Vantaggi della disoccupazione: essere a casa al caldo con bestie, famiglia e Mater colta da istinto pulizesco che, armata di pezza e Cif multiuso, scova angoli da scozzare che neppure la mia fervida fantasia avrebbe mai immaginato esistessero mentre Roma affonda che manco Atlantide o Venezia con l'acqua alta. Sarà il caso che i negozianti si mettano a vendere anche nella Capitale quegli antiestetici stivaloni girocoscia di gomma. E pure le tute da palombaro. Che se la situazione è tragica ovunque non oso immaginare cosa stia accadendo sulla Salaria, la parte brutta, quella piena di lucciole e povera di lanterne, la parte che si allaga pure se piscia un uccello. La parte dove avevo la fortuna di lavorare io.
Ho rinunciato alle pinne, fucile ed occhiali per convertirmi allo spirito. No, stavolta non sto parlando del mio giaino, mi avrete mica preso per una che pensa solo alle sue ovaie? Mi riferisco a quel liquido rossastro che profuma d'ospedale e che, secondo Mina, deve assolutamente essere utilizzato per la pulizia delle superfici di vetro. Cioè mezza casa mia.
Dico, salvatemi.
L'odore acre ha preso possesso delle mie narici e pure di quelle di Biagio che in segno di protesta sniffa la scrivania per poi starnutire, suscitando l'ilarità del parentame tutto, me compresa. Vi assicuro che un cane che starnutisce fa ridere, ecco. E poi oh, qualcosa dovrò pur fare tra queste quattro mura, no? Che non posso mica passare il tempo ad attendere con trepidazione la prossima pera.
Adesso spostiamo il letto, che sotto ci si deve scopare
Sono ancora troppo pudica per rispondere Ma' non so tu ma io di solito lo faccio sopra
Mi sa che era molto meglio andare a farsi una sana nuotata sul GRA.
venerdì 31 gennaio 2014
mercoledì 29 gennaio 2014
Il tempo delle pere
Dunque, da dove si comincia?
Capitolo uno. Matrimonio.
Con quest'anello io ti sposo!
Eh no, 'spettate n'attimo. Già fatto, festeggiato, archiviato. Possiamo bypassare.
Fase successiva, pliz!
Capitolo due. Riproduzione.
Aho, ho detto riproduzione
R-i-p-r-o-d-u-z-i-o-n-e
What?!
Questo è un problema! Qualcuno s'è magnato il capitolo!
Uh signur, me gira la cabeza! Torre di controllo aiuto sto finendo l'aria dentro il serbatoio
Niente paura ci pensa SantoSpirito, m'han detto così.
Piano Bì: capitolo duepuntouno.
Riproduzione assistita.
Pfiu!
Manuale di riproduzione per negati.
Maneggiare con cura.
Primo step : con questa pera io ti buco!
Fu così che il tempo delle pere ebbe inizio.
Pere sulla panza, per essere precisi. Che le dimostrazioni d'amore non son mica tutte rose, fiori, gioielli e kamasutra, no no. Dimostrare il proprio amore significa anche impugnare un siringone che somiglia a uno di quei pennoni multicolore così in voga nei mitici '90 e infilzare la tua dolce metà senza mai aver fatto un'iniezione neppure su una chiappa paffuta prima.
Qua siam coraggiosi, gente.
Lui e io, che mi sono affidata alle sue manone per ricevere la mia giornaliera dose di droga per le ovaie. Forse però il titolo di cuore impavido spetta più a lui che a me, niente ex equi nel palazzo reale. Sì perché facendo appello a tutta la razionalità e calma che mi contraddistingue più o meno pari a quella di Penelope quando vede volare una mosca in occasione del primo buco dopo essermi scoperta il ventre sono stata colta da improvvisa ed irruenta sindrome delle gambe senza riposo e ho frignato qualcosa come non lo voglio fare, non lo voglio fare, non lo voglio fare. Aiuto mi ucciderai. La fiducia nel tuo compagno, il sale del rapporto.
Però poi l'ho fatto, eh. E senza manco strillare.
Ricercatrici alle prime armi fidatevi di una cagasotto come me, le pere non fanno male. Non il male che t'aspetti quantomeno, giurin giurello. E' più sensibile il culo della panza, tanto che adesso temo di più il Gonasi del Gonal-f. Non è che c'ho preso gusto ma il cagotto pre-buco non mi viene più, solo un leggerissimo friccichìo alla bocca dello stomaco prima che entri l'ago.
Insomma, sono sopravvissuta. Sono una cazzo di eroina. Sono la Princess sulle pere. Qualcuno vada a dire alla Principessa sul pisello che i 20 materassi li troverà occupati, stasera.
Capitolo uno. Matrimonio.
Con quest'anello io ti sposo!
