mercoledì 30 ottobre 2013

Latitanze

I miei sogni mi precedono. Da sempre. E' il vantaggio d'avere un incoscio parente stretto di Stakanov. Lui non si lascia ingannare dagli artefatti della mia ragione, dalle costruzioni artificiali di serenità, dalla felicità in pillole, dal mantra e dalla respirazione. Lui lavora, sempre.

Così io sogno litigi. Violenti e dolorosi. Spesso le persone che amo sono protaginiste indiscusse delle mie divagazioni oniriche, qualche volta ne fanno parte anche i semplici conoscenti. Disagio e eccitazione sono le sensazioni che mi si appiccinano addosso quando apro gli occhi preda di un respiro affannato.

Credo d'aver cantato vittoria troppo presto.

Sto meglio.
Piano piano ce la faccio.
Il Gonasi mi fa una sega, vedete come sono serena?

Balle.

L'inconscio non cede alle mia avances e gli ormoni dopati completano il quadro.

Sciattaman mi ha educatamete chiesto che minchia di fine avessi fatto.

Spero che vada tutto bene

Una favola, psaico. Una favola.

Sono contento. 


E io faccio finta di credere tu m'abbia creduto. 

Ho latitato e forse ho fatto male. Ma tra dopaggi, monitoraggi, lavoro e  la ZiaSanta che ha pensato bene di esibirsi in un doppio carpiato sulle scale di casa sua non ho avuto modo, testa, tempo di dedicarmi alla psicoterapia nonostante lui m'avesse pregato di non interromperla al fine di non creare resistenze che m'avrebbero fatto male.

Faccio da me.

Bella idea del cazzo, Princess.

Il punto è che faccio fatica e troppi percorsi insieme non li reggo, mi sfiancano. Ho bisogno di canalizzare le mie energie verso un unico obiettivo poi, magari, avrò tempo e voglia di lavorare su me stessa.

Sempre che ci sia ancora una me stessa alla fine di tutta 'sta storia. Che mica son più tanto sicura di non lasciarci le penne, eh.

lunedì 28 ottobre 2013

Cornelia De Mon

Ho il vago presentimento d'essere stata raggirata dalla donna delle pulizie che ho chiamato una tantum per scozzare il palazzo reale preda di sporcizia immonda generata dal quandrupede puzzone che, per tre dico tre settimane, ha soggiornato a palazzo prima di approdare nel giunglino ignorando i dictat principeschi riguardo l'uso delle trasversine.

Ora che ci penso Biagio deve aver intepretato a modo suo la mia raccomandazione tieni tutto pulito visto la mestizia con cui si è dedicato alla pulizia dei vetri delle finestre. Fatta con la lingua.

Cornelia è un donnone moldavo di 37 anni, occhi azzurri, spalle larghe, tono austero. Così austero che persino il giaguaro travestito da dolce micetta di nome Penelope ha abbassato le orecchie e nascosto gli aguzzi dentini quando le ha imposto, in moldavo, di scendere immediatamente dal letto.

Ora che ci penso Penelope deve essere moldava. O semplicemente stronza.

Ma Cornelia De Mon non ci fa fare solo con le gatte. Anche con le Principesse.

Cornelia facciamo colazione? Preparo due caffè.

Sì ho portato i cornetti

Oh, oggi niente dieta allora!

Ma tu non deve essere a dieta

Indovina quanto peso...

45 kg?

Ti amo, Cornelia.

Magari Corne'...

Tu ha tempo per pensare alla dieta, tu giovane. Quanti hanni ha? 24?

Sposami, Cornelia.

giovedì 24 ottobre 2013

Lo smalto rosso

Io sono nata femmina.

Lo so come funziona la storiella dell'ape e del fiore e perché i maschietti fanno la pipì in piedi. L'ho scoperto a 4 anni quando il mio amico D. si tirò fuori pippo per annaffiare un albero. Non siate spiritosi.

Non mi riferisco, o almeno non solo, alla combinazione cromosomica doppia ics che ha fatto in modo non mi scendessero le ovaie quando ero poco più di un piccolo ammasso di cellule nell'utero arcuato di Mina.

Intendo dire che sono femmina nei modi, nei pensieri, nelle opere e nelle omissioni. Per mia colpa, mia colpa, mia gravissima colpa. Non prendetevela con quei poveri cromosomi che mica tutto può essere sempre imputato alla genetica.

