Ehilà! Mi vedi? Sono qua. Quella bassetta, mora, occhi verdi, faccia tonda. Mi sto sbracciando, mi dai un briciolo d'attenzione pliz? Capisco che hai un bel daffare, visto la vergognosa quantità di panze che mi vengono sbattute in faccia ma, ecco, insomma ci sarei anch'io.
Che lo capisco eh, che c'hai il becco lungo che ti oscura la visuale ma porca zozza quello non dovrebbe farti pure da bussola? Tipo i baffi dei gatti? No eh...
Allora forse sarà questo cara mia il motivo per cui stai a fa un sacco de casini lassù, tra le tue nuvolette rosa e azzurre. Che io non vorrei mica offenderti eh ma me pari il Berlusconi IV. Ennamo un po'. Vedi di interpretare bene le richieste e azzeccare gli indirizzi.
La vuoi una mappina di Google Maps? Metto una bella ics rossa su casa nostra. Sì, quella col giardino co' la cicoria. Non pretenderai mica che ci mettiamo a piantare il pratino all'inglese per accoglierti, suvvia. Non eri te quella che usava farsi il nido sui camini? Ecco, quello lì ce l'abbiamo. Che voi de più? Che aspetti ancora?
E poi, perché?
Perché ti presenti da chi manco sa che esisti e poi ti fai pregare da chi, come noi, conosce il numero esatto delle tue piume? Le abbiamo contate, sì. Come contiamo i giorni, le ore, i minuti. Come contiamo pure i secondi di ritardo che, per la cronaca, non ci sono mai stati.
Non è un atteggiamento professionale questo. Che si sappia.
C'è mica una Cassazione delle Pennute a cui posso far ricorso? Perché io sarei determinata a farlo. Te denuncio bella de casa se continui a smarrirti. Non li vendono i tom tom nell'esosfera? Te lo compro io. Non fa la pidocchia, su.
...
No Cicogna, spetta. Ti sei offesa? Ti senti minacciata?
Oh cara ma io scherzavo. Ok, non te denuncio.
Dimmi cosa vuoi, dai. Ti corrompo. Lo vuoi il pratino all'inglese? Vuoi uno shampetto lisci effetto seta così le piume non te se arrufano con l'umidità estiva? Vuoi un pescetto succulento? Un sushi? 'Na coratella?
Che vuoi Cicogna? Che cosa cazzo vuoi per venire da me?!
martedì 30 luglio 2013
lunedì 29 luglio 2013
Manuale di sopravvivenza per mogli sole
E' tornato sabato sera, tardissimo e stanchissimo con due valigione al seguito e un mal di testa epocale da cambio d'altezza e, soprattutto, di temperatura. Ha preferito dormire nel suo letto sudaticcio piuttosto che restare un giorno in più nella frescura alpina.
Io ho barattato la mia personalissima reinterpretazione dell'uomo vitruviano con le sue braccia attorno alla vita e la certezza di potermi attaccare alla sua schiena dopo un incubo.
Ho detto a Sciattaman, orgogliosa, di aver superato la prova solitudine. Forse non a pieni voti ma è comunque un buon risultato. E' importante essere generosi con se stessi, no?
Intanto, dall'alto della mia esperienza di moglie sola ho deciso di stilare un manuale di sopravvivenza fatto di poche semplici e universali regole.
Tv spazzatura
Che poi sarebbe il sinonimo di Real Time. Lode a te, digitale terrestre. Sì perché quando la sera, sole nel vostro lettone, sentite la mancanza dell'omo, sia sul fronte glicemia che sul fonte hot c'è solo una cosa che potrà consolarvi: vedere gente che mangia la gommapiuma o che parla con gli orsacchiotti di peluche. Non sapevo di essere incinta o 24h in sala parto sono, invece, programmi consigliati solo a donne con pargoli al seguito o che non stanno cercando di avere figli. Le ricercatrici incallite e pure sole non trarranno da quelle immagini che sensazioni sgradevoli e il solito moto d'invidia di fronte alla tipa che dichiara, candida, non so come sia potuto succedere.
Magari trombando, amica. C'avevi mai pensato?
Anyway. Se siete deboli di stomaco potrete, semplicemente, dedicare la vostra attenzione a quella tipa col nome ridicolo che pratica la nail art o impastricciarvi il viso seguendo i consigli di Clio. Per le buongustaie c'è la cucina di Buddy. Di italiano non c'ha manco il basilico ma vi farà venire voglia di mettervi a dieta.
Cibo di mater italica
Cucinare per se stessi non da soddisfazione ma mangiare sul divano, davanti la tivvù, un cibo pronto e iper condito vi farà bene allo spirito. La mater italica che vi sa sole e disperate si prodigherà nella preparazione di succulenti ranci. Nel caso in cui vostra madre non sia disponibile le soluzioni si chiamano Mc, rosticcerie, cibo cinese, pizza da asporto. Vi ritroverete con qualche etto in più ma risparmierete sulla bolletta. Io, per esempio, ho mandato la lavastoviglie 5 volte in 3 settimane.
Animale domestico
Sono di compagnia, si sa. E hanno l'indiscutibile vantaggio di non potervi contraddire. Potrete parlare con la vostra micia per ore, porle quesiti esistenziali e interpretare le sue risposte a seconda di quello che vi fa comodo. Oltre che un inequivocabile segno di disagio mentale è anche un toccasana per la vostra autostima. Dopo due manciate di crocchette lei vi farà le fusa anche se le avete appena chiesto se state bene col pigiama a fiorellini blu e avrete interpretato il suo mao come un sì, sei bellissima sempre, anche se non ti depili da due settimane.
Amico tuttofare
Essere indipendenti non vuol dire piegarsi a cacciare i bacarozzi o cambiare lampadine o stappare il tubo del lavandino. Sappiatelo. Lasciate da parte tutte quelle menate da femminista coi baffi e munitevi di amico tuttofare. E' fondamentale che lo conosciate da tempo, che sia amico di vostro marito e che, ai suoi occhi, sembriate una docile pecorella smarrita nel pericoloso bosco di casa vostra, una casa piena di insidie e di insetti. E, mi raccomando, donne, quando avrà gettato lo scorpione nel cesso assicuratevi che tiri la catena due volte che si sa, quelli risalgono dallo scarico. Sempre.
Io ho barattato la mia personalissima reinterpretazione dell'uomo vitruviano con le sue braccia attorno alla vita e la certezza di potermi attaccare alla sua schiena dopo un incubo.
Ho detto a Sciattaman, orgogliosa, di aver superato la prova solitudine. Forse non a pieni voti ma è comunque un buon risultato. E' importante essere generosi con se stessi, no?
Intanto, dall'alto della mia esperienza di moglie sola ho deciso di stilare un manuale di sopravvivenza fatto di poche semplici e universali regole.
Tv spazzatura
Che poi sarebbe il sinonimo di Real Time. Lode a te, digitale terrestre. Sì perché quando la sera, sole nel vostro lettone, sentite la mancanza dell'omo, sia sul fronte glicemia che sul fonte hot c'è solo una cosa che potrà consolarvi: vedere gente che mangia la gommapiuma o che parla con gli orsacchiotti di peluche. Non sapevo di essere incinta o 24h in sala parto sono, invece, programmi consigliati solo a donne con pargoli al seguito o che non stanno cercando di avere figli. Le ricercatrici incallite e pure sole non trarranno da quelle immagini che sensazioni sgradevoli e il solito moto d'invidia di fronte alla tipa che dichiara, candida, non so come sia potuto succedere.
Magari trombando, amica. C'avevi mai pensato?
Anyway. Se siete deboli di stomaco potrete, semplicemente, dedicare la vostra attenzione a quella tipa col nome ridicolo che pratica la nail art o impastricciarvi il viso seguendo i consigli di Clio. Per le buongustaie c'è la cucina di Buddy. Di italiano non c'ha manco il basilico ma vi farà venire voglia di mettervi a dieta.
Cibo di mater italica
Cucinare per se stessi non da soddisfazione ma mangiare sul divano, davanti la tivvù, un cibo pronto e iper condito vi farà bene allo spirito. La mater italica che vi sa sole e disperate si prodigherà nella preparazione di succulenti ranci. Nel caso in cui vostra madre non sia disponibile le soluzioni si chiamano Mc, rosticcerie, cibo cinese, pizza da asporto. Vi ritroverete con qualche etto in più ma risparmierete sulla bolletta. Io, per esempio, ho mandato la lavastoviglie 5 volte in 3 settimane.
