lunedì 28 aprile 2014

Destra-Sinistra

Ho passato la notte insonne preda di pensieri nefasti, sai che novità.

Oggi primo monitoraggio da SantoSpirito dopo il mese di riposo e la dose dimezzata.
Ho vinto una lunghissima eco transvaginale, perché l'aria nella panza aveva creato nel mio apparato riproduttivo l'effetto Brianza alle 7 del mattino. Nebbia fitta in Val Padana. Non si vedeva una minch... ops, un'ovaia. Per di più il boss delle gravidanze è stato colto da un'improvvisa smania didattica, muoveva quel dildo da destra a sinistra e da sinistra a destra cercando di cogliere le 50 sfaccettature dei miei follicoli e riportando su un asse cartesiano i valori differenziali. Non pago s'è messo in testa di insegnare alla sottoscritta la sottile arte della ginecologia applicata.

Vedi? Questi sono i follicoli, quelli tondi, neri. Contali, su!
Vedi? C'è una differenza tra quelli di destra e quelli di sinistra. Si vede a occhio nudo, guarda!
Vedi? Adesso li sto misurando.

Insomma, ci mancava che mi spiegasse la formula dell'area del follicolo perfetto.

Risultato dello studio sul campo: c'ho le ovaie comuniste.

La sinistra lavora come una forsennata, manco fosse Stakanov in un gulag con Baffone che la controlla a vista. La destra ha sposato la filosofia chi va piano va sano e va lontano. E perde pure il treno, però. Qualcuno glielo dica.

Ergo si pone un problema.

Come ti faccio crescere i follicoli a destra mantenendo buona e dormiente la sinistra?

Non lo so Doc, proviamo a chiamare il consiglio direttivo del PD. 

Mi tocca un'altra pera 75 in panza. Poi risposo. Poi Gonasi.

Ma la vera notizia è che impegnata a memorizzare numero di follicoli, ora delle punture, date e prossimi appuntamenti, credo d'essermi dimenticata di pagarlo.

Figur e mmerda.



martedì 22 aprile 2014

Utilità

Il mio nuovo ruolo di casalinga anziché starmi stretto inizia a calzarmi a pennello, si adatta alla mie forme come fosse un vestito di maglina usato così spesso d'avere i gomiti usurati. Ne ho avuto conferma quando la ZiaSanta, malata di pulito tanto da rifiutare categoricamente l'uso della lavastoviglie perché non fa i piatti puliti come li faccio io, per la serie che si fotta il progresso tecnologico, torniamo tutti a lavare la mutande sulla riva del fiume, mi ha fatto i complimenti per la mia casa iperlinda. 

Devo ammettere che continuo a preferire la me giacca, tacco 10, 12 ore fuori, faccio la spesa 5 minuti prima che chiuda il super e mi lancio in cassa che manco Bolt. Ah come si stava meglio in mezzo al lerciume signora mia ma qua tocca adeguasse, che la crisi ci morde le chiappe. Almeno si accanisca sui cuscinetti di adipe, dico io.

Nel frattempo ho incontrato l'amica storica dotata di panza xl. Mi sono limitata ad un sorriso di cortesia e a tenere a bada la mia ciavatta scalpitante allo start quando, con un orecchio solo, l'ho sentita solo lamentarsi del numero d'esami e di visite mensili che la sua giaina le sta facendo fare. E poi non sai i soldi spesi.

Ricercatrici, al mio segnale scatenate l'inferno.

Però ho visto anche una cosa bella bellissima. Ha occhi e capelli corvini, pelle olivastra e un meraviglioso sorriso. Era in un passeggino scarrozzata da due nonni pavoneggianti e allegri. E' una figlia che viene da lontano, passata attraverso una pancia che non è quella di sua madre. E' una figlia che verrà amata, coccolata, educata. Una figlia attesa e desiderata. Una figlia felice.

Queste sono le uniche storie che vorrei raccontare. Del resto, però, se non ne esistessero altre non avrei un metro di confronto per definirle meravigliose. Anche le cose brutte, dopotutto, servono.

sabato 19 aprile 2014

PMA drive me crazy

Stavolta l'ha detta quella parola lì, chiara et tonda. Iperstimolo. Parachiul d'un giaino. Un mese fa si era limitato a 'mmazza come me rispondi bene aho, stavolta, pericolo passato, ha detto le cose come stavano: eri in iperstimolo. Direi che il tipo ha capito perfettamente con quale sottospecie d'essere ansiogeno ha a che fare.

