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lunedì 10 novembre 2014

Nuove abitudini e vecchie ossessioni

Gente, sono molto cambiata.

Innanzitutto ho acquistato un nuovo paio di occhiali da sole. Niente di particolarmente dispendioso, 20 euro da Decathlon. Hanno lenti e montatura blu e quando li indosso e guardo a terra vedo una cifra di buche e dossi, manco soffrissi d'una grave forma di astigmatismo miopico irregolare. Nonostante per anni mi sia ostinata ad indossare gli occhiali rosa elefante di Mina, resto convinta di essere una di quelle persone a cui qualsiasi tipo di occhiale da sole sta, fondamentalmente, di merda. D'altro canto continuare ad ostentare con orgoglio borse e occhiaie spacciandole come uno dei punti cardine del manifesto della donna moderna non era più proponibile, almeno da quando mia madre m'ha fatto notare che portare a spasso il cane non significa necessariamente abbandonarsi alla sciatteria. Così nascondo tutto dietro lenti scure e anziché un panda paro 'na mosca.

In secondo luogo, ho imparato ad accendere il fuoco. O giù di lì. Nel senso che anziché usare mezza scatola di Diavolina me ne bastano solo 3 cubetti. E mezzo vecchio Espresso. E una bottiglia di plastica. E tanta buona volontà. Comunque sono così fiera della mia personalissima uscita dall'era Mesozoica che continuo a mandare a mio marito foto del camino acceso omettendo, però, quelle del salotto ostaggio di nubi tossiche. Una nebbia che manco le paludi pontine prima della bonifica fascista.

Infine ho deciso di dare una chance ai dolci senza cacao. Io che metto le gocce di cioccolato pure nello Strudel ho preparato una merenda leggera a base di sfogliatine alle mele con confettura d'albicocche, gelato alla vaniglia e tè.

Niente da fare, invece, sul fronte disturbo ossessivo compulsivo. Continuo a sistemare cuscini, cassetti, armadi e dispense rispettando distanze e simmetrie ma il peggio è che mi sto preparando alla visita col GinoVip come se dovessi passare un esame universitario. Ho sistemato le analisi per data, preso appunti su tutto il mio percorso, preparato un discorso e scritto le domande.

Secondo me invece che la FIVET mi consiglia le benzodiazepine.

giovedì 6 novembre 2014

All by myself. O anche no.

Martedì pomeriggio sono uscita di casa alle due e ventitré. Tuta nera, Nike a strappo del 2004, felpone blu elettrico, Biagio al seguito. Senza trucco, senza musica, senza compagnia, senza meta. Perché io funziono così, quando sento puzza di giornata triste, malinconica e, soprattutto, improduttiva esco e cammino, da sola e senza destinazione. E' un'abitudine consolidata in quest'ultimo anno, sabbatico per volere d'altri. Mi rilassa i nervi e giova pure al mio giro vita. Macino chilometri, in silenzio. Trovo scorci che avevo dimenticato, mi perdo tra le campagne. In pratica potrei fare concorrenza a Forrest Gump solo che invece che la barba mi crescerebbero i peli sugli stinchi. Inorridite, maschi!

Per strada ho incontrato l'amica M., impegnata nella sua camminata digestiva e, tradendo i miei caparbi intenti antisociali, l'ho chiamata. Abbiamo intavolato una conversazione superficiale su smalti, palestra, capelli e mi sono ritrovata, quasi senza rendermene conto, sotto casa di mia madre. Sono salita per un tè e una cioccolata calda. 

Starò da sola domani, ho pensato.

Così ieri mattina mi godevo la mia compagnia con i sensi assopiti da Eric Clapton in riproduzione casuale su Spotify mentre attendevo il lento e pesante bus blu in fermata, direzione SantoSpirito. Poi è passata cugina L. Bionda, rossetto rosso, energia positiva. Mi ha accompagnata fin sotto lo studio, abbiamo parlato dei miei figli immaginari, di terapie, centri PMA, SantoSpirito, paure. 

Non devi affrontare tutto questo da sola, al centro ti accompagno io.

Ieri sera mi ha scritto su WhatsApp di essersi informata tramite una sua amica medico il centro è validissimo, io sono carichissima. Andrà tutto bene.

Questi lunghi mesi di inattività e quei pochi incontri di psicoterapia mi hanno insegnato ad essere forte, da sola. A ritrovarmi quando mi perdo, a bastarmi, a coccolarmi, a capirmi. Ho scavato a fondo, ho soppesato la mia anima, ho capito meglio chi sono, chi voglio essere, quel che voglio ottenere. 

E ho fatto tutto da me.

Perché il cambiamento non te lo impongono, perché nonostante le buone intenzioni manifestate dagli altri il culo te lo devi salvare da solo.

Ora conosco il mio potenziale, ora posso tornare ad aprirmi, ora mi manca la socialità, l'interazione, la fiducia, la compagnia. 

Perché non devo affrontare tutto da sola, è vero. 

Sono carichissima, anche io.

Andrà tutto bene.

