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mercoledì 13 agosto 2014

Sexy period

Sulla stessa rivista pseudoscientifica dove avevo letto che le donne dalla classica e sensuale forma a clessidra, col culo che si bilancia al torace e il vitino da Il diavolo veste Prada, sono fertili (mavammoriammazzato giornalista iettatore) ho anche letto che le donne in fase ovulatoria tendono ad acchittarsi di più. Una sorta di rivisitazione post moderna di quell'istinto primordiale che porta le femmine in amore a secernere sostanze odorose come richiamo per il maschio alfa, beta, gamma quello che passa il convento che qua c'è crisi. 

Contrariamente alla prima tesi, di cui rappresento la confutazione vivente, la seconda dev'essere azzeccata. Non si spiegherebbe altrimenti la mia voglia di stick per le unghie. Ebbene sì, ho ceduto alla loro irresistibile frivolezza lasciando che la Sister O. me ne appiccicasse due, a forma di fiorellino, rispettivamente sull'anulare della mano destra e sul pollice della sinistra.

Ma mica finisce qui. Ho anche comprato dar cinese sotto casa in un piacevolissimo negozietto vintage una tutina coloratissima che pavone co' la rota scansite.

Sorvolerò sul fatto che mi sono avventurata in una ceretta intima fai da te senza avere qualifiche di sorta con conseguenti effetti disastrosi mitigati solo dall'olio di oliva perché, insomma, c'ho pure io uno straccio zozzo di reputazione da difendere. Ma, insomma, penso d'aver reso l'idea.

Oggi, passato il periodo propizio, ho deciso che il tacco 12 per uscire la sera al paesello è ridicolo, oltre che superfluo, che a mio marito piaccio pure col pigiama a quadretti rosa e che se le penne alla norcina che ho cucinato per pranzo renderanno vani i miei tentativi di sembrare Belen domani in piscina non me ne frega un ciufolo, tanto ho già vietato alla Sister di fare foto con la seguente motivazione: c'avemo la trippa. 

Ma semo secsi lo stesso





lunedì 14 luglio 2014

Like a woman

Forse sarò l'unico essere vivente dotato di apparato riproduttivo femminile sulla faccia della terra a pensarla così e col seguente post rischierò una severa scomunica da parte delle numerose vagino munite che continuano ad arrogarsi il loro sacrosanto diritto ad autodefinirsi pazze, complesse e nevrotiche attribuendo la colpa agli ormoni da premestruo ma a me la storia del siamo così dolcemente complicate mi ha rotto il cazzo, con tutto il rispetto per la Mannoia, la cui voce amo al pari dei suoi capelli rossi e dei suoi occhi blu come il cielo d'Irlanda.

Non capisco perché continuiamo ad autoinfliggerci definizioni irrispettose solo perché siamo più evolute del maschio beota adulto. Quell'esemplare che preferisce canalizzare tutte le sue energie nell'attività di scaccolamento al semaforo o gioco all'Xbox in mutande.

Dico io, ci vuole proprio così tanto a capire che no significa sì, che sì significa forse e che forse significa sto pensando a come incularti? 

IO NON CREDO.

Ci vuole proprio tanto a capire che accordiamo permessi solo per godere del gusto del rinfaccio postumo, del ricatto morale posticcio, del risentimento a buon mercato o, semplicemente, con lo scopo di aumentare il nutrito database di scheletri nell'armadio da tirar fuori al momento opportuno?

Ci vuole tanto a capire che il suddetto momento opportuno potrebbe anche essere una futura litigata nel 2045?

E' così difficile capire che quello che vogliamo davvero non lo sappiamo ma lo vogliamo adesso?

Che non dovete smettere di corteggiarci, di romperci il cazzo, di cercarci, di ricordarci quanto siamo fighe, quanto siamo dimagrite, quanto ci sta bene quel vestito, quanto stiamo meglio senza?

Quando vi ignoriamo vi amiamo e quando non vi amiamo vi ignoriamo. E' davvero così complicato?

Quando siamo ironiche non dovete ridere, quando siamo tristi sì. Non siamo mai gelose, non chiedetecelo, negheremo sempre perché noi siamo primedonne, siamo superiori, siamo sempre più belle, alte, intelligenti, col culo più sodo, il sorriso più bianco, la battuta più pronta di quella zoccola che vi mette mi piace su Fb. Ma questo non vi autorizza a darle spago. A meno che non voglia impiccarsi.

Dico io, cosa c'è di complicato in tutto questo?

Non so, a me pare tutto così dannatamente semplice.

venerdì 24 gennaio 2014

La fatina delle merendine e il tutorial per la colazione

Che la Mulino Bianco abbia un concetto di famiglia radicato nel perbenismo e nella sostanziale disparità sessuale uomo-donna lo abbiamo, grossomodo, capito tutti. Del resto è la stessa azienda che ci fa sentire così dannatamente socialmente inaccettabili quando ci alziamo al mattino col pigiama di pile, il valore voglia di sorridere come se avessi una paresi facciale pericolosamente vicino allo zero e questi capelli:


La Barilla poi, dopo il figurone del suo presidente, non sarebbe manco degna delle mie Farfalle pomodoro e ricotta. Però dalla Kinder no, non me l'aspettavo. E lo dice una che s'è magnata 9 ovetti in tre giorni per trovare le Principess Disney. Immaginate la mia delusione quando ho visto questo spot:



La Boldrini tempo fa si lamentò delle reclame a sfondo schiavista con la donna che apparecchia, sorride e non mangia mentre il resto della famiglia tiene le chiappe saldamente ancorate alla sedia e si sfonda di Flauti e Tarallucci. Così avevamo accolto con sommo gaudio Zorro che parla con le galline. C'eravamo abituati a Rosita che interagisce col gato co li stivali quando ecco che rispunta lei: la fatina delle merendine, la vittima sacrificale del biscotto, la mamma tuttofare.

