Visualizzazione post con etichetta feste. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta feste. Mostra tutti i post

domenica 11 maggio 2014

Un buon non compleanno

E' inutile che ce la raccontiamo. Questo per noi è un giorno difficile. E' il giorno in cui i nostri compagni ci guardano dubbiosi, indecisi se farci o no degli auguri che continuano ad essere solo maledettamente potenziali. E' il giorno in cui la nostra bacheca di Fb pullula di dediche, amore, felicità e lavoretti fatti a mano da dolcissimi nani con le manine sporche di pennarello.

Lo scorso anno ho portato a mia madre una rosa rossa, lei ha ricambiato regalandomi un test di gravidanza e l'augurio che anche io potessi diventare presto madre. Onestamente spero non replichi perché un anno di fallimenti è stato già abbastanza.

Feci pipì su quella striscia sottile alla fine di Novembre. Avevo perdite e crampi ma ci credevo. Se il mondo non girasse sempre a cazzi suoi oggi avrei una panza da settimo mese, caviglie da elefante e tette da mucca. Insomma sarei un cesso. Un cesso vergognosamente felice.

Va così. Certe volte si può scegliere certe altre no.

Per esempio io oggi ho scelto di non pensarci troppo. Non pensare a quel test, a quell'augurio, al potenziale. Però a voi proprio a voi a voi che c'avete i fantasintomi, che prenotate tamponi, che leggete referti, che avete speranze crioconservate, che vi sparate le pere in panza, che c'avete i lividi, che ce l'avete fatta, che non ce l'avete fatta sì, proprio a voi che siete le donne più cazzute ch'io conosca, ci penso. E solo per voi mi calo nelle vesti del Cappellaio Matto e gli auguri, pure se non siete mamme, ve li faccio lo stesso.

domenica 29 dicembre 2013

Basta un poco di zucchero

Ehila Sudditi!

Sono risorta a nuova vita dopo essere annegata in un mare burrascoso di zuccheri, polifosfati e grassi saturi le mie coronarie me la faranno pagare prima o poi, lo so.
Ho sposato senza esitazione ne postumo ripensamento la formula magna che te passa altrimenti nota come ogni dolore ricorre a boccone, nonna L. rules.

Nonostante non mi sia impegnata ad essere una prava pampina il panzuto e barbuto tizio della CocaCola m'ha portato tanti bei regali. Tra questi il dvd di Io e Marley. Vederlo il 25 pomeriggio con Biagio scodinzolante ai piedi del divano o sdraiato sulla schiena della sottoscritta non è stata un'idea da Archimede. Praticamente a fine film lo guardavamo tutti col lacrimotto in bilico tra la palpebra inferiore e la guancia blaterando frasi tipo tu non morire mai. Tutti ad eccezione di Pino che, imperturbabile con le sue gambe a cavallo e i folti baffi, continuava a domandarsi quanti cani fossero stati necessari per girare il film ripercorrendo le varie età della pora bestia.

Intanto qualcuno ha ricevuto una buona notizia proprio il giorno di Natale. Il lontano ma vicino nel cuore cugino G. e sua moglie, in cerca di un pupo da 5 anni e in lotta da 4 con una teratozoospermia grave, dopo un'operazione di varicocele, qualcosa tipo 70 iniezioni di Gonal-F, 5 iui e una FIVET sono incinti. Grazie a SantoSpirito. Ora non vorrete mica dirmi che ce la fa con tutti tranne che con me, neh? Un applauso al mio giaino pliz

Io nel frattempo ho vinto le pere sulla panza. Facciamo sul serio, forza e coraggio.
Prima però dobbiamo risolvere l'annosa questione. La concorrenza al mistero della Resurrezione, l'atroce dilemma che nemmeno la nuova serie di Voyager potrà mai svelare, la domanda in grado di destabilizzare i precari equilibri amicali, in grado di disseminare odio e rancore, litigi e scoramenti: che fai a capodanno?
E voi siete organizzati o necessitate d'un salvifico invito a Palazzo?

martedì 24 dicembre 2013

Armistizi da vigilia

Bene. Sono le quattordici e quarantuno. Io sono in pigiama. Mina sta arrivando, che deve mettere su il brodo per domani. Cugino I. è passato prima per portare le bibite, comprese due bottiglie di Sprite che terrò con buona probabilità fino a Pasqua. Il tavolo è da allungare, le sedie da prendere in garage. C'è una tovaglia rossa da sceicco piegata in una busta di cartone, perché non essere pacchiani a Natale è come andare da Mc e prendersi un'insalata.