Sono femmina e mi piacciono gli specchi. Sono femmina e sono vanitosa. Sono femmina e mi piace esprimere la mia femminilità con un tacco alto, una gonna corta, uno smalto rosso.

Ferme tutte o voi da l'utero è mio e lo gestisco io. Non sto dicendo che una donna debba necessariamente mettere in mostra le cosce per essere donna. Non ne faccio una questione di genere, non è un giudizio. Parlo di me e solo per me. Perchè io sono fatta così. Non so flirtare ma mi vesto bene e so ragionare anche quando sono 10 cm più su della mia statura. Il tacco non m'annebbia il cervello.

Questo però udite udite non vuol dire che io non abbia il sacrosanto diritto di inacidirmi quando il masculo medio, probabilmente preda di astinenza sessuale, traduce il suo apprezzamento in uno di quei commenti di bassa lega che, generalmente per pudore, educazione o immotivato timore di offendere, vengono accolti con un mezzo sorriso e un insulto urlato solo nella testa.

La mia gonna tra l'altro mai sopra al ginocchio in ufficio non autorizza ad un atteggiamento libertino nei miei confronti.

Che fosse solo una reazione dovuta all'associazione gonna-tacco non sarebbe manco tanto grave ma in questa valle di lacrime che alcuni si ostinano a chiamare luogo di lavoro, in questa landa desolata dove io e M. siamo le uniche due persone dotate di doppia ics, anche uno smalto rosso viene interpretato come un messaggio subliminale.

Avete lettto bene.

Sai ho letto da qualche parte (mecojoni che fonte autorevole eh) che le donne mettono lo smalto rosso quando hanno voglia di fare sesso

E dimmi, deficiente, non hai mai letto nulla sull'ipercompensazione?

martedì 22 ottobre 2013

L'evoluzione del rimpiazzo

C'era una volta il passaparola. Il vecchio, caro, inaffidabile passaparola. A seconda del canale utilizzato la versione cambiava, stava a te decidere quale fosse quella giusta. Giusta, non veriteria, fate attenzione che c'è una bella differenza. Di solito la versione giusta era questa:

E' un cesso e pure stupida/o. Ha il sex appeal di una lavastoviglie col filtro zozzo.

A questa conclusione si arrivava, tendenzialmente, tramite il seguente complesso movimento sinapsico:

Dev'essere per forza così, Caio non mi avrebbe certo mentito riguardo i denti storti e gli occhi a palla. Sempronio non è poi così affidabile e sicuramente il suo giudizio è stato mitigato dal rapporto di fratellanza che ha con lui, non poteva certo descrivere la persona che ama come un'oca giuliva, no?

Sia lode all'empirismo. Aristotele 1- Cartesio 0, palla al centro.

Non fate gli gnorri, miei adorati sudditi. Perché anche se siete la dimostrazione vivente che la famiglia del Mulino Bianco non è solo un parametro atto alla misurazione della vostra inadeguetezza in fatto di rapporti interpersonali, quella fase ce la siamo ciucciata tutti.

Mi riferisco all'orrido momento del rimpiazzo e a tutto ciò che ne consegue. Quel momento in cui, che siate stati vittime o carnefici poco importa, un altro o un'altra prende il vostro posto. Quello di compagna/o del/della vostro/a ex.

Il superamento dell'impasse è possibile. Basta solo raccogliere prove atte a corroborare la seguente, articolata ipotesi: ero meglio io.

E così, fino a poco tempo fa, ci si affidava al pettegolezzo cameratesco della comitiva per accertarsi dell'inferiorità in termini di bellezza/intelligenza/simpatia del rimpiazzo. Con tutti i limiti annessi e connessi e con il grande, immenso pregio della variabile incertezza.

Poi è arrivato Facebook.

Ciao pace, ciao Aristotele, ciao ego e, soprattutto, ciao incertezza.

La verità è davanti ai nostri occhi, sottoforma di nome, cognome e immagine del profilo in cui il soggetto, ovviamente, apparirà fighissimo.

No, non ha il culo a forma di cofano della 500.

Gesùmmio quella deve essere una terza abbondante!

Ma li farà almeno 50 kg, 'sta stronza?

Ma non posta le canzoni della Pausini?! Manco un Gigi D'Alessio?

Parla 5 lingue st'esaltata?!

No dai, non può far parte del team di ricerca sul Bosone di Higgs.

E via dicendo.