Risultato: dose dimezzata. Si parte con un 75  al dì per i soliti cinque giorni e poi mi chiami. Mi ha scritto proprio così sulla prescrizione medica. Caruccio lui. Pare che semo amanti. Mi vede la passera, lo chiamo dieci volte al dì, stiamo facendo un figlio insieme. Voi che pensereste? Che poi l'è pure un bell'omo eh, se non fosse che dopo approfonditissime indagini ho portato con me Mina faccia da chiulo che gli ha chiesto apertamente quanti anni avesse ho scoperto che il ragazzo c'ha qualcosa tipo 62 anni, 32 da giaino, non so quanti da SantoSpirito ma credo parecchi. Insomma trent'anni d'esperienza e poi se ne esce accusì:

Tube pervie, ovaie che rispondono benissimo, marito bene ... come diavolo è che non mi resti incinta?

E se non lo sai te ...! ...'cci tua

Nell'intanto mi sono messa in testa d'avere due giorni di ritardo. Ovviamente non è vero, come al solito avrò fatto confusione con l'ovulazione, che dopo tutto 'sto gran casino se mette pure in testa di far la ballerina, 'cci sua pure a lei. Però è bello dirlo, non vi pare?

Ritardo, ritardo, ritardo, ritardo.

Sto impazzendo? Sto impazzendo.

mercoledì 16 aprile 2014

De scazzum Principis

Succede che tu esci un mattina molto presto, tutto sommato sei di buon umore, c'è il sole, sei vestita in tono e puoi concederti un cornetto con la nutella seduta al bar, dopo le analisi per il controllo annuale dell'omocisteina. 

Succede che il vampiro della ASL ti chieda come va il lavoro

Succede che la vecchia zia tua madre ti chieda quando hai intenzione di diventare grassa. Grassa in senso buono. Grassa in senso di incinta.

Succede che una tua conoscente è incinta e viene colta da crisi isterica perché mi devo sposare, il vestito non mi entrerà e poi non potrò andare in viaggio di nozze. 

Succede che torni a casa che puzzi di fallimento.

Quando una giornata inizia male finisce peggio. E quando inizia bene finisce male. 

Dico, tiratemi fuori da tutto questo.

lunedì 14 aprile 2014

Mondo cane

Cinque mesi di cane e a me pare d'avercelo da sempre. A quelli che dicevano un cane è un'altra cosa, un cane ti cambia la vita mica ci credevo. Non è un figlio, certo. Non è un essere umano, certo. E non andrebbe nemmeno troppo umanizzato. Un cane non ha  bisogno di vestiti e se ne fotte del collare di LuiVuittòn. Un cane non parla e non è mica poi sto gran difetto, se ci pensate. Un cane è un'esperienza che, probabilmente, se non fossi la moglie di mio marito, se non l'amassi tanto d'aver voluto realizzare il suo sogno di bambino, non avrei mai fatto. Me la sarei persa e sarei un po' più povera.

Però non sono diventata una di quelle che un cane è per sempre, tutti dovrebbero averne uno. No no. Perché un cane ha bisogno. Un cane dipende da voi. Quando vi fate un cane dovete sapere a cosa andate incontro.

E se non ne avete idea, niente paura, v'aiuto io.

Punto primo: altruismo

Vivrà nella vostra ombra, non vi abbandonerà mai nel momento del bisogno. Soprattutto nel momento del bisogno fisiologico. Sventolate il fazzoletto bianco alla vostra intimità perché quando le vostre terga saranno fisse sul trono, il quadrupede, seduto alla destra del padre, le osserverà ammirato con la testa inclinata di lato, come non esistesse al mondo null'altro d'altrettanto interessante. Vani saranno i vostri sforzi di mandarlo a giocare altrove. Lui sarà lì, pronto a tendervi la zampa a dimostrazione della sua vicinanza morale in un momento così delicato.