Le luci del presepe hanno interrotto il loro sciopero, probabilmente dovuto a qualche incursione felina, giusto in tempo per la vigilia. Penelope continua a scalare l'albero manco fosse Messner con la coda. Ora è in punizione in camera sua. E se continua niente Whiskas natalizio. Ok, magari solo un po' che pure per i mici è festa, dicono.

L'USI ha acceso il fuoco e io devo pittarmi le unghie di rosso. I regali per le Sisters sono impacchettati sotto l'albero, due paia di leggings stile stregatto a due euro l'uno. Sono il genio degli acquisti.

In questo Natale manchi ancora tu. Hai marcato visita, proprio stanotte. Mi sa che c'hai la stronzaggine principesca di tua madre ma io ti perdono, che a Natale oltre ad essere tutti più ipocriti siamo tutti più tolleranti. Buoni no, dai, non esageriamo c'ho una reputazione da difendere, sacripante!

E insomma anche le Princess posano scettro e corona in queste occasioni. E anche se per un giorno ed una notte soltanto si concedono il lusso di lasciare che tutto, semplicemente, vada come deve andare, che il tempo si fermi, che le parole siano leggere, che le lacrime lascino il posto ai sorrisi e che il pandoro con la Nutella finisca dritto dritto sulle chiappe.

Buona Natale, adorati sudditi.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il due davanti

A me 'sta cosa che un giorno c'hai 28 anni e quello dopo ce n'hai 29 me mette n'ansia signora mia.
Ebbene sì, miei prodi e adorati sudditi, oggi è il mio co..., compl..., vabbè avete capito. E' che io non ho proprio un bel rapporto con questo nefasto giorno, sarà che porta sfiga. Quest'anno, per dire, ho brindato con un bicchierino di pipì. Sì perché sto male, again. Cistite, again. E così SantoSpirito mi ha ordinato un'urinocoltura che si sa, l'urinocoltura il giorno del compleanno non si nega a nessuno un po' come le candeline sulla torta, i regali e gli auguri su Fb. Che io dico, se devi scrivermi solo auguri e in vita tua m'hai visto tre volte e pure di profilo evita, che non ci resta male nessuno.

Meglio che non faccio bilanci, potrei svenire. Del resto anche 'sto blog è un po' il promemoria delle mie sfighe. Silvio Pellico spostate è il mio turno di raccontare le mie prigioni.

Gli anni sono convenzioni con cui ci piace scandire il tempo. Mio zio scemo diceva sempre che in fondo il tempo non esiste e delle tante baggianate che ha detto in vita sua questa devo ammettere che merita.

Quindi io oggi non ho un anno di più sulle spalle, semplicemente sono più vicina alla morte. Cazzo, è anche peggio messa così. Facciamo che zio c'aveva torto, che io oggi compio 29 anni e che sono una bimbetta felice. Perchè si è ancora bimbe finché si ha il 2 davanti, no?

martedì 16 luglio 2013

Trentaquattro

Eri seduto su una panchina di ferro, gambe larghe, gomiti sulle ginocchia e mani incrociate. L'occhiale da sole poggiato sulla testa. Sorridevi. Non ad una persona qualsiasi, sorridevi a me, che ero solo una ragazzina con poca o nulla conoscenza dell'amore. A me con qualche chilo in più e un paio di pantaloni viola, corti sul ginocchio. A me che non ti conoscevo affatto, che credevo non avessi casa o famiglia dalle mie parti, che credevo fossi solo l'amico di. A me che avrei imparato a conoscere l'esatta tonalità dei tuoi occhi, la forza delle tue braccia, la morbidezza dei tuoi capelli, il tono della tua voce, la stretta della tua mano nella mia, il profumo della tua pelle.