Facebook ci rende masochisti, bypassare la fase controllo del profilo del rimpiazzo è roba da James Bond, noi comuni mortali non possiamo resistere alla tentazione di conoscere il numero di peli superflui della nuova fiamma del nostro ex. Non ci resta che pensare che sì, forse il rimpiazzo è equiparabile a noi in termini di bellezza/intelligenza/simpatia ma il nostro ex al nostro nuovo amore  gli passa il mocho sul pavimento del cesso.

E perché il messaggio arrivi forte e chiaro è necessario taggarlo su un minore di tre.

Come?! Non avete capito?!

Così: nuovo amore <3

Accertatevi, però, che la new entry metta almeno un mi piace sotto la vostra pubblica dichiarazione d'amore virtuale. Non vorrete mica passare per dilettanti o, peggio, patetici, no?

lunedì 21 ottobre 2013

La dittatura dell'Amoxicillina

Il mio corpo mi odia. Ne ho le prove.

M'è tornata la cistite. Ma mica una cosa normale, eh. Mica di quelle che passano bevendo tre ettolitri virgola sei di acqua Panna, mica di quelle che c'hanno tutte le donne e che si curano con l'estratto di ribes de 'sta minchia, no no. Io so' Principessa, io faccio le cose in grande e il mio corpo lo sa. I Coli, stavolta, hanno indossato la maglia di mithril, imbracciano l'ascia di guerra, gridano in preda a fomenti assassini. Me li vedo, con le loro zampette ben ancorate alla mia vescica e la faccia pittata di strisce blu mentre studiano il prossimo attacco.

Ok, compagni, ora la faremo pisciare a intervalli di due minuti, tutti pronti? Tre, due, uno...

E io scappo al cesso. Gli squat li faccio sulla tazza, non mi serve la palestra.

Che poi fosse arrivata a inizio mese, nella fase pre-doping, l'avrei combattuta come al solito con una dose extra di Bactrim me frega cazzi a me della gastrite il mio stomaco ormai è partito per le Bahamas dopo avermi lasciato sul comodino una lettera di denuncia per maltrattamenti.

Invece è arrivata ora. Nei giorni dell'incertezza. Nei giorni potrei essere in stato interessante o essere la solita stronza che non può saltare la fila alla cassa del supermercato. 

Quindi niente Bactrim.

Chiamo SantoSpirito: prova con l'Augmentin

Chiamo l'urologa che mi seguì quando io e i Coli dormivamo abbracciati: prova con l'Augmentin.

Poi un ricordo riaffiora nelle mia mens insana in corpore insano: Negnente (aka il mio medico di famiglia) che con la sue erre moscia mi parla di prodotti più efficaci e meno dannosi per l'organismo per curare la cistite.

Chiamo Negnente.

Prova con l'Augmentin.

mavafangul

venerdì 18 ottobre 2013

A dicembre

E' vestito casual, come tutti i venerdì. Una t-shirt bianca col logo della Ducati, jeans e un paio di scarpe da ginnastica old style, di quelle senza fronzoli, care a chi lo sport lo pratica per piacere di fare sport.

Guarda spesso il pavimento, fa pause, prende tempo, cerca le parole giuste. Peccato in questi casi non ci siano. Chissà se avrà fatto qualche corso per imparare a comunicare le brutte notizie, in questi tempi bui sono convinta che esistano.

Non la tira molto per le lunghe, non allarma e non rassicura. Prepara. Prepara all'eventualità peggiore, che a ben pensare è anche la più probabile.

Il savoir-faire di Capo-Intermedio non tradisce se stesso nemmeno in queste occasioni. Sarà l'accento veneto o il sorriso accennato.

Io me ne sto zitta, schiena al muro e mani nelle tasche. Io non m'aspettavo che durasse per sempre, io ero stata avvertita, ero pronta. Io sono abituata alla precarietà, ai cambiamenti, a oggi ci siamo domani chissà. Il vantaggio di esser parte di una generazione di sfigati, una generazione che ha visto morire le proprie illusioni a pochi mesi dall'aver ottenuto il pezzo di carta che in altre ere, forse, avrebbe garantito un posto in paradiso, una generazione di sfruttati, di stagisti pagati poco o niente che si sentono pure in dovere di dire grazie perché lo stage fa curriculum, è che non si da mai nulla per scontato, è avere una corazza che ti protegge da botte simili. Una corazza chiamata consapevolezza. Quella che manca a chi ha qualche decennio più di me, moglie, figli e mutui.

Io ho pensato a loro, prima ancora che a me.

