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lunedì 3 dicembre 2012

E tu... di che parrocchia sei?


I preti sono esseri strani. Lamentano da tempo l’allontanamento dei fedeli, inveiscono contro i matrimoni gay, le coppie di fatto, la secolarizzazione e poi quando due poveri sventurati come noi decidono di sposarsi in chiesa, mettersi in regola … ti trattano a pesci in faccia. Trattarti male diventa il loro sport nazionale.

Don Complicolecosefacili, per esempio, ha dei seri problemi di memoria e a pagarne le conseguenze eravamo noi. Dimenticava tutto. I documenti consegnati e quelli da consegnare. Ma, soprattutto, dimenticava gli appuntamenti. E, ve lo assicuro, quando gli appuntamenti ve li da di domenica mattina, dopo una settimana di lavoro e un sabato passato tra Ikea e LeRoyMerlin vi rode abbastanza il chicchero se poi il suddetto non si presenta e vi rimanda a un’altra domenica per fare il giuramento.

Avere un prete già non è cosa facile. Averne tre è da supereroi. Sì perché capita che lui abbia cambiato casa e parrocchia diverse volte. Battesimo di qua, comunione di la, cresima da un’altra parte ancora.

Così, nell'intento di recuperare tutti i documenti necessari per convolare finalmente a nozze, ci siamo fatti i seguenti nuovi amici:

Prete n.1, anche detto l’anonimo. Non abbiamo capito come si chiamava ma è stato rapido e indolore.

Prete n.2,  “l’evangelista”. Faccione bonario, occhiale sceso sul naso, capello bianco, aria da frate. Penso “che simpatico!” e gli faccio una domanda di carattere religioso. Non chiedetemi quale, non la ricordo. Ricordo solo di essermene pentita. Amaramente. L’evangelista è partito in quarta con una filippica infinita. E il mio allora futuro marito mi ha riempito di occhiatacce. Di quelle brutte.

Prete n. 3,  “Il burbero”. Ma burbero davvero. Don Complicolecosefacili rispetto a lui è un agnellino. Premesso che gli orari della segreteria erano stampati a chiare lettere su un A4. Mercoledì e Venerdì dalle 16:00 alle 18:00. Bene. Siamo li alle ore 17:00 in punto di un venerdì. Viene ad aprirci un giovane filippino che, manco a dirlo, non sapeva nemmeno una parola di italiano. Cerchiamo di fargli capire, gesticolando, che vogliamo parlare con il parroco. Lui continua a ripetere “Via Clucis, via clucis!”. Poi scappa via e torna con il principale. Arrabbiatissimo dice “Voi venite qui a pochi minuti dall’inizio della Via Crucis? Ma io dico… cosa volete?” Rispondiamo, educati. Lui entra in archivio “Anno di cresima?”. Panico. Lui non lo sa… “Oddio non mi ricordo”. Apriti cielo … “Dio lasciamolo stare eh!”. Ecco. Figura di merda. Soluzione estrema al problema data : guardare le foto, con data annessa, appese sul muro del corridoio della parrocchia, in cerca della faccia del mio lui quando aveva 14 anni, gli occhiali, i brufoli e qualche kg in più. Tombola! 1994. Prendiamo il trofeo e via.

Fortuna che i sacramenti sono solo questi.

martedì 27 novembre 2012

Le sorprese del corso prematrimoniale


La prima lezione di educazione sessuale della mia vita è stato un filmino poco ortodosso visto da me e da altre, diciamo 30 persone, in una sovraffollata, calda e puzzolente stanza di un albergo di una piccola cittadina umbra, durante la prima gita di più giorni con la scuola, in prima media.  Non che non conoscessi, a grandi linee, il funzionamento del mio corpo ma, diciamo, cose così esplicite non le avevo mai viste. Non era ancora arrivato il mio primo bacio alla francese, figuriamoci il resto. In realtà con le mie due migliori amiche avevamo già visto il VHS de “L’albero della vita”, un cartone animato con due alieni verdi protagonisti, pensato appositamente per infarcire ai più piccoli lezioni di sessualità senza turbare troppo il loro mondo. Tutto sommato una buona cosa, direi. Noi non eravamo per nulla sconvolte (anche se la scena dell’erezione con il membro di lui che si trasformava in una trombetta suonante ce la siamo portata dietro per un bel po’) ad essere scandalizzata fu la nonna della mia migliore amica che con gli occhi sgranati disse “che so’ ste zozzerie?! Togliete subito!”. No. Non era una nonna moderna.

Questo per dire che arrivare a 26quasi27 anni e sentirsi dire da Doncomplicolecosefacili durante il corso prematrimoniale che “nel prossimo incontro ci sarà la cinicologa (ginecologa per i comuni mortali, questa era difficile…) che vi spiecherà come nascono i pampini” è una cosa abbastanza comica. Il bello è che a me a lui scappava da ridere, agli altri no.

Comunque… cinicoloca fu. La tizia si è presentata con tanto di marito al seguito e un presentazione in PPT (ebbene sì) di quelle rudimentali, con musichette, loghi e immagini brutalmente copiate e incollate dal web, con una risoluzione degna della mia prima macchina fotografica digitale, presa a punti, da un pixel e mezzo. La cosa più osé che ci è stata messa davanti agli occhi è stata una riproduzione del corpo maschile e di quello femminile. In ogni caso, tutto fila più o meno liscio tra ingrandimenti di spermatozoi e schemi sul ciclo femminile fin quando non è stato affrontato il tema contraccezione.