Fu quello il momento esatto in cui mi innamorai. Non un periodo, non un giorno, non un'ora qualsiasi. Io mi innamorai in quel preciso secondo in cui tu mi sorridesti.

Era luglio e faceva caldo. Eppure uscivamo presto il pomeriggio, forse già con la speranza di incontrarci. Quasi come fosse stato per caso.

Qualche giorno prima il nostro primo bacio, seduto di fianco a me rispondesti alla domanda sciocca dell'amico buffone di turno: te gusta la Princess eh?

Io guardai altrove, ignorandoti. Perché io nobile ce so nata e me la dovevo tirare. Qual tanto che bastava per fare in modo mi desiderassi di più.

Abbiamo giocato per un po' ed è stato bello. Bello vedere il tuo carattere da orso marsicano addolcirsi per me. Bello vederti costretto a nasconderti dalla gente per rubarmi un bacio. Bello vedere il tuo lato bambino e rincoglionito dall'ammore. 

Il primo ti amo me l'hai detto sotto le stelle, era la notte di San Lorenzo. Io sorrisi e come una deficiente risposi solo anche io, pure troppo. Si sa che sono cintura nera nell'uccisione barbara del romanticismo ma sai, un po' quel sentimento mi spaventava, tanto era forte. Così risposi d'istinto, senza cercare la frase perfetta, quella ad effetto, quella rubata a qualche bacio perugina.

Fu la sera in cui pensai cazzo questo me lo sposo. Che non si dica che non sono lungimirante eh.

Lo so, sono in ritardo, il tuo compleanno è stato qualche giorno fa ma un post a 3mila metri è un tantinello complesso da scrivere e poi eravamo insieme, che sarò pure 'na Princess stronza ma me so fatta 700 km solo per stare con te questo 13 luglio. Così, coremio, gli auguri qui te li faccio adesso. Li faccio ai tuoi occhi nocciola e al tuo naso a patata, ai capelli morbidi e alle spalle forti, alle tue polemiche e alla tua risata, alla tua ironia, al tuo sarcasmo.

Soprattutto li faccio al suono melodioso che assume la tua voce quando mi chiami con quel nomignolo scemo. Quello che è solo puntato nel profilo di questo blog: Scriccy. 


venerdì 21 giugno 2013

Solo le cose belle

Una volta tagliasti per sbaglio i tuoi folti e nerissimi baffi. Io rimasi ad osservare incredula la tua faccia orfana di quel vigoroso e maschio simbolo. Sembravi più dolce ma non sembravi tu. Poi mi soffermai sul tuo labbro superiore per scoprire quanto fosse incredibilmente simile al mio.

Quasi due anni fa ci hanno scattato una foto. Io ero in un abito bianco ammazza respiro, tu in un completo nero, camicia bianca, cravatta grigia. Guardavamo entrambi a terra, intenti a non inciampare su quel terreno dissestato che precedeva l'ingresso della piccola chiesa in cui sarei diventata parte di un'altra famiglia. Quella che non ha te al capo ma l'uomo che è diventato mio marito. Le nostre teste tonde, il mio braccio destro sotto il tuo, il piede sinistro avanti, la coscia inclinata esattamente nello stesso modo.

A quattro anni mi portasti con te a raccogliere asparagi. Aveva piovuto e il terreno altro non era che una morbida fanghiglia. Non ti curasti minimamente della raccomandazione di Mina ha avuto la febbre non farle prendere freddo. Preferisti farmi divertire nell'attività prediletta da ogni nano che si rispetti: immergere i piedi nelle pozzanghere. 