E poi ho incrociato gli sguardi. Quello di M, quello di A. Ho pensato alla fetta di vita che abbiamo condiviso, ho pensato ai contatti sterili tra gli ex colleghi, ho pensato che è triste.

Il cursore sul mio CV lampeggia interdetto. Sembra quasi dire non è possibile! ci risiamo? ma stavamo così bene qui! 

Poco meno di 90 giorni e poi chissà. O forse si sa, si sa già ma non si dice.

Dalle mie parti quando qualcuno si ammala di cancro nessuno dice sai che Tizio ha il cancro? Sarebbe come chiamare il diavolo per nome, come invocarlo, come risvegliarlo. Il cancro è banalmente chiamato il male. Tizio ha il male, si dice. E' un modo per esorcizzarlo. Non chiamarlo col proprio nome, banalizzarlo, ignorarlo.

Io esorcizzo la paura della disoccupazione chiamandola col nome dell'ultimo mese che, probabilmente, passerò qui: dicembre.

Ti sei intristita Princess, a che pensi?

A dicembre.

mercoledì 16 ottobre 2013

La mia persona

Ho pensato che mi piacerebbe raccontare un aneddoto sul modo in cui ci siamo conosciute, una di quelle storielle divertenti da tramandare perché, in fondo, Sister, la nostra è una grande storia d'amore e meriterebbe d'essere raccontata, come ogni bella e duratura storia d'amore che si rispetti. Per quanto, tuttavia, io mi impegni a far luce negli oscuri abissi della mia memoria, il nostro primo incontro non lo ricordo. In realtà dubito che potrei, eravamo troppo piccole. Il mio primo ricordo risale ai miei due anni, quando la mia irrequietezza mi fece sbattere il mento contro il pavimento lucido del coiffeur di Mina. Quattro punti e due medici che cercavano di tranquillizzarmi in modo maldestro non piangere, farai piangere anche gli altri bambini. Evidentemente ingoravano il mio innato egoismo, ricordo che pensai e che me ne importa degli altri bambini? E' me che state torturando. Piccola stronza.

Io e te ci siamo conosciute prima. Io e te ci conosciamo da sempre.

Dicono che gli amici sono la famiglia che ti scegli. Non è vero. Io non t'ho scelta, t'ho trovata. Forse se mi fosse stata data la possibilità di scegliere avrei cercato qualcuno più simile a me. Io donna da tacchi, gonna e Barbie fior di pesco, tu uomo mancato da Converse, jeans e macchine a scontro. Io diplomatica, tu irruenta, io dolce apparente e stronza nell'anima, tu stronza apparente e dolce nell'anima. Io razionale, tu emotiva. Se mi fosse stata data la possibilità di scegliere io avrei scelto male, Sister. Perché, forse, non avrei scelto te, che sei stata il regalo più bello della mia infanzia.

Che sei il regalo più bello. Punto.

La citazione che ci dedichiamo in queste occasioni e che viene usualmente commentata dall'amico G. con me se è appena cariato un dente non è stata partorita da qualche genio della lettaratura. E' scema ed infantile. E' frivola e smielata è Derek è l'amore della mia vita ma tu sei la persona. I fans di Grey's Anatomy probabilmente sanno di cosa parlo.

Te la dedico di nuovo, anche qui, in questo posto solo mio.

Tanti auguri, mia persona

lunedì 14 ottobre 2013

Ti fidi di me?

Se la Principessa Jasmin avesse saputo che dietro il Principe Alì si nascondeva, in realtà, lo zingarello ladruncolo senza tetto che aveva avuto modo di conoscere quando, preda di sconvolgimenti ormonali adolescenziali, l'aveva tratta in salvo dalle attenzioni di un rozzo e maleducato mercante, secondo voi, si sarebbe fidata di lui quando, a mano tesa, gli avrebbe proposto un giro sul tappeto volante?

Io dico di no. Quantomeno c'avrebbe pensato un po' su. Insomma, chi ci salirebbe su un tappeto volante senza manco 'no straccio di assciurazione al giorno d'oggi? Qualcuno lo sa come si compila un CID con un tappeto volante?

Aladdin era uno stronzo. Le ha mentito e chi ama non mente. Pirmo comandamento del manuale d'amore infranto. Caso chiuso. In calera!

Eh no, cari miei. Niente è così facile come sembra. Perché Aladdin l'ha fatto a fin di bene. L'ha fatto per conquistarla, per poterla amare, per poterla frequentare. Da zingarello ladruncolo parlamose chiaro quante possibilità avrebbe avuto con la stizzosa Principessa figlia del Sultano nano?