Eh no, 'spettate n'attimo. Già fatto, festeggiato, archiviato. Possiamo bypassare.
Fase successiva, pliz!
Capitolo due. Riproduzione.
Aho, ho detto riproduzione
R-i-p-r-o-d-u-z-i-o-n-e
What?!
Questo è un problema! Qualcuno s'è magnato il capitolo!
Uh signur, me gira la cabeza! Torre di controllo aiuto sto finendo l'aria dentro il serbatoio
Niente paura ci pensa SantoSpirito, m'han detto così.
Piano Bì: capitolo duepuntouno.
Riproduzione assistita.
Pfiu!
Maneggiare con cura.
Primo step : con questa pera io ti buco!
...
Fu così che il tempo delle pere ebbe inizio.
Pere sulla panza, per essere precisi. Che le dimostrazioni d'amore non son mica tutte rose, fiori, gioielli e kamasutra, no no. Dimostrare il proprio amore significa anche impugnare un siringone che somiglia a uno di quei pennoni multicolore così in voga nei mitici '90 e infilzare la tua dolce metà senza mai aver fatto un'iniezione neppure su una chiappa paffuta prima.
Qua siam coraggiosi, gente.
Lui e io, che mi sono affidata alle sue manone per ricevere la mia giornaliera dose di droga per le ovaie. Forse però il titolo di cuore impavido spetta più a lui che a me, niente ex equi nel palazzo reale. Sì perché facendo appello a tutta la razionalità e calma che mi contraddistingue più o meno pari a quella di Penelope quando vede volare una mosca in occasione del primo buco dopo essermi scoperta il ventre sono stata colta da improvvisa ed irruenta sindrome delle gambe senza riposo e ho frignato qualcosa come non lo voglio fare, non lo voglio fare, non lo voglio fare. Aiuto mi ucciderai. La fiducia nel tuo compagno, il sale del rapporto.
Però poi l'ho fatto, eh. E senza manco strillare.
Ricercatrici alle prime armi fidatevi di una cagasotto come me, le pere non fanno male. Non il male che t'aspetti quantomeno, giurin giurello. E' più sensibile il culo della panza, tanto che adesso temo di più il Gonasi del Gonal-f. Non è che c'ho preso gusto ma il cagotto pre-buco non mi viene più, solo un leggerissimo friccichìo alla bocca dello stomaco prima che entri l'ago.
Insomma, sono sopravvissuta. Sono una cazzo di eroina. Sono la Princess sulle pere. Qualcuno vada a dire alla Principessa sul pisello che i 20 materassi li troverà occupati, stasera.
lunedì 27 gennaio 2014
Pupazzi di neve
Dichiaro guerra agli #snowlovers, ho deciso. No, non a tutta la categoria, sono una sangue blu magnanima. Risparmierò il taglio della testa su pubblica piazza alle seguenti specie che, è bene chiarirlo, per le loro caratteristiche innate hanno la mia personale approvazione nel comunicare al mondo con foto, video, link al meteopuntoittì, stati feisbucchiani col disegnino del fiocco di neve e il sempramato menotre, il loro incondizionato amore per la coltre bianca.
Studenti. Motivo ovvio. Non vanno a scuola per giusta causa. L'ho fatto anche io. Zompettavo come un grillo al primo fiocco e combinavo le previsioni con un attento e maniacale studio del suolo che, se bagnato, non avrebbe permesso alle neve d'attaccarsi costringendo me ad attaccarmi e lasciandomi senza scuse plausibili per marinare le lezioni.
Sciatori. Altrettanto ovvio. Se sei in montagna, in vacanza, bevi cioccolato caldo e c'hai addosso un montone maremmano che ti para le chiappe dal gelo agogni qualche bella nevicata che t'addolcisce le piste e non ti spacca l'osso sacro in caso di rovinosa caduta.
Cittadini che possono raggiungere la loro abitazione a piedi. Magari la neve la vedono una volta a lustro e ammetto che farsi le foto davanti al Colosseo innevato e col centurione con le palle gelate sullo sfondo fa molto faigo. Magari evitate di postare per l'ennesima volta La nevicata del '56 della Martini e non indossate tutine colorate regalo dello zio ricco che andava a Cortina negli anni '70. Con cinque cm di neve gli occhiali a specchio non servono. Mai rinunciare al buongusto, non siete ad Aspen. Il massimo a cui potete aspirare è lo slittino o la busta sotto il culo in qualche pratone scosceso di periferia.
Passiamo ora ai non aventi diritto.
Lavoratori. Il vostro capo non si incazzerà di meno se gli mostrerete la foto del pupazzo di neve grigiastro che avete fatto sul balcone di casa come giustificazione per la vostra assenza.
