Ho passato il ferragosto a Fregene, col culo piazzato su un lettino blu fronte mare, i piedi a mollo, il sole in faccia e le cuffie nelle orecchie. Alle undici di mattina faceva un freddo porco quindi io ho tolto il copricostume solo verso mezzogiorno, perché tanto l'abbronzatura da pescatore ormai è out e l'incarnato da nobile fancazzista a me non me lo deve togliere nessuno. Mi sono cotta lo stesso ma la colpa non è mia. Mio marito mi spalma la crema a chiazze.
Ho pranzato con un piatto di strozzapreti pesto e vongole e ceduto alla tentazione degli acquisti in spiaggia. Alfano, se insisti co' sta storia dei vu cumpra' ti sgozzo. Dubito che potrò indossare quei pantaloni coloratissimi se le temperature al paesello non si decideranno a superare i 15 gradi serali ma il costo era abbordabile pure per una disoccupata e poi il tipo mi ha detto che sono bella. Sempre sostenuto che con l'adulazione s'ottiene tutto. Altro che bastone e carota.
Al mare ho chiesto quel che chiedo alle stelle, ai Santi, al Principale, alle coccinelle. Qualcuna di queste cose prima o poi funzionerà.
Sono in post ovulazione e il mondo mi sembra bellissimo e schifoso ad ore alterne. Non posso permettermi il lusso d'una speranza perché sperare costa e io ho esaurito il portfolio delle emozioni da mettere sul tavolo da gioco.
L'anno scorso, a quest'ora mi preparavo mentalmente per l'isterosalpingografia. Il risultato sarebbe stato confortante ma i mesi successivi, carichi di speranze indotte e pere e ormoni e aghi in panza, avrebbero messo a dura prova la mia proverbiale tempra e m'avrebbero scoperta debole, sola, piccola.
La ricostruzione è quasi più difficile della distruzione ma io, mattone su mattone, sto prendendo di nuovo forma. Visto che ci sono, prendo pure una lima per aggraziare il profilo del naso.