Punto secondo: voracità

Mangerete straziati da un atroce senso di colpa perché le loro pupille imploranti rimbalzeranno dal vostro cibo alla vostra bocca, dalla vostra bocca al vostro cibo senza sosta.  Poco importa se l'avete appena sfamato con una ciotola stracolma di crocchette, se la sua dieta è più ricca e bilanciata della vostra, se avete svuotato una confezione di fichissimi biscottini della Conad a forma di stella, sole, cuore e amore.
Lui ha fame, sempre. Anche le passeggiate non saranno esenti da snack, il più delle volte dannosi per la sua salute. Per esempio, in questi mesi, Biagio ha ingurgitato: corteccia d'albero, canna di bambù, sassolini, fili d'erba, fiori e foglie, bacarozzi e suoi fratelli, cacca di cane, cacca di gatto, una pasticca per ipertesi, conchiglie e un guscio vuoto di lumaca. In barba a quelli che si improvvisano gourmet quando se magnano le escargò.



Punto terzo: socializzazione

Nessuno resta indifferente a un cucciolo quindi, quando il cucciolo crescerà, nessuno gli sarà indifferente. Annuserà culi, ringhierà, abbaierà, scodinzolerà e voi, di conseguenza, sarete costretti a scuse, sorrisi di cortesia e frasi di circostanza ma no è buono, vuole solo giocare/no, signora, non morde/ sì, signora, perde perli mallorachecazzoloaccarezziaffà?. Verrete, però, anche ripagati. Tipo quando la depositerà sull'uscio del vicino stronzo.



Punto quarto: idolatria

Il cane di Claudia Shiffer non sa che lei è Claudia Shiffer ergo il cane d'una cozza non lo sa che è una cozza. Al vostro cane non gliene frega una mazza se c'avete la panza a canotto da costipazione cronica, se vi è spuntato un brufolo sul naso, se avete lo smalto sbeccato, una calza smagliata, un calzino bucato sull'alluce, se avete votato Berlusconi, se non vi cambiate la maglietta dopo aver sudato, se vi scaccolate nel traffico, se ascoltate Gigi d'Alessio, se siete Gigi d'Alessio. Per lui siete eroi. Pure quando non avete voglia di cercare la pallina che ha perso chissà dove, pure quando siete così stanchi che il legnetto da riporto glielo lanciate a un metro e mezzo di distanza manco c'aveste la pleurite.



I cani cagano e cagano una cifra, pisciano sul tappeto appena lavato, rigurgitano erba in salotto, perdono così tanto pelo che arriverete a pensare d'aver montato una moquette anziché il parquet, vi costringeranno a uscire di casa con la bufera, vi deformeranno la mano destra tirando il guinzaglio manco foste una slitta con sopra quattro esquimesi e un igloo ma vi ameranno.

E vi dirò di più: vi ameranno senza motivo. Di chi altri si può dire lo stesso?



mercoledì 9 aprile 2014

Grazie, in tutte le lingue del mondo

Mentre io mi lamento perché mi fa male l'ovaia sinistra nonostante questo mese non sia stata stimolata, c'è R., 45 anni, 4 aborti, una FIVET, due gemelli omozigoti nati a 22 settimane causa rottura del sacco. Uno non ce l'ha fatta.

Mentre io mi lamento perché sono quasi due anni che cerco un figlio che non arriva c'è C., 35 anni, tube chiuse, una FIVET, sesto mese di gravidanza, distacco parziale della placenta. Lotta per tenersi dentro il suo bambino.

Mentre io mi lamento perché non voglio ricominciare le pere c'è M., 40 anni, marito con teratozoospermia, 3 IUI, una FIVET, un camera gestazionale vuota, un raschiamento. Tenterà di nuovo, il prossimo mese.

Mentre io mi lamento perché lui deve fare un altro spermiogramma c'è una sentenza della Corte Costituzionale che di fatto cancella il divieto di fecondazione eterologa, cuore proibizionista della legge 40.

Le nostre sofferenze sono troppo nostre perché ci appaiano meno gravi e profonde di quelle degli altri. Però io, oggi, non mi lamento.