Pendolari. I mezzi pubblici, che già funzionano ad minchiam, troveranno un pretesto in più per lasciarvi a fette, in mezzo al gelo, col naso paonazzo, il fumo cristallizzato che vi esce dalla bocca, le orecchie bianche e un vago ricordo del significato di circolazione sanguigna. Non dovrei essere certo io a ricordarvi quale dramma fu tornare a casa in occasione della nevicata del febbraio 2012, vero? Stesso discorso per chi usa la macchina. Ricorderete, mi auguro, le otto ore necessarie per compiere il breve tratto Salaria - San Lorenzo, no? Per non parlare del prezzo delle catene da neve, triplicato nell'arco di 24h, dei tutorial su YouTube su come metterle e delle ricerche su Gugol come si guida con la neve?
Paesani. Urge testimonianza personale in quanto rappresentante della categoria.
Tre febbraio 2012.
Centimentri 50.
Okkei, proviamo a reagire. Famo finta che la neve ce piace.
Uno slittino, due sisters, qualche bustone della spazzatura. Risate e gaudio.
Un pupazzo di neve paffuto e con i Ray Ban, di nome Ralph.
Una ventina di foto suggestive.
In fondo non è poi così male.
Due ore dopo.
Salta la corrente elettrica
Saltano i ripetitori
Si congelano i tubi dell'acqua
Le strade diventano impraticabili
Candelotti di ghiaccio pendolano minacciosi dalle grondaie
Un olivo cade in mezzo al mio viale
Un principio di congelamento mi addormenta le estremità
Cinque giorni di isolamento
Un sms canzonatorio da un cittadino stronzo: ma per mangiare vi state azzannando le chiappe o siete tornati ad allevare mucche tipo fattoria patronale?
No, voi che adorate la neve questa neve non siete degni del sole. Andate a fare la muffa in calera e munitevi di pala, poi provate a postare la vostra foto mentre vi fate il culo a spalare neve davanti al portone di casa, se ancora v'aregge.
Studenti. Motivo ovvio. Non vanno a scuola per giusta causa. L'ho fatto anche io. Zompettavo come un grillo al primo fiocco e combinavo le previsioni con un attento e maniacale studio del suolo che, se bagnato, non avrebbe permesso alle neve d'attaccarsi costringendo me ad attaccarmi e lasciandomi senza scuse plausibili per marinare le lezioni.
Sciatori. Altrettanto ovvio. Se sei in montagna, in vacanza, bevi cioccolato caldo e c'hai addosso un montone maremmano che ti para le chiappe dal gelo agogni qualche bella nevicata che t'addolcisce le piste e non ti spacca l'osso sacro in caso di rovinosa caduta.
Cittadini che possono raggiungere la loro abitazione a piedi. Magari la neve la vedono una volta a lustro e ammetto che farsi le foto davanti al Colosseo innevato e col centurione con le palle gelate sullo sfondo fa molto faigo. Magari evitate di postare per l'ennesima volta La nevicata del '56 della Martini e non indossate tutine colorate regalo dello zio ricco che andava a Cortina negli anni '70. Con cinque cm di neve gli occhiali a specchio non servono. Mai rinunciare al buongusto, non siete ad Aspen. Il massimo a cui potete aspirare è lo slittino o la busta sotto il culo in qualche pratone scosceso di periferia.
Passiamo ora ai non aventi diritto.
Lavoratori. Il vostro capo non si incazzerà di meno se gli mostrerete la foto del pupazzo di neve grigiastro che avete fatto sul balcone di casa come giustificazione per la vostra assenza.
Pendolari. I mezzi pubblici, che già funzionano ad minchiam, troveranno un pretesto in più per lasciarvi a fette, in mezzo al gelo, col naso paonazzo, il fumo cristallizzato che vi esce dalla bocca, le orecchie bianche e un vago ricordo del significato di circolazione sanguigna. Non dovrei essere certo io a ricordarvi quale dramma fu tornare a casa in occasione della nevicata del febbraio 2012, vero? Stesso discorso per chi usa la macchina. Ricorderete, mi auguro, le otto ore necessarie per compiere il breve tratto Salaria - San Lorenzo, no? Per non parlare del prezzo delle catene da neve, triplicato nell'arco di 24h, dei tutorial su YouTube su come metterle e delle ricerche su Gugol come si guida con la neve?
Paesani. Urge testimonianza personale in quanto rappresentante della categoria.
Tre febbraio 2012.
Centimentri 50.
Okkei, proviamo a reagire. Famo finta che la neve ce piace.
Uno slittino, due sisters, qualche bustone della spazzatura. Risate e gaudio.
Un pupazzo di neve paffuto e con i Ray Ban, di nome Ralph.
Una ventina di foto suggestive.
In fondo non è poi così male.
Due ore dopo.