E stavolta è peggio del solito. Se prima la povera crista di turno si limitava si fa per dire eh a farsi il mazzo col resto della famiglia seduta a tavola manco uno che pensasse di passarle un Pan di Stelle stavolta la sfigata si alza prima di tutti e, prima d'andare a farsi il culo al lavoro, prepara la tavola per la colazione dei tre invertebrati, marito in primis, evidentemente incapaci di scaldarsi il latte. A tal proposito non perdetevi la scena di lei che attacca un post-it al microonde con su scritto da scaldare.  Tu uomo, dimmi, sei per caso deficiente? Ti manca il pollice opponibile? Non sai leggere?

Perché qua non si tratta mica di preparare un flambé di gamberi, diobono, si tratta di scaldare il latte e mettere in bocca ai tuoi figli due merendine chimiche preconfezionate. Io dico che ce la puoi fare.

Però, diamo al Cesare quel che è di Cesare, quei geni della comunicazione hanno pensato di bene di dare un contentino alla signora dal colore di capelli osceno. Un messaggino cuoricioso di ringraziamento. Che io, fossi in stata in lei, avrei risposto preferirei trovare la cena pronta, sanguisughe che non siete altro.

lunedì 7 ottobre 2013

Disparità genetica

Se una stimolazione così blanda m'ha ridotto in questo stato non oso immaginare cosa accadrà quando mi dovrò fare di ormoni che manco un pollo OGM. I doloretti da ovulazione indotta mi rendono un tantinello irrequieta. Passo le ore a chiedermi se sia normale che la mia ovaia mi crei tali fastidi con solo due follicoli, di cui uno pure piccolo. La sola prospettiva di una IUI o di una FIVET mi impensierisce, tanto che sono arrivata a chiedermi se ne valga davvero la pena.

Vi prego fivettare del mio cuore consolatemi. Ditemi che anche voi siete state colte dagli stessi dubbi. Dalla stessa sottile voglia di fanculizzare i pasticconi, le iniezioni, le ecografie, i calendari e scolarvi un martini. Dalla sensazione di non essere così forti per farvi carico di un peso così gravoso, di un cammino tutto in salita.

E poi c'è la coppia. O quel che ne resta. Ci sono silenzi e incomprensioni. C'è la solitudine. Ci sei tu che ti dopi e cerchi di non finire col culo per terra mentre dondoli come una forsennata sull'altalena dei tuoi umori. Tu che cerchi di allungare lo sguardo oltre l'oggi, in prospettiva, nel tentativo di non annegare nel mare dei tuoi non ci credo. Tu che, per quanto possa condividere il malessere che ti abita, non verrai mai capita fino in fondo. Almeno non da chi può fare pipì in piedi. Perché l'infertilità è donna, anche quando i problemi sorgono dall'uomo.

Che io posso pure immaginare quale danno psicologico comporti il dover depositare il proprio seme della speranza in un barattolino sterile nel cesso di qualche clinica ma lo preferirei all'alzarmi dal letto la mattina con  l'ovaia in fiamme e un primordiale istinto omicida. Lo stesso con cui convive Penelope da quando c'è Biagio in casa e che traspare da quest'espressione qui:



Insomma, la storiella della mela non giustifica tutta 'sta disparità. Voglio rivedere gli accordi quadro col padreterno perchè a parer mio ci sono gli estremi per una denuncia sindacale.

martedì 24 settembre 2013

Una coppetta media, grazie

Quasi due anni e mezzo orsono A. mi fece notare che, precisamente alle 15 e 30 del pomeriggio, l’anima cortese della tipa mora, occhi, verdi, tacco 12 veniva barbaramente sfrattata dallo spirito di un rude scaricatore di porto di Oxtia che risponde al nome di Nazzareno.

Siccome qui non ho usato filtri anti trivialità mi è spesso sorto il sospetto che a picchiettare i tasti del mio vetusto HP fosse proprio lui, Nazzareno e che qualcuno non particolarmente forte di stomaco o, semplicemente, manchevole d’ironia potesse sentirsi urtato da tanta spontaneità o, meglio, crudezza, rozzezza, maleducazione. Fate vobis.

Tutte le mie preoccupazioni sono scomparse dopo aver visto questa.
Per chi non ha ceduto al fascino perverso di faccialibro: è la pagina Facebook di FleurCup.
Per gli uomini e i puri di cuore che non hanno idea di cosa sia questo è il sito.

Non fate quella faccia schifata, maschi. Siete peggio voi in mutande e calzini.

Io sono una retrograda old style e non mi stacco dal Lines Seta Blu shame on me ma ammiro le donne che hanno avuto il coraggio di provarla, ci stanno facendo un pensierino o considerano ormai il suo uso una consolidata ed irrinunciabile abitudine.


Quel che invece non si spiega persino una come me, Princess a cui scivola spesso la corona, sono le vignette.

Una fra tutte:


Cioè, ci prendete per il culo voi strateghi della comunicazione per vagine?

Conviviamo con le rosse per gran parte della nostra vita terrestre e sperimentiamo diversi metodi di gestione dell'affaire mestruo fin quando non troviamo la pace dei sensi col prodotto che più si addice al nostro Sancta Sanctorum non è necessario fare un disegnino con cordicella rossa annessa, che, visto il colore, potrebbe essere confusa per ben altro, un po’ come se c’avessimo un rubinetto Paini nelle parti basse, ne tantomeno illustrare le possibili complicazioni dell’utilizzo di un tampax associato ad un costume striminzito.


