Nel posto dove lavoro c'è una stanza chiamata "anti-CED".
L'anti-CED è in realtà l'anticamera dell'inferno.
E' tutto quello che non si vorrebbe da una postazione di lavoro.
Al centro del locale che, ad occhio, sarà 5mt per 4, è stata piazzata un'isola con 10 minuscole postazioni, cinque per lato. A fare da divisioro c'è la versione 2.0 del muro di Berlino. Possibilità di parlare con esseri umani che si trovano dall'altro lato zero. Le relazioni sociali si limitano al vicino di "scrivania". Che più che un vicino è una sorta di nuovo compagno di banco con cui sei costretto, per ovvie ragioni di spazio, a dividere tutto. Dalla bottiglietta d'acqua agli A4, dai post it al filo del telefono. Che ti verrebbe quasi voglia di segnare il confine con la matita e picchiare selvaggiamente con un righello la parte del corpo del vicino che sconfina, proprio come si faceva con il compagno delle elementari.
Gli open space sono la versione lavorativa del Grande Fratello. Tutti si fanno i cazzi di tutti. Per sbriciare sullo schermo del pc del mio vicino non devo nemmeno far finta di stiracchiarmi. Anzi, forse c'è il problema opposto. Ci si impegna per non dare l'impressione di essere un ficcanaso. Capita, per esempio che, se per un secondo, con lo sguardo nel vuoto, pensi, che so, alla notte di sesso con tuo marito, a cosa fare per cena, a quali calzini mettere per la visita dalla ginecologa, ti ritrovi per puro caso a fissare lo schermo di un altro senza, tuttavia, far caso a cosa in quel momento lui stia facendo. E così vieni colta da uno sguardo inferocito e sei costretta a dire cose tipo "no, non è che guardavo il tuo schermo eh" e sentire risposte tipo "no, non è che ho niente da nascondere, figurati". E che ti vuoi nascondere in un posto così. Ieri sono riuscita a sentire la voce della figlia di un collega che frignava al telefono. No, non quella del collega, quella della ragazzina. Non so se rendo. Gli affari tuoi diventano di tutti. E se, il pupo della collega ha fatto la cacca verde, tu lo saprai, stanne certa.
Ma l'organizzazione dello spazio è solo parte del problema.
L'anti-CED è buio. E rumoroso.
Da qualche parte deve essere stato pubblicato il risultato di una ricerca su colori e produttività e i dirigenti devono averlo preso maledettamente sul serio. Quel risultato, ragiono sempre per ipotesi, deve essere per forza: blu. Il colore della produttività è il blu. Altrimenti non si spiegano i pavimenti blu, le pareti blu, il divisorio di cui sopra blu, le sedie blu. Roba che esci di lì con il mal di mare.
A proposito di mare.
Il rumore.
E' come essere su una fottuta nave da crociera tutto il giorno con la differenza che se ti affacci dalla finestra non vedi il mare ma l'ingresso della mensa. Con le porte blu.
venerdì 30 novembre 2012
giovedì 29 novembre 2012
La pipì solo nei giorni feriali
Ho sempre pensato che una delle cose più importanti per una
giovane coppia sia instaurare un buon rapporto con gli inquilini del proprio
condominio. Capita, però, che gli
inquilini non la pensino allo stesso modo, proprio non vogliano impegnarsi ad
iniziare con il piede giusto e, diciamolo, fanno di tutto per essere mandati affanculo.
Ipotizzate, per esempio, che dobbiate fare dei lavori di ristrutturazione nella vostra nuova dimora. Il fatto è già di per se traumatizzante. Avere a che fare con muratori, pittori, idraulici ed elettricisti, la metà dei quali sono, tra l’altro, vostri parenti-amici (di conseguenza si arrogano il diritto di fare un po’ come minchia gli pare a casa vostra) non è cosa facile, per niente. Se poi dovete pure mettervi a discutere con il palazzo per, che ne so, il colore della tinta del muro delle scale (alla fine hanno votato il rosa due su tre, caz…) l’impresa diventa davvero ardua. Mission impossibile se poi, come un coniglio dal cilindro, vengono tirati fuori problemi, di fatto, inesistenti.
