In quanto degna rappresentante della Mater Italica dedita allo stalkeraggio ossessivo compulsivo della povera prole, mia madre, dall'intelligenza luciferina, sta sperimentando un nuovo, seppur non proprio innovativo, metodo per fare in modo che io passi a trovarla più spesso: prendermi per la gola.
Usually l'offensiva scatta il mercoledì, quando verso mezzogiorno mi propone al telefono un piatto di spaghetti co' le vongole fresche fresche prese dar pesciarolo che vie' 'na vorta a settimana.
Se rifiuto contrattacca il venerdì con pennette al salmone o penne alla norcina che dieta esci fora da codesto corpo!
La domenica l'artiglieria pesante passa attraverso mattarello e spianatoia ed io innalzo bandiera bianca perché davanti alla pasta all'ovo non posso proprio resistere.
Sono un'italiana vera, lasciatemi magnare.
Che poi io c'ho provato ad aprirmi, davvero. Tipo quando, in preda a deliri da buoni propositi come voglio il girovita di Adriana Lima ho comprato i cracker di soia. E siccome mi ero pure messa in testa di diffondere il verbo salutista ho persino provato a smerciarli a mensa, scontrandomi contro un muro di ostinati rifiuti ed espressioni disgustate.
Ho smesso quando mi sono resa conto che masticare Billy di Ikea sarebbe stato molto probabilmente più soddisfacente e sono tornata alla cara vecchia italianissima rosetta, michetta o come vi aggrada di più chiamarla.
La perfetta forma fisica è, però, un ambito traguardo che continuo a bramare. Sarà per questo che ho scaricato un'App che ti conta passi e calorie.
Quale orrore è stato scoprire che solo con la prima colazione ne ingurgito oltre mille e che in un'intera giornata arrivo a malapena ai 2000 passi non credo sia necessario spiegarlo.
Ho l'impressione che aver rinunciato a soia, tofu e kamut sia proprio l'ultimo dei miei problemi.
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mercoledì 24 settembre 2014
venerdì 31 gennaio 2014
Acqua e alcool
Vantaggi della disoccupazione: essere a casa al caldo con bestie, famiglia e Mater colta da istinto pulizesco che, armata di pezza e Cif multiuso, scova angoli da scozzare che neppure la mia fervida fantasia avrebbe mai immaginato esistessero mentre Roma affonda che manco Atlantide o Venezia con l'acqua alta. Sarà il caso che i negozianti si mettano a vendere anche nella Capitale quegli antiestetici stivaloni girocoscia di gomma. E pure le tute da palombaro. Che se la situazione è tragica ovunque non oso immaginare cosa stia accadendo sulla Salaria, la parte brutta, quella piena di lucciole e povera di lanterne, la parte che si allaga pure se piscia un uccello. La parte dove avevo la fortuna di lavorare io.
Ho rinunciato alle pinne, fucile ed occhiali per convertirmi allo spirito. No, stavolta non sto parlando del mio giaino, mi avrete mica preso per una che pensa solo alle sue ovaie? Mi riferisco a quel liquido rossastro che profuma d'ospedale e che, secondo Mina, deve assolutamente essere utilizzato per la pulizia delle superfici di vetro. Cioè mezza casa mia.
Dico, salvatemi.
L'odore acre ha preso possesso delle mie narici e pure di quelle di Biagio che in segno di protesta sniffa la scrivania per poi starnutire, suscitando l'ilarità del parentame tutto, me compresa. Vi assicuro che un cane che starnutisce fa ridere, ecco. E poi oh, qualcosa dovrò pur fare tra queste quattro mura, no? Che non posso mica passare il tempo ad attendere con trepidazione la prossima pera.
Adesso spostiamo il letto, che sotto ci si deve scopare
Sono ancora troppo pudica per rispondere Ma' non so tu ma io di solito lo faccio sopra
Mi sa che era molto meglio andare a farsi una sana nuotata sul GRA.
Ho rinunciato alle pinne, fucile ed occhiali per convertirmi allo spirito. No, stavolta non sto parlando del mio giaino, mi avrete mica preso per una che pensa solo alle sue ovaie? Mi riferisco a quel liquido rossastro che profuma d'ospedale e che, secondo Mina, deve assolutamente essere utilizzato per la pulizia delle superfici di vetro. Cioè mezza casa mia.
Dico, salvatemi.
L'odore acre ha preso possesso delle mie narici e pure di quelle di Biagio che in segno di protesta sniffa la scrivania per poi starnutire, suscitando l'ilarità del parentame tutto, me compresa. Vi assicuro che un cane che starnutisce fa ridere, ecco. E poi oh, qualcosa dovrò pur fare tra queste quattro mura, no? Che non posso mica passare il tempo ad attendere con trepidazione la prossima pera.
Adesso spostiamo il letto, che sotto ci si deve scopare
Sono ancora troppo pudica per rispondere Ma' non so tu ma io di solito lo faccio sopra
Mi sa che era molto meglio andare a farsi una sana nuotata sul GRA.
mercoledì 18 settembre 2013
E tu, chi pazzo sei?
Facciamo la conta... ambrabaciccìcoccò tre civette sul comò che facevano l'amore con la figlia del dottore... nessuno vi ha mai parlato di zoofilia eh?
Forse è meglio eeny neeny miny moe... no 'spettate, questa è inquietante, per non parlare della variante razzista.
Vabbè, facciamo che decido io.
Vi parlo di ovaie o di cervello?
Vi parlo di ovaie o di cervello?
Maschietti stanchi dei miei racconti splatter avete vinto.
Let's pick my brain!
Come gli affezionati sapranno o avranno potuto intuire, dopo tre settimane di assenteismo spregiudicato e superbo con la Princess schiena dritta e spocchia chiavi in mano che in preda a deliri di onnipotenza andava blaterando in giro sono forte, sono figa, sono invincibile e pure immortale, chi ha bisogno della psicoterapia? sono tornata, tremolante, coda tra le gambe e con questa espressione qui:
S'è parlato di Mina e Pino aka i miei parents che, bontàloro, in una ipotetica cerimonia di premiazione per il titolo di genitore dell'anno sarebbero stati quelli in ultima fila che si girano i pollici e guardano avidamente il buffet, sperando che lo strazio finisca in fretta. Non è stata colpa loro, certo. Hanno ricoperto il ruolo come meglio hanno potuto. Epperò han fatto un bel casino, diciamocelo. Così io mi ritrovo con una mamma simbiotica e un padre fantasma. Famiglia Adams spazzame il salotto.