Salta la corrente elettrica
Saltano i ripetitori
Si congelano i tubi dell'acqua
Le strade diventano impraticabili
Candelotti di ghiaccio pendolano minacciosi dalle grondaie
Un olivo cade in mezzo al mio viale
Un principio di congelamento mi addormenta le estremità
Cinque giorni di isolamento
Un sms canzonatorio da un cittadino stronzo: ma per mangiare vi state azzannando le chiappe o siete tornati ad allevare mucche tipo fattoria patronale?
No, voi che adorate la neve questa neve non siete degni del sole. Andate a fare la muffa in calera e munitevi di pala, poi provate a postare la vostra foto mentre vi fate il culo a spalare neve davanti al portone di casa, se ancora v'aregge.
venerdì 24 gennaio 2014
La fatina delle merendine e il tutorial per la colazione
Che la Mulino Bianco abbia un concetto di famiglia radicato nel perbenismo e nella sostanziale disparità sessuale uomo-donna lo abbiamo, grossomodo, capito tutti. Del resto è la stessa azienda che ci fa sentire così dannatamente socialmente inaccettabili quando ci alziamo al mattino col pigiama di pile, il valore voglia di sorridere come se avessi una paresi facciale pericolosamente vicino allo zero e questi capelli:
La Barilla poi, dopo il figurone del suo presidente, non sarebbe manco degna delle mie Farfalle pomodoro e ricotta. Però dalla Kinder no, non me l'aspettavo. E lo dice una che s'è magnata 9 ovetti in tre giorni per trovare le Principess Disney. Immaginate la mia delusione quando ho visto questo spot:
La Barilla poi, dopo il figurone del suo presidente, non sarebbe manco degna delle mie Farfalle pomodoro e ricotta. Però dalla Kinder no, non me l'aspettavo. E lo dice una che s'è magnata 9 ovetti in tre giorni per trovare le Principess Disney. Immaginate la mia delusione quando ho visto questo spot:
La Boldrini tempo fa si lamentò delle reclame a sfondo schiavista con la donna che apparecchia, sorride e non mangia mentre il resto della famiglia tiene le chiappe saldamente ancorate alla sedia e si sfonda di Flauti e Tarallucci. Così avevamo accolto con sommo gaudio Zorro che parla con le galline. C'eravamo abituati a Rosita che interagisce col gato co li stivali quando ecco che rispunta lei: la fatina delle merendine, la vittima sacrificale del biscotto, la mamma tuttofare.
E stavolta è peggio del solito. Se prima la povera crista di turno si limitava si fa per dire eh a farsi il mazzo col resto della famiglia seduta a tavola manco uno che pensasse di passarle un Pan di Stelle stavolta la sfigata si alza prima di tutti e, prima d'andare a farsi il culo al lavoro, prepara la tavola per la colazione dei tre invertebrati, marito in primis, evidentemente incapaci di scaldarsi il latte. A tal proposito non perdetevi la scena di lei che attacca un post-it al microonde con su scritto da scaldare. Tu uomo, dimmi, sei per caso deficiente? Ti manca il pollice opponibile? Non sai leggere?
E stavolta è peggio del solito. Se prima la povera crista di turno si limitava si fa per dire eh a farsi il mazzo col resto della famiglia seduta a tavola manco uno che pensasse di passarle un Pan di Stelle stavolta la sfigata si alza prima di tutti e, prima d'andare a farsi il culo al lavoro, prepara la tavola per la colazione dei tre invertebrati, marito in primis, evidentemente incapaci di scaldarsi il latte. A tal proposito non perdetevi la scena di lei che attacca un post-it al microonde con su scritto da scaldare. Tu uomo, dimmi, sei per caso deficiente? Ti manca il pollice opponibile? Non sai leggere?
Perché qua non si tratta mica di preparare un flambé di gamberi, diobono, si tratta di scaldare il latte e mettere in bocca ai tuoi figli due merendine chimiche preconfezionate. Io dico che ce la puoi fare.
Però, diamo al Cesare quel che è di Cesare, quei geni della comunicazione hanno pensato di bene di dare un contentino alla signora dal colore di capelli osceno. Un messaggino cuoricioso di ringraziamento. Che io, fossi in stata in lei, avrei risposto preferirei trovare la cena pronta, sanguisughe che non siete altro.
martedì 21 gennaio 2014
Time waits for no one
Ventun gennaio. Terza decade del primo mese del nuovo anno e io non ho concluso tantomeno iniziato una verga. Stilerò una lista di mancati buoni propositi, solo così avrò speranza di depennare qualche voce. Perché stare a casa non basta, io non ho tempo. Credetemi.
