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domenica 11 maggio 2014

Un buon non compleanno

E' inutile che ce la raccontiamo. Questo per noi è un giorno difficile. E' il giorno in cui i nostri compagni ci guardano dubbiosi, indecisi se farci o no degli auguri che continuano ad essere solo maledettamente potenziali. E' il giorno in cui la nostra bacheca di Fb pullula di dediche, amore, felicità e lavoretti fatti a mano da dolcissimi nani con le manine sporche di pennarello.

Lo scorso anno ho portato a mia madre una rosa rossa, lei ha ricambiato regalandomi un test di gravidanza e l'augurio che anche io potessi diventare presto madre. Onestamente spero non replichi perché un anno di fallimenti è stato già abbastanza.

Feci pipì su quella striscia sottile alla fine di Novembre. Avevo perdite e crampi ma ci credevo. Se il mondo non girasse sempre a cazzi suoi oggi avrei una panza da settimo mese, caviglie da elefante e tette da mucca. Insomma sarei un cesso. Un cesso vergognosamente felice.

Va così. Certe volte si può scegliere certe altre no.

Per esempio io oggi ho scelto di non pensarci troppo. Non pensare a quel test, a quell'augurio, al potenziale. Però a voi proprio a voi a voi che c'avete i fantasintomi, che prenotate tamponi, che leggete referti, che avete speranze crioconservate, che vi sparate le pere in panza, che c'avete i lividi, che ce l'avete fatta, che non ce l'avete fatta sì, proprio a voi che siete le donne più cazzute ch'io conosca, ci penso. E solo per voi mi calo nelle vesti del Cappellaio Matto e gli auguri, pure se non siete mamme, ve li faccio lo stesso.

giovedì 8 agosto 2013

Una di noi

Di infertilità non si parla. L'infertilità non si ammette. E' intima, dolorosa, personale.

Ma l'infertilità si sospetta, si intravede negli occhi delle donne quando parlano di maternità, di amore, di bambini.

Conobbi lei più di due anni fa, qualche giorno dopo la mia assunzione. Mi dissero di trattarla con i guanti perché è isterica e umorale, perché è una ex bella abituata alle luci della ribalta, ad essere al centro dell'attenzione e mal digerisce le nuove leve, soprattutto se giovani e carine. Adeguai il mio atteggiamento sulla base di quei consigli  ma dubito, col senno di poi, che ce ne sarebbe stato davvero bisogno. Succede che, a volte, semplicemente, certe persone vadano d'accordo. Succede che, a volte, semplicemente si trovino a condividere lo stesso beffardo destino di donne alla disperata ricerca di un figlio.

Quando la conobbi non ero ancora una di loro. Stavo per sposarmi e il mio futuro era un cofanetto rosa ripieno di aspettative che poi sarebbero state spazzate via da un'ondata di problemi e delusioni, ma questo allora non potevo saperlo. Ero felice e mi bastava.

Lei mi disse fai bene a sposarti così giovane.

Capii il significato di quelle parole solo qualche tempo dopo.

Aveva 43 anni e da tempo cercava una gravidanza. Voci di corridoio, pettegolezzi. Nulla più. Ma io sapevo che era vero. Una volta mi confessò di aver appena avuto un aborto spontaneo e che aveva sofferto perché era capitato così, a Capri senza calcoli e gambe a candela. Pensava che finalmente la fortuna si fosse tolta la benda e l'avesse vista bene, con i suoi capelli nerissimi e il naso alla francese. E invece no. Ma quasi non le interessava, quella gravidanza durata giusto il tempo di crederci era una sua piccola vittoria, la dimostrazione che dopotutto era fertile. Poteva farcela.

L'anno scorso si è assentata. Vado in vacanza, una settimana in Spagna. 

E' tornata incinta.

Ha fatto la FIVET

Ma allora non è che sono due?

Finalmente ce l'ha fatta, a quell'età... giusto in tempo eh

Io, nel frattempo, ero diventata una di loro, una di voi, una di noi.