Nessuna. In amore e in guerra tutto è concesso, no? Assolto. E vissero per sempre illusi e contenti.

Ma aspettate, non prendiamoci per i fondelli, amici della giuria. Che siam mica qui a parlare di legittima difesa contro un assassino, no no. Siamo qui a parlare di rispetto. Siamo qui a parlare di fiducia.

Ragionateci un po' su. Se quella stolta di Jasmin invece di parlare con le tigri avesse prestato attenzione a una serie di particolari e incongruenze nei gesti e nei racconti del suo amato e il dubbio si fosse insinuato sotto il suo diadema blu, cosa avrebbe fatto?

Avrebbe chiesto.

Dimmi un po' Principe Alì de sta ceppa, non è che, niente niente, tu mi stai riempiendo di cazzate? Non è che niente niente c'hai 'na doppia vita e la sera torni a rubare le banane al mercato?

Ad Aladdin è stata tesa una mano, Aladdin ha la possibilità di recitare un Atto di Dolore e sperare nella grazia. Perché se Aladdin parla ora forse ci rimedia solo qualche calcio nella palle ma se decide di rischiare, rischia grosso. Rischia di perdere Jasmin per sempre.

Il genio pure l'aveva avvertito ma lui no, lui nei panni del Principe senza macchia e senza paura ci stava così bene, perché ammettere di essere altro?

Tipo per quella storiella sulla fiducia, Aladdin. Secondo me Abu c'ha più neuroni dei tuoi, senza offesa eh.

Fallo finché sei tempo, fallo finché sei in tempo...

Ok, tempo scaduto. Il nemico Jafar t'ha fottuto. Che poi si fa presto a dare la colpa a Jafar. Jafar è come Facebbok, un semplice mezzo per scoprire fregnacce. Mi pare ovvio che quello, così pieno di rancore, alla prima occasione spiattelli tutto, no?

Il resto della storia la conoscete già. E se non la conoscete beh, è una favola della Disney come volete che finisca? Bene.

Ma nel mondo reale, qui tra i comuni mortali, come sarebbe finita?

Jasmin l'avrebbe perdonato o avrebbe postato su Fb Il mondo è tuo con annesso il commento: io te ce leverei al mondo, stronzo cazzaro?


venerdì 11 ottobre 2013

Ma come mi vesto?!

In tutt'altre faccende affaccendata ho commesso un banale errore, uno di quelli che non t'aspetti da una regnante che abbina il colore dello smalto agli outfit settimanali. Sì, ho detto proprio settimanali. Senza un piano mentale degli abiti che indosserò dal lunedì alla domenica sono una donna finita. 

Cercare un vestito per presenziare alle nozze di due amici due giorni prima dell'evento. A Chiara Ferragni è appena preso un crampo allo stomaco, lo so. Mentirei se dicessi che non ho avuto tempo e modo. Lavoro a 10 minuti di macchina dal centro commerciale più fornito di Roma. Il mio è stato un vizio di superbia. Un ti pare che non trovo un bell'abito che mi doni?

Sì, mi pare.

Ieri pomeriggio ore 18:00. Sul mio volto la disperazione. Nel mio camerino qualcosa come 2 tubini, tre giacche, 5 camicie, 2 paia di scarpe e niente che stesse bene con niente. Non guardatemi così, di solito rispetto il divieto di occupare abusivamente le cabine di prova dopo esserci entrata carica come un mulo da soma, sono ligia alle regole dello shopping ma ieri, ieri era necessario farmi maledire dalla fila di gente in attesa da Zara.

In certi casi sarebbe davvero utile avere il numero di telefono di Carla Gozzi, sarei stata ponta a correre il rischio si portasse dietro anche quel tipo che si crede fashion quando si veste come dovesse presenziare la Fiera del Fumetto.

Eccovi le prove:




Ho intenzione di spedire una vivace lettera di reclamo agli stilisti di H&M . Perchè se metti sul mercato un delizioso tubino color cipra smanicato io, procacciatrice di outfit autunnali, mi aspetto anche di trovare un blazer, un giacchino, uno scialle dello stesso, identico, spicciato, colore. Non una tonalità sopra, non una tonalità sotto. Che il cipria si abbina col cipria. Punto.