Hai sofferto per le mancanze di tuo padre Princess?
Ma no, figuriamoci. Ero così abituata che nemmeno le ho notate.
Ma prima hai detto che in adolescenza hai iniziato a chiederti se ti amasse o no, giusto?
Eh
E porsi domande simili non è già soffrire?
Azz, quando Sciattaman c'ha ragione, c'ha ragione.
Anyway
Pare che siam passati dalla fase benessere, tipica del periodo successivo ai primi incontri, alla fase must to do something alias damose da fa che siam mica qui a far crescere il pisello a Ken.
Punto primo: evitare di sentirmi in obbligo di raccontare a mia mamma pure quando ovulo. Fare scelte consapevoli e assolutamente autonome. Non farsi condizionare dal giudizio altrui.
Insomma fatte 'na vita, Princess. E io ci proverò, giurin giurello.
Ora, però una questione mi attanaglia. Sì perché Sciattaman m'ha dato i compitini a casa e io da scolara diligente, abituata a far la primina della classe, ho compilato il questionario consegnatomi dallo psaico il giorno stesso della seduta. Tra i molti quesiti ce ne sono alcuni finalizzati a rilevare eventuali forme di dipendenza, a vari livelli, da cibo, alcool, droghe, sesso e altri tesi ad evidenziare eventuali forme maniacali come il disturbo ossessivo compulsivo o le manie di persecuzione. Fortuna che io so' solo depressa e ipocondriaca. Pfiù.
Per farvi un esempio, queste sono alcune domande tipo:
In passato l'abitudine alla droga mi ha creato molte difficoltà: vero o falso
Il mio lavoro non è mai stato realmente disturbato dall'abitudine del bere: vero o falso
Fin da piccolo/a e per buona parte della vita ho avuto pensieri tristi: vero o falso
Ho difficoltà a dormire e mi sveglio stanco come quando sono andato a letto: vero o falso
Sarei disposto a morire di fame pur di diventare più magro di quello che sono: vero o falso
Mi accorgo che la gente parla male di me quando passo loro accanto: vero o falso
In passato l'abitudine alla droga mi ha creato molte difficoltà: vero o falso
Il mio lavoro non è mai stato realmente disturbato dall'abitudine del bere: vero o falso
Fin da piccolo/a e per buona parte della vita ho avuto pensieri tristi: vero o falso
Ho difficoltà a dormire e mi sveglio stanco come quando sono andato a letto: vero o falso
Sarei disposto a morire di fame pur di diventare più magro di quello che sono: vero o falso
Mi accorgo che la gente parla male di me quando passo loro accanto: vero o falso
Fin qui nulla di strano. Ora però, por favor, qualcuno mi spieghi questa:
L'anno scorso sono andato a finire sulla copertina di una rivista: vero o falso
L'anno scorso sono andato a finire sulla copertina di una rivista: vero o falso
E questa:
Negli ultimi 10 anni non ho visto nemmeno un'automobile
Negli ultimi 10 anni non ho visto nemmeno un'automobile
Voi l'avete vista almeno una macchina negli ultimi 10 anni, vero?
Sennò sete pazzi, amici miei. Stiratevi la camicia di forza che vi servirà.
lunedì 22 luglio 2013
Amarsi un po'
E' una questione di schemi mentali. Si formano nell'infanzia, per imitazione. Non ce li togliamo più di dosso, li applichiamo ogni volta percepiamo una situazione di pericolo, paura o semplicemente una novità. Non ce ne sono di giusti o sbagliati ma alcuni ci fanno vivere male, altri bene.
Sai cosa vuol dire avere un rapporto simbiotico con qualcuno, Princess?
Sì
E con chi credi di averlo?
Con mia madre
Sogno onde anomale dall'adolescenza. Le prime, impetuose e inarrestabili mi soffocavano, riempiendo i miei polmoni d'acqua, mi uccidevano. Ed io mi lasciavo travolgere, svegliandomi di soprassalto, annaspando. Con gli anni ho imparato a scappare. Nel sogno percepivo il pericolo e iniziavo a correre, girandomi ogni tanto per controllare l'altezza dell'acqua. A volte mi salvavo raggiungendo a fatica un'altura, con la speranza che il livello del mare non si elevasse tanto da affogarmi. Ora le onde son quasi sparite. Ma l'acqua popola ancora le mie visioni notturne. Qualche mese fa camminavo sul pavimento di ghiaccio della mia camera da letto, il ghiaccio si è spezzato ed io sono andata a fondo. Ho nuotato, con grazia e con calma. Ieri notte ero su una gondola. Il gondoliere ha virato su un canale, chiuso fino a pochi minuti prima. La gondola ha incamerato acqua, si è spezzata in due ed io ho nuotato di nuovo. Con la stessa calma e la stessa grazia del sogno precedente.
Sabato ho scoperto che l'acqua è un simbolo forte, profondo, viscerale e, soprattutto, primordiale. L'acqua richiama il liquido amniotico, il rapporto con la madre.
Un rapporto complesso. Tanto intimo e profondo quanto soffocante e malato.
Ho assimilato per osmosi gli schemi mentali di mia madre. Ho fatto mie le sue ansie, l'ipocondria e l'angoscia. Ho fatto mio il suo male di vivere così come la sua sensibilità, la capacità di analisi e di introspezione.
Ma sono anche una persona ricca. Parola di Sciattaman. Perché rispondo bene alla psicoterapia, non ho costruito resistenze, mi sono aperta, miglioro in fretta.
Ci deve essere stata un'altra persona, nella tua vita, nella tua infanzia che ti ha dato un'alternativa, ti ha mostrato altri schemi mentali a cui tu hai attinto, ti ha fatto capire che esiste altro oltre la depressione, come arma di difesa e reazione.
