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giovedì 10 ottobre 2013

Abbruttimento casalingo

Forte della consapevolezza di possedere una spiccata capacità introspettiva Sciattaman mi lovva per questo, lo so dopo aver trascorso 24h tra le mura domestiche a causa delle vigorose proteste della mia ovaia sinistra, costretta a lavorare il doppio del normale senza manco uno sputo di straordinario insomma come me sono giunta ad una conclusione: io non posso fare la casalinga.

Sì perché il livello di abbrutimento o abbruttimento è direttamente proporzionale al numero di ore passate senza mettere il mio nasino alla francese fuori dal portone di casa.

Per esempio mi sono accorta intorno alle due del pomeriggio di essere andata a letto la sera prima senza essermi tolta il trucco dalla faccia, orrore e raccapriccio. Il WWF avrebbe tranquillamente potuto usare la mia faccia per il suo logo. Mi pare superfluo far cenno alla mia capigliatura perché, insomma, una che non si strucca manco si pettina. I miei capelli avevano la forma del panettone della Motta, ci mancava giusto che l'USI mi mettesse sotto il camino incitando Babbo Natale a lanciarsi. Peccato che il mio testone sia tutt'alltro che morbido, non dimentichiamoci, signori miei, che la mia scatola cranica ha retto ad un impatto a 110 all'ora. Buttati adesso se c'hai coraggio, vecchio panzuto.

Il pigiama come seconda pelle. Che fosse stato uno di quelli fichi della Yamamay pure pure, peccato fosse quello bianco a roselline blu regalatomi udite udite da una simpatica 90enne amica di mia nonna per il mio matrimonio. 

Alle sei del pomeriggio, impegnata in un selvaggio accoppiamento con l'ecopelle del mio divano, mi è balenata in mente l'idea di mettermi lo smalto. Poi ho pensato che sarebbe stata più indicata una doccia con depilazione annessa. Non ho fatto ne l'uno ne l'altro. Cioè, la doccia sì ma alle otto di sera e senza eliminare il pelo in eccesso. 

Ho perso il conto delle calorie. O forse non ho coraggio sufficiente per farlo. Due fette di pane tostato con la Nutella, un piatto di pasta al salmone, gelato alla stracciatella, gelato al tartufo. 2 gocciole, qualche Smarties, una frittata con le zucchine, il Bounty gelato, quanto cazzo è buono il Bounty gelato? 

Però ho mangiato pure la verdura, giuro.

Sono tornata in me solo quando sono entrata nell'ottica di dover andare a lavorare il giorno seguente.

Io non posso fare la casalinga.

Diventerei così:





lunedì 16 settembre 2013

Rose rosse e fiori fuxia

Ho comprato un piccolo cactus dagli aculei lunghissimi, l'ho messo in bella mostra sulla mia scrivania, tra telefono e tastiera, che si sappia che non sono un'orchieda, io. Però, ogni tanto, faccio fiori fuxia e bellissimi che l'orchidea, al confronto, è un Armadillium vulgare altresì conosciuto come porchetto de Sant'Antonio. Insomma chi vuol intendere intenda. Pungo, faccio male, so scontrosa, c'ho il muso lungo e a Capetto gli passo la lingua sulla mia adorabile piantina la prossima volta che mi da della capocciona.
I swear.
Quante soddisfazioni da un euro e novanta di spesa? Moltissime.

Ho voglia matta di spiedini di pesce. Però devono essere ben cotti, possibilmente sulla brace, meglio se accompagnati da qualche salsa agrodolce e piccanti. No, non sono incinta. Sono a dieta. Precisamente da cinque giorni. E muoio di fame. Inoltre, da brava masochista, non faccio altro che spulciare blog di cucina per poi piangere dentro a mensa, davanti all'insalatina lattuga, mais e tonno sgocciolato. Senza sapore. Non aggiungerci un po' di maionese è reato. Ne sono certa, danno il carcere.

