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lunedì 7 luglio 2014

L'appuntamento

Ci siamo, Sister O. I temuti 30 sono arrivati. La soglia oltre la quale minigonne inguinali e scollature ombelicali iniziano ad essere guardate con sospetto e disappunto è stata oltrepassata. Quell'appuntamento col terzo decennio della tua vita, quell'incontro che t'ha spaventata così tanto da indurti a spendere fior di quattrini in creme anticellulite, contorno occhi e antirughe è passato. E noi l'abbiamo festeggiato alla grande. Noi tre prima e tutto il resto del mondo poi.

I trenta t'hanno trovato magrissima, come sempre. Più saggia e più pazza. Più grande e più bambina. Più matura e più disorganizzata. Insomma, i trenta hanno trovato te. Te all'ennesima potenza.

Quella ragazzina pelle olivastra e ossa appuntite che conosco da sempre c'è ancora. Così come ci sono sempre i tuoi ammonimenti, le tirate d'orecchie, le occhiatacce e quella sincerità disarmante che, qualche volta, a me e alla Sister G., fa paura. Una paura che ci spinge a complottare e tirare a sorte su chi debba confessarti i nostri piccoli e stolti reati d'immaturità. Reati da cui pare immune. Ma immune, dopotutto, non lo sei. Sei solo la più grande. Quella che detta legge, quella che proietta su di noi il peso della responsabilità, quella che ama arrogarsi il diritto di rimetterci in riga perché nata qualche mese prima. Quella che, ogni tanto, si lascia andare, si lascia coccolare, viziare, sgridare.

Come una sorella. Come mia sorella.

Tanti auguri, O.

lunedì 16 giugno 2014

Up!

Vi ho già parlato dell'amico G altrimenti noto come la Sister col pisello e della sua passione, sapientemente trasformata in lavoro, per la montagna e tutto ciò che ne consegue.

Nonostante la pratica dello sport non rientri tra i nostri passatempi preferiti, accade spesso che io, Servo, Sisters e fedelissimi ci facciamo coinvolgere in avventurose scampagnate con lui a capo dell'allegra compagnia che si diletta a dare lezioni di geologia, incomprensibili a noi profani.

Di solito l'amico G. è in grado di proporzionare lo sforzo richiesto alla prestanza fisica dei partecipanti.

L'ultima volta non lo è stato.

Vi elencherò, di seguito, una serie di cifre esemplificative della pazza avventura una cosa che manco Lost a cui io e la Sister O. ci siamo ingenuamente prestate:

30 persone
15 cavalli
2 montagne da free climbing
8 ore di cammino
Partenza alle 2. Alle 2 di notte.

Io, femminuccia da tacco 12 e camicette frou frou mi sono presentata all'appello con il seguente outfit:

maglietta verde di cotone a maniche corte di Zara
felpa con cappuccio della Freddy, regalo antidiluviano della ex capa di mia zia
leggings neri
calzini da stregatto
nike, unico paio di scarpe da ginnastica presenti nella mia scarpiera, risalenti al 2004 o giù di lì.

Nel mio zaino invece avevo:

torcia a pile
felpone blu elettrico usato per i lunghi inverni tre le 4 fredde mura domestiche
scarpe da trekking acquistate dalla Sister G alla modica cifra di 15 euro e, quindi, probabilmente biodegradabili
panino con la mortazza
panino col salame
panino con la nutella

Fantozzi non sei nessuno.

Alla fine della seconda scalata la situazione era, grossomodo, la seguente;

Amico G: 94 kg, 90 pulsazioni al minuto, pressione 120/80, qualche goccia di sudore sulla fronte, mano sul fianco, sorriso fiero

Sister O: 47 kg compreso il peso dello zaino, 120 pulsazioni al minuto, pressione 100/70, madida di sudore, ha dichiarato d'essere stata colta da visioni mistiche a metà cammino.