C'è stata. E' la ZiaSanta. Che sorride e sdrammatizza, che ama viaggiare e ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera. Che non si è mai sposata perché non voleva accontentarsi. Che trova il bello nelle piccole cose.
C'è stata lei quando mia madre si chiudeva in casa preda degli attacchi di panico.
Gliel'ho detto.
Ti ha salvata, sai?
E' stata la sua risposta.
E, inoltre, hai avuto l'intelligenza di trovare una persona più simile a tua zia che a tua madre per passarci la vita.
Sono fortunata Doc!
No, sei scaltra. La fortuna ce la facciamo da soli, Princess. E il segreto della scaltrezza è solo uno: volersi bene.
E io me ne voglio, tanto. Avevo smesso e ho sbagliato. Ma non mi spaventa ricominciare.
Sai cosa vuol dire avere un rapporto simbiotico con qualcuno, Princess?
Sì
E con chi credi di averlo?
Con mia madre
Sogno onde anomale dall'adolescenza. Le prime, impetuose e inarrestabili mi soffocavano, riempiendo i miei polmoni d'acqua, mi uccidevano. Ed io mi lasciavo travolgere, svegliandomi di soprassalto, annaspando. Con gli anni ho imparato a scappare. Nel sogno percepivo il pericolo e iniziavo a correre, girandomi ogni tanto per controllare l'altezza dell'acqua. A volte mi salvavo raggiungendo a fatica un'altura, con la speranza che il livello del mare non si elevasse tanto da affogarmi. Ora le onde son quasi sparite. Ma l'acqua popola ancora le mie visioni notturne. Qualche mese fa camminavo sul pavimento di ghiaccio della mia camera da letto, il ghiaccio si è spezzato ed io sono andata a fondo. Ho nuotato, con grazia e con calma. Ieri notte ero su una gondola. Il gondoliere ha virato su un canale, chiuso fino a pochi minuti prima. La gondola ha incamerato acqua, si è spezzata in due ed io ho nuotato di nuovo. Con la stessa calma e la stessa grazia del sogno precedente.
Sabato ho scoperto che l'acqua è un simbolo forte, profondo, viscerale e, soprattutto, primordiale. L'acqua richiama il liquido amniotico, il rapporto con la madre.
Un rapporto complesso. Tanto intimo e profondo quanto soffocante e malato.
Ho assimilato per osmosi gli schemi mentali di mia madre. Ho fatto mie le sue ansie, l'ipocondria e l'angoscia. Ho fatto mio il suo male di vivere così come la sua sensibilità, la capacità di analisi e di introspezione.
Ma sono anche una persona ricca. Parola di Sciattaman. Perché rispondo bene alla psicoterapia, non ho costruito resistenze, mi sono aperta, miglioro in fretta.
Ci deve essere stata un'altra persona, nella tua vita, nella tua infanzia che ti ha dato un'alternativa, ti ha mostrato altri schemi mentali a cui tu hai attinto, ti ha fatto capire che esiste altro oltre la depressione, come arma di difesa e reazione.
C'è stata. E' la ZiaSanta. Che sorride e sdrammatizza, che ama viaggiare e ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera. Che non si è mai sposata perché non voleva accontentarsi. Che trova il bello nelle piccole cose.
C'è stata lei quando mia madre si chiudeva in casa preda degli attacchi di panico.
Gliel'ho detto.
Ti ha salvata, sai?
E' stata la sua risposta.
E, inoltre, hai avuto l'intelligenza di trovare una persona più simile a tua zia che a tua madre per passarci la vita.
Sono fortunata Doc!
No, sei scaltra. La fortuna ce la facciamo da soli, Princess. E il segreto della scaltrezza è solo uno: volersi bene.
E io me ne voglio, tanto. Avevo smesso e ho sbagliato. Ma non mi spaventa ricominciare.
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mercoledì 17 aprile 2013
Il Calemme
Ho fatto colazione con caffè e Bactrim, quest'ultimo preso mentre ero in fila sul tratto urbano dell'A24. Provate a dirmi che non sono una tipa alternativa.
Sì perchè da brava regnante megalomane quale sono, quando faccio le cose le faccio in grande. Siccome colite e gastrite non mi bastavano ho accettato la richiesta di udienza reale di una vecchia amica, che mi ha accompagnata nei meravigliosi anni della mia preadoloscenza, la cistite.
Roba che quando ho sentito quel dolore, fastidio, bruciore, quella sensazione di incompleto svuotamento della vescica come dicono i medici o oddio devo fare ancora la pipì ma di pipì non ne ho più come dico io, mi sono rivolta a lei, la cistite, cantando ancora tu? ma non dovevamo vederci più?
Da due giorni ho un giramento di ovaie tale che avrei solo voglia di alzare il dito medio contro l'umanità e trincerarmi dietro un ostinato mutismo. Il guaio è che questo stato d'animo pare trasparire da ogni gesto, espressione facciale, movimento, poro della mia pelle. Ieri Capetto mi ha chiesto se stessi bene, ho risposto 'na meraviglia sperando lui non notasse il tono ironico. Non l'ha fatto. Un hip hip urrà per quei quattro neuroni troppo impegnati a rincorrersi ed autocompiacersi per cogliere le sfumature dei miei toni vocali.
V., invece, che di neuroni ne ha una decina, non soddisfatto dalla mia risposta no no sto bene, tranquillo ha aggiunto sicura? hai la faccia contrariata. No, V., non è contrariata è la faccia di chi sta imprecando contro la propria vescica che, mandata in pappa dagli escherichia coli, non riesce a distinguere una pipì vera da una pipì finta e, di conseguenza, mi costringe ad un'andatura cosce strette - piccoli passi. Manco fossi un'appassionata di tango.

Nel frattempo ho deciso di dare battaglia a quell'anonima maledetta stronza (è femmina, lo sento) che si sta divertendo a mie spese, da mesi, con una bambolina voodoo dalla faccia tonda e le unghie laccate di rosso. Per ora mi sono limitata a googolare rimedi contro il malocchio e chiedermi cosa ci provi la tipa in questione di tanto divertente visto che, ormai, è come sparare sulla Croce Rossa. Cambia obiettivo, diobono.
