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martedì 11 febbraio 2014

Raggio al quadrato per tre e quattordici

Panza mia fatti capanna non è solo un modo di dire da usare quando si è di fronte ad un pasto succulento. E' una realtà concreta con cui debbono fare i conti tutte le stimolate. Pure quelle col ventre piatto da addominale allenato, pure la tipa che fa la pubblicità di Mediashopping e ci fa sentire così inaccettabilmente ciccione.

La panza si gonfia, s'arrotonda e fa male, dubito che qualcuna sia sfuggita a quest'effetto collaterale. Io, per esempio, se fossi un cartone animato sarei stata disegnata col compasso. Se fossi un dipinto sarei stata ritratta da Botticelli, che la Venere sarà pure stata una gran gnocca cinquecentesca ma c'aveva la trippa.

Niente di insopportabile, almeno per ora. Un fastidio irritante quanto basta per scoperchiare la mia parte misantropa, già di per se ipersviluppata, e potenziare quello sguardo acido da cheminchiaguaddi rivolto a chiunque osi fissarmi il ventre, anche inavvertitamente, per più di mezzo secondo.

Che poi la parte più difficile è fingere la normalità quando sei costretta a presenziare a quei meravigliosi eventi conviviali che tanto ti erano cari prima di diventare una rabbiosa e insoddisfatta sociopatica, preda di disturbi ossessivi compulsivi che ti obbligano a tastarti le tette, per assicurati non si siano sgonfiate, almeno 10 volte al minuto. Mi auguro che nessuno interpreti l'insano gesto come un segnale sessuale di dubbio gusto.

Nel frattempo litigo con tutti, Mina in primis. Che mica vorremmo farle perdere il primato di scazzi settimanali, sono o non sono la figlia ideale? La sua ansia è la mia ansia. Roba che pure pianificare la prossima visita da SantoSpirito pare un affare di stato. Qualcuno chiami la NATO, ora!

Ieri rivedevo la mia bozza di lettera di presentazione, quella roba che si invia insieme al curriculum nella vana speranza che sia sufficientemente convincente da garantirti un'assunzione in tempo di crisi. Dite che se esordisco così: ciao sono la Princess, mi sono bucata esattamente per 11 giorni, 12 se contiamo il buco in chiappa e la mia panza pare un punaspilli qualcuno, ammirato dal mio coraggio, potrebbe assumermi?

mercoledì 16 ottobre 2013

La mia persona

Ho pensato che mi piacerebbe raccontare un aneddoto sul modo in cui ci siamo conosciute, una di quelle storielle divertenti da tramandare perché, in fondo, Sister, la nostra è una grande storia d'amore e meriterebbe d'essere raccontata, come ogni bella e duratura storia d'amore che si rispetti. Per quanto, tuttavia, io mi impegni a far luce negli oscuri abissi della mia memoria, il nostro primo incontro non lo ricordo. In realtà dubito che potrei, eravamo troppo piccole. Il mio primo ricordo risale ai miei due anni, quando la mia irrequietezza mi fece sbattere il mento contro il pavimento lucido del coiffeur di Mina. Quattro punti e due medici che cercavano di tranquillizzarmi in modo maldestro non piangere, farai piangere anche gli altri bambini. Evidentemente ingoravano il mio innato egoismo, ricordo che pensai e che me ne importa degli altri bambini? E' me che state torturando. Piccola stronza.

Io e te ci siamo conosciute prima. Io e te ci conosciamo da sempre.

Dicono che gli amici sono la famiglia che ti scegli. Non è vero. Io non t'ho scelta, t'ho trovata. Forse se mi fosse stata data la possibilità di scegliere avrei cercato qualcuno più simile a me. Io donna da tacchi, gonna e Barbie fior di pesco, tu uomo mancato da Converse, jeans e macchine a scontro. Io diplomatica, tu irruenta, io dolce apparente e stronza nell'anima, tu stronza apparente e dolce nell'anima. Io razionale, tu emotiva. Se mi fosse stata data la possibilità di scegliere io avrei scelto male, Sister. Perché, forse, non avrei scelto te, che sei stata il regalo più bello della mia infanzia.

Che sei il regalo più bello. Punto.

La citazione che ci dedichiamo in queste occasioni e che viene usualmente commentata dall'amico G. con me se è appena cariato un dente non è stata partorita da qualche genio della lettaratura. E' scema ed infantile. E' frivola e smielata è Derek è l'amore della mia vita ma tu sei la persona. I fans di Grey's Anatomy probabilmente sanno di cosa parlo.

Te la dedico di nuovo, anche qui, in questo posto solo mio.

Tanti auguri, mia persona

lunedì 29 luglio 2013

Manuale di sopravvivenza per mogli sole

E' tornato sabato sera, tardissimo e stanchissimo con due valigione al seguito e un mal di testa epocale da cambio d'altezza e, soprattutto, di temperatura. Ha preferito dormire nel suo letto sudaticcio piuttosto che restare un giorno in più nella frescura alpina.

