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lunedì 20 ottobre 2014

Volver

Abbiamo mangiato un pessimo hot-dog consistenza gommapiuma seduti su un muretto di un grande parco, lontano da casa, lontano da tutti. Eravamo circondati da sconosciuti e quadrupedi dalle code scodinzolanti ed eccitate impegnati in sfilate, gare di agility, giochi.

L'ho iscritto ad una gara di somiglianza cane-padrone. Non abbiamo vinto ma abbiamo riso tanto.

Abbiamo passeggiato lungo vialoni alberati all'ora di pranzo in una città semi deserta. Foglie rosse a farci da tappeto e un gelato al Kinder.

A fine giornata ho pensato che, dopotutto, ritrovarsi è una cosa semplice. Che non occorre nemmeno pianificarlo. Succede e basta. Come l'amore.

Sono tornata.

Sono io, sempre io, di nuovo io. Al fianco suo.

Sono pronta per noi. Non ho più paura.

lunedì 13 ottobre 2014

Franziska

Onestamente credevo avresti pianto, perché sotto quella corazza forgiata nella valle del cinismo c'è un esserino estremamente delicato, sensibile, empatico. Certo, odi che si sappia. Ci tieni a mostrarti dura, superiore, sempre incazzata col mondo, pronta a dargli battaglia armata di lingua tagliente ma quegli occhi rotondi da cerbiatta, certe volte, ti tradiscono.

Ti sei vestita da femmina, come fai sempre in occasione di giornate importanti. Addirittura sul tuo vestitino color tortora c'era un fiocco. Il tacco però no, perché tu punti alla comodità, alla sostanza.

Non ami apparire ma adori esserci. Non ti risparmi mai. Sei pazza, egocentrica, sconsiderata, avventata, istintiva.

Insieme a te questi 30 anni sono stati degni d'esser raccontati, indipendentemente dai successi e dai tanti fallimenti.

Io me lo chiedo spesso come sarebbe stata la mia vita senza te e non riesco proprio ad immaginarmela. Dopotutto tu te la immagini un'esistenza senza sapore? Senza gusto?

Io no.

Io non l'avrei voluta una vita senza te.

Auguri per questi 30, Sister di mezzo.





venerdì 18 luglio 2014

Primo

Sei un cane, solo un cane. Ma non lo sai. E qualche volta me lo dimentico pure io.



Hai riempito questa casa di peli, bava, giocattoli, fango, croccantini ma il tuo scodinzolio, in certi giorni grigi, è l'unica cosa che riesce a farmi sorridere.



Sei arrivato in mezzo alla tormenta e ogni giorno, come un fedele cavaliere, aiuti la tua principessa a combattere i mostri che, da troppo tempo, la abitano.

Grazie, cucciolotto e tanti auguri.

mercoledì 2 luglio 2014

Chimica

Sono sempre stata fermamente convinta che nella vita, tra altre qualità, sia necessario avere il senso della misura. Se così non fosse, del resto, i nostri avi non avrebbero inventato le unità di misura.

Così ti misuro il peso, così l'altezza, così la quantità.

A ben pensarci i nostri avi hanno fatto di più. Grazie ai loro studi ora possiamo calcolare spazi, tempi, velocità. Possiamo volare, navigare, prevedere. Vivere bene, vivere meglio.

Se le regole e le formule vengono seguite pedissequamente non possiamo sbagliare o, meglio, possiamo minimizzare i rischi, massimizzare i profitti, avere certezze. Avere controllo.

Quindi uno cresce con tutte queste convinzioni. Studia, si applica, calcola tempi, pesi, misure, assi cartesiani, spazio fratto tempo, radice quadrata di x.

E poi sbam! t'arriva l'amore.

Così, senza preavviso. E non esistono manuali, calcoli, integrali. Non esistono ancore.

E verrebbe da chiedersi perché lasciamo che le nostre vite siano dominate dal calcolo e dalla ragione e poi affidiamo le nostre relazioni a un'aritmia cardiaca, un profilo, un sorriso, una battuta, un colore. Un gioco. Cazzo, un gioco.

Pure se qualcuno c'ha provato, l'amore non si calcola. L'algoritmo del rapporto perfetto non esiste E' materia oscura.

Quando, nel tentativo di diventare un brava massaia, seguivo mia zia nelle preparazione delle sue ricette prelibate, le chiedevo di continuo cifre. Minuti precisi di cottura, esatti pizzichi di sale, giuste proporzioni tra gli ingredienti. Una volta lei mi rispose che la cucina è amore, passione, dedizione, intuito.

Sei una cuoca, mica una farmacista.

Non aveva tutti i torti, mia zia. In fondo, pensateci, le cose migliori della vostra vita non le avete fatte quando eravate fuori controllo?


Primavera non bussa, lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne, i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano

lunedì 10 marzo 2014

La verità, vi prego, sull'amore

Quando la povera vittima, il ragazzo a cui spezzai il cuore quasi un decennio fa, non aveva ancora ufficializzato al mondo la sua condizione di sudditanza amorosa nei miei riguardi e, quindi, credeva che il nostro rapporto potesse continuare senza traccia di odio e rancore nonostante il suo amor perduto non fosse corrisoposto, decidemmo di fissare insieme i criteri guida dell'amore vero. Quello con la A maiuscola, quello che si vede solo nei film e che spesso finisce in tragedia perché troppo grande e puro e difficile per questo mondo infame fatto di sesso e menzogne.

Bene.

Ce ne venne in mente uno su tutti: è amore vero quando il bene dell'altro è più importante del tuo stesso bene.

La rivelazione fu così potente nella sua banalità da telenovelas argentina che decidemmo di scriverla sulla mia Smemo verde che di cazzate da liceale in crisi adolescenziale era già, a dirla tutta, fin troppo piena.