Non è finita. E' iniziata.

martedì 4 novembre 2014

Piccolezze

Io sono una femmina atipica. Una di quelle che avrebbe mandato a cagare Mr. Big col primo volo senza scalo dopo il terzo appuntamento. Tuttavia, convinta dalla Sister G., sono andata a vedere il primo film di Sex and the city. Il secondo no eh, troppo raccapricciante.

Quando Carrie viene lasciata all'altare con una piuma di pavone in testa e parte con le sue tre amiche, fancazziste e impaccate di soldi, alla volta del Messico, si chiede se riuscirà mai più a ridere. Le viene risposto quando succederà qualcosa di estremamente divertente riderai. Poi Charlotte si caga nelle mutande e la depressione le passa.

La cosa più simile che mi è accaduta è stato Biagio che ha pisciato sullo zerbino della vicina di casa. Come potrete immaginare non ho riso. Perché non è stato divertente pegnente.

In ogni caso pensavo che aver conosciuto la dark side of my soul non è stato un danno completo. Nel senso che quando sei felice sei troppo impegnata ad essere felice per apprezzare le piccole cose. Magari hai successo, una carriera, tanti soldi, un figlio, un nuovo lavoro. Magari hai l'amore o magari non c'hai un cazzo ma ti va bene lo stesso fattostà  che sei superficiale.

Invece quando lotti tutti i giorni con la malinconia, l'insoddisfazione e la solitudine impari a bastarti, a esaminarti, a conoscerti e ad apprezzare la bellezza. E no, non è in un centro commerciale e manco in uno smalto di Kiko.

Per esempio io dipingo. Per esempio fotografo. Per esempio sono anni che ho una Reflex ma non mi sono mai chiesta perché, in ottobre, certe foglie diventino rosse prima di altre



Se quella lumaca mi stava davvero guardando


Quanto duri la precarietà d'una foglia autunnale


Quante sfumature di colore racchiuda un albero



Quale bizzarro progetto urbanistico ha fatto in modo che il mio vecchio, caro paese sembri quasi pendere da una collina, sospeso in un equilibrio precario e affascinante



Quali scorci lontani dal centro, umidi, bui, abbandonati avevo dimenticato



Quando passerà tutto questo.

Perché non sono mai stata un'ipocrita. La superficialità mi manca, le risate pure. Ma forse di questa lezione, dopotutto, avevo bisogno.

giovedì 2 ottobre 2014

Selezioni innaturali

Altro giro, altra corsa siori e siori!

Ad accogliermi, stavolta, il classico belloccio duepuntozero. Impomatato, incravattato, depilato, sedicente giovane in carriera, accento milanese, quasi coetaneo. In pratica l'antitesi dell'uomo che adda puzzà. Sarà che a me il combo cravatta - glabro m'ammoscia l'ormone ma, uscita di lì, pure l'ascella pezzata di mio marito mi sembrava un sacco secsi. Del resto l'unico modo per indossare una cravatta senza che la fornicazione ne risenta è farlo alla Pretty Woman. Dai su, non fate gli gnorri, mi riferisco alla scena in cui lei aspetta lui nuda, con solo la cravatta al collo. La classe non è mica vino e gassosa. 

Siccome a 'sto giro nessuno mi ha dato dell'iperqualificata/ ma che ci fa qui/ è sprecata/ se ne vada affanculo a fare la cameriera in qualche pub londinese e non ci scassi più la minchia a noi raccomandati mi sono dovuta ciucciare una selezione che manco Amici di Maria de Filippi, non so se rendo. Otto e trenta - diciotto e trenta. Dieci ore di domande, risposte, test e mio Dio ma che ci faccio qui qualcuno mi passi pane e Nutella.

Durante la pausa pranzo, in un tristissimo bar sull'Appia mi sono quasi convinta che mollare tutto e sperare che la fortuna cada dal cielo sarebbe molto più semplice ma, come dice cugino M., nella vita ci vuole culo e io, statisticamente, non ce l'ho quindi su le maniche e mangia merda, Princess.

Prima o poi ti piacerà.

lunedì 29 settembre 2014

Io volo

Non si è fatto vivo per più di una settimana. Ha deliberatamente ignorato telefonate, messaggi, appelli della Corte Suprema, intimidazioni terroristiche.

Mi ha chiamata stamattina nell'unico momento in cui ero impossibilitata a rispondere. Quando l'ho richiamato, cinque minuti più tardi, era già volato verso altri lidi, lasciandomi senza nemmeno la promessa di tornare in giornata.

Sì, sto di nuovo parlando del mio idraulico e della nostra tormentata neverendingstory.

Se non altro, in questa valle di lacrime e vasche gocciolanti, è arrivata una buona notizia sul fronte andrologico. Non solo la prostata dell'USI è tornata sotto i livelli di guardia ma pare (i risultati ancora non li abbiamo visti ma l'andrologo ha chiamato il laboratorio di analisi e si è fatto dare qualche ghiotta anticipazione) che la velocità dei fieri servitori di sua maestà sia migliorata, quasi raddoppiata.

Io me li sono immaginati zompettanti, in fila indiana e giubbe rosse mentre suonavano la fanfara dei bersaglieri.

Insomma, la vita mi ha reso più dura ma il tasso di deficienza è costante.

Non faccio salti di gioia perché, porcomondo, questo miglioramento alla pennuta non è evidentemente bastato.