Una sera di due anni fa mi portasti a casa una ricotta fresca, quella fatta a mano da un tuo amico pastore. Ti ci fai i ravioli, mi dicesti. Quando scopristi che ero sola a cena ti uscì un ma allora perché non sei venuta a cena da noi, a casa tua. Un po' eri geloso, un po', forse, ti mancavo. Te lo lessi negli occhi e ricordo pensai che fosse incredibile e che, forse, aveva ragione Mina. Tu provi amore ma non sai gestirlo.

In macchina con te mi fai ascoltare canzoni di gente morta o pensionata. Note di altri tempi e mondi. Ami associarle a quei periodi della tua vita in cui io non ero ancora presente. Questa uscì quando facevo il militare, questa quando ho conosciuto tua madre, senti che musica! Io sorrido e ti prendo in giro, perché a te piace così.

Oggi voglio dedicarti questi ricordi, gli altri, quelli brutti, lasciamoli dormienti nel loro tempo passato. Lasciamoli agonizzanti in un mare di altre esperienze, più gaie e frivole. Perché se non li possiamo cambiare li possiamo ignorare. Possiamo evitare che tornino a farci del male. Almeno oggi.

Perché oggi compi 58 anni e da 28 sei mio padre.

Buon compleanno, Pino.


mercoledì 1 maggio 2013

Primo maggio, su coraggio

L'Abruzzo non ha la smania di piacerti, non si mette in tiro tirando fuori l'argenteria quando vai a trovarlo, non espone le sue grazie al turista di turno. L'Abruzzo non si vende. Se ne sta lì tra monti e mare, orsi marsicani e odore di pesce. Ad aspettarti.

Come tutte le cose che si hanno a portata di mano l'abbiamo spesso sottovalutato. Snobbato per il mare cristallino di qualche spiaggia sarda, per le seadas e la bottarga oppure per il verde umbro, l'opulenza toscana o, semplicemente, per Roma e per i suoi secoli. Abbiamo preferito le scogliere liguri e le gondole veneziane, il babà napoletano e la pizzica pugliese.

Oggi no.

Siamo arrivati a Scanno, provincia dell'Aquila, all'ora di pranzo, che una Princess mica si alza dal letto prima delle undici nei giorni di festa eh, abbiamo mangiato in una piccola trattoria, una sala esagonale che conteneva poco meno di dieci tavoli. Da due.



Tra un pasto e l'altro abbiamo chiacchierato con una delle due proprietarie dai capelli cortissimi e gli occhi neri scoprendo, per esempio, che c'è chi va al ristorante e poi chiede la pasta scondita.

Un'assurdità, statevene ALLA casa allora no?

Poi ho capito perché tanto odio per le fissate con la linea. I piatti trasudavano grassi, sapore e calorie ma erano tanto, tanto buoni.

Con la panza piena abbiamo passeggiato tra le viuzze sassose del piccolo borgo. Erano quasi deserte.



In un piccolo locale inutilmente refrigerato un baffuto e panzuto signore di mezza età vendeva prodotti tipici. Prodotti tipici veri eh, mica quelli che trovate in qualche store dell'aeroporto e che comprate al volo al parente scassamaroni che ti chiede le palle di Mozart al telefono mentre tu stai visitando la camera da letto di Elisabetta di Baviera, tra l'altro mio alter-ego, mica svirgole. 

Al non proprio economico prezzo di 10 euri e 50 centesimi ci siamo accaparrati l'unica cosa degna di occupare la metà dei cartelloni pubblicitari incontrati sulla via scavata tra le rocce che collega l'A24 al paese: il Pan dell'Orso. Un dolce a base di mandorle, farro e miele ricoperto di cioccolato. Il negoziante ci ha illuminato sull'origine del nome.

Tanti anni fa un orso aggredì un pastore e mangiò solo i panelli che aveva nella sua bisaccia

Conciso ed essenziale. Vero abruzzese.

Per dovere di cronaca: il Pan dell'Orso è buono da sbavarci sopra sebbene, anch'esso, non propriamente light.