Alle 18:10 ho afferrato rabbiosamente un abito grigio. Ero scettica. E invece è stato una rivelazione. Mi rendeva gnocca chic, massima aspirazione della femmina del XXI secolo. Peccato che la taglia 40, che per dovere di cronaca si allacciava perfettamente ora prova a ridirmi che sono ingrassata, Capetto mi rendesse un tantinello troppo gnocca e troppo poco chic. Insomma se vedeva pure il colon. Sono uscita convinta di trovare una 42 e con la vittoria in tasca. La 42 non c'era.

Presa dallo sconforto ho rinunciato all'idea del tubino. Ho preso una gonna blu longuette, una camicia a sbuffo rosa antico, scarpe altissime dello stesso colore.

Non imitatemi, mai.

Il blu è un colore sfigato. Trovare una borsetta elegante blu è mission impossible 1,2,3,4. Senza Tom Cruise, sia chiaro. Ho ripiegato su un rosa antico leggermente più scuro di quello della camicia e delle scarpe.

Spero che nessuna fashion blogger sia invitata al matrimonio perchè mi è bastata la cazziata di Mina, a cui ho descritto i miei faticosi acquisti al telefono appena rientrata a casa, quando si è resa conto e ha fatto render conto anche me che sarò senza giacca.

Bernacca, pretendo sole e temperature caraibiche. Non mi deludere.

giovedì 10 ottobre 2013

Abbruttimento casalingo

Forte della consapevolezza di possedere una spiccata capacità introspettiva Sciattaman mi lovva per questo, lo so dopo aver trascorso 24h tra le mura domestiche a causa delle vigorose proteste della mia ovaia sinistra, costretta a lavorare il doppio del normale senza manco uno sputo di straordinario insomma come me sono giunta ad una conclusione: io non posso fare la casalinga.

Sì perché il livello di abbrutimento o abbruttimento è direttamente proporzionale al numero di ore passate senza mettere il mio nasino alla francese fuori dal portone di casa.

Per esempio mi sono accorta intorno alle due del pomeriggio di essere andata a letto la sera prima senza essermi tolta il trucco dalla faccia, orrore e raccapriccio. Il WWF avrebbe tranquillamente potuto usare la mia faccia per il suo logo. Mi pare superfluo far cenno alla mia capigliatura perché, insomma, una che non si strucca manco si pettina. I miei capelli avevano la forma del panettone della Motta, ci mancava giusto che l'USI mi mettesse sotto il camino incitando Babbo Natale a lanciarsi. Peccato che il mio testone sia tutt'alltro che morbido, non dimentichiamoci, signori miei, che la mia scatola cranica ha retto ad un impatto a 110 all'ora. Buttati adesso se c'hai coraggio, vecchio panzuto.

Il pigiama come seconda pelle. Che fosse stato uno di quelli fichi della Yamamay pure pure, peccato fosse quello bianco a roselline blu regalatomi udite udite da una simpatica 90enne amica di mia nonna per il mio matrimonio. 

Alle sei del pomeriggio, impegnata in un selvaggio accoppiamento con l'ecopelle del mio divano, mi è balenata in mente l'idea di mettermi lo smalto. Poi ho pensato che sarebbe stata più indicata una doccia con depilazione annessa. Non ho fatto ne l'uno ne l'altro. Cioè, la doccia sì ma alle otto di sera e senza eliminare il pelo in eccesso. 

Ho perso il conto delle calorie. O forse non ho coraggio sufficiente per farlo. Due fette di pane tostato con la Nutella, un piatto di pasta al salmone, gelato alla stracciatella, gelato al tartufo. 2 gocciole, qualche Smarties, una frittata con le zucchine, il Bounty gelato, quanto cazzo è buono il Bounty gelato? 

Però ho mangiato pure la verdura, giuro.

Sono tornata in me solo quando sono entrata nell'ottica di dover andare a lavorare il giorno seguente.

Io non posso fare la casalinga.

Diventerei così:





lunedì 7 ottobre 2013

Disparità genetica

Se una stimolazione così blanda m'ha ridotto in questo stato non oso immaginare cosa accadrà quando mi dovrò fare di ormoni che manco un pollo OGM. I doloretti da ovulazione indotta mi rendono un tantinello irrequieta. Passo le ore a chiedermi se sia normale che la mia ovaia mi crei tali fastidi con solo due follicoli, di cui uno pure piccolo. La sola prospettiva di una IUI o di una FIVET mi impensierisce, tanto che sono arrivata a chiedermi se ne valga davvero la pena.

