Nell'immaginario collettivo la donna in cerca di un pupo, che in quest'ambito chiameremo semplicemente
ricercatrice, è una persona serena e consapevole della scelta fatta che si gode a pieno le
maratone orizzontali con il compagno - marito- donatore di sperma, che aspetta con serenità, quasi dimenticandosene, l'arrivo non arrivo del ciclo e si rassegna con un sorriso pensando
sarà per la prossima volta quando vede le rosse arrivare con il loro carico di indicibili disagi all'orizzonte.
Bella stronzata.
Non funziona proprio così. Perché dietro la frase
stiamo provando ad avere figli spesso si celano verità imbarazzanti, riti snervanti, fantasintomi e seghe mentali.
La vita della
ricercatrice è assai complicata.
Per comodità la suddivideremo in 4 comode
fasi mensili:
Il
post-mestruo. Dove tutto ha inizio, ogni volta. Le rosse se ne sono andate, la
ricercatrice si sente sgonfia, figa e bellissima. Passeranno almeno 14 giorni prima dell'ovulazione così decide, semplicemente, di rimandare il
pupo-pensiero a quella data. E' iperattiva e spensierata e nei momenti migliori arriva a pensare cose tipo:
ma sì, io sto bene pure così, senza pargoli al seguito. Perché io valgo, perchè io mi piaccio, perché io so' io e voi nun siete un cazzo.
Illusa, povera illusa.
Una settimana dopo il post-mestruo la serenità pocanzi descritta sarà già sfumata. Troverete la
ricercatrice in preda a calcoli astronomici finalizzati a beccare lei: la
data ovulatio, il giorno x, le 12h di fertilità e di felicità.
Trenta meno quattordici fratto due per settantatrè... ma non la calcoliamo pure la luna piena? E il segno del sagittario con Saturno contro? E lui deve caricare il cannone, togliamo altri 4 giorni. Giorni alterni? Tutti i giorni? Che diceva l'esperta del forum sulla fertilità?
Un delirio.
Se, poi, la ricercatrice verrà a conoscenza dell'esistenza di quegli strumenti infernali chiamati stick ovulatori la sanità mentale sua e del suo
socio in affari verrà messa a dura prova.
Ma tu la vedi 'sta minchia di linea di destra? Ma la supera o no la sinistra? Ma l'hai fatto con la pipì del mattino? Ma hai bevuto a sufficienza? Ma è meglio farcela sopra o usare un bicchierino?
Svelato l'arcano il
periodo ovulatorio vedrà la
ricercatrice sguinzagliare il suo lato
porno-star. Pizzi e sfizi, sensualità e appeal, parole zuccherose e gambe a candela.
Perché se il sesso a comando ammazza il romanticismo almeno rendiamolo interessante.
E poi arriverà lui. Per le esperte è semplicemente il PO ovvero il
periodo post-ovulazione. Il periodo in cui il dubbio corrode l'anima della
ricercatrice. Il periodo in cui lei farebbe di tutto per scrutare utero, endometrio, ovaie e tube pur di sapere, pur di dare risposta a quell'unica, snervante domanda. La domanda che martella la corteccia cerebrale di ogni donna
bisognosa di una panza:
Sarò rimasta incinta?
Nella vana speranza di trovare indizi la
ricercatrice passerà buona parte del suo tempo in un'attività altamente debilitante:
la ricerca del sintomo.
Perché lei lo sa che i sintomi iniziali di una gravidanza sono simili a quelli del preciclo e allora si impegna nell'individuazione di
fantomatiche differenze. Differenze che, sebbene si sforzi, non troverà mai.
Ho le tette gonfie ma la tensione non riguarda tutta la tetta, solo il capezzolo. Sicuro sono incinta!
No, ricercatrice, sicuro sei scema. O il push-up ti ha strizzato pure il cervello.
Mi pizzicano le ovaie, sarà un sintomo? Cerchiamolo un po' su google.
No, ricercatrice. Forse hai solo mangiato piccante.
Sono stitica questi giorni, magari è il progesterone che sale perché sono incinta.
No, ricercatrice, sei stitica sempre.
Ho messo lo zucchero nell'acqua della pasta, sono distratta. Wow è un chiaro sintomo di gravidanza!
No, ricercatrice. Non devi cucinare mentre guardi Grey's Anatomy in streaming.
Ho la nausea!
Ricercatrice, te sei magnata un etto e mezzo de carbonara. A cena.
Il
ciclo arriverà, come sempre, puntuale e la
ricercatrice, dopo il consueto momento di disperazione e sconforto
penserà:
La prossima volta non faccio caso a nulla, non mi faccio più fregare.
No, ricercatrice. Ti farai fregare ancora.
Del resto la prossima volta potrebbe essere quella buona.