Eri seduto su una panchina di ferro, gambe larghe, gomiti sulle ginocchia e mani incrociate. L'occhiale da sole poggiato sulla testa. Sorridevi. Non ad una persona qualsiasi, sorridevi a me, che ero solo una ragazzina con poca o nulla conoscenza dell'amore. A me con qualche chilo in più e un paio di pantaloni viola, corti sul ginocchio. A me che non ti conoscevo affatto, che credevo non avessi casa o famiglia dalle mie parti, che credevo fossi solo l'amico di. A me che avrei imparato a conoscere l'esatta tonalità dei tuoi occhi, la forza delle tue braccia, la morbidezza dei tuoi capelli, il tono della tua voce, la stretta della tua mano nella mia, il profumo della tua pelle.
Fu quello il momento esatto in cui mi innamorai. Non un periodo, non un giorno, non un'ora qualsiasi. Io mi innamorai in quel preciso secondo in cui tu mi sorridesti.
Era luglio e faceva caldo. Eppure uscivamo presto il pomeriggio, forse già con la speranza di incontrarci. Quasi come fosse stato per caso.
Qualche giorno prima il nostro primo bacio, seduto di fianco a me rispondesti
sì alla domanda sciocca dell'amico buffone di turno:
te gusta la Princess eh?
Io guardai altrove, ignorandoti. Perché io
nobile ce so nata e me la dovevo tirare. Qual tanto che bastava per fare in modo mi desiderassi di più.
Abbiamo giocato per un po' ed è stato bello. Bello vedere il tuo carattere da
orso marsicano addolcirsi per me. Bello vederti costretto a nasconderti dalla gente per rubarmi un bacio. Bello vedere il tuo lato bambino e
rincoglionito dall'ammore.
Il primo
ti amo me l'hai detto sotto le stelle, era la notte di San Lorenzo. Io sorrisi e come una deficiente risposi solo
anche io, pure troppo. Si sa che sono c
intura nera nell'uccisione barbara del romanticismo ma sai, un po' quel sentimento mi spaventava, tanto era forte. Così risposi d'istinto, senza cercare la frase perfetta, quella ad effetto, quella rubata a qualche bacio perugina.
Fu la sera in cui pensai
cazzo questo me lo sposo. Che non si dica che non sono lungimirante eh.
Lo so, sono in ritardo, il tuo compleanno è stato qualche giorno fa ma un post a 3mila metri è un tantinello complesso da scrivere e poi eravamo insieme, che sarò pure
'na Princess stronza ma me so fatta 700 km solo per stare con te questo 13 luglio. Così,
coremio, gli auguri qui te li faccio adesso. Li faccio ai tuoi occhi nocciola e al tuo naso a patata, ai capelli morbidi e alle spalle forti, alle tue polemiche e alla tua risata, alla tua ironia, al tuo sarcasmo.
Soprattutto li faccio al suono melodioso che assume la tua voce quando mi chiami con quel nomignolo scemo. Quello che è solo puntato nel profilo di questo blog:
Scriccy.