Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post

lunedì 15 settembre 2014

Coi baffi o senza

Gigina, nome di fantasia ma manco troppo, è la nostra estetista di fiducia. In realtà io ho fatto ricorso poche, pochissime volte ai suoi servigi perché sono una di quelle che il corpo è mio e lo gestisco io e poi prendermi cura della mia regale persona, dallo smalto al pelame in eccesso, mi piace quasi quanto risparmiare.

Gigina è minuta, docile, silenziosa, mano decisa ma delicata, economica e discreta. Con lei non ci si sente in imbarazzo nemmeno durante la doggy style, quella particolare posizione che in Italia viene associata all'ovino femmina e si pratica molto più spesso in un letto comodo anziché su un altissimo e strettissimo lettino da centro estetico.

A Gigina siamo arrivate dopo innumerevoli peregrinazioni nel pomatato mondo dell'estetica femminile. Peregrinazioni finite tutte in tragedia.

Per esempio la prima estetista aveva i baffi. Ma mica una cosa moderata da ricrescita, proprio il baffo da testosterone in eccesso. Che insomma, va bene la storia del calzolaio che va in giro con le scarpe rotte ma così s'esagera.

La seconda, formata probabilmente in qualche Gulag sovietico, pretendeva di estirparci pure la peluria alla base del collo, sulla panza, sulla schiena. Un'invasata.

La terza ha accolto la mia amica Cristina così: tesoro mio qua c'è da lavorare parecchio, c'hai la fica anni '80.

Ascoltando questi racconti Gigina s'è fatta una risata e ha ricambiato con una serie di aneddoti interessanti sul meraviglioso universo delle femmine di nuova generazione. Quelle che non si spaventano davanti a una ceretta integrale e conoscono la differenza tra una brasiliana, un'americana e una francese e no, non sto parlando di nazionalità.

Pare che ci sia chi, addirittura, si fa ricamare l'iniziale del moroso. Ci sono poi cuori, stelle, saette, fiamme e frecce, forse utili per i novellini bisognosi di indicazioni stradali, non saprei. 

Ma la vera rivelazione è stata la depilazione maschile. Capite, un ossimoro. 

Pare che oltre la metà dei maschietti la pratichi in qualche modo. La maggior parte di loro si limita a una sfoltita ma c'è pure chi sceglie l'integrale o, peggio, i baffi.



Vuoi vedere che la prima estetista, in realtà, stava un cifra avanti?




mercoledì 13 agosto 2014

Sexy period

Sulla stessa rivista pseudoscientifica dove avevo letto che le donne dalla classica e sensuale forma a clessidra, col culo che si bilancia al torace e il vitino da Il diavolo veste Prada, sono fertili (mavammoriammazzato giornalista iettatore) ho anche letto che le donne in fase ovulatoria tendono ad acchittarsi di più. Una sorta di rivisitazione post moderna di quell'istinto primordiale che porta le femmine in amore a secernere sostanze odorose come richiamo per il maschio alfa, beta, gamma quello che passa il convento che qua c'è crisi. 

Contrariamente alla prima tesi, di cui rappresento la confutazione vivente, la seconda dev'essere azzeccata. Non si spiegherebbe altrimenti la mia voglia di stick per le unghie. Ebbene sì, ho ceduto alla loro irresistibile frivolezza lasciando che la Sister O. me ne appiccicasse due, a forma di fiorellino, rispettivamente sull'anulare della mano destra e sul pollice della sinistra.

Ma mica finisce qui. Ho anche comprato dar cinese sotto casa in un piacevolissimo negozietto vintage una tutina coloratissima che pavone co' la rota scansite.

Sorvolerò sul fatto che mi sono avventurata in una ceretta intima fai da te senza avere qualifiche di sorta con conseguenti effetti disastrosi mitigati solo dall'olio di oliva perché, insomma, c'ho pure io uno straccio zozzo di reputazione da difendere. Ma, insomma, penso d'aver reso l'idea.

Oggi, passato il periodo propizio, ho deciso che il tacco 12 per uscire la sera al paesello è ridicolo, oltre che superfluo, che a mio marito piaccio pure col pigiama a quadretti rosa e che se le penne alla norcina che ho cucinato per pranzo renderanno vani i miei tentativi di sembrare Belen domani in piscina non me ne frega un ciufolo, tanto ho già vietato alla Sister di fare foto con la seguente motivazione: c'avemo la trippa. 