Capisco che chi non mostra non vende ma, ecco, a me pare una strategia di comunicazione un tantino priva di tatto. Quasi peggio della pubblicità della Nuvenia con la tipa che durante le sue cose faceva paracadutismo invece di lagnarsi mangiando Nutella in pigiama di pile davanti la tivvù. Spingere l’acceleratore sulle differenze tra un prodotto e i suoi concorrenti è un must a cui si inchinano tutti gli esperti di marketing di questo mondo ed è anche giusto, almeno quando la pubblicità non è ingannevole, che lo si faccia. Ma santiddio qua s’esagera.

E non voglio commentare la foto del muro delle vagine.

Le più emancipate potrebbero tacciarmi di bigottismo o falso perbenismo. Non credo proprio di corrispondere a quel prototipo di femmina. Mi sono messa a nudo e ho ironizzato sulla mia Vù sufficienti volte da evitare questa possibile accusa, credo. Solo che, semplicemente, di fronte a tanto spietato realismo io ho storto la bocca, involontariamente e mi sono chiesta se tutti quei dettagli fossero davvero necessari così come, a suo tempo, mi chiesi se fosse davvero necessario il seno nudo nelle proteste delle femen.

giovedì 8 agosto 2013

Una di noi

Di infertilità non si parla. L'infertilità non si ammette. E' intima, dolorosa, personale.

Ma l'infertilità si sospetta, si intravede negli occhi delle donne quando parlano di maternità, di amore, di bambini.

Conobbi lei più di due anni fa, qualche giorno dopo la mia assunzione. Mi dissero di trattarla con i guanti perché è isterica e umorale, perché è una ex bella abituata alle luci della ribalta, ad essere al centro dell'attenzione e mal digerisce le nuove leve, soprattutto se giovani e carine. Adeguai il mio atteggiamento sulla base di quei consigli  ma dubito, col senno di poi, che ce ne sarebbe stato davvero bisogno. Succede che, a volte, semplicemente, certe persone vadano d'accordo. Succede che, a volte, semplicemente si trovino a condividere lo stesso beffardo destino di donne alla disperata ricerca di un figlio.

Quando la conobbi non ero ancora una di loro. Stavo per sposarmi e il mio futuro era un cofanetto rosa ripieno di aspettative che poi sarebbero state spazzate via da un'ondata di problemi e delusioni, ma questo allora non potevo saperlo. Ero felice e mi bastava.

Lei mi disse fai bene a sposarti così giovane.

Capii il significato di quelle parole solo qualche tempo dopo.

Aveva 43 anni e da tempo cercava una gravidanza. Voci di corridoio, pettegolezzi. Nulla più. Ma io sapevo che era vero. Una volta mi confessò di aver appena avuto un aborto spontaneo e che aveva sofferto perché era capitato così, a Capri senza calcoli e gambe a candela. Pensava che finalmente la fortuna si fosse tolta la benda e l'avesse vista bene, con i suoi capelli nerissimi e il naso alla francese. E invece no. Ma quasi non le interessava, quella gravidanza durata giusto il tempo di crederci era una sua piccola vittoria, la dimostrazione che dopotutto era fertile. Poteva farcela.

L'anno scorso si è assentata. Vado in vacanza, una settimana in Spagna. 

E' tornata incinta.

Ha fatto la FIVET

Ma allora non è che sono due?

Finalmente ce l'ha fatta, a quell'età... giusto in tempo eh

Io, nel frattempo, ero diventata una di loro, una di voi, una di noi.

Ho gioito con riserva perché le stesse voci di corridoio parlavano di una gestazione complicata, di contrazioni abortive al quarto mese, di pressione alta, di perdite e ricoveri.

Tieni duro pensavo che tu mi dai speranza.

Non gliel'ho mai detto, il nostro rapporto non è mai stato tanto intimo da potermelo permettere ma io ero con lei, tifavo per lei, contavo con lei le settimane.

Dieci giorni fa sulla porta del suo ufficio c'era un fiocco rosa.

E' nata Sara e, con lei, è nata una mamma e una nuova speranza.

Auguri, G.

giovedì 1 agosto 2013

L'adulazione maligna

Che d'estate ci sia una generale moria di programmi televisi decenti è cosa risaputa, insomma manca solo che ci propinino le repliche delle previsioni del tempo. Qualcuno potrebbe obiettare che, semplicemente, programmi televisi decenti non esistono e sarei pronta a dargli ragione se non ci fosse SuperQuark. Roba che io e l'amico G., 10 e 12 anni rispettivamente, non perdevamo una puntata e abbiamo eletto Piero Angela a nostro modello di vita. Cioè io, in realtà, me lo volevo sposà ma questa è un'altra storia.

Ieri sera mentre preparavo il pasto serale notturno ad un marito imprigionato sul raccordo, la Tv era sintonizzata su Canale5. L'interessante trasmissione condotta da Signorini, che ha l'innata qualità di far produrre al mio fegato un'eccessiva quantità di bile, aveva l'obiettivo di ripercorrere le tappe principali della carriera (?) di alcuni personaggi televisivi. Tralasciando le prestazioni sessuali come mezzo di scambio per ottenere la conduzione di un programma e/o la parte in un film e compagnia bella.

Prima ospite Federica Panicucci. Che a me stava pure simpatica quando aveva i capelli alla Raperonzolo e la faccia tonda. 