Animale domestico
Sono di compagnia, si sa. E hanno l'indiscutibile vantaggio di non potervi contraddire. Potrete parlare con la vostra micia per ore, porle quesiti esistenziali e interpretare le sue risposte a seconda di quello che vi fa comodo. Oltre che un inequivocabile segno di disagio mentale è anche un toccasana per la vostra autostima. Dopo due manciate di crocchette lei vi farà le fusa anche se le avete appena chiesto se state bene col pigiama a fiorellini blu e avrete interpretato il suo mao come un sì, sei bellissima sempre, anche se non ti depili da due settimane.
Amico tuttofare
Essere indipendenti non vuol dire piegarsi a cacciare i bacarozzi o cambiare lampadine o stappare il tubo del lavandino. Sappiatelo. Lasciate da parte tutte quelle menate da femminista coi baffi e munitevi di amico tuttofare. E' fondamentale che lo conosciate da tempo, che sia amico di vostro marito e che, ai suoi occhi, sembriate una docile pecorella smarrita nel pericoloso bosco di casa vostra, una casa piena di insidie e di insetti. E, mi raccomando, donne, quando avrà gettato lo scorpione nel cesso assicuratevi che tiri la catena due volte che si sa, quelli risalgono dallo scarico. Sempre.
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venerdì 26 luglio 2013
L'intimità (regale) perduta
Ieri pomeriggio in uno di quei momenti che dovrebbero essere inseriti nella Carta Internazionale dei Diritti del Lavoratore, ovvero il momento fancazzista mi sono messa a spulciare, da brava socera de paese, foto e video della dimissione di Kate munita di piccolo principe. Un accessorio stimato 125 milioni di sterline, mica cazzi. Roba che al confronto una borsetta di Chanel ti fa passare per una pezzente. Qualche fashion blogger s'è suicidata, lo so.
Vorrei proprio sapere se qualcuno si è mai preoccupato di stimare il vostro valore sul mercato al momento della vostra nascita.
Onestamente vi auguro di no.
Perché ieri guardando le foto di quella neo mamma io, miei adorati sudditi, ho provato pena.
Sì perché un conto è sfilare in abito da sposa davanti a milioni di persone che ti seguono in tivvù. Col vestito bianco ogni donna che si rispetti, anche la più timorata di Dio, si trasforma in una spietata vanitosa, egocentrica, bisognosa di attenzioni, flash e applausi.
Un conto è uscire da un ospedale con ancora i punti sulla vulva, le gambe gonfie, il colorito smorto e gli ormoni che ti ballano la lap dance in corpo e sorridere e salutare, sorridere e salutare come se nella vita non contasse altro. Come se non fossi preoccupata per il pupo che ti vomita addosso o per il rischio di prolasso uterino. Come se ti stesse bene che qualcuno, magari, ha pure deciso per te come minchia ti dovevi vestire un giorno dopo aver fatto passare un cocomero da un orifizio largo come il diametro di una ciliegia. Perché i pois che indossava, putacaso, pure Diana nella stessa occasione non li avrò mica notati solo io. E va beh che son tornati di moda però...
Insomma a me, mamma Kate, ha fatto tenerezza. Così come quel povero pargolo, nato da un giorno e già preda di attacchi epilettici da flash.
Io non lo so se diventerò mamma ma se accadrà, almeno per qualche giorno, mi sa tanto che poserò la corona sul comodino. Perché a me, due giorni dopo il parto, con i punti sulla vulva, le gambe gonfie e il colorito smorto non me dovrà vedè nessuno.
Vorrei proprio sapere se qualcuno si è mai preoccupato di stimare il vostro valore sul mercato al momento della vostra nascita.
Onestamente vi auguro di no.
Perché ieri guardando le foto di quella neo mamma io, miei adorati sudditi, ho provato pena.
Sì perché un conto è sfilare in abito da sposa davanti a milioni di persone che ti seguono in tivvù. Col vestito bianco ogni donna che si rispetti, anche la più timorata di Dio, si trasforma in una spietata vanitosa, egocentrica, bisognosa di attenzioni, flash e applausi.
Un conto è uscire da un ospedale con ancora i punti sulla vulva, le gambe gonfie, il colorito smorto e gli ormoni che ti ballano la lap dance in corpo e sorridere e salutare, sorridere e salutare come se nella vita non contasse altro. Come se non fossi preoccupata per il pupo che ti vomita addosso o per il rischio di prolasso uterino. Come se ti stesse bene che qualcuno, magari, ha pure deciso per te come minchia ti dovevi vestire un giorno dopo aver fatto passare un cocomero da un orifizio largo come il diametro di una ciliegia. Perché i pois che indossava, putacaso, pure Diana nella stessa occasione non li avrò mica notati solo io. E va beh che son tornati di moda però...
Insomma a me, mamma Kate, ha fatto tenerezza. Così come quel povero pargolo, nato da un giorno e già preda di attacchi epilettici da flash.
Io non lo so se diventerò mamma ma se accadrà, almeno per qualche giorno, mi sa tanto che poserò la corona sul comodino. Perché a me, due giorni dopo il parto, con i punti sulla vulva, le gambe gonfie e il colorito smorto non me dovrà vedè nessuno.
giovedì 25 luglio 2013
Cream
Cosa succede quando tutte le barriere cadono? Quando i contorni diventano sfumati, quando il contesto è nebbia, quando ci si perde in un paio d'occhi, quando null'altro conta che il suono di un respiro, un sorriso, un odore?
Si diventa malleabili, come il burro. Si cambia forma, aspetto, umore, identità. O forse quella, semplicemente, si ritrova. Perchè s'era persa nelle file dei doveri, delle responsabilità, dei sarebbe giusto.
Questa non sono io, eppur lo sono
Si diventa così incoerenti quando si ama.
Ci si stupisce per così poco quando si ama. Un fiore sul cruscotto, un cuore su una chat, la lingua sul collo, tenersi per mano.
Complicato e semplice. Impossibile eppur reale. Doloroso e meraviglioso.
Quante sono le facce dell'amore? Quante ne conosciamo?
Lei si lasciò andare, tremante, tra le braccia di lui. Barriere cadute, contorni sfumati, contesto annebbiato. Non sapeva chi fosse ma non le importava. Era felice. Chiuse gli occhi, sorrise.
Semplice, reale, meraviglioso. L'amore le stava mostrando solo quella faccia, per ora. Dell'altra si sarebbe preoccupata dopo.
Ci penserò domani
Fu tutto quello che riuscì a pensare.
Si diventa malleabili, come il burro. Si cambia forma, aspetto, umore, identità. O forse quella, semplicemente, si ritrova. Perchè s'era persa nelle file dei doveri, delle responsabilità, dei sarebbe giusto.
Questa non sono io, eppur lo sono
Si diventa così incoerenti quando si ama.
Ci si stupisce per così poco quando si ama. Un fiore sul cruscotto, un cuore su una chat, la lingua sul collo, tenersi per mano.
Complicato e semplice. Impossibile eppur reale. Doloroso e meraviglioso.
Quante sono le facce dell'amore? Quante ne conosciamo?
Lei si lasciò andare, tremante, tra le braccia di lui. Barriere cadute, contorni sfumati, contesto annebbiato. Non sapeva chi fosse ma non le importava. Era felice. Chiuse gli occhi, sorrise.
Semplice, reale, meraviglioso. L'amore le stava mostrando solo quella faccia, per ora. Dell'altra si sarebbe preoccupata dopo.
Ci penserò domani
Fu tutto quello che riuscì a pensare.
Conquistami, inventami, dammi un'altra identità. Stordiscimi, disarmami e infine colpisci. Abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità.
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La Cantastorie
mercoledì 24 luglio 2013
Flashback e udienze papali
Ho messo su un cd di Sting. Una volta credevo mi piacesse. Me lo prese la povera vittima, colui il cui cuore infransi senza pietà alcuna 10 anni orsono. Mi amava d'un amore malato, perché non ricambiato. Un amore che ha nutrito per anni il mio senso di colpa. Ieri si è sposato. Il suo nuovo amore, quello vero, è biondo, ha gli occhi azzurri e un fisico esile in un abito da sposa barocco fatto di balze, fiocchi, lustrini e paillettes. Basterebbe quello a render l'idea di quanto siamo diverse, la tipa bionda e io. Lei così simile a lui, io così opposta. Il senso di colpa è passato, dopo anni, con la foto di loro due sorridenti all'altare. E il cd di Sting è di una noia mortale. L'ho tolto a metà. Il mio tuffo nel passato s'è concluso con un 'mmazza che palle, senza nostalgie e sentimentalismi. E va bene così.