Ieri ci ho ripensato su. Sarà che sono stufa di pensare al cane che vomita, alle mie malattie immaginarie, ai figli, al lavoro e a quello che non ho è quel che non mi manca. (Faber perdona la citazione usata impropriamente in un blog cazzareggio, dopotutto tuo figlio fa di peggio). Così, seduta al sole su una panchina mentre Biagio era intento a rosicchiare le orecchie di un Rottweiler fin troppo paziente, ho riflettuto perdendomi in inutili divagazioni intellettuali sul più nobile sentimento.

Sono arrivata alla conclusione che io e la povera vittima, dopotutto, non avevamo detto una stronzata ma, peccando forse d'ingenuità giovanile, abbiamo trascurato l'infinita scala di grigi che esiste tra il bianco e il nero, tra il bene e il male, tra vero e falso, giusto e sbagliato.

Schopenhauer che forse sto scomodando inutilmente perché magari 'sta cosa non l'ha detta manco lui ma la mia memoria langue quindi famo finta di sì diceva che l'altruismo non è che una forma d'egoismo mascherato. Per esempio l'elemosina la facciamo con l'obiettivo di aiutare il prossimo o lenire il nostro senso di colpa per esser nati più fortunati?

Amiamo per noi stessi o per l'altro?
Amiamo noi stessi o l'altro?
Quando facciamo di tutto per far star bene la persona che amiamo lo facciamo per renderlo felice o per evitare che si stanchi di noi lasciandoci di nuovo soli?
È amore lasciare che qualcuno preda di un rapporto malato se ne vada per la sua strada o lo abbandoniamo per vigliaccheria? Perché abbiamo paura di percorrerla?

In sostanza: ma l'amore che cazzo è?!

giovedì 27 febbraio 2014

Go ahead

Lui la stava aspettando in macchina, al caldo e col motore acceso. Ho immaginato il profumo dolciastro di dopobarba, gel e Arbe Magique. Guardava insistentemente lo specchietto retrovisore, lei, chiaramente, era in ritardo. Nei suoi occhi non c'era la trepidazione da primo appuntamento ma era comunque ansioso di vederla. Ho immaginato fosse uno di quegli appuntamenti che cadono nel mezzo di una storia d'amore. Quando sai già cosa ordinerà a cena, conosci il sapore delle sue labbra ma non sei ancora stanco di guardarla sorridere, ne di perderti nei suoi occhi, ne di ascoltare la sua voce.

Io passeggiavo in tuta sotto casa, col cane al guinzaglio e il capello ribelle costretto in una codina alta. E mi sono lasciata rapire, ancora una volta, da quel sentimento che un tempo veniva usato come sinonimo di depressione: la malinconia.

Lui non era più il moretto col capello impiastrato di gel. Era il biondo scuro, gli occhi nocciola e il naso a patata di cui mi sono innamorata. Lei non era più la biondina riccia dagli occhi marroni. Lei ero io. Mora, occhio verde, ombretto scuro, tanto rimmel, tante cose da raccontare a lui.

Sono tornata a casa incazzata. No, non ero invidiosa di quella giovane coppia e della loro uscita. Magari quella sera avranno pure litigato. Ero incazzata con me. Con la mia nostalgia di 30enne che si finge 90enne in fin di vita. Col mio categorico rifiuto di andare avanti.

Sono stanca del passato, sono stanca di rincorrere eventi che non accadranno mai più, sono stanca d'esser delusa del mio presente. Sono stanca di piangermi addosso.

Devo andare avanti.

domenica 9 febbraio 2014

Il potere del trio

Ci siamo viste alle sette e quaranta, come i treni persi di Battisti, a casa mia.
Abbiamo parlato d'amore e di sesso, di convivenze, futuro, matrimonio, figli. 
Mi sono bucata in cucina, per mano dell'USI mentre loro in un silenzio rispettoso coccolavano la mia stessa dolce speranza. Ho letto i loro pensieri nei loro sguardi  e sono stata fiera di non averci trovato compassione ma vicinanza, comprensione, rispetto, ammirazione.

Conosco il loro gioco. Fiuto la loro preoccupazione. Mi cercano, mi fanno uscire, vestire, truccare, parlare. E tentano goffamente di nascondermi le nuove gravidanze. 

Perché chi vuol esserti vicino lo fa senza sbandierare al vento le proprie ammirevoli intenzioni. Lo fa di nascosto, in punta di piedi, senza fartelo pesare.

Lo fa e basta.

Credevo che nessuno avrebbe mai potuto capire il dolore, la solitudine, il vuoto. Credevo che fosse sufficiente chiudere la porta in faccia al mondo e crogiolarsi nel proprio bozzolo pieno di risentimento. Credevo bastasse uscire di nascosto e voler essere lasciata in pace. 

Mi sbagliavo.

Chi ci tiene ti cerca e lotta con te. Chi ci tiene ti rialza. Con mano ferma ma senza strattonarti. Senza quasi che tu te ne accorga.

Stasera l'incrollabile Princess ha mostrato con il ventre scoperto la propria vulnerabilità, forse per la prima volta in quasi 30 anni. E si sente un po' meno sola. Grazie a quel silenzio rispettoso, alle parole non dette. A loro due, che camminano al mio fianco da 30 anni e che mi rialzano, sempre.

martedì 7 gennaio 2014

La gatta morta

Signori miei, ci sono cose che non si possono evitare. Quando natura chiama, bestie rispondono. M'è diventata donna la micia. No, non è una bella notizia. Ora capisco cosa provò la povera Mina quando le confessai, in secondo liceo, d'avere un pretendente che fu poi ribattezzato dalla famiglia il moscone. Perdonali, A. loro non sapevano che in realtà eri il cuore del mio cuore e che con te ho iniziato a fa le cose zozze. Ho mentito per tutelarti, mio padre c'avrebbe messo poco a presentarsi a casa tua con una mannaia.

