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giovedì 6 novembre 2014

All by myself. O anche no.

Martedì pomeriggio sono uscita di casa alle due e ventitré. Tuta nera, Nike a strappo del 2004, felpone blu elettrico, Biagio al seguito. Senza trucco, senza musica, senza compagnia, senza meta. Perché io funziono così, quando sento puzza di giornata triste, malinconica e, soprattutto, improduttiva esco e cammino, da sola e senza destinazione. E' un'abitudine consolidata in quest'ultimo anno, sabbatico per volere d'altri. Mi rilassa i nervi e giova pure al mio giro vita. Macino chilometri, in silenzio. Trovo scorci che avevo dimenticato, mi perdo tra le campagne. In pratica potrei fare concorrenza a Forrest Gump solo che invece che la barba mi crescerebbero i peli sugli stinchi. Inorridite, maschi!

Per strada ho incontrato l'amica M., impegnata nella sua camminata digestiva e, tradendo i miei caparbi intenti antisociali, l'ho chiamata. Abbiamo intavolato una conversazione superficiale su smalti, palestra, capelli e mi sono ritrovata, quasi senza rendermene conto, sotto casa di mia madre. Sono salita per un tè e una cioccolata calda. 

Starò da sola domani, ho pensato.

Così ieri mattina mi godevo la mia compagnia con i sensi assopiti da Eric Clapton in riproduzione casuale su Spotify mentre attendevo il lento e pesante bus blu in fermata, direzione SantoSpirito. Poi è passata cugina L. Bionda, rossetto rosso, energia positiva. Mi ha accompagnata fin sotto lo studio, abbiamo parlato dei miei figli immaginari, di terapie, centri PMA, SantoSpirito, paure. 

Non devi affrontare tutto questo da sola, al centro ti accompagno io.

Ieri sera mi ha scritto su WhatsApp di essersi informata tramite una sua amica medico il centro è validissimo, io sono carichissima. Andrà tutto bene.

Questi lunghi mesi di inattività e quei pochi incontri di psicoterapia mi hanno insegnato ad essere forte, da sola. A ritrovarmi quando mi perdo, a bastarmi, a coccolarmi, a capirmi. Ho scavato a fondo, ho soppesato la mia anima, ho capito meglio chi sono, chi voglio essere, quel che voglio ottenere. 

E ho fatto tutto da me.

Perché il cambiamento non te lo impongono, perché nonostante le buone intenzioni manifestate dagli altri il culo te lo devi salvare da solo.

Ora conosco il mio potenziale, ora posso tornare ad aprirmi, ora mi manca la socialità, l'interazione, la fiducia, la compagnia. 

Perché non devo affrontare tutto da sola, è vero. 

Sono carichissima, anche io.

Andrà tutto bene.

Non è finita. E' iniziata.

martedì 16 settembre 2014

Questioni aperte e porte chiuse

Per essere un attrezzo che utilizzo in media 5 o 6 volte l'anno, la mia vasca idromassaggio mi sta già dando troppi pensieri. E' iniziato tutto con un flessibile rotto. Poco male penso posso sostituirlo anche da sola. Ma l'idraulico mi ha fatto capire che, a meno che non avessi avuto intenzione di districarmi in un complesso labirinto di cavi elettrici, tubi, sifoni e altre amenità, sarebbe stato più opportuno far fare a lui che, prima, mi ha cazziata per aver scelto una vasca idromassaggio in luogo di una vasca normale, poi mi ha ricazziata per non aver scelto una Jacuzzi ma una sua pallida imitazione a metà prezzo da Leroy Merlin, infine si è deciso a fare il suo lavoro. Ha iniziato smontando il pannello anteriore e tenendomi sulle spine con la frase speriamo non sia necessario smontare TUTTA la vasca si è sdraiato supino e, torcia alla mano, ha iniziato a smanettare. A lavoro finito ho tirato un sospiro di sollievo, messo mano al portafogli e chiuso la questione. Ieri ho fatto un bagno.

La vasca perde acqua.

Tanta acqua.



Se c'è una cosa che odio di più che rimetter mano su questioni che credevo risolte è rimandare gli appuntamenti presi, soprattutto quelli che cadono il primo del mese, soprattutto quelli con SantoSpirito. Lo spermiogramma dell'USI, infatti, non sarà pronto per quella data ed io mi vedo costretta ad attendere ancora. Una settimana o due forse non ti cambiano la vita, vero, ma quando sei al 24esimo tentativo di gravidanza la parola attesa assume un significato diverso da quello che gli viene comunemente affibbiato, un significato sinistro. Roba che pure le attese in cassa al supermercato mi sono diventate indigeste.

Di positivo c'è che passerò oggi e i prossimi due giorni completamente da sola. Il marito è andato a lavorare in Tuscia ed io, sebbene senta la sua mancanza, ne approfitto per dedicarmi ad un salubre isolamento. Non è che sono sociopatica ma dopo due settimane di inviti fatti e subiti, vecchie e nuove conoscenze, cene, parole, sorrisi, balli, canzoni, uscite serali ho il sacrosanto bisogno di prendermi una pausa da tutta questa trasbordante socialità e chiudere a doppia mandata il portone di casa mia.

