarcire ai più piccoli lezioni di sessualità senza turbare troppo il loro mondo. Tutto sommato una buona cosa, direi. Noi non eravamo per nulla sconvolte (anche se la scena dell’erezione con il membro di lui che si trasformava in una trombetta suonante ce la siamo portata dietro per un bel po’) ad essere scandalizzata fu la nonna della mia migliore amica che con gli occhi sgranati disse “che so’ ste zozzerie?! Togliete subito!”. No. Non era una nonna moderna.

Questo per dire che arrivare a 26quasi27 anni e sentirsi dire da Doncomplicolecosefacili durante il corso prematrimoniale che “nel prossimo incontro ci sarà la cinicologa (ginecologa per i comuni mortali, questa era difficile…) che vi spiecherà come nascono i pampini” è una cosa abbastanza comica. Il bello è che a me a lui scappava da ridere, agli altri no.

Comunque… cinicoloca fu. La tizia si è presentata con tanto di marito al seguito e un presentazione in PPT (ebbene sì) di quelle rudimentali, con musichette, loghi e immagini brutalmente copiate e incollate dal web, con una risoluzione degna della mia prima macchina fotografica digitale, presa a punti, da un pixel e mezzo. La cosa più osé che ci è stata messa davanti agli occhi è stata una riproduzione del corpo maschile e di quello femminile. In ogni caso, tutto fila più o meno liscio tra ingrandimenti di spermatozoi e schemi sul ciclo femminile fin quando non è stato affrontato il tema contraccezione.

All’inizio la vena di cattolicesimo spinto non è venuta fuori. La dott.ssa si è limitata a descrivere tutti i metodi. Poi … poi abbiamo scoperto che la pillola fa male. E vabbè … alcune controindicazioni ce l’ha e le conosciamo, più o meno, tutte. E però abbiamo pure scoperto che esiste un complotto interplanetario messo in atto dalle case farmaceutiche che, tramite altri geni del male assoluto, tra cui la maggior parte dei ginecologi, diffonde questo veleno (la pillola, ovviamente) per far soldi senza avvertire del male che provoca. Quindi? “Quindi vi consiglierei di usare il metodo Billings”.

Per chi non lo sapesse il metodo in questione si basa sull’osservazione del muco vaginale. In soldoni quando è copioso e filante (lo so fa un po’ schifo) vuol dire che siete in ovulazione quindi “se volete un bambino è il momento giusto, se non lo volete non fate sesso in quei giorni”. Astinenza, si chiama così. A questo punto qualcuno si ribella e dice la classica frase “se, sai quanti regazzini so nati co’ sto metodo. Io  nun me fido”. Risata generale. “Ma no” risponde candida lei “il tasso di fallimento del metodo è bassissimo, rischiate di più con il preservativo ragazzi! Certo, però, dovete astenervi durante l’ovulazione (e c’arifrega…) e tenere un diario aggiornato giornalmente sulla quantità di muco che secerne la vostra vagina”. E certo perché io, la mattina alle 6, appena sveglia, non ho altro di meglio da fare che guardarmi le parti basse, registrare l’andamento del mio muco, i rapporti sessuali con mio marito, i giorni del ciclo sul mio diario della felicità. Quasi quasi metto pure in correlazione le variabili, preparo un grafico e lo metto su un PPT.

PS: la ginecologa ha 5 figli. “Tutti doni del cielo”. Se siano stati tutti voluti o meno non si sa…

The Wedding Date


Domanda: quante volte ve lo siete immaginato il momento in cui avreste scelto la data del vostro matrimonio? La dichiarazione ve l’ha fatta (forse), l’anello è sul vostro anulare (forse. Il mio per esempio sul mio anulare c’era solo tornato, ma questa è un’altra storia). E’ arrivato il momento. Tu e lui, calendario alla mano. “Come lo vedi il 4 giugno?” “mmm” (mmm=no). Bocciato. “L’11?” propone lui “non suona bene”. Sì, l’ho detto. “Il 12 mi piace!” “Ma è domenica, se ci sposiamo di domenica dobbiamo fare di mattina, senno chi li sente gli invitati che non vogliono far tardi perché il giorno dopo devono andare a lavorare … noi volevamo sposarci di sera, poi, boh, se ti piace…”. Bocciato. “Ok… c’è il 18! E’ paro (sì ho una fissa per i numeri pari e se non sono pari devono essere multipli di 5, non chiedetemi perché, sono psicotica) ed è sabato”. Evvai, andiamo dal prete.

