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giovedì 3 aprile 2014

Nuove consapevolezze

Lo stile di una donna non emerge mai prima dei 30 anni.

Non ricordo l'autorevole fonte di questa grande verità ma mi piace attribuirne la paternità alla mente eccessivamente stilosa di Coco Chanel.

Io ancora non ho soffiato sulle 30 candeline, al mio compleanno mancano 9 mesi toh! Il tempo d'una gestazione! durante i quali ho tutta l'intenzione di sbandierare al vento la mia precaria appartenenza al club delle 20enni ma da un paio d'anni ho affinato il mio stile e il conseguente fiuto per gli acquisti giusti.

Uso le perle e mi sento meno in trappola in un serioso tailleur grigio fumo, uso solo ombretti scuri ma allo stesso tempo ho capito che essere eleganti non vuol dire rinunciare a colori accesi e stampe floreali, lo chignon mi viene meglio e la manicure pure.

Ho imparato a nascondere i miei difetti, spalla larga e tonda, seconda di seno e caviglia sottile e a valorizzare i miei pregi lato B, coscia lunga e occhio da gatta. Ho iniziato ad apprezzare il fianco rotondo, mio nemico da secoli e convivo meglio col mio naso del resto se fosse alla francese sembrerei una bambola di porcellana. O una escort russa.

Però faccio ancora cazzate.

Per esempio ieri mi sono fatta tentare da un mini abito finto pizzo color corallo con come se non fosse abbastanza una generosa scollatura sulla schiena.
Lo specchio mi ha confermato che un po' di dieta e una modesta attività fisica fanno bene alla mia silhouette, ero fiera del mio corpo fin quando non sono sorte quelle che Noemi la roscia chiama le mie nuove consapevolezze. La cellulite no, ma tanto se non ce l'hai te la inventi perché in fondo fa tendenza.

Insomma la mia coscienza c'è andata giù pesante. Ma andò cazzo vai conciata così che c'hai 30 anni?

Me ne sono tornata mesta mesta dallo sttacciarolo. È bastato un cambio di colore un blu notte ministeriale per passare dall'essere troppo tanta a tanto chic.

Lì per lì l'ho presa come una sconfitta. Avevo rinunciato ai miei 20 anni e a mettere in mostra la mercanzia. Poi ho capito che la vera sconfitta sarebbe stata non rendermi conto d'aver esagerato.

E voi, uomini e donne, che ne pensate? A che età bisognerebbe mettere mini, short e trasparenze in soffitta?

martedì 1 aprile 2014

Avanguardia pura!

Non sono una fashion victim, non conosco gli stilisti e so chi è Anna Wintour solo perché ero curiosa di conoscere il personaggio a cui la fantastica Meryl, che resterà sempre nel mio cuoricino di femmina melensa per la parte di Francesca ne I Ponti di Madison County, si fosse isipirata ne Il diavolo veste Prada. Però mio nonno da bambina mi faceva sfilare per casa con i libri in testa e le scarpe di Mina. Una volta mi presentai vestita di canovacci da cucina in occasione del pranzo di Pasqua e mi inchinai riconoscente al suo applauso. Piccole esaltate crescono.

Oggi non mi vesto di canovacci ma sul prezzo dei miei abiti siamo lì. Adoro lo shopping da mercato e quello a buon mercato delle grandi catene internazionali d'abbigliamento. Rifuggo dai marchi costosi e trovo alcuni capi troppo eccentrici per i miei gusti bon ton da Charlotte York. Maschi tuttapposto sto citando Sex and the city. Qualche volta oso, qualche altra esco in jeans e pianelle ma in generale mi piace abbinare colori, smalto e trucco e rinuncio difficilmente a tacco e rimmel.

Detto ciò ci sono cose che non capisco. A voi modaiole l'ingrato compito di spiegarmele.

Tipo: perché ce l'avete tanto coi collant color carne? Io li uso senza vergogna e ogni volta che lo faccio ho sulla coscienza la salute d'una fashion blogger, lo so. Però si abbinano su tutto, sono comodi, eleganti e poi, diavolo, dove sono finite le icone sexy che se li sfilavano con grazia e maestria? Con quelli con la stampa floreale mica vi riesce così bene, eh. Un problema ce l'hanno, è vero. O il cavallo arriva alle ginocchia con conseguente fastidioso sfregamento di cosce oppure la vita arriva sotto le ascelle che manco Fantozzi dei tempi d'oro. Però dubito che con quelli rosso fuoco non accada la stessa cosa. No?