I problemi in questione sono nati con la nascita del nostro secondo bagno al quale ormai vogliamo bene come fosse un figlio, visto il travaglio che abbiamo passato per darlo alla luce. Ne avevamo fortemente bisogno considerando che vivere con un bagno solo, con due lavori, stessa ora della sveglia e possibili futuri marmocchi che, un giorno, diventeranno adolescenti e passeranno nella suddetta stanza la metà delle loro giornate era, diciamo, difficile. E poi avevamo una camera da letto immensa. Non lo dico per vantarmi … è che vorrei proprio sapere a cosa pensava il tizio che ha progettato, ormai diversi anni fa, casa nostra quando ha deciso di creare una stanza di quelle dimensioni e un bagno solo. Cmq … avrete capito che il bagno doveva venire in camera da letto. Bene. La nostra camera da letto, come accade spesso, è proprio sopra la camera da letto di altri due inquilini, abbiamo casa identica. I tizi in questione non ci sono mai. Vivono nella capitale e salgono al paesello solo nei fine settimane e durante le ferie estive. Ovviamente salgono al paesello per riposarsi e ovviamente (?) non vorrebbero sentire rumori molesti. Ebbene, abbiamo scoperto che il rumore della nostra pipì che cade a picco nel water … è un rumore molesto.
Ad informarci della cosa è stato il nostro parente-muratore
durante un sopralluogo domenicale nella nostra dimora.
Parente-muratore : “Ci sarebbe un problemino con il bagno”
Io: “Oh no! Ancora? Quale problemino?”. Pensavo a qualcosa
tipo catastrofe nucleare o pericolo che, non so, la cacca uscisse dalla doccia
e cose del genere.
Parente-muratore : “Gli inquilini di sotto dicono che sono
preoccupati. Perché, insomma, non è piacevole quando si è in camera sentire il
rumore della pipì di quelli del piano di sopra”.
Ecco. A quel punto io ho guardato, abbastanza sconvolta, il
mio allora futuro sposo, in cerca di sostegno.
Lui: “Non penso che sia un rumore intollerabile. Insomma si
sentirà poco, immagino”
Il parente – muratore
tace.
Io: “Beh quindi che dovremmo fare?”
E a quel punto il lampo di genio: “Beh il sabato e la
domenica potreste fare pipì solo nell’altro bagno”.
Me pare giusto.
mercoledì 28 novembre 2012
La mia nuova chiavetta
Il caffé espresso delle 08:00, 35 centesimi, con la mia nuova chiavetta
La Fiesta delle 10:00, 50 centesimi, con la mia nuova chiavetta
I taralli pugliesi delle 11:30, 40 centesimi, con la mia nuova chiavetta
Il Thé al GUSTO DI LIMONE di mezzogiorno, 35 centesimi, con la mia nuova chiavetta
I Grisbì del dopo pranzo associati al caffè del dopo pranzo, 85 centesimi, con la mia nuova chiavetta
Il KitKat della merenda, 80 centesimi, con la mia nuova chiavetta.
Mangiare merdate tutto il giorno grazie alla tua nuova chiavetta...
... un prezzo ce l'ha...
quello del tuo fegato.
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martedì 27 novembre 2012
Le sorprese del corso prematrimoniale
La prima lezione di educazione sessuale della mia vita è
stato un filmino poco ortodosso visto da me e da altre, diciamo 30 persone, in
una sovraffollata, calda e puzzolente stanza di un albergo di una piccola
cittadina umbra, durante la prima gita di più giorni con la scuola, in prima
media. Non che non conoscessi, a grandi
linee, il funzionamento del mio corpo ma, diciamo, cose così esplicite non le
avevo mai viste. Non era ancora arrivato il mio primo bacio alla francese,
figuriamoci il resto. In realtà con le mie due migliori amiche avevamo già
visto il VHS de “L’albero della vita”, un cartone animato con due alieni verdi
protagonisti, pensato appositamente per infarcire ai più piccoli lezioni di
sessualità senza turbare troppo il loro mondo. Tutto sommato una buona cosa,
direi. Noi non eravamo per nulla sconvolte (anche se la scena dell’erezione con
il membro di lui che si trasformava in una trombetta suonante ce la siamo
portata dietro per un bel po’) ad essere scandalizzata fu la nonna della mia
migliore amica che con gli occhi sgranati disse “che so’ ste zozzerie?!
Togliete subito!”. No. Non era una nonna moderna.