Io ho barattato la mia personalissima reinterpretazione dell'uomo vitruviano con le sue braccia attorno alla vita e la certezza di potermi attaccare alla sua schiena dopo un incubo.

Ho detto a Sciattaman, orgogliosa, di aver superato la prova solitudine. Forse non a pieni voti ma è comunque un buon risultato. E' importante essere generosi con se stessi, no?

Intanto, dall'alto della mia esperienza di moglie sola ho deciso di stilare un manuale di sopravvivenza fatto di poche semplici e universali regole.

Tv spazzatura
Che poi sarebbe il sinonimo di Real Time. Lode a te, digitale terrestre. Sì perché quando la sera, sole nel vostro lettone, sentite la mancanza dell'omo, sia sul fronte glicemia che sul fonte hot c'è solo una cosa che potrà consolarvi: vedere gente che mangia la gommapiuma o che parla con gli orsacchiotti di peluche. Non sapevo di essere incinta o 24h in sala parto sono, invece, programmi consigliati solo a donne con pargoli al seguito o che non stanno cercando di avere figli. Le ricercatrici incallite e pure sole non trarranno da quelle immagini che sensazioni sgradevoli e il solito moto d'invidia di fronte alla tipa che dichiara, candida, non so come sia potuto succedere.
Magari trombando, amica. C'avevi mai pensato?

Anyway. Se siete deboli di stomaco potrete, semplicemente, dedicare la vostra attenzione a quella tipa col nome ridicolo che pratica la nail art o impastricciarvi il viso seguendo i consigli di Clio. Per le buongustaie c'è la cucina di Buddy. Di italiano non c'ha manco il basilico ma vi farà venire voglia di mettervi a dieta.

Cibo di mater italica
Cucinare per se stessi non da soddisfazione ma mangiare sul divano, davanti la tivvù, un cibo pronto e iper condito vi farà bene allo spirito. La mater italica che vi sa sole e disperate si prodigherà nella preparazione di succulenti ranci. Nel caso in cui vostra madre non sia disponibile le soluzioni si chiamano Mc, rosticcerie, cibo cinese, pizza da asporto. Vi ritroverete con qualche etto in più ma risparmierete sulla bolletta. Io, per esempio, ho mandato la lavastoviglie 5 volte in 3 settimane.

Animale domestico
Sono di compagnia, si sa. E hanno l'indiscutibile vantaggio di non potervi contraddire. Potrete parlare con la vostra micia per ore, porle quesiti esistenziali e interpretare le sue risposte a seconda di quello che vi fa comodo. Oltre che un inequivocabile segno di disagio mentale è anche un toccasana per la vostra autostima. Dopo due manciate di crocchette lei vi farà le fusa anche se le avete appena chiesto se state bene col pigiama a fiorellini blu e avrete interpretato il suo mao come un sì, sei bellissima sempre, anche se non ti depili da due settimane.

Amico tuttofare
Essere indipendenti non vuol dire piegarsi a cacciare i bacarozzi o cambiare lampadine o stappare il tubo del lavandino. Sappiatelo. Lasciate da parte tutte quelle menate da femminista coi baffi e munitevi di amico tuttofare. E' fondamentale che lo conosciate da tempo, che sia amico di vostro marito e che, ai suoi occhi, sembriate una docile pecorella smarrita nel pericoloso bosco di casa vostra, una casa piena di insidie e di insetti. E, mi raccomando, donne, quando avrà gettato lo scorpione nel cesso assicuratevi che tiri la catena due volte che si sa, quelli risalgono dallo scarico. Sempre.

lunedì 22 luglio 2013

Amarsi un po'

E' una questione di schemi mentali. Si formano nell'infanzia, per imitazione. Non ce li togliamo più di dosso, li applichiamo ogni volta percepiamo una situazione di pericolo, paura o semplicemente una novità. Non ce ne sono di giusti o sbagliati ma alcuni ci fanno vivere male, altri bene.

Sai cosa vuol dire avere un rapporto simbiotico con qualcuno, Princess?



E con chi credi di averlo?

Con mia madre

Sogno onde anomale dall'adolescenza. Le prime, impetuose e inarrestabili mi soffocavano, riempiendo i miei polmoni d'acqua, mi uccidevano. Ed io mi lasciavo travolgere, svegliandomi di soprassalto, annaspando. Con gli anni ho imparato a scappare. Nel sogno percepivo il pericolo e iniziavo a correre, girandomi ogni tanto per controllare l'altezza dell'acqua. A volte mi salvavo raggiungendo a fatica un'altura, con la speranza che il livello del mare non si elevasse tanto da affogarmi. Ora le onde son quasi sparite. Ma l'acqua popola ancora le mie visioni notturne. Qualche mese fa camminavo sul pavimento di ghiaccio della mia camera da letto, il ghiaccio si è spezzato ed io sono andata a fondo. Ho nuotato, con grazia e con calma. Ieri notte ero su una gondola. Il gondoliere ha virato su un canale, chiuso fino a pochi minuti prima. La gondola ha incamerato acqua, si è spezzata in due ed io ho nuotato di nuovo. Con la stessa calma e la stessa grazia del sogno precedente.