Così il mio cuore ora è diviso tra Roma e Firenze. Ovvero tra il centro PMA che mi ha consigliato SantoSpirito, costosissimo mancoadirlo e quello, a mio parere, altrettanto buono, convenzionato ma ahinoi lontanuccio immerso nella verde Toscana.

Passo il tempo sui forum alla ricerca di nomi, protocolli, costi, esperienze (a proposito, grazie allafinearrivamamma per le dritte, che ti lovvo lo sai già).

Sono ancora molto confusa ma non riesco a stare con le mani in mano persa tra i miei pensieri annebbiati e affogati nelle mie paure, così ho preso due appuntamenti.

Due date, ne sceglierò una soltanto.

E non tornerò più indietro.

Il passato fa male e non si cambia il futuro è una carta da giocare. Io me la gioco. Io rischio.

Io, volo.



    

venerdì 26 settembre 2014

La spesa e le sciocchezze

La piccola ma funzionale lavagnetta nella nostra altrettanto piccola ma funzionale cucina riportava, ieri, la lista della spesa stilata dalla sottoscritta in seguito ad un attento inventario del cibo a nostra disposizione in freezer, frigo ,dispensa. Questi mesi di arresto domiciliare hanno perfezionato le mie già spiccate doti di risparmiatrice, oltretutto odio sprecare il cibo così, oltre a specificare di aver bisogno solo di UNA bottiglia PICCOLA di passata di pomodoro, ho anche aggiunto alla fine della lista la scritta a caratteri cubitali NIENTE SCIOCCHEZZE puntoesclamativo.

L'USI ieri si è ripresentato a casa con DUE bottiglie GRANDI di passata di pomodoro, DUE barattoli GRANDI di pelati, un tubo di Pringles, un sacchetto di M&M's e tredicotre pacchetti di Sofficini Mini.

Siccome sono una persona paziente ho evitato di sclerare per i primi cinque minuti ma quando ho dovuto tirare fuori il primo cassetto del freezer e giocare a tetris con le suddette scatole di Sofficini, nel tentativo di farle entrare tutte, devo aver detto qualcosa di acido perché lui ha assunto quell'espressione da Biagio affamato e con le sopracciglia alzate e le pupille dilatate mi ha detto: ma io li ho presi solo perché so che ti piacciono tanto. 

Sapete, in fondo sono una frescona perciò mi sono ammorbidita con la stessa facilità con cui mi ero incazzata.

Dopo cena, mentre ero intenta a giocarmi qualche diottria con Photoshop perché mi ero messa in testa che cambiare il template del blog era una questione di vita o di morte, lui ha svuotato la lavastoviglie, pulito la cucina, portato un pezzo di Viennetta. Così questa mattina, mentre pulivo i cessi con la sola candeggina, con buona pace delle mie narici e della manicure appena fatta, perché l'USI evidentemente non sa che il Lysoform non si trova sullo stesso scaffale delle patatine, ho pensato che dopotutto sono fortunata, che se mi riporta le Pringles al posto dell'insalata non me ne frega un cazzo e che i Soffcini Mini mi piacciono davvero tanto.

martedì 16 settembre 2014

Questioni aperte e porte chiuse

Per essere un attrezzo che utilizzo in media 5 o 6 volte l'anno, la mia vasca idromassaggio mi sta già dando troppi pensieri. E' iniziato tutto con un flessibile rotto. Poco male penso posso sostituirlo anche da sola. Ma l'idraulico mi ha fatto capire che, a meno che non avessi avuto intenzione di districarmi in un complesso labirinto di cavi elettrici, tubi, sifoni e altre amenità, sarebbe stato più opportuno far fare a lui che, prima, mi ha cazziata per aver scelto una vasca idromassaggio in luogo di una vasca normale, poi mi ha ricazziata per non aver scelto una Jacuzzi ma una sua pallida imitazione a metà prezzo da Leroy Merlin, infine si è deciso a fare il suo lavoro. Ha iniziato smontando il pannello anteriore e tenendomi sulle spine con la frase speriamo non sia necessario smontare TUTTA la vasca si è sdraiato supino e, torcia alla mano, ha iniziato a smanettare. A lavoro finito ho tirato un sospiro di sollievo, messo mano al portafogli e chiuso la questione. Ieri ho fatto un bagno.

La vasca perde acqua.

Tanta acqua.



Se c'è una cosa che odio di più che rimetter mano su questioni che credevo risolte è rimandare gli appuntamenti presi, soprattutto quelli che cadono il primo del mese, soprattutto quelli con SantoSpirito. Lo spermiogramma dell'USI, infatti, non sarà pronto per quella data ed io mi vedo costretta ad attendere ancora. Una settimana o due forse non ti cambiano la vita, vero, ma quando sei al 24esimo tentativo di gravidanza la parola attesa assume un significato diverso da quello che gli viene comunemente affibbiato, un significato sinistro. Roba che pure le attese in cassa al supermercato mi sono diventate indigeste.