Princess S: 54 kg faticosamente raggiunti grazie al combo dieta californiana - gengivite, 150 pulsazioni al minuto, pressione 80/60, lingua penzoloni, ha dichiarato di essere stata più volte tentata d'aggrapparsi, in fase di ripida salita, alla coda d'un cavallo, assumendosi il rischio d'essere presa a zoccolate in petto o, peggio, di ricevere un'evacuazione in piena faccia.

In ogni caso siamo vivi.

Non c'è niente che non si possa fare con la determinazione e una consistente dose d'incoscienza.

domenica 9 febbraio 2014

Il potere del trio

Ci siamo viste alle sette e quaranta, come i treni persi di Battisti, a casa mia.
Abbiamo parlato d'amore e di sesso, di convivenze, futuro, matrimonio, figli. 
Mi sono bucata in cucina, per mano dell'USI mentre loro in un silenzio rispettoso coccolavano la mia stessa dolce speranza. Ho letto i loro pensieri nei loro sguardi  e sono stata fiera di non averci trovato compassione ma vicinanza, comprensione, rispetto, ammirazione.

Conosco il loro gioco. Fiuto la loro preoccupazione. Mi cercano, mi fanno uscire, vestire, truccare, parlare. E tentano goffamente di nascondermi le nuove gravidanze. 

Perché chi vuol esserti vicino lo fa senza sbandierare al vento le proprie ammirevoli intenzioni. Lo fa di nascosto, in punta di piedi, senza fartelo pesare.

Lo fa e basta.

Credevo che nessuno avrebbe mai potuto capire il dolore, la solitudine, il vuoto. Credevo che fosse sufficiente chiudere la porta in faccia al mondo e crogiolarsi nel proprio bozzolo pieno di risentimento. Credevo bastasse uscire di nascosto e voler essere lasciata in pace. 

Mi sbagliavo.

Chi ci tiene ti cerca e lotta con te. Chi ci tiene ti rialza. Con mano ferma ma senza strattonarti. Senza quasi che tu te ne accorga.

Stasera l'incrollabile Princess ha mostrato con il ventre scoperto la propria vulnerabilità, forse per la prima volta in quasi 30 anni. E si sente un po' meno sola. Grazie a quel silenzio rispettoso, alle parole non dette. A loro due, che camminano al mio fianco da 30 anni e che mi rialzano, sempre.

sabato 24 agosto 2013

Tutto lì

Siccome io e la Sister O. siamo due tipette allegre, così allegre che se ci vede un becchino si gratta le balle, ieri sera, mentre consumavamo un classico pasto da sagra, hot dog, patatine, panino con la porchetta, sedute su un marciapiede e in attesa che iniziasse l'atteso tributo a Michael Jackson, abbiamo parlato del nostro reciproco male di vivere.

Montale, spostati e dacci la scena please

Lei si è rimessa l'anello all'anulare, solo parzialmente convinta di aver fatto la scelta giusta. Sta pagando a caro prezzo il tempo che non si è presa per riflettere. Convive col dubbio atavico di ogni donna ma lui sarà davvero cambiato? 

Io beh, io avevo avvertito come un leggerissimo fastidio sotto il ventre preludio oscuro dell'ennesima delusione. Sono banale e noiosa, lo so. 

L'istero-sciogli lingua non è più rimandabile. Settembre è alle porte e io ho prenotato una ceretta all'inguine, che da SantoSpirito ci si va con Vù in ordine. Quasi quasi la faccio bionda.

Mentre con O. parlavo delle mie angosce mi son resa conto che la soluzione di tutti mali sarebbe solo lui. O lei. Quel minuscolo ammasso di cellule che si ostina a non prender forma nel mio utero.

Ed ora insultatemi pure, venitemi a dire che non posso far girare la mia vita intorno al desiderio di una gravidanza che, forse, non avrò mai. Venitemi a dire, voi banalotti dalla genitorialità facile, voi che ci siete riusciti dopo ben 4 mesi, voi che non conoscete neppure la differenza tra IUI e FIVET, tra estrogeni e testosterone, tra stick ovulatori e test di gravidanza, che NON CI DEVO PENSARE.

Prendetemi a sberle, svegliatemi, ditemi che no, il problema è più profondo, va ricercato altrove parlami della tua infanzia, lo scoviamo lì.