Al km 32 dell'A24 c'era un brutto incidente stamattina. Un'Alfa nera distrutta da un impatto frontale. Lamiere piegate, vetri a terra, sirene blu. Questo, di salto, è stato meno lungo, mi ha lanciato in un passato più recente. Quello di 7 mesi fa. Quando dentro una macchina distrutta c'ero io. Stavolta non si è concluso tutto con un 'mmazza che palle, senza nostalgie e sentimentalismi. Stavolta la paura, quella che credevo aver definitivamente debellato è tornata, prepotente, arrogante. Ho continuato il viaggio stringendo forte il volante, schiena dritta e tesa. E sono andata a 80 all'ora. 100 nei momenti in. Una ola per il mio cuor di leone, grazie.
Ho sognato di aver chiesto e ottenuto un'udienza papale. Io che nell'ultimo anno ho frequentato la chiesa solo per assistere a funerali. Il tipo di bianco vestito era simpatico. Abbiamo conversato per un tempo indefinito poi io gli ho consegnato un foglietto bianco chiedendogli, in lacrime, di pregare per me, per farmi avere un figlio. Che magari a lui il Principale lo sente, che magari c'ha un canale preferenziale, tipo la corsia dei bus.
Non credo che per interpretare questo mio viaggio mentale notturno ci sia bisogno di Sciattaman. Stavolta posso fare da sola.
Intanto le mie tette esploderanno tra 3,2,1..., i crampi premestruo mi lasciano senza respiro almeno 4 volte al dì e io ho smesso di sperare nella botta di culo pre-esame. Che esiste eh, ma non passa di qua. Venerdì chiamo SantoSpirito.
Amen.
lunedì 22 luglio 2013
Amarsi un po'
E' una questione di schemi mentali. Si formano nell'infanzia, per imitazione. Non ce li togliamo più di dosso, li applichiamo ogni volta percepiamo una situazione di pericolo, paura o semplicemente una novità. Non ce ne sono di giusti o sbagliati ma alcuni ci fanno vivere male, altri bene.
Sai cosa vuol dire avere un rapporto simbiotico con qualcuno, Princess?
Sì
E con chi credi di averlo?
Con mia madre
Sogno onde anomale dall'adolescenza. Le prime, impetuose e inarrestabili mi soffocavano, riempiendo i miei polmoni d'acqua, mi uccidevano. Ed io mi lasciavo travolgere, svegliandomi di soprassalto, annaspando. Con gli anni ho imparato a scappare. Nel sogno percepivo il pericolo e iniziavo a correre, girandomi ogni tanto per controllare l'altezza dell'acqua. A volte mi salvavo raggiungendo a fatica un'altura, con la speranza che il livello del mare non si elevasse tanto da affogarmi. Ora le onde son quasi sparite. Ma l'acqua popola ancora le mie visioni notturne. Qualche mese fa camminavo sul pavimento di ghiaccio della mia camera da letto, il ghiaccio si è spezzato ed io sono andata a fondo. Ho nuotato, con grazia e con calma. Ieri notte ero su una gondola. Il gondoliere ha virato su un canale, chiuso fino a pochi minuti prima. La gondola ha incamerato acqua, si è spezzata in due ed io ho nuotato di nuovo. Con la stessa calma e la stessa grazia del sogno precedente.
Sabato ho scoperto che l'acqua è un simbolo forte, profondo, viscerale e, soprattutto, primordiale. L'acqua richiama il liquido amniotico, il rapporto con la madre.
Un rapporto complesso. Tanto intimo e profondo quanto soffocante e malato.
Ho assimilato per osmosi gli schemi mentali di mia madre. Ho fatto mie le sue ansie, l'ipocondria e l'angoscia. Ho fatto mio il suo male di vivere così come la sua sensibilità, la capacità di analisi e di introspezione.
Ma sono anche una persona ricca. Parola di Sciattaman. Perché rispondo bene alla psicoterapia, non ho costruito resistenze, mi sono aperta, miglioro in fretta.
Ci deve essere stata un'altra persona, nella tua vita, nella tua infanzia che ti ha dato un'alternativa, ti ha mostrato altri schemi mentali a cui tu hai attinto, ti ha fatto capire che esiste altro oltre la depressione, come arma di difesa e reazione.
C'è stata. E' la ZiaSanta. Che sorride e sdrammatizza, che ama viaggiare e ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera. Che non si è mai sposata perché non voleva accontentarsi. Che trova il bello nelle piccole cose.
C'è stata lei quando mia madre si chiudeva in casa preda degli attacchi di panico.
Gliel'ho detto.
Ti ha salvata, sai?
E' stata la sua risposta.
E, inoltre, hai avuto l'intelligenza di trovare una persona più simile a tua zia che a tua madre per passarci la vita.
Sono fortunata Doc!
No, sei scaltra. La fortuna ce la facciamo da soli, Princess. E il segreto della scaltrezza è solo uno: volersi bene.
E io me ne voglio, tanto. Avevo smesso e ho sbagliato. Ma non mi spaventa ricominciare.
Sai cosa vuol dire avere un rapporto simbiotico con qualcuno, Princess?
Sì
E con chi credi di averlo?
Con mia madre
Sogno onde anomale dall'adolescenza. Le prime, impetuose e inarrestabili mi soffocavano, riempiendo i miei polmoni d'acqua, mi uccidevano. Ed io mi lasciavo travolgere, svegliandomi di soprassalto, annaspando. Con gli anni ho imparato a scappare. Nel sogno percepivo il pericolo e iniziavo a correre, girandomi ogni tanto per controllare l'altezza dell'acqua. A volte mi salvavo raggiungendo a fatica un'altura, con la speranza che il livello del mare non si elevasse tanto da affogarmi. Ora le onde son quasi sparite. Ma l'acqua popola ancora le mie visioni notturne. Qualche mese fa camminavo sul pavimento di ghiaccio della mia camera da letto, il ghiaccio si è spezzato ed io sono andata a fondo. Ho nuotato, con grazia e con calma. Ieri notte ero su una gondola. Il gondoliere ha virato su un canale, chiuso fino a pochi minuti prima. La gondola ha incamerato acqua, si è spezzata in due ed io ho nuotato di nuovo. Con la stessa calma e la stessa grazia del sogno precedente.
Sabato ho scoperto che l'acqua è un simbolo forte, profondo, viscerale e, soprattutto, primordiale. L'acqua richiama il liquido amniotico, il rapporto con la madre.
Un rapporto complesso. Tanto intimo e profondo quanto soffocante e malato.
Ho assimilato per osmosi gli schemi mentali di mia madre. Ho fatto mie le sue ansie, l'ipocondria e l'angoscia. Ho fatto mio il suo male di vivere così come la sua sensibilità, la capacità di analisi e di introspezione.
Ma sono anche una persona ricca. Parola di Sciattaman. Perché rispondo bene alla psicoterapia, non ho costruito resistenze, mi sono aperta, miglioro in fretta.
Ci deve essere stata un'altra persona, nella tua vita, nella tua infanzia che ti ha dato un'alternativa, ti ha mostrato altri schemi mentali a cui tu hai attinto, ti ha fatto capire che esiste altro oltre la depressione, come arma di difesa e reazione.
C'è stata. E' la ZiaSanta. Che sorride e sdrammatizza, che ama viaggiare e ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera. Che non si è mai sposata perché non voleva accontentarsi. Che trova il bello nelle piccole cose.
C'è stata lei quando mia madre si chiudeva in casa preda degli attacchi di panico.
Gliel'ho detto.
Ti ha salvata, sai?
E' stata la sua risposta.
E, inoltre, hai avuto l'intelligenza di trovare una persona più simile a tua zia che a tua madre per passarci la vita.
Sono fortunata Doc!
No, sei scaltra. La fortuna ce la facciamo da soli, Princess. E il segreto della scaltrezza è solo uno: volersi bene.
E io me ne voglio, tanto. Avevo smesso e ho sbagliato. Ma non mi spaventa ricominciare.
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giovedì 18 luglio 2013
Il cazzarum magno
Donne! Arriva l'arrotino.
No scherzavo, tranquille.
Donne! Alzi la mano chi di voi è incappata almeno una volta nella vita nel diffuso esemplare di maschio adulto noto alla comunità scientifica come cazzarum magno.
Lo so, vi vedo. Siete tante, forse tutte. Col sopracciglio accigliato focalizzate la faccia di chi v'ha rubato l'ingenuità. Di chi v'ha costretto a vestire i panni di Sherlock Holmes in gonnella alla ricerca del segnale in seguito al quale vi siete sentite legittimate a scatenare l'inferno.