La mia dolce Penelope pare sia stata importunata da un perverso micione grigio che ha provato a concupirla da sotto il balcone tramite insistenti e fastidiosi richiami felini. La sventurata rispose. Pedonate, o voi puristi della lingua, la citazione manzoniana riadattata ad un amore impossibile a quattro zampe ma quando c'è di mezzo il cuore non esistono distinzioni di razza. Se così non fosse, dopotutto, la figlia del dottore non farebbe all'amore con le tre civette sul comò, non trovate?

La micia è andata, partita, persa. Si è trasformata da una zompettante gattina pucciosa alla Jessica Rabbit dei felini taglia extra-small. Roba che s'alliscia a tutti e a tutto. Sono abbastanza certa d'averla vista amoreggiare col pc. Quando la sottoscritta, sconvolta da cotanto entusiasmo ormonale, ha provato a redarguirla lei, sfacciata e impavida, ha assunto quella posizione. Dai su, non fatemela spiegare, il mondo di Quark l'avete visto tutti.

Presa dallo sconforto ho chiamato l'USI, a spasso col fratellone della licenziosa.

E' successo, Penelope è diventata signorina e c'ha un gatto moscone sotto il balcone che vuole ardentemente attentare alle sue grazie

Non temere moglie, ora torniamo noi e quel gatto lo facciamo sparire. Che non si avvicinasse alla mia bambina

Mi domando cosa accadrebbe se l'USI diventasse padre d'un cucciolo d'uomo femmina.

lunedì 16 dicembre 2013

Baciami ancora

Questa mattina, su un triste e grigio vagone della Metro B, alle ore sette e zero zero, due zelanti adolescenti con acne, peluria sul viso, super zaini in spalla e dizionario di latino in mano è la mia invidia che sta parlando? Of course! si sono esibiti, dinnanzi alla sottoscritta, ancora sonnecchiante, in una limonata da Oscar.

Mi sono resa conto di quanto io sia diventata arida nel momento in cui ho pensato che a quell'ora del mattino, probabilmente prima di colazione e con l'alitosi da alzataccia malamente mitigata dal sapore del dentifricio, i baci appassionati, con la lingua alla ricerca delle carie nascoste dei molari, dovrebbero essere vietati per legge.

E poi ho pure pensato ai baci che si è osato dare, quelli riusciti e quelli che t'hanno fatto rimpiangere di non esser rimasta a casa, divano e babbucce, a guardare Grey's Anatomy e sognare il grande amore, bello come Derek però col naso un po' più dritto. Che volete, so' pretenziosa.

Ognuno interpreta il bacio a suo modo, pochi sono spontanei però. Soprattutto nell'adolescenza o in occasione delle prime uscite pre-coito. Siamo tutti troppo impegnati a fare bella figura, nel tentativo spesso vano di strappare al malcapitato un altro appuntamento.


Nella mia personalissima e priva di valore scientifico classifica del baciatore italico masculo troviamo al primo posto l'Hitch. Quelli di voi che non hanno idea di cosa stia parlando dovrebbero vedere questo film. Will Smith è una sorta di moderno e very faigo Dottor Stranamore che aiuta gli imbranati a rimorchiare. L'Hitch sa come manovrarti, nelle sue mani sei un burattino, non sbaglia un colpo. E' un freddo calcolatore. Azione-reazione. Pensa solo alla tecnica. E' generalmente poco tenero, egocentrico, belloccio e stronzo. Ma bacia tremendamente bene. La lingua non si infila in bocca se non dopo un accurato gioco di labbra. Lui le succhia, le lecca, le morde e quando si decide a spingersi oltre lo fa con la grazia e la leggiadria di una étoile evitando però l'effetto lumaca morta.




Non bada invece ai preliminari l'Invadente. L'uomo che crede gli sia tutto concesso solo perché avete abbozzato un sorriso di cortesia ad una sua scadente battuta, con buona probabilità omofoba. Che l'Invadente ci tiene a metter in bella mostra le proprie virilità da detentore di pisello. Confonde passione e palpazione, arriva al dunque in pochi nano secondi, non lascia spazio vitale, fa il padrone in casa vostra. In compenso dopo averlo baciato non avrete più bisogno della visita dentistica che avete prenotato da tempo perché le carie ve l'ha rimosse tutte lui.



La metto o non la metto? Un pezzetto va! Anzi no, anzi sì, anzi no, anzi sì. Brutta la specie degli indecisi. Tanto potenziale inespresso, poca sicurezza, molto imbarazzo. L'Indeciso aspetterà tutta la sera il segnale. Quello che potrebbe dargli sufficiente coraggio per avvicinarsi a 5 cm dalla vostra bocca per poi ritrarsi e fingere di guardare con estremo interesse l'amplesso tra alieni che si sta consumando proprio dietro le vostre spalle. Dovrete essere voi, signore mie, a fare il primo passo. A patto che l'Indeciso in questione vi piaccia davvero, gli spezzereste il cuore se, deluse dalla sua perfomance da Rin tin tin in calore, gli negaste un prossimo incontro. L'Indeciso è un diesel. Dategli tempo e abbiate pazienza, non vi deluderà.

venerdì 29 novembre 2013

Attendere l'oro

Il valore di mercato, la domanda e l'offerta, il prezzo e la rarità. A certe leggi non si sfugge.

E non scappo nemmeno io.