Ho gioito con riserva perché le stesse voci di corridoio parlavano di una gestazione complicata, di contrazioni abortive al quarto mese, di pressione alta, di perdite e ricoveri.

Tieni duro pensavo che tu mi dai speranza.

Non gliel'ho mai detto, il nostro rapporto non è mai stato tanto intimo da potermelo permettere ma io ero con lei, tifavo per lei, contavo con lei le settimane.

Dieci giorni fa sulla porta del suo ufficio c'era un fiocco rosa.

E' nata Sara e, con lei, è nata una mamma e una nuova speranza.

Auguri, G.

martedì 11 giugno 2013

Fasi di ricerca

Nell'immaginario collettivo la donna in cerca di un pupo, che in quest'ambito chiameremo semplicemente ricercatrice, è una persona serena e consapevole della scelta fatta che si gode a pieno le maratone orizzontali con il compagno - marito- donatore di sperma, che aspetta con serenità, quasi dimenticandosene, l'arrivo non arrivo del ciclo e si rassegna con un sorriso pensando sarà per la prossima volta quando vede le rosse arrivare con il loro carico di indicibili disagi all'orizzonte.

Bella stronzata.

Non funziona proprio così. Perché dietro la frase stiamo provando ad avere figli spesso si celano verità imbarazzanti, riti snervanti, fantasintomi e seghe mentali.

La vita della ricercatrice è assai complicata.

Per comodità la suddivideremo in 4 comode fasi mensili:

Il post-mestruo. Dove tutto ha inizio, ogni volta. Le rosse se ne sono andate, la ricercatrice si sente sgonfia, figa e bellissima. Passeranno almeno 14 giorni prima dell'ovulazione così decide, semplicemente, di rimandare il pupo-pensiero a quella data. E' iperattiva e spensierata e nei momenti migliori arriva a pensare cose tipo: ma sì, io sto bene pure così, senza pargoli al seguito. Perché io valgo, perchè io mi piaccio, perché io so' io e voi nun siete un cazzo. 

Illusa, povera illusa.

Una settimana dopo il post-mestruo la serenità pocanzi descritta sarà già sfumata. Troverete la ricercatrice in preda a calcoli astronomici finalizzati a beccare lei: la data ovulatio, il giorno x, le 12h di fertilità e di felicità.

Trenta meno quattordici fratto due per settantatrè... ma non la calcoliamo pure la luna piena? E il segno del sagittario con Saturno contro? E lui deve caricare  il cannone, togliamo altri 4 giorni. Giorni alterni? Tutti i giorni? Che diceva l'esperta del forum sulla fertilità?

Un delirio.

Se, poi, la ricercatrice verrà a conoscenza dell'esistenza di quegli strumenti infernali chiamati stick ovulatori la sanità mentale sua e del suo socio in affari verrà messa a dura prova.

Ma tu la vedi 'sta minchia di linea di destra? Ma la supera o no la sinistra? Ma l'hai fatto con la pipì del mattino? Ma hai bevuto a sufficienza? Ma è meglio farcela sopra o usare un bicchierino?

Svelato l'arcano il periodo ovulatorio vedrà la ricercatrice sguinzagliare il suo lato porno-star. Pizzi e sfizi, sensualità e appeal, parole zuccherose e gambe a candela.

Perché se il sesso a comando ammazza il romanticismo almeno rendiamolo interessante. 

E poi arriverà lui. Per le esperte è semplicemente il PO ovvero il periodo post-ovulazione. Il periodo in cui il dubbio corrode l'anima della ricercatrice. Il periodo in cui lei farebbe di tutto per scrutare utero, endometrio, ovaie e tube pur di sapere, pur di dare risposta a quell'unica, snervante domanda. La domanda che martella la corteccia cerebrale di ogni donna bisognosa di una panza:

Sarò rimasta incinta?

Nella vana speranza di trovare indizi la ricercatrice passerà buona parte del suo tempo in un'attività altamente debilitante: la ricerca del sintomo.

