Da bambina, come tutti i bambini che non capiscono l'ironia, non riuscivo a trovare il filo logico della frase si stava meglio quando si stava peggio. A dirla tutta non lo capisco manco adesso, che di fanciullesco m'è rimasto solo il vizio di battere i piedi quando l'USI non vuole assecondare qualche mio assurdo capriccio.
Stamane, però, mi sono ritrovata a pensare che avevo più tempo quando avevo meno tempo ovvero quando lavoravo, mi svegliavo alle sei del mattino e tornavo a casa alle nove di sera.
Sarà che mi sono messa in testa di rendere la casa splendida splendente, di non permettere ai panni sporchi o a quelli da stirare di autoriprodursi, organizzarsi e ribellarsi al sistema armati di Dixan, di curare le mie bestie compresa quella bipede che risponde al nome di mio marito di imparare finalmente bene l'inglese, modellare le mia chiappe sulla cyclette almeno una volta al dì e di svolgere tutta una serie di altre attività volte ad ossigenare il mio cervello per far sì non si disabitui al pensiero complesso e sia pronto a rimettersi in gioco in vista di qualche nuovo lavoro che tarda, però, ad arrivare.
Insomma, c'ho un sacco di roba da fare che al confronto stare seduta tutto il giorno su una sedia girevole mi pare una cosa assai più semplice.
Agli obiettivi imposti brutalmente dalla mia coscienza si aggiunge poi la questione deleghe. Perché quando sei a casa in panciolle diventi il ricettacolo umano delle richieste più disparate. Compiti che le cosiddette persone attive, cioè quelle che portano i sordi a casa, non hanno il tempo di svolgere.
Ed è così che mi ritrovo a lavare la macchina, scartavetrare il tavolo di legno del giardino e ridipingerlo, cambiare l'olio dell'auto dell'USI dal suo meccanico di fiducia, portare la micia a fare il vaccino, cucinare per le Sisters.
Il bello è che per tenere le fila delle mie attività da esecutore materiale delle altrui esigenze ho dovuto cedere all'agenda. Quando la apro e spunto qualche voce della to do list mi sento una cifra importante. Poi, niente, mi guardo allo specchio e penso ma perché cazzo te la tiri tanto, che sei in pantofole?
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martedì 9 settembre 2014
sabato 21 giugno 2014
Mi (s)vendo
Non so quale sia la vostra opinione in merito ma, secondo il mio modesto parere, essere andata a fare un colloquio alle quattordici e trenta in una Roma umidiccia, appiccicosa ed accaldata con le melanzane alla parmigiana de mammà ferme a mo' di diga del Vajont sulla bocca del mio stomaco è una grande, immensa prova di inestimabile coraggio in base alla quale quel tipo alto, moro e brutto come la fame dovrebbe assumermi senza indugi ne postumi ripensamenti.
Fortuna che il complesso processo digestivo m'ha rallentato le sinapsi con conseguenze filtraggio di insulti rivolti al suddetto brutto come la fame quando se ne è uscito con una cosa tipo ma lei è così qualificata... io non so se...
Non sai cosa? Cervello di ranocchia?
Pensi che io mi sia sparata cinquantatré km e Met.Ro carro bestiame per sminuire le mie capacità? O, magari, visto che sono così qualificata e so leggere da quando avevo quattro anni e mezzo, sono in grado di interpretare un annuncio di lavoro e quel che c'era scritto mi andava bene così?
Che poi fosse stata una cosa tipo cercasi badande russa per assistenza vecchio 90enne pervertito, richiesta bella presenza, pacche sul culo, terza di seno e disponibilità a piacevoli intermezzi, potrei pure capire ma, tutto sommato, la mansione richiesta era apprezzabile anche per una laureata con lode che della lode non ha mai saputo che farsene.
Grazie a Dio o a chi per lui il tizio s'è risparmiato la domandona ipocrita perché proprio la nostra azienda?
Due sono le modalità di risposta.
Nel primo caso, voi che siete furbastri e, purtroppo, esperti pluriennali di selezioni basate su criteri ridicoli, prevedevate questa domanda e vi siete ciucciati per due ore e 23 minuti tutte le interessantissime informazioni del sito internet dell'azienda ics.
Bravi, avete le ventose per arrampicarvi sugli specchi.