Sabato ho scoperto che l'acqua è un simbolo forte, profondo, viscerale e, soprattutto, primordiale. L'acqua richiama il liquido amniotico, il rapporto con la madre.

Un rapporto complesso. Tanto intimo e profondo quanto soffocante e malato.

Ho assimilato per osmosi gli schemi mentali di mia madre. Ho fatto mie le sue ansie, l'ipocondria e l'angoscia. Ho fatto mio il suo male di vivere così come la sua sensibilità, la capacità di analisi e di introspezione.

Ma sono anche una persona ricca. Parola di Sciattaman. Perché rispondo bene alla psicoterapia, non ho costruito resistenze, mi sono aperta, miglioro in fretta.

Ci deve essere stata un'altra persona, nella tua vita, nella tua infanzia che ti ha dato un'alternativa, ti ha mostrato altri schemi mentali a cui tu hai attinto, ti ha fatto capire che esiste altro oltre la depressione, come arma di difesa e reazione.

C'è stata. E' la ZiaSanta. Che sorride e sdrammatizza, che ama viaggiare e ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera. Che non si è mai sposata perché non voleva accontentarsi. Che trova il bello nelle piccole cose.

C'è stata lei quando mia madre si chiudeva in casa preda degli attacchi di panico.

Gliel'ho detto.

Ti ha salvata, sai?

E' stata la sua risposta.

E, inoltre, hai avuto l'intelligenza di trovare una persona più simile a tua zia che a tua madre per passarci la vita.

Sono fortunata Doc!

No, sei scaltra. La fortuna ce la facciamo da soli, Princess. E il segreto della scaltrezza è solo uno: volersi bene

E io me ne voglio, tanto. Avevo smesso e ho sbagliato. Ma non mi spaventa ricominciare.

domenica 7 luglio 2013

Un dolce addio

Credevo che questo sarebbe stato l'anno degli arrivi e invece, a quanto pare, è l'anno delle partenze, delle separazioni, degli addii. Ce ne sono stati alcuni irruenti, traumatici, inaspettati e altri dolci, sereni, attesi. Tutti ugualmente dolorosi.

Morire a 92 anni vuol dire non lasciarsi alle spalle nulla di incompiuto. Soprattutto se sei una un'instancabile donna d'una tenacia spavalda e superba.

Morire col sorriso sulle labbra nonostante una lunga sofferenza è, dopotutto, una gran bella fortuna. Dicono che se la sia guadagnata una vita così lunga e una morte serena, circondata dalla famiglia di cui lei rappresentava l'ultimo, solido e antico pilastro e penso proprio sia vero.

L'ultima volta che l'ho vista mi ha sorriso dicendomi che ero sempre più bella. Io le ho risposto che i complimenti delle zie non fanno testo, che son di parte e che in realtà ero pure ingrassata. Allora lei ha alzato la mano destra e in segno di finto rimprovero mi ha risposto che non mi sta mai bene nulla proprio come tuo nonno. Suo fratello.

Spero che il paradiso non sia troppo dispersivo. Che ci sia organizzazione lassù. Così potranno riabbracciarsi, quei due. Anche se credo che mio nonno la stia aspettando con la sua solita espressione accigliata e le braccia conserte.

Di lei mi resteranno molti sereni ricordi. I natali passati nella sua cucina, soprattutto. E poi il suono della sua voce mentre mi chiamava col diminutivo del mio nome, Luisella.

venerdì 28 giugno 2013

Questioni di tempi e d'attese

La parte divertente del complesso flusso di pensiero che m'ha attraversato le meningi è stata l'orrida canzone di Fiorello che ha accompagnato il mio ragionare.

Sì o no anche detta Please don't go, che dovrei proprio farmelo spiegare dall'ex codino rampante che c'azzecca il titolo inglese scritto tra parentesi vicino ad una canzone chiamata sì o no ma sorvoliamo và, che forse certe cose è meglio non saperle.

Alla fine la mia mente ha partorito. Beata lei. 

Giuro e spergiuro che non si è trattato di assenza di palle coraggio. Il punto è che luglio è mese assai pregno e complicato. Visto che non godo di giorni di ferie illimitati e visto che sono una donnina piccola e lagnosa senza il suo Umile Servo accanto, io e quel tale che con me condivide l'affaire gravidanza perduta abbiam deciso di comune accordo di rimandare l'ispezione nei miei regali anfratti ad agosto, che un mese non ci cambia la vita, a limite sarò solo un tantinello più isterica.

Nel frattempo Sciattaman aka il mio strizzacervelli, chiamato così grazie alla sua totale mancanza di cura nel vestire e pettinarsi, ha fatto la scoperta del secolo. Io ho un problema con le attese. E sono pure una perfezionista, maniaca del controllo. Non me manca niente.