Perché tu sei merce rara. Un diamante rosa, un Giglio Rosso di montagna, una veste di seta. Non posso pretendere che la via per raggiungerti sia semplice, lineare, scontata. Non posso pretendere di trovarti in un megastore. Devo cercarti nel posto giusto, un posto speciale, di quelli che non hanno merce in saldo ne offerte 3x2.

Ho imparato il valore dell'attesa, grazie a te. Ho imparato il valore del controllo, che è assai limitato.

Sono cresciuta, grazie a te.

E pensare che ancora non arrivi. Chissà quante cose mi insegnerai, quando ci sarai.

Perché ci sarai, arriverai. Forse quando non ci spererò più, forse in vitro, forse da solo, forse sotto un piumone, forse in un lettino freddo di una stanza dalle pareti verde acido. Io resto qui, ad aspettarti. Perché  l'oro si aspetta.



martedì 22 ottobre 2013

L'evoluzione del rimpiazzo

C'era una volta il passaparola. Il vecchio, caro, inaffidabile passaparola. A seconda del canale utilizzato la versione cambiava, stava a te decidere quale fosse quella giusta. Giusta, non veriteria, fate attenzione che c'è una bella differenza. Di solito la versione giusta era questa:

E' un cesso e pure stupida/o. Ha il sex appeal di una lavastoviglie col filtro zozzo.

A questa conclusione si arrivava, tendenzialmente, tramite il seguente complesso movimento sinapsico:

Dev'essere per forza così, Caio non mi avrebbe certo mentito riguardo i denti storti e gli occhi a palla. Sempronio non è poi così affidabile e sicuramente il suo giudizio è stato mitigato dal rapporto di fratellanza che ha con lui, non poteva certo descrivere la persona che ama come un'oca giuliva, no?

Sia lode all'empirismo. Aristotele 1- Cartesio 0, palla al centro.

Non fate gli gnorri, miei adorati sudditi. Perché anche se siete la dimostrazione vivente che la famiglia del Mulino Bianco non è solo un parametro atto alla misurazione della vostra inadeguetezza in fatto di rapporti interpersonali, quella fase ce la siamo ciucciata tutti.

Mi riferisco all'orrido momento del rimpiazzo e a tutto ciò che ne consegue. Quel momento in cui, che siate stati vittime o carnefici poco importa, un altro o un'altra prende il vostro posto. Quello di compagna/o del/della vostro/a ex.

Il superamento dell'impasse è possibile. Basta solo raccogliere prove atte a corroborare la seguente, articolata ipotesi: ero meglio io.

E così, fino a poco tempo fa, ci si affidava al pettegolezzo cameratesco della comitiva per accertarsi dell'inferiorità in termini di bellezza/intelligenza/simpatia del rimpiazzo. Con tutti i limiti annessi e connessi e con il grande, immenso pregio della variabile incertezza.

Poi è arrivato Facebook.

Ciao pace, ciao Aristotele, ciao ego e, soprattutto, ciao incertezza.

La verità è davanti ai nostri occhi, sottoforma di nome, cognome e immagine del profilo in cui il soggetto, ovviamente, apparirà fighissimo.

No, non ha il culo a forma di cofano della 500.

Gesùmmio quella deve essere una terza abbondante!

Ma li farà almeno 50 kg, 'sta stronza?

Ma non posta le canzoni della Pausini?! Manco un Gigi D'Alessio?

Parla 5 lingue st'esaltata?!

No dai, non può far parte del team di ricerca sul Bosone di Higgs.

E via dicendo.

Facebook ci rende masochisti, bypassare la fase controllo del profilo del rimpiazzo è roba da James Bond, noi comuni mortali non possiamo resistere alla tentazione di conoscere il numero di peli superflui della nuova fiamma del nostro ex. Non ci resta che pensare che sì, forse il rimpiazzo è equiparabile a noi in termini di bellezza/intelligenza/simpatia ma il nostro ex al nostro nuovo amore  gli passa il mocho sul pavimento del cesso.

E perché il messaggio arrivi forte e chiaro è necessario taggarlo su un minore di tre.

Come?! Non avete capito?!

Così: nuovo amore <3

Accertatevi, però, che la new entry metta almeno un mi piace sotto la vostra pubblica dichiarazione d'amore virtuale. Non vorrete mica passare per dilettanti o, peggio, patetici, no?

mercoledì 16 ottobre 2013

La mia persona

Ho pensato che mi piacerebbe raccontare un aneddoto sul modo in cui ci siamo conosciute, una di quelle storielle divertenti da tramandare perché, in fondo, Sister, la nostra è una grande storia d'amore e meriterebbe d'essere raccontata, come ogni bella e duratura storia d'amore che si rispetti. Per quanto, tuttavia, io mi impegni a far luce negli oscuri abissi della mia memoria, il nostro primo incontro non lo ricordo. In realtà dubito che potrei, eravamo troppo piccole. Il mio primo ricordo risale ai miei due anni, quando la mia irrequietezza mi fece sbattere il mento contro il pavimento lucido del coiffeur di Mina. Quattro punti e due medici che cercavano di tranquillizzarmi in modo maldestro non piangere, farai piangere anche gli altri bambini. Evidentemente ingoravano il mio innato egoismo, ricordo che pensai e che me ne importa degli altri bambini? E' me che state torturando. Piccola stronza.

Io e te ci siamo conosciute prima. Io e te ci conosciamo da sempre.

Dicono che gli amici sono la famiglia che ti scegli. Non è vero. Io non t'ho scelta, t'ho trovata. Forse se mi fosse stata data la possibilità di scegliere avrei cercato qualcuno più simile a me. Io donna da tacchi, gonna e Barbie fior di pesco, tu uomo mancato da Converse, jeans e macchine a scontro. Io diplomatica, tu irruenta, io dolce apparente e stronza nell'anima, tu stronza apparente e dolce nell'anima. Io razionale, tu emotiva. Se mi fosse stata data la possibilità di scegliere io avrei scelto male, Sister. Perché, forse, non avrei scelto te, che sei stata il regalo più bello della mia infanzia.

