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lunedì 22 settembre 2014

L'augurio

Ci sono quelli che danno il buongiorno al mondo, che corrono per 12km, che scalano l'Everest, che sono sempre pronti per qualche misteriosa nuova avventura e poi ci sono io, che non svuoto nemmeno la lavastoviglie, mi rifiuto categoricamente di spazzare, perfino di rifare il letto. Perché oggi no, non c'ho voglia, oggi voglio stare spento, come diceva qualcuno.

Siccome però il tempo è tiranno pure quando è vuoto alla fine qualcosa da fare me la trovo sempre. E con la lavastoviglie piena, il letto disfatto, i peli sul pavimento mi sono messa  sorpresona! a pensare. Evidentemente non m'ero afflitta a sufficienza visto che colta da malinconia, che vojo dì con l'apatia va a braccetto, ho deciso bene di rovistare tra i faldoni della libreria alla ricerca dei biglietti di auguri inviateci da amici e parenti in occasione delle nostre nozze.

La maggior parte nemmeno li ricordavo.

Ce ne sono di festosi, di spiritosi, di poetici. C'è quello di Lupo Alberto che porta in calce la firma delle Sisters, ci sono parecchie frasi di circostanza, un mare di congratulazioni, i disegni dei miei nipoti strapieni di cuori e faccine sorridenti.

E poi c'è questo:



Il mio preferito.

Lei è una professoressa di italiano e latino. Una di quelle vecchio stampo. Coltissima, rigidissima, a volte sopra le righe. Sempre elegante con le sue collane di corallo appese al collo. E' la professoressa per eccellenza, quella conosciuta solo come tale in paese, quella a cui si ricorre per le ripetizioni di latino a fine anno nonostante sia in pensione, forse, da un ventennio.

Casa sua ha una splendida vista sulla Valle, è piena di fiori, di libri, di quadri. Al centro della grande sala principale c'è un tavolo di legno massiccio circondato da sedie pesanti. Io lì mi ci sono seduta una volta sola. Volevo avere il suo parere sulla mia tesi di laurea.

E' perfetta, non cambiare una virgola.

Mi laureai un mese dopo, con lode.

Vorrei incontrarla ancora, adesso. Vorrei avere il coraggio di presentargli la mia vita e le mie scelte come feci con la mia tesi. Vorrei quasi mi dicesse che questa è la strada giusta, anzi perfetta. Vorrei esser certa, per parola sua, di non aver perso quella bella e vibrante intelligenza. Vorrei avere la stessa costanza, la stessa determinazione che avevo quando lessi quel biglietto la prima volta, sorrisi e pensai:

Lo farò, Prof. Ci puoi scommettere. 

lunedì 29 luglio 2013

Manuale di sopravvivenza per mogli sole

E' tornato sabato sera, tardissimo e stanchissimo con due valigione al seguito e un mal di testa epocale da cambio d'altezza e, soprattutto, di temperatura. Ha preferito dormire nel suo letto sudaticcio piuttosto che restare un giorno in più nella frescura alpina.

Io ho barattato la mia personalissima reinterpretazione dell'uomo vitruviano con le sue braccia attorno alla vita e la certezza di potermi attaccare alla sua schiena dopo un incubo.

Ho detto a Sciattaman, orgogliosa, di aver superato la prova solitudine. Forse non a pieni voti ma è comunque un buon risultato. E' importante essere generosi con se stessi, no?

Intanto, dall'alto della mia esperienza di moglie sola ho deciso di stilare un manuale di sopravvivenza fatto di poche semplici e universali regole.

Tv spazzatura
Che poi sarebbe il sinonimo di Real Time. Lode a te, digitale terrestre. Sì perché quando la sera, sole nel vostro lettone, sentite la mancanza dell'omo, sia sul fronte glicemia che sul fonte hot c'è solo una cosa che potrà consolarvi: vedere gente che mangia la gommapiuma o che parla con gli orsacchiotti di peluche. Non sapevo di essere incinta o 24h in sala parto sono, invece, programmi consigliati solo a donne con pargoli al seguito o che non stanno cercando di avere figli. Le ricercatrici incallite e pure sole non trarranno da quelle immagini che sensazioni sgradevoli e il solito moto d'invidia di fronte alla tipa che dichiara, candida, non so come sia potuto succedere.
Magari trombando, amica. C'avevi mai pensato?

