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mercoledì 9 luglio 2014

Iniziare bene XIII - caffè nero bollente

Siccome sono membro onorario dell'associazione ho gli occhi aperti ma non sono sveglia, associazione di cui fanno parte quelli attraversati da un torpore diffuso in tutto il corpo e uno stato neuronale passivo che perdura fin quando la caffeina non entra in circolo, quelli che se mi ami non mi parli appena sveglio, quelli che si affezionano al segno del cuscino che gli attraversa la guancia sinistra, ieri mattina ho fottuto la mia moca bianca da uno targata Bialetti. Quel piccolo e meraviglioso arnese che mi ha fatto compagnia durante le colazioni solitarie degli ultimi tre anni e che mi regalava un nettare nero in grado di risvegliare i miei sensi assopiti.

Si vede che ero più rincoglionita del solito perché non ho messo l'acqua nel piccolo contenitore e quando la puzza di bruciato ha invaso la mia piccola cucina, la moca da bianca è diventata marrone e il caffè non voleva saperne d'uscire è stato troppo tardi. La gommina circolare che riveste il filtro era fusa, filante e appiccicosa e la macchinetta era insalvabile. 

Ho rinunciato all'idea del caffè ripiegando su un tè freddo al limone.

Stamane ho preso la nuova moca, identica alla buonanima barbaramente assassinata dalla mia noncuranza il giorno precedente. Giaceva in fondo ad un pensile ed io ero convinta d'averla già usata e lavata. Così ho messo su il caffè senza pensarci due volte.

Quando ho sollevato il coperchio il foglietto delle istruzioni che, evidentemente, non avevo rimosso galleggiava nel liquido tingendolo di pece. L'inchiostro nero si stava fondendo alla mia colazione.

Quale dramma è stato rinunciare al benefico effetto della caffeina per due mattine di fila lo sa solo mio marito che, come sempre, fa da capro espiatorio pure quando la colpa è solo ed esclusivamente mia.

Io, intanto, ho deciso che da domani la macchinetta del caffè me la preparo la sera, prima d'andarmene a letto. Dite che la mattina sarò almeno in grado di accendere il gas senza provocare un'esplosione?



martedì 18 giugno 2013

Primati

Sottostare ad alcune ferree regole di sopravvivenza è lo scotto che dovete pagare per avere l'onore di sentire il peso di una corona sulla vostra testa. Perché la vita da Princess è assai dura, sapevatelo. Che non ci sono mica solo i privilegi, tipo, che so, avere un Umile Servo Intelligente che ti porta la colazione a letto, no no. Ci sono anche delle responsabilità. Una di queste è primeggiare. E io, modestamente, primeggio. Non tanto in qualità e virtù quanto in vizi e magre figure. Del resto non faccio altro che dar seguito ad una millenaria tradizione. Non era forse un vizioso il Re Sole? E non fu forse una gaffe la celebre frase che mangino brioches di Maria Antonietta? Ma no, dai, non penserete mica che fosse solo questione di stronzaggine. Voglio dire, quella poraccia doveva andare in giro con un parruccone del peso di un San Bernardo, potreste mai anche solo lontanamente immaginare cosa succedeva alla sua regale cute in estate? Minimo si ritrovava in testa un allevamento di rane. Minimo.

Per darvi dimostrazione del mio primato in figure di merda ve ne racconterò qualcuna e siccome sono una a cui piace suddividere lo scibile in categorie ne ho individuate tre:

Nudità

Tra le numerose malsane abitudini principesche vi è quella di liberarsi delle vesti non appena varcato l'uscio di casa. Niente di male se non fosse che più di una volta ella è stata sorpresa dal dirimpettaio mentre passava il folletto vestita solo di un perizoma verde smeraldo, pure un po' catarifrangente.

In un'altra occasione, convinta che a suonare il campanello fosse stato l'USI, ha aperto la porta in mutande e reggiseno all'idraulico per poi richiudergliela violentemente in faccia blaterando una cosa tipo spetti scusi eh torno subito pensavofossemiomarito.