Eccolo:



Nello stesso locale, a dimostrazione di quanto gli abruzzesi tengano alla loro virilità, era in vendita anche questo:



Sulla via del ritorno ci siam fermati nei pressi di Anversa per ammirare le Gole del Sagittario, frutto della millenaria erosione delle acque dell'omonimo fiume. Pare sia una delle riserve naturali più belle d'Europa.



Più in basso, nel comune di Villalago, c'è un piccolo lago artificiale che porta il nome del Santo che fece di questo luogo il suo eremo, San Domenico.



Insomma, da brava psicotica mi sono, più o meno, ripresa. Non mi sono ciucciata una bottiglia di acqua Lete  per mandar giù una scatola di antidepressivi, non mi sono attaccata al Tavernello  forse perché il vino mi fa schifo non ho appeso una corda al lampadario anche perché ho i faretti e non ho lasciato aperto volutamente il gas.

E come sempre lo devo a Lui, quello che occupa l'altra metà del letto e del titolo di questo blog.


venerdì 8 marzo 2013

Lotto Marzo

Io conosco una donna. A 23 anni andò in sposa ad un uomo troppo semplice o troppo complesso, dipende dai punti di vista. Lei lo definisce così semplice da non essere neppure in grado di gestire e/o dimostrare un sentimento, tutto sommato, basilare come l'amore. Io ho sempre pensato fosse una scusa immeritatamente rassicurante, un'attenuante non richiesta e di fatto ingiustificabile.

A 24 anni questa donna scoprì di essere incinta. Qualche mese dopo, in seguito al solito turbolento litigio, si sentì dire vai ad abortire e vattene. Non abortì e non se ne andò. Decise di restare e di lottare. Contro suo marito, contro gli attacchi di panico, contro lo stereotipo del sesso debole. Perché io non sono il sesso debole, sono solo uno dei due sessi possibili. Perché io non sono nata dalla costola di uomo ma dallo stesso posto da cui nascono gli uomini.

A 30 anni il suo animo agonizzava a causa dei troppi colpi inferti da quell'uomo cresciuto col mito del pater familias.

Quando ebbe la sua bambina la prima cosa che le disse fu nessun uomo ti farà morire dentro. Perché morire dentro è brutto. E' peggio dei lividi.

Io conosco una donna che è stata sola. Una donna che non ha mai ricevuto la solidarietà delle altre donne. Quelle donne che l'8 marzo ricevono mimose e partecipano a serate con accesso negato ai detentori di pisello. Come se bastasse. Come se un giorno l'anno fosse sufficiente a dimostrare di essere libere, serene, indipendenti, emancipate.

Il giorno in cui sua figlia si sposò lei si sentì dire sei una mamma forte. Rispose non lo sono, ma ho tirato su una donna forte. 

Io spero di non deluderti, mamma.

Buon 8 marzo.

martedì 1 gennaio 2013

Capodanno al fresco

Passare il capodanno in un parco divertimenti all'aperto vuol dire:

Arrivare al capolinea delle montagne russe senza la tua faccia. Ti raggiungerà dopo un quarto d'ora.
Sentire chiaramente l'aria gelida che si infila tra le tue palpebre e le palle degli occhi.
Scoprirsi abili nello staccare le mani dal maniglione congelato della giostra su rotaie, meno abili nel far assumere loro una forma umana e non simile alle zampe di un pappagallo indiano.
Congelarsi le chiappe sul cavallo del carosello.
Guardare con un misto di orrore e ammirazione le 16enni in tacco 12, minigonna inguinale, trucco glitterato e paillettes pure nelle frocie del naso e sentirsi vecchie. A 28 anni.
Benedire lo zuccotto di lana che l'Umile Servo ti ha gentilmente dato in prestito rinnegando senza remore la tua passione per la moda.