Anyway. Se siete deboli di stomaco potrete, semplicemente, dedicare la vostra attenzione a quella tipa col nome ridicolo che pratica la nail art o impastricciarvi il viso seguendo i consigli di Clio. Per le buongustaie c'è la cucina di Buddy. Di italiano non c'ha manco il basilico ma vi farà venire voglia di mettervi a dieta.

Cibo di mater italica
Cucinare per se stessi non da soddisfazione ma mangiare sul divano, davanti la tivvù, un cibo pronto e iper condito vi farà bene allo spirito. La mater italica che vi sa sole e disperate si prodigherà nella preparazione di succulenti ranci. Nel caso in cui vostra madre non sia disponibile le soluzioni si chiamano Mc, rosticcerie, cibo cinese, pizza da asporto. Vi ritroverete con qualche etto in più ma risparmierete sulla bolletta. Io, per esempio, ho mandato la lavastoviglie 5 volte in 3 settimane.

Animale domestico
Sono di compagnia, si sa. E hanno l'indiscutibile vantaggio di non potervi contraddire. Potrete parlare con la vostra micia per ore, porle quesiti esistenziali e interpretare le sue risposte a seconda di quello che vi fa comodo. Oltre che un inequivocabile segno di disagio mentale è anche un toccasana per la vostra autostima. Dopo due manciate di crocchette lei vi farà le fusa anche se le avete appena chiesto se state bene col pigiama a fiorellini blu e avrete interpretato il suo mao come un sì, sei bellissima sempre, anche se non ti depili da due settimane.

Amico tuttofare
Essere indipendenti non vuol dire piegarsi a cacciare i bacarozzi o cambiare lampadine o stappare il tubo del lavandino. Sappiatelo. Lasciate da parte tutte quelle menate da femminista coi baffi e munitevi di amico tuttofare. E' fondamentale che lo conosciate da tempo, che sia amico di vostro marito e che, ai suoi occhi, sembriate una docile pecorella smarrita nel pericoloso bosco di casa vostra, una casa piena di insidie e di insetti. E, mi raccomando, donne, quando avrà gettato lo scorpione nel cesso assicuratevi che tiri la catena due volte che si sa, quelli risalgono dallo scarico. Sempre.

martedì 25 giugno 2013

Due

Diciamo le cose come stanno, servitore del mio cuore. Questi due anni non sono stati esattamente sesso, dorga e rock 'n' roll. Anche perchè l'unica sostanza dopante entrata dentro casa nostra è stata il Clomid e, francamente, ne avremmo fatto volentieri a meno, che di ovulazioni indotte e calcoli astronomici non avremmo certo sentito la mancanza.

Ci sono state assenze che hanno pesato, liti, ansie, paranoie, depressioni e soprattutto problemi. Problemi che ci hanno impedito di vivere la nostra neo-vita come avremmo voluto e, diciamola tutta, come sarebbe stato giusto. Perché sta tutto lì, porca trota. Sta tutto nelle aspettative disilluse il senso d'angoscia. Sta tutto nel senso di ingiustizia, nella sensazione che qualcosa ci sia stato sottratto, qualcosa che ci spettava di diritto.

La Sister stamattina nel farmi gli auguri mi ha detto che tre è il numero perfetto e che il nostro terzo anno sarà migliore. Ho sorriso alla sua ingenuità sperando, solo un po', che abbia ragione.

Dicono che il destino ti ripaga, che siamo in credito, che ora è il momento delle cose belle. Sai già cosa penso di quest'ottimismo spicciolo. Stronzate da cartomante. Frasi fatte. Cose dette tanto per far prendere aria alle gengive.

Il tipo che si è messo in testa di farmi il tagliando al cervello mi ha detto che la psicologia non crede nelle coincidenze, nel fato, nel destino, nel karma, nelle stronzate di chi trova nell'aria fritta una spiegazione agli eventi. Un po', sai, questo scetticismo mi rincuora. Non fosse altro perché vuol dire che non c'è nessun Lucifero incazzato con noi due che gioca a dadi con le nostre vite e, diavolo, è pure terribilmente sfigato, mai che facesse due sei.

E quindi niente. Nessun cuoricino in questo post. Nessuna frase smielata. Nessuna dichiarazione. Sarebbe un po' come prendersi per il culo, dai.

Quando ero giusto una scolaretta convinta che un 3 a matematica fosse un problema da inserire nell'agenda del G8, usavo scrivere i miei voti su un'apposita pagina di diario. E siccome i bilanci negativi non mi sono mai piaciuti scrivevo a penna i 7 e gli 8 e a matita i 4 e i 5. Come se le cose brutte potessero da un momento all'altro essere spazzate via da un colpo di gomma. Alla fine dell'anno quei voti scritti a matita non incidevano mai sulla media. E a quadri esposti e complimenti ricevuti io li cancellavo, per sfregio.