Balle.

Sono adulta, razionale e incredibilmente equilibrata, parola di Sciattaman. Una gravidanza sarebbe salvifica. Tutto qui.

Non ho smesso di vivere. Progetto vacanze, mi metto lo smalto, prenoto il parrucchiere, trovo il bello nelle piccole cose, nel sole e nel mare, in un Crodino con le amiche, nelle fusa di Penelope, nelle carezze sulla pancia ad un cucciolo di Labrador. Faccio liste, voglio studiare inglese come si deve, riprendere i corsi di Photoshop, iniziare un corso di fotografia, curare il giunglino, dipingere.

Ma più di ogni altra cosa io voglio essere madre.

Non posso farci nulla. Sta tutto lì. Tutto all'origine. L'origine della vita.

martedì 2 luglio 2013

Manuale d'autocommiserazione


Su quel social network che a tutti un po' piace snobbare, perchè a tutti piace sentirsi moderatamente radical chic, ma che ha l'indiscutibile vantaggio di permettere a chiunque di farsi gli altrui cazzi senza essere tacciato di suocerismo avanzato e, cosa non da sottovalutare, col tacito assenso dello sbirciato perché, voglio dì, se metti le tue foto in bikini è perché vuoi che io le veda e che focalizzi la mia attenzione sul cuscinetto lipidico che ti cresce sotto la chiappa sinistra, ho una conversazione perennemente attiva. Il titolo è  Sisters quindi non credo sia necessario specificare i partecipanti. Non è, tuttavia, altrettanto scontato il contenuto.

Per esempio ieri ci siam ritrovate a parlare di vibratori. Un po' per scherzo un po' perché la solitudine va combattuta con i mezzi che il mercato mette a disposizione. Nel momento cazzegium maximo siamo arrivate a linkarci i modelli di ultima generazione pescati su discutibili sexy shop virtuali. Credo che se all'USI venisse in mente di controllare la cronologia del mio piccì potrebbe avere qualche crisi esistenziale. O d'autositma.

Con altrettanto zelo questa mattina siamo passate all'autocommiserazione spinta. La Sister O., che da qualche mese aveva adornato il suo anulare del tanto agognato solitario è di nuovo single. Della Sister G. eviterei di parlare, sarebbe un po' come parlare di lavoro con Capetto. Inutile, superfluo e controproducente.
Io, fresca d'analista e perenne vittima di sbalzi d'umore della serie andrà tutto bene - andrà tutto di merda cercavo di arginare lo tzunami di lacrimotti digitali. Invano. Perché pretendere ottimismo da me è come pretendere che Capetto (sì ce l'ho con lui tanto da volerlo centrare in fronte col portapenne) non dica cazzate.

L'unica cosa sensata che sono riuscita a dire è: andiamocene e vivere altrove.

La Sister G. ha proposto l'Irlanda dove l'amico P. ha trovato casa, nuova vita e lavoro. Io le ho fatto notare che l'amico P. è sì molto ospitale ma è anche depresso cronico e in questo momento a noi serve gente allegra che Dio l'aiuta e pure tanto sole. Così ho consigliato Cuba. Allora mi sembra più adatta Lourdes ha ribattuto lei.

E siccome la Sister O. anche nel dolore resta la più saggia, ci ha riportato alla realtà con la seguente frase:
è inutile scappare, i problemi e la pazzia sono semrpe in anticipo sulle nostre mete. Troveremo tutto lì ad aspettarci. 

Così, per ora, abbiamo semplicemente optato per una rimpatriata, sabato prossimo. Cena e pernottamento. Ma non chiamatelo pigiama party, che, insomma, c'avemo n'età e da festeggiare c'è ben poco.

lunedì 10 giugno 2013

Fuori dal tunnel del divertimento

Sapevamo che la giornata sarebbe stata impegnativa fin dal momento in cui abbiamo aperto gli occhi al primo sole del mattino. Dire addio a un sorriso buono che ha visto solo 27 primavere e acccogliere la consapevolezza di essere ciechi di fronte alla sofferenza umana non è certo un bel programma per un sabato mattina. Ed è proprio per questo che nel tentativo di esorcizzare il dolore per un passaggio anticipato in un mondo che i vivi non hanno modo di visitare, io, le Sisters, l'USI e l'amico G. abbiamo iniziato alle ore undici e trenta a proporre spassose alternative alla depressione che ci avrebbe senz'altro colti a rito ultimato. Anche perché lui avrebbe voluto così, lui amava divertirsi.