Non vergonatevi, donne. Che quell'esemplare lì è come la varicella. Prima o poi se lo beccano tutte.
E siccome io sono una tipa solidale e mi sento in debito con le attività di volontariato è mia intenzione stilare in favore dei posteri, ovvero quella minoranza di sciagurate che ancora non hanno vissuto le gioie del vivere una storia con qualche pinocchio new era, le 4 fasi di comportamento post-stronzata comuni a tutta la specie.
Fase uno: negazione totale.
Pure dell'evidenza, se necessario.
Voi lo beccate con un'altra? Ripassavano anatomia.
Sì, peccato che sei iscritto a ingegneria, coglione.
Vi chiama col nome di un'altra? Oggigiorno quelli dell'anagrafe sbagliano pure a registrarvi appena nati, che oscenità! Roba che vi dovreste indignare. Perché voi pensavate di chiamarvi Elisabetta di Baviera invece, in realtà, vi chiamate Kate Middleton.
Sì peccato che mi chiamo Maria Antonietta, coglione.
Quando farete notare al cazzarum che la negazione totale è un insulto alla vostra intelligenza egli si prodigherà in scuse atte a negare solo parzialmente l'evento incriminato.
Fase due: negazione parziale
E' che ti somiglia proprio!
Oh povero, c'hai l'uccello guercio? Mai pensato all'amputazione? Che insomma così soffre, la creatura.
Volevo raccontarti un aneddoto in cui c'entrava lei aneddoto in cui cercherà di descriverla come il mostro di Lochness ecco perché ho sbagliato a chiamarti
Qui potreste rispondere così:
Stremato dalle vostre legittime resistenze passerà alla fase tre: ammissione parziale
Inizia generalmente con è vero, però
E' vero però con lei faccio sesso, con te l'amore.
Che culo, ora sì che mi sento una donna fortunata. Grazie.
E' vero però ero distratto
E di quale altra distrazione non sono a conoscenza?
A questo punto le opzioni sono due. O il cazzarum tronfio e idiota non si accorgerà della velata ironia nelle vostre risposte e, quindi, continuerà la sua vita come nulla fosse o passerà, mortificato, alle fase 4: l'ammissione totale. Pregna di scusa, mi dispiace, perdonami, non lo faccio più.
Non lasciatevi ingannare, donne. Fatelo per la sopravvivenza della nostra specie. Fatelo per voi. Per il vostro benessere e per la vostra autostima. Perché chi nasce cazzarum, cazzarum more.
No scherzavo, tranquille.
Donne! Alzi la mano chi di voi è incappata almeno una volta nella vita nel diffuso esemplare di maschio adulto noto alla comunità scientifica come cazzarum magno.
Lo so, vi vedo. Siete tante, forse tutte. Col sopracciglio accigliato focalizzate la faccia di chi v'ha rubato l'ingenuità. Di chi v'ha costretto a vestire i panni di Sherlock Holmes in gonnella alla ricerca del segnale in seguito al quale vi siete sentite legittimate a scatenare l'inferno.
Non vergonatevi, donne. Che quell'esemplare lì è come la varicella. Prima o poi se lo beccano tutte.
E siccome io sono una tipa solidale e mi sento in debito con le attività di volontariato è mia intenzione stilare in favore dei posteri, ovvero quella minoranza di sciagurate che ancora non hanno vissuto le gioie del vivere una storia con qualche pinocchio new era, le 4 fasi di comportamento post-stronzata comuni a tutta la specie.
Fase uno: negazione totale.
Pure dell'evidenza, se necessario.
Voi lo beccate con un'altra? Ripassavano anatomia.
Sì, peccato che sei iscritto a ingegneria, coglione.
Vi chiama col nome di un'altra? Oggigiorno quelli dell'anagrafe sbagliano pure a registrarvi appena nati, che oscenità! Roba che vi dovreste indignare. Perché voi pensavate di chiamarvi Elisabetta di Baviera invece, in realtà, vi chiamate Kate Middleton.
Sì peccato che mi chiamo Maria Antonietta, coglione.
Quando farete notare al cazzarum che la negazione totale è un insulto alla vostra intelligenza egli si prodigherà in scuse atte a negare solo parzialmente l'evento incriminato.
Fase due: negazione parziale
E' che ti somiglia proprio!
Oh povero, c'hai l'uccello guercio? Mai pensato all'amputazione? Che insomma così soffre, la creatura.
Volevo raccontarti un aneddoto in cui c'entrava lei aneddoto in cui cercherà di descriverla come il mostro di Lochness ecco perché ho sbagliato a chiamarti
Qui potreste rispondere così:
Stremato dalle vostre legittime resistenze passerà alla fase tre: ammissione parziale
Inizia generalmente con è vero, però
E' vero però con lei faccio sesso, con te l'amore.
Che culo, ora sì che mi sento una donna fortunata. Grazie.
E' vero però ero distratto
E di quale altra distrazione non sono a conoscenza?
A questo punto le opzioni sono due. O il cazzarum tronfio e idiota non si accorgerà della velata ironia nelle vostre risposte e, quindi, continuerà la sua vita come nulla fosse o passerà, mortificato, alle fase 4: l'ammissione totale. Pregna di scusa, mi dispiace, perdonami, non lo faccio più.
Non lasciatevi ingannare, donne. Fatelo per la sopravvivenza della nostra specie. Fatelo per voi. Per il vostro benessere e per la vostra autostima. Perché chi nasce cazzarum, cazzarum more.
mercoledì 17 luglio 2013
Io viaggio da sola
Essere maritata ad un Umile Servo che viaggia per lavoro e si ritrova sovente in luoghi che sull'atlante Michelin devi cercare con la lente d'ingrandimento o col suo occhiale da miope significa essere costretta, per andarlo a trovare, a viaggiare da sola e confrontarti con una serie di disagi che solo le portatrici sane di vagina posso avere l'onore di sperimentare sulla propria pelle.
In primis le provole. Che tu sia un bidet co' le rote o la sosia di Halle Berry, quando viaggi da sola, stanne certa, rimorchierai. Spesso cessi brufolosi e pure un po' disadattati. Come il tizio che si è prodigato in una delle migliori esibizioni di sguardo spermatozoico per 2 delle 4h di treno Roma-Trento. Nelle restanti 2 ha cercato di liberare il valigione Carpisa che aveva incastrato in malo modo sotto il sedile del povero viaggiatore che gli era di fronte evidentemente ignaro della presenza di appositi vani bagagli. Non pago all'arrivo si è piazzato davanti la porta, sempre in sguardo pesce lesso mode, fissandomi. A treno fermo si è girato in attesa, probabilmente, che qualcuno dall'alto pronunciasse la parola magica apriti sesamo perché non c'era verso si decidesse a premere il bottone. Così, facendo appello al mio savoir faire, gli ho urlato guarda che devi preme il pulsante. All'uscita mi sono messa alla ricerca del binario per Malè. Raggiunta l'altra stazione lo rivedo e tenta un approccio
Che coincidenza, dobbiamo andare nella stessa direzione!
Vai a Malè?
No a Marileva
Appunto
Il secondo ostacolo della viaggiatrice solitaria si chiama bagaglio. Che si sa noi femmine cresciute col mito dell'armadio di Carrie e con la celebre frase quelli mi servono per vivere rivolta ai suoi abiti, quando viaggiamo ci portiamo dietro l'intero sistema solare ergo necessitiamo di possenti braccia per la manovalanza spicciola. Le opzioni, in questo caso, sono due: approfittare della provola di cui sopra o elemosinare aiuto da qualche passante. Io, che c'ho il pelo sullo stomaco oltre che sulle gambe, mi son fatta coraggio e ho fatto da sola, maledicendo ad ogni gradino l'assenza di scale mobili. Pessima idea. Il giorno dopo il mio braccio destro era talmente contratto da non stendersi.
Poi c'è la pipì. Problema strettamente connesso al trasporto bagaglio. Perché i cessi delle stazioni-autogrill-bar-rifugi son piccoli, così piccoli che se metti due kg diventa un problema chiudere la porta. Allora il dilemma dove lo lascio il bagaglio diventa pressante. Nel mio caso son stata fortunata perché alla stazione di Malè per espletare i bisogni fisiologici c'era bisogno udite udite di una smart card, consegnata dalla tizia del bar vicino il w.c. dietro rilascio di un documento valido d'identità Capirete che in un cesso così a prova di ladro mi sono sentita libera di lasciare il bagaglio un minutino nell'antibagno. Giusto un minutino perché questo cartello:
m'ha messo l'ansia. Roba che se c'hai uno squaraus in corso rischi di venire arrestata per uso improprio di tazza.