Perché lei lo sa che i sintomi iniziali di una gravidanza sono simili a quelli del preciclo e allora si impegna nell'individuazione di fantomatiche differenze. Differenze che, sebbene si sforzi, non troverà mai.

Ho le tette gonfie ma la tensione non riguarda tutta la tetta, solo il capezzolo. Sicuro sono incinta! 
No, ricercatrice, sicuro sei scema. O il push-up ti ha strizzato pure il cervello.

Mi pizzicano le ovaie, sarà un sintomo? Cerchiamolo un po' su google.
No, ricercatrice. Forse hai solo mangiato piccante.

Sono stitica questi giorni, magari è il progesterone che sale perché sono incinta.
No, ricercatrice, sei stitica sempre.

Ho messo lo zucchero nell'acqua della pasta, sono distratta. Wow è un chiaro sintomo di gravidanza!
No, ricercatrice. Non devi cucinare mentre guardi Grey's Anatomy in streaming.

Ho la nausea!
Ricercatrice, te sei magnata un etto e mezzo de carbonara. A cena.

Il ciclo arriverà, come sempre, puntuale e la ricercatrice, dopo il consueto momento di disperazione e sconforto penserà:

La prossima volta non faccio caso a nulla, non mi faccio più fregare.
No, ricercatrice. Ti farai fregare ancora.

Del resto la prossima volta potrebbe essere quella buona.

venerdì 24 maggio 2013

Non ho l'età

Dite la verità, voi morite dall'insana voglia di avere aggiornamenti sullo stato dei miei ovuli, nevvero?
E io che l'ho aperto a fare il blog se poi non ci metto dentro gli affaracci miei e, insieme a voi, mi ci faccio pure quattro amare risate?

SantoSpirito ha deciso di dar loro una sveglia. Perché porelli so' ingenui loro. Perché porelli quando vedono gli sperimini che so, si aspettano inviti a cena, corteggiamenti ventennali, rose rosse, candele profumate e preliminari. Nessuno ha spiegato loro che i maschi so' sbrigativi. O forse hanno preso alla lettera le adolcescenziali raccomandazioni da genitrice italiana femmina modello avanzato di Mina che incuteva timore e raccapriccio con la seguente frase: vedi quello che poi fa', che gli uomini so distratti e tonti e poi ricordati che io HO VISTO SOLO QUELLO DI TUO PADRE.

Mr. sforno nani su richiesta dice che forse i miei ovetti non arrivano al giusto livello di maturità quando vengono cacciati da mamma ovaia.

In parole principesche i soldatini arrivano baldanzosi e l'ovetti se la tirano e con gli occhi incerbiattati Gigliola Cinquetti style iniziano a cantare non ho l'etàààà, non ho l'etàààà, per amaaaaarti non ho l'etààààà. 

Ora, ovetti del mio cuore, porcavaccaboia, c'avete 28 anni, non 15. Apritevi, concedetevi, datevi! Perché quelli che vedete son tanti piccoli Umili Servi mica tanti piccoli coattelli di qualche tizio con le Hogan che ho rimorchiato in fila sul Raccordo. Suvvia.

In ogni caso il destinatario principale, dopo l'USI e Mina ma udite udite prima della Sister, delle mie telefonate ha deciso di prescrivermi una cura. E siccome evidentemente è un patito dei numeri e dei conti con le dita mi ha spiegato la modalità di somministrazione così:

Allora queste ne prendi 2 al giorno a partire dal giorno numero 3 del ciclo per giorni 5 consecutivi e hai rapporti mirati a partire dal giorno 10 dall'interruzione. Chiaro, no?

Se lo ripete piano e mi fa uno schemino in Excel forse

Mi odia già. I know. Ma non importa. Al giorno numero 3 del ciclo ho iniziato 2 pastiglie al dì per 5 giorni.

Tre mesi per funzionare.

Dopo mi tocca quell'esame dal nome impronunciabile e che, dicono, sia piacevole come il sale nel caffè e non presente nella lista cose da fare prima dei 30, semmai in quella cose da evitare prima dei 30.