La sua autostima ha vacillato giusto un pochino quando è stata costretta a gattonare sotto la finestra aperta della sala da pranzo perché aveva intravisto la signora di fronte appollaiata sul davanzale. Le mancava giusto un cannocchiale.

Pettegolezzo in presenza di spettegolato

Presa da vocazione sgarbesca la Princess pensò bene di mettersi a criticare ferocemente i lavori di ristrutturazione di una piazzetta nel centro storico del paese. Lavori voluti, ideati e diretti dal padre, architetto, di una sua amica, in quel momento seduta di fronte a lei. Non paga della figura barbina pensò bene di chiedere alla Sister perché mi stai dando dei calci sotto il tavolo? quando lei cercò di salvarla usando quel convenzionale metodo anti-gaffe.

In un caldo pomeriggio estivo, seduta su una panchina, la Princess decise di intrattenere la corte attribuendo un voto da 0 a 10 ai fisici più o meno ben tenuti delle over 40 del paese. Il caso volle che la tipa che le era seduta dietro di cui lei, ovviamente, non si era accorta, ricevesse un timido 4 e mezzo accompagnato dalla frase: pe' avvecce 50 anni sta messa bene ma, cacchio, io eviterei i pantaloni bianchi attillati se avessi la sua cellulite.

Falling down

Cadere è un'altra delle attività predilette a Palazzo. Meglio se compiuta nel bel mezzo di un evento di proporzioni colossali. Per esempio durante una mostra, con un taccuino ed un registratore in mano, durante un'intervista all'artista di turno.

Ma la Princess, sapete, primeggia anche nei modi. Una volta, per esempio, cadde a terra in ginocchio mentre era intenta in una complessa attività: alzarsi da una panchina.

L'USI è ancora convinto che sia stata colpita da improvvisa crisi mistica. Una cosa tipo l'estasi di Santa Teresa. 

E voi? Di quali  figure fagose vi siete resi protagonisti?

sabato 30 marzo 2013

Donne e motori. Stereotipi e dolori.

Quando l'USI mi ha comunicato che nel giorno che commemora la resurrezione di nostro Signore casa nostra sarebbe stata invasa da tutta la sacra corona unita, tredici persone in tutto di cui uno simpatico come un calcio in culo con rincorsa, ho sentito l'impellente bisogno di un paio di scarpe nuove. E un maglioncino color melanzana. E uno smalto fuxia. E una collanina con pendolo a forma di gatto.
Quindi dopo il lavoro sono andata a fare shopping. Schiava del capitalismo che non sono altro.

All'uscita dal centro commerciale quell'inquietante spia a forma di pompa di benzina ha iniziato a lampeggiare. Dopo km 15, nel disperato tentativo di attirare la mia attenzione, è diventata fissa. Ed io, che ho fatto dell'arte di rimandare fino a quando diventano improcrastinabili le azioni che mi risultano scomode uno stile di vita, ho saltato numero 2 benzinai perché tanto c'è quello sull'A24. 

Prava pampina itiota, direi a me stessa, col senno di poi.

Il mio machiavellico piano avrebbe funzionato alla perfezione se non fosse che, distratta da una comunicazione telefonica, anzichè girare verso l'area di servizio ho preso l'A1.

Da un minuto all'altro mi sono ritrovata persa.

Persa senza benzina.

Persa senza benzina sull'Autostrada del Sole.

Persa senza benzina sull'Autostrada del Sole con una chiamata dell'USI in arrivo.

Ciao Princess dove sei?

USI ehm... ecco... io, come dire, avrei fatto una principessata

Vi risparmio le parolacce. Dopotutto ho il sangue blu, santocielo.

La prima uscita dal nome amichevole, raggiunta, suppongo, grazie all'accoppiata carezzine ruffiane sul volante e frasi zuccherose tipo amore mio ce la puoi fare, ho fiducia in te rivolte alla mia Polly, mi ha catapultata dritta dritta sul set di Jack lo squartatore, il ritorno. In 3D. Stazione di servizio deserta, poco illuminata, rumore di lamiere cigolanti.