Questo per dire che arrivare a 26quasi27 anni e sentirsi dire da Doncomplicolecosefacili durante il corso prematrimoniale che “nel prossimo incontro ci sarà la cinicologa (ginecologa per i comuni mortali, questa era difficile…) che vi spiecherà come nascono i pampini” è una cosa abbastanza comica. Il bello è che a me a lui scappava da ridere, agli altri no.
Comunque… cinicoloca fu. La tizia si è presentata con tanto di marito al seguito e un presentazione in PPT (ebbene sì) di quelle rudimentali, con musichette, loghi e immagini brutalmente copiate e incollate dal web, con una risoluzione degna della mia prima macchina fotografica digitale, presa a punti, da un pixel e mezzo. La cosa più osé che ci è stata messa davanti agli occhi è stata una riproduzione del corpo maschile e di quello femminile. In ogni caso, tutto fila più o meno liscio tra ingrandimenti di spermatozoi e schemi sul ciclo femminile fin quando non è stato affrontato il tema contraccezione.
All’inizio la vena di cattolicesimo spinto non è venuta fuori. La dott.ssa si è limitata a descrivere tutti i metodi. Poi … poi abbiamo scoperto che la pillola fa male. E vabbè … alcune controindicazioni ce l’ha e le conosciamo, più o meno, tutte. E però abbiamo pure scoperto che esiste un complotto interplanetario messo in atto dalle case farmaceutiche che, tramite altri geni del male assoluto, tra cui la maggior parte dei ginecologi, diffonde questo veleno (la pillola, ovviamente) per far soldi senza avvertire del male che provoca. Quindi? “Quindi vi consiglierei di usare il metodo Billings”.
Per chi non lo sapesse il metodo in questione si basa sull’osservazione del muco vaginale. In soldoni quando è copioso e filante (lo so fa un po’ schifo) vuol dire che siete in ovulazione quindi “se volete un bambino è il momento giusto, se non lo volete non fate sesso in quei giorni”. Astinenza, si chiama così. A questo punto qualcuno si ribella e dice la classica frase “se, sai quanti regazzini so nati co’ sto metodo. Io nun me fido”. Risata generale. “Ma no” risponde candida lei “il tasso di fallimento del metodo è bassissimo, rischiate di più con il preservativo ragazzi! Certo, però, dovete astenervi durante l’ovulazione (e c’arifrega…) e tenere un diario aggiornato giornalmente sulla quantità di muco che secerne la vostra vagina”. E certo perché io, la mattina alle 6, appena sveglia, non ho altro di meglio da fare che guardarmi le parti basse, registrare l’andamento del mio muco, i rapporti sessuali con mio marito, i giorni del ciclo sul mio diario della felicità. Quasi quasi metto pure in correlazione le variabili, preparo un grafico e lo metto su un PPT.
PS: la ginecologa ha 5 figli. “Tutti doni del cielo”. Se siano stati tutti voluti o meno non si sa…
The Wedding Date
Domanda: quante volte ve lo siete immaginato il momento in
cui avreste scelto la data del vostro matrimonio? La dichiarazione ve l’ha
fatta (forse), l’anello è sul vostro anulare (forse. Il mio per esempio sul mio
anulare c’era solo tornato, ma questa è un’altra storia). E’ arrivato il
momento. Tu e lui, calendario alla mano. “Come lo vedi il 4 giugno?” “mmm”
(mmm=no). Bocciato. “L’11?” propone lui “non suona bene”. Sì, l’ho detto. “Il
12 mi piace!” “Ma è domenica, se ci sposiamo di domenica dobbiamo fare di
mattina, senno chi li sente gli invitati che non vogliono far tardi perché il
giorno dopo devono andare a lavorare … noi volevamo sposarci di sera, poi, boh,
se ti piace…”. Bocciato. “Ok… c’è il 18! E’ paro (sì ho una fissa per i numeri
pari e se non sono pari devono essere multipli di 5, non chiedetemi perché, sono
psicotica) ed è sabato”. Evvai, andiamo dal prete.
Ecco.
Come entrare con un’idea e uscirne con un’altra. Problema numero 1.
“Buongiorno Don Complicolecosefacili noi vorremmo sposarci”.