Ho bisogno di una cosetta che non ho mai posseduto. Una grande, gigantesca, immensa botta di CULO.

lunedì 15 aprile 2013

Lettera a una desiderio

Nella mia mente mi somigli. Ti sono toccati in sorte i geni visto tondo, occhi verdi, capelli neri e folti, stronzaggine. Non te la prendere se ti ho ideato a mia immagine e somiglianza, la mia aspirazione non è certo quella di fottere il posto al padreterno. Troppe responsabilità. Per esempio potrei rischiare di creare un altro Gigi D'Alessio, non fa per me. Sono solo egocentrica. Del resto se non lo fossi non potrei essere a capo di un regno, perdiana! 

Ti dirò, però, una cosa. Qualora decidessi di prendere ispirazione dal tipo sdraiato alla mia destra, quello che occupa l'altra metà del letto, con degli orridi occhiali da nerd sul naso e in mano La questione morale di Berlinguer, che si incazza perché convinto di poter cambiare il mondo e, quindi, venissi fuori biondo, occhi nocciola e naso a patata, io ti amerei di più.

E ti dirò di peggio. Qualora decidessi di non passarmi attraverso, di usare canali non convenzionali, qualora decidessi di non abitare il mio utero e lacerare la parte più sacra di me e, quindi, venissi fuori in qualche sperduto angolo di mondo, tra altre braccia, con un altro colore di pelle, capelli, occhi, io ti amerei più forte.

Perché non importa la strada che sceglierai di percorrere per arrivare a me. Non importa quanto lontano tu sia.

Io non conosco il futuro e non posso prevederlo. Ma una cosa la so. Io sarò mamma. Io sarò la tua mamma.

Però, ecco, bellodecasa, coremio, datte na mossa.

martedì 2 aprile 2013

Let's dance. Let's start.

Sarò onesta. Io questa exploratio vaginalis da parte di SantoSpirito me la sarei risparmiata volentieri. Da brava procastrinatrice quale sono ero quasi arrivata a sperare che il guru delle gravidanze a portar via mi fissasse la visita, che so, a maggio inoltrato. Invece zac, 2 Aprile ore 16:30.

Le va bene?

Sissignore sono prontissima

Se, come no. Non è vero. Non lo sono. Ma mancopegnente. 

Perché datemi pure della paesanotta, retrograda, bigotta ma a me le manine, sempre un po' troppo fredde in verità, della Giulietta aka la mia scrutavagina storica, quella a cui ho affidato la mia fonte di vita e di potere  per anni, mancheranno. Tantissimo. Perchè lei è una donna. Lei ha la vagina. E parlare di ciclo, ovulazione, rapporti e tutto ciò che ruota attorno il sancta sanctorum con una donna è la cosa più naturale del mondo. Perché il ciclo è ciò che ci accomuna. Perché il ciclo ce l'abbiamo tutte e a tutte, indistintamente, in quei giorni lì ci si gonfia la panza e ci rode il chicchero. Non a caso ne facciamo argomento di conversazione anche da perfette sconosciute. Davanti al ciclo siam tutte uguali. Il ciclo è la legge. Il ciclo è comunista.

Insomma è la prima volta che mi affido a mani mascule non appartententi a qualche moroso per un viaggetto negli anfratti della mia regale persona.

Ovviamente non è certo questo il motivo per cui me la sto facendo sotto. Che son scema sì, ma mica fino a questo punto. Che SantoSpirito sia dotato di apparato riproduttivo maschile o femminile poco importa, purché mi faccia riprodurre. E io temo un no, nsepofa. 
Ma se non ci provo non cambierà mai nulla.