M'è venuta voglia di portare la ZiaSanta a vedere Massimo Ranieri, al Sistina dall'8 al 20 ottobre, perché Massimo Ranieri piace pure a me, embè? Non è che una che ascolta Guccini, De Andrè  Rino Gaetano, Beatles, Queen, Doors e Janis Joplin non se po' senti pure Massimo Ranieri. No? La cosa davvero importante è fingere di portarci qualcun altro. Daje zi' che se scatenamo co' Erba di casa mia. Che è una canzone, maligni che non siete altro. Non intendevo dire che mi faccio le canne co' zia. Che a ben pensarci non sarebbe manco un'idea malvagia.

Buon inizio settimana, adorati sudditi


martedì 30 luglio 2013

Cara amica (?) ti scrivo

Ehilà! Mi vedi? Sono qua. Quella bassetta, mora, occhi verdi, faccia tonda. Mi sto sbracciando, mi dai un briciolo d'attenzione pliz? Capisco che hai un bel daffare, visto la vergognosa quantità di panze che mi vengono sbattute in faccia ma, ecco, insomma ci sarei anch'io.

Che lo capisco eh, che c'hai il becco lungo che ti oscura la visuale ma porca zozza quello non dovrebbe farti pure da bussola? Tipo i baffi dei gatti? No eh...

Allora forse sarà questo cara mia il motivo per cui stai a fa un sacco de casini lassù, tra le tue nuvolette rosa e azzurre. Che io non vorrei mica offenderti eh ma me pari il Berlusconi IV. Ennamo un po'. Vedi di interpretare bene le richieste e azzeccare gli indirizzi.

La vuoi una mappina di Google Maps? Metto una bella ics rossa su casa nostra. Sì, quella col giardino co' la cicoria. Non pretenderai mica che ci mettiamo a piantare il pratino all'inglese per accoglierti, suvvia. Non eri te quella che usava farsi il nido sui camini? Ecco, quello lì ce l'abbiamo. Che voi de più? Che aspetti ancora?

E poi, perché?

Perché ti presenti da chi manco sa che esisti e poi ti fai pregare da chi, come noi, conosce il numero esatto delle tue piume? Le abbiamo contate, sì. Come contiamo i giorni, le ore, i minuti. Come contiamo pure i secondi di ritardo che, per la cronaca, non ci sono mai stati.

Non è un atteggiamento professionale questo. Che si sappia.

C'è mica una Cassazione delle Pennute a cui posso far ricorso? Perché io sarei determinata a farlo. Te denuncio bella de casa se continui a smarrirti. Non li vendono i tom tom nell'esosfera? Te lo compro io. Non fa la pidocchia, su.

...

No Cicogna, spetta. Ti sei offesa? Ti senti minacciata?

Oh cara ma io scherzavo. Ok, non te denuncio.

Dimmi cosa vuoi, dai. Ti corrompo. Lo vuoi il pratino all'inglese? Vuoi uno shampetto lisci effetto seta così le piume non te se arrufano con l'umidità estiva? Vuoi un pescetto succulento? Un sushi? 'Na coratella?

Che vuoi Cicogna? Che cosa cazzo vuoi per venire da me?!

mercoledì 3 luglio 2013

Cose boccaccesche


Questa mattina dopo il consueto caffè con Capetto e fedelissimi, fuori l'ufficio, col fresco delle 8, si parlava di zoccolaggine. Tanto pe dì na cosa nova, che altrimenti qui ci si annoia. Del resto il pettegolezzo aziendale è un must have della stagione estiva. E pure delle altre tre, a dirla tutta.

Oggetto delle nostre lingue biforcute era miss biondo che fa felice il mondo rea, secondo Capetto, di aver elargito la sue poche e malfatte grazie con estrema generosità a tutti i masculi con pelo sullo stomaco dell'azienda, quelli che ogni buco è trincea, per capirci.

 A., che in rari e sporadici casi riesce ad essere anche più stronzo della sottoscritta, mi ha sorpreso con la seguente frase: ma no, lei non è zoccola. 

