C'era una volta il passaparola. Il vecchio, caro, inaffidabile passaparola. A seconda del canale utilizzato la versione cambiava, stava a te decidere quale fosse quella giusta. Giusta, non veriteria, fate attenzione che c'è una bella differenza. Di solito la versione giusta era questa:
E' un cesso e pure stupida/o. Ha il sex appeal di una lavastoviglie col filtro zozzo.
A questa conclusione si arrivava, tendenzialmente, tramite il seguente complesso movimento sinapsico:
Dev'essere per forza così, Caio non mi avrebbe certo mentito riguardo i denti storti e gli occhi a palla. Sempronio non è poi così affidabile e sicuramente il suo giudizio è stato mitigato dal rapporto di fratellanza che ha con lui, non poteva certo descrivere la persona che ama come un'oca giuliva, no?
Sia lode all'empirismo. Aristotele 1- Cartesio 0, palla al centro.
Non fate gli gnorri, miei adorati sudditi. Perché anche se siete la dimostrazione vivente che la famiglia del Mulino Bianco non è solo un parametro atto alla misurazione della vostra inadeguetezza in fatto di rapporti interpersonali, quella fase ce la siamo ciucciata tutti.
Mi riferisco all'orrido momento del rimpiazzo e a tutto ciò che ne consegue. Quel momento in cui, che siate stati vittime o carnefici poco importa, un altro o un'altra prende il vostro posto. Quello di compagna/o del/della vostro/a ex.
Il superamento dell'impasse è possibile. Basta solo raccogliere prove atte a corroborare la seguente, articolata ipotesi: ero meglio io.
E così, fino a poco tempo fa, ci si affidava al pettegolezzo cameratesco della comitiva per accertarsi dell'inferiorità in termini di bellezza/intelligenza/simpatia del rimpiazzo. Con tutti i limiti annessi e connessi e con il grande, immenso pregio della variabile incertezza.
Poi è arrivato Facebook.
Ciao pace, ciao Aristotele, ciao ego e, soprattutto, ciao incertezza.
La verità è davanti ai nostri occhi, sottoforma di nome, cognome e immagine del profilo in cui il soggetto, ovviamente, apparirà fighissimo.
No, non ha il culo a forma di cofano della 500.
Gesùmmio quella deve essere una terza abbondante!
Ma li farà almeno 50 kg, 'sta stronza?
Ma non posta le canzoni della Pausini?! Manco un Gigi D'Alessio?
Parla 5 lingue st'esaltata?!
No dai, non può far parte del team di ricerca sul Bosone di Higgs.
E via dicendo.
Facebook ci rende masochisti, bypassare la fase controllo del profilo del rimpiazzo è roba da James Bond, noi comuni mortali non possiamo resistere alla tentazione di conoscere il numero di peli superflui della nuova fiamma del nostro ex. Non ci resta che pensare che sì, forse il rimpiazzo è equiparabile a noi in termini di bellezza/intelligenza/simpatia ma il nostro ex al nostro nuovo amore gli passa il mocho sul pavimento del cesso.
E perché il messaggio arrivi forte e chiaro è necessario taggarlo su un minore di tre.
Come?! Non avete capito?!
Così: nuovo amore <3
Accertatevi, però, che la new entry metta almeno un mi piace sotto la vostra pubblica dichiarazione d'amore virtuale. Non vorrete mica passare per dilettanti o, peggio, patetici, no?
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martedì 22 ottobre 2013
giovedì 28 febbraio 2013
Orange
Decisamente non era portata per l'ornitologia. A cinque anni uccise con una dose eccessiva di costosissimo profumo appartenente alla di lei madre due poveri e coloratissimi pappagalli rei, sempre secondo la di lei madre proprietaria del profumo, di emanare un odore sgradevole dalla loro gabbietta. Pensando di fare cosa buona e giusta li intossicò con un Tresor della Lancome. Trovarli profumatissimi e stecchiti fu un piccolo trauma.
Eppure la prima immagine che le venne in mente fu quella del picchio. Doveva aver letto da qualche parte che una particolare specie era in grado di tamburellare la corteccia di un albero dalle sei alle dieci volte al secondo e che tutta la loro struttura era finalizzata a fare in modo che quell'attività riuscisse alla perfezione. Becco resistente, coda lunga e rigida per bilanciare i contraccolpi, muscoli del collo sviluppatissimi. Del resto è così che il picchio scova le sue prede. E vive.
Per la precisione immaginò che un piccolo e stronzissimo picchio dal becco lungo le stesse martellando il cranio. E ad ogni picchiata, per reazione, il cervello producesse un'immagine. Sgradevole, dolorosa, insopportabile. Roba da impazzire.
L'immagine di lui che baciava l'altra. Che la guardava con gli stessi occhi e le parlava con le stesse parole. Che giocava col suo intimo. Che le porgeva il braccio, la spalla, le labbra. Che le stringeva la mano. Che, che, che...
Basta picchio, please.
L'immagine di lui che baciava l'altra. Che la guardava con gli stessi occhi e le parlava con le stesse parole. Che giocava col suo intimo. Che le porgeva il braccio, la spalla, le labbra. Che le stringeva la mano. Che, che, che...
Basta picchio, please.
Qualsiasi cosa lui facesse o dicesse in quel momento lei la vedeva proiettata sull'altra.
Il punto è che mettere in gioco se stessi rende fragili. Lasciarsi andare rende insicuri.
E se mentisse. E se non fossi così speciale. E se io non fossi quella giusta. E se non fosse vero che sono unica per lui. E se, e se, e se.
Il punto è che mettere in gioco se stessi rende fragili. Lasciarsi andare rende insicuri.
E se mentisse. E se non fossi così speciale. E se io non fossi quella giusta. E se non fosse vero che sono unica per lui. E se, e se, e se.
Poi pensò alle cose che conosceva solo lei. Pensò allo stupido evento che aveva messo in moto il picchio. E pensò che il picchio il suo vermicello non l'avrebbe trovato. Pensò che per una volta poteva concedersi il lusso di non sentirsi inadeguata. Di credere non tanto a lui ma a se stessa. Pensò al motivo per cui aveva deciso di mettersi in gioco, lasciarsi andare. E decise che andava bene così. Si sarebbe presa tutto il pacchetto.
Compreso quel piccolo, stronzissimo picchio col becco lungo e la cresta arancione.
Compreso quel piccolo, stronzissimo picchio col becco lungo e la cresta arancione.
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