Ecco.

Come entrare con un’idea e uscirne con un’altra. Problema numero 1.
“Buongiorno Don Complicolecosefacili noi vorremmo sposarci”.
“Bene bene! Tovete fare il fare il corso. Senno non vi sposo. Sono Tieci Incontri, inizia a Ottobre. E siete fortunati che si fa qui al paese. Tutti i venertì, topo cena, alle 8 e mezza”
Otto e mezza? Ma a che ora mangiano i preti? No perché noi, alle 8 e mezzo, a malapena siamo tornati dal lavoro … Beh facciamolo presente …
“Ehm veramente quest’orario non sarebbe proprio ideale per noi. Sa, lavoriamo tutti e due fino a tardi. Non si può fare le 9?”
“Otto e mezza”.
Bene.
“Se tartate tieci minuti non fa niente. Ma dovete venire, senno vi metto l’assenza”.
Come tornare a sentirsi una liceale minacciata di bocciatura causa assenze ripetute dal proprio prof. Diciamo che, a questo punto, il mio allora futuro marito ha ufficialmente iniziato a odiarmi per essermi voluta sposare in chiesa e non con un meno complicato rito civile.

Ma non è finita. Passiamo all’argomento data.
“Ci vorremmo sposare il 18. Di pomeriggio”
“Non si può fare”
Coooosa?!
“C’è la festa di Sant… qualcosa”
Ecco. Non progettate nulla prima di andare dal prete.
Quindi ricominciamo. Io guardo lui, lui guarda me “12, di mattina?”, “ma sì dai, rinunciamo alla sera, non importa, basta che ci sposiamo”. Dolce lui.
Guardiamo Don Complicolecosefacili che attendeva la data alternativa “Il 12!”
“No. Pentecoste”
Vabbbene. Il prete è un osso duro.
“L’11” rinuncio al numero pari o multiplo di 5 ma mi sposo di sera, penso.
“E no, è il giorno prima della pentecoste”.
E che caz…
“Vada per il 4?” e chi offre di più?!
“Ci sono le comunioni. Ma per forza ciugno?”
Per forza Giugno? Ommioddio. E’ proprio il caso di invocarlo.
Poi la soluzione “C’è il 25”. Sguardo d’intesa tra me e lui: “Sì!”. E’ multiplo di 5 ed è pure sabato. Se fa 50 gradi chissenefrega. L’importante era uscire di lì.

Un anno fa

Un anno fa credevo di aver ottenuto tutto quello che volevo dalla vita.
Un anno fa ero la persona che avevo immaginato sarei stata alla mia età.
Un anno fa, alle 7 di mattina, sorridevo alla mia immagine riflessa nello specchio dell'ascensore della mia azienda.
Un anno fa avevo una fede di oro bianco al dito da pochi mesi e ne andavo fiera.
Un anno fa ero tutta potenziale, speranze, ansia di vivere.
Un anno fa aspettavo mio marito di ritorno da Milano con un dolce e un completino intimo addosso.
Un anno fa è cambiato tutto.
Come se una tragedia se ne trascinasse dietro molte altre.
Come se d'improvviso non si fosse poi tanto sicuri di essere abbastanza forti per sopportare tutto.
Un anno fa stavo per aprire un blog. Volevo raccontare con ironia le avventure di una neo-sposa. Avevo parecchi post pronti, che ho deciso pubblicherò a partire da adesso, dopo un anno, dopo l'anno peggiore della mia vita, insieme a quelli nuovi.
Voglio riprendere da dove avevo interrotto.



C'è un tempo per ogni cosa...

...questo è il tempo di aprire un blog