Pare dunque che la difficoltà nell'accettare e nel vivere serenamente le mie sfighe generi angoscia che si trasforma in depressione che sfocia nell'ipocondria che non è il male ma il sintomo.
Detta così par cosa facile trovare una soluzione. Mancopegnente, signori miei. L'accettazione è lavoro lungo, complesso e tortuoso. Un po' come la ricerca del pargolo smarrito. Quindi abbiam fatto scopa.

Che culo.

E siccome sono una sadica voglio condividere con voi la sopraccitata colonna sonora che ha così dolcemente stimolato le mie povere e martoriate sinapsi:



Va bene, odiatemi. Me lo merito.


giovedì 27 giugno 2013

Proposte indecenti

Riconosco di aver fatto la scelta giusta ogni volta che lo sento al telefono. Perché avere uno scrutavagina che ti sorpende non è mica da tutti.

Succede che l'USI se ne va un mesetto in Trentino per lavoro ma senza i trentatrè trentini che entrarono a Trento trotterellando, cioè senza la sua adorata mugliera che, però, lo andrà certamente a trovare in mezzo ad Heidi che se faceva le canne e alle sue caprette educate. Succede che lo sganciamento dell'ovulo non è previsto in data visita reale et qvindi prendere le pasticcone dopanti sarebbe come gettarle nel cesso e tirare lo sciacquone per poi sperare di restare incinta per gentile concessione del Principale.

Urge quindi chiamata a SantoSpirito per sapere se posso fare a cazzi miei trovare un'alternativa sospendendo l'ultimo ciclo di Clomid per riprenderlo quando la materia prima tornerà disponibile tra le reali lenzuola di casa sua.

Alla quarta chiamata mi risponde col suo solito tono cazzone allegro.

Io parto con un le rammento la mia situazione e spiego tutto il gigantesco inghippo.

Lui tace. Cosa strana.

Poi, cosa non strana, mi spiazza

Visto che tuo marito è fuori uso per un mese approfittiamone per fare l'isterosalpingografia. Chiamami appena ti torna il ciclo che te la fisso e ci togliamo il pensiero

Ah, così. Veloce veloce? Senza manco du carezze prima?

Sì signori miei. Così. Veloce veloce. E col marito in Trentino.

Ho deciso che mi prendo il primo dì di ciclo per pensarci. Che io c'ho paura ho bisogno dei miei tempi e, forse, pure dell'USI che mi stringe la manina prima, durante e dopo. Che a me i camici bianchi me fanno prende lo squaraus solo a vederli. Figuariamoci se devo sbattergliela in faccia e far espolare i miei anfratti da un catetere.

Però ecco, prima è meglio è, come dice Mina che, per la cronaca, si è resa disponibile al supporto morale e mi ha rincuorato con la seguente frase:  tranquilla, il Valium lo porto io. 

venerdì 21 giugno 2013

Solo le cose belle

Una volta tagliasti per sbaglio i tuoi folti e nerissimi baffi. Io rimasi ad osservare incredula la tua faccia orfana di quel vigoroso e maschio simbolo. Sembravi più dolce ma non sembravi tu. Poi mi soffermai sul tuo labbro superiore per scoprire quanto fosse incredibilmente simile al mio.

Quasi due anni fa ci hanno scattato una foto. Io ero in un abito bianco ammazza respiro, tu in un completo nero, camicia bianca, cravatta grigia. Guardavamo entrambi a terra, intenti a non inciampare su quel terreno dissestato che precedeva l'ingresso della piccola chiesa in cui sarei diventata parte di un'altra famiglia. Quella che non ha te al capo ma l'uomo che è diventato mio marito. Le nostre teste tonde, il mio braccio destro sotto il tuo, il piede sinistro avanti, la coscia inclinata esattamente nello stesso modo.

A quattro anni mi portasti con te a raccogliere asparagi. Aveva piovuto e il terreno altro non era che una morbida fanghiglia. Non ti curasti minimamente della raccomandazione di Mina ha avuto la febbre non farle prendere freddo. Preferisti farmi divertire nell'attività prediletta da ogni nano che si rispetti: immergere i piedi nelle pozzanghere. 

Una sera di due anni fa mi portasti a casa una ricotta fresca, quella fatta a mano da un tuo amico pastore. Ti ci fai i ravioli, mi dicesti. Quando scopristi che ero sola a cena ti uscì un ma allora perché non sei venuta a cena da noi, a casa tua. Un po' eri geloso, un po', forse, ti mancavo. Te lo lessi negli occhi e ricordo pensai che fosse incredibile e che, forse, aveva ragione Mina. Tu provi amore ma non sai gestirlo.

In macchina con te mi fai ascoltare canzoni di gente morta o pensionata. Note di altri tempi e mondi. Ami associarle a quei periodi della tua vita in cui io non ero ancora presente. Questa uscì quando facevo il militare, questa quando ho conosciuto tua madre, senti che musica! Io sorrido e ti prendo in giro, perché a te piace così.

Oggi voglio dedicarti questi ricordi, gli altri, quelli brutti, lasciamoli dormienti nel loro tempo passato. Lasciamoli agonizzanti in un mare di altre esperienze, più gaie e frivole. Perché se non li possiamo cambiare li possiamo ignorare. Possiamo evitare che tornino a farci del male. Almeno oggi.