Di positivo c'è che passerò oggi e i prossimi due giorni completamente da sola. Il marito è andato a lavorare in Tuscia ed io, sebbene senta la sua mancanza, ne approfitto per dedicarmi ad un salubre isolamento. Non è che sono sociopatica ma dopo due settimane di inviti fatti e subiti, vecchie e nuove conoscenze, cene, parole, sorrisi, balli, canzoni, uscite serali ho il sacrosanto bisogno di prendermi una pausa da tutta questa trasbordante socialità e chiudere a doppia mandata il portone di casa mia.

Mi manco e voglio ritrovarmi, possibilmente in silenzio.


martedì 29 luglio 2014

Il contrappasso

Da quando sono stata contagiata dall'ignobile virus della bimborepellenza, i bimbi, contrappasso beffardo, hanno iniziato ad amarmi, cercarmi, adorarmi in maniera smisurata. Tipo F., figlio del compagno di mia cognata. Il piccolo esemplare di uomo più dolce, tenero, meraviglioso che io abbia mai conosciuto. Va in giro dicendo che sono la sua ragazza, che sono bella, che mi ama. Capite, sono diventata un po' di parte. Quando mi vede s'emoziona che vojo dì manco mi' marito. Spupazzarlo è il minimo ch'io possa fare per compensare il suo folle e immenso amore.

Crescerà anche lui. Spezzerà cuori e, con buona probabilità, dimenticherà il suo pazzo innamoramento bambinesco ma io, intanto, mi godo i baci che elargisce con generosità sulle mie guance e che, ovviamente, pretende sulle sue.

Domenica scorsa ha conosciuto Biagio. Abbracci, carezze, effusioni bavose. Durante una delle sue manifestazioni d'affetto rivolte al quadrupede, per stuzzicarlo, ho detto:

Aho mo non famo che vuoi più bene al cane che a me eh

Lui ha sorriso per poi fermarsi a riflettere.

Dopo 5 minuti, vicino al mio orecchio:

Pri', io voglio bene a tutti e due, eh

Non crescere F., non crescere mai.

mercoledì 23 luglio 2014

Scary movie

Due giorni orsono il riccone del paese in cui vivo ha subito un furto, una roba pesante alla Romanzo Criminale. Cinque persone decisamente poco per bene hanno fatto irruzione in casa sua e con tanto di passamontagna, mimetica, accento non meglio identificato e pistole hanno terrorizzato, minacciato e defraudato lui e la sua famiglia. Il villone teatro del fattaccio brutto è nello stesso quartiere del nostro appartamento, sebbene in una zona molto più isolata.

Ieri sera, davanti la tivvù

USI ma a te non t'è venuto un po' di cagotto?

Pff

Cioè non hai nemmeno un po' di paura?

Figurati, Princess. Noi abbiamo il cane da guardia




Sii serio

Okkei, abbiamo la gatta da guardia




Per quanto Penelope possa aver affinato le sue innate doti da criminale dubito sarebbe in grado di sgominare una banda armata e organizzata

Appunto. Armata e organizzata. Pensi forse che gente del genere rischi la galera per i 40 euro che abbiamo nel cassetto, le perle di tua nonna R. e quell'orrendo quadro d'autore regalo di nozze di tua cugina?

No, per il quadro d'autore no.

L'altra sera l'USI era fuori per lavoro ed io sono andata a dormire presto, conscia dell'alzataccia che mi avrebbe atteso l'indomani, a causa del colloquio di lavoro che avrei dovuto sostenere.

Alle due di notte un rumore desta i miei sensi assopiti.

Biagio si alza.
Ringhia.
Abbaia.
Corre verso il salotto.

Princess scagazza.
Si alza.
Lo segue.

Lo trova in posa cazzutissima. Gambe posteriori divaricate, collo teso, orecchie appizzate, naso umidiccio attaccato al vetro della finestra.

Princess si fa coraggio, scosta la tenda.
E vede lei.
...
Gatta Cì, altrimenti nota come Lea, la miciona dei dirimpettai.
In atteggiamento promiscuo con un gattone pezzato.

La zoccolona dalla lunga coda bianca e pelosa emetteva un lamento simile al pianto d'un neonato mentre praticava l'amore libero col suddetto Don Giovanni felino.

Ho guadato il quadrupede, il quadrupede ha guardato me.
Ce ne siamo tornati a letto scrollando le spalle.

Quadro, perle e 40 euro sono salvi. Noi pure.

mercoledì 9 luglio 2014

Iniziare bene XIII - caffè nero bollente

Siccome sono membro onorario dell'associazione ho gli occhi aperti ma non sono sveglia, associazione di cui fanno parte quelli attraversati da un torpore diffuso in tutto il corpo e uno stato neuronale passivo che perdura fin quando la caffeina non entra in circolo, quelli che se mi ami non mi parli appena sveglio, quelli che si affezionano al segno del cuscino che gli attraversa la guancia sinistra, ieri mattina ho fottuto la mia moca bianca da uno targata Bialetti. Quel piccolo e meraviglioso arnese che mi ha fatto compagnia durante le colazioni solitarie degli ultimi tre anni e che mi regalava un nettare nero in grado di risvegliare i miei sensi assopiti.