La cura delle bestie sommata alle ore che impiego nel vano tentativo di non trasformare Penelope in una polpetta di pelo in fauci canine mi porta via mezza mattinata. Biagio segue una sua personalissima prassi: sveglia, passeggiata, pipì, cacca, pappa. Tre volte al giorno e non necessariamente in quest'ordine, del resto cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. Ieri mattina, nel bel mezzo d'un nubifragio, ho dovuto raccogliere la sua grazia di Dio mentre con l'altra mano tenevo lui al guinzaglio, il portafoglio ed il cellulare. Gadget mi fa una sega.
La mia casa è una stalker. Ieri la polvere mi fissava. A una certa credevo volesse invitarmi a cena e fare piedino. Inutile cercare di ignorarla chiudendo le persiane. Stai lì a ritoccare foto mentre gli acari mangiano il tuo comodino? Qualcuno mi trovi un grillo parlante meno rompicoglioni, pliz. E già che ci siete fate pure che non sia un grillo, che mi fanno senso con quel loro zompettare. Anzi, eliminiamo proprio la categoria degli insetti, compratemi, chessò, un ornitorinco parlante. Come quello che l'amico G. ha trovato nel mio ovetto Kinder e ha piazzato nel mio presepe, accanto alle paperelle. Pure una paperella parlante non sarebbe male.
Eppoi ci sono loro due, Mina e ZiaSanta. Provviste d'abbonamento annuale al Sistema Sanitario Nazionale che, sappiatelo, si regge grazie ai loro acciacchi. Medico di base-specialista a caso-farmacia e poi ricominciano il tour. Tour avevate dubbi? guidato dalla sottoscritta, unica in famiglia, ad eccezione di Pino che però, beato lui, non può essere incastrato causa lavoro, ad avere una patente e, soprattutto, usarla, al contrario di Mina, patentata da 25 anni, col terrore della guida.
Gli unici momenti in cui riesco a pensare sono quelli passati col quadrupede al parco. Ieri c'era il cielo bianco e grigio d'un gennaio insolitamente mite, cavalli che brucavano erba verde smeraldo all'orizzonte, il volo basso degli uccelli e il silenzio. Quello vero. Una pacchia. Se non fosse che, distratta dal bipbipbip dello smartphone ho distolto gli occhi da Biagio per 5 secondi netti. Quando li ho rialzati lui aveva oltrepassato le recinzione, tre pozzanghere e il filo spinato ed era intento nell'operazione odorazione culo d'un cagnetto basso, nero e peloso.
sabato 18 gennaio 2014
Il mondo è mio
Se chiudo gli occhi indosso un tailleur nero, tacchi alti, camicia bianca. Ascolto il suono d'un passo deciso. Vedo la mia immagine riflessa nello specchio d'un ascensore, sicurezza, serenità, determinazione. Sorrido.
Se chiudo gli occhi odo la voce d'un vecchio professore, lo vedo in piedi davanti a me che stringe tra le mani rugose un foglio bianco, le mie dita intrecciate, l'attesa d'un numero, la gioia, l'incredulità ma allora valgo davvero qualcosa. Lo sguardo orgoglioso del mio relatore, quello lucido e commosso di mia madre.
Se chiudo gli occhi sono a Capo da Roca, sulle rive della Senna, davanti la cattedrale di san Vito, nei mercati di Varsavia, dentro il Palazzo d'Inverno, mangio fish and chips, parlo inglese, stringo mani. Vedo le luci di Times Square, ascolto il tuono delle cascate del Niagara, i viali alberati di D.C, Philadelphia, lunghi viaggi in bus, le nuvole e le Alpi da un oblò, la pressione sulla testa d'un decollo. Volare.
Se chiudo gli occhi sento ancora un velo fissato sulla nuca, tira mentre cammino. Il braccio forte di mio padre. Rose bianche. Sei bellissima. Il tuo sguardo. Il mio ciao!
Se chiudo gli occhi sono seduta sul pavimento di casa nostra, gambe incrociate. Canto, prendo misure, appendo quadri, musica ad alto volume. Ti guardo, lo stiamo facendo davvero?
Se chiudo gli occhi lui è lì. Una sfera schiacciata ai poli e rigonfia all'equatore. Piccolo eppur immenso. Vario e sempre uguale a se stesso.
Se chiudo gli occhi io lo vedo ancora lì. Il mondo. Nella mia mano.
mercoledì 15 gennaio 2014
Fatti quotidiani
Sono stata attaccata da una porta a soffietto. Veloggiuro. Si è richiusa da sola mentre ero intenta a riporre un maglione nella mini cabina armadio. Con una precisione maniacale il mio dito medio è rimasto incastrato nella piccolissima intercapedine tra il muro ed il legno. Molto dolore provai.