Ma semo secsi lo stesso





lunedì 9 giugno 2014

Fly down, baby

Il lunedì continua ad essere un giorno di merda anche quando sei a casa, d'estate, in vacanza obbligata. Sarà che mi sono resa conto di aver inaugurato il terzo mese senza stipendio e c'ho voglia di shopping o forse che mi sono messa in testa di dedicare questo giorno alle pulizie domestiche poi, se lo faccio davvero, arrivo a sera stanca e frustrata ma se non lo faccio mi sento una larva inadempiente parassita della società.

La rete di rapporti amicali e parentali che ho messo in piedi col fine di trovare un nuovo lavoro si è messa in moto. Cugino F., che fa il cacciatore di teste o, come piace dire a lui, l'head hunter, mi ha tenuto mezz'ora al telefono snocciolandomi una serie di consigli non richiesti su come incrementare l'appeal del mio curriculum per ottenere un buon posto in qualche mega società che ti paga una miseria per farti lavorare 12h al dì. Son fortune. Io, che sono una mocciosa lagnosa e ingrata, mi sono poi lamentata col marito pregando anche lui di trovarmi, in qualche modo, un posto come segretaria. Pensare poco, lavorare il giusto, guadagnare molto. Insomma, della carriera che avevo intrapreso qualche tempo fa e che, se continuata, m'avrebbe trasformato in una di quelle donne frigide mail dipendenti, non me ne frega una nerchia. Tutto quello che voglio è uno stipendio che mi consenta d'entrare una volta al mese da Zara.

E quindi butti nel cesso tutto quello che hai fatto negli ultimi 10 anni per un posto da segretaria?

Sì.

Risposta definitiva. La accendiamo. Grazie.

L'arrivo del gran caldo, nel frattempo, mi ha fatto venir voglia di mettermi in tiro. Me ne sono accorta dalla crema corpo Nivea che ho ricominciato ad utilizzare e dalla ceretta sulle braccia. La mia determinazione subisce, però, una brusca battuta d'arresto quando vedo la cyclette o quando la Sister O. cerca di convincermi a seguire con lei lezioni di pilates.

Nonglielapossofa, continuo a preferire Pringles e crodino alle sette di sera.

Mannaggiamme.


venerdì 2 maggio 2014

Servo delle mie brame

Da queste parti abbiamo ricominciato le sessioni mattutine di Gaviscon. Il dimezzamento della troca per ora ha giovato alla mie martoriate ovaie che pare abbiano deposto le armi ma il mio apparato digerente, già di per se poco collaborativo, continua a farmela pagare. Roba che stamattina il bruciore di stomaco, preso da smanie espansionistiche, si è evoluto in bruciore di viscere, sterno e gola.

Sono circondata da panze. Proprio io sposata ciovane, proprio io che brucio le tappe mi ritrovo dietro lo start mentre amiche, conoscenti e parenti tagliano il traguardo o vedono già l'arrivo all'orizzonte. Mesta mesta resto in attesa che qualcuno spari in aria e mia dia pure una spintarella. Un calcio in culo andrebbe bene lo stesso, non fatevi scrupoli, coraggio!

Nel frattempo rimpiango i tempi andati della mia ficaggine. Sì lo scrivo con la c perché so' burina. Mio marito continua a dirmi che non sono cambiata di una virgola. Ovvio che sei gonfia ma quello è solo un effetto temporaneo, resti sempre la donna più bella dell'universo. E lui un adorabile bugiardo.

Magari lo fosse anche lo specchio. Il servo delle mie brame m'ha costretto con forza a deporre lo scettro di gnocca del reame. 

Il vero dramma è che mi si sta allargando il culo e non posso nemmeno martoriare le mie chiappe sulla cyclette che SantoSpirito dice no, ti fa male a te che sei soggetta ad iperstimolo.

E siccome oltre ad essere soggetta ad iperstimolo sono pure intelligente per bilanciare il gonfiore magno. Mi sveglio al mattino con un pensiero fisso: pane tostato con la Nutella. A pranzo cerco di limitare i danni con un piatto leggero per sfondarmi di colesterolo con una spruzzatina di glicemia a cena.