Di voti orrendi in questi due anni ne abbiamo presi un bel po' io e te. Ma la sai una cosa? La media resta alta, alla faccia di Lucifero.


Buon anniversario mio Umile Servo tanto tanto Intelligente.


mercoledì 15 maggio 2013

Matrimoniale per uno, singola per due

Dunque funziona più o meno così.

Un giorno siete le Principesse sul pisello però senza pisello, spaparanzate sul vostro letto da single a quattro di spade, roba che Da Vinci se vi avesse viste avrebbe reintepretato in chiave femminile il suo Uomo Vitruviano, con le regali natiche che affondano nel morbido materasso e il piumone che vi avvolge stile pisello nel baccello o, se preferite, farfalla nel bozzolo. Quello dopo siete avide procacciatrici del vostro minuscolo spazio vitale, avvocati difensori di cause basate su arringhe povere di contenuti tipo stavi in mezzo tu, no tu, quello è il mio spazio, no il mio e, se il vostro avversario è un Umile Servo frustrato e alla disperata ricerca di prove, sarete persino protagoniste di qualche umiliante foto che ritrae la vostra regale persona in fase di accoppiamento selvaggio con entrambi i cuscini, esattamente al centro del lettone, con la folta chioma adagiata a fungo sui guanciali e un'espressione beata sul viso. Foto che, per inciso, verrà pubblicata su faccialibro col pretesto di dimostrare all'umanità intera il vostro palese torto. 

Vaglielo a spiegare, poi, all'umanità intera di essere stata incastrata perché l'USI si era alzato nella notte per fare pipì e mica una Princess può esimersi dall'occupare tutto lo spazio in questi casi, suvvia. Io c'ho la corona in testa, mica un casco di banane. 

A fare da divisorio tra il prima e il dopo c'è quell'affare lì: il matrimonio. O convivenza, se preferite. O rapporto occasionale con lui che resta ad occupare l'altra metà del letto. Insomma fate vobis, la sostanza non cambia.

Il letto matrimoniale è un'invenzione malefica. 

Perché sì, è una roba molto tenera farsi le carezzine e i grattini e abbracciarsi e guardarsi nelle palle degli occhi, in particolare dopo una sessione di sesso selvaggio però ecco, dopo, si potrebbe pure fare che ognuno se ne torna al letto suo. Perché essere scoperte nella notte è male. Perché essere spostate nella notte è male. Perché le capocciate sono male e pure i gomiti sullo sterno. 

Questa profondissima considerazione ha però una falla. Grossa.

Stanotte, per esempio, ho aperto gli occhi alle ore tre. Così, senza apparente motivo. Le mie braccia erano allargate e le gambe pure. Ero comoda e coperta fino alla fronte. Associare questo mio stato di grazia alla sua assenza è stato un attimo. E, che ve devo dì signore mie, quel pensiero d'assenza mi ha gettata nel panico. E da brava donnetta senza attributi ho allungato un piede e, cielo, sono stata così felice di trovare il suo. 

Così felice che poi mi sono attaccata in perfetto cozza's style alla sua schiena, invadendo senza pudore e ritegno il suo minuscolo spazio vitale. 

mercoledì 20 febbraio 2013

Non è vero ma ci credo

Inizio dalla fine: abbiamo dato fuoco al 2012.

Simbolicamente, ovvio.

Il punto è che ci piace fare i ganzi andando a raccontare in giro che noi, a queste fregnacce stupidaggini non ci crediamo. Che, diavolo, siamo nel XXI secolo e ci sono ancora persone che si fanno leggere la mano o fanno i tarocchi, quale orrore.

Eppure io sono quella che, con una Sister a destra e l'altra a sinistra, sedeva al tavolo di una gentile nonnetta, con la mantellina di lana sulle spalle, i baffi, l'attaccatura dei capelli all'altezza della nuca e un secolo scarso alle spalle che, con un piatto pieno d'acqua e il mignolo gocciolante di olio cercava di capire se avessimo il malocchio. Il risultato fu confortante. Peccato che l'inferno si sia scatenato qualche mese dopo. Tempismo di merda.