Abbiamo sterilizzato la micia. Smettetela malpensanti, guardate che vi sento. Non l'ho certo fatto in preda a qualche primordiale istinto vendicativo, una cosa tipo se non posso avere figli io, nessuno mai li avrà. No. Siamo stati consigliati in tal senso dal nostro veterinario e da tutta la web sfera, che da brava ipocondriaca nemica di qualsiasi camice bianco, pure quello del droghiere, non mi sono risparmiata di consultare. L'operazione ha comportato la necessità di un antibiotico orale da somministrare a Miss Pelo per una settimana. Lei, riottosa come di consueto, mi soffia, graffia e mozzica. Quando riesco ad aprirle la bocca emette un lamento simile a quello d'un neonato con le coliche. Anzi pure peggio.
Non ho fatto in tempo a far risplendere i pavimenti manco fossi Mastro Lindo fatto uomo che Biagio zaaaac me l'ha fatta in salotto. Non è colpa sua ma del meteo. Il maltempo non è cessato nemmeno per i cinque barra dieci minuti necessari all'evacuazione canina, così non ho avuto cuore di rimproverarlo.
Ho fatto visita al commercialista. Uomo di molte parole, dette lentamente. Una media di una al minuto. Per dirmi che mi conviene tenere aperta la partita Iva perché se non lavori non versi e non ti costa nulla, mi ha tenuto nel suo studio tipo tre quarti d'ora.
Ora, per favore, qualcuno mi dica che la vita non è tutta qui.
Abbiamo sterilizzato la micia. Smettetela malpensanti, guardate che vi sento. Non l'ho certo fatto in preda a qualche primordiale istinto vendicativo, una cosa tipo se non posso avere figli io, nessuno mai li avrà. No. Siamo stati consigliati in tal senso dal nostro veterinario e da tutta la web sfera, che da brava ipocondriaca nemica di qualsiasi camice bianco, pure quello del droghiere, non mi sono risparmiata di consultare. L'operazione ha comportato la necessità di un antibiotico orale da somministrare a Miss Pelo per una settimana. Lei, riottosa come di consueto, mi soffia, graffia e mozzica. Quando riesco ad aprirle la bocca emette un lamento simile a quello d'un neonato con le coliche. Anzi pure peggio.
Non ho fatto in tempo a far risplendere i pavimenti manco fossi Mastro Lindo fatto uomo che Biagio zaaaac me l'ha fatta in salotto. Non è colpa sua ma del meteo. Il maltempo non è cessato nemmeno per i cinque barra dieci minuti necessari all'evacuazione canina, così non ho avuto cuore di rimproverarlo.
Ho fatto visita al commercialista. Uomo di molte parole, dette lentamente. Una media di una al minuto. Per dirmi che mi conviene tenere aperta la partita Iva perché se non lavori non versi e non ti costa nulla, mi ha tenuto nel suo studio tipo tre quarti d'ora.
Ora, per favore, qualcuno mi dica che la vita non è tutta qui.
lunedì 13 gennaio 2014
The sound of silence
Ieri sera dinanzi al portone d'ingresso era parcheggiato l'ormai familiare trolley blu notte Carpisa, ambasciatore di solitudine e portatore di qualche pena. L'USI è partito, starà via qualche giorno per portare a termine la sua missione di salvaguardia del pianeta terra mentre io resterò sola come la Pausini quando il suo Marco se ne andò con l'aggravante della disoccupazione, in una casa decisamente troppo grande per un solo essere umano ma troppo piccola per due belve che si ostinano, ad ogni loro incontro, a riprodurre in 3D la celebre Battaglia di Anghiari di Leonardo, roba che a tratti mi è difficile distinguere dove inizi Penelope e finisca Biagio. Però si voglio bene, dicono. E pensa se se stavano sul cazzo, dico.
Non ho fatto in tempo a parlare di inespressa iperattività che un carro carico di inadempienza mi si è piazzato proprio dietro la nuca rendendo qualsiasi attività vana durante tutto l'arco della mattinata che, confesso, è iniziata parecchio tardi. Del resto dormire di più era un buon cattivo proposito di questo nuovo anno. Poi mi sono ripresa, giurin giurello. Tanto che alle ore sedici e qualcosa, di ritorno dalla passeggiata col quadrupede più grosso, mi sono messa in testa di lavare i pavimenti.
Una fatica porca.
Credo di essermi disabituata al lavoro puramente fisico, dovrei decisamente rimediare.
Nel frattempo ricevo su WhatsApp immagini di meravigliosi tramonti dal litorale romano. Non bisogna poi allontanarsi molto per cercare la Grande Bellezza. Un po' rosico, un po' no. Dopotutto io e le bestie stiamo bene. Nel silenzio interrotto soltanto dal feroce guaito di Biagio non appena ode la voce del vicino con cui pare avere un conto in sospeso.
Nel silenzio, dopotutto, si trovano parecchie risposte, non trovate?