Perché oggi compi 58 anni e da 28 sei mio padre.

Buon compleanno, Pino.


sabato 15 giugno 2013

Penelope

Visto che a Palazzo non vi è traccia alcuna di doppie linee su uno stick pregno di pipì, panze tonde, vagiti, culle e pannolini Princess e USI hanno deciso di farla spiccia e andarsi a prendere il terzo membro della loro very little family.

E' stato semplice. Niente calcolo dell'ovulazione, pasticconi dopanti per le ovaie, giorni d'astinenza per potenziare il getto spermico, dubbi esistenziali muco-non muco - ovulo-non ovulo, appuntamenti loschi e raccomandazioni tipo svegliami quando torni, capisci a me. 

Lei è una donna, si chiama Penelope, beve latte, è causa di notti insonni, sparge cacca dove non dovrebbe. Che altro dire? Ah è pelosa, ha 4 zampe e miagola. Eccola:



Il nostro rapporto è iniziato nel migliore dei modi. Lei si lagna fino allo sfinimento, io mi alzo dalle due alle cinque volte dal letto, mi avvicino per carezzarla e lei soffia manco avesse visto un doberman incazzato. E' così piccola da non riuscire a scendere le scale ma non così tanto da non farsi le unghie sullo stipide della porta. In due giorni ha dato il meglio di se grazie all'accoppiata vomito-cacca. Roba che son diventata ipocondriaca pure nei riguardi di sua maestà baffuta.



Siccome, però, il mio lato mamma degenere reclamava la ribalta ho pensato bene di perdermela in camera da letto durante il primo giorno di permanenza nelle sue reali stanze. Il tempo di lavarmi i denti è lei stata inghiottita in qualche remoto angolo a me sconosciuto. L'ho lasciata sola e miagolante senza sapere dove fosse e se l'avrei trovata ancora viva al mio ritorno dal lavoro. Ditemi che non esiste un'assistente sociale dei gatti, please.



Vi assicuro che le reclusione forzata è solo temporanea. Quando la coronata testa pelosa sarà sufficientemente indipendente ovvero quando gli altri gattoni del vicinato non la vedranno come la novellina ingenua, vittima sacrificale di smanie bulliste, la tipetta tutto soffio potrà avere il giunglino tutto per se e tra qualche mese, magari, amoreggiare al chiar di luna con qualche micio vagabondo. Che si sà i vagabondi hanno sempre il loro fascino.



Ora vi lascio, vado a controllare che non me l'abbia fatta sul piumone.

martedì 11 giugno 2013

Fasi di ricerca

Nell'immaginario collettivo la donna in cerca di un pupo, che in quest'ambito chiameremo semplicemente ricercatrice, è una persona serena e consapevole della scelta fatta che si gode a pieno le maratone orizzontali con il compagno - marito- donatore di sperma, che aspetta con serenità, quasi dimenticandosene, l'arrivo non arrivo del ciclo e si rassegna con un sorriso pensando sarà per la prossima volta quando vede le rosse arrivare con il loro carico di indicibili disagi all'orizzonte.

Bella stronzata.

Non funziona proprio così. Perché dietro la frase stiamo provando ad avere figli spesso si celano verità imbarazzanti, riti snervanti, fantasintomi e seghe mentali.

La vita della ricercatrice è assai complicata.

Per comodità la suddivideremo in 4 comode fasi mensili:

Il post-mestruo. Dove tutto ha inizio, ogni volta. Le rosse se ne sono andate, la ricercatrice si sente sgonfia, figa e bellissima. Passeranno almeno 14 giorni prima dell'ovulazione così decide, semplicemente, di rimandare il pupo-pensiero a quella data. E' iperattiva e spensierata e nei momenti migliori arriva a pensare cose tipo: ma sì, io sto bene pure così, senza pargoli al seguito. Perché io valgo, perchè io mi piaccio, perché io so' io e voi nun siete un cazzo. 

Illusa, povera illusa.

Una settimana dopo il post-mestruo la serenità pocanzi descritta sarà già sfumata. Troverete la ricercatrice in preda a calcoli astronomici finalizzati a beccare lei: la data ovulatio, il giorno x, le 12h di fertilità e di felicità.

Trenta meno quattordici fratto due per settantatrè... ma non la calcoliamo pure la luna piena? E il segno del sagittario con Saturno contro? E lui deve caricare  il cannone, togliamo altri 4 giorni. Giorni alterni? Tutti i giorni? Che diceva l'esperta del forum sulla fertilità?

Un delirio.

Se, poi, la ricercatrice verrà a conoscenza dell'esistenza di quegli strumenti infernali chiamati stick ovulatori la sanità mentale sua e del suo socio in affari verrà messa a dura prova.

Ma tu la vedi 'sta minchia di linea di destra? Ma la supera o no la sinistra? Ma l'hai fatto con la pipì del mattino? Ma hai bevuto a sufficienza? Ma è meglio farcela sopra o usare un bicchierino?