Giuro che se torna il ciclo pure stavolta anziché annegare in un mare di lacrime e cioccolato vado a correre e rispolvero il mio personalissimo programma wii fit, prendendomi pure il cazziatone del mio personal trainer virtuale.

Che se proprio non posso essere mamma almeno fatemi essere faiga. 

venerdì 11 ottobre 2013

Ma come mi vesto?!

In tutt'altre faccende affaccendata ho commesso un banale errore, uno di quelli che non t'aspetti da una regnante che abbina il colore dello smalto agli outfit settimanali. Sì, ho detto proprio settimanali. Senza un piano mentale degli abiti che indosserò dal lunedì alla domenica sono una donna finita. 

Cercare un vestito per presenziare alle nozze di due amici due giorni prima dell'evento. A Chiara Ferragni è appena preso un crampo allo stomaco, lo so. Mentirei se dicessi che non ho avuto tempo e modo. Lavoro a 10 minuti di macchina dal centro commerciale più fornito di Roma. Il mio è stato un vizio di superbia. Un ti pare che non trovo un bell'abito che mi doni?

Sì, mi pare.

Ieri pomeriggio ore 18:00. Sul mio volto la disperazione. Nel mio camerino qualcosa come 2 tubini, tre giacche, 5 camicie, 2 paia di scarpe e niente che stesse bene con niente. Non guardatemi così, di solito rispetto il divieto di occupare abusivamente le cabine di prova dopo esserci entrata carica come un mulo da soma, sono ligia alle regole dello shopping ma ieri, ieri era necessario farmi maledire dalla fila di gente in attesa da Zara.

In certi casi sarebbe davvero utile avere il numero di telefono di Carla Gozzi, sarei stata ponta a correre il rischio si portasse dietro anche quel tipo che si crede fashion quando si veste come dovesse presenziare la Fiera del Fumetto.

Eccovi le prove:




Ho intenzione di spedire una vivace lettera di reclamo agli stilisti di H&M . Perchè se metti sul mercato un delizioso tubino color cipra smanicato io, procacciatrice di outfit autunnali, mi aspetto anche di trovare un blazer, un giacchino, uno scialle dello stesso, identico, spicciato, colore. Non una tonalità sopra, non una tonalità sotto. Che il cipria si abbina col cipria. Punto.

Alle 18:10 ho afferrato rabbiosamente un abito grigio. Ero scettica. E invece è stato una rivelazione. Mi rendeva gnocca chic, massima aspirazione della femmina del XXI secolo. Peccato che la taglia 40, che per dovere di cronaca si allacciava perfettamente ora prova a ridirmi che sono ingrassata, Capetto mi rendesse un tantinello troppo gnocca e troppo poco chic. Insomma se vedeva pure il colon. Sono uscita convinta di trovare una 42 e con la vittoria in tasca. La 42 non c'era.

Presa dallo sconforto ho rinunciato all'idea del tubino. Ho preso una gonna blu longuette, una camicia a sbuffo rosa antico, scarpe altissime dello stesso colore.

Non imitatemi, mai.

Il blu è un colore sfigato. Trovare una borsetta elegante blu è mission impossible 1,2,3,4. Senza Tom Cruise, sia chiaro. Ho ripiegato su un rosa antico leggermente più scuro di quello della camicia e delle scarpe.

Spero che nessuna fashion blogger sia invitata al matrimonio perchè mi è bastata la cazziata di Mina, a cui ho descritto i miei faticosi acquisti al telefono appena rientrata a casa, quando si è resa conto e ha fatto render conto anche me che sarò senza giacca.

Bernacca, pretendo sole e temperature caraibiche. Non mi deludere.

giovedì 10 ottobre 2013

Abbruttimento casalingo

Forte della consapevolezza di possedere una spiccata capacità introspettiva Sciattaman mi lovva per questo, lo so dopo aver trascorso 24h tra le mura domestiche a causa delle vigorose proteste della mia ovaia sinistra, costretta a lavorare il doppio del normale senza manco uno sputo di straordinario insomma come me sono giunta ad una conclusione: io non posso fare la casalinga.