Dulcis in fundo il senso d'orientamento. Che non lo so, in realtà, se è un problema solo femminile ma, senza dubbio, è un problema principesco. Roba che io ho serie difficoltà a distinguere la destra dalla sinistra, roba che a danza la maestra mi mise lo schotch rosso sulla ballerina di destra, roba che mi perdo pure nel tragitto lavoro - casa perché oltre che disorientata so' pure distratta e spesso dimentico di girare all'uscita giusta del GRA. Ma una soluzione esiste, mie care. Si chiama mappine di Google Maps. Son chiare e precise ma hanno qualche problema con i tempi di percorrenza. Perché a meno che non siate Bolt non ce la farete mai a percorrere 800 mt in 5 minuti.
In ogni caso, sono viva e vegeta. Anche stavolta. E il turismo in solitaria è così rilassante che non ho pensato nemmeno per un millisecondo alla parola infertilità. Son gioie.
Poi c'è la pipì. Problema strettamente connesso al trasporto bagaglio. Perché i cessi delle stazioni-autogrill-bar-rifugi son piccoli, così piccoli che se metti due kg diventa un problema chiudere la porta. Allora il dilemma dove lo lascio il bagaglio diventa pressante. Nel mio caso son stata fortunata perché alla stazione di Malè per espletare i bisogni fisiologici c'era bisogno udite udite di una smart card, consegnata dalla tizia del bar vicino il w.c. dietro rilascio di un documento valido d'identità Capirete che in un cesso così a prova di ladro mi sono sentita libera di lasciare il bagaglio un minutino nell'antibagno. Giusto un minutino perché questo cartello:
m'ha messo l'ansia. Roba che se c'hai uno squaraus in corso rischi di venire arrestata per uso improprio di tazza.
Dulcis in fundo il senso d'orientamento. Che non lo so, in realtà, se è un problema solo femminile ma, senza dubbio, è un problema principesco. Roba che io ho serie difficoltà a distinguere la destra dalla sinistra, roba che a danza la maestra mi mise lo schotch rosso sulla ballerina di destra, roba che mi perdo pure nel tragitto lavoro - casa perché oltre che disorientata so' pure distratta e spesso dimentico di girare all'uscita giusta del GRA. Ma una soluzione esiste, mie care. Si chiama mappine di Google Maps. Son chiare e precise ma hanno qualche problema con i tempi di percorrenza. Perché a meno che non siate Bolt non ce la farete mai a percorrere 800 mt in 5 minuti.
In ogni caso, sono viva e vegeta. Anche stavolta. E il turismo in solitaria è così rilassante che non ho pensato nemmeno per un millisecondo alla parola infertilità. Son gioie.
martedì 16 luglio 2013
Trentaquattro
Eri seduto su una panchina di ferro, gambe larghe, gomiti sulle ginocchia e mani incrociate. L'occhiale da sole poggiato sulla testa. Sorridevi. Non ad una persona qualsiasi, sorridevi a me, che ero solo una ragazzina con poca o nulla conoscenza dell'amore. A me con qualche chilo in più e un paio di pantaloni viola, corti sul ginocchio. A me che non ti conoscevo affatto, che credevo non avessi casa o famiglia dalle mie parti, che credevo fossi solo l'amico di. A me che avrei imparato a conoscere l'esatta tonalità dei tuoi occhi, la forza delle tue braccia, la morbidezza dei tuoi capelli, il tono della tua voce, la stretta della tua mano nella mia, il profumo della tua pelle.
Fu quello il momento esatto in cui mi innamorai. Non un periodo, non un giorno, non un'ora qualsiasi. Io mi innamorai in quel preciso secondo in cui tu mi sorridesti.
Era luglio e faceva caldo. Eppure uscivamo presto il pomeriggio, forse già con la speranza di incontrarci. Quasi come fosse stato per caso.
Qualche giorno prima il nostro primo bacio, seduto di fianco a me rispondesti sì alla domanda sciocca dell'amico buffone di turno: te gusta la Princess eh?
Io guardai altrove, ignorandoti. Perché io nobile ce so nata e me la dovevo tirare. Qual tanto che bastava per fare in modo mi desiderassi di più.
Abbiamo giocato per un po' ed è stato bello. Bello vedere il tuo carattere da orso marsicano addolcirsi per me. Bello vederti costretto a nasconderti dalla gente per rubarmi un bacio. Bello vedere il tuo lato bambino e rincoglionito dall'ammore.
Il primo ti amo me l'hai detto sotto le stelle, era la notte di San Lorenzo. Io sorrisi e come una deficiente risposi solo anche io, pure troppo. Si sa che sono cintura nera nell'uccisione barbara del romanticismo ma sai, un po' quel sentimento mi spaventava, tanto era forte. Così risposi d'istinto, senza cercare la frase perfetta, quella ad effetto, quella rubata a qualche bacio perugina.
Fu la sera in cui pensai cazzo questo me lo sposo. Che non si dica che non sono lungimirante eh.
Lo so, sono in ritardo, il tuo compleanno è stato qualche giorno fa ma un post a 3mila metri è un tantinello complesso da scrivere e poi eravamo insieme, che sarò pure 'na Princess stronza ma me so fatta 700 km solo per stare con te questo 13 luglio. Così, coremio, gli auguri qui te li faccio adesso. Li faccio ai tuoi occhi nocciola e al tuo naso a patata, ai capelli morbidi e alle spalle forti, alle tue polemiche e alla tua risata, alla tua ironia, al tuo sarcasmo.
Soprattutto li faccio al suono melodioso che assume la tua voce quando mi chiami con quel nomignolo scemo. Quello che è solo puntato nel profilo di questo blog: Scriccy.
Fu quello il momento esatto in cui mi innamorai. Non un periodo, non un giorno, non un'ora qualsiasi. Io mi innamorai in quel preciso secondo in cui tu mi sorridesti.
Era luglio e faceva caldo. Eppure uscivamo presto il pomeriggio, forse già con la speranza di incontrarci. Quasi come fosse stato per caso.
Qualche giorno prima il nostro primo bacio, seduto di fianco a me rispondesti sì alla domanda sciocca dell'amico buffone di turno: te gusta la Princess eh?
Io guardai altrove, ignorandoti. Perché io nobile ce so nata e me la dovevo tirare. Qual tanto che bastava per fare in modo mi desiderassi di più.
Abbiamo giocato per un po' ed è stato bello. Bello vedere il tuo carattere da orso marsicano addolcirsi per me. Bello vederti costretto a nasconderti dalla gente per rubarmi un bacio. Bello vedere il tuo lato bambino e rincoglionito dall'ammore.
Il primo ti amo me l'hai detto sotto le stelle, era la notte di San Lorenzo. Io sorrisi e come una deficiente risposi solo anche io, pure troppo. Si sa che sono cintura nera nell'uccisione barbara del romanticismo ma sai, un po' quel sentimento mi spaventava, tanto era forte. Così risposi d'istinto, senza cercare la frase perfetta, quella ad effetto, quella rubata a qualche bacio perugina.
Fu la sera in cui pensai cazzo questo me lo sposo. Che non si dica che non sono lungimirante eh.
Lo so, sono in ritardo, il tuo compleanno è stato qualche giorno fa ma un post a 3mila metri è un tantinello complesso da scrivere e poi eravamo insieme, che sarò pure 'na Princess stronza ma me so fatta 700 km solo per stare con te questo 13 luglio. Così, coremio, gli auguri qui te li faccio adesso. Li faccio ai tuoi occhi nocciola e al tuo naso a patata, ai capelli morbidi e alle spalle forti, alle tue polemiche e alla tua risata, alla tua ironia, al tuo sarcasmo.
Soprattutto li faccio al suono melodioso che assume la tua voce quando mi chiami con quel nomignolo scemo. Quello che è solo puntato nel profilo di questo blog: Scriccy.
giovedì 11 luglio 2013
Iniziare bene VII
V. sta incazzato perché dice che questa mail non è stata lavorata
V. ha detto una cazzata perché la mail a cui si riferisce riguardava il sito Y ed è stata lavorata immediatamente. Riguardo al sito X non è arrivata richiesta alcuna ergo non è stato fatto nulla fino alle 6 del pomeriggio ora in cui dall'alto si sono resi conto che mancava una comunicazione sul sito X e hanno finalmente mandato la mail di richiesta. Basta leggere la posta per capire come è andata.
