Per strada ho incontrato l'amica M., impegnata nella sua camminata digestiva e, tradendo i miei caparbi intenti antisociali, l'ho chiamata. Abbiamo intavolato una conversazione superficiale su smalti, palestra, capelli e mi sono ritrovata, quasi senza rendermene conto, sotto casa di mia madre. Sono salita per un tè e una cioccolata calda.
Starò da sola domani, ho pensato.
Così ieri mattina mi godevo la mia compagnia con i sensi assopiti da Eric Clapton in riproduzione casuale su Spotify mentre attendevo il lento e pesante bus blu in fermata, direzione SantoSpirito. Poi è passata cugina L. Bionda, rossetto rosso, energia positiva. Mi ha accompagnata fin sotto lo studio, abbiamo parlato dei miei figli immaginari, di terapie, centri PMA, SantoSpirito, paure.
Non devi affrontare tutto questo da sola, al centro ti accompagno io.
Ieri sera mi ha scritto su WhatsApp di essersi informata tramite una sua amica medico il centro è validissimo, io sono carichissima. Andrà tutto bene.
Questi lunghi mesi di inattività e quei pochi incontri di psicoterapia mi hanno insegnato ad essere forte, da sola. A ritrovarmi quando mi perdo, a bastarmi, a coccolarmi, a capirmi. Ho scavato a fondo, ho soppesato la mia anima, ho capito meglio chi sono, chi voglio essere, quel che voglio ottenere.
E ho fatto tutto da me.
Perché il cambiamento non te lo impongono, perché nonostante le buone intenzioni manifestate dagli altri il culo te lo devi salvare da solo.
Ora conosco il mio potenziale, ora posso tornare ad aprirmi, ora mi manca la socialità, l'interazione, la fiducia, la compagnia.
Perché non devo affrontare tutto da sola, è vero.
Sono carichissima, anche io.
Andrà tutto bene.
Non è finita. E' iniziata.