Dulcis in fundo Mina mi ha appena dato del calemme, vocabolo dialettale con cui dalle mie parti si usa descrivere una persona così malaticcia da ricodare uno spettro.
Insomma, rimpastatemi. Perché non sono venuta bene. E già che ci siete fatemi le tette più grandi e il naso alla francese.
Sì perchè da brava regnante megalomane quale sono, quando faccio le cose le faccio in grande. Siccome colite e gastrite non mi bastavano ho accettato la richiesta di udienza reale di una vecchia amica, che mi ha accompagnata nei meravigliosi anni della mia preadoloscenza, la cistite.
Roba che quando ho sentito quel dolore, fastidio, bruciore, quella sensazione di incompleto svuotamento della vescica come dicono i medici o oddio devo fare ancora la pipì ma di pipì non ne ho più come dico io, mi sono rivolta a lei, la cistite, cantando ancora tu? ma non dovevamo vederci più?
Da due giorni ho un giramento di ovaie tale che avrei solo voglia di alzare il dito medio contro l'umanità e trincerarmi dietro un ostinato mutismo. Il guaio è che questo stato d'animo pare trasparire da ogni gesto, espressione facciale, movimento, poro della mia pelle. Ieri Capetto mi ha chiesto se stessi bene, ho risposto 'na meraviglia sperando lui non notasse il tono ironico. Non l'ha fatto. Un hip hip urrà per quei quattro neuroni troppo impegnati a rincorrersi ed autocompiacersi per cogliere le sfumature dei miei toni vocali.
V., invece, che di neuroni ne ha una decina, non soddisfatto dalla mia risposta no no sto bene, tranquillo ha aggiunto sicura? hai la faccia contrariata. No, V., non è contrariata è la faccia di chi sta imprecando contro la propria vescica che, mandata in pappa dagli escherichia coli, non riesce a distinguere una pipì vera da una pipì finta e, di conseguenza, mi costringe ad un'andatura cosce strette - piccoli passi. Manco fossi un'appassionata di tango.

Nel frattempo ho deciso di dare battaglia a quell'anonima maledetta stronza (è femmina, lo sento) che si sta divertendo a mie spese, da mesi, con una bambolina voodoo dalla faccia tonda e le unghie laccate di rosso. Per ora mi sono limitata a googolare rimedi contro il malocchio e chiedermi cosa ci provi la tipa in questione di tanto divertente visto che, ormai, è come sparare sulla Croce Rossa. Cambia obiettivo, diobono.
Dulcis in fundo Mina mi ha appena dato del calemme, vocabolo dialettale con cui dalle mie parti si usa descrivere una persona così malaticcia da ricodare uno spettro.
Insomma, rimpastatemi. Perché non sono venuta bene. E già che ci siete fatemi le tette più grandi e il naso alla francese.
martedì 12 marzo 2013
Sex lessons
Io ho ricevuto un'educazione piuttosto rigida. Forse perché la Mina, come ho avuto modo di accennare in questo post degno di Edmondo De Amicis (sì, faccio ironia pure sui miei racconti leopardiani, temo di essere senza speranza di redenzione dal mio stato di cazzona) quando sono nata si è sentita così sola e investita da tale responsabilità da assumere contemporaneamente il ruolo paterno e materno, quello del carabiniere buono e del carabiniere cattivo.
Argomenti quali amore e sesso erano piuttosto spinosi anche se non sono mai stati tabù.
Sì, è bellissimo innamorarsi ed è giusto tu faccia le tue esperienze prima di scegliere la persona giusta per te MA a casa mia ce porti solo quello che te sposi.
Sì, le dimostrazioni d'affetto sono bellissime MA le pomiciate in pubblico so' da scostumata.
Sì, è importante la sfera sessuale MA non me torna' a casa co' la panza.
Roba che a sentirla ora, questa, alla Mina risponderei a Ma' dormi tranquilla che qua non se vede traccia de erede manco se me ripasso il Kamasutra tutte le notti.
Rientrare a casa dopo aver fatto quella cosa che Cioè e Top Girl chiamavano petting era, per me, fonte di ansia. Soprattutto a causa della mia pelle stile Biancaneve dopo 'na ripassata in varechina. Roba che una volta, proprio l'Umile Servo, allora solo fidanzato clandestino, preso da foga maschia mi aveva insucchiottato tutto il mio bianchissimo collo. Ho campato con un foulard da pensionata, lamentando una tonsillite farlocca per una settimana.
Ricordo ancora quello che alcuni chiamano il discorsetto con sommo orrore. Frequentavo le scuole medie e i miei insegnanti pensarono bene di scrivere a tutti i genitori esortandoli a parlare apertamente di sesso e affini con i propri figli al fine di responsabilizzarli, soprattutto in materia di prevenzione di malattie veneree e gravidanze indesiderate. Io e le Sisters grazie al VHS dell'Albero della vita sapevamo già tutto ma Mina non mi risparmiò. Mentre usava termini tecnici che manco Giulietta, la mia ginecologa, userebbe io, che mi stavo esercitando con paint (no dico, paint, quanti cazzo di anni ho?!) non facevo altro che pensare, fissando lo schermo del computer: fa che finisca presto, fa che finisca presto, fa che finisca presto.
Il punto è che a me, tutto sommato, stava bene così. Le mamme sono mamme non sono amiche a cui raccontare le proprie fantasie sessuali col ganzo di turno. Il suo dovere col discorsetto l'aveva fatto. Contenta io, contenta lei.
Fino a che non mi sono sposata. O, meglio, fino a che non le ho comunicato di desiderare un pargolo. E' stato lì che la timorata di Dio, la mamma casta che mai e poi mai immagineresti trombare, roba che io so' nata sotto un cavolo, e NON PROVATE A DIRMI CHE NON E' VERO, s'è scatenata.
Ma la calcoli l'ovulazione?
Ma se oggi è un giorno buono stasera DACCE DENTRO, no?!
Ma che è sto pigiama? Guarda che gli uomini se stufano. Dove ce l'hai quel perizoma di pizzo nero?
Sai che da Intimissimi ho visto certe autoreggenti ... carucce eh!