Il processo non funziona
Non è vero. L'errore è stato di chi non ha mandato la mail, non certo il nostro. Non abbiamo responsabilità sulle decisioni su cosa pubblicare o meno. Se non mi arriva una richiesta io non pubblico.
Ora chiamiamo il Capo-Intermendio
Breve spiegazione sull'andamento dei fatti. Vengo interrotta.
So tutto. Quelli se so' dimenticati di mandare la mail, Dott. V. ha fatto confusione e non deve permettersi di aprire bocca e dargli fiato. Voi lavorate benissimo. Semplicemente non date peso a quel che dice Dott. V., usate i filtri con certe persone. Il vostro referente sono io. Io so come sono andate le cose. Apposto così.
God bless Capo-Intermedio
Vedi? Tutto si risolve, hai sbollito la rabbia?
Sì
In realtà te vorrei prende a calci ma ho il contratto in scadenza, Capetto.
V. ha detto una cazzata perché la mail a cui si riferisce riguardava il sito Y ed è stata lavorata immediatamente. Riguardo al sito X non è arrivata richiesta alcuna ergo non è stato fatto nulla fino alle 6 del pomeriggio ora in cui dall'alto si sono resi conto che mancava una comunicazione sul sito X e hanno finalmente mandato la mail di richiesta. Basta leggere la posta per capire come è andata.
Il processo non funziona
Non è vero. L'errore è stato di chi non ha mandato la mail, non certo il nostro. Non abbiamo responsabilità sulle decisioni su cosa pubblicare o meno. Se non mi arriva una richiesta io non pubblico.
Ora chiamiamo il Capo-Intermendio
Breve spiegazione sull'andamento dei fatti. Vengo interrotta.
So tutto. Quelli se so' dimenticati di mandare la mail, Dott. V. ha fatto confusione e non deve permettersi di aprire bocca e dargli fiato. Voi lavorate benissimo. Semplicemente non date peso a quel che dice Dott. V., usate i filtri con certe persone. Il vostro referente sono io. Io so come sono andate le cose. Apposto così.
God bless Capo-Intermedio
Vedi? Tutto si risolve, hai sbollito la rabbia?
Sì
In realtà te vorrei prende a calci ma ho il contratto in scadenza, Capetto.
mercoledì 10 luglio 2013
E' che c'ho il naso di Pulcinella
Vedi Napoli e puoi muori, dicono. Beh io speriamo che me la cavo perché, onestamente, di tirare le cuoia prima ancora di potermi lamentare del mio 30esimo compleanno non è che abbia proprio intenzione.
Princess, USI e tanto ammore, 10 giorni orsono, hanno passato un fine settimana nella città partenopea. Io, che sono una gitana inside, non l'avevo mai vista. Il B&B che ci ha ospitati si trova vicino al centro storico, quartiere Spaccanapoli. Tale Umberto dal naso schiacciato, il gestore, è una delle persone più cordiali che io abbia mai incontrato. Lo stabile è antico, camere ampie e luminose e per colazione c'erano i babà. Vale una visita.
Come tutte le prime volte in città che non ho mai visto mi sono munita di cartina e ho segnato con una ics le tappe obbligate. Perché io non me rilasso manco in vacanza, dovrei porre la questione a Sciattaman, credo.
Abbiamo iniziato il percorso da via Spaccanapoli, chiamata così perché taglia in due la città.
Ci siamo fermati a vedere la Basilica di Santa Chiara e l'annesso complesso monastico col chiostro maiolicato. Nell'ampio viale che collega la chiesa al monastero potrete riposarvi cullati dall'odore dihascisc incenso. La basilica di San Severo si trova poco distante e conserva l'opera maxima di Giuseppe Sammartino: il Cristo Velato. Talmente realistico che ti vieni quasi voglia di provare a sfilarlo, il velo.
Via San Gregorio Armeno forse non da il meglio di se in estate ma tutti i negozi erano aperti con le loro statuette tra il sacro e profano in mostra.
Mi aspettavo Berlusca e le escort, Monti, Bossi e tutto il cucuzzaro ma Zidane che prende a testate Materazzi, onestamente, no.
Se i morsi della fame non mi avessero stordita e resa insopportabile sarei potuta restare in quella via, persa tra quelle statuine, tutto il dì.
La pizza di Michele è la più famosa di Napoli. E si vede dalla fila. Un'ora e mezzo alle 15 del pomeriggio. Forse troppo anche per gli appassionati ma noi abbiam resistito. Cioè l'USI, perché io dopo 10 minuti ero accampata vicino a due cinquenni su un marciapiede, sguardo assente e mano sullo stomaco. Ci mancava solo che qualcuno, impietosito, mi lanciasse una monetina.
Ora, frustatemi pure ma questa cosa la devo dire: io non amo la pizza napoletana. A me piace scrocchiarella, non troppo spessa e con i bordi fini e bruciacchiati. Insomma, bordi a parte, a me piace la pizza romana. Ma, signori miei, quella pizza non mi ha fatto rimpiangere l'ora e mezzo di attesa.
Soddisfatti i bisogni primari ci siamo incamminati verso il Duomo dove avviene l'annuale miracolo del sangue di San Gennaro. Abbiamo ammirato solo da lontanto la reliquia perché la cappella era transennata causa recenti crolli di calcinacci dal soffitto. Sigh.
Il giorno dopo siamo andati verso il mare. Piazza del Plebiscito era quasi deserta nonostante il sole di domenica mattina. Siamo entrati nella Basilica in punta di piedi, c'era la messa in corso. Non abbiamo potuto curiosare molto ma lo spettacolo del colonnato circolare resta immutato anche durante il Padre Nostro.
Girando intorno al palazzo reale e al San Carlo, dove la mia mente malata ha pensato per un attiimo di farmi fare una foto sullle punte in onore della vecchia carriera danzereccia, siamo arrivati davanti il Maschio Angioino.
Al posto della cena, alle 7 del pomeriggio, ho ingurgitato col dito medio alzato alla prova costume un babà con la nutella dalle ragguardevoli dimensioni. Il barista anche detto voglia de lavorà sartame addosso mi ha perculato mentre fotografavo il mio succulento pasto. Io, che sono una cazzona, ho riso. Devo avergli fatto simpatia perché ha cominciato a raccontarmi la storia della pasticceria, da noi pescata ad minchiam ma che pare sia una delle più antiche e famose di Napoli. Questa.
Siamo tornati a casa con il timore che Penelope, offesa dalla nostra assenza, avesse cambiato la serratura o, peggio, scagazzato per casa. Nulla di tutto ciò, coredemamma ha fatto la brava, si è limitata a mordicchiare la mano del'USI per il resto della sera.
Princess, USI e tanto ammore, 10 giorni orsono, hanno passato un fine settimana nella città partenopea. Io, che sono una gitana inside, non l'avevo mai vista. Il B&B che ci ha ospitati si trova vicino al centro storico, quartiere Spaccanapoli. Tale Umberto dal naso schiacciato, il gestore, è una delle persone più cordiali che io abbia mai incontrato. Lo stabile è antico, camere ampie e luminose e per colazione c'erano i babà. Vale una visita.
Come tutte le prime volte in città che non ho mai visto mi sono munita di cartina e ho segnato con una ics le tappe obbligate. Perché io non me rilasso manco in vacanza, dovrei porre la questione a Sciattaman, credo.
Abbiamo iniziato il percorso da via Spaccanapoli, chiamata così perché taglia in due la città.
Ci siamo fermati a vedere la Basilica di Santa Chiara e l'annesso complesso monastico col chiostro maiolicato. Nell'ampio viale che collega la chiesa al monastero potrete riposarvi cullati dall'odore di
Mi aspettavo Berlusca e le escort, Monti, Bossi e tutto il cucuzzaro ma Zidane che prende a testate Materazzi, onestamente, no.
Se i morsi della fame non mi avessero stordita e resa insopportabile sarei potuta restare in quella via, persa tra quelle statuine, tutto il dì.
La pizza di Michele è la più famosa di Napoli. E si vede dalla fila. Un'ora e mezzo alle 15 del pomeriggio. Forse troppo anche per gli appassionati ma noi abbiam resistito. Cioè l'USI, perché io dopo 10 minuti ero accampata vicino a due cinquenni su un marciapiede, sguardo assente e mano sullo stomaco. Ci mancava solo che qualcuno, impietosito, mi lanciasse una monetina.