Poi si è ripreso aggiungendo : ma solo perché...

Ed io, che di mattina ho i filtri azzerati, col cervello che cercava invano di metabolizzre i benefici effetti della caffeina ho pensato bene di palesare il mio stato di nobile completando la sua frase così: ... perchè non trova nessuno che glielo da.

Alla parola nessuno il mio organo preposto al pensiero s'è svejato, con più calma del Marchese del Grillo.

Che cazzo stai a dì? Fermati, idiota! Non puoi mica dire 'ste cose davanti a Capetto, che poi ti perculerà a vita o ne approfitterà per giustificare le sue sboccataggini omofobe.

Troppo tardi.

Scusa cervello, oggi ha vinto parola.

Ovviamente il mio intervento ha suscitato stupore e ilarità e io sono tornata in stanza pensando che la compagnia de 'sti due sta seriamente compromettendo il mio già provato senso della misura e della sobrietà.

martedì 18 giugno 2013

Primati

Sottostare ad alcune ferree regole di sopravvivenza è lo scotto che dovete pagare per avere l'onore di sentire il peso di una corona sulla vostra testa. Perché la vita da Princess è assai dura, sapevatelo. Che non ci sono mica solo i privilegi, tipo, che so, avere un Umile Servo Intelligente che ti porta la colazione a letto, no no. Ci sono anche delle responsabilità. Una di queste è primeggiare. E io, modestamente, primeggio. Non tanto in qualità e virtù quanto in vizi e magre figure. Del resto non faccio altro che dar seguito ad una millenaria tradizione. Non era forse un vizioso il Re Sole? E non fu forse una gaffe la celebre frase che mangino brioches di Maria Antonietta? Ma no, dai, non penserete mica che fosse solo questione di stronzaggine. Voglio dire, quella poraccia doveva andare in giro con un parruccone del peso di un San Bernardo, potreste mai anche solo lontanamente immaginare cosa succedeva alla sua regale cute in estate? Minimo si ritrovava in testa un allevamento di rane. Minimo.

Per darvi dimostrazione del mio primato in figure di merda ve ne racconterò qualcuna e siccome sono una a cui piace suddividere lo scibile in categorie ne ho individuate tre:

Nudità

Tra le numerose malsane abitudini principesche vi è quella di liberarsi delle vesti non appena varcato l'uscio di casa. Niente di male se non fosse che più di una volta ella è stata sorpresa dal dirimpettaio mentre passava il folletto vestita solo di un perizoma verde smeraldo, pure un po' catarifrangente.

In un'altra occasione, convinta che a suonare il campanello fosse stato l'USI, ha aperto la porta in mutande e reggiseno all'idraulico per poi richiudergliela violentemente in faccia blaterando una cosa tipo spetti scusi eh torno subito pensavofossemiomarito.

La sua autostima ha vacillato giusto un pochino quando è stata costretta a gattonare sotto la finestra aperta della sala da pranzo perché aveva intravisto la signora di fronte appollaiata sul davanzale. Le mancava giusto un cannocchiale.

Pettegolezzo in presenza di spettegolato

Presa da vocazione sgarbesca la Princess pensò bene di mettersi a criticare ferocemente i lavori di ristrutturazione di una piazzetta nel centro storico del paese. Lavori voluti, ideati e diretti dal padre, architetto, di una sua amica, in quel momento seduta di fronte a lei. Non paga della figura barbina pensò bene di chiedere alla Sister perché mi stai dando dei calci sotto il tavolo? quando lei cercò di salvarla usando quel convenzionale metodo anti-gaffe.

In un caldo pomeriggio estivo, seduta su una panchina, la Princess decise di intrattenere la corte attribuendo un voto da 0 a 10 ai fisici più o meno ben tenuti delle over 40 del paese. Il caso volle che la tipa che le era seduta dietro di cui lei, ovviamente, non si era accorta, ricevesse un timido 4 e mezzo accompagnato dalla frase: pe' avvecce 50 anni sta messa bene ma, cacchio, io eviterei i pantaloni bianchi attillati se avessi la sua cellulite.