Questo per dire che qualche volta i rituali sono rassicuranti. Qualche volta è bene, semplicemente, cedervi.
E così io e l'Umile Servo, bottiglia di spirito alla mano, abbiamo dato fuoco all'agenda dell'anno scorso. Vederla bruciare lentamente nel camino ci ha dato una certa soddisfazione.

Non è stato facile ridurla in cenere. Era una Moleskine. Un osso duro. Alla fine, però, ce l'abbiamo fatta.


Alla fine ce la facciamo sempre, io e l'Umile Servo.



martedì 29 gennaio 2013

Il corredo regale

Andò più o meno così.
Driiin driiin
"Ciao Mina!"
"Ciao Princess, dove sei?"
"Da Ikea, io e l'Umile Servo stiamo comprando le lenzuola"
"Cosa?! Fermati immediatamente!". Era sottinteso nel tono un "oh tu figlia ingrata e degenere!"
"E di grazia, mia cara Mina, perché non dovrei comprarmi delle lenzuola?"
"Perché ci sono quelle del CORREDO"
Andò più o meno così.
Appresi così di essere proprietaria di un corredo.

Tornata a casa la genitrice mi attendeva, trepidante, in camera sua. Sul suo talamo nuziale aveva messo in bella mostra la mia eredità di futura moglie. Pile di asciugamani stile arazzo fiammingo, lenzuola merlettate, coperte appartenute alla regina Vittoria, tovaglie dello sceicco del Qatar. Beni che lei e mia zia avevano acquistato, ricevuto in dono o semplicemente conservato a partire dalla mia prima comunione.
"Lo vedi questo lenzuolo? Avrei dovuto usarlo per la mia prima notte di nozze. Lo misi nel letto e tua nonna me lo fece togliere"
"E perché?!"
"Disse che era sprecato per essere usato"

Molto bene.

Quel lenzuolo ora è nel mio letto. Visto da solo non è poi tanto male. Il problema è l'accoppiata con il piumone rosso. Uguale uguale a quello del lettone di "Mamma ho perso l'aereo".
L'altro ieri l'Umile Servo si è così rivolto alla sottoscritta, intenta a godersi la nullafacenza nel lettone della domenica mattina.
"Cosa vuole per colazione Maestade?"
"Oh! Finalmente le tue smanie rivoluzionarie si sono chetate e sei tornato ad esercitare il tuo umile ruolo di Umile Servo!"
"No. E' che sto piumone e sto lenzuolo fanno tanto impero austroungarico"

Sì, miei adorati sudditi, la foto del mio profilo è originale.
In realtà sono la reincarnazione di Sissi.
Adoratemi.

martedì 15 gennaio 2013

Il vestito che lascia senza fiato

O voi spose sette veli,
o voi nuvole di Organza,
o voi soffocate in un corpetto perline e paillettes,
o voi dallo strascico facile
insultatemi.
Banditemi dalla vostra cerchia.
Bruciatemi viva a Campo dei Fiori.
Fatemi in tre pezzi e gettatemi nella raccolta differenziata.
Perché me lo merito.
Lo ammetto.
Lo confesso.
Perché io, Princess S., proprio io, cresciuta a ovetti Kinder, febbroni e PRINCIPESSE DISNEY mi sono macchiata di un ignobile crimine contro la comunità delle promesse all'altare.
Ho scelto il mio abito da sposa sul web. Per comodità, praticità, economia.
Non mi sono fiondata in 800 diversi Atelier per trovare l'abito. Ho cercato l'abito e, poi, un Atelier che potesse vendermelo. E li ho trovati. Sia l'uno che l'altro.

Questo non significa che, da brava futura sposa, non abbia usufruito della mia sacrosanta dose di egocentrismo spietato. Perché quando una tipa tutta sorrisi e complimenti ti mette su un piedistallo rotondo, con un bouquet finto che pare vero in mano e un vestito da migliaia di euri che non indosserai mai più anche se sei la sposa più cheap e acqua e sapone della storia ti fai prendere la mano. E te ne provi otto, perfettamente consapevole di quello che in cuor tuo hai già scelto. Sempre quello. Quello del web.

E non mi sono nemmeno sottratta al numero necessario di prove necessarie di misure necessarie di necessarie modifiche che solo io parevo non notare. In pratica a una certa mancava solo mi si misurasse la circonferenza dell'alluce del piede. Ma va bene eh.
"La sposa deve essere perfetta" dicono.
"Ci si sposa una volta sola, non vorrai mica che l'orlo ti penda a destra" dicono.
 E poi quando credi di aver finito con quel calvario di "un centrimetrello di là, ma forse lo allunghiamo un millimetro cubo di qua" o di "prova a camminare. Ma no! Un piede avanti l'altro, che mica stai andando a zappare santiddio!" o di "scalcia quando cammini, così non inciampi" manco ti andassi a sposare all'ippodromo di Capannelle arriva QUELLA raccomandazione "non ingrassare e non dimagrire".