Svelato l'arcano il periodo ovulatorio vedrà la ricercatrice sguinzagliare il suo lato porno-star. Pizzi e sfizi, sensualità e appeal, parole zuccherose e gambe a candela.

Perché se il sesso a comando ammazza il romanticismo almeno rendiamolo interessante. 

E poi arriverà lui. Per le esperte è semplicemente il PO ovvero il periodo post-ovulazione. Il periodo in cui il dubbio corrode l'anima della ricercatrice. Il periodo in cui lei farebbe di tutto per scrutare utero, endometrio, ovaie e tube pur di sapere, pur di dare risposta a quell'unica, snervante domanda. La domanda che martella la corteccia cerebrale di ogni donna bisognosa di una panza:

Sarò rimasta incinta?

Nella vana speranza di trovare indizi la ricercatrice passerà buona parte del suo tempo in un'attività altamente debilitante: la ricerca del sintomo.

Perché lei lo sa che i sintomi iniziali di una gravidanza sono simili a quelli del preciclo e allora si impegna nell'individuazione di fantomatiche differenze. Differenze che, sebbene si sforzi, non troverà mai.

Ho le tette gonfie ma la tensione non riguarda tutta la tetta, solo il capezzolo. Sicuro sono incinta! 
No, ricercatrice, sicuro sei scema. O il push-up ti ha strizzato pure il cervello.

Mi pizzicano le ovaie, sarà un sintomo? Cerchiamolo un po' su google.
No, ricercatrice. Forse hai solo mangiato piccante.

Sono stitica questi giorni, magari è il progesterone che sale perché sono incinta.
No, ricercatrice, sei stitica sempre.

Ho messo lo zucchero nell'acqua della pasta, sono distratta. Wow è un chiaro sintomo di gravidanza!
No, ricercatrice. Non devi cucinare mentre guardi Grey's Anatomy in streaming.

Ho la nausea!
Ricercatrice, te sei magnata un etto e mezzo de carbonara. A cena.

Il ciclo arriverà, come sempre, puntuale e la ricercatrice, dopo il consueto momento di disperazione e sconforto penserà:

La prossima volta non faccio caso a nulla, non mi faccio più fregare.
No, ricercatrice. Ti farai fregare ancora.

Del resto la prossima volta potrebbe essere quella buona.

giovedì 23 maggio 2013

L'uovo e il pulcino

L'uovo strapazzato è uno dei miei piatti preferiti (dopo il risotto alla crema di scampi che però non mi viene mai come quello del ristorante e poi non ci impiego mezzo minuto netto per farlo) ergo me lo concedo almeno una volta la settimana. Qualche tempo fa nel tentativo di far apprezzare al nano F., figlio della cucina L., le gioie del tegamino, glielo preparai, se di preparazione si può parlare. Una cena con tre commensali. nano F, Sister G, Princess.

Tutto andava a meraviglia, sembravamo una di quelle modern family molto fighe che si portano dietro i nani agli app del venerdì, ai vernissage di arte moderna, al circolo del golf con l'unica differenza che io e Sister avremmo, al massimo, potuto aspirare alla sagra della sarciccia de Ariccia. Fino a quando nella diabolica mente nanesca affiora una domanda, una di quelle che ti mandano il boccone di traverso, una di quelle a cui avresti voglia di rispondere 'spetta n'attimo chiamo Giacobbo, ti risponde lui:

Zia ma perché alcune uova sono uova e altre diventano pulcini?

No panic, la so!

Perché le uova per diventare pulcini devono essere covate dalla gallina

E come le cova?

Col cu...

Sister! 

Scusa

Si siede sopra l'uovo e con le piume lo scalda. Ti ricordi quando è nata C.? La misero in un'incubatrice per farla crescere, no? Ecco la gallina è un'incubatrice umana. Cioè... un'incubatrice animale

E come nasce l'uovo?

Eccola la. Mo vatte a ricorda' la storiella dell'ape e del fiore

Noooo ho detto le uova no le api!

L'uovo, beh, ecco... il gallo e la gallina si danno un bacino e nella pancia della gallina cresce l'uovo 

Se io bacio C. le cresce un uovo dentro?

Sì, un uovo de Pasqua

Sister! No, nano F., non le cresce nulla dentro perché beh... devi essere grande per fare queste cose e sai che ti dico? Pure per saperle quindi mangia e guardiamoci i cartoni

Pss, aho

Sister che c'è? Invece di aiutarmi non hai fatto altro che dire cretinate. Grazie eh

No è che volevo chiederti cosa ne penseranno cugina L. e marito di te quando sapranno che hai fatto mangiare un embrione al loro pargolo

Mavaffanculo

A mia discolpa posso dire solo una cosa: ero tanto, tanto ciovane. Diciamo che la storia dell'ape e del fiore dovevo ancora capirla bene pure io.


lunedì 20 maggio 2013

Donare

Arriva un momento in cui ti chiedi per chi lo stai facendo. E anche perché. Un momento in cui vieni assalita dal dubbio: e se lo volessi solo per me? e se fosse solo quesitone di egoismo?
Del resto ero proprio io quella che, nell'età in cui credi fermamente che nella vita le cose basta volerle, che avresti deciso tutto tu, ottenuto tutto tu, sognava una famiglia chiassosa e tre nani allegri.