Falling down

Cadere è un'altra delle attività predilette a Palazzo. Meglio se compiuta nel bel mezzo di un evento di proporzioni colossali. Per esempio durante una mostra, con un taccuino ed un registratore in mano, durante un'intervista all'artista di turno.

Ma la Princess, sapete, primeggia anche nei modi. Una volta, per esempio, cadde a terra in ginocchio mentre era intenta in una complessa attività: alzarsi da una panchina.

L'USI è ancora convinto che sia stata colpita da improvvisa crisi mistica. Una cosa tipo l'estasi di Santa Teresa. 

E voi? Di quali  figure fagose vi siete resi protagonisti?

domenica 28 aprile 2013

Ero lì che riflettevo su un paio di cosette.
Prima: la mia
Seconda: ma davvero voglio scrivere un post sulla mia Vù?

Sì,  sta per vagina. Devo aver già scritto da qualche parte che scarseggio in fantasia, del resto non me la sentivo proprio di scrivere vagina per intero ne di darle un nome da protagonista di qualche Harmony. Capirete, sono un tipo pudico io e lei ha una sua dignità.

Sono arrivata ad un paio di conclusioni:
La mia Vù soffre di smanie di protagonismo. E' tipo il Paolini delle vagine.
Sì, voglio scrivere un post sulla mia Vù. Del resto mi sono sputtanata lasciata andare abbastanza su questo blog, non ho certo intenzione di fare marcia indietro.

Torniamo quindi alla mia Vù.

Quando una delle due Sister ebbe il suo primo ciclo io la invidiai. Non avevo ancora capito che avrei barattato la mia fanciullezza con assorbenti scomodi, crampi addominali e sbalzi d'umore che manco un bipolare. Tutto per farmi chiamare donna, bella roba. In ogni caso si sentì scavalcata ed ebbe la bella idea di attirare l'attenzione su se stessa. Dopo due mesi anche io ero una signorina. Capii molto più tardi che  le tette sarebbero rimaste così per sempre.

Poco tempo dopo una cistite emorragica mi costrinse a frequentare il reparto di Urologia dell'Umberto I così spesso che i dottori, prima ancora di riconoscere il mio viso, riconoscevano la mia Vù. 

Quattro anni nell'oscurità sono lunghi. L'anonimato, sapete, pesa quando siete abituate a vivere sotto la luce dei riflettori, a sentir parlare sempre di voi, ad essere ammirate che la Madonna di Medjugorje, al confronto, c'avrebbe meno amici su feisbuc. Così tornò all'attacco. Si fece crescere un bel neo sulla pelle. Non solo tornò ad essere osservata da quegli esseri curiosi che rispondono al nome di specializzandi ma mi iniziò anche alle gioie della depilazione, peccato che lo scopo non fosse proprio estetico o ludico, diciamo così.

Pensavo che le sue smanie si fossero ammansite. Nient'affatto. trama sempre qualcosa per tornare sulla ribalta. Pippo Baudo gli spiccia casa alla mia Vù. Ora è di nuovo lei la protagonista indiscussa. Nemmeno un altro album di Mina&Celentano potrebbe eguagliare la sua perfida strategia per tornare al centro dell'universo. Roba che Galileo quando disse eppur si muove non si riferiva mica alla terra intorno al sole, che ve pensate. Ce l'aveva col sole che ruota intorno alla mia Vù.

Lasciate, quindi, che le dica una cosa:

dopo aver avuto te io, francamente, voglio rinasce con un Pì. 

giovedì 25 aprile 2013

L'essenziale visibile agli occhi

Nel post in cui vi rendevo edotti, nella piena convinzione che voi ne aveste disperato bisogno, circa la mia prima visita da SantoSpirito, presa dall'ansia di raccontarvi svolgimento ed esito della stessa, ho dimenticato un particolare importante. E siccome sto passando questo 25 Aprile in solitaria, dentro casa, con la voglia di fare il cambio di stagione pari a quella che ho di farmi trapassare da uno speculum, ho deciso di descrivervi lo studio spartano essenziale nel quale SantoSpirito è solito compiere i suoi miracoli.