Come tutti i buoni propositi che si rispettano siamo partite col botto. 

A mezzogiorno avevamo tirato fuori dal calderone del divertimento ad ogni costo queste proposte:

Andiamo a ballare al mare. Partiamo appena finito tutto, arriviamo lì per l'aperitivo, ceniamo fuori e poi ci scateniamo. 

C'è un concerto interessante a San Lorenzo. Ci facciamo una pizza, andiamo ad ascoltarlo e poi ci facciamo un giro.

A San Lorenzo c'è il mio istruttore di Zumba che fa serata in un locale, potremmo anche andare lì. Si balla anche la salsa, non ti manca un po' ballare la salsa Princess? A me sì.

Alle cinque, seduti su una panchina con lo sguardo perso nel vuoto le alternative erano senza dubbio meno pretenziose:

Mangiamo insieme al pub del paese, poi ci ubriachiamo a suon di prosecco.

Ma un cinema? Danno La grande bellezza oppure ammazziamo i neuroni con Una notte da leoni.

Alle otto restava una sola cosa da fare:

Pizza al taglio a casa Princess-USI, divano, video youtube di Diprè. Così, tanto per ricordare a noi stesse che c'è sempre chi sta peggio, che non occorre andare a ballare per divertirsi, che in cinque su un divano si sta stretti ma si sta tanto, tanto bene. Anche se la Sister O. si è addormentata alle undici mentre il critico d'arte più divertente del web intervistava una tipa che diceva di aver avuto un amplesso con un alieno.

lunedì 8 aprile 2013

Ragazzi di campagna

La Sister O. è un'amante della natura. L'amico G., anche detto la Sister col pisello ha fatto dell'amore per la natura il suo lavoro. Entrambi amano fantasticare su progetti di difficile se non impossibile realizzazione, tipo metter su una fattoria educativa partendo da un terreno fangoso e una casetta di 20 mq al cospetto della quale il celebre edificio in via dei matti numero 0 risulterebbe iperaccessoriato.

Ieri pomeriggio la suddetta coppia di hippies ha convinto l'intera corte e una Princess intenta ad isolarsi dal mondo con un libro in mano e la sua amaca da giardino, a fare una passeggiata nella campagna della campagna in cui viviamo.


Ritrovarsi seduti sull'erba, in cerchio, col sole in faccia e le tute sporche di fango a fare corone di margherite è stato un attimo.

Sister O.: La sentite questa pace? Quest'armonia? E' necessario entrare in contatto con la natura per ritrovare il proprio equilibrio interiore

Princess: Disse le donna della crema antirughe prima dei 30

Sister O.: Quello è un altro discorso

Sister G.: Dite che se ci spalmassimo in faccia questo fango non otterremmo lo stesso effetto?

Princess: Riesci a distinguerlo dalla cacca di mucca?

Sister G.: E' un apone quello? Se mi pizzica io muoio, sono allergica

Princess: Credo che una formica mi sia entrata nelle mutande

Sister O: Ho sete

Sister G: G. le macchie di erba come le tolgo dai jeans?

Princess: G. se ora ci uccidessi tutti nessuno ci troverebbe qui

Sister G.: G. non c'è una scorciatoia per tornare a casa? Io sono stanca

Sister O.: G. è potabile l'acqua di quel ruscello?

Princess: G. c'è un ragno, cazzo, un ragno. Uccidilo!