Viene introdotta, grossomodo, così:

una superdonna che riesce a far tutto. La mattina prepara la colazione a marito e figli, pulisce la lettiera del gatto, esce con il cane e raccoglie pure la sua cacchina (e non gliel'ha dato nessuno il Nobel per tale titanica impresa?) e alle 8 è già perfetta, truccata e pettinata, pronta a condurre Mattino5.

Lei entra col suo rossetto scintillante, un vestito da 18enne e le gambe a stambecco e, tra le altre ovvietà, spara un:

sembra un luogo comune ma è la verità, le donne hanno una marcia in più

e poi la perla di saggezza dell'idolo delle socere:

ah è verissimo, perché voi lavorate, curate la casa, la famiglia e ci stirate pure le camicie a noi maschietti

Ecco, dopo questa pure la mia Micia si è indignata.

Perché io lo devo proprio dire:

avete rotto il cazzo con la storia di Wonder Woman

Perché, questa porca zozza è una discriminazione al contrario, è indorare la pillola, è coglionarci con l'adulazione, è una grande presa per il culo.

Siamo esseri umani, ci stanchiamo come gli uomini, l'unica differenza è il peso del senso di responsabilità che grava sulle nostre spalle. Ce l'hanno inculcato da bambine quando le nostre madri ci hanno insegnato come stirare le camicie e fare la pasta al forno e le nostre insegnanti ce l'hanno fatto a peperini con la storia dell'emancipazione femminile, della donna che lavora, che è indipendente, che viaggia che io casalinga? giammai!. Peccato però che i piatti li devi lavare pure se stai fuori 12h al dì. A meno che tu non rientri tra le fortunate che possono permettersi otto tate e 16 donne di servizio, come la Panicucci. 

Ci hanno fregate, care mie. E continuano a farlo sbattendoci in faccia modelli di super donne che dormono 4h per notte e son sempre fighe come se fossero uscite da una beauty farm. 

Questi non sono modelli da imitare, a meno che il vostro obiettivo sia il ricovero al CIM per esaurimento nervoso. Questi sono strumenti meschini, molto peggio di quelli coercitivi, per fotterci. Creano aspettative che nessun essere umano potrà soddisfare e, di conseguenza, senso di inadeguatezza.

A me essere donna, piace. Ad eccezione di quei 5 giorni al mese in cui baratterei le mie ovaie per un apparato riproduttivo maschile. Mi piace la cavalleria, mi piacciono i tacchi, mi piace abbinare i colori dei vestiti, mi piacciono i gioielli, gli smalti, la crema corpo della Nivea e il fresco del gel anticellulite sulle chiappe. Mi piace l'odore del balsamo e lo shopping sfrenato. Mi piace accavallare le gambe e farmi allacciare la cerniera del tubino. 

Stirare la camicie non mi piace. Come non piace a voi maschietti. Quindi, ecco, non prendiamoci per il culo.

lunedì 29 luglio 2013

Manuale di sopravvivenza per mogli sole

E' tornato sabato sera, tardissimo e stanchissimo con due valigione al seguito e un mal di testa epocale da cambio d'altezza e, soprattutto, di temperatura. Ha preferito dormire nel suo letto sudaticcio piuttosto che restare un giorno in più nella frescura alpina.

Io ho barattato la mia personalissima reinterpretazione dell'uomo vitruviano con le sue braccia attorno alla vita e la certezza di potermi attaccare alla sua schiena dopo un incubo.

Ho detto a Sciattaman, orgogliosa, di aver superato la prova solitudine. Forse non a pieni voti ma è comunque un buon risultato. E' importante essere generosi con se stessi, no?

Intanto, dall'alto della mia esperienza di moglie sola ho deciso di stilare un manuale di sopravvivenza fatto di poche semplici e universali regole.

Tv spazzatura
Che poi sarebbe il sinonimo di Real Time. Lode a te, digitale terrestre. Sì perché quando la sera, sole nel vostro lettone, sentite la mancanza dell'omo, sia sul fronte glicemia che sul fonte hot c'è solo una cosa che potrà consolarvi: vedere gente che mangia la gommapiuma o che parla con gli orsacchiotti di peluche. Non sapevo di essere incinta o 24h in sala parto sono, invece, programmi consigliati solo a donne con pargoli al seguito o che non stanno cercando di avere figli. Le ricercatrici incallite e pure sole non trarranno da quelle immagini che sensazioni sgradevoli e il solito moto d'invidia di fronte alla tipa che dichiara, candida, non so come sia potuto succedere.
Magari trombando, amica. C'avevi mai pensato?

Anyway. Se siete deboli di stomaco potrete, semplicemente, dedicare la vostra attenzione a quella tipa col nome ridicolo che pratica la nail art o impastricciarvi il viso seguendo i consigli di Clio. Per le buongustaie c'è la cucina di Buddy. Di italiano non c'ha manco il basilico ma vi farà venire voglia di mettervi a dieta.

Cibo di mater italica
Cucinare per se stessi non da soddisfazione ma mangiare sul divano, davanti la tivvù, un cibo pronto e iper condito vi farà bene allo spirito. La mater italica che vi sa sole e disperate si prodigherà nella preparazione di succulenti ranci. Nel caso in cui vostra madre non sia disponibile le soluzioni si chiamano Mc, rosticcerie, cibo cinese, pizza da asporto. Vi ritroverete con qualche etto in più ma risparmierete sulla bolletta. Io, per esempio, ho mandato la lavastoviglie 5 volte in 3 settimane.