Che sei il regalo più bello. Punto.

La citazione che ci dedichiamo in queste occasioni e che viene usualmente commentata dall'amico G. con me se è appena cariato un dente non è stata partorita da qualche genio della lettaratura. E' scema ed infantile. E' frivola e smielata è Derek è l'amore della mia vita ma tu sei la persona. I fans di Grey's Anatomy probabilmente sanno di cosa parlo.

Te la dedico di nuovo, anche qui, in questo posto solo mio.

Tanti auguri, mia persona

lunedì 14 ottobre 2013

Ti fidi di me?

Se la Principessa Jasmin avesse saputo che dietro il Principe Alì si nascondeva, in realtà, lo zingarello ladruncolo senza tetto che aveva avuto modo di conoscere quando, preda di sconvolgimenti ormonali adolescenziali, l'aveva tratta in salvo dalle attenzioni di un rozzo e maleducato mercante, secondo voi, si sarebbe fidata di lui quando, a mano tesa, gli avrebbe proposto un giro sul tappeto volante?

Io dico di no. Quantomeno c'avrebbe pensato un po' su. Insomma, chi ci salirebbe su un tappeto volante senza manco 'no straccio di assciurazione al giorno d'oggi? Qualcuno lo sa come si compila un CID con un tappeto volante?

Aladdin era uno stronzo. Le ha mentito e chi ama non mente. Pirmo comandamento del manuale d'amore infranto. Caso chiuso. In calera!

Eh no, cari miei. Niente è così facile come sembra. Perché Aladdin l'ha fatto a fin di bene. L'ha fatto per conquistarla, per poterla amare, per poterla frequentare. Da zingarello ladruncolo parlamose chiaro quante possibilità avrebbe avuto con la stizzosa Principessa figlia del Sultano nano?

Nessuna. In amore e in guerra tutto è concesso, no? Assolto. E vissero per sempre illusi e contenti.

Ma aspettate, non prendiamoci per i fondelli, amici della giuria. Che siam mica qui a parlare di legittima difesa contro un assassino, no no. Siamo qui a parlare di rispetto. Siamo qui a parlare di fiducia.

Ragionateci un po' su. Se quella stolta di Jasmin invece di parlare con le tigri avesse prestato attenzione a una serie di particolari e incongruenze nei gesti e nei racconti del suo amato e il dubbio si fosse insinuato sotto il suo diadema blu, cosa avrebbe fatto?

Avrebbe chiesto.

Dimmi un po' Principe Alì de sta ceppa, non è che, niente niente, tu mi stai riempiendo di cazzate? Non è che niente niente c'hai 'na doppia vita e la sera torni a rubare le banane al mercato?

Ad Aladdin è stata tesa una mano, Aladdin ha la possibilità di recitare un Atto di Dolore e sperare nella grazia. Perché se Aladdin parla ora forse ci rimedia solo qualche calcio nella palle ma se decide di rischiare, rischia grosso. Rischia di perdere Jasmin per sempre.

Il genio pure l'aveva avvertito ma lui no, lui nei panni del Principe senza macchia e senza paura ci stava così bene, perché ammettere di essere altro?

Tipo per quella storiella sulla fiducia, Aladdin. Secondo me Abu c'ha più neuroni dei tuoi, senza offesa eh.

Fallo finché sei tempo, fallo finché sei in tempo...

Ok, tempo scaduto. Il nemico Jafar t'ha fottuto. Che poi si fa presto a dare la colpa a Jafar. Jafar è come Facebbok, un semplice mezzo per scoprire fregnacce. Mi pare ovvio che quello, così pieno di rancore, alla prima occasione spiattelli tutto, no?

Il resto della storia la conoscete già. E se non la conoscete beh, è una favola della Disney come volete che finisca? Bene.

Ma nel mondo reale, qui tra i comuni mortali, come sarebbe finita?

Jasmin l'avrebbe perdonato o avrebbe postato su Fb Il mondo è tuo con annesso il commento: io te ce leverei al mondo, stronzo cazzaro?


lunedì 5 agosto 2013

Pink

Scrivimi una poesia, di quelle che leggi d'un fiato, di quelle che devi leggere più volte, di quelle che ami rileggere da solo, in privato.

Guardami senza sbattere le palpebre, per non perdere un secondo dell'immagine di me riflessa in te. Perchè non esisto al di fuori dei tuoi occhi. Perchè me è il modo in cui mi vedi te. Nessun altro.

Baciami piano, sfiorandomi le labbra, come fosse una carezza, come quando mi passi i polpastrelli sul viso, appena sotto gli occhi e poi scendi sulla guancia, sulle labbra, sul collo.

Parlami a bassa voce, come se  quelle parole le dovessi ascoltare solo io. Solo io per sempre.

Carezzami il grembo, come se contenesse la vita che vorresti donarmi.

Dammi miele, zucchero, dolcezza, affetto. Tutto quel che ti spaventa, tutto quello che fa sembrare stupidi.

Dammi il rosa della vita. Quello di cui non avevo mai sentito la mancanza, prima di incontrarti. Perché non son tipo da colori pastello, io. E non lo sei nemmeno tu.

Eppure sì.

Lo sei quando mi parli come se quest'amore non dovesse finire, mai.