Ora, frustatemi pure ma questa cosa la devo dire: io non amo la pizza napoletana. A me piace scrocchiarella, non troppo spessa e con i bordi fini e bruciacchiati. Insomma, bordi a parte, a me piace la pizza romana. Ma, signori miei, quella pizza non mi ha fatto rimpiangere l'ora e mezzo di attesa.
Soddisfatti i bisogni primari ci siamo incamminati verso il Duomo dove avviene l'annuale miracolo del sangue di San Gennaro. Abbiamo ammirato solo da lontanto la reliquia perché la cappella era transennata causa recenti crolli di calcinacci dal soffitto. Sigh.
Il giorno dopo siamo andati verso il mare. Piazza del Plebiscito era quasi deserta nonostante il sole di domenica mattina. Siamo entrati nella Basilica in punta di piedi, c'era la messa in corso. Non abbiamo potuto curiosare molto ma lo spettacolo del colonnato circolare resta immutato anche durante il Padre Nostro.
Girando intorno al palazzo reale e al San Carlo, dove la mia mente malata ha pensato per un attiimo di farmi fare una foto sullle punte in onore della vecchia carriera danzereccia, siamo arrivati davanti il Maschio Angioino.
Al posto della cena, alle 7 del pomeriggio, ho ingurgitato col dito medio alzato alla prova costume un babà con la nutella dalle ragguardevoli dimensioni. Il barista anche detto voglia de lavorà sartame addosso mi ha perculato mentre fotografavo il mio succulento pasto. Io, che sono una cazzona, ho riso. Devo avergli fatto simpatia perché ha cominciato a raccontarmi la storia della pasticceria, da noi pescata ad minchiam ma che pare sia una delle più antiche e famose di Napoli. Questa.
Siamo tornati a casa con il timore che Penelope, offesa dalla nostra assenza, avesse cambiato la serratura o, peggio, scagazzato per casa. Nulla di tutto ciò, coredemamma ha fatto la brava, si è limitata a mordicchiare la mano del'USI per il resto della sera.
martedì 9 luglio 2013
Core de pietra
Sciattaman continua a dirmi che sono una tipa very smart e che per tale motivo uscirò dal mio stato catalessico a breve. Io continuo a sentirmi un'idiota durante le sedute. Non sempre eh. Un'idiota a tratti.
Per esempio l'ultima volta mi ha chiesto dei miei sogni. Me ne sono venuti in mente due o tre zozzi e quindi m'è pure venuto da ridere poi però mi son ripresa fischiettando in modalità gnorri on, c'ho pensato un po' su e mi sono resa conto di fare spesso incubi. Sogno di morti improvvise di persone care, soprattutto. L'ultimo, per esempio, riguardava il mio povero Pino, venuto a mancare in circostanze misteriose mentre io ero fuori per lavoro. Ricordo solo una lapide strana e un dipinto che non gli somigliava pegnente.
Che io pensavo che sta cosa del dipinto fosse rilevate ai fini terapeutici e invece lui mi ha chiesto di impersonarmi nella morte.
Impersonarmi nella morte. Pare facile.
Ciao io sono la morte e ho problemi di socializzazione. Nessuno vuol fare amicizia con me.
E grazie al cazzo
Ecco, questo m'è venuto in mente..
La mia faccia perplessa non l'ha smosso dal suo obiettivo, così ho detto:
Sono violenta, inaspettata e ingiusta
Silenzio
Eccola là, mo questo me interna, lo sapevo io.
Invece dice una cosa tipo:
Hai un blocco delle emozioni. E' una strategia difensiva. Tu razionalizzi tutto, razionalizzi troppo. Mi hai dato una definizione da manuale. Nessuna sensazione, nessun sentimento. Del resto quest'atteggiamento è coerente con la tua esigenza di controllo che a sua volta sfocia nell'ipocondria, nella mancanza di fiducia verso gli altri, nella frustrazione dovuta all'impossibilità di cambiare le cose.
Che robetta eh? Sono una Princess algida e senza core, vi avevo avvertiti no?
Pare che bisogna capire da dove abbia origine tutto ciò. Mi ha detto si pensarci durante la settimana. Così mentre faccio la fila a mensa o pago il benzinaio o pulisco la lettiera di Penelope vengo colta da momenti d'assenza finalizzati all'indivuduazione dell'origine di tutti i mali.
Non sarà mica stata la mia fissa temporanea per Eros Ramazzotti, vero?
Per esempio l'ultima volta mi ha chiesto dei miei sogni. Me ne sono venuti in mente due o tre zozzi e quindi m'è pure venuto da ridere poi però mi son ripresa fischiettando in modalità gnorri on, c'ho pensato un po' su e mi sono resa conto di fare spesso incubi. Sogno di morti improvvise di persone care, soprattutto. L'ultimo, per esempio, riguardava il mio povero Pino, venuto a mancare in circostanze misteriose mentre io ero fuori per lavoro. Ricordo solo una lapide strana e un dipinto che non gli somigliava pegnente.
Che io pensavo che sta cosa del dipinto fosse rilevate ai fini terapeutici e invece lui mi ha chiesto di impersonarmi nella morte.
Impersonarmi nella morte. Pare facile.
Ciao io sono la morte e ho problemi di socializzazione. Nessuno vuol fare amicizia con me.
E grazie al cazzo
Ecco, questo m'è venuto in mente..
La mia faccia perplessa non l'ha smosso dal suo obiettivo, così ho detto:
Sono violenta, inaspettata e ingiusta
Silenzio
Eccola là, mo questo me interna, lo sapevo io.
Invece dice una cosa tipo:
Hai un blocco delle emozioni. E' una strategia difensiva. Tu razionalizzi tutto, razionalizzi troppo. Mi hai dato una definizione da manuale. Nessuna sensazione, nessun sentimento. Del resto quest'atteggiamento è coerente con la tua esigenza di controllo che a sua volta sfocia nell'ipocondria, nella mancanza di fiducia verso gli altri, nella frustrazione dovuta all'impossibilità di cambiare le cose.
Che robetta eh? Sono una Princess algida e senza core, vi avevo avvertiti no?
Pare che bisogna capire da dove abbia origine tutto ciò. Mi ha detto si pensarci durante la settimana. Così mentre faccio la fila a mensa o pago il benzinaio o pulisco la lettiera di Penelope vengo colta da momenti d'assenza finalizzati all'indivuduazione dell'origine di tutti i mali.
Non sarà mica stata la mia fissa temporanea per Eros Ramazzotti, vero?
domenica 7 luglio 2013
Un dolce addio
Credevo che questo sarebbe stato l'anno degli arrivi e invece, a quanto pare, è l'anno delle partenze, delle separazioni, degli addii. Ce ne sono stati alcuni irruenti, traumatici, inaspettati e altri dolci, sereni, attesi. Tutti ugualmente dolorosi.
Morire a 92 anni vuol dire non lasciarsi alle spalle nulla di incompiuto. Soprattutto se sei una un'instancabile donna d'una tenacia spavalda e superba.
Morire col sorriso sulle labbra nonostante una lunga sofferenza è, dopotutto, una gran bella fortuna. Dicono che se la sia guadagnata una vita così lunga e una morte serena, circondata dalla famiglia di cui lei rappresentava l'ultimo, solido e antico pilastro e penso proprio sia vero.
L'ultima volta che l'ho vista mi ha sorriso dicendomi che ero sempre più bella. Io le ho risposto che i complimenti delle zie non fanno testo, che son di parte e che in realtà ero pure ingrassata. Allora lei ha alzato la mano destra e in segno di finto rimprovero mi ha risposto che non mi sta mai bene nulla proprio come tuo nonno. Suo fratello.
Spero che il paradiso non sia troppo dispersivo. Che ci sia organizzazione lassù. Così potranno riabbracciarsi, quei due. Anche se credo che mio nonno la stia aspettando con la sua solita espressione accigliata e le braccia conserte.
Di lei mi resteranno molti sereni ricordi. I natali passati nella sua cucina, soprattutto. E poi il suono della sua voce mentre mi chiamava col diminutivo del mio nome, Luisella.
Morire a 92 anni vuol dire non lasciarsi alle spalle nulla di incompiuto. Soprattutto se sei una un'instancabile donna d'una tenacia spavalda e superba.
Morire col sorriso sulle labbra nonostante una lunga sofferenza è, dopotutto, una gran bella fortuna. Dicono che se la sia guadagnata una vita così lunga e una morte serena, circondata dalla famiglia di cui lei rappresentava l'ultimo, solido e antico pilastro e penso proprio sia vero.