Sì perché il livello di abbrutimento o abbruttimento è direttamente proporzionale al numero di ore passate senza mettere il mio nasino alla francese fuori dal portone di casa.

Per esempio mi sono accorta intorno alle due del pomeriggio di essere andata a letto la sera prima senza essermi tolta il trucco dalla faccia, orrore e raccapriccio. Il WWF avrebbe tranquillamente potuto usare la mia faccia per il suo logo. Mi pare superfluo far cenno alla mia capigliatura perché, insomma, una che non si strucca manco si pettina. I miei capelli avevano la forma del panettone della Motta, ci mancava giusto che l'USI mi mettesse sotto il camino incitando Babbo Natale a lanciarsi. Peccato che il mio testone sia tutt'alltro che morbido, non dimentichiamoci, signori miei, che la mia scatola cranica ha retto ad un impatto a 110 all'ora. Buttati adesso se c'hai coraggio, vecchio panzuto.

Il pigiama come seconda pelle. Che fosse stato uno di quelli fichi della Yamamay pure pure, peccato fosse quello bianco a roselline blu regalatomi udite udite da una simpatica 90enne amica di mia nonna per il mio matrimonio. 

Alle sei del pomeriggio, impegnata in un selvaggio accoppiamento con l'ecopelle del mio divano, mi è balenata in mente l'idea di mettermi lo smalto. Poi ho pensato che sarebbe stata più indicata una doccia con depilazione annessa. Non ho fatto ne l'uno ne l'altro. Cioè, la doccia sì ma alle otto di sera e senza eliminare il pelo in eccesso. 

Ho perso il conto delle calorie. O forse non ho coraggio sufficiente per farlo. Due fette di pane tostato con la Nutella, un piatto di pasta al salmone, gelato alla stracciatella, gelato al tartufo. 2 gocciole, qualche Smarties, una frittata con le zucchine, il Bounty gelato, quanto cazzo è buono il Bounty gelato? 

Però ho mangiato pure la verdura, giuro.

Sono tornata in me solo quando sono entrata nell'ottica di dover andare a lavorare il giorno seguente.

Io non posso fare la casalinga.

Diventerei così:





giovedì 6 giugno 2013

Ristrutturazioni reali

Vi avevo già parlato delle smanie da femmina che hanno attaccato la mia povera Sister O. alla soglia dei trenta. Che poi soglia dei trenta un par de ciufoli, io devo ancora farne 29, la precisione è tutto quando sei nata a dicembre. 

Ho deciso di darle retta anche in virtù di un'orrida frase, rivolta a me ed M., ancora Ciovani e gnocche, pronunciata dalla collega bionda, quella dalla voce stridula e che ha come fashion guru il mago Zurlì:

Voi siete già al limite d'età utile per la prevenzione. Dovete iniziare ora, prima che sia TROPPO TARDI

Lì per lì l'ho mandata mentalmente affanculo a farsi benedire pensando che la sua fosse solo invidia e poi, vabbè lo sapete che sono una Princess acida no?, ho pensato pure le cose sono due o tu la prevenzione non l'hai fatta o avresti avuto bisogno dell'intercessione della Vergine Maria già a 20 anni per fare in modo che INVECCHIASSI decenemente.

Qualche giorno dopo, sola e ignuda davanti lo specchio grande del bagno, pentedomi amaramente dei miei peccaminosi pensieri, ho iniziato a vedere cose che voi sudditi non potete nemmeno immaginare. Così sono andata dritta dritta verso la soluzione: 50€ di creme. Una per il corpo da mettere sotto la doccia, che promette di rendere la mia pelle assai morbida al tatto, una per il viso, che eliminirà tutte le impurità ed eviterà mi spuntino le zampe di gallina ai lati degli occhi il giorno successivo il mio 30esimo compleanno, una per i capelli, che li rimetterà in sesto dopo anni di piastra, phon e forcine e poi c'è lei: l'anticellulite. Quella che ti promette di spazzare via qualsiasi accenno di buccia d'arancia in 10 giorni, che manco Mark Sloan quando era ancora vivo.  