E il top:
Eh te credo che Giulietta ti ha detto di farlo a giorni alterni. Se gli dai giù tutte le sere a quel poraccio, lì dentro, che gli resta? Il vuoto cosmico!
S A L V A T E M I
Argomenti quali amore e sesso erano piuttosto spinosi anche se non sono mai stati tabù.
Sì, è bellissimo innamorarsi ed è giusto tu faccia le tue esperienze prima di scegliere la persona giusta per te MA a casa mia ce porti solo quello che te sposi.
Sì, le dimostrazioni d'affetto sono bellissime MA le pomiciate in pubblico so' da scostumata.
Sì, è importante la sfera sessuale MA non me torna' a casa co' la panza.
Roba che a sentirla ora, questa, alla Mina risponderei a Ma' dormi tranquilla che qua non se vede traccia de erede manco se me ripasso il Kamasutra tutte le notti.
Rientrare a casa dopo aver fatto quella cosa che Cioè e Top Girl chiamavano petting era, per me, fonte di ansia. Soprattutto a causa della mia pelle stile Biancaneve dopo 'na ripassata in varechina. Roba che una volta, proprio l'Umile Servo, allora solo fidanzato clandestino, preso da foga maschia mi aveva insucchiottato tutto il mio bianchissimo collo. Ho campato con un foulard da pensionata, lamentando una tonsillite farlocca per una settimana.
Ricordo ancora quello che alcuni chiamano il discorsetto con sommo orrore. Frequentavo le scuole medie e i miei insegnanti pensarono bene di scrivere a tutti i genitori esortandoli a parlare apertamente di sesso e affini con i propri figli al fine di responsabilizzarli, soprattutto in materia di prevenzione di malattie veneree e gravidanze indesiderate. Io e le Sisters grazie al VHS dell'Albero della vita sapevamo già tutto ma Mina non mi risparmiò. Mentre usava termini tecnici che manco Giulietta, la mia ginecologa, userebbe io, che mi stavo esercitando con paint (no dico, paint, quanti cazzo di anni ho?!) non facevo altro che pensare, fissando lo schermo del computer: fa che finisca presto, fa che finisca presto, fa che finisca presto.
Il punto è che a me, tutto sommato, stava bene così. Le mamme sono mamme non sono amiche a cui raccontare le proprie fantasie sessuali col ganzo di turno. Il suo dovere col discorsetto l'aveva fatto. Contenta io, contenta lei.
Fino a che non mi sono sposata. O, meglio, fino a che non le ho comunicato di desiderare un pargolo. E' stato lì che la timorata di Dio, la mamma casta che mai e poi mai immagineresti trombare, roba che io so' nata sotto un cavolo, e NON PROVATE A DIRMI CHE NON E' VERO, s'è scatenata.
Ma la calcoli l'ovulazione?
Ma se oggi è un giorno buono stasera DACCE DENTRO, no?!
Ma che è sto pigiama? Guarda che gli uomini se stufano. Dove ce l'hai quel perizoma di pizzo nero?
Sai che da Intimissimi ho visto certe autoreggenti ... carucce eh!
E il top:
Eh te credo che Giulietta ti ha detto di farlo a giorni alterni. Se gli dai giù tutte le sere a quel poraccio, lì dentro, che gli resta? Il vuoto cosmico!
S A L V A T E M I
venerdì 8 marzo 2013
Lotto Marzo
Io conosco una donna. A 23 anni andò in sposa ad un uomo troppo semplice o troppo complesso, dipende dai punti di vista. Lei lo definisce così semplice da non essere neppure in grado di gestire e/o dimostrare un sentimento, tutto sommato, basilare come l'amore. Io ho sempre pensato fosse una scusa immeritatamente rassicurante, un'attenuante non richiesta e di fatto ingiustificabile.
A 24 anni questa donna scoprì di essere incinta. Qualche mese dopo, in seguito al solito turbolento litigio, si sentì dire vai ad abortire e vattene. Non abortì e non se ne andò. Decise di restare e di lottare. Contro suo marito, contro gli attacchi di panico, contro lo stereotipo del sesso debole. Perché io non sono il sesso debole, sono solo uno dei due sessi possibili. Perché io non sono nata dalla costola di uomo ma dallo stesso posto da cui nascono gli uomini.
A 30 anni il suo animo agonizzava a causa dei troppi colpi inferti da quell'uomo cresciuto col mito del pater familias.
Quando ebbe la sua bambina la prima cosa che le disse fu nessun uomo ti farà morire dentro. Perché morire dentro è brutto. E' peggio dei lividi.
Io conosco una donna che è stata sola. Una donna che non ha mai ricevuto la solidarietà delle altre donne. Quelle donne che l'8 marzo ricevono mimose e partecipano a serate con accesso negato ai detentori di pisello. Come se bastasse. Come se un giorno l'anno fosse sufficiente a dimostrare di essere libere, serene, indipendenti, emancipate.
Il giorno in cui sua figlia si sposò lei si sentì dire sei una mamma forte. Rispose non lo sono, ma ho tirato su una donna forte.
Io spero di non deluderti, mamma.
Buon 8 marzo.
A 24 anni questa donna scoprì di essere incinta. Qualche mese dopo, in seguito al solito turbolento litigio, si sentì dire vai ad abortire e vattene. Non abortì e non se ne andò. Decise di restare e di lottare. Contro suo marito, contro gli attacchi di panico, contro lo stereotipo del sesso debole. Perché io non sono il sesso debole, sono solo uno dei due sessi possibili. Perché io non sono nata dalla costola di uomo ma dallo stesso posto da cui nascono gli uomini.
A 30 anni il suo animo agonizzava a causa dei troppi colpi inferti da quell'uomo cresciuto col mito del pater familias.
Quando ebbe la sua bambina la prima cosa che le disse fu nessun uomo ti farà morire dentro. Perché morire dentro è brutto. E' peggio dei lividi.
Io conosco una donna che è stata sola. Una donna che non ha mai ricevuto la solidarietà delle altre donne. Quelle donne che l'8 marzo ricevono mimose e partecipano a serate con accesso negato ai detentori di pisello. Come se bastasse. Come se un giorno l'anno fosse sufficiente a dimostrare di essere libere, serene, indipendenti, emancipate.