L'ultima volta che l'ho vista mi ha sorriso dicendomi che ero sempre più bella. Io le ho risposto che i complimenti delle zie non fanno testo, che son di parte e che in realtà ero pure ingrassata. Allora lei ha alzato la mano destra e in segno di finto rimprovero mi ha risposto che non mi sta mai bene nulla proprio come tuo nonno. Suo fratello.
Spero che il paradiso non sia troppo dispersivo. Che ci sia organizzazione lassù. Così potranno riabbracciarsi, quei due. Anche se credo che mio nonno la stia aspettando con la sua solita espressione accigliata e le braccia conserte.
Di lei mi resteranno molti sereni ricordi. I natali passati nella sua cucina, soprattutto. E poi il suono della sua voce mentre mi chiamava col diminutivo del mio nome, Luisella.
venerdì 5 luglio 2013
Pensieri da vigilia
Ci siamo. Rullo di tamburi.
No aspettate, che ancora non abbiam fatto la valigia e poi com'è che si chiama quell'ostile luogo meta del viaggio di lavoro dell'USI? Non ricordo. E se non ricordo come lo raggiungo? Ma dite che mi serviranno i doposci?!
Avrete capito dal mio vaneggiare pallido e assorto che domani è il gran giorno. Alle 10 e poco più il mio consorte sarà su un Frecciargento direzione Trento e io, che sono una donna saggia, ho fissato l'appuntamento con Sciattaman due ore dopo la sua partenza, così tanto per star serena e non programmare un suicidio assistito, che da sola non c'ho core, mi serve qualcuno che mi aiuti.
Ok, sto esagerando. I know.
Il punto è che la me di qualche tempo fa, diciamo un anno e mezzo, non avrebbe temuto un'assenza di un mese intervallata, tra l'altro, da una visita reale della sottoscritta della durata di 4 dì. La me di qualche tempo fa, anzi, pur soffrendo la mancanza dell'inquilino, avrebbe approfittato della sua assenza perfare festini frequentare di più le amiche, raccontarci i segreti, pettinare le bambole e cose così. Ma in questo momento che par eterno della mia vita io c'ho un certo bisogno fisiologico di rassicurazioni, attenzioni, certezze indotte.
Ok, sto esagerando. I know.
Il punto è che la me di qualche tempo fa, diciamo un anno e mezzo, non avrebbe temuto un'assenza di un mese intervallata, tra l'altro, da una visita reale della sottoscritta della durata di 4 dì. La me di qualche tempo fa, anzi, pur soffrendo la mancanza dell'inquilino, avrebbe approfittato della sua assenza per
Così la partenza del destinatario principale delle mie assurde divagazioni mentali o seghe mentali che dir si voglia, lo ammetto, mi sta gettando giusto un pochino nel panico. E anche lui, già provato da un nuovo incarico e nuove responsabilità, è un tantinello preoccupato per la salute mentale della mia regale persona.
Per esempio ieri mi ha confessato che il pensiero di lasciare me e il mio cervello soli a casa lo intimorisce un poco. Io ho risposto non siamo soli, c'è Penelope! Mi sono voltata verso la palletta di pelo coi baffi e lei, dopo avermi fissata per qualche secondo, probabilmente incerta sul da farsi, ha poi deciso di darsela a zampe.
mercoledì 3 luglio 2013
Cose boccaccesche
Questa mattina dopo il consueto caffè con Capetto e fedelissimi, fuori l'ufficio, col fresco delle 8, si parlava di zoccolaggine. Tanto pe dì na cosa nova, che altrimenti qui ci si annoia. Del resto il pettegolezzo aziendale è un must have della stagione estiva. E pure delle altre tre, a dirla tutta.
Oggetto delle nostre lingue biforcute era miss biondo che fa felice il mondo rea, secondo Capetto, di aver elargito la sue poche e malfatte grazie con estrema generosità a tutti i masculi con pelo sullo stomaco dell'azienda, quelli che ogni buco è trincea, per capirci.
A., che in rari e sporadici casi riesce ad essere anche più stronzo della sottoscritta, mi ha sorpreso con la seguente frase: ma no, lei non è zoccola.
Poi si è ripreso aggiungendo : ma solo perché...
Ed io, che di mattina ho i filtri azzerati, col cervello che cercava invano di metabolizzre i benefici effetti della caffeina ho pensato bene di palesare il mio stato di nobile completando la sua frase così: ... perchè non trova nessuno che glielo da.
Alla parola nessuno il mio organo preposto al pensiero s'è svejato, con più calma del Marchese del Grillo.
Che cazzo stai a dì? Fermati, idiota! Non puoi mica dire 'ste cose davanti a Capetto, che poi ti perculerà a vita o ne approfitterà per giustificare le sue sboccataggini omofobe.
Troppo tardi.
Scusa cervello, oggi ha vinto parola.
Ovviamente il mio intervento ha suscitato stupore e ilarità e io sono tornata in stanza pensando che la compagnia de 'sti due sta seriamente compromettendo il mio già provato senso della misura e della sobrietà.
martedì 2 luglio 2013
Manuale d'autocommiserazione
Su quel social network che a tutti un po' piace snobbare, perchè a tutti piace sentirsi moderatamente radical chic, ma che ha l'indiscutibile vantaggio di permettere a chiunque di farsi gli altrui cazzi senza essere tacciato di suocerismo avanzato e, cosa non da sottovalutare, col tacito assenso dello sbirciato perché, voglio dì, se metti le tue foto in bikini è perché vuoi che io le veda e che focalizzi la mia attenzione sul cuscinetto lipidico che ti cresce sotto la chiappa sinistra, ho una conversazione perennemente attiva. Il titolo è Sisters quindi non credo sia necessario specificare i partecipanti. Non è, tuttavia, altrettanto scontato il contenuto.
Per esempio ieri ci siam ritrovate a parlare di vibratori. Un po' per scherzo un po' perché la solitudine va combattuta con i mezzi che il mercato mette a disposizione. Nel momento cazzegium maximo siamo arrivate a linkarci i modelli di ultima generazione pescati su discutibili sexy shop virtuali. Credo che se all'USI venisse in mente di controllare la cronologia del mio piccì potrebbe avere qualche crisi esistenziale. O d'autositma.
Con altrettanto zelo questa mattina siamo passate all'autocommiserazione spinta. La Sister O., che da qualche mese aveva adornato il suo anulare del tanto agognato solitario è di nuovo single. Della Sister G. eviterei di parlare, sarebbe un po' come parlare di lavoro con Capetto. Inutile, superfluo e controproducente.
Io, fresca d'analista e perenne vittima di sbalzi d'umore della serie andrà tutto bene - andrà tutto di merda cercavo di arginare lo tzunami di lacrimotti digitali. Invano. Perché pretendere ottimismo da me è come pretendere che Capetto (sì ce l'ho con lui tanto da volerlo centrare in fronte col portapenne) non dica cazzate.
L'unica cosa sensata che sono riuscita a dire è: andiamocene e vivere altrove.
La Sister G. ha proposto l'Irlanda dove l'amico P. ha trovato casa, nuova vita e lavoro. Io le ho fatto notare che l'amico P. è sì molto ospitale ma è anche depresso cronico e in questo momento a noi serve gente allegra che Dio l'aiuta e pure tanto sole. Così ho consigliato Cuba. Allora mi sembra più adatta Lourdes ha ribattuto lei.
E siccome la Sister O. anche nel dolore resta la più saggia, ci ha riportato alla realtà con la seguente frase:
è inutile scappare, i problemi e la pazzia sono semrpe in anticipo sulle nostre mete. Troveremo tutto lì ad aspettarci.
Così, per ora, abbiamo semplicemente optato per una rimpatriata, sabato prossimo. Cena e pernottamento. Ma non chiamatelo pigiama party, che, insomma, c'avemo n'età e da festeggiare c'è ben poco.
lunedì 1 luglio 2013
Iniziare bene VI
Benzinaio ore 10:30 del mattino.
50, grazie
ma tu lavori lì?
già
ma sei italiana?
sì
no, non è vero
Sorriso e cenno di diniego
perchè dovrei mentire sulla mia nazionalità?
tu sei russa
no
sì
va bene, mi hai scoperta
lo dicevo io! hai la carta punti?
da!
Quando non puoi convincerli, puoi coglionarli.
50, grazie
ma tu lavori lì?
già
ma sei italiana?
sì
no, non è vero
Sorriso e cenno di diniego
perchè dovrei mentire sulla mia nazionalità?
tu sei russa
no
sì
va bene, mi hai scoperta
lo dicevo io! hai la carta punti?
da!
Quando non puoi convincerli, puoi coglionarli.
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