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lunedì 14 luglio 2014

Like a woman

Forse sarò l'unico essere vivente dotato di apparato riproduttivo femminile sulla faccia della terra a pensarla così e col seguente post rischierò una severa scomunica da parte delle numerose vagino munite che continuano ad arrogarsi il loro sacrosanto diritto ad autodefinirsi pazze, complesse e nevrotiche attribuendo la colpa agli ormoni da premestruo ma a me la storia del siamo così dolcemente complicate mi ha rotto il cazzo, con tutto il rispetto per la Mannoia, la cui voce amo al pari dei suoi capelli rossi e dei suoi occhi blu come il cielo d'Irlanda.

Non capisco perché continuiamo ad autoinfliggerci definizioni irrispettose solo perché siamo più evolute del maschio beota adulto. Quell'esemplare che preferisce canalizzare tutte le sue energie nell'attività di scaccolamento al semaforo o gioco all'Xbox in mutande.

Dico io, ci vuole proprio così tanto a capire che no significa, che significa forse e che forse significa sto pensando a come incularti? 

IO NON CREDO.

Ci vuole proprio tanto a capire che accordiamo permessi solo per godere del gusto del rinfaccio postumo, del ricatto morale posticcio, del risentimento a buon mercato o, semplicemente, con lo scopo di aumentare il nutrito database di scheletri nell'armadio da tirar fuori al momento opportuno?

Ci vuole tanto a capire che il suddetto momento opportuno potrebbe anche essere una futura litigata nel 2045?

E' così difficile capire che quello che vogliamo davvero non lo sappiamo ma lo vogliamo adesso?

Che non dovete smettere di corteggiarci, di romperci il cazzo, di cercarci, di ricordarci quanto siamo fighe, quanto siamo dimagrite, quanto ci sta bene quel vestito, quanto stiamo meglio senza?

Quando vi ignoriamo vi amiamo e quando non vi amiamo vi ignoriamo. E' davvero così complicato?

Quando siamo ironiche non dovete ridere, quando siamo tristi sì. Non siamo mai gelose, non chiedetecelo, negheremo sempre perché noi siamo primedonne, siamo superiori, siamo sempre più belle, alte, intelligenti, col culo più sodo, il sorriso più bianco, la battuta più pronta di quella zoccola che vi mette mi piace su Fb. Ma questo non vi autorizza a darle spago. A meno che non voglia impiccarsi.

Dico io, cosa c'è di complicato in tutto questo?

Non so, a me pare tutto così dannatamente semplice.

venerdì 24 gennaio 2014

La fatina delle merendine e il tutorial per la colazione

Che la Mulino Bianco abbia un concetto di famiglia radicato nel perbenismo e nella sostanziale disparità sessuale uomo-donna lo abbiamo, grossomodo, capito tutti. Del resto è la stessa azienda che ci fa sentire così dannatamente socialmente inaccettabili quando ci alziamo al mattino col pigiama di pile, il valore voglia di sorridere come se avessi una paresi facciale pericolosamente vicino allo zero e questi capelli:


La Barilla poi, dopo il figurone del suo presidente, non sarebbe manco degna delle mie Farfalle pomodoro e ricotta. Però dalla Kinder no, non me l'aspettavo. E lo dice una che s'è magnata 9 ovetti in tre giorni per trovare le Principess Disney. Immaginate la mia delusione quando ho visto questo spot:



La Boldrini tempo fa si lamentò delle reclame a sfondo schiavista con la donna che apparecchia, sorride e non mangia mentre il resto della famiglia tiene le chiappe saldamente ancorate alla sedia e si sfonda di Flauti e Tarallucci. Così avevamo accolto con sommo gaudio Zorro che parla con le galline. C'eravamo abituati a Rosita che interagisce col gato co li stivali quando ecco che rispunta lei: la fatina delle merendine, la vittima sacrificale del biscotto, la mamma tuttofare.

E stavolta è peggio del solito. Se prima la povera crista di turno si limitava si fa per dire eh a farsi il mazzo col resto della famiglia seduta a tavola manco uno che pensasse di passarle un Pan di Stelle stavolta la sfigata si alza prima di tutti e, prima d'andare a farsi il culo al lavoro, prepara la tavola per la colazione dei tre invertebrati, marito in primis, evidentemente incapaci di scaldarsi il latte. A tal proposito non perdetevi la scena di lei che attacca un post-it al microonde con su scritto da scaldare.  Tu uomo, dimmi, sei per caso deficiente? Ti manca il pollice opponibile? Non sai leggere?

Perché qua non si tratta mica di preparare un flambé di gamberi, diobono, si tratta di scaldare il latte e mettere in bocca ai tuoi figli due merendine chimiche preconfezionate. Io dico che ce la puoi fare.

Però, diamo al Cesare quel che è di Cesare, quei geni della comunicazione hanno pensato di bene di dare un contentino alla signora dal colore di capelli osceno. Un messaggino cuoricioso di ringraziamento. Che io, fossi in stata in lei, avrei risposto preferirei trovare la cena pronta, sanguisughe che non siete altro.