Animale domestico
Sono di compagnia, si sa. E hanno l'indiscutibile vantaggio di non potervi contraddire. Potrete parlare con la vostra micia per ore, porle quesiti esistenziali e interpretare le sue risposte a seconda di quello che vi fa comodo. Oltre che un inequivocabile segno di disagio mentale è anche un toccasana per la vostra autostima. Dopo due manciate di crocchette lei vi farà le fusa anche se le avete appena chiesto se state bene col pigiama a fiorellini blu e avrete interpretato il suo mao come un sì, sei bellissima sempre, anche se non ti depili da due settimane.

Amico tuttofare
Essere indipendenti non vuol dire piegarsi a cacciare i bacarozzi o cambiare lampadine o stappare il tubo del lavandino. Sappiatelo. Lasciate da parte tutte quelle menate da femminista coi baffi e munitevi di amico tuttofare. E' fondamentale che lo conosciate da tempo, che sia amico di vostro marito e che, ai suoi occhi, sembriate una docile pecorella smarrita nel pericoloso bosco di casa vostra, una casa piena di insidie e di insetti. E, mi raccomando, donne, quando avrà gettato lo scorpione nel cesso assicuratevi che tiri la catena due volte che si sa, quelli risalgono dallo scarico. Sempre.

venerdì 28 giugno 2013

Questioni di tempi e d'attese

La parte divertente del complesso flusso di pensiero che m'ha attraversato le meningi è stata l'orrida canzone di Fiorello che ha accompagnato il mio ragionare.

Sì o no anche detta Please don't go, che dovrei proprio farmelo spiegare dall'ex codino rampante che c'azzecca il titolo inglese scritto tra parentesi vicino ad una canzone chiamata sì o no ma sorvoliamo và, che forse certe cose è meglio non saperle.

Alla fine la mia mente ha partorito. Beata lei. 

Giuro e spergiuro che non si è trattato di assenza di palle coraggio. Il punto è che luglio è mese assai pregno e complicato. Visto che non godo di giorni di ferie illimitati e visto che sono una donnina piccola e lagnosa senza il suo Umile Servo accanto, io e quel tale che con me condivide l'affaire gravidanza perduta abbiam deciso di comune accordo di rimandare l'ispezione nei miei regali anfratti ad agosto, che un mese non ci cambia la vita, a limite sarò solo un tantinello più isterica.

Nel frattempo Sciattaman aka il mio strizzacervelli, chiamato così grazie alla sua totale mancanza di cura nel vestire e pettinarsi, ha fatto la scoperta del secolo. Io ho un problema con le attese. E sono pure una perfezionista, maniaca del controllo. Non me manca niente.

Pare dunque che la difficoltà nell'accettare e nel vivere serenamente le mie sfighe generi angoscia che si trasforma in depressione che sfocia nell'ipocondria che non è il male ma il sintomo.
Detta così par cosa facile trovare una soluzione. Mancopegnente, signori miei. L'accettazione è lavoro lungo, complesso e tortuoso. Un po' come la ricerca del pargolo smarrito. Quindi abbiam fatto scopa.

Che culo.

E siccome sono una sadica voglio condividere con voi la sopraccitata colonna sonora che ha così dolcemente stimolato le mie povere e martoriate sinapsi:



Va bene, odiatemi. Me lo merito.


martedì 11 giugno 2013

Fasi di ricerca

Nell'immaginario collettivo la donna in cerca di un pupo, che in quest'ambito chiameremo semplicemente ricercatrice, è una persona serena e consapevole della scelta fatta che si gode a pieno le maratone orizzontali con il compagno - marito- donatore di sperma, che aspetta con serenità, quasi dimenticandosene, l'arrivo non arrivo del ciclo e si rassegna con un sorriso pensando sarà per la prossima volta quando vede le rosse arrivare con il loro carico di indicibili disagi all'orizzonte.

Bella stronzata.

Non funziona proprio così. Perché dietro la frase stiamo provando ad avere figli spesso si celano verità imbarazzanti, riti snervanti, fantasintomi e seghe mentali.

La vita della ricercatrice è assai complicata.

Per comodità la suddivideremo in 4 comode fasi mensili:

Il post-mestruo. Dove tutto ha inizio, ogni volta. Le rosse se ne sono andate, la ricercatrice si sente sgonfia, figa e bellissima. Passeranno almeno 14 giorni prima dell'ovulazione così decide, semplicemente, di rimandare il pupo-pensiero a quella data. E' iperattiva e spensierata e nei momenti migliori arriva a pensare cose tipo: ma sì, io sto bene pure così, senza pargoli al seguito. Perché io valgo, perchè io mi piaccio, perché io so' io e voi nun siete un cazzo. 

Illusa, povera illusa.

Una settimana dopo il post-mestruo la serenità pocanzi descritta sarà già sfumata. Troverete la ricercatrice in preda a calcoli astronomici finalizzati a beccare lei: la data ovulatio, il giorno x, le 12h di fertilità e di felicità.

Trenta meno quattordici fratto due per settantatrè... ma non la calcoliamo pure la luna piena? E il segno del sagittario con Saturno contro? E lui deve caricare  il cannone, togliamo altri 4 giorni. Giorni alterni? Tutti i giorni? Che diceva l'esperta del forum sulla fertilità?

Un delirio.

Se, poi, la ricercatrice verrà a conoscenza dell'esistenza di quegli strumenti infernali chiamati stick ovulatori la sanità mentale sua e del suo socio in affari verrà messa a dura prova.

Ma tu la vedi 'sta minchia di linea di destra? Ma la supera o no la sinistra? Ma l'hai fatto con la pipì del mattino? Ma hai bevuto a sufficienza? Ma è meglio farcela sopra o usare un bicchierino?