Questa mattina ho rischiato di far tardi al lavoro visto che il tempo medio di una doccia è spaventosamente salito dagli originari 15 minuti ai 35 abbondanti. Roba che l'USI ogni tanto si affaccia in bagno per controllare che io sia viva. Ma sono soddisfatta eh. Sì sì. E ho difeso la mia scelta anche quando in pieno atteggiamento amoroso il mio coniuge mi ha chiesto perchè avessi le natiche appiccicose e, alla mia risposta è il gel anticellulite, ha riso di cuore palesando un suo tremendo sospetto con la seguente frase:

Tu la cellulite ce l'hai al cervello.

giovedì 9 maggio 2013

Dichiarazioni

Amo la letteratura russa. Mi sono persa col Raskonikov di Delitto e Castigo tra le vie della San Pietroburgo ottocentesca, tra le pieghe delle sue angosce, dei suoi rimorsi, delle sue assurde giustificazioni intellettuali, delle sue febbri cerebrali. Ho camminato nell'oscurità di una città povera e umida eppure affascinante con addosso il peso della colpa e la certezza della pena. Sono rimasta con lo sguardo fisso nel vuoto quando ho letto per la prima volta l'incipit di Anna Karenina, pensando che di tutte le verità raccontate quella sia la più cruda e la più semplice. Ho sfiancato la mia ragione che più volte ha annaspato dietro i tanti linguaggi, significati, storie, ambientazioni di un capolavoro assoluto e perfetto come Il Maestro e Margherita. L'ho amato così tanto da iniziare a guardare con sospetto il gatto nero di Mina.

Amo la storia e l'arte francese. L'assolutismo monarchico del Re Sole, l'opulenza di Versailles, la follia di Maria Antonietta e poi l'Illuminismo e la Rivoluzione.
I miei occhi sono stati rapiti dal rosso della bandiera repubblicana che spicca quasi al vertice della struttura piramidale, così cara agli impressionisti, del celebre La libertà che guida il popolo. Sono rimasta in contemplazione davanti a quella Nike popolana. In parte Dea, col seno immacolato al vento, in parte donna, col corpo cinto da un saio logoro, in parte eroina, con la baionetta in mano. Ho sorriso pensando all'egocentriscmo di Delacroix che si rappresentò nel quadro con un elegante cappello a cilindro. Ho amato i colori de La zattera della Medusa e il realismo de La morte di Marat. 

Amo Canova per le forme dolci e armoniose delle sue sculture, per Amore e Psiche e per la veste di Ebe, le cui pieghe si muovono sinuose, spinte da un vento immaginario.

Amo i compositori tedeschi. Bach, soprattutto. E la sua Aria sulla IV corda perché nella seconda parte, quella che pochi conoscono, quella tagliata nella sigla di Quark, le note di sottofondo si animano, escono fuori dall'anonimato, dal piattume, dal dormitorio in cui sonnecchiavano nella prima parte e dialogano, intrecciandosi alla melodia principale.

Amo la trigonometria. Perché non è più algebra, non è più matematica, non è ragione e calcolo. E' fantasia.

Amo gli estremi, i contrasti, i pazzi e il rosso.

Amo la perfezione. In qualsiasi forma decida di manifestarsi.

Sarà per questo che più dei romanzi russi, più dei quadri francesi, della Sala degli Specchi, di Canova e di Bach, più dei numeri e delle note, io amo te.


venerdì 5 aprile 2013

Chi ben comincia...

Immemore delle conseguenze nefaste che l'associazione tacchi - gonna stretta - pioggia - mezzi pubblici può provocare sul proprio equilibrio interiore, questa mattina una Princess decisa ad elevare il suo livello medio di ficaggine, in vista di una cena core a core con il suo Umile Servo, si è vestita tanto caruccia e tanto attillata.

Forse troppo, visto che sul bus s'è rimorchiata un baldo ciovine che ha attaccato bottone con la solita, triste e stantia frase sul tempo. Voglio dire, me stanno a cresce le branchie, lo vedo da sola che piove, spremiti quelle meningi, diobono!. Fortuna vuole che il baldo ciovine non fosse poi tanto caparbio e abbia desistito nell'esatto momento in cui ho pronunciato la parola scacciamosconi: marito.