Nel secondo caso, voi ingenuotti al primo colloquio, voi che ai colloqui c'avevate proprio perso l'abitudine aprirete la bocca a mo' di donna intenta a truccarsi davanti lo specchio e con lo sguardo da carpa di lago riuscirete solo a pensare:
ma che cazzo ne so io, non me ricordo manco bene come ve chiamate, mando 800 curricula al giorno, per me 'na cosa vale l'altra.
Mi dispiace, siete fottuti.
Anyway me ne sono tornata a casa pensando già al prossimo appuntamento, quello di martedì. Che mi sa' di sola quasi più di questo.
Vi lascio con uno stralcio di saggia conversazione paesana:
Buon lavoro A.!
Se era bono non toccava a noi.
Fortuna che il complesso processo digestivo m'ha rallentato le sinapsi con conseguenze filtraggio di insulti rivolti al suddetto brutto come la fame quando se ne è uscito con una cosa tipo ma lei è così qualificata... io non so se...
Non sai cosa? Cervello di ranocchia?
Pensi che io mi sia sparata cinquantatré km e Met.Ro carro bestiame per sminuire le mie capacità? O, magari, visto che sono così qualificata e so leggere da quando avevo quattro anni e mezzo, sono in grado di interpretare un annuncio di lavoro e quel che c'era scritto mi andava bene così?
Che poi fosse stata una cosa tipo cercasi badande russa per assistenza vecchio 90enne pervertito, richiesta bella presenza, pacche sul culo, terza di seno e disponibilità a piacevoli intermezzi, potrei pure capire ma, tutto sommato, la mansione richiesta era apprezzabile anche per una laureata con lode che della lode non ha mai saputo che farsene.
Grazie a Dio o a chi per lui il tizio s'è risparmiato la domandona ipocrita perché proprio la nostra azienda?
Due sono le modalità di risposta.
Nel primo caso, voi che siete furbastri e, purtroppo, esperti pluriennali di selezioni basate su criteri ridicoli, prevedevate questa domanda e vi siete ciucciati per due ore e 23 minuti tutte le interessantissime informazioni del sito internet dell'azienda ics.
Bravi, avete le ventose per arrampicarvi sugli specchi.
Nel secondo caso, voi ingenuotti al primo colloquio, voi che ai colloqui c'avevate proprio perso l'abitudine aprirete la bocca a mo' di donna intenta a truccarsi davanti lo specchio e con lo sguardo da carpa di lago riuscirete solo a pensare:
ma che cazzo ne so io, non me ricordo manco bene come ve chiamate, mando 800 curricula al giorno, per me 'na cosa vale l'altra.
Mi dispiace, siete fottuti.
Anyway me ne sono tornata a casa pensando già al prossimo appuntamento, quello di martedì. Che mi sa' di sola quasi più di questo.
Vi lascio con uno stralcio di saggia conversazione paesana:
Buon lavoro A.!
Se era bono non toccava a noi.
giovedì 5 giugno 2014
Comunione di beni e candidature furti(ve)
Siccome il tenten è migliorato e non ho nessuna voglia di farmi vivisezionare manco fossi una rana sotto spirito dell'Università dell'Arizona ho deciso di rimandare a data da destinarsi possibilmente il giorno del mai nel segno del poi l'affare taglio delle cenciva in ezzesso.
Scusa, Kappler. Te l'avevo detto che non sono una pampina tilicente. A limite un po' deficiente.
Spero solo che il dolore non torni a darmi noia domenica prossima quando il mio primo adorato in secola seculorum nipote, figlio di cugina L e tanto tanto bello, farà la prima Comunione dando alla sottoscritta una ghiotta occasione per interrompere la dieta Hollywoodiana con un pasto ipercalorico.
Del resto ho perso due kg. Ma forse il merito va più alla gengivite che alla dieta. Che nessuno faccia la spia alla redazione di Viversaniebelli.
Il suddetto angelo biondo futuro conquistadores di melense femminucce spocchiose no, non sono gelosa maledetti maligni riceverà da me, marito e famiglia un tablet Samsung. Io c'ho solo sbavato sopra per un quarto d'ora, poi ho resistito alla tentazione di rubarglielo chiedendomi se non potessi rifare pure io la prima Comunione o al limite smezzarmi coll'undicenne l'uso del portentoso e very fashion attrezzo tecnologico. No perché non so a voi ma a me, all'epoca, regalarono lenzuola, asciugamani e collier da gitana.
Tempi che cambiano. Persone che ci rimettono.