Ha ha.

Io? Quella che gli amici chiamano "la sposa che magna?".
Sì, io.
"Non un etto in più, non un etto in meno".
E da quel momento tutti: Mina, Zia, Sisters, amiche, colleghi, gatto, topo, elefante e pure i due leocorni si sentono in diritto di scassarti le ovaie con la seguente frase "occhio che il vestito non ti entra" pronunciata esattamente un millisecondo prima che il cornetto alla Nutella a cui sei solita ricorrere per colazione o merenda o spuntino delle 11 o quando minchia ti pare tocchi le tue labbra immacolate.

E poi il giorno dell'ultima prova:
"pronta? al tre chiudiamo la zip"
"pronta"
"uno, due e ..."
E soffochi.
Le stecche del corpetto penetrano nelle costole. Reclamano spazio tra i tuoi organi vitali. Se ti scappa uno starnuto addio sogni di gloria. O muori o saluti col fazzolettino bianco i 2mila euro di vestito che porti indosso con così tanta grazia.
Ma loro sorridono e dicono "sei bellissima cara, brava è perfetto!"
"Beh sì. Mi piaccio ma ecco. Mmm non è che per caso l'è un tantino stretto? Io non è che respiri proprio a pieni polmoni."
"Ma no cara! Questo DEVE STARE COSI'"
Deve stare così... almeno me potevate fa magna'.

martedì 8 gennaio 2013

Le notti postmatrimoniali


Se come me soffrite di insonnia, il matrimonio, sappiatelo, non gioverà affatto al vostro problema. Nonostante la palpebra pesante già alle 6 del pomeriggio e i numerosi tentativi di restare sveglia in macchina al ritorno dal lavoro con lo stereo a palla e l’aria condizionata, gelida, dritta sulla faccia potrebbe capitare che, arrivate le 11 di sera, quando state, finalmente, per rifugiarvi  tra le braccia di Morfeo, sole nel vostro lettone, rientri vostro marito imprecando contro la serratura del portoncino d’entrata di casa vostra. 

Voi, visto che non l’avete visto per tutto il giorno, vi sentirete quantomeno in dovere di alzarvi, abbracciarlo, baciarlo e chiedergli, sperando in un secco no, se vuole qualcosa da mangiare. Lui, se è un tipo comprensivo, vi rispedirà subito a letto con vostra immensa gioia. Poi, però, piomberà in camera vostra e, come sempre accade quando non si vuol far rumore, inciamperà nelle vostre ciabatte, gli cadrà qualcosa dalle mani scaraventandosi sul pavimento con un rumore infernale, entrerà nel bagno per una doccia e quando sarà sotto il getto dell’acqua il suo cellulare squillerà, diverse volte. Finché voi, prese dallo sconforto, vi alzerete e glielo porterete lottando contro l’ubriacatura da sonno. 

Riaddormentarvi non sarà facile. Cercherete invano di ritrovare la posizione che avevate assunto e che era tanto, ma proprio tanto comoda e quando vi sembrerà di averla trovata, vostro marito entrerà nel letto tirandosi dietro le lenzuola. Sfinite vi addormenterete verso le 2 di notte con la sveglia impostata sulle 6 pensando che il giorno dopo sarà un’altra bella giornata di merda passata tra la vostra scrivania e la macchinetta del caffè.

Buongiorno.

martedì 4 dicembre 2012

Will&Kate

Allora: io lavoro con 10 uomini, due donne in menopausa, un gay felicemente single e C. Parlare del mio matrimonio a lavoro era come … che ne so, parlare di pallavolo a Roberto Baggio. Ad eccezione di C. che da donna 34enne con compagno al seguito rientrava nella categoria “potenziali spose”, l’interesse  per l’argomento era pari a zero. Ma io … io ero una sposa figa. Condividere informazioni sui miei preparativi era un’attività più ludica che emozionante … non so se mi spiego.  Diciamo che spesso venivo perculata e non è che la cosa mi dispiacesse. Io mi metto proprio in condizione di essere perculata. Sono il tipo ideale.