Vi prego fivettare del mio cuore consolatemi. Ditemi che anche voi siete state colte dagli stessi dubbi. Dalla stessa sottile voglia di fanculizzare i pasticconi, le iniezioni, le ecografie, i calendari e scolarvi un martini. Dalla sensazione di non essere così forti per farvi carico di un peso così gravoso, di un cammino tutto in salita.

E poi c'è la coppia. O quel che ne resta. Ci sono silenzi e incomprensioni. C'è la solitudine. Ci sei tu che ti dopi e cerchi di non finire col culo per terra mentre dondoli come una forsennata sull'altalena dei tuoi umori. Tu che cerchi di allungare lo sguardo oltre l'oggi, in prospettiva, nel tentativo di non annegare nel mare dei tuoi non ci credo. Tu che, per quanto possa condividere il malessere che ti abita, non verrai mai capita fino in fondo. Almeno non da chi può fare pipì in piedi. Perché l'infertilità è donna, anche quando i problemi sorgono dall'uomo.

Che io posso pure immaginare quale danno psicologico comporti il dover depositare il proprio seme della speranza in un barattolino sterile nel cesso di qualche clinica ma lo preferirei all'alzarmi dal letto la mattina con  l'ovaia in fiamme e un primordiale istinto omicida. Lo stesso con cui convive Penelope da quando c'è Biagio in casa e che traspare da quest'espressione qui:



Insomma, la storiella della mela non giustifica tutta 'sta disparità. Voglio rivedere gli accordi quadro col padreterno perchè a parer mio ci sono gli estremi per una denuncia sindacale.

domenica 6 ottobre 2013

Doping di primo livello

Ho avuto la malaugurata idea di leggere con attenzione il bugiardino del Gonasi, l''iniezione di gonadotropina che dovrebbe dare una bella svegliata alle mie ovaie. Tra gli effetti collaterali annovera irritabilità, irrequietezza e depressione. Così ora sono irritata, irrequieta e depressa. E non mi faccio affatto condizionare da quegli strumenti del male che sono i foglietti informativi dei medicinali, no no.

SantoSpirito ha iniziato a monitorarmi e ha minacciato un'esplorazione transvaginale al posto della meno invasiva ecografia esterna se mi ostino ad andare da lui a vescica vuota. Così ieri ho bevuto un litro d'acqua. Peccato lui si sia presentato con 40 minuti di ritardo. Ho provato a fare solo poca pipì ma evidentemente i miei muscoli pelvici non sono molto sviluppati. Ho quindi rimediato bevendo tutto d'un fiato un altro mezzo litro 10 minuti prima del mio turno ed è andata bene. 

Nell'arco di due giorni siamo passati da è ancora presto a sei pronta, bucati col Gonasi domani ore 9, non possiamo aspettare.

Signor sì, signore!

Il Clomid mi ha portato due follicoli a sinistra, uno è cresciuto tanto e più fretta dell'altro. Che vai a capire se l'altro era un ritardato o il primo un megalomane egocentrico. 

Nel frattempo ho sperimentato le gioie della lavanda vaginale e non capisco proprio cosa ci trovino di eccitante le donne in un vibratore. Ma forse non ero nella giusta condizione psicologica per apprezzare i vantaggi dell'autoerotismo perché, insomma, mettersi a gambe in sù nella doccia con una cannula bucherellata non è eccitante per nessuno.

Vediamo come va così, la stimolazione per ora è blanda. Il prossimo mese ti spremo.

E' un sadico, ora ne ho la certezza.

venerdì 4 ottobre 2013

Due piselle in un baccello

Mia mamma s'è trasformata in collega C.

E' su di lei che per tre giorni ho proiettato il celebre rapporto simbiotico oggetto delle mie riflessioni da pazzoide con Sciattaman. Sì perché quando sei l'ultima stella dell'Orsa funziona più o meno così:

Fase 1:
C. decide autonomamente di prendersi in carico una gatta da spelacchiare e lascia a me ed M. tutto il lavoro ordinario.

Fase 2:
C. si rende conto che la gatta è davvvero troppo, troppo pelosa e visto che ha richiesto una ceretta integrale che vi devo dire è una gatta dalle ampie vedute C. ha bisogno di una di noi. Una di noi è io.

Fase 3:
C. realizza che la cosa è più complessa del previsto. Coinvolge sistemisti, informatici, KGB e Jesus Christ Super Star nel vano tentativo di risolvere imprevisti imprevedibili e irrisolvibili.