Il giorno in cui sua figlia si sposò lei si sentì dire sei una mamma forte. Rispose non lo sono, ma ho tirato su una donna forte.
Io spero di non deluderti, mamma.
Buon 8 marzo.
mercoledì 6 febbraio 2013
Droghe
Visto che questa mattina, prima di venire a lavoro, avevo questo interessantissimo programmino:
farmi svenare, again, dal mio medico di base
ieri sera, prima di tornare a casa, per premiarmi e incoraggiarmi ho pensato bene di fermarmi nel più vicino centro commerciale con l'intento di acquistare quel paio di stivali marroncini, scamosciati, mezzo tacco che sarebbero stati davvero bene con il maglione-vestito blu regalatomi dall'Umile Servo per il mio compleanno.
Questa mattina, in sala d'attesa, Mina lascia scivolare il suo sguardo sui miei regali piedini.
Mina: "Hai comprato un altro paio di scarpe?"
Princess: "Gli stivali sono scarpe?"
Mina: "Lo sono e sono nuovi"
Princess: "Dovevo trovare il coraggio per il prelievo di stamattina"
Mina: "E quelle decoltè nere e rosse che hai comprato la scorsa settimana?"
Princess: "Il giorno dopo avevo un pranzo da mia suocera"
Mina: "E le francesine grigie lucide?"
Princess: "Dovevo far schiattare d'invidia quella collega che si crede fashion e invece va in giro vestita da Mago Zurlì"
Mina: "Stai prendendo una brutta piega, secondo me"
Princess: "Assoluttamente no"
Mina: "Invece sì"
Princess: "Ho detto no. IO SMETTO QUANDO VOGLIO"
farmi svenare, again, dal mio medico di base
ieri sera, prima di tornare a casa, per premiarmi e incoraggiarmi ho pensato bene di fermarmi nel più vicino centro commerciale con l'intento di acquistare quel paio di stivali marroncini, scamosciati, mezzo tacco che sarebbero stati davvero bene con il maglione-vestito blu regalatomi dall'Umile Servo per il mio compleanno.
Questa mattina, in sala d'attesa, Mina lascia scivolare il suo sguardo sui miei regali piedini.
Mina: "Hai comprato un altro paio di scarpe?"
Princess: "Gli stivali sono scarpe?"
Mina: "Lo sono e sono nuovi"
Princess: "Dovevo trovare il coraggio per il prelievo di stamattina"
Mina: "E quelle decoltè nere e rosse che hai comprato la scorsa settimana?"
Princess: "Il giorno dopo avevo un pranzo da mia suocera"
Mina: "E le francesine grigie lucide?"
Princess: "Dovevo far schiattare d'invidia quella collega che si crede fashion e invece va in giro vestita da Mago Zurlì"
Mina: "Stai prendendo una brutta piega, secondo me"
Princess: "Assoluttamente no"
Mina: "Invece sì"
Princess: "Ho detto no. IO SMETTO QUANDO VOGLIO"
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martedì 29 gennaio 2013
Il corredo regale
Andò più o meno così.
Driiin driiin
"Ciao Mina!"
"Ciao Princess, dove sei?"
"Da Ikea, io e l'Umile Servo stiamo comprando le lenzuola"
"Cosa?! Fermati immediatamente!". Era sottinteso nel tono un "oh tu figlia ingrata e degenere!"
"E di grazia, mia cara Mina, perché non dovrei comprarmi delle lenzuola?"
"Perché ci sono quelle del CORREDO"
Andò più o meno così.
Appresi così di essere proprietaria di un corredo.
Tornata a casa la genitrice mi attendeva, trepidante, in camera sua. Sul suo talamo nuziale aveva messo in bella mostra la mia eredità di futura moglie. Pile di asciugamani stile arazzo fiammingo, lenzuola merlettate, coperte appartenute alla regina Vittoria, tovaglie dello sceicco del Qatar. Beni che lei e mia zia avevano acquistato, ricevuto in dono o semplicemente conservato a partire dalla mia prima comunione.
"Lo vedi questo lenzuolo? Avrei dovuto usarlo per la mia prima notte di nozze. Lo misi nel letto e tua nonna me lo fece togliere"
"E perché?!"
"Disse che era sprecato per essere usato"
Molto bene.
Quel lenzuolo ora è nel mio letto. Visto da solo non è poi tanto male. Il problema è l'accoppiata con il piumone rosso. Uguale uguale a quello del lettone di "Mamma ho perso l'aereo".
L'altro ieri l'Umile Servo si è così rivolto alla sottoscritta, intenta a godersi la nullafacenza nel lettone della domenica mattina.
"Cosa vuole per colazione Maestade?"
"Oh! Finalmente le tue smanie rivoluzionarie si sono chetate e sei tornato ad esercitare il tuo umile ruolo di Umile Servo!"
"No. E' che sto piumone e sto lenzuolo fanno tanto impero austroungarico"
Sì, miei adorati sudditi, la foto del mio profilo è originale.
In realtà sono la reincarnazione di Sissi.
Adoratemi.
Driiin driiin
"Ciao Mina!"
"Ciao Princess, dove sei?"
"Da Ikea, io e l'Umile Servo stiamo comprando le lenzuola"
"Cosa?! Fermati immediatamente!". Era sottinteso nel tono un "oh tu figlia ingrata e degenere!"
"E di grazia, mia cara Mina, perché non dovrei comprarmi delle lenzuola?"
"Perché ci sono quelle del CORREDO"
Andò più o meno così.
Appresi così di essere proprietaria di un corredo.
Tornata a casa la genitrice mi attendeva, trepidante, in camera sua. Sul suo talamo nuziale aveva messo in bella mostra la mia eredità di futura moglie. Pile di asciugamani stile arazzo fiammingo, lenzuola merlettate, coperte appartenute alla regina Vittoria, tovaglie dello sceicco del Qatar. Beni che lei e mia zia avevano acquistato, ricevuto in dono o semplicemente conservato a partire dalla mia prima comunione.
"Lo vedi questo lenzuolo? Avrei dovuto usarlo per la mia prima notte di nozze. Lo misi nel letto e tua nonna me lo fece togliere"
"E perché?!"