Si vede che ero più rincoglionita del solito perché non ho messo l'acqua nel piccolo contenitore e quando la puzza di bruciato ha invaso la mia piccola cucina, la moca da bianca è diventata marrone e il caffè non voleva saperne d'uscire è stato troppo tardi. La gommina circolare che riveste il filtro era fusa, filante e appiccicosa e la macchinetta era insalvabile. 

Ho rinunciato all'idea del caffè ripiegando su un tè freddo al limone.

Stamane ho preso la nuova moca, identica alla buonanima barbaramente assassinata dalla mia noncuranza il giorno precedente. Giaceva in fondo ad un pensile ed io ero convinta d'averla già usata e lavata. Così ho messo su il caffè senza pensarci due volte.

Quando ho sollevato il coperchio il foglietto delle istruzioni che, evidentemente, non avevo rimosso galleggiava nel liquido tingendolo di pece. L'inchiostro nero si stava fondendo alla mia colazione.

Quale dramma è stato rinunciare al benefico effetto della caffeina per due mattine di fila lo sa solo mio marito che, come sempre, fa da capro espiatorio pure quando la colpa è solo ed esclusivamente mia.

Io, intanto, ho deciso che da domani la macchinetta del caffè me la preparo la sera, prima d'andarmene a letto. Dite che la mattina sarò almeno in grado di accendere il gas senza provocare un'esplosione?



lunedì 23 giugno 2014

Lights

Indosso calzini lunghi di cotone per andare a dormire perché da queste parti l'estate è ancora primavera e le correnti fresche della sera provocano spiacevoli brividi su braccia, gambe, schiena. Ieri sera, braccio destro sotto il cuscino e lenzuola alla gola, nel tepore e nell'oscurità della mia camera da letto, pensieri nefasti hanno impedito alle mie stanche membra ed alla mia mente affaticata di riposare.

E se non trovassi mai più un lavoro decente

E se io e lui non diventassimo mai genitori

E se non fossimo più felici

E se io mi ammalassi, se morissi...

Convulsivi movimenti oculari hanno costretto le mie palpebre ad una resa, così ho aperto gli occhi ed è stato allora che l'ho vista. Una piccola lucina intermittente nell'angolo più remoto della stanza. Era una lucciola.

Che stranezza, e pensare che in giro quasi non se ne trovano più.

L'ho seguita con lo stupore d'una bambina mentre volava da un lato all'altro del soffitto. E poi ho pensato che anche nelle notti più scure ci può essere piccola luce, un bagliore appena percettibile che, però, ti da la forza d'alzarti dal letto, l'indomani mattina.

sabato 21 giugno 2014

Mi (s)vendo

Non so quale sia la vostra opinione in merito ma, secondo il mio modesto parere, essere andata a fare un colloquio alle quattordici e trenta in una Roma umidiccia, appiccicosa ed accaldata con le melanzane alla parmigiana de mammà ferme a mo' di diga del Vajont sulla bocca del mio stomaco è una grande, immensa prova di inestimabile coraggio in base alla quale quel tipo alto, moro e brutto come la fame dovrebbe assumermi senza indugi ne postumi ripensamenti.

Fortuna che il complesso processo digestivo m'ha rallentato le sinapsi con conseguenze filtraggio di insulti rivolti al suddetto brutto come la fame quando se ne è uscito con una cosa tipo ma lei è così qualificata... io non so se...

Non sai cosa? Cervello di ranocchia?

Pensi che io mi sia sparata cinquantatré km e Met.Ro carro bestiame per sminuire le mie capacità? O, magari, visto che sono così qualificata e so leggere da quando avevo quattro anni e mezzo, sono in grado di interpretare un annuncio di lavoro e quel che c'era scritto mi andava bene così?

Che poi fosse stata una cosa tipo cercasi badande russa per assistenza vecchio 90enne pervertito, richiesta bella presenza, pacche sul culo, terza di seno e disponibilità a piacevoli intermezzi, potrei pure capire ma, tutto sommato, la mansione richiesta era apprezzabile anche per una laureata con lode che della lode non ha mai saputo che farsene.

Grazie a Dio o a chi per lui il tizio s'è risparmiato la domandona ipocrita perché proprio la nostra azienda?

Due sono le modalità di risposta.

Nel primo caso, voi che siete furbastri e, purtroppo, esperti pluriennali di selezioni basate su criteri ridicoli, prevedevate questa domanda e vi siete ciucciati  per due ore e 23 minuti tutte le interessantissime informazioni del sito internet dell'azienda ics. 

Bravi, avete le ventose per arrampicarvi sugli specchi.

Nel secondo caso, voi ingenuotti al primo colloquio, voi che ai colloqui c'avevate proprio perso l'abitudine aprirete la bocca a mo' di donna intenta a truccarsi davanti lo specchio e con lo sguardo da carpa di lago riuscirete solo a pensare:

ma che cazzo ne so io, non me ricordo manco bene come ve chiamate, mando 800 curricula al giorno, per me 'na cosa vale l'altra.

Mi dispiace, siete fottuti.

Anyway me ne sono tornata a casa pensando già al prossimo appuntamento, quello di martedì. Che mi sa' di sola quasi più di questo.