Non c'è fine al mio stupore, al mio tacerlo. Ascolta, come mi batte forte il tuo cuore.
Wislawa Symborska

lunedì 29 luglio 2013

Manuale di sopravvivenza per mogli sole

E' tornato sabato sera, tardissimo e stanchissimo con due valigione al seguito e un mal di testa epocale da cambio d'altezza e, soprattutto, di temperatura. Ha preferito dormire nel suo letto sudaticcio piuttosto che restare un giorno in più nella frescura alpina.

Io ho barattato la mia personalissima reinterpretazione dell'uomo vitruviano con le sue braccia attorno alla vita e la certezza di potermi attaccare alla sua schiena dopo un incubo.

Ho detto a Sciattaman, orgogliosa, di aver superato la prova solitudine. Forse non a pieni voti ma è comunque un buon risultato. E' importante essere generosi con se stessi, no?

Intanto, dall'alto della mia esperienza di moglie sola ho deciso di stilare un manuale di sopravvivenza fatto di poche semplici e universali regole.

Tv spazzatura
Che poi sarebbe il sinonimo di Real Time. Lode a te, digitale terrestre. Sì perché quando la sera, sole nel vostro lettone, sentite la mancanza dell'omo, sia sul fronte glicemia che sul fonte hot c'è solo una cosa che potrà consolarvi: vedere gente che mangia la gommapiuma o che parla con gli orsacchiotti di peluche. Non sapevo di essere incinta o 24h in sala parto sono, invece, programmi consigliati solo a donne con pargoli al seguito o che non stanno cercando di avere figli. Le ricercatrici incallite e pure sole non trarranno da quelle immagini che sensazioni sgradevoli e il solito moto d'invidia di fronte alla tipa che dichiara, candida, non so come sia potuto succedere.
Magari trombando, amica. C'avevi mai pensato?

Anyway. Se siete deboli di stomaco potrete, semplicemente, dedicare la vostra attenzione a quella tipa col nome ridicolo che pratica la nail art o impastricciarvi il viso seguendo i consigli di Clio. Per le buongustaie c'è la cucina di Buddy. Di italiano non c'ha manco il basilico ma vi farà venire voglia di mettervi a dieta.

Cibo di mater italica
Cucinare per se stessi non da soddisfazione ma mangiare sul divano, davanti la tivvù, un cibo pronto e iper condito vi farà bene allo spirito. La mater italica che vi sa sole e disperate si prodigherà nella preparazione di succulenti ranci. Nel caso in cui vostra madre non sia disponibile le soluzioni si chiamano Mc, rosticcerie, cibo cinese, pizza da asporto. Vi ritroverete con qualche etto in più ma risparmierete sulla bolletta. Io, per esempio, ho mandato la lavastoviglie 5 volte in 3 settimane.

Animale domestico
Sono di compagnia, si sa. E hanno l'indiscutibile vantaggio di non potervi contraddire. Potrete parlare con la vostra micia per ore, porle quesiti esistenziali e interpretare le sue risposte a seconda di quello che vi fa comodo. Oltre che un inequivocabile segno di disagio mentale è anche un toccasana per la vostra autostima. Dopo due manciate di crocchette lei vi farà le fusa anche se le avete appena chiesto se state bene col pigiama a fiorellini blu e avrete interpretato il suo mao come un sì, sei bellissima sempre, anche se non ti depili da due settimane.

Amico tuttofare
Essere indipendenti non vuol dire piegarsi a cacciare i bacarozzi o cambiare lampadine o stappare il tubo del lavandino. Sappiatelo. Lasciate da parte tutte quelle menate da femminista coi baffi e munitevi di amico tuttofare. E' fondamentale che lo conosciate da tempo, che sia amico di vostro marito e che, ai suoi occhi, sembriate una docile pecorella smarrita nel pericoloso bosco di casa vostra, una casa piena di insidie e di insetti. E, mi raccomando, donne, quando avrà gettato lo scorpione nel cesso assicuratevi che tiri la catena due volte che si sa, quelli risalgono dallo scarico. Sempre.

giovedì 25 luglio 2013

Cream

Cosa succede quando tutte le barriere cadono? Quando i contorni diventano sfumati, quando il contesto è nebbia, quando ci si perde in un paio d'occhi, quando null'altro conta che il suono di un respiro, un sorriso, un odore?

Si diventa malleabili, come il burro. Si cambia forma, aspetto, umore, identità. O forse quella, semplicemente, si ritrova. Perchè s'era persa nelle file dei doveri, delle responsabilità, dei sarebbe giusto.

Questa non sono io, eppur lo sono

Si diventa così incoerenti quando si ama.

Ci si stupisce per così poco quando si ama. Un fiore sul cruscotto, un cuore su una chat, la lingua sul collo, tenersi per mano.

Complicato e semplice. Impossibile eppur reale. Doloroso e meraviglioso.

Quante sono le facce dell'amore? Quante ne conosciamo?

Lei si lasciò andare, tremante, tra le braccia di lui. Barriere cadute, contorni sfumati, contesto annebbiato. Non sapeva chi fosse ma non le importava. Era felice. Chiuse gli occhi, sorrise.

Semplice, reale, meraviglioso. L'amore le stava mostrando solo quella faccia, per ora. Dell'altra si sarebbe preoccupata dopo.

Ci penserò domani

Fu tutto quello che riuscì a pensare.


Conquistami, inventami, dammi un'altra identità. Stordiscimi, disarmami e infine colpisci. Abbracciami ed ubriacami di ironia e sensualità.

lunedì 22 luglio 2013

Amarsi un po'

E' una questione di schemi mentali. Si formano nell'infanzia, per imitazione. Non ce li togliamo più di dosso, li applichiamo ogni volta percepiamo una situazione di pericolo, paura o semplicemente una novità. Non ce ne sono di giusti o sbagliati ma alcuni ci fanno vivere male, altri bene.

Sai cosa vuol dire avere un rapporto simbiotico con qualcuno, Princess?