E siccome ormai avevo l’aria da superiore rispetto alla sposa-media ho omesso volutamente alcune informazioni riguardo il mio … ehm … cambiamento. Chiamiamolo così. Cambiamento che mi ha portato dall’essere indifferente – infastidita dalle cose matrimoniose ad essere cretina. 
Nell’ordine:

Mi sono iscritta ad un noto forum che tratta di matrimonio. Ma in maniera seria. E il mio nick era (è… ci sono iscritta ancora) demenziale. Composto dai soprannomi che io e lui ci siamo dati … in intimità, ecco.

Ho cercato qualche sito di qualche wedding planner dopo aver visto la trasmissione di Enzo Miccio (e l’altro tizio paffuto di cui non ricordo il nome) su RealTime

Ho scoperto un canale che si chiama wedding tv e… vabbè sì, l’ho guardato un po’ di volte. (Ehm, un bel po’)

Mi sono guardata le foto di tutti i matrimoni reali dal 1900 ad oggi

Stessa cosa con i matrimoni vip

Mi sono arrabbiata con le mie due migliori amiche-testimoni perché si rifiutavano di indossare un abito lungo

Ho immaginato di essere chiamata Signora Congnomedelmarito e la cosa … non mi è dispiaciuta. Della serie evviva l’emancipazione femminile.

Ma il massimo dell’ipocrisia l’ho raggiunta con il matrimonio di William e Kate. 29 aprile 2011. Non essendo ancora del tutto malata, mi sono ricordata dell’evento grazie al consueto giro di web che faccio ancora tutte le mattine quando arrivo presto a lavoro. Sul sito del Corriere la notizia era in apertura. E … diciamo che ogni 5 minuti a partire dalle 11, ora x, cliccavo su “aggiorna”. Praticamente a una certa sapevo pure quanto portava di scarpa la Regina Elisabetta. Fin qui tutto bene. O quasi.
Vado a pranzo. 5 uomini, interesse per il matrimonio reale menoquindici. Mi giro verso lo schermo tv della mensa, fisso su RaiNews24 che, manco a dirlo, dava la diretta del Royal Wedding. E che potevo dire per fare la sposa alternativa?
“Ce l’hanno fatta a sposasse ‘sti due”
“Già” dice collega Caio con malcelato interesse.
“Almeno adesso possono ricominciare a parlare di cose serie” dice collega Tizio.
“Concordo” dice collega bugiarda (io).
Torno alla scrivania. “Vediamo un po’ meglio ‘sta Pippa Middleton”. 

lunedì 3 dicembre 2012

E tu... di che parrocchia sei?


I preti sono esseri strani. Lamentano da tempo l’allontanamento dei fedeli, inveiscono contro i matrimoni gay, le coppie di fatto, la secolarizzazione e poi quando due poveri sventurati come noi decidono di sposarsi in chiesa, mettersi in regola … ti trattano a pesci in faccia. Trattarti male diventa il loro sport nazionale.

Don Complicolecosefacili, per esempio, ha dei seri problemi di memoria e a pagarne le conseguenze eravamo noi. Dimenticava tutto. I documenti consegnati e quelli da consegnare. Ma, soprattutto, dimenticava gli appuntamenti. E, ve lo assicuro, quando gli appuntamenti ve li da di domenica mattina, dopo una settimana di lavoro e un sabato passato tra Ikea e LeRoyMerlin vi rode abbastanza il chicchero se poi il suddetto non si presenta e vi rimanda a un’altra domenica per fare il giuramento.

Avere un prete già non è cosa facile. Averne tre è da supereroi. Sì perché capita che lui abbia cambiato casa e parrocchia diverse volte. Battesimo di qua, comunione di la, cresima da un’altra parte ancora.

Così, nell'intento di recuperare tutti i documenti necessari per convolare finalmente a nozze, ci siamo fatti i seguenti nuovi amici:

Prete n.1, anche detto l’anonimo. Non abbiamo capito come si chiamava ma è stato rapido e indolore.

Prete n.2,  “l’evangelista”. Faccione bonario, occhiale sceso sul naso, capello bianco, aria da frate. Penso “che simpatico!” e gli faccio una domanda di carattere religioso. Non chiedetemi quale, non la ricordo. Ricordo solo di essermene pentita. Amaramente. L’evangelista è partito in quarta con una filippica infinita. E il mio allora futuro marito mi ha riempito di occhiatacce. Di quelle brutte.