Svelato l'arcano il periodo ovulatorio vedrà la ricercatrice sguinzagliare il suo lato porno-star. Pizzi e sfizi, sensualità e appeal, parole zuccherose e gambe a candela.

Perché se il sesso a comando ammazza il romanticismo almeno rendiamolo interessante. 

E poi arriverà lui. Per le esperte è semplicemente il PO ovvero il periodo post-ovulazione. Il periodo in cui il dubbio corrode l'anima della ricercatrice. Il periodo in cui lei farebbe di tutto per scrutare utero, endometrio, ovaie e tube pur di sapere, pur di dare risposta a quell'unica, snervante domanda. La domanda che martella la corteccia cerebrale di ogni donna bisognosa di una panza:

Sarò rimasta incinta?

Nella vana speranza di trovare indizi la ricercatrice passerà buona parte del suo tempo in un'attività altamente debilitante: la ricerca del sintomo.

Perché lei lo sa che i sintomi iniziali di una gravidanza sono simili a quelli del preciclo e allora si impegna nell'individuazione di fantomatiche differenze. Differenze che, sebbene si sforzi, non troverà mai.

Ho le tette gonfie ma la tensione non riguarda tutta la tetta, solo il capezzolo. Sicuro sono incinta! 
No, ricercatrice, sicuro sei scema. O il push-up ti ha strizzato pure il cervello.

Mi pizzicano le ovaie, sarà un sintomo? Cerchiamolo un po' su google.
No, ricercatrice. Forse hai solo mangiato piccante.

Sono stitica questi giorni, magari è il progesterone che sale perché sono incinta.
No, ricercatrice, sei stitica sempre.

Ho messo lo zucchero nell'acqua della pasta, sono distratta. Wow è un chiaro sintomo di gravidanza!
No, ricercatrice. Non devi cucinare mentre guardi Grey's Anatomy in streaming.

Ho la nausea!
Ricercatrice, te sei magnata un etto e mezzo de carbonara. A cena.

Il ciclo arriverà, come sempre, puntuale e la ricercatrice, dopo il consueto momento di disperazione e sconforto penserà:

La prossima volta non faccio caso a nulla, non mi faccio più fregare.
No, ricercatrice. Ti farai fregare ancora.

Del resto la prossima volta potrebbe essere quella buona.

giovedì 6 giugno 2013

Ristrutturazioni reali

Vi avevo già parlato delle smanie da femmina che hanno attaccato la mia povera Sister O. alla soglia dei trenta. Che poi soglia dei trenta un par de ciufoli, io devo ancora farne 29, la precisione è tutto quando sei nata a dicembre. 

Ho deciso di darle retta anche in virtù di un'orrida frase, rivolta a me ed M., ancora Ciovani e gnocche, pronunciata dalla collega bionda, quella dalla voce stridula e che ha come fashion guru il mago Zurlì:

Voi siete già al limite d'età utile per la prevenzione. Dovete iniziare ora, prima che sia TROPPO TARDI

Lì per lì l'ho mandata mentalmente affanculo a farsi benedire pensando che la sua fosse solo invidia e poi, vabbè lo sapete che sono una Princess acida no?, ho pensato pure le cose sono due o tu la prevenzione non l'hai fatta o avresti avuto bisogno dell'intercessione della Vergine Maria già a 20 anni per fare in modo che INVECCHIASSI decenemente.

Qualche giorno dopo, sola e ignuda davanti lo specchio grande del bagno, pentedomi amaramente dei miei peccaminosi pensieri, ho iniziato a vedere cose che voi sudditi non potete nemmeno immaginare. Così sono andata dritta dritta verso la soluzione: 50€ di creme. Una per il corpo da mettere sotto la doccia, che promette di rendere la mia pelle assai morbida al tatto, una per il viso, che eliminirà tutte le impurità ed eviterà mi spuntino le zampe di gallina ai lati degli occhi il giorno successivo il mio 30esimo compleanno, una per i capelli, che li rimetterà in sesto dopo anni di piastra, phon e forcine e poi c'è lei: l'anticellulite. Quella che ti promette di spazzare via qualsiasi accenno di buccia d'arancia in 10 giorni, che manco Mark Sloan quando era ancora vivo.  

Questa mattina ho rischiato di far tardi al lavoro visto che il tempo medio di una doccia è spaventosamente salito dagli originari 15 minuti ai 35 abbondanti. Roba che l'USI ogni tanto si affaccia in bagno per controllare che io sia viva. Ma sono soddisfatta eh. Sì sì. E ho difeso la mia scelta anche quando in pieno atteggiamento amoroso il mio coniuge mi ha chiesto perchè avessi le natiche appiccicose e, alla mia risposta è il gel anticellulite, ha riso di cuore palesando un suo tremendo sospetto con la seguente frase:

Tu la cellulite ce l'hai al cervello.

venerdì 24 maggio 2013

Non ho l'età

Dite la verità, voi morite dall'insana voglia di avere aggiornamenti sullo stato dei miei ovuli, nevvero?
E io che l'ho aperto a fare il blog se poi non ci metto dentro gli affaracci miei e, insieme a voi, mi ci faccio pure quattro amare risate?

SantoSpirito ha deciso di dar loro una sveglia. Perché porelli so' ingenui loro. Perché porelli quando vedono gli sperimini che so, si aspettano inviti a cena, corteggiamenti ventennali, rose rosse, candele profumate e preliminari. Nessuno ha spiegato loro che i maschi so' sbrigativi. O forse hanno preso alla lettera le adolcescenziali raccomandazioni da genitrice italiana femmina modello avanzato di Mina che incuteva timore e raccapriccio con la seguente frase: vedi quello che poi fa', che gli uomini so distratti e tonti e poi ricordati che io HO VISTO SOLO QUELLO DI TUO PADRE.