Nel frattempo la mia ricerca di lavoro assume aspetti grotteschi. Tipo che ieri ho consegnato a mano il mio curriculum al meccanico di mio marito. No non sono diventata improvvisamente esperta di motori. Mi limito a sopravvivere in un'auto infestata da pelo di cane. Pare che una grande azienda del comprensorio abbia dovuto licenziare quaranta persone accusate nientepopodimenoche di furto. Persone che andrebbero, almeno si spera, rimpiazzate. Il figlio del meccanico lavora lì e non ha rubato niente. Così io ci provo.
Secondo voi quanto so' disperata da 1 a 10?
Scusa, Kappler. Te l'avevo detto che non sono una pampina tilicente. A limite un po' deficiente.
Spero solo che il dolore non torni a darmi noia domenica prossima quando il mio primo adorato in secola seculorum nipote, figlio di cugina L e tanto tanto bello, farà la prima Comunione dando alla sottoscritta una ghiotta occasione per interrompere la dieta Hollywoodiana con un pasto ipercalorico.
Del resto ho perso due kg. Ma forse il merito va più alla gengivite che alla dieta. Che nessuno faccia la spia alla redazione di Viversaniebelli.
Il suddetto angelo biondo futuro conquistadores di melense femminucce spocchiose no, non sono gelosa maledetti maligni riceverà da me, marito e famiglia un tablet Samsung. Io c'ho solo sbavato sopra per un quarto d'ora, poi ho resistito alla tentazione di rubarglielo chiedendomi se non potessi rifare pure io la prima Comunione o al limite smezzarmi coll'undicenne l'uso del portentoso e very fashion attrezzo tecnologico. No perché non so a voi ma a me, all'epoca, regalarono lenzuola, asciugamani e collier da gitana.
Tempi che cambiano. Persone che ci rimettono.
Nel frattempo la mia ricerca di lavoro assume aspetti grotteschi. Tipo che ieri ho consegnato a mano il mio curriculum al meccanico di mio marito. No non sono diventata improvvisamente esperta di motori. Mi limito a sopravvivere in un'auto infestata da pelo di cane. Pare che una grande azienda del comprensorio abbia dovuto licenziare quaranta persone accusate nientepopodimenoche di furto. Persone che andrebbero, almeno si spera, rimpiazzate. Il figlio del meccanico lavora lì e non ha rubato niente. Così io ci provo.
Secondo voi quanto so' disperata da 1 a 10?
venerdì 31 gennaio 2014
Acqua e alcool
Vantaggi della disoccupazione: essere a casa al caldo con bestie, famiglia e Mater colta da istinto pulizesco che, armata di pezza e Cif multiuso, scova angoli da scozzare che neppure la mia fervida fantasia avrebbe mai immaginato esistessero mentre Roma affonda che manco Atlantide o Venezia con l'acqua alta. Sarà il caso che i negozianti si mettano a vendere anche nella Capitale quegli antiestetici stivaloni girocoscia di gomma. E pure le tute da palombaro. Che se la situazione è tragica ovunque non oso immaginare cosa stia accadendo sulla Salaria, la parte brutta, quella piena di lucciole e povera di lanterne, la parte che si allaga pure se piscia un uccello. La parte dove avevo la fortuna di lavorare io.
Ho rinunciato alle pinne, fucile ed occhiali per convertirmi allo spirito. No, stavolta non sto parlando del mio giaino, mi avrete mica preso per una che pensa solo alle sue ovaie? Mi riferisco a quel liquido rossastro che profuma d'ospedale e che, secondo Mina, deve assolutamente essere utilizzato per la pulizia delle superfici di vetro. Cioè mezza casa mia.
Dico, salvatemi.
L'odore acre ha preso possesso delle mie narici e pure di quelle di Biagio che in segno di protesta sniffa la scrivania per poi starnutire, suscitando l'ilarità del parentame tutto, me compresa. Vi assicuro che un cane che starnutisce fa ridere, ecco. E poi oh, qualcosa dovrò pur fare tra queste quattro mura, no? Che non posso mica passare il tempo ad attendere con trepidazione la prossima pera.
Adesso spostiamo il letto, che sotto ci si deve scopare
Sono ancora troppo pudica per rispondere Ma' non so tu ma io di solito lo faccio sopra
Mi sa che era molto meglio andare a farsi una sana nuotata sul GRA.