Altro dubbio amletico: ma Moschino è entrato in partnership con McDonald? E se sì, di preciso, perché? Che c'azzecca uno stilista con un fast food? O forse sono io che vedo Emme dorate ovunque e inizio a sbavare che manco il cane di Pavlov o Biagio davanti al mio Winner Taco? Però, boh, a me quella cover che si vede dappertutto fa pensare al junk food.

Ultimo quesito: ho letto su Tu style che quest'anno vanno le ciabatte francescane con calzino da turista tedesco a Venezia.

È un pesce d'aprile, vero?

venerdì 10 gennaio 2014

Iniziare bene XI

Aprire al corriere in pigiama bianco a pois rossi, calzini di lana verde acqua, ballerine nere.

Scusi l'abbigliamento osceno

Si figuri, ho visto di peggio

Convincersi che sia un complimento.

venerdì 11 ottobre 2013

Ma come mi vesto?!

In tutt'altre faccende affaccendata ho commesso un banale errore, uno di quelli che non t'aspetti da una regnante che abbina il colore dello smalto agli outfit settimanali. Sì, ho detto proprio settimanali. Senza un piano mentale degli abiti che indosserò dal lunedì alla domenica sono una donna finita. 

Cercare un vestito per presenziare alle nozze di due amici due giorni prima dell'evento. A Chiara Ferragni è appena preso un crampo allo stomaco, lo so. Mentirei se dicessi che non ho avuto tempo e modo. Lavoro a 10 minuti di macchina dal centro commerciale più fornito di Roma. Il mio è stato un vizio di superbia. Un ti pare che non trovo un bell'abito che mi doni?

Sì, mi pare.

Ieri pomeriggio ore 18:00. Sul mio volto la disperazione. Nel mio camerino qualcosa come 2 tubini, tre giacche, 5 camicie, 2 paia di scarpe e niente che stesse bene con niente. Non guardatemi così, di solito rispetto il divieto di occupare abusivamente le cabine di prova dopo esserci entrata carica come un mulo da soma, sono ligia alle regole dello shopping ma ieri, ieri era necessario farmi maledire dalla fila di gente in attesa da Zara.

In certi casi sarebbe davvero utile avere il numero di telefono di Carla Gozzi, sarei stata ponta a correre il rischio si portasse dietro anche quel tipo che si crede fashion quando si veste come dovesse presenziare la Fiera del Fumetto.

Eccovi le prove:




Ho intenzione di spedire una vivace lettera di reclamo agli stilisti di H&M . Perchè se metti sul mercato un delizioso tubino color cipra smanicato io, procacciatrice di outfit autunnali, mi aspetto anche di trovare un blazer, un giacchino, uno scialle dello stesso, identico, spicciato, colore. Non una tonalità sopra, non una tonalità sotto. Che il cipria si abbina col cipria. Punto.

Alle 18:10 ho afferrato rabbiosamente un abito grigio. Ero scettica. E invece è stato una rivelazione. Mi rendeva gnocca chic, massima aspirazione della femmina del XXI secolo. Peccato che la taglia 40, che per dovere di cronaca si allacciava perfettamente ora prova a ridirmi che sono ingrassata, Capetto mi rendesse un tantinello troppo gnocca e troppo poco chic. Insomma se vedeva pure il colon. Sono uscita convinta di trovare una 42 e con la vittoria in tasca. La 42 non c'era.

Presa dallo sconforto ho rinunciato all'idea del tubino. Ho preso una gonna blu longuette, una camicia a sbuffo rosa antico, scarpe altissime dello stesso colore.

Non imitatemi, mai.

Il blu è un colore sfigato. Trovare una borsetta elegante blu è mission impossible 1,2,3,4. Senza Tom Cruise, sia chiaro. Ho ripiegato su un rosa antico leggermente più scuro di quello della camicia e delle scarpe.

Spero che nessuna fashion blogger sia invitata al matrimonio perchè mi è bastata la cazziata di Mina, a cui ho descritto i miei faticosi acquisti al telefono appena rientrata a casa, quando si è resa conto e ha fatto render conto anche me che sarò senza giacca.