Forse allora i figli li volevo solo per me.

Ma adesso, sapete, mi sa che che lo voglio per loro.

Voglio che conoscano la sensazione del sole che ti scalda la faccia, che si impiastriccino le mani con i colori a tempera, che si sbuccino le ginocchia e trovino conforto tra le mie braccia, che respirino il mio odore, l'odore di mamma, quello che ognuno di noi conosce e non dimentica.

Voglio che sorridano al pensiero della merenda con pane e nutella, che si stupiscano vedendo il mare per la prima volta, che trovino rifugio in un lettone immenso dopo un brutto sogno.

Voglio che sognino di draghi e principesse, che si perdano dentro un buon libro, che vengano rapiti da un'immagine, che vivano quel momento in cui capisci che tu sei tu e che sei speciale e che ti vai bene così.

Voglio che conoscano l'odore di una crostata fatta in casa, il suono ipnotico che fanno i cavalli quando strappano l'erba con i denti, il vento sulla faccia in due su uno scooter, le nuvole viste dall'oblò di un aereo. 

Voglio che si innamorino, che sentano lo stomaco contorcersi, il loro primo bacio e il primo vero bacio. Voglio la prima volta sui tacchi e il primo mascara, la prima cravatta e la prima volta che ti piaci allo specchio che ti piaci davvero e pensi una cosa frivola tipo wow, sono una gnocca. 

Voglio che conoscano la soddisfazione che viene dal sacrificio. La gioia  per un 30 ad un esame, un nuovo lavoro, l'indipendenza, la sensazione di avere il mondo in mano.

Voglio donargli tutto questo. Voglio donargli la vita che qualche volta, è vero, ti prende a pugni nello stomaco, ti spezza il respiro, ti spinge a chiederti perché deve fare così schifo ma altre... altre è meravigliosa. E per quelle poche volte in cui è meravigliosa vale la pena provarla.

Io son qua. Io non mollo. Io vi aspetto. Perché io so' tosta, che ve pensate.

lunedì 15 aprile 2013

Lettera a una desiderio

Nella mia mente mi somigli. Ti sono toccati in sorte i geni visto tondo, occhi verdi, capelli neri e folti, stronzaggine. Non te la prendere se ti ho ideato a mia immagine e somiglianza, la mia aspirazione non è certo quella di fottere il posto al padreterno. Troppe responsabilità. Per esempio potrei rischiare di creare un altro Gigi D'Alessio, non fa per me. Sono solo egocentrica. Del resto se non lo fossi non potrei essere a capo di un regno, perdiana! 

Ti dirò, però, una cosa. Qualora decidessi di prendere ispirazione dal tipo sdraiato alla mia destra, quello che occupa l'altra metà del letto, con degli orridi occhiali da nerd sul naso e in mano La questione morale di Berlinguer, che si incazza perché convinto di poter cambiare il mondo e, quindi, venissi fuori biondo, occhi nocciola e naso a patata, io ti amerei di più.

E ti dirò di peggio. Qualora decidessi di non passarmi attraverso, di usare canali non convenzionali, qualora decidessi di non abitare il mio utero e lacerare la parte più sacra di me e, quindi, venissi fuori in qualche sperduto angolo di mondo, tra altre braccia, con un altro colore di pelle, capelli, occhi, io ti amerei più forte.

Perché non importa la strada che sceglierai di percorrere per arrivare a me. Non importa quanto lontano tu sia.

Io non conosco il futuro e non posso prevederlo. Ma una cosa la so. Io sarò mamma. Io sarò la tua mamma.

Però, ecco, bellodecasa, coremio, datte na mossa.

venerdì 8 marzo 2013

Lotto Marzo

Io conosco una donna. A 23 anni andò in sposa ad un uomo troppo semplice o troppo complesso, dipende dai punti di vista. Lei lo definisce così semplice da non essere neppure in grado di gestire e/o dimostrare un sentimento, tutto sommato, basilare come l'amore. Io ho sempre pensato fosse una scusa immeritatamente rassicurante, un'attenuante non richiesta e di fatto ingiustificabile.

A 24 anni questa donna scoprì di essere incinta. Qualche mese dopo, in seguito al solito turbolento litigio, si sentì dire vai ad abortire e vattene. Non abortì e non se ne andò. Decise di restare e di lottare. Contro suo marito, contro gli attacchi di panico, contro lo stereotipo del sesso debole. Perché io non sono il sesso debole, sono solo uno dei due sessi possibili. Perché io non sono nata dalla costola di uomo ma dallo stesso posto da cui nascono gli uomini.

A 30 anni il suo animo agonizzava a causa dei troppi colpi inferti da quell'uomo cresciuto col mito del pater familias.

Quando ebbe la sua bambina la prima cosa che le disse fu nessun uomo ti farà morire dentro. Perché morire dentro è brutto. E' peggio dei lividi.