Vi lascio con uno stralcio di saggia conversazione paesana:

Buon lavoro A.!
Se era bono non toccava a noi.



martedì 22 aprile 2014

Utilità

Il mio nuovo ruolo di casalinga anziché starmi stretto inizia a calzarmi a pennello, si adatta alla mie forme come fosse un vestito di maglina usato così spesso d'avere i gomiti usurati. Ne ho avuto conferma quando la ZiaSanta, malata di pulito tanto da rifiutare categoricamente l'uso della lavastoviglie perché non fa i piatti puliti come li faccio io, per la serie che si fotta il progresso tecnologico, torniamo tutti a lavare la mutande sulla riva del fiume, mi ha fatto i complimenti per la mia casa iperlinda. 

Devo ammettere che continuo a preferire la me giacca, tacco 10, 12 ore fuori, faccio la spesa 5 minuti prima che chiuda il super e mi lancio in cassa che manco Bolt. Ah come si stava meglio in mezzo al lerciume signora mia ma qua tocca adeguasse, che la crisi ci morde le chiappe. Almeno si accanisca sui cuscinetti di adipe, dico io.

Nel frattempo ho incontrato l'amica storica dotata di panza xl. Mi sono limitata ad un sorriso di cortesia e a tenere a bada la mia ciavatta scalpitante allo start quando, con un orecchio solo, l'ho sentita solo lamentarsi del numero d'esami e di visite mensili che la sua giaina le sta facendo fare. E poi non sai i soldi spesi.

Ricercatrici, al mio segnale scatenate l'inferno.

Però ho visto anche una cosa bella bellissima. Ha occhi e capelli corvini, pelle olivastra e un meraviglioso sorriso. Era in un passeggino scarrozzata da due nonni pavoneggianti e allegri. E' una figlia che viene da lontano, passata attraverso una pancia che non è quella di sua madre. E' una figlia che verrà amata, coccolata, educata. Una figlia attesa e desiderata. Una figlia felice.

Queste sono le uniche storie che vorrei raccontare. Del resto, però, se non ne esistessero altre non avrei un metro di confronto per definirle meravigliose. Anche le cose brutte, dopotutto, servono.

martedì 25 marzo 2014

Promesse da marinaio

Il signor Antonio dice che da queste parti non piove mai per due giorni di fila. Il signor Antonio dice cazzate.

Io e Biagio siamo qui che stalkeriamo il cielo da dietro una finestra, nella vana speranza compaia una pezza d'azzurro. E che sia duratura. Sì perché proprio ieri, facendoci scudo della saggezza pescatrice del signor Antonio, al primo raggio di sole ci siamo fiondati fuori la porta, desiderosi d'una lunghissima passeggiata fino ad un lontanissimo belvedere che col mare forza nove e i nuvoloni neri all'orizzonte c'avrebbe di sicuro garantito uno spettacolo invidiabile.

Che è stata un'idea del cazzo lo devo scrivere? Beh non credo sia necessario ma comunque sì, è stata un'idea del cazzo.

Perché fossi stata a casa mia, sui monti senza Annette, col ciufolo mi sarei avventurata dopo una mattinata di vento e grandine in un'impresa a così alto rischio fallimento ma qui, chevvedevodì, il mare e il marinaio m'hanno confusa. Circonvenzione d'incapace signor Giudice!

Risultato: sono stati rinvenuti pallini di grandine pure nel labirinto dell'orecchio destro.

Per non parlare del mal di gola.

Siamo tornati zuppi, stravolti, infreddoliti. Biagio pure puzzolente.

Così oggi siamo rimasti buoni buoni a casa. Lui lo tengo a bada con qualche biscottino a forma di cuore, io passo il pomeriggio con la Perego e Franco di Mare in tv.

Dalla scottatura alla fregatura. La situazione è tragica. Fate tornare sto stronzo di sole, vi prego.

domenica 23 marzo 2014

Sotto copert(ur)a

Nell'isoletta sperduta ma non troppo la vita procede con una calma pacifica e galvanizzante. Unica nota stonata la scottatura su spalle e zigomi, promemoria dolente della mia superficialità nell'aver pensato che il tenue sole marzolino non avrebbe creato danni al mio incarnato da Casper lavato nell'Omino Bianco.

Biagio è diventato una celebrità. Non c'è isolano che non si fermi ad accarezzarlo e lui, che al posto dei tartufi fiuta affetto, ricambia giocoso suscitando ilarità e benevolenza. Così adesso oltre ad essere conosciuta come la moglie di sono altresì nota come la padrona di. Dubito che qualcuno sappia come minchia mi chiamo ma non mi interessa.

A differenza dei paesanotti di città, troppo lontani dalla Capitale per definirsi cittadini ma troppo vicini per fare gruppo, che guardano con sospetto quelli che si ostinano a definire forestieri, gli isolani, abituati alle orde di invasori dei mesi estivi, sono socievoli e cordiali. Qualcuno mi strappa persino un sorriso non di cortesia. Merce rara per la Princess di ghiaccio.

Mangio troppo e male o troppo male. Il risultato non cambia. Però so come rimediare. Ho sostituito i 30 minuti di cyclette che mi ero imposta prima di partire con i 30mila gradini da 30 cm d'altezza che salgo e scendo, scendo e salgo senza sosta tutto il dì. Sono il prezzo da pagare per la vista panoramica e lo faccio di buon grado. Dopotutto il mio obiettivo resta sempre dimostrare 5 anni di meno per chiappa.