E con chi credi di averlo?

Con mia madre

Sogno onde anomale dall'adolescenza. Le prime, impetuose e inarrestabili mi soffocavano, riempiendo i miei polmoni d'acqua, mi uccidevano. Ed io mi lasciavo travolgere, svegliandomi di soprassalto, annaspando. Con gli anni ho imparato a scappare. Nel sogno percepivo il pericolo e iniziavo a correre, girandomi ogni tanto per controllare l'altezza dell'acqua. A volte mi salvavo raggiungendo a fatica un'altura, con la speranza che il livello del mare non si elevasse tanto da affogarmi. Ora le onde son quasi sparite. Ma l'acqua popola ancora le mie visioni notturne. Qualche mese fa camminavo sul pavimento di ghiaccio della mia camera da letto, il ghiaccio si è spezzato ed io sono andata a fondo. Ho nuotato, con grazia e con calma. Ieri notte ero su una gondola. Il gondoliere ha virato su un canale, chiuso fino a pochi minuti prima. La gondola ha incamerato acqua, si è spezzata in due ed io ho nuotato di nuovo. Con la stessa calma e la stessa grazia del sogno precedente.

Sabato ho scoperto che l'acqua è un simbolo forte, profondo, viscerale e, soprattutto, primordiale. L'acqua richiama il liquido amniotico, il rapporto con la madre.

Un rapporto complesso. Tanto intimo e profondo quanto soffocante e malato.

Ho assimilato per osmosi gli schemi mentali di mia madre. Ho fatto mie le sue ansie, l'ipocondria e l'angoscia. Ho fatto mio il suo male di vivere così come la sua sensibilità, la capacità di analisi e di introspezione.

Ma sono anche una persona ricca. Parola di Sciattaman. Perché rispondo bene alla psicoterapia, non ho costruito resistenze, mi sono aperta, miglioro in fretta.

Ci deve essere stata un'altra persona, nella tua vita, nella tua infanzia che ti ha dato un'alternativa, ti ha mostrato altri schemi mentali a cui tu hai attinto, ti ha fatto capire che esiste altro oltre la depressione, come arma di difesa e reazione.

C'è stata. E' la ZiaSanta. Che sorride e sdrammatizza, che ama viaggiare e ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera. Che non si è mai sposata perché non voleva accontentarsi. Che trova il bello nelle piccole cose.

C'è stata lei quando mia madre si chiudeva in casa preda degli attacchi di panico.

Gliel'ho detto.

Ti ha salvata, sai?

E' stata la sua risposta.

E, inoltre, hai avuto l'intelligenza di trovare una persona più simile a tua zia che a tua madre per passarci la vita.

Sono fortunata Doc!

No, sei scaltra. La fortuna ce la facciamo da soli, Princess. E il segreto della scaltrezza è solo uno: volersi bene

E io me ne voglio, tanto. Avevo smesso e ho sbagliato. Ma non mi spaventa ricominciare.

martedì 16 luglio 2013

Trentaquattro

Eri seduto su una panchina di ferro, gambe larghe, gomiti sulle ginocchia e mani incrociate. L'occhiale da sole poggiato sulla testa. Sorridevi. Non ad una persona qualsiasi, sorridevi a me, che ero solo una ragazzina con poca o nulla conoscenza dell'amore. A me con qualche chilo in più e un paio di pantaloni viola, corti sul ginocchio. A me che non ti conoscevo affatto, che credevo non avessi casa o famiglia dalle mie parti, che credevo fossi solo l'amico di. A me che avrei imparato a conoscere l'esatta tonalità dei tuoi occhi, la forza delle tue braccia, la morbidezza dei tuoi capelli, il tono della tua voce, la stretta della tua mano nella mia, il profumo della tua pelle.

Fu quello il momento esatto in cui mi innamorai. Non un periodo, non un giorno, non un'ora qualsiasi. Io mi innamorai in quel preciso secondo in cui tu mi sorridesti.

Era luglio e faceva caldo. Eppure uscivamo presto il pomeriggio, forse già con la speranza di incontrarci. Quasi come fosse stato per caso.

Qualche giorno prima il nostro primo bacio, seduto di fianco a me rispondesti alla domanda sciocca dell'amico buffone di turno: te gusta la Princess eh?

Io guardai altrove, ignorandoti. Perché io nobile ce so nata e me la dovevo tirare. Qual tanto che bastava per fare in modo mi desiderassi di più.

Abbiamo giocato per un po' ed è stato bello. Bello vedere il tuo carattere da orso marsicano addolcirsi per me. Bello vederti costretto a nasconderti dalla gente per rubarmi un bacio. Bello vedere il tuo lato bambino e rincoglionito dall'ammore. 

Il primo ti amo me l'hai detto sotto le stelle, era la notte di San Lorenzo. Io sorrisi e come una deficiente risposi solo anche io, pure troppo. Si sa che sono cintura nera nell'uccisione barbara del romanticismo ma sai, un po' quel sentimento mi spaventava, tanto era forte. Così risposi d'istinto, senza cercare la frase perfetta, quella ad effetto, quella rubata a qualche bacio perugina.

Fu la sera in cui pensai cazzo questo me lo sposo. Che non si dica che non sono lungimirante eh.

Lo so, sono in ritardo, il tuo compleanno è stato qualche giorno fa ma un post a 3mila metri è un tantinello complesso da scrivere e poi eravamo insieme, che sarò pure 'na Princess stronza ma me so fatta 700 km solo per stare con te questo 13 luglio. Così, coremio, gli auguri qui te li faccio adesso. Li faccio ai tuoi occhi nocciola e al tuo naso a patata, ai capelli morbidi e alle spalle forti, alle tue polemiche e alla tua risata, alla tua ironia, al tuo sarcasmo.