Prete n. 3,  “Il burbero”. Ma burbero davvero. Don Complicolecosefacili rispetto a lui è un agnellino. Premesso che gli orari della segreteria erano stampati a chiare lettere su un A4. Mercoledì e Venerdì dalle 16:00 alle 18:00. Bene. Siamo li alle ore 17:00 in punto di un venerdì. Viene ad aprirci un giovane filippino che, manco a dirlo, non sapeva nemmeno una parola di italiano. Cerchiamo di fargli capire, gesticolando, che vogliamo parlare con il parroco. Lui continua a ripetere “Via Clucis, via clucis!”. Poi scappa via e torna con il principale. Arrabbiatissimo dice “Voi venite qui a pochi minuti dall’inizio della Via Crucis? Ma io dico… cosa volete?” Rispondiamo, educati. Lui entra in archivio “Anno di cresima?”. Panico. Lui non lo sa… “Oddio non mi ricordo”. Apriti cielo … “Dio lasciamolo stare eh!”. Ecco. Figura di merda. Soluzione estrema al problema data : guardare le foto, con data annessa, appese sul muro del corridoio della parrocchia, in cerca della faccia del mio lui quando aveva 14 anni, gli occhiali, i brufoli e qualche kg in più. Tombola! 1994. Prendiamo il trofeo e via.

Fortuna che i sacramenti sono solo questi.

martedì 27 novembre 2012

Le sorprese del corso prematrimoniale


La prima lezione di educazione sessuale della mia vita è stato un filmino poco ortodosso visto da me e da altre, diciamo 30 persone, in una sovraffollata, calda e puzzolente stanza di un albergo di una piccola cittadina umbra, durante la prima gita di più giorni con la scuola, in prima media.  Non che non conoscessi, a grandi linee, il funzionamento del mio corpo ma, diciamo, cose così esplicite non le avevo mai viste. Non era ancora arrivato il mio primo bacio alla francese, figuriamoci il resto. In realtà con le mie due migliori amiche avevamo già visto il VHS de “L’albero della vita”, un cartone animato con due alieni verdi protagonisti, pensato appositamente per infarcire ai più piccoli lezioni di sessualità senza turbare troppo il loro mondo. Tutto sommato una buona cosa, direi. Noi non eravamo per nulla sconvolte (anche se la scena dell’erezione con il membro di lui che si trasformava in una trombetta suonante ce la siamo portata dietro per un bel po’) ad essere scandalizzata fu la nonna della mia migliore amica che con gli occhi sgranati disse “che so’ ste zozzerie?! Togliete subito!”. No. Non era una nonna moderna.

Questo per dire che arrivare a 26quasi27 anni e sentirsi dire da Doncomplicolecosefacili durante il corso prematrimoniale che “nel prossimo incontro ci sarà la cinicologa (ginecologa per i comuni mortali, questa era difficile…) che vi spiecherà come nascono i pampini” è una cosa abbastanza comica. Il bello è che a me a lui scappava da ridere, agli altri no.

Comunque… cinicoloca fu. La tizia si è presentata con tanto di marito al seguito e un presentazione in PPT (ebbene sì) di quelle rudimentali, con musichette, loghi e immagini brutalmente copiate e incollate dal web, con una risoluzione degna della mia prima macchina fotografica digitale, presa a punti, da un pixel e mezzo. La cosa più osé che ci è stata messa davanti agli occhi è stata una riproduzione del corpo maschile e di quello femminile. In ogni caso, tutto fila più o meno liscio tra ingrandimenti di spermatozoi e schemi sul ciclo femminile fin quando non è stato affrontato il tema contraccezione.

All’inizio la vena di cattolicesimo spinto non è venuta fuori. La dott.ssa si è limitata a descrivere tutti i metodi. Poi … poi abbiamo scoperto che la pillola fa male. E vabbè … alcune controindicazioni ce l’ha e le conosciamo, più o meno, tutte. E però abbiamo pure scoperto che esiste un complotto interplanetario messo in atto dalle case farmaceutiche che, tramite altri geni del male assoluto, tra cui la maggior parte dei ginecologi, diffonde questo veleno (la pillola, ovviamente) per far soldi senza avvertire del male che provoca. Quindi? “Quindi vi consiglierei di usare il metodo Billings”.