Sister O.: Sento dei rumori 

Sister G: Sarà qualcuno che si sta facendo una sveltina all'aria aperta

Sister O.: No sono tipo tamburi

Princess: Saranno le mucche che stanno dando un rave

Sister O.: Mi inquietano

Amico G: Il rumore che senti è quello di un picchio, il ragno non ti ucciderà, io potrei, la cacca di mucca si distingue benissimo dal fango, non fosse altro perché puzza, per i jeans hanno inventato le lavatrici, quello non è un apone, la formica morirà prima di raggiungere il tuo equilibrio interiore e io mi sono appena ricordato il motivo per cui avevo deciso di non portarvi più a fare passeggiate in campagna.

Tempo permettendo, domenica prossima faremo un'altra allegra scampagnata. Anche perché oggi, seduta alla mia scrivania da poco più di un'ora sento la mancanza della natura. Cacca di mucca compresa.


lunedì 25 marzo 2013

Oltre le gambe c'è di più

E' estremamente raro che La Princess esca di casa senza tacchi e mascara. Binomio accessoriale forse spartano ma che, almeno fino ad ora, le ha garantito la sufficienza, secondo il suo personalissimo metro di giudizio, in materia di gnoccagine.

Tacchi e mascara sono gli unici strumenti di bellezza che l'ingenua regnante usa.
La Princess, infatti, non sa cosa sia un fondotinta. In vita sua l'ha messo solo due volte. Quando si è sposata e quando, in vacanza a Rimini con le amiche, si fece truccare dall'amica N, la quale si prese, senza remore, tutto il merito quando, quella stessa sera, La Princess rimorchiò un tedesco dal nome di un liquore. Una cosa tipo Vermouth.

Il viso della Princess non ha mai conosciuto altro che sapone e bagnoschiuma. L'unica volta in cui tentò di migliorarsi spargendosi sulle gote l'acclamata bava di lumaca, presa su consiglio della biondissima ed espertissima collega dalla voce stridula, si ritrovò preda di rossore, secchezza e bollicine.

Quando La Princess esce dalla doccia ama avvolgersi nel grande e morbido accappatoio del suo Umile Servo, perché le piace sentirsi addosso il suo odore, per poi, una volta asciutta, vestirsi alla velocità della luce senza che neppure un cm del suo corpo conosca una lacrima di crema idratante, snellente, ristrutturante, rigenerante, anticellulite.

I suoi capelli, vittime sacrificali di piastra e phon, stanno firmando in massa una petizione per l'uso di balsami e creme che permettano loro di sopravvivere alla vita puritana che essa gli impone. Ovviamente possono farlo solo quando sono liberi e non imprigionati in qualche severo e malriuscito chignon, retaggio degli anni di danza e unico modo, secondo la terribile posseditrice della corona, di tenerli in ordine.

Se fosse per La Princess le estetiste morirebbero di fame. Il sabato pomeriggio, infatti, lo impiega spesso in quella che ama definire ristrutturazione casalinga e che, sovente, si risolve in una semplice e veloce depilazione tra strisce Lycia e lamette Gilette. 

La sua fortuna è essere circondata da amiche molto simili a lei. Messi da parte quei due o tre casi disperati di  soggetti femminili che si truccano, tingono, incremano, lisciano da quando erano in fasce, le altre hanno un concetto piuttosto semplice di femminilità (quando ce l'hanno, perché La Sister G., per esempio, ha anima e corpo di un pastore bergamasco).

Questo enorme preambolo ha il solo scopo di rendervi partecipi del grado di stupore della Princess quando La Sister O. se ne è uscita con la seguente frase:

Ho comprato a te e a G. una crema contorno occhi.

E quando, non paga, ha risposto così alla domanda sul perché dell'insano gesto:

Perché alla soglia dei 30 è ora di iniziare ad essere femmine.

venerdì 1 febbraio 2013

Quel che resta

Iniziamolo bene sto mese va. Parliamo di una cosa allegra. Morire.
Va bene, potete grattarvi. Con grazia please! Che qui siamo a casa di una Princess mica de no scaricatore de Porto de Oxtia, santocielo.