Bernacca, pretendo sole e temperature caraibiche. Non mi deludere.

martedì 15 gennaio 2013

Il vestito che lascia senza fiato

O voi spose sette veli,
o voi nuvole di Organza,
o voi soffocate in un corpetto perline e paillettes,
o voi dallo strascico facile
insultatemi.
Banditemi dalla vostra cerchia.
Bruciatemi viva a Campo dei Fiori.
Fatemi in tre pezzi e gettatemi nella raccolta differenziata.
Perché me lo merito.
Lo ammetto.
Lo confesso.
Perché io, Princess S., proprio io, cresciuta a ovetti Kinder, febbroni e PRINCIPESSE DISNEY mi sono macchiata di un ignobile crimine contro la comunità delle promesse all'altare.
Ho scelto il mio abito da sposa sul web. Per comodità, praticità, economia.
Non mi sono fiondata in 800 diversi Atelier per trovare l'abito. Ho cercato l'abito e, poi, un Atelier che potesse vendermelo. E li ho trovati. Sia l'uno che l'altro.

Questo non significa che, da brava futura sposa, non abbia usufruito della mia sacrosanta dose di egocentrismo spietato. Perché quando una tipa tutta sorrisi e complimenti ti mette su un piedistallo rotondo, con un bouquet finto che pare vero in mano e un vestito da migliaia di euri che non indosserai mai più anche se sei la sposa più cheap e acqua e sapone della storia ti fai prendere la mano. E te ne provi otto, perfettamente consapevole di quello che in cuor tuo hai già scelto. Sempre quello. Quello del web.

E non mi sono nemmeno sottratta al numero necessario di prove necessarie di misure necessarie di necessarie modifiche che solo io parevo non notare. In pratica a una certa mancava solo mi si misurasse la circonferenza dell'alluce del piede. Ma va bene eh.
"La sposa deve essere perfetta" dicono.
"Ci si sposa una volta sola, non vorrai mica che l'orlo ti penda a destra" dicono.
 E poi quando credi di aver finito con quel calvario di "un centrimetrello di là, ma forse lo allunghiamo un millimetro cubo di qua" o di "prova a camminare. Ma no! Un piede avanti l'altro, che mica stai andando a zappare santiddio!" o di "scalcia quando cammini, così non inciampi" manco ti andassi a sposare all'ippodromo di Capannelle arriva QUELLA raccomandazione "non ingrassare e non dimagrire".

Ha ha.

Io? Quella che gli amici chiamano "la sposa che magna?".
Sì, io.
"Non un etto in più, non un etto in meno".
E da quel momento tutti: Mina, Zia, Sisters, amiche, colleghi, gatto, topo, elefante e pure i due leocorni si sentono in diritto di scassarti le ovaie con la seguente frase "occhio che il vestito non ti entra" pronunciata esattamente un millisecondo prima che il cornetto alla Nutella a cui sei solita ricorrere per colazione o merenda o spuntino delle 11 o quando minchia ti pare tocchi le tue labbra immacolate.

E poi il giorno dell'ultima prova:
"pronta? al tre chiudiamo la zip"
"pronta"
"uno, due e ..."
E soffochi.
Le stecche del corpetto penetrano nelle costole. Reclamano spazio tra i tuoi organi vitali. Se ti scappa uno starnuto addio sogni di gloria. O muori o saluti col fazzolettino bianco i 2mila euro di vestito che porti indosso con così tanta grazia.
Ma loro sorridono e dicono "sei bellissima cara, brava è perfetto!"
"Beh sì. Mi piaccio ma ecco. Mmm non è che per caso l'è un tantino stretto? Io non è che respiri proprio a pieni polmoni."
"Ma no cara! Questo DEVE STARE COSI'"
Deve stare così... almeno me potevate fa magna'.

domenica 2 dicembre 2012

Femminilità

Mi è arrivata una mail da "Health&Beauty".

Oggetto: Ritrova la tua femminilità

Ok

Qualcuno mi ha vista andare a letto con il pigiama anticoncezionale rosa confetto regalo della suocera e i calzini di lana arancioni infilati SOPRA le gambe del suddetto pigiama.

Non lo faccio più, giuro.