Non ho fatto in tempo a parlare di inespressa iperattività che un carro carico di inadempienza mi si è piazzato proprio dietro la nuca rendendo qualsiasi attività vana durante tutto l'arco della mattinata che, confesso, è iniziata parecchio tardi. Del resto dormire di più era un buon cattivo proposito di questo nuovo anno. Poi mi sono ripresa, giurin giurello. Tanto che alle ore sedici e qualcosa, di ritorno dalla passeggiata col quadrupede più grosso, mi sono messa in testa di lavare i pavimenti.
Una fatica porca.
Credo di essermi disabituata al lavoro puramente fisico, dovrei decisamente rimediare.
Nel frattempo ricevo su WhatsApp immagini di meravigliosi tramonti dal litorale romano. Non bisogna poi allontanarsi molto per cercare la Grande Bellezza. Un po' rosico, un po' no. Dopotutto io e le bestie stiamo bene. Nel silenzio interrotto soltanto dal feroce guaito di Biagio non appena ode la voce del vicino con cui pare avere un conto in sospeso.
Nel silenzio, dopotutto, si trovano parecchie risposte, non trovate?
venerdì 10 gennaio 2014
Iniziare bene XI
Aprire al corriere in pigiama bianco a pois rossi, calzini di lana verde acqua, ballerine nere.
Scusi l'abbigliamento osceno
Si figuri, ho visto di peggio
Convincersi che sia un complimento.
Scusi l'abbigliamento osceno
Si figuri, ho visto di peggio
Convincersi che sia un complimento.
mercoledì 8 gennaio 2014
Casalinga in carriera
Ieri sera ho rivisto l'allegra combriccola ex lavorativa. Tutti insieme appassionatamente intorno ad un tavolo tre metri per uno. Io, ovviamente, unica donna ma dopo quasi tre anni di lavoro a netta prevalenza maschile non mi faccio più spaventare dall'abnorme tasso di testosterone che mi circonda né dalle allusioni e dalle battute taciute per un immotivato finto pudore. La parità sarà raggiunta quando non dovremo più sentire cose come non lo dico che c'è una signora.
Mi sono messa in tiro. Tacco 12, smalto rosso, rossetto in tinta e capello piastrato, perché m'avranno pure tolto il mio lavoro ma nessuno può mettere Baby in un angolo. Se me lo dico da sola vale?
Rivedere i volti di ex colleghi vuol dire immergersi per una sera in una realtà che non ti appartiene più e più t'apparterrà. A mancarmi non è tanto la sveglia all'alba, i km in macchina, le telefonate, le mail e i cetrioli. Sono i rapporti umani.
Mi sono messa in tiro. Tacco 12, smalto rosso, rossetto in tinta e capello piastrato, perché m'avranno pure tolto il mio lavoro ma nessuno può mettere Baby in un angolo. Se me lo dico da sola vale?
Rivedere i volti di ex colleghi vuol dire immergersi per una sera in una realtà che non ti appartiene più e più t'apparterrà. A mancarmi non è tanto la sveglia all'alba, i km in macchina, le telefonate, le mail e i cetrioli. Sono i rapporti umani.
Intanto mi sono riciclata come casalinga maniaca dell'ordine e del pulito. Ho lavato i vetri, i pavimenti, fatto brillare i cessi, diviso i capi della cabina armadio per colore. Non mi è dispiaciuto. Dopotutto un lavoro che mi costringeva fuori casa per 12h al dì non mi ha mai permesso di dar sfogo alla femmina con bigodini e pattine che è in me.
Ma, mi chiedo, che succede adesso? Adesso che non ho piatti sporchi e calzini da rammendare? Adesso che me ne faccio del tempo in avanzo? Della mia inespressa iperattività?
Adesso, io, che minchia faccio?
martedì 7 gennaio 2014
La gatta morta
Signori miei, ci sono cose che non si possono evitare. Quando natura chiama, bestie rispondono. M'è diventata donna la micia. No, non è una bella notizia. Ora capisco cosa provò la povera Mina quando le confessai, in secondo liceo, d'avere un pretendente che fu poi ribattezzato dalla famiglia il moscone. Perdonali, A. loro non sapevano che in realtà eri il cuore del mio cuore e che con te ho iniziato a fa le cose zozze. Ho mentito per tutelarti, mio padre c'avrebbe messo poco a presentarsi a casa tua con una mannaia.
La mia dolce Penelope pare sia stata importunata da un perverso micione grigio che ha provato a concupirla da sotto il balcone tramite insistenti e fastidiosi richiami felini. La sventurata rispose. Pedonate, o voi puristi della lingua, la citazione manzoniana riadattata ad un amore impossibile a quattro zampe ma quando c'è di mezzo il cuore non esistono distinzioni di razza. Se così non fosse, dopotutto, la figlia del dottore non farebbe all'amore con le tre civette sul comò, non trovate?