Mi manco e voglio ritrovarmi, possibilmente in silenzio.


lunedì 13 gennaio 2014

The sound of silence

Ieri sera dinanzi al portone d'ingresso era parcheggiato l'ormai familiare trolley blu notte Carpisa, ambasciatore di solitudine e portatore di qualche pena. L'USI è partito, starà via qualche giorno per portare a termine la sua missione di salvaguardia del pianeta terra mentre io resterò sola come la Pausini quando il suo Marco se ne andò con l'aggravante della disoccupazione, in una casa decisamente troppo grande per un solo essere umano ma troppo piccola per due belve che si ostinano, ad ogni loro incontro, a riprodurre in 3D la celebre Battaglia di Anghiari di Leonardo, roba che a tratti mi è difficile distinguere dove inizi Penelope e finisca Biagio. Però si voglio bene, dicono. E pensa se se stavano sul cazzo, dico

Non ho fatto in tempo a parlare di inespressa iperattività che un carro carico di inadempienza mi si è piazzato proprio dietro la nuca rendendo qualsiasi attività vana durante tutto l'arco della mattinata che, confesso, è iniziata parecchio tardi. Del resto dormire di più era un buon cattivo proposito di questo nuovo anno. Poi mi sono ripresa, giurin giurello. Tanto che alle ore sedici e qualcosa, di ritorno dalla passeggiata col quadrupede più grosso, mi sono messa in testa di lavare i pavimenti.

Una fatica porca. 

Credo di essermi disabituata al lavoro puramente fisico, dovrei decisamente rimediare.

Nel frattempo ricevo su WhatsApp immagini di meravigliosi tramonti dal litorale romano. Non bisogna poi allontanarsi molto per cercare la Grande Bellezza. Un po' rosico, un po' no. Dopotutto io e le bestie stiamo bene. Nel silenzio interrotto soltanto dal feroce guaito di Biagio non appena ode la voce del vicino con cui pare avere un conto in sospeso.

Nel silenzio, dopotutto, si trovano parecchie risposte, non trovate?



mercoledì 2 ottobre 2013

Come fosse l'America

Laura Pausini la cantava. Toglietevi dalla faccia l'espressione di chi ha appena sentito l'olezzo di pesce marcio perché anche se siete dei fan sfegatati di Marilyn Manson e andate in giro con un occhio marrone e l'altro azzurro quella canzone non potete non conoscerla.

Leopardi ne era cosi ossessionato da esorcizzarla con una della sue massime se sei solo sarai solo tuo. Che é una gran bella intuizione per un pessimista cosmico, una concessione a se stessi di fare quel che minchia ci pare perchè non dobbiamo render di conto a nessuno.

Gianni Morandi la chiamava signora. In questo caso autorizzo la faccia schifata solo a quelli che non hanno avuto una madre che lo idolatrava tanto che sua figlia non ha mai avuto il coraggio di raccontarle quella storiella sulla coprofagia.

I metodi per boicottarla  sono molteplici. La Sister, per esempio, che non ha ancora ben chiaro quale sia il suo ideale di uomo, passa di palo in frasca  ammazzando i vuoti tra una storia e l'altra con incontri frivoli. L'importante è proiettare se stessi in un altro paio d'occhi. Verrebbe da chiedersi se è un eccesso o una spaventosa mancanza di autostima questo bisogno di essere qualcosa per qualcuno, sempre. Che sia una scopata o una storia da Titanic, bellissima e tragica perché destinata a naufragare, poco importa.

C'è chi la combatte, come l'amica B., innamorata da otto anni dello stesso uomo che la ricambia ad umori alterni. Unico modo che ha trovato per gestire il traffico delle sue emozioni, provate con altre. A B. fa da scudo, protezione, corazza. La ripara da altre storie di poco valore, come l'unica che ha conosciuto e che le fa da modello sbagliato. O lui o nessuno. Forse non le hanno detto che non è cosi che si sconfigge. Che deve essere una scelta, non un'imposizione dettata da scelte, sbagliate, di altri.

E poi ci sono le barche da porto sicuro, quelle che non son fatte per il mare aperto, tollerano al massimo qualche escursione a largo della costa. Poco importa se una bionda t'ha annebbiato il cervello, poco importa se i suoi occhi di notte ti ossessionano se le sue mani sono le sole che vorresti addosso. Il porto sicuro non si molla. Pure se è il porto de Ostia e il massimo che può offrirti sono le bancarelle della parte turistica. Troppo pericoloso affrontare l'oceano da solo anche se dall'altra parte c'è l'America. Sì, quella con la A maiuscola, mica quella del Mc Donald, delle Smarties e delle assicurazioni sanitarie, no no. Quella che cantava la Nannini che, almeno, aveva le palle di dire che lei se l'accarezzava da sola, la sua solitudine.