“Bene bene! Tovete fare il fare il corso. Senno non vi
sposo. Sono Tieci Incontri, inizia a Ottobre. E siete fortunati che si fa qui
al paese. Tutti i venertì, topo cena, alle 8 e mezza”
Otto e mezza? Ma a che ora mangiano i preti? No perché noi,
alle 8 e mezzo, a malapena siamo tornati dal lavoro … Beh facciamolo presente …
“Ehm veramente quest’orario non sarebbe proprio ideale per
noi. Sa, lavoriamo tutti e due fino a tardi. Non si può fare le 9?”
“Otto e mezza”.
Bene.
“Se tartate tieci minuti non fa niente. Ma dovete venire,
senno vi metto l’assenza”.
Come tornare a sentirsi una liceale minacciata di bocciatura
causa assenze ripetute dal proprio prof. Diciamo che, a questo punto, il mio
allora futuro marito ha ufficialmente iniziato a odiarmi per essermi voluta
sposare in chiesa e non con un meno complicato rito civile.
Ma non è finita. Passiamo all’argomento data.
Ma non è finita. Passiamo all’argomento data.
“Ci vorremmo sposare il 18. Di pomeriggio”
“Non si può fare”
Coooosa?!
“C’è la festa di Sant… qualcosa”
Ecco. Non progettate nulla prima di andare dal prete.
Quindi ricominciamo. Io guardo lui, lui guarda me “12, di
mattina?”, “ma sì dai, rinunciamo alla sera, non importa, basta che ci
sposiamo”. Dolce lui.
Guardiamo Don Complicolecosefacili che attendeva la data
alternativa “Il 12!”
“No. Pentecoste”
Vabbbene. Il prete è un osso duro.
“L’11” rinuncio al numero pari o multiplo di 5 ma mi sposo
di sera, penso.
“E no, è il giorno prima della pentecoste”.
E che caz…
“Vada per il 4?” e chi offre di più?!
“Ci sono le comunioni. Ma per forza ciugno?”
Per forza Giugno? Ommioddio. E’ proprio il caso di
invocarlo.
Poi la soluzione “C’è il 25”. Sguardo d’intesa tra me e lui:
“Sì!”. E’ multiplo di 5 ed è pure sabato. Se fa 50 gradi chissenefrega.
L’importante era uscire di lì.
Un anno fa
Un anno fa credevo di aver ottenuto tutto quello che volevo dalla vita.
Un anno fa ero la persona che avevo immaginato sarei stata alla mia età.
Un anno fa, alle 7 di mattina, sorridevo alla mia immagine riflessa nello specchio dell'ascensore della mia azienda.
Un anno fa avevo una fede di oro bianco al dito da pochi mesi e ne andavo fiera.
Un anno fa ero tutta potenziale, speranze, ansia di vivere.
Un anno fa aspettavo mio marito di ritorno da Milano con un dolce e un completino intimo addosso.
Un anno fa è cambiato tutto.
Come se una tragedia se ne trascinasse dietro molte altre.
Come se d'improvviso non si fosse poi tanto sicuri di essere abbastanza forti per sopportare tutto.
Un anno fa stavo per aprire un blog. Volevo raccontare con ironia le avventure di una neo-sposa. Avevo parecchi post pronti, che ho deciso pubblicherò a partire da adesso, dopo un anno, dopo l'anno peggiore della mia vita, insieme a quelli nuovi.
Voglio riprendere da dove avevo interrotto.
Un anno fa ero la persona che avevo immaginato sarei stata alla mia età.
Un anno fa, alle 7 di mattina, sorridevo alla mia immagine riflessa nello specchio dell'ascensore della mia azienda.
Un anno fa avevo una fede di oro bianco al dito da pochi mesi e ne andavo fiera.
Un anno fa ero tutta potenziale, speranze, ansia di vivere.
Un anno fa aspettavo mio marito di ritorno da Milano con un dolce e un completino intimo addosso.
Un anno fa è cambiato tutto.
Come se una tragedia se ne trascinasse dietro molte altre.
Come se d'improvviso non si fosse poi tanto sicuri di essere abbastanza forti per sopportare tutto.
Un anno fa stavo per aprire un blog. Volevo raccontare con ironia le avventure di una neo-sposa. Avevo parecchi post pronti, che ho deciso pubblicherò a partire da adesso, dopo un anno, dopo l'anno peggiore della mia vita, insieme a quelli nuovi.
Voglio riprendere da dove avevo interrotto.
C'è un tempo per ogni cosa...
...questo è il tempo di aprire un blog
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