Ho rinunciato alle pinne, fucile ed occhiali per convertirmi allo spirito. No, stavolta non sto parlando del mio giaino, mi avrete mica preso per una che pensa solo alle sue ovaie? Mi riferisco a quel liquido rossastro che profuma d'ospedale e che, secondo Mina, deve assolutamente essere utilizzato per la pulizia delle superfici di vetro. Cioè mezza casa mia.
Dico, salvatemi.
L'odore acre ha preso possesso delle mie narici e pure di quelle di Biagio che in segno di protesta sniffa la scrivania per poi starnutire, suscitando l'ilarità del parentame tutto, me compresa. Vi assicuro che un cane che starnutisce fa ridere, ecco. E poi oh, qualcosa dovrò pur fare tra queste quattro mura, no? Che non posso mica passare il tempo ad attendere con trepidazione la prossima pera.
Adesso spostiamo il letto, che sotto ci si deve scopare
Sono ancora troppo pudica per rispondere Ma' non so tu ma io di solito lo faccio sopra
Mi sa che era molto meglio andare a farsi una sana nuotata sul GRA.
mercoledì 15 gennaio 2014
Fatti quotidiani
Sono stata attaccata da una porta a soffietto. Veloggiuro. Si è richiusa da sola mentre ero intenta a riporre un maglione nella mini cabina armadio. Con una precisione maniacale il mio dito medio è rimasto incastrato nella piccolissima intercapedine tra il muro ed il legno. Molto dolore provai.
Abbiamo sterilizzato la micia. Smettetela malpensanti, guardate che vi sento. Non l'ho certo fatto in preda a qualche primordiale istinto vendicativo, una cosa tipo se non posso avere figli io, nessuno mai li avrà. No. Siamo stati consigliati in tal senso dal nostro veterinario e da tutta la web sfera, che da brava ipocondriaca nemica di qualsiasi camice bianco, pure quello del droghiere, non mi sono risparmiata di consultare. L'operazione ha comportato la necessità di un antibiotico orale da somministrare a Miss Pelo per una settimana. Lei, riottosa come di consueto, mi soffia, graffia e mozzica. Quando riesco ad aprirle la bocca emette un lamento simile a quello d'un neonato con le coliche. Anzi pure peggio.
Non ho fatto in tempo a far risplendere i pavimenti manco fossi Mastro Lindo fatto uomo che Biagio zaaaac me l'ha fatta in salotto. Non è colpa sua ma del meteo. Il maltempo non è cessato nemmeno per i cinque barra dieci minuti necessari all'evacuazione canina, così non ho avuto cuore di rimproverarlo.
Ho fatto visita al commercialista. Uomo di molte parole, dette lentamente. Una media di una al minuto. Per dirmi che mi conviene tenere aperta la partita Iva perché se non lavori non versi e non ti costa nulla, mi ha tenuto nel suo studio tipo tre quarti d'ora.
Ora, per favore, qualcuno mi dica che la vita non è tutta qui.
Abbiamo sterilizzato la micia. Smettetela malpensanti, guardate che vi sento. Non l'ho certo fatto in preda a qualche primordiale istinto vendicativo, una cosa tipo se non posso avere figli io, nessuno mai li avrà. No. Siamo stati consigliati in tal senso dal nostro veterinario e da tutta la web sfera, che da brava ipocondriaca nemica di qualsiasi camice bianco, pure quello del droghiere, non mi sono risparmiata di consultare. L'operazione ha comportato la necessità di un antibiotico orale da somministrare a Miss Pelo per una settimana. Lei, riottosa come di consueto, mi soffia, graffia e mozzica. Quando riesco ad aprirle la bocca emette un lamento simile a quello d'un neonato con le coliche. Anzi pure peggio.
Non ho fatto in tempo a far risplendere i pavimenti manco fossi Mastro Lindo fatto uomo che Biagio zaaaac me l'ha fatta in salotto. Non è colpa sua ma del meteo. Il maltempo non è cessato nemmeno per i cinque barra dieci minuti necessari all'evacuazione canina, così non ho avuto cuore di rimproverarlo.
Ho fatto visita al commercialista. Uomo di molte parole, dette lentamente. Una media di una al minuto. Per dirmi che mi conviene tenere aperta la partita Iva perché se non lavori non versi e non ti costa nulla, mi ha tenuto nel suo studio tipo tre quarti d'ora.
Ora, per favore, qualcuno mi dica che la vita non è tutta qui.
venerdì 18 ottobre 2013
A dicembre
E' vestito casual, come tutti i venerdì. Una t-shirt bianca col logo della Ducati, jeans e un paio di scarpe da ginnastica old style, di quelle senza fronzoli, care a chi lo sport lo pratica per piacere di fare sport.