Io oggi ringrazio. Le coppie che hanno lottato, quelle che ce l'hanno fatta, quelle che ci riproveranno. Le coppie che hanno tenuto duro e quelle che si sono arrese, separate dall'assenza di quel collante che i figli a volte sanno essere. Perché è grazie alle coppie infertili che io sono ancora qui, col faro della speranza puntato verso di te. 

E' grazie alle coppie infertili se io, un giorno, potrò ricorrere al seme o all'ovulo di un donatore senza avventurarmi in un dispendioso e discriminante viaggio della speranza oltre i confini del mio paese.

Un paese che oggi sento un po' più mio e un po' meno ostile nei confronti di chi, non per sua colpa, soffre per un problema troppo spesso sottovalutato, deriso e, cosa peggiore di tutte, giudicato.

lunedì 7 aprile 2014

E vedere di nascosto l'effetto che fa

Disturbo da stress post traumatico: tornare a casa in un paesino di collina leggi clima di merda dopo tre dicotre settimane di mare, sole, lunghe passeggiate, ottimo cibo. Ho l'umore al livello del mantello terrestre e se potessi andrei in giro con un bottone nero sul risvolto della giacca, in segno di lutto.

Esagero? Forse. Ma tornare ad una quotidianità giusto un tantino sono ironica, notatelo complicata sarebbe avvilente per tutti. Figuriamoci per me. 

Siamo ciò che mangiamo ma siamo pure i luoghi in cui viviamo, che visitiamo. Perché strade, porte, muri, case, letti assorbono le nostre emozioni, se ne nutrono per poi metterle in mostra. Diventano specchi attraverso i quali quegli stati d'animo, brutti o belli che siano, ci vengono sbattuti in faccia. All'infinito. 

Così ogni città, ogni gradino, ogni vicolo, ogni scala, ogni muro assumono un particolare significato. E ci rallegrano, ci fanno diventare nostalgici, ci intristiscono. 

Sono partita per la prima volta nella mia vita con poche aspettative. La mia permanenza non è mai stata concepita come una vacanza e, forse, il segreto è stato tutto lì. Volevo vivere in un luogo diverso da questa casa sempre troppo vuota, grande, pulita, in ordine. Questa casa che ha assorbito troppi dolori e pochi bei ricordi. Volevo volti nuovi, nuovi argomenti, nuovi ritmi, nuovi stimoli. Volevo fare un'esperimento, vedere di nascosto l'effetto che fa.

Non siamo solo i luoghi in cui viviamo. Siamo anche i luoghi in cui viviamo.

Le mie crisi, le nostre crisi non sono scomparse in quell'isoletta sperduta ma non troppo. I miracoli avvengono a chi se li merita. E pure a chi ci crede. Ma io sono stata meglio. Quel poco o tanto, dipende da come lo si guarda, che basta per capire che questo paese, questa casa, questa vita non mi rispecchia o, meglio, mi restituisce un'immagine che mi disturba. E' la mia immagine, certo, non intendo rinnegarla ma non è quella che voglio. Non più.

Forse Sciattaman direbbe che scappare in città, trovare un'altra casa, farsi nuovi amici è solo un modo per scappare da se stessi. Forse Sciattaman avrebbe ragione. Ma scappare da se stessi quando 'sto se stessi ti sta profondamente sul cazzo non è mica poi così sbagliato, no?


giovedì 3 aprile 2014

Nuove consapevolezze

Lo stile di una donna non emerge mai prima dei 30 anni.

Non ricordo l'autorevole fonte di questa grande verità ma mi piace attribuirne la paternità alla mente eccessivamente stilosa di Coco Chanel.

Io ancora non ho soffiato sulle 30 candeline, al mio compleanno mancano 9 mesi toh! Il tempo d'una gestazione! durante i quali ho tutta l'intenzione di sbandierare al vento la mia precaria appartenenza al club delle 20enni ma da un paio d'anni ho affinato il mio stile e il conseguente fiuto per gli acquisti giusti.

Uso le perle e mi sento meno in trappola in un serioso tailleur grigio fumo, uso solo ombretti scuri ma allo stesso tempo ho capito che essere eleganti non vuol dire rinunciare a colori accesi e stampe floreali, lo chignon mi viene meglio e la manicure pure.