No panic, penso, faccio benzina e me ne vado. Poi cerco di capire dove minchia sono e come faccio a tornare a casa.

Incenua pampina itiota.

Polly è una tipetta stronza, sapete. Deve aver pensato non l'ho fatta perire da sola sull'A1 senza benzina, è sufficiente per oggi, perché il fottuto tappo non si apriva. A nulla sono valse le istruzioni telefoniche di un marito rassegnato a farmi da badante, meccanico e navigatore satellitare. Stavo per arrendermi ad un aspettami lì, chiuditi in macchina e non muoverti, vengo a prenderti quando è arrivato lui. Il mio salvatore. La colombella pasquale. Il ramoscello d'ulivo. Tale Raffaele che ha esordito con sono passato due volte ed eri sempre lì, ho pensato fossi in difficoltà. Gratidutine infinita. Se avete bisogno di un'immagine che racchiuda il concetto posso farvi avere un'istananea che riproduce la mia espressione in quel momento. Il tipo non mi ha solo aperto il tappo. Mi ha fatto benzina. Perché io, ormai col cervello in pappa, manco sono stata in grado di far funzionare la macchinetta del self service. Dubito avrei centrato il foro del carburante. Sono andata via che ancora gridavo grazie grazie grazie dal finestrino.

Trovare la strada per tornare a casa è stata la cosa più semplice.

Ammettere di incarnare alla perfezione lo stereotipo della femmina al volante è stata davvero, davvero dura.

lunedì 11 febbraio 2013

God save the aunt

Sabato scorso abbiamo fatto tardi. Così tardi che le ore piccole avevano compiuto 18 anni. E allora, in barba a qualsivoglia senso della decenza, io, che non sono proprio un'allodola, mi sono presa la libertà di restare sotto le pezze fino all'ora di pranzo di domenica.

Prima che i miei vicini si decidessero a chiamare la Sciarelli ho messo piede fuori dal letto con l'unico rammarico di essermi persa Gordon Ramsey che imprecava contro qualche malcapitato masochista che prima gli chiede aiuto poi sclera davanti le telecamere in piena crisi nervosa al primo insulto carico di turpiloquio. Grazie di esistere, Real Time.

Mentre mi accingevo a consumare una tardiva e solitaria colazione ho fatto una scoperta dall'altissimo valore scientifico: la Nutella ha un qualche misterioso potere reminescente sul mio cervello. Infatti, mentre addentavo il primo morso del cornetto farcito un'illuminazione mi ha colta. Come in un sogno ho rivisto l'Umile Servo che, alzatosi prima di me per partecipare ad una riunione di lavoro, mi ha parlato di... di... di...

ospiti

cazzo, ospiti!

Presa dal panico ho fatto l'unica cosa sensata. Chiamato soccorsi. Dove per soccorsi intendo la Zia Santa. Quella che se non sai ammassare non ti considera una donna dotata di apparato riproduttivo funzionante, quella che non ha un congelatore ma un banco frigo modello megalomane con cui potrebbe sfamare mezz'Africa quella che, in questi casi, ti salva il culo.

In un'ora ho rimediato viveri a sufficienza da beccarmi complimenti del tipo "ma non ti dovevi scomodare così tanto!". E mentre l'Umile Servo rideva sottecchi io, senza pudore alcuno, mi gongolavo vantando le mie doti da casalinga mentre in camera da letto, rigorosamente chiusa a chiave, regnava, incontrastato, il caos.



giovedì 24 gennaio 2013

Come rovinare la propria reputazione

(Prima e spero ultima lezione)

Ce l'avete presente quel fantastico momento, diciamo, grossomodo, alle 17:53, durante il quale, dopo quasi 10 ore di lavoro intervallate soltanto da una pausa spuntino e da una mezza pausa caffè, il vostro Capo-Supremo, che non vi si è scollato un attimo stile cozza aglio scoglio, si decide a lasciare il vostro ufficio?