Mr. sforno nani su richiesta dice che forse i miei ovetti non arrivano al giusto livello di maturità quando vengono cacciati da mamma ovaia.

In parole principesche i soldatini arrivano baldanzosi e l'ovetti se la tirano e con gli occhi incerbiattati Gigliola Cinquetti style iniziano a cantare non ho l'etàààà, non ho l'etàààà, per amaaaaarti non ho l'etààààà. 

Ora, ovetti del mio cuore, porcavaccaboia, c'avete 28 anni, non 15. Apritevi, concedetevi, datevi! Perché quelli che vedete son tanti piccoli Umili Servi mica tanti piccoli coattelli di qualche tizio con le Hogan che ho rimorchiato in fila sul Raccordo. Suvvia.

In ogni caso il destinatario principale, dopo l'USI e Mina ma udite udite prima della Sister, delle mie telefonate ha deciso di prescrivermi una cura. E siccome evidentemente è un patito dei numeri e dei conti con le dita mi ha spiegato la modalità di somministrazione così:

Allora queste ne prendi 2 al giorno a partire dal giorno numero 3 del ciclo per giorni 5 consecutivi e hai rapporti mirati a partire dal giorno 10 dall'interruzione. Chiaro, no?

Se lo ripete piano e mi fa uno schemino in Excel forse

Mi odia già. I know. Ma non importa. Al giorno numero 3 del ciclo ho iniziato 2 pastiglie al dì per 5 giorni.

Tre mesi per funzionare.

Dopo mi tocca quell'esame dal nome impronunciabile e che, dicono, sia piacevole come il sale nel caffè e non presente nella lista cose da fare prima dei 30, semmai in quella cose da evitare prima dei 30.

Ho bisogno di una cosetta che non ho mai posseduto. Una grande, gigantesca, immensa botta di CULO.

martedì 14 maggio 2013

Il prezzo del potere

Avere l'amante. Questa è una delle imprescindibili condizioni che un uomo di potere deve rispettare per essere considerato tale e ritagliarsi il suo personalissimo spazio di gloria e rispetto.

Usare la vagina. Questa è una delle imprescindibili condizioni che una donna deve rispettare per far carriera e ritagliarsi il suo personalissimo spazio di potere e influenza.

Non tacciatemi di qualunquismo o fatelo pure se vi aggrada ma non venite a dirmi che non è vero.

E voi, miei adorati pene muniti, non sentitevi messi alla forca, come sovente accade quando si tratta questo argomento, dalla solita femminista coi baffi e le espadrillas. Non è il mio caso. Le espadrillas mi fanno cagare e ho fatto della lotta al pelo superfluo una questione di principio.

Stavolta io ce l'ho con le mie colleghe. Quelle conscie di avere tra le gambe un'arma così potente che, a saperlo, Kennedy avrebbe buttato nel cesso i missili nucleari, tirando forte lo sciacquone. Quelle che dall'alto della loro posizione da culo parato contratto indeterminato si sentono in diritto di consigliare a te, precaria, con un contratto zerodiritti che firmi con cadenza mensile di darla. Darla all'AD, al Direttore Generale, al capo di comunicazione, al sindacalista e se ci scappa, che ne so, pure al portiere, vigilante, tipo delle pulizie, tizia lesbica della mensa.

Consideratemi esagerata se volete ma non prima di aver letto queste due situazioni tipo:

1. Bar dell'azienda. Interno giorno.

Collega A: insomma questo contratto ve lo rinnovano?

Princess: bella domanda, speriamo di sì

Collega B: eh ma tu tesoro mio c'hai le carte per far carriera e nemmeno lo sai.

Princess: ah sì? E quali sarebbero?

Collega A: ce l'hai presente l'amante dell'AD? Ecco, tu sei uguale ma hai vent'anni di meno.

Collega B: l'altra volta  ti ha squadrato

Princess: chi? l'amante dell'AD?

Collega A: ma va! Lui, lui in persona. T'ha fatto una radiografia. Fossi in te ci farei un pensierino. Magari con una bottarella ti sistemi a vita.

2. Mensa aziendale. Interno giorno.

Sindacalista: collega A non mi presenti queste due belle fanciulle?

Collega A: ma certo! Lei è princess e lei M. 

Princess e M: salve

Collega A: sono bravissime, belle e DISPONIBILI

Abbiamo saputo in seguito che il sindacalista ha chiesto a collega A., in separata sede, in che senso fossimo disponibili.

Conosco abbastanza bene A e B da credere al fatto che non parlassero sul serio. Questo, però, non ha placato il mio desiderio di indagare sul perché si possa scherzare in questo modo svilendo la figura della donna salvo poi indignarsi quando le amanti dei vari AD fanno il bello e cattivo tempo o ottengono riconoscimenti professionali non certo basati su criteri meritocratici.

Forse ci hanno solo abituate male. Abituate a soprassedere alla battute, ai fischi per strada, alle allusioni. O forse c'ha ragione Mina: zoccole ce se nasce.
E io, cari miei, sarò precaria a vita perché, modestamente, non lo nacqui.



domenica 28 aprile 2013

Vù

Ero lì che riflettevo su un paio di cosette.
Prima: la mia Vù
Seconda: ma davvero voglio scrivere un post sulla mia Vù?