Ho imparato a nascondere i miei difetti, spalla larga e tonda, seconda di seno e caviglia sottile e a valorizzare i miei pregi lato B, coscia lunga e occhio da gatta. Ho iniziato ad apprezzare il fianco rotondo, mio nemico da secoli e convivo meglio col mio naso del resto se fosse alla francese sembrerei una bambola di porcellana. O una escort russa.

Però faccio ancora cazzate.

Per esempio ieri mi sono fatta tentare da un mini abito finto pizzo color corallo con come se non fosse abbastanza una generosa scollatura sulla schiena.
Lo specchio mi ha confermato che un po' di dieta e una modesta attività fisica fanno bene alla mia silhouette, ero fiera del mio corpo fin quando non sono sorte quelle che Noemi la roscia chiama le mie nuove consapevolezze. La cellulite no, ma tanto se non ce l'hai te la inventi perché in fondo fa tendenza.

Insomma la mia coscienza c'è andata giù pesante. Ma andò cazzo vai conciata così che c'hai 30 anni?

Me ne sono tornata mesta mesta dallo sttacciarolo. È bastato un cambio di colore un blu notte ministeriale per passare dall'essere troppo tanta a tanto chic.

Lì per lì l'ho presa come una sconfitta. Avevo rinunciato ai miei 20 anni e a mettere in mostra la mercanzia. Poi ho capito che la vera sconfitta sarebbe stata non rendermi conto d'aver esagerato.

E voi, uomini e donne, che ne pensate? A che età bisognerebbe mettere mini, short e trasparenze in soffitta?

martedì 1 aprile 2014

Avanguardia pura!

Non sono una fashion victim, non conosco gli stilisti e so chi è Anna Wintour solo perché ero curiosa di conoscere il personaggio a cui la fantastica Meryl, che resterà sempre nel mio cuoricino di femmina melensa per la parte di Francesca ne I Ponti di Madison County, si fosse isipirata ne Il diavolo veste Prada. Però mio nonno da bambina mi faceva sfilare per casa con i libri in testa e le scarpe di Mina. Una volta mi presentai vestita di canovacci da cucina in occasione del pranzo di Pasqua e mi inchinai riconoscente al suo applauso. Piccole esaltate crescono.

Oggi non mi vesto di canovacci ma sul prezzo dei miei abiti siamo lì. Adoro lo shopping da mercato e quello a buon mercato delle grandi catene internazionali d'abbigliamento. Rifuggo dai marchi costosi e trovo alcuni capi troppo eccentrici per i miei gusti bon ton da Charlotte York. Maschi tuttapposto sto citando Sex and the city. Qualche volta oso, qualche altra esco in jeans e pianelle ma in generale mi piace abbinare colori, smalto e trucco e rinuncio difficilmente a tacco e rimmel.

Detto ciò ci sono cose che non capisco. A voi modaiole l'ingrato compito di spiegarmele.

Tipo: perché ce l'avete tanto coi collant color carne? Io li uso senza vergogna e ogni volta che lo faccio ho sulla coscienza la salute d'una fashion blogger, lo so. Però si abbinano su tutto, sono comodi, eleganti e poi, diavolo, dove sono finite le icone sexy che se li sfilavano con grazia e maestria? Con quelli con la stampa floreale mica vi riesce così bene, eh. Un problema ce l'hanno, è vero. O il cavallo arriva alle ginocchia con conseguente fastidioso sfregamento di cosce oppure la vita arriva sotto le ascelle che manco Fantozzi dei tempi d'oro. Però dubito che con quelli rosso fuoco non accada la stessa cosa. No?

Altro dubbio amletico: ma Moschino è entrato in partnership con McDonald? E se sì, di preciso, perché? Che c'azzecca uno stilista con un fast food? O forse sono io che vedo Emme dorate ovunque e inizio a sbavare che manco il cane di Pavlov o Biagio davanti al mio Winner Taco? Però, boh, a me quella cover che si vede dappertutto fa pensare al junk food.

Ultimo quesito: ho letto su Tu style che quest'anno vanno le ciabatte francescane con calzino da turista tedesco a Venezia.

È un pesce d'aprile, vero?