Soprattutto li faccio al suono melodioso che assume la tua voce quando mi chiami con quel nomignolo scemo. Quello che è solo puntato nel profilo di questo blog: Scriccy. 


martedì 25 giugno 2013

Due

Diciamo le cose come stanno, servitore del mio cuore. Questi due anni non sono stati esattamente sesso, dorga e rock 'n' roll. Anche perchè l'unica sostanza dopante entrata dentro casa nostra è stata il Clomid e, francamente, ne avremmo fatto volentieri a meno, che di ovulazioni indotte e calcoli astronomici non avremmo certo sentito la mancanza.

Ci sono state assenze che hanno pesato, liti, ansie, paranoie, depressioni e soprattutto problemi. Problemi che ci hanno impedito di vivere la nostra neo-vita come avremmo voluto e, diciamola tutta, come sarebbe stato giusto. Perché sta tutto lì, porca trota. Sta tutto nelle aspettative disilluse il senso d'angoscia. Sta tutto nel senso di ingiustizia, nella sensazione che qualcosa ci sia stato sottratto, qualcosa che ci spettava di diritto.

La Sister stamattina nel farmi gli auguri mi ha detto che tre è il numero perfetto e che il nostro terzo anno sarà migliore. Ho sorriso alla sua ingenuità sperando, solo un po', che abbia ragione.

Dicono che il destino ti ripaga, che siamo in credito, che ora è il momento delle cose belle. Sai già cosa penso di quest'ottimismo spicciolo. Stronzate da cartomante. Frasi fatte. Cose dette tanto per far prendere aria alle gengive.

Il tipo che si è messo in testa di farmi il tagliando al cervello mi ha detto che la psicologia non crede nelle coincidenze, nel fato, nel destino, nel karma, nelle stronzate di chi trova nell'aria fritta una spiegazione agli eventi. Un po', sai, questo scetticismo mi rincuora. Non fosse altro perché vuol dire che non c'è nessun Lucifero incazzato con noi due che gioca a dadi con le nostre vite e, diavolo, è pure terribilmente sfigato, mai che facesse due sei.

E quindi niente. Nessun cuoricino in questo post. Nessuna frase smielata. Nessuna dichiarazione. Sarebbe un po' come prendersi per il culo, dai.

Quando ero giusto una scolaretta convinta che un 3 a matematica fosse un problema da inserire nell'agenda del G8, usavo scrivere i miei voti su un'apposita pagina di diario. E siccome i bilanci negativi non mi sono mai piaciuti scrivevo a penna i 7 e gli 8 e a matita i 4 e i 5. Come se le cose brutte potessero da un momento all'altro essere spazzate via da un colpo di gomma. Alla fine dell'anno quei voti scritti a matita non incidevano mai sulla media. E a quadri esposti e complimenti ricevuti io li cancellavo, per sfregio.

Di voti orrendi in questi due anni ne abbiamo presi un bel po' io e te. Ma la sai una cosa? La media resta alta, alla faccia di Lucifero.


Buon anniversario mio Umile Servo tanto tanto Intelligente.


venerdì 21 giugno 2013

Solo le cose belle

Una volta tagliasti per sbaglio i tuoi folti e nerissimi baffi. Io rimasi ad osservare incredula la tua faccia orfana di quel vigoroso e maschio simbolo. Sembravi più dolce ma non sembravi tu. Poi mi soffermai sul tuo labbro superiore per scoprire quanto fosse incredibilmente simile al mio.

Quasi due anni fa ci hanno scattato una foto. Io ero in un abito bianco ammazza respiro, tu in un completo nero, camicia bianca, cravatta grigia. Guardavamo entrambi a terra, intenti a non inciampare su quel terreno dissestato che precedeva l'ingresso della piccola chiesa in cui sarei diventata parte di un'altra famiglia. Quella che non ha te al capo ma l'uomo che è diventato mio marito. Le nostre teste tonde, il mio braccio destro sotto il tuo, il piede sinistro avanti, la coscia inclinata esattamente nello stesso modo.

A quattro anni mi portasti con te a raccogliere asparagi. Aveva piovuto e il terreno altro non era che una morbida fanghiglia. Non ti curasti minimamente della raccomandazione di Mina ha avuto la febbre non farle prendere freddo. Preferisti farmi divertire nell'attività prediletta da ogni nano che si rispetti: immergere i piedi nelle pozzanghere. 

Una sera di due anni fa mi portasti a casa una ricotta fresca, quella fatta a mano da un tuo amico pastore. Ti ci fai i ravioli, mi dicesti. Quando scopristi che ero sola a cena ti uscì un ma allora perché non sei venuta a cena da noi, a casa tua. Un po' eri geloso, un po', forse, ti mancavo. Te lo lessi negli occhi e ricordo pensai che fosse incredibile e che, forse, aveva ragione Mina. Tu provi amore ma non sai gestirlo.

In macchina con te mi fai ascoltare canzoni di gente morta o pensionata. Note di altri tempi e mondi. Ami associarle a quei periodi della tua vita in cui io non ero ancora presente. Questa uscì quando facevo il militare, questa quando ho conosciuto tua madre, senti che musica! Io sorrido e ti prendo in giro, perché a te piace così.

Oggi voglio dedicarti questi ricordi, gli altri, quelli brutti, lasciamoli dormienti nel loro tempo passato. Lasciamoli agonizzanti in un mare di altre esperienze, più gaie e frivole. Perché se non li possiamo cambiare li possiamo ignorare. Possiamo evitare che tornino a farci del male. Almeno oggi.

Perché oggi compi 58 anni e da 28 sei mio padre.

Buon compleanno, Pino.