La micia è andata, partita, persa. Si è trasformata da una zompettante gattina pucciosa alla Jessica Rabbit dei felini taglia extra-small. Roba che s'alliscia a tutti e a tutto. Sono abbastanza certa d'averla vista amoreggiare col pc. Quando la sottoscritta, sconvolta da cotanto entusiasmo ormonale, ha provato a redarguirla lei, sfacciata e impavida, ha assunto quella posizione. Dai su, non fatemela spiegare, il mondo di Quark l'avete visto tutti.
Presa dallo sconforto ho chiamato l'USI, a spasso col fratellone della licenziosa.
E' successo, Penelope è diventata signorina e c'ha un gatto moscone sotto il balcone che vuole ardentemente attentare alle sue grazie
Non temere moglie, ora torniamo noi e quel gatto lo facciamo sparire. Che non si avvicinasse alla mia bambina
Mi domando cosa accadrebbe se l'USI diventasse padre d'un cucciolo d'uomo femmina.
La mia dolce Penelope pare sia stata importunata da un perverso micione grigio che ha provato a concupirla da sotto il balcone tramite insistenti e fastidiosi richiami felini. La sventurata rispose. Pedonate, o voi puristi della lingua, la citazione manzoniana riadattata ad un amore impossibile a quattro zampe ma quando c'è di mezzo il cuore non esistono distinzioni di razza. Se così non fosse, dopotutto, la figlia del dottore non farebbe all'amore con le tre civette sul comò, non trovate?
La micia è andata, partita, persa. Si è trasformata da una zompettante gattina pucciosa alla Jessica Rabbit dei felini taglia extra-small. Roba che s'alliscia a tutti e a tutto. Sono abbastanza certa d'averla vista amoreggiare col pc. Quando la sottoscritta, sconvolta da cotanto entusiasmo ormonale, ha provato a redarguirla lei, sfacciata e impavida, ha assunto quella posizione. Dai su, non fatemela spiegare, il mondo di Quark l'avete visto tutti.
Presa dallo sconforto ho chiamato l'USI, a spasso col fratellone della licenziosa.
E' successo, Penelope è diventata signorina e c'ha un gatto moscone sotto il balcone che vuole ardentemente attentare alle sue grazie
Non temere moglie, ora torniamo noi e quel gatto lo facciamo sparire. Che non si avvicinasse alla mia bambina
Mi domando cosa accadrebbe se l'USI diventasse padre d'un cucciolo d'uomo femmina.
giovedì 2 gennaio 2014
To be or not to be
Scrivere il primo post del 2014 mi mette addosso un pochettino d'ansia da prestazione. A ben pensare questo è anche il primo post da disoccupata. Il primo post di un nuovo capitolo della mia vita. Nuovo deve esserlo per forza, visto che i cambiamenti pur non essendomeli cercati mi si sono piazzati sullo stomaco a mo' di cinghiale della reclame di Brioschi.
Insomma questo post è un sacco di primi post.
Il mio desiderio di rinascita fisica e mentale, lo confesso, si è accompagnato ad un nefasto pensiero anche se forse, per alcuni, potrebbe essere anche stata una bella notizia.
Il mio desiderio di rinascita fisica e mentale, lo confesso, si è accompagnato ad un nefasto pensiero anche se forse, per alcuni, potrebbe essere anche stata una bella notizia.
Quasi quasi chiudo il blog
Troppo dolore in questo mio minuscolo spazio virtuale, troppi ricordi che fanno male. Poi, però, ho pensato che rinascere non significa mica mettere una croce sopra tutto, cancellarlo, annientarlo, far finta che non sia mai esistito. Dopotutto siamo la somma di tutte le volte. Di tutte le prime, di tutte le ultime. Siamo ciò che siamo, che siamo stati, che saremo. La vita non è fatta a compartimenti stagni. Così sono ancora qui, con i polpastrelli sulla tastiera del mio vetusto hp a raccontarmi, a stilare la lista dei buoni propositi, che poi sono grossomodo gli stessi dell'anno scorso.
La fine del 2012 mi aveva proiettato, speranzosa, verso un anno che con un po' di buona volontà credevo mi avrebbe restituito tutto quel che avevo perso. E invece non è mica stato così facile. Anzi. E' stato un anno di fatica. Tanta fatica e pochi risultati. E' stato l'anno della semina.
Non mi aspetto che questo 2014 mi porti, finalmente, il raccolto. Ho deciso che non stilerò liste. Ho deciso che tra programmare e vivere preferisco vivere.
E questo è anche quel che sento di augurare a tutti voi. Voi che siete il motivo per cui sono ancora qui, a picchiettare i tasti del mio vetusto hp.
Vivete, semplicemente.
Buon anno, adorati sudditi!
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