Oltre alle pareti verdi e alle stampe raffiguranti orchidee a cogliere la mia attenzione è stato il divisorio bianco che separa l'area chiacchierata, due sedie e una scrivania, dall'area smanettata. Ricordava vagamente quello usato nei Pronto Soccorso dei peggiori quartieri di Caracas, quei Pronto Soccorso in cui ti intrattengono col Rum prima di visitarti. Avete presente no?

Lo schermo ecografico è più piccolo di quello del mio smartphone. Roba che avrei voluto dirgli doc. posso prestarle questo? magari vede il mio utero meglio. Te credo che l'ha visto piccolo, diobono. In quello di Giulietta vedevo le mie ovaie in 3D, più grandi della mia capoccia e nel servizio era incluso il popcorn.

Il bagno, che negli studi di tutti (credo) gli scrutatori vaginali di questa terra equivale allo spogliatoio, è esattamente di fronte l'area chiacchierata, così da rendere il percorso verso il lettino, con le pudenda all'aria esposte al pubblico ludibrio, un tantinello imbarazzante.

Ma la vera rivelazione sono stati i poggiagambe:



Sarà che Giulietta, da brava fashion victim, li aveva rossi, imbottiti e profumati ma io, nella mia ingenuità di donna visitata sempre e solo dalla stessa scrutavagina, credevo che quelli stile SantoSpirito si utilizzassero solo per qualche fiction ambientata in Burundi.

Insomma, se il nome di SantoSpirito non fosse scritto, stile special guest della casa, a caratteri d'oro, sui campanelli delle abitazioni di metà delle donne mie compaesane, io sarei fuggita.

Ma pare proprio che l'abito non faccia il monaco e lo studio non faccia il medico. O almeno spero.

lunedì 4 marzo 2013

La Bolla

Inizia sempre con uno sguardo che dura, in media, quattro secondi.
Seguita con un fremito nelle mani che, a seconda dei casi, si manifesta con polpastrelli tarantolati che picchiettano la superficie di un tavolo, con indici che si scontrano, con dita che tormentano qualsiasi cosa gli capiti a tiro, un mazzo di chiavi, il bordo di un bicchiere, un tappo di bottiglia, una penna, un ferma capelli.
Il terzo step è il morso delle pellicine. Quelle odiose, vicino le unghie.
E poi c'è lui.
L'ok.
L'ok che inizia la frase.
E' l'equivalente del fischio d'inizio dell'arbitro in una partita di calcio. Mica una partita qualsiasi. La finale della Coppa del Mondo. Meglio se giocata da due nazioni che covano un atavico odio reciproco. L'equivalente dello squillo di tromba che annuncia una battaglia. Mica una battaglia normale. La battaglia di Verdun. Durata più di una gestazione. L'equivalente del "numero numero..." nel ruba bandiera. Quando sei certo che il numero urlato sarà il tuo.

L'ok che inizia la frase è già una scusa. Vuol dire "so già come la pensi, so già che litigheremo, so già che rimpiangerai il giorno in cui mi hai incontrata ma, scusa, te lo devo dire perché i pesi, se portati in due, gravano meno".

Sto parlando del momento in cui io o la Sister G., dopo non aver potuto fare a meno di compiere una di quelle azioni non rientranti nel comune senso del pudore e della decenza, una di quelle azioni generalmente condannabili da quell'ente astratto chiamato società civile ovvero dopo aver fatto una gran bella cazzata, sentiamo la necessità, impellente, viscerale, di comunicarla. Condividerla. E farci insultare vicendevolmente. Proprio come due Sisters che si amano. Sìsì.