Non so quanto durerà questo stato di grazia. Magari domani in preda all'eccesso di relax, salterò sul treghetto delle cinque del mattino per raggiungere la terraferma e forme più evolute e deleterie per la salute di civiltà. Per ora sto bene dove sto. Che qui penso meno e al mattino mi sveglio col sorriso.

Comunicazione di servizio: la connessione farlocca mi concede la pubblicazione dei post che sto scrivendo dal cellulare con buona grazia delle mie retine riesco a seguirvi ma non sempre a commentare. Sappiate però che vi penso sempre con immenso ammmore

Vostra Princess

martedì 18 marzo 2014

Mare, sole e silenzio

Gli hanno dato una casetta deliziosa, ampia camera da letto con balconcino sul mare, salottino con angolo cottura, ben due bagni e addirittura un soppalco dotato di due lettini singoli.

Io sono arrivata con 10 minuti di ritardo, tanto per aumentare un po' la suspense, sono pur sempre una cazzo di Principessa, no? Peccato per il capello mafaldiano severamente provato dal terribile e temuto connubio umidità-salsedine. Che Dio scampi le fescion blogger da questo mostro.

Biagio mi ha fatto scontare il suo ammirabile comportamento sul traghetto con un'eccesiva dose d'eccitazione mescolata a pazzia canina non appena ha visto l'USI, il mare, casa nuova e nuove pipì e cacche d'altri quadrupedi per strada. Ah il bello delle nuove amicizie.

Ho fatto una lunga passeggiata esplorativa e mangiato più di quanto avrei dovuto.

Seduta su un muretto panoramico fronte mare, per la prima volta dopo tanto tempo, mi sono ritrovata a non pensare a niente se non a quel momento fatto solo di mare, sole e silenzio. Ho sorriso.

Dev'essere un bel posto per rinascere, questo.

Almeno fino a che regge la connessione.

domenica 16 marzo 2014

"Se vedemio, tigre!"

Stavolta tocca ad un'isoletta sperduta ma non troppo sul Tirreno, litorale romano o giù di lì. Stavolta lo raggiungo e resterò lì per un po' perché, stavolta, non devo rosicchiare giorni di ferie, chiedere cambi turno, essere tormentata dal senso di colpa tipico del precario che non si reca a lavoro per un motivo diverso da malattia invalidante e contagiosa.

Ieri sera ho scoperto che nell'isoletta sperduta ma non troppo sarò, con buona probabilità, senza connessione Internet. L'ho presa benissimo, eh. Da brava tossica della rete ho solo pensato sarebbe stato meglio che il soggiorno lavorativo dell'USI fosse stato, chessò, a Frittole o Canicattì, sempre che da quelle parti ci sia l'ADSL. Però avrò il mare, tutto il giorno, tutti i giorni. Il che non guasta, soprattutto alla mia psiche e magari pure al mio martoriato fisico.

Nel frattempo amicoics ha annunciato su Facebook la terza dicoterza gravidanza della moglie. Avranno un bambina. Io sono stata felice per loro, sì sì. Mi sono lasciata solo per un attimo cullare dal pensiero puerile eh no, cazzo tu già ne avevi due questo era mio, me l'hai rubato. A chi troppo a chi niente, 'sta nave Provvidenza sbaglia rotta, ve lo dico io.

Ho ricevuto una chiamata da collega che, imperterrita, ancora prova a lavorarsi il Capo per farmi rientrare che senza te qua non è più lo stesso. Dillo a me che sento la mancanza pure del caffè Falqui del distributore o della puzza di fogna che avvelenava l'aria del mio ufficio favelas.

Ho passato quaranta muniti sulla cyclette leggendo contemporaneamente un libro poi venitemi a dire che non sono multitasking. Mi illudo siano sufficienti per tornare ad avere il culo d'una ventenne. Siccome, poi, sognare non costa niente o almeno non ancora mi sono messa a cercare annunci immobiliari di case di città. Perché sarebbe bello non dover attraversare tutto il Lazio centrale per raggiungere la capitale, respirare le polveri sottili e imprecare giornalmente contro qualche autista dell'Atac.

Insomma, adorati sudditi, se non avrò modo di scrivere o seguirvi perdonatemi. Sarò confinata per un po' ma vi porterò tutto il tempo nel mio immenso e generoso cuore. Fate i bravi.

Con affetto, vostra Princess.




venerdì 14 marzo 2014

Dream on

Stanotte ho sognato di scappare. Con le Sisters e lui. In realtà non si trattava d'una vera e propria fuga era un semplice espatrio. La mia destinazione finale era, ovviamente, Londra ma loro insistevano per Berlino o Amsterdam. Ricordo d'aver detto alla Sister O. cosa ci trovasse di così interessante nei tedeschi, ricordo di averle pregate di venire con me, con noi, in Inghilterra, ricordo pure che alla fine la destinazione non mi interessava poi più di tanto. Mi sarei adeguata ai crauti o all'odore di cannabis per strada e sapevo che lui avrebbe fatto altrettanto. Perché ero felice. Entusiasta. Rinata.