Io e le Sisters siamo state ad un funerale. La Mina di un nostro carissimo amico è venuta a mancare. All'improvviso. E siccome in queste occasioni ognuno si sente libero di testamentare io e Sister G. ci siamo dovute subire i vaneggiamenti della Sister O., quelli che ripete stile mantra terapeutico in ogni simile, triste circostanza. Nel caso in cui dovesse essere accolta nella gloria dei cieli prima di noi, io e G. abbiamo il compito di organizzare il suo funerale e farla cremare. Fino a qui nulla di trascendentale. Il problema si è posto quando ha inizato a blaterare sul dove ubicare o, meglio, sparegere i suoi amabili resti.

Sister O: "voglio che gettiate le mie ceneri nella piscina di acqua sulfurea dove andiamo a fare il bagno d'estate"
Princess: "che schifo. Io dovrei fare il bagno tra le tue ceneri? E' antigienico"
Sister G: "ti immagini scene tipo 'Princess hai un pezzo di O. appicciato su una chiappa!'"
Sister O: "allora buttatemi nell'Aniene"
Princess: "pasto per i pesci!"
Sister G: "non ti facevano senso i pesci?"
Sister O: "mi fanno schifo i pesci. Non voglio essere mangime per i pesci. Accidenti. Allora smezzatevele, le mie ceneri, e mettetevele, che so, in un anello, in un'ampollina, in un ciondolo"
Princess: "Ok, siamo come sorelle noi 3 ma non me la sento di metterti in un anello e usare quella mano, che so, per farmi il bidet. Sarebbe irrispettoso"
Sister G: "per non parlare del lato porno della cosa quando facciamo all'ammore con qualche ganzo"
Sister O: "siete persone perverse. Insane. E difficili".

Alla fine abbiamo mediato su un terreno di campagna, sotto un ciliegio.
Che vi devo dire, ognuno ha i suoi personali metodi per esorcizzare la paura della morte. Il nostro è questo. Sdrammatizzare, ridere, sminuire.
Siamo persone perverse, insane e difficili.
Troviamo ossigeno così quando annaspiamo di fronte all'ennesima, brutale perdita.

lunedì 17 dicembre 2012

Convalescenza

Questa mattina io e il mio labbro superiore incanottato ci siam recati dall'amabile medico di famiglia. Lo stesso che si è rifiutato di prescrivermi gli antibiotici consigliatemi al pronto soccorso perché convinto, come sempre, che non servissero.  L'occhialuto, dopo una sommaria osservazione di quella che alcuni si ostinano a chiamare la mia faccia, se ne esce con le seguente frase:

(Ha la r moscia ma no, non è sexy)
"A me non pare tanto gonfio. E' quasi come prima dell'incidente".

Un par di struffoli.
Prima dell'incidente io non sembravo affatto Alba Parietti travestita da panda. 

Mia mamma detta Mina e l'Umile Servo detto mio marito hanno deciso di mollare un po' la corda. Lui è tornato a lavoro e lei non ha citofonato a casa mia alle 8 del mattino per assistermi. 

Quindi mi sono riposata dormendo senza vergogna alcuna fino alle 11 e mezzo. Non succedeva dai tempi del liceo.  

Poi Mina mi ha chiamata. Tre volte. In una delle tre mi ha detto che il gatto mi voleva salutare.
No, non scherzo.

Quindi è stata la volta del Capetto (aka il responsabile del progetto per cui sto lavorando). Credo volesse accertarsi che prima o poi alzerò le chiappe per tornare a lavoro. Tra le altre cose mi ha consigliato un'ortopanoramica perché sua zia una volta cadde di faccia su uno scalino sbattendo forte i denti. Dopo 15 anni le caddero tutti.
Grazie, Capetto. Ora sì che son tranquilla.

Infine la Sister O., che lavora in un nido. 
"Ciao Sister!"
"C'è un pacchettino davvero speciale sotto quest'albero di Natale, contiene dolcezza e tanto amore per chi ogni giorno è vicino al mio cuore"
"Ma che minchiaccia dici?"
"Volevo dedicarti un pezzetto della poesia che i miei pupi reciteranno per Natale"
"... ah, grazie"

Non sono mica più tanto sicura di essere stata io quella che ha battuto forte la capoccia.