Non paga di aver scelto un abbigliamento comodo come una bici senza sellino, ho deciso di assecondare la richiesta dell'amica M che ama definirsi fieramente morbida e mi ha condotto per mano sulla via della perdizione, quella che porta dritta dritta ad un cornetto con la nutella e un caffè macchiato col cacao sopra.

Non soddisfatta di aver infranto con una dose extra di calorie uno dei tanti inutili buoni propositi settimanali, quello di non far spostare di un mm l'ago della bilancia, ho ceduto ad un'altra seducente tentazione. Comprare quelli che Mina ama definire stracci da quattro soldi in una delle tante bancarelle da stazione. Sono arrivata a sospettare che i mercatini da strada siano stati strategicamente posti in corrispondenza di qualche polo magnetico e che io, con la mia carica negativa, ne sia maledettamente attratta. Deve essere questo il motivo per cui invece di rigare dritta verso la fermata del bus, stamattina ho deviato a destra. Considerando le temperature non propriamente caraibiche dubito che io possa sfoggiare il mio consistente bottino, due magliette di cotone rispettivamente rossa e blu, prima di un paio di mesi ma fare shopping da strada prima di iniziare la giornata lavorativa è terapeutico.

Ora, però, qualcuno mi imbavagli e leghi le mani. Please.

lunedì 25 marzo 2013

Oltre le gambe c'è di più

E' estremamente raro che La Princess esca di casa senza tacchi e mascara. Binomio accessoriale forse spartano ma che, almeno fino ad ora, le ha garantito la sufficienza, secondo il suo personalissimo metro di giudizio, in materia di gnoccagine.

Tacchi e mascara sono gli unici strumenti di bellezza che l'ingenua regnante usa.
La Princess, infatti, non sa cosa sia un fondotinta. In vita sua l'ha messo solo due volte. Quando si è sposata e quando, in vacanza a Rimini con le amiche, si fece truccare dall'amica N, la quale si prese, senza remore, tutto il merito quando, quella stessa sera, La Princess rimorchiò un tedesco dal nome di un liquore. Una cosa tipo Vermouth.

Il viso della Princess non ha mai conosciuto altro che sapone e bagnoschiuma. L'unica volta in cui tentò di migliorarsi spargendosi sulle gote l'acclamata bava di lumaca, presa su consiglio della biondissima ed espertissima collega dalla voce stridula, si ritrovò preda di rossore, secchezza e bollicine.

Quando La Princess esce dalla doccia ama avvolgersi nel grande e morbido accappatoio del suo Umile Servo, perché le piace sentirsi addosso il suo odore, per poi, una volta asciutta, vestirsi alla velocità della luce senza che neppure un cm del suo corpo conosca una lacrima di crema idratante, snellente, ristrutturante, rigenerante, anticellulite.

I suoi capelli, vittime sacrificali di piastra e phon, stanno firmando in massa una petizione per l'uso di balsami e creme che permettano loro di sopravvivere alla vita puritana che essa gli impone. Ovviamente possono farlo solo quando sono liberi e non imprigionati in qualche severo e malriuscito chignon, retaggio degli anni di danza e unico modo, secondo la terribile posseditrice della corona, di tenerli in ordine.

Se fosse per La Princess le estetiste morirebbero di fame. Il sabato pomeriggio, infatti, lo impiega spesso in quella che ama definire ristrutturazione casalinga e che, sovente, si risolve in una semplice e veloce depilazione tra strisce Lycia e lamette Gilette. 

La sua fortuna è essere circondata da amiche molto simili a lei. Messi da parte quei due o tre casi disperati di  soggetti femminili che si truccano, tingono, incremano, lisciano da quando erano in fasce, le altre hanno un concetto piuttosto semplice di femminilità (quando ce l'hanno, perché La Sister G., per esempio, ha anima e corpo di un pastore bergamasco).

Questo enorme preambolo ha il solo scopo di rendervi partecipi del grado di stupore della Princess quando La Sister O. se ne è uscita con la seguente frase:

Ho comprato a te e a G. una crema contorno occhi.

E quando, non paga, ha risposto così alla domanda sul perché dell'insano gesto:

Perché alla soglia dei 30 è ora di iniziare ad essere femmine.