Avevo tracciato una linea di demarcazione tra passato e presente e, cosa assai più importante, l'avevo varcata. Stavo facendo ciò che volevo e sapevo che tutto da quel momento in poi sarebbe andato bene. 

Affacciata ad una finestra che dava sui tetti di chissà quale città straniera ho sentito la sua voce. Parlava di prospettiva e sapeva di futuro.

Cristo se è stata dura, svegliarsi.

venerdì 31 gennaio 2014

Acqua e alcool

Vantaggi della disoccupazione: essere a casa al caldo con bestie, famiglia e Mater colta da istinto pulizesco che, armata di pezza e Cif multiuso, scova angoli da scozzare che neppure la mia fervida fantasia avrebbe mai immaginato esistessero mentre Roma affonda che manco Atlantide o Venezia con l'acqua alta. Sarà il caso che i negozianti si mettano a vendere anche nella Capitale quegli antiestetici stivaloni girocoscia di gomma. E pure le tute da palombaro. Che se la situazione è tragica ovunque non oso immaginare cosa stia accadendo sulla Salaria, la parte brutta, quella piena di lucciole e povera di lanterne, la parte che si allaga pure se piscia un uccello. La parte dove avevo la fortuna di lavorare io.

Ho rinunciato alle pinne, fucile ed occhiali per convertirmi allo spirito. No, stavolta non sto parlando del mio giaino, mi avrete mica preso per una che pensa solo alle sue ovaie? Mi riferisco a quel liquido rossastro che profuma d'ospedale e che, secondo Mina, deve assolutamente essere utilizzato per la pulizia delle superfici di vetro. Cioè mezza casa mia.

Dico, salvatemi.

L'odore acre ha preso possesso delle mie narici e pure di quelle di Biagio che in segno di protesta sniffa la scrivania per poi starnutire, suscitando l'ilarità del parentame tutto, me compresa. Vi assicuro che un cane che starnutisce fa ridere, ecco. E poi oh, qualcosa dovrò pur fare tra queste quattro mura, no? Che non posso mica passare il tempo ad attendere con trepidazione la prossima pera.

Adesso spostiamo il letto, che sotto ci si deve scopare

Sono ancora troppo pudica per rispondere Ma' non so tu ma io di solito lo faccio sopra

Mi sa che era molto meglio andare a farsi una sana nuotata sul GRA.

martedì 21 gennaio 2014

Time waits for no one

Ventun gennaio. Terza decade del primo mese del nuovo anno e io non ho concluso tantomeno iniziato una verga. Stilerò una lista di mancati buoni propositi, solo così avrò speranza di depennare qualche voce. Perché stare a casa non basta, io non ho tempo. Credetemi.

La cura delle bestie sommata alle ore che impiego nel vano tentativo di non trasformare Penelope in una polpetta di pelo in fauci canine mi porta via mezza mattinata. Biagio segue una sua personalissima prassi: sveglia, passeggiata, pipì, cacca, pappa. Tre volte al giorno e non necessariamente in quest'ordine, del resto cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. Ieri mattina, nel bel mezzo d'un nubifragio, ho dovuto raccogliere la sua grazia di Dio mentre con l'altra mano tenevo lui al guinzaglio, il portafoglio ed il cellulare. Gadget mi fa una sega.

La mia casa è una stalker. Ieri la polvere mi fissava. A una certa credevo volesse invitarmi a cena e fare piedino. Inutile cercare di ignorarla chiudendo le persiane. Stai lì a ritoccare foto mentre gli acari mangiano il tuo comodino? Qualcuno mi trovi un grillo parlante meno rompicoglioni, pliz. E già che ci siete fate pure che non sia un grillo, che mi fanno senso con quel loro zompettare. Anzi, eliminiamo proprio la categoria degli insetti, compratemi, chessò, un ornitorinco parlante. Come quello che l'amico G. ha trovato nel mio ovetto Kinder e ha piazzato nel mio presepe, accanto alle paperelle. Pure una paperella parlante non sarebbe male.

Eppoi ci sono loro due, Mina e ZiaSanta. Provviste d'abbonamento annuale al Sistema Sanitario Nazionale che, sappiatelo, si regge grazie ai loro acciacchi. Medico di base-specialista a caso-farmacia e poi ricominciano il tour. Tour avevate dubbi? guidato dalla sottoscritta, unica in famiglia, ad eccezione di Pino che però, beato lui, non può essere incastrato causa lavoro, ad avere una patente e, soprattutto, usarla, al contrario di Mina, patentata da 25 anni, col terrore della guida.

Gli unici momenti in cui riesco a pensare sono quelli passati col quadrupede al parco. Ieri c'era il cielo bianco e grigio d'un gennaio insolitamente mite, cavalli che brucavano erba verde smeraldo all'orizzonte, il volo basso degli uccelli e il silenzio. Quello vero. Una pacchia. Se non fosse che, distratta dal bipbipbip dello smartphone ho distolto gli occhi da Biagio per 5 secondi netti. Quando li ho rialzati lui aveva oltrepassato le recinzione, tre pozzanghere e il filo spinato ed era intento nell'operazione odorazione culo d'un cagnetto basso, nero e peloso.