Sì, Vù sta per vagina. Devo aver già scritto da qualche parte che scarseggio in fantasia, del resto non me la sentivo proprio di scrivere vagina per intero ne di darle un nome da protagonista di qualche Harmony. Capirete, sono un tipo pudico io e lei ha una sua dignità.

Sono arrivata ad un paio di conclusioni:
La mia Vù soffre di smanie di protagonismo. E' tipo il Paolini delle vagine.
Sì, voglio scrivere un post sulla mia Vù. Del resto mi sono sputtanata lasciata andare abbastanza su questo blog, non ho certo intenzione di fare marcia indietro.

Torniamo quindi alla mia Vù.

Quando una delle due Sister ebbe il suo primo ciclo io la invidiai. Non avevo ancora capito che avrei barattato la mia fanciullezza con assorbenti scomodi, crampi addominali e sbalzi d'umore che manco un bipolare. Tutto per farmi chiamare donna, bella roba. In ogni caso Vù si sentì scavalcata ed ebbe la bella idea di attirare l'attenzione su se stessa. Dopo due mesi anche io ero una signorina. Capii molto più tardi che  le tette sarebbero rimaste così per sempre.

Poco tempo dopo una cistite emorragica mi costrinse a frequentare il reparto di Urologia dell'Umberto I così spesso che i dottori, prima ancora di riconoscere il mio viso, riconoscevano la mia Vù. 

Quattro anni nell'oscurità sono lunghi. L'anonimato, sapete, pesa quando siete abituate a vivere sotto la luce dei riflettori, a sentir parlare sempre di voi, ad essere ammirate che la Madonna di Medjugorje, al confronto, c'avrebbe meno amici su feisbuc. Così Vù tornò all'attacco. Si fece crescere un bel neo sulla pelle. Non solo tornò ad essere osservata da quegli esseri curiosi che rispondono al nome di specializzandi ma mi iniziò anche alle gioie della depilazione, peccato che lo scopo non fosse proprio estetico o ludico, diciamo così.

Pensavo che le sue smanie si fossero ammansite. Nient'affatto. Vù trama sempre qualcosa per tornare sulla ribalta. Pippo Baudo gli spiccia casa alla mia Vù. Ora è di nuovo lei la protagonista indiscussa. Nemmeno un altro album di Mina&Celentano potrebbe eguagliare la sua perfida strategia per tornare al centro dell'universo. Roba che Galileo quando disse eppur si muove non si riferiva mica alla terra intorno al sole, che ve pensate. Ce l'aveva col sole che ruota intorno alla mia Vù.

Lasciate, quindi, che le dica una cosa:

Vù dopo aver avuto te io, francamente, voglio rinasce con un Pì. 

lunedì 25 marzo 2013

Oltre le gambe c'è di più

E' estremamente raro che La Princess esca di casa senza tacchi e mascara. Binomio accessoriale forse spartano ma che, almeno fino ad ora, le ha garantito la sufficienza, secondo il suo personalissimo metro di giudizio, in materia di gnoccagine.

Tacchi e mascara sono gli unici strumenti di bellezza che l'ingenua regnante usa.
La Princess, infatti, non sa cosa sia un fondotinta. In vita sua l'ha messo solo due volte. Quando si è sposata e quando, in vacanza a Rimini con le amiche, si fece truccare dall'amica N, la quale si prese, senza remore, tutto il merito quando, quella stessa sera, La Princess rimorchiò un tedesco dal nome di un liquore. Una cosa tipo Vermouth.

Il viso della Princess non ha mai conosciuto altro che sapone e bagnoschiuma. L'unica volta in cui tentò di migliorarsi spargendosi sulle gote l'acclamata bava di lumaca, presa su consiglio della biondissima ed espertissima collega dalla voce stridula, si ritrovò preda di rossore, secchezza e bollicine.

Quando La Princess esce dalla doccia ama avvolgersi nel grande e morbido accappatoio del suo Umile Servo, perché le piace sentirsi addosso il suo odore, per poi, una volta asciutta, vestirsi alla velocità della luce senza che neppure un cm del suo corpo conosca una lacrima di crema idratante, snellente, ristrutturante, rigenerante, anticellulite.

I suoi capelli, vittime sacrificali di piastra e phon, stanno firmando in massa una petizione per l'uso di balsami e creme che permettano loro di sopravvivere alla vita puritana che essa gli impone. Ovviamente possono farlo solo quando sono liberi e non imprigionati in qualche severo e malriuscito chignon, retaggio degli anni di danza e unico modo, secondo la terribile posseditrice della corona, di tenerli in ordine.

Se fosse per La Princess le estetiste morirebbero di fame. Il sabato pomeriggio, infatti, lo impiega spesso in quella che ama definire ristrutturazione casalinga e che, sovente, si risolve in una semplice e veloce depilazione tra strisce Lycia e lamette Gilette. 

La sua fortuna è essere circondata da amiche molto simili a lei. Messi da parte quei due o tre casi disperati di  soggetti femminili che si truccano, tingono, incremano, lisciano da quando erano in fasce, le altre hanno un concetto piuttosto semplice di femminilità (quando ce l'hanno, perché La Sister G., per esempio, ha anima e corpo di un pastore bergamasco).

Questo enorme preambolo ha il solo scopo di rendervi partecipi del grado di stupore della Princess quando La Sister O. se ne è uscita con la seguente frase:

Ho comprato a te e a G. una crema contorno occhi.

E quando, non paga, ha risposto così alla domanda sul perché dell'insano gesto:

Perché alla soglia dei 30 è ora di iniziare ad essere femmine.