"Disse che era sprecato per essere usato"
Molto bene.
Quel lenzuolo ora è nel mio letto. Visto da solo non è poi tanto male. Il problema è l'accoppiata con il piumone rosso. Uguale uguale a quello del lettone di "Mamma ho perso l'aereo".
L'altro ieri l'Umile Servo si è così rivolto alla sottoscritta, intenta a godersi la nullafacenza nel lettone della domenica mattina.
"Cosa vuole per colazione Maestade?"
"Oh! Finalmente le tue smanie rivoluzionarie si sono chetate e sei tornato ad esercitare il tuo umile ruolo di Umile Servo!"
"No. E' che sto piumone e sto lenzuolo fanno tanto impero austroungarico"
Sì, miei adorati sudditi, la foto del mio profilo è originale.
In realtà sono la reincarnazione di Sissi.
Adoratemi.
domenica 20 gennaio 2013
Fili d'argento
Ieri sera sono andata a scrocco stata invitata a cena da Mina. Ero comodamente seduta sul mio trono. No, non la tazza del cesso. Mi riferisco al posto d'onore a tavola. Quello riservato a qualsiasi figlia unica, viziata e denutrita fino ai 12 anni. Quello riservato a qualsiasi Princess nata negli anni '90, cresciuta a poco pane (ficcato a forza in bocca dalla genitrice nel tentativo di non farla morire di fame) e cartoni animati. Insomma, quello davanti la Tivvù.
Ero lì ganza ganza che mangiavo l'amatriciana de mammà.
Sì lo so, lo so che avevo iniziato la cosa con la d. Giuro che da lunedì... blablabla.
E a una certa mi giro e vedo Mina che mi guarda i capelli con aria tra il nostalgico e il divertito-canzonatorio.
"Cosa c'è Mina?"
E l'ha detta. Quella frase terrificante. Mentre mangiavo.
"Eh... tesoro mio... hai qualche filo d'argento in testa"
Che io, sempre affetta da Fessacchiaggine Acuta, mica ci sono arrivata subito. Ho pensato a un filo del maglione, un pezzo di filo argentato dell'albero di Natale che ho smontato il CINQUE gennaio, un riflesso della luce.
Povera, ingenua, illusa Princess.
La Mater si riferiva ai capelli bianchi.
Io ho qualche capello bianco.
E quando il mio cervello, finalmente, ha lasciato la via della negazione, ho realizzato che se la genitrice non avesse usato quella metafora forse sarebbe stato meno traumatico apprendere la notizia.
Non paga ha continuato con un "ma non è niente di strano, non lo sai che dopo i 25 anni inizia il processo di INVECCHIAMENTO?"
Giuro che prima o poi disdico di nascosto l'abbonamento di Mina a Focus.
Ero lì ganza ganza che mangiavo l'amatriciana de mammà.
Sì lo so, lo so che avevo iniziato la cosa con la d. Giuro che da lunedì... blablabla.
E a una certa mi giro e vedo Mina che mi guarda i capelli con aria tra il nostalgico e il divertito-canzonatorio.
"Cosa c'è Mina?"
E l'ha detta. Quella frase terrificante. Mentre mangiavo.
"Eh... tesoro mio... hai qualche filo d'argento in testa"
Che io, sempre affetta da Fessacchiaggine Acuta, mica ci sono arrivata subito. Ho pensato a un filo del maglione, un pezzo di filo argentato dell'albero di Natale che ho smontato il CINQUE gennaio, un riflesso della luce.
Povera, ingenua, illusa Princess.
La Mater si riferiva ai capelli bianchi.
Io ho qualche capello bianco.
E quando il mio cervello, finalmente, ha lasciato la via della negazione, ho realizzato che se la genitrice non avesse usato quella metafora forse sarebbe stato meno traumatico apprendere la notizia.
Non paga ha continuato con un "ma non è niente di strano, non lo sai che dopo i 25 anni inizia il processo di INVECCHIAMENTO?"
Giuro che prima o poi disdico di nascosto l'abbonamento di Mina a Focus.
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mercoledì 16 gennaio 2013
Camilla
Che nelle mie vene scorresse sangue blu mia madre avrebbe dovuto intuirlo quando per la prima volta la mia stirpe reale si palesò in tutto il suo accecante splendore.
Successe all'età di tre anni.
In quel periodo ero solita trascinare per un braccio, con estrema grazia, una bambola di pezza, bersaglio prediletto dei miei frequenti momenti d'ira, che rispondeva al nome di Camilla. Nome che aveva impresso a chiare lettere sul bavero.
La leggenda narra che un gentile vecchino, con tanto di baschetto in testa e bastone per mano, osò rivolgermi la seguente domanda:
"E' Camilla lei?"
Fu allora che accadde.
Fu quello il mio battesimo.
Perché io, che evidentemente nutrivo un certo sentimento, immotivato, di antipatia per quel povero nonnetto risposi:
"No, questa è STO CAZZO"
Ancora oggi si racconta di un principio di svenimento da parte della mia genitrice che si chiese da quali viscere, certo non le sue, fosse nato quel mostro e fu colta da tale stupore misto a sconforto che non ebbe nemmeno la forza di scusarsi. Si limitò a prendermi per un braccio e scappare.
Da allora decise di porre rimedio. E mi educò al rispetto, alla gentilezza, alla cortesia impartendomi senza pietà alcuna lezioni di diplomazia applicata al ventunesimo secolo.
Credeva di esserci riuscita. Le maestre si complimentavano con lei per la mia educazione. L'insegnante di danza le parlava dell'eleganza dei miei movimenti. Il mio ex datore di lavoro le diceva "non l'ho mai vista perdere il controllo". Ha gioito, l'ingenua madre. Fino a ieri.
Fino a quando ho mandato sonoramente affanculo un tecnico della Telecom minacciandolo di farlo licenziare e dandogli apertamente dello stronzo dopo che lui, al telefono, mi aveva dato buca per la seconda volta dopo avermi rassicurata nei giorni passati circa la sua presenza e puntualità.