Assisto alla nascita di teorie fantasiose, dispute tra gente urlante, risatine nervose, voci tremanti, crisi esistenziali, aggiornamenti di sistema, neologismi. Contribuisco alla creazione di settordici versioni dello stesso file HTML, all'invio di milleduecentocinquantotto mail di prova con oggetto test1, test2, test alla n fratto tre. E leva il tag e metti il tag e allungaje 'e gambe, aristendije 'e gambe, aritiraje 'e gambe, aricoprije 'e gambe... io jee tejerei quelle gambe!
Tutto sempre appiccicata a C.

Ho vissuto appollaiata sul suo desk, mangiato le sue caramelle, risposto al telefono a suo marito, mandato mail per suo conto, prestato un assorbente. Quando ha bevuto per sbaglio dalla mia bottiglietta da mezzo litro ho smorzato la sua mortificazione con un dai C., fa conto che avemo pomiciato. L'ho sentita chiaramente dire un paio di volte non mi lasciare. Dopo 36h di convivenza forzata e lavoro massacrante di quelli che se una cosa può andare bene o male è inutile scommettere: andrà male alle sette di ieri pomeriggio la situazione si presentava più o meno così:

Princess in ballerine, gambaletto antistupro color carne, maglietta fuxia macchiata di mais sì il mais macchia, capelli sporchi, trucco colato, smalto sbeccato, baffetto in ricrescita e non voglio parlare dei peli sulle gambe sedeva su una sedia girevole, a gambe larghe, ignorando i dictat imposti dalla sua proverbiale innata eleganza, mangiando i cookies tossici del distributore senza curarsi delle briciole che, la sera a casa, avrebbe trovato finanche nelle sue mutande.

Ciao, reputazione, ciao.

mercoledì 2 ottobre 2013

Come fosse l'America

Laura Pausini la cantava. Toglietevi dalla faccia l'espressione di chi ha appena sentito l'olezzo di pesce marcio perché anche se siete dei fan sfegatati di Marilyn Manson e andate in giro con un occhio marrone e l'altro azzurro quella canzone non potete non conoscerla.

Leopardi ne era cosi ossessionato da esorcizzarla con una della sue massime se sei solo sarai solo tuo. Che é una gran bella intuizione per un pessimista cosmico, una concessione a se stessi di fare quel che minchia ci pare perchè non dobbiamo render di conto a nessuno.

Gianni Morandi la chiamava signora. In questo caso autorizzo la faccia schifata solo a quelli che non hanno avuto una madre che lo idolatrava tanto che sua figlia non ha mai avuto il coraggio di raccontarle quella storiella sulla coprofagia.

I metodi per boicottarla  sono molteplici. La Sister, per esempio, che non ha ancora ben chiaro quale sia il suo ideale di uomo, passa di palo in frasca  ammazzando i vuoti tra una storia e l'altra con incontri frivoli. L'importante è proiettare se stessi in un altro paio d'occhi. Verrebbe da chiedersi se è un eccesso o una spaventosa mancanza di autostima questo bisogno di essere qualcosa per qualcuno, sempre. Che sia una scopata o una storia da Titanic, bellissima e tragica perché destinata a naufragare, poco importa.

C'è chi la combatte, come l'amica B., innamorata da otto anni dello stesso uomo che la ricambia ad umori alterni. Unico modo che ha trovato per gestire il traffico delle sue emozioni, provate con altre. A B. fa da scudo, protezione, corazza. La ripara da altre storie di poco valore, come l'unica che ha conosciuto e che le fa da modello sbagliato. O lui o nessuno. Forse non le hanno detto che non è cosi che si sconfigge. Che deve essere una scelta, non un'imposizione dettata da scelte, sbagliate, di altri.

E poi ci sono le barche da porto sicuro, quelle che non son fatte per il mare aperto, tollerano al massimo qualche escursione a largo della costa. Poco importa se una bionda t'ha annebbiato il cervello, poco importa se i suoi occhi di notte ti ossessionano se le sue mani sono le sole che vorresti addosso. Il porto sicuro non si molla. Pure se è il porto de Ostia e il massimo che può offrirti sono le bancarelle della parte turistica. Troppo pericoloso affrontare l'oceano da solo anche se dall'altra parte c'è l'America. Sì, quella con la A maiuscola, mica quella del Mc Donald, delle Smarties e delle assicurazioni sanitarie, no no. Quella che cantava la Nannini che, almeno, aveva le palle di dire che lei se l'accarezzava da sola, la sua solitudine.