Ormai siamo in ballo. Balliamo.
Ormai siamo in ballo. Calamose 'ste mutande.

martedì 26 febbraio 2013

Scrivo per non dimenticare

"Io voglio solo vederti sorridere. Perché sei qui, seduta davanti a me, e, porca troia, quella sedia sarebbe potuta essere vuota. E puoi chiamarlo Dio, fato, destino o semplice prontezza di riflessi, il risultato non cambia, sei qui con me e voglio vederti ridere. Non mi interessa se saremo solo io e te tutta la vita perché io non ho altra vita che te"

Certi discorsi partono con l'intento di essere duri, invece t'accarezzano l'anima. Certi discorsi, forse, saranno banali ma sono necessari. E intimi. Così intimi che non sarebbe neppure il caso di renderli pubblici su un blog ma, sapete, io ho bisogno di fissarmele in testa, le cose importanti. Ho bisogno che mi vengano ripetute, di avere coscienza che siano davvero accadute.

Quando l'Umile Servo si rivolse con queste parole a una Princess in lacrime, rannicchiata su una sedia bianca, una speranza coccolata per due giorni, due giorni di ritardo, era stata appena presa a mazzate da un test negativo.

Ora ho di nuovo bisogno di quelle parole. Così ho deciso di scriverle. Così per ogni delusione, per ogni dubbio, per ogni ferita saranno qui. A ricordarmi che sono state dette, che sono vere. E che devo sorridere.
Perché quella sedia sarebbe potuta essere vuota. E invece, cazzo, ci sono. E lui non ha altra vita che me.

giovedì 10 gennaio 2013

Quelle due

Prima di aprire le danze con un post che promette di diventare il più acido, polically incorrect, denso di torpiloqui, poco diplomatico, puerile, lagnoso, poco brillante e poco divertente ma indubbiamente principesco di questo blog è doverosa una premessa.

Io stimo le mamme per caso. Quelle che al test di gravidanza non hanno mandato un sms a tutto il parentame ma sono state trattenute dal proprio compagno mentre tentavano di aprire la manopola del gas. Quelle il cui senso di maternità si è sviluppato in comode, piccole, rate mensili. Quelle che hanno imparato a cambiare un pannolino scolandosi uno Spritz. Quelle che si lamentano, a ragione, di tutto. Della cacca, della pipì, del sonno perso, del sesso mancato.

Io stimo le mamme che hanno fortemente voluto una gravidanza. Quelle che si sentono miracolate e non l'hanno detto fino alla 12esima settimana perché avevano paura. Quelle che alla carriera hanno scelto la famiglia da sempre, da quando sono nate. Quelle a cui lasceresti il tuo bimbo e pure la tua tetta perché, sicuro, saprebbero meglio di te come farlo attaccare. Quelle che sì, pure loro, ogni tanto, c'hanno lo scazzo perché fare le mamme è difficile.

Non stimo QUELLE DUE.
Quelle due lo sanno che sono alla ricerca dell'erede.
Quelle due non sono rimaste incinte perché lo Spirito Santo ha deciso di rimettersi a lavoro dopo 2011 anni.
Hanno trombato nei giorni giusti.
Hanno costretto i propri consorti a passarsi l'acqua gelata sugli zebedei.
Ma dicono, fiere : "si sono divertiti poco i nostri mariti. Al primo colpo... zac!"
Come se fosse vero. Come se, pure se fosse vero, fosse stato merito loro.
Le gambe so allargarle pure io, stronze.

Quelle che, non paghe, fanno le vittime.
E ci godono. Avoglia se ci godono.
Lo sanno che tu pagheresti per avere una nausea, un giramento di testa, la sciatica e pure delle cazzo di emorroidi post-parto.
Lo sanno che pagheresti per avere un nano che ti piscia addosso o non ti fa dormire.
Ma, col sorrisetto da "tu non ce la farai mai" ti dicono:
"non li fate i figli!"
"pensateci bene eh!"
"ah beati voi che avete tempo per voi due!"

Che se fossero sincere penserei solo che sono inopportune. Ma non sono sincere.
E quindi, sinceramente, andatevene affanculo voi e i vostri mariti con le palle ibernate.

E sì, BEATA ME.
Beata me che ho L'Umile Servo.
E ci trombo.
Pure nei giorni sbagliati.
Stronze.