Capitano, poi, i periodi in cui le suddette azioni vengano compiute a raffica.
Capita che le parole non bastino più. Bisognerebbe prendersi, sempre vicendevolmente, a mazzate.
E allora, per evitare il carcere o, semplicemente, un giudizio che peserebbe davvero troppo sulla propria autostima ma, al contempo, usufruire dei vantaggi di una confessione senza conseguenze, di quel senso di leggerezza che solo un segreto svelato può assicurare, ci sia bisogno di un inganno escamotage.

Il nostro si chiama bolla.
Queste le regole.

Prima di una confessione si pronuncia la parolina magica, "bolla", appunto. Seguita, a discrezione, dal gesto. Gli indici che la disegnano virtualmente attorno al corpo, come fosse una protezione invisibile.
Da quell'istante la persona protetta può dire quel che minchia gli pare senza preoccuparsi minimamente della reazione dello sfortunato interlocutore.
Perché, e qui sta il colpo di genio, l'interlocutore non può avere reazioni. Di alcun tipo. No giudizi, no sorrisi, no faccia incazzata, no insulti, no schiaffi, pugni, atti di protesta del tipo "mi alzo sbattendo la porta e non mi rivedrai mai più".

La "bolla" ti consente di lasciarti andare e bypassare tutta la parte prima della confessione scottante. "Ok" compreso.

Una pacchia.

Ma, miei cari, tutto ha dei limiti.
Noi, per esempio, possiamo far ricorso alla bolla una sola volta al mese.
Salvo casi davvero, davvero eccezionali.

La usiamo. Quasi sempre. Quasi tutti i mesi.
Però, certe volte, rinunciamo a questo privilegio pur perfettamente consapevoli delle conseguenze.
Perché abbiamo bisogno di una reazione.
Di qualsiasi tipo.
Anche sorprendente.
Per esempio io, ieri, mi aspettavo uno schiaffo. 
Ho ricevuto un abbraccio.


domenica 6 gennaio 2013

L'ingrediente segreto

Da bravi rappresentanti di una generazione di squattrinati io e i fedelissimi sudditi della mia corte siamo spesso alla ricerca di locali mangerecci a buon mercato.
Ricerca che spesso ci ha indotto a frequentare ristoranti sedicenti cinesi dai nomi esotici o bettole con l'insegna al neon mancante di qualche lettera con esiti devastanti per il nostro sistema digerente e, diciamolo, anche per la povera tazza del cesso che, generalmente verso le 3 di notte, si vedeva arrivare materiale ancora grezzo non necessariamente rientrante nella categoria "generi alimentari commestibili".

Fino a che, durante il nostro consueto peregrinare, siamo incappati in una piccola pizzeria sita in un arroccato paesello di poche anime. Morte.
Il centro abitato, di per se vagamente inquietante, potrebbe essere scelto come set per qualche fiction ambientata nel periodo dell'occupazione nazista con la Ferilli che fa la partigiana quando la sua massima interpretazione è stata "beato chi seofàrsofà" ma la pizzeria, signori miei, non era affatto male nonostante i nove euri, dico NOVE, spesi per un menù completo da sabato all'italiana ovvero antipasto di fritti, pizza, tiramisù, birra e cocacola.

Capirete la nostra soddisfazione.

Abbiamo consigliato ad amici di amici di amici di parenti quella pizzeria. Per anni.

Fino a quella sera. La sera in cui scoprimmo lui. L'ingrediente segreto.

LA GOCCIOLINA DI SUDORE CHE DALLA FRONTE DEL PIZZETTARO CADEVA DRITTA DRITTA NELL'IMPASTO.

Non ce la siamo più sentita di consigliarla ma ieri sera, per evitare il cinese dal nome esotico, già responsabile di sconquasso intestinale di livello medio-alto, siam tornati lì io, Umile Servo, le Sister e tutto il cucuzzaro. Ventitré persone in totale. A conoscere l'ingrediente segreto eravamo solo in 4. Non si registrano vittime.

Sudore batte Cina 23 - 0