Io conosco una donna che è stata sola. Una donna che non ha mai ricevuto la solidarietà delle altre donne. Quelle donne che l'8 marzo ricevono mimose e partecipano a serate con accesso negato ai detentori di pisello. Come se bastasse. Come se un giorno l'anno fosse sufficiente a dimostrare di essere libere, serene, indipendenti, emancipate.

Il giorno in cui sua figlia si sposò lei si sentì dire sei una mamma forte. Rispose non lo sono, ma ho tirato su una donna forte. 

Io spero di non deluderti, mamma.

Buon 8 marzo.

martedì 26 febbraio 2013

Scrivo per non dimenticare

"Io voglio solo vederti sorridere. Perché sei qui, seduta davanti a me, e, porca troia, quella sedia sarebbe potuta essere vuota. E puoi chiamarlo Dio, fato, destino o semplice prontezza di riflessi, il risultato non cambia, sei qui con me e voglio vederti ridere. Non mi interessa se saremo solo io e te tutta la vita perché io non ho altra vita che te"

Certi discorsi partono con l'intento di essere duri, invece t'accarezzano l'anima. Certi discorsi, forse, saranno banali ma sono necessari. E intimi. Così intimi che non sarebbe neppure il caso di renderli pubblici su un blog ma, sapete, io ho bisogno di fissarmele in testa, le cose importanti. Ho bisogno che mi vengano ripetute, di avere coscienza che siano davvero accadute.

Quando l'Umile Servo si rivolse con queste parole a una Princess in lacrime, rannicchiata su una sedia bianca, una speranza coccolata per due giorni, due giorni di ritardo, era stata appena presa a mazzate da un test negativo.

Ora ho di nuovo bisogno di quelle parole. Così ho deciso di scriverle. Così per ogni delusione, per ogni dubbio, per ogni ferita saranno qui. A ricordarmi che sono state dette, che sono vere. E che devo sorridere.
Perché quella sedia sarebbe potuta essere vuota. E invece, cazzo, ci sono. E lui non ha altra vita che me.

martedì 19 febbraio 2013

La mini-me

Non ho avuto ancora la fortuna di conoscere mia figlia ma nella mia corte, da qualche anno, si sta diffondendo la voce che una piccola mocciosa aspiri al mio trono e sia abbastanza spietata da non temere affatto di farmi concorrenza.

Spero almeno non arrivi a ricorrere al Principessicidio.

La tipetta in questione è una cinquenne, secondogenita della cugina L. e, non si sa per qualche divertente scherzo della genetica, ha la mia stessa faccia. Poi, vabbè, è bionda e mangerebbe pure i copertoni delle auto mentre io sono mora e alla sua età la mia massima aspirazione era essere eletta bimba Biafra dell'anno ma la perfezione, sapete, non è da tutti.

Dal parentame questo adorabile mostro viene chiamata la "piccola infame". E' acida, permalosa, capricciosa e un sacco di altri osa. E se la tira. A cinque anni.

La cugina L., nelle ormai rare circostanze in cui ci si vede, non perde occasione di sottolineare la nostra, diciamo, somiglianza. No, non quella fisica.

Cugina L: "è incredibile quanto sia stronza. E' proprio te da piccola"
Princess: "cugina L. mi stai, per caso e nemmeno troppo velatamente, dando della stronza?"
Cugina L: "ma figurati. Era per dire"

Bene.

Vista la non voluta affinità con la "piccola infame" io, fin dai suoi primi strilli isterici vagiti, mi sono sempre schierata dalla sua parte. Perché anche io sono stata una piccola infame e, sapete, si soffre. Moltissimo. E poi, come dire, è sempre bene farsi amici i propri nemici.

Ma poi è arrivata quella conversazione telefonica.
A chiamarmi, ovviamente, non fu lei ma il primogenito F. che è, sì, pazzo da legare ma anche tanto coccoloso, amoroso, teneroso e un sacco di altri oso.

Driiin driiin
"ciao zia!"
"ciao amore come stai?"
"bene! e tu?"
"bene. Quando venite a trovarmi?"
"mamma dice presto. Perché ci manchi"
"oh bellodezia... e tua sorella dov'è?"
"te la passo"
...
...
"Catie?"
"..."
"Catieeee?"
"..."
"Caterì!"
"ciao"
"ah finalmente. Ciao tesoro come stai?"
"abbastanza bene"
"abbastanza bene. Bene. Quando vieni dalla zia?"
"non saprei"
ci mancava che mi dicesse una cosa tipo "devo controllare l'agenda"
"beh quando vieni ti preparo la torta al cacao con la panna"
"non la voglio"
"no?"
"no, voglio i cupcakes"

E io, che in fondo sono una personcina dal cuore tenero, sono andata pure a comprare gli stampini.
Quando la piccola stronzetta mi ha onorato della sua presenza i cupcosi erano in bella mostra sul tavolo della cucina.

"grazie ma io preferirei pane e nutella"

tuttasuzia