Brindare al nuovo anno in fila per una giostra chiamata Cagliostro.

lunedì 31 dicembre 2012

Speravo nei Maya

Miei cari, concedetemi il lusso di indossare i panni della Princess e di tutta l'intera corte solo per un attimo. Perché devo proprio farlo. Per salutare il 2012 devo scompormi con un liberatorio:

VAFFANCULO ANNO DI MERDA

Questo è stato l'anno in cui, a pochi mesi dal nostro sì, io e l'Umile Servo abbiamo dovuto combattere contro un nemico invincibile. Il glioblastoma multiforme si è portato via in poco tempo una delle persone a noi più care e con lui molte certezze e qualche pezzo, troppo grosso, della nostra serenità di coppia.

E' stato l'anno in cui l'Umile Servo ha dovuto lottare contro una precarietà mai così spietata, restando a casa troppo tempo mentre io, trascinandomi in ufficio, cercavo di non fare troppo caso a quell'enorme peso che sentivo tutto sulle mie spalle.

E' stato l'anno in cui la crisi ha colpito duramente anche il lavoro dei miei genitori. E le tasse hanno fatto il resto rendendoli fragili e insicuri dopo una vita di fatica e poche soddisfazioni.

E' stato l'anno in cui, alla fine, anche la mia salute ha deciso di dare forfait. Una brutta enterite mi ha lasciato uno strascico duro a morire e la paura si trattasse di qualcosa di più.

E' stato l'anno in cui una lastra di ghiaccio sull'autostrada che percorro tutte le mattine è finita sotto le ruote della mia macchina che, impazzita, mi ha sbattuto da una parte all'altra della carreggiata.

E, infine, è stato l'anno in cui ho scoperto di avere una mutazione genetica che potrebbe rendere difficile una gravidanza.

Io non voglio sfidare la sorte. Non voglio fare richieste. E so che gli anni altro non sono che unità di misura, effimere, con cui ci piace scandire il tempo. Che non si ferma, mai. Che non cambia, mai. Non pretendo che questo 2013 mi riporti indietro la felicità che il 2012 mi ha strappato via ma che allontani almeno un po' di tutto questo dolore.

Buon anno nuovo a tutti voi.



lunedì 24 dicembre 2012

L'augurio principesco


Non sono una di quelle che va in brodo di giuggiole quando vede un alberello addobbato, ascolta le canzoncine natalizie, compra il panettone al centro commerciale. A me il Natale mette tristezza. Io a Natale mi sento sola.

Non è sempre stato così. Anche le Princess senza cuore sono state bambine e hanno gioito vestite da stella cometa alla recita di fine anno. Che poi il vestito da stella cometa nient’altro era che una sorta di copricapo in cartapesta a forma di stella sbilenca, calzamaglia e dolcevita nera. Della serie “che cazzo c’avevi da esse tanto felice che somigliavi a un buco nero più che a una stella”.  Eppure ero felice, un tempo, del Natale. Anche se il mio Babbo Natale era un tantinello ingordo e aveva un’alimentazione, oserei dire, squilibrata. Non mangiava latte e biscotti ma latte e PROSCIUTTO CRUDO. Devo chiedere a Mina che cosa le passava per la testa quando gli preparava il rancio, lasciandolo rigorosamente sul camino. Ero felice quando tappavo i numerelli della tombola con le bucce di mandarino, che la tombola con le finestrelle, quando avevo 6 anni, ce l’avevano solo quelli che stavano avanti. E la mia famiglia “avanti” non c’è mica mai stata. Ma ero felice in mezzo alla mia famiglia. Di quella felicità scema che solo i bambini sanno provare. La magia del Natale devo averla persa per strada, un po’ alla volta. Che fregatura, crescere.

Forse un giorno la recupererò. Magari quando una nana dai miei stessi occhi suderà vestita da pastorello (in famiglia non si ricordano ruoli da primo attore quindi aspiro almeno al pastorello) o aspetterà che Babbo Natale se magni il prosciutto. Che mica lo vogliamo deludere con latte e biscotti. Quello ormai c’è abituato.

Nel frattempo auguro a chi la magia del Natale non l’ha mai persa per strada di non perderla mai, che non è bello.

Buone Feste