Mi sono voltata con Mina che brandendo un crocefisso mi chiedeva il numero di un bravo esorcista.
"Scusa Mina - mi sono giustificata io - hai ragione tu, la maleducazione non porta da nessuna parte. E' stato uno sfogo inutile"
Dopo minuti 10 il tecnico della Telecom era sotto casa mia. Con la coda tra le gambe e la vergogna in volto.
Quindi Mina, perdonami, ma io devo ritrattare. Non sia mai che mi venga dato dell'ipocrita.
In rari casi, ma forse non proprio così rari, essere maleducati è l'unico modo per farsi rispettare. Triste ma vero. Non rimangerei nemmeno una parola di tutte quelle urlate in viva voce al furbastro "professionista" ma, se potessi, tornerei indietro per rispondere a quel vecchino:
"Sì, lei si chiama Camilla".
Tutto sommato, Mina, hai fatto un buon lavoro.
Ohcazzo corbezzoli ho lasciato il caffè sul fuoco!
Successe all'età di tre anni.
In quel periodo ero solita trascinare per un braccio, con estrema grazia, una bambola di pezza, bersaglio prediletto dei miei frequenti momenti d'ira, che rispondeva al nome di Camilla. Nome che aveva impresso a chiare lettere sul bavero.
La leggenda narra che un gentile vecchino, con tanto di baschetto in testa e bastone per mano, osò rivolgermi la seguente domanda:
"E' Camilla lei?"
Fu allora che accadde.
Fu quello il mio battesimo.
Perché io, che evidentemente nutrivo un certo sentimento, immotivato, di antipatia per quel povero nonnetto risposi:
"No, questa è STO CAZZO"
Ancora oggi si racconta di un principio di svenimento da parte della mia genitrice che si chiese da quali viscere, certo non le sue, fosse nato quel mostro e fu colta da tale stupore misto a sconforto che non ebbe nemmeno la forza di scusarsi. Si limitò a prendermi per un braccio e scappare.
Da allora decise di porre rimedio. E mi educò al rispetto, alla gentilezza, alla cortesia impartendomi senza pietà alcuna lezioni di diplomazia applicata al ventunesimo secolo.
Credeva di esserci riuscita. Le maestre si complimentavano con lei per la mia educazione. L'insegnante di danza le parlava dell'eleganza dei miei movimenti. Il mio ex datore di lavoro le diceva "non l'ho mai vista perdere il controllo". Ha gioito, l'ingenua madre. Fino a ieri.
Fino a quando ho mandato sonoramente affanculo un tecnico della Telecom minacciandolo di farlo licenziare e dandogli apertamente dello stronzo dopo che lui, al telefono, mi aveva dato buca per la seconda volta dopo avermi rassicurata nei giorni passati circa la sua presenza e puntualità.
Mi sono voltata con Mina che brandendo un crocefisso mi chiedeva il numero di un bravo esorcista.
"Scusa Mina - mi sono giustificata io - hai ragione tu, la maleducazione non porta da nessuna parte. E' stato uno sfogo inutile"
Dopo minuti 10 il tecnico della Telecom era sotto casa mia. Con la coda tra le gambe e la vergogna in volto.
Quindi Mina, perdonami, ma io devo ritrattare. Non sia mai che mi venga dato dell'ipocrita.
In rari casi, ma forse non proprio così rari, essere maleducati è l'unico modo per farsi rispettare. Triste ma vero. Non rimangerei nemmeno una parola di tutte quelle urlate in viva voce al furbastro "professionista" ma, se potessi, tornerei indietro per rispondere a quel vecchino:
"Sì, lei si chiama Camilla".
Tutto sommato, Mina, hai fatto un buon lavoro.
Oh
lunedì 17 dicembre 2012
Convalescenza
Questa mattina io e il mio labbro superiore incanottato ci siam recati dall'amabile medico di famiglia. Lo stesso che si è rifiutato di prescrivermi gli antibiotici consigliatemi al pronto soccorso perché convinto, come sempre, che non servissero. L'occhialuto, dopo una sommaria osservazione di quella che alcuni si ostinano a chiamare la mia faccia, se ne esce con le seguente frase:
(Ha la r moscia ma no, non è sexy)
"A me non pare tanto gonfio. E' quasi come prima dell'incidente".
(Ha la r moscia ma no, non è sexy)
"A me non pare tanto gonfio. E' quasi come prima dell'incidente".
Un par di struffoli.
Prima dell'incidente io non sembravo affatto Alba Parietti travestita da panda.
Prima dell'incidente io non sembravo affatto Alba Parietti travestita da panda.
Mia mamma detta Mina e l'Umile Servo detto mio marito hanno deciso di mollare un po' la corda. Lui è tornato a lavoro e lei non ha citofonato a casa mia alle 8 del mattino per assistermi.
Quindi mi sono riposata dormendo senza vergogna alcuna fino alle 11 e mezzo. Non succedeva dai tempi del liceo.
Poi Mina mi ha chiamata. Tre volte. In una delle tre mi ha detto che il gatto mi voleva salutare.
No, non scherzo.
Quindi è stata la volta del Capetto (aka il responsabile del progetto per cui sto lavorando). Credo volesse accertarsi che prima o poi alzerò le chiappe per tornare a lavoro. Tra le altre cose mi ha consigliato un'ortopanoramica perché sua zia una volta cadde di faccia su uno scalino sbattendo forte i denti. Dopo 15 anni le caddero tutti.
Grazie, Capetto. Ora sì che son tranquilla.
Grazie, Capetto. Ora sì che son tranquilla.
Infine la Sister O., che lavora in un nido.
"Ciao Sister!"
"C'è un pacchettino davvero speciale sotto quest'albero di Natale, contiene dolcezza e tanto amore per chi ogni giorno è vicino al mio cuore"
"Ma che minchiaccia dici?"
"Volevo dedicarti un pezzetto della poesia che i miei pupi reciteranno per Natale"
"... ah, grazie"
"Ma che minchiaccia dici?"
"Volevo dedicarti un pezzetto della poesia che i miei pupi reciteranno per Natale"
"... ah, grazie"
Non sono mica più tanto sicura di essere stata io quella che ha battuto forte la capoccia.
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