Per chi non lo sapesse il metodo in questione si basa sull’osservazione del muco vaginale. In soldoni quando è copioso e filante (lo so fa un po’ schifo) vuol dire che siete in ovulazione quindi “se volete un bambino è il momento giusto, se non lo volete non fate sesso in quei giorni”. Astinenza, si chiama così. A questo punto qualcuno si ribella e dice la classica frase “se, sai quanti regazzini so nati co’ sto metodo. Io  nun me fido”. Risata generale. “Ma no” risponde candida lei “il tasso di fallimento del metodo è bassissimo, rischiate di più con il preservativo ragazzi! Certo, però, dovete astenervi durante l’ovulazione (e c’arifrega…) e tenere un diario aggiornato giornalmente sulla quantità di muco che secerne la vostra vagina”. E certo perché io, la mattina alle 6, appena sveglia, non ho altro di meglio da fare che guardarmi le parti basse, registrare l’andamento del mio muco, i rapporti sessuali con mio marito, i giorni del ciclo sul mio diario della felicità. Quasi quasi metto pure in correlazione le variabili, preparo un grafico e lo metto su un PPT.

PS: la ginecologa ha 5 figli. “Tutti doni del cielo”. Se siano stati tutti voluti o meno non si sa…

The Wedding Date


Domanda: quante volte ve lo siete immaginato il momento in cui avreste scelto la data del vostro matrimonio? La dichiarazione ve l’ha fatta (forse), l’anello è sul vostro anulare (forse. Il mio per esempio sul mio anulare c’era solo tornato, ma questa è un’altra storia). E’ arrivato il momento. Tu e lui, calendario alla mano. “Come lo vedi il 4 giugno?” “mmm” (mmm=no). Bocciato. “L’11?” propone lui “non suona bene”. Sì, l’ho detto. “Il 12 mi piace!” “Ma è domenica, se ci sposiamo di domenica dobbiamo fare di mattina, senno chi li sente gli invitati che non vogliono far tardi perché il giorno dopo devono andare a lavorare … noi volevamo sposarci di sera, poi, boh, se ti piace…”. Bocciato. “Ok… c’è il 18! E’ paro (sì ho una fissa per i numeri pari e se non sono pari devono essere multipli di 5, non chiedetemi perché, sono psicotica) ed è sabato”. Evvai, andiamo dal prete.

Ecco.

Come entrare con un’idea e uscirne con un’altra. Problema numero 1.
“Buongiorno Don Complicolecosefacili noi vorremmo sposarci”.
“Bene bene! Tovete fare il fare il corso. Senno non vi sposo. Sono Tieci Incontri, inizia a Ottobre. E siete fortunati che si fa qui al paese. Tutti i venertì, topo cena, alle 8 e mezza”
Otto e mezza? Ma a che ora mangiano i preti? No perché noi, alle 8 e mezzo, a malapena siamo tornati dal lavoro … Beh facciamolo presente …
“Ehm veramente quest’orario non sarebbe proprio ideale per noi. Sa, lavoriamo tutti e due fino a tardi. Non si può fare le 9?”
“Otto e mezza”.
Bene.
“Se tartate tieci minuti non fa niente. Ma dovete venire, senno vi metto l’assenza”.
Come tornare a sentirsi una liceale minacciata di bocciatura causa assenze ripetute dal proprio prof. Diciamo che, a questo punto, il mio allora futuro marito ha ufficialmente iniziato a odiarmi per essermi voluta sposare in chiesa e non con un meno complicato rito civile.

Ma non è finita. Passiamo all’argomento data.
“Ci vorremmo sposare il 18. Di pomeriggio”
“Non si può fare”
Coooosa?!
“C’è la festa di Sant… qualcosa”
Ecco. Non progettate nulla prima di andare dal prete.
Quindi ricominciamo. Io guardo lui, lui guarda me “12, di mattina?”, “ma sì dai, rinunciamo alla sera, non importa, basta che ci sposiamo”. Dolce lui.
Guardiamo Don Complicolecosefacili che attendeva la data alternativa “Il 12!”
“No. Pentecoste”
Vabbbene. Il prete è un osso duro.
“L’11” rinuncio al numero pari o multiplo di 5 ma mi sposo di sera, penso.
“E no, è il giorno prima della pentecoste”.
E che caz…
“Vada per il 4?” e chi offre di più?!
“Ci sono le comunioni. Ma per forza ciugno?”
Per forza Giugno? Ommioddio. E’ proprio il caso di invocarlo.
Poi la soluzione “C’è il 25”. Sguardo d’intesa tra me e lui: “Sì!”. E’ multiplo di 5 ed è pure sabato. Se fa 50 gradi chissenefrega. L’importante era uscire di lì.