All’inizio la vena di cattolicesimo spinto non è venuta fuori. La dott.ssa si è limitata a descrivere tutti i metodi. Poi … poi abbiamo scoperto che la pillola fa male. E vabbè … alcune controindicazioni ce l’ha e le conosciamo, più o meno, tutte. E però abbiamo pure scoperto che esiste un complotto interplanetario messo in atto dalle case farmaceutiche che, tramite altri geni del male assoluto, tra cui la maggior parte dei ginecologi, diffonde questo veleno (la pillola, ovviamente) per far soldi senza avvertire del male che provoca. Quindi? “Quindi vi consiglierei di usare il metodo Billings”.

Per chi non lo sapesse il metodo in questione si basa sull’osservazione del muco vaginale. In soldoni quando è copioso e filante (lo so fa un po’ schifo) vuol dire che siete in ovulazione quindi “se volete un bambino è il momento giusto, se non lo volete non fate sesso in quei giorni”. Astinenza, si chiama così. A questo punto qualcuno si ribella e dice la classica frase “se, sai quanti regazzini so nati co’ sto metodo. Io  nun me fido”. Risata generale. “Ma no” risponde candida lei “il tasso di fallimento del metodo è bassissimo, rischiate di più con il preservativo ragazzi! Certo, però, dovete astenervi durante l’ovulazione (e c’arifrega…) e tenere un diario aggiornato giornalmente sulla quantità di muco che secerne la vostra vagina”. E certo perché io, la mattina alle 6, appena sveglia, non ho altro di meglio da fare che guardarmi le parti basse, registrare l’andamento del mio muco, i rapporti sessuali con mio marito, i giorni del ciclo sul mio diario della felicità. Quasi quasi metto pure in correlazione le variabili, preparo un grafico e lo metto su un PPT.

PS: la ginecologa ha 5 figli. “Tutti doni del cielo”. Se siano stati tutti voluti o meno non si sa…

The Wedding Date


Domanda: quante volte ve lo siete immaginato il momento in cui avreste scelto la data del vostro matrimonio? La dichiarazione ve l’ha fatta (forse), l’anello è sul vostro anulare (forse. Il mio per esempio sul mio anulare c’era solo tornato, ma questa è un’altra storia). E’ arrivato il momento. Tu e lui, calendario alla mano. “Come lo vedi il 4 giugno?” “mmm” (mmm=no). Bocciato. “L’11?” propone lui “non suona bene”. Sì, l’ho detto. “Il 12 mi piace!” “Ma è domenica, se ci sposiamo di domenica dobbiamo fare di mattina, senno chi li sente gli invitati che non vogliono far tardi perché il giorno dopo devono andare a lavorare … noi volevamo sposarci di sera, poi, boh, se ti piace…”. Bocciato. “Ok… c’è il 18! E’ paro (sì ho una fissa per i numeri pari e se non sono pari devono essere multipli di 5, non chiedetemi perché, sono psicotica) ed è sabato”. Evvai, andiamo dal prete.

Ecco.

Come entrare con un’idea e uscirne con un’altra. Problema numero 1.
“Buongiorno Don Complicolecosefacili noi vorremmo sposarci”.
“Bene bene! Tovete fare il fare il corso. Senno non vi sposo. Sono Tieci Incontri, inizia a Ottobre. E siete fortunati che si fa qui al paese. Tutti i venertì, topo cena, alle 8 e mezza”
Otto e mezza? Ma a che ora mangiano i preti? No perché noi, alle 8 e mezzo, a malapena siamo tornati dal lavoro … Beh facciamolo presente …
“Ehm veramente quest’orario non sarebbe proprio ideale per noi. Sa, lavoriamo tutti e due fino a tardi. Non si può fare le 9?”
“Otto e mezza”.
Bene.
“Se tartate tieci minuti non fa niente. Ma dovete venire, senno vi metto l’assenza”.
Come tornare a sentirsi una liceale minacciata di bocciatura causa assenze ripetute dal proprio prof. Diciamo che, a questo punto, il mio allora futuro marito ha ufficialmente iniziato a odiarmi per essermi voluta sposare in chiesa e non con un meno complicato rito civile.

Ma non è finita. Passiamo all’argomento data.
“Ci vorremmo sposare il 18. Di pomeriggio”
“Non si può fare”
Coooosa?!
“C’è la festa di Sant… qualcosa”
Ecco. Non progettate nulla prima di andare dal prete.
Quindi ricominciamo. Io guardo lui, lui guarda me “12, di mattina?”, “ma sì dai, rinunciamo alla sera, non importa, basta che ci sposiamo”. Dolce lui.
Guardiamo Don Complicolecosefacili che attendeva la data alternativa “Il 12!”
“No. Pentecoste”
Vabbbene. Il prete è un osso duro.
“L’11” rinuncio al numero pari o multiplo di 5 ma mi sposo di sera, penso.
“E no, è il giorno prima della pentecoste”.
E che caz…
“Vada per il 4?” e chi offre di più?!
“Ci sono le comunioni. Ma per forza ciugno?”
Per forza Giugno? Ommioddio. E’ proprio il caso di invocarlo.
Poi la soluzione “C’è il 25”. Sguardo d’intesa tra me e lui: “Sì!”. E’ multiplo di 5 ed è pure sabato. Se fa 50 gradi chissenefrega. L’importante era uscire di lì.