E voi, che siete state carine, composte e coccolose tutto il dì, in quella comoda posizione schiena-dritta-gambe-accavallate, elargendo sorrisi, ostentando sicurezza e professionalità e parlando in un italiano che Accademia della Crusca non sei nessuno, vi arrogate il diritto di convertirvi allo stravaccamento selvaggio sulla vostra sedia girevole, allargate le gambe e ... sbadigliate?
Ma non parlo mica di uno sbadiglio normale. Nossignore. Un Signor sbadiglio, un Principe sbadiglio. Roba che se a qualcuno, in quel momento, venisse in mente di farvi una gastroscopia voi manco ve ne accorgereste.

Dico, avete presente?

Io sì, perfettamente.

Perché in quell'esatto momento il mio Capo-Supremo ha deciso di riaprire la porta del mio ufficio per, simpatico lui, fare una battuta.
Quindi ho convertito in itinere lo sbadiglio in un sorriso sbilenco.

Questi i risultati:
Lui si è accorto che stavo sbadigliando.
Il sorriso è risultato forzato e la mia faccia deturpata.
L'imbarazzo era palpabile nell'aria, tipo che ho sperato che i Maya avessero sbagliato giorno e mese.
Last but not least lo sbadiglio mi è rimasto in gola.

Sto provando a sbadigliare così da 10 minuti. Niente da fare.

Dite che so' sfigata o solo tanto, tanto scema?!

domenica 2 dicembre 2012

Prigioniera al casello


Venerdì pomeriggio. Esco dall’autostrada di ritorno dal lavoro.
La sbarra?! Com’è che non si apre?! Ma guarda te che palle, questi inefficienti mascalzoni e io pago pure un botto e che cazzo. “Inserire la tessera prego”. Okkei, misa che sono uscita dalla parte sbagliata. La voce metallica e per niente friendly della signorina mi riporta alla realtà.

Che poi, quando combini questi casini, non è che ti dice culo e puoi, nel caso specifico, fare marcia indietro e imboccare la giusta uscita, quella per chi ha il telepass. No. Perché dietro, essendo un soleggiato venerdì pomeriggio di fine novembre e, per di più, con sciopero mezzi annesso, hai una fila di macchine semi-infinita con al volante tizi simpatici che iniziano a guardarti-sbuffare-suonare clacson dopo circa 2 secondi e mezzo da quando hanno capito che sei la povera imbecille di turno che fa aspettare tutti al casello.

E vabbè, risolviamo. Penso. Pigio il pulsante rosso, quello dell’assistenza. Ecco, io non lo so che tipo di telecamere ipertecnologiche abbiano, fatto sta che il tizio dall’altra parte aveva visto che
1. sono una ragazza
2. avevo la faccia colpevole ed esordisce con un “che s’è persa il biglietto signori’?”. Peccato che non si possa riprodurre il tono. Vi dico solo che era canzonatorio-sconsolato.
Mi sono immaginata, non chiedetemi perché, la faccia del tizio. Capellone, brizzolato, con i baffi, gli occhi chiari e un sorrisetto malefico di chi pensa (e sono tanti) che le donne al volante siano una sventura per l’umanità e che dovrebbero quantomeno porre la questione in qualche G8. Io “no, veramente ho il telepass ma ho sbagliato uscita, che faccio?” chiedo umile. Lui “e mo vedemo de falla usci’” (il tono era peggiorato, nettamente). Dopo aver fornito diverse informazioni sul mio tragitto il tizio riparte alla carica “prema il pulsante vrorde… pst pst pst…”. Oh cacchio, Houston abbiamo un problema, mayday mayday, comunicazione interrotta! Che minchia ha detto questo? Quale bottone? Ce ne sono 4 e sono tutti uguali, non vedo colori o altri segni di riconoscimento. Help. Devo fare qualcosa. Anche perché miss caschetto biondo 2012 dietro di me ha finito le espressioni di disprezzo nei miei confronti. Pigio di nuovo il pulsante assistenza. Il tizio non fa in tempo a rispondere che io “scusi che bottone mi aveva detto di spinger…” sospiro di rassegnazione, si alza la sbarra.
Libera!