Guarda spesso il pavimento, fa pause, prende tempo, cerca le parole giuste. Peccato in questi casi non ci siano. Chissà se avrà fatto qualche corso per imparare a comunicare le brutte notizie, in questi tempi bui sono convinta che esistano.
Non la tira molto per le lunghe, non allarma e non rassicura. Prepara. Prepara all'eventualità peggiore, che a ben pensare è anche la più probabile.
Il savoir-faire di Capo-Intermedio non tradisce se stesso nemmeno in queste occasioni. Sarà l'accento veneto o il sorriso accennato.
Io me ne sto zitta, schiena al muro e mani nelle tasche. Io non m'aspettavo che durasse per sempre, io ero stata avvertita, ero pronta. Io sono abituata alla precarietà, ai cambiamenti, a oggi ci siamo domani chissà. Il vantaggio di esser parte di una generazione di sfigati, una generazione che ha visto morire le proprie illusioni a pochi mesi dall'aver ottenuto il pezzo di carta che in altre ere, forse, avrebbe garantito un posto in paradiso, una generazione di sfruttati, di stagisti pagati poco o niente che si sentono pure in dovere di dire grazie perché lo stage fa curriculum, è che non si da mai nulla per scontato, è avere una corazza che ti protegge da botte simili. Una corazza chiamata consapevolezza. Quella che manca a chi ha qualche decennio più di me, moglie, figli e mutui.
Io ho pensato a loro, prima ancora che a me.
E poi ho incrociato gli sguardi. Quello di M, quello di A. Ho pensato alla fetta di vita che abbiamo condiviso, ho pensato ai contatti sterili tra gli ex colleghi, ho pensato che è triste.
Il cursore sul mio CV lampeggia interdetto. Sembra quasi dire non è possibile! ci risiamo? ma stavamo così bene qui!
Poco meno di 90 giorni e poi chissà. O forse si sa, si sa già ma non si dice.
Dalle mie parti quando qualcuno si ammala di cancro nessuno dice sai che Tizio ha il cancro? Sarebbe come chiamare il diavolo per nome, come invocarlo, come risvegliarlo. Il cancro è banalmente chiamato il male. Tizio ha il male, si dice. E' un modo per esorcizzarlo. Non chiamarlo col proprio nome, banalizzarlo, ignorarlo.
Io esorcizzo la paura della disoccupazione chiamandola col nome dell'ultimo mese che, probabilmente, passerò qui: dicembre.
Ti sei intristita Princess, a che pensi?
A dicembre.
Guarda spesso il pavimento, fa pause, prende tempo, cerca le parole giuste. Peccato in questi casi non ci siano. Chissà se avrà fatto qualche corso per imparare a comunicare le brutte notizie, in questi tempi bui sono convinta che esistano.
Non la tira molto per le lunghe, non allarma e non rassicura. Prepara. Prepara all'eventualità peggiore, che a ben pensare è anche la più probabile.
Il savoir-faire di Capo-Intermedio non tradisce se stesso nemmeno in queste occasioni. Sarà l'accento veneto o il sorriso accennato.
Io me ne sto zitta, schiena al muro e mani nelle tasche. Io non m'aspettavo che durasse per sempre, io ero stata avvertita, ero pronta. Io sono abituata alla precarietà, ai cambiamenti, a oggi ci siamo domani chissà. Il vantaggio di esser parte di una generazione di sfigati, una generazione che ha visto morire le proprie illusioni a pochi mesi dall'aver ottenuto il pezzo di carta che in altre ere, forse, avrebbe garantito un posto in paradiso, una generazione di sfruttati, di stagisti pagati poco o niente che si sentono pure in dovere di dire grazie perché lo stage fa curriculum, è che non si da mai nulla per scontato, è avere una corazza che ti protegge da botte simili. Una corazza chiamata consapevolezza. Quella che manca a chi ha qualche decennio più di me, moglie, figli e mutui.
Io ho pensato a loro, prima ancora che a me.
E poi ho incrociato gli sguardi. Quello di M, quello di A. Ho pensato alla fetta di vita che abbiamo condiviso, ho pensato ai contatti sterili tra gli ex colleghi, ho pensato che è triste.
Il cursore sul mio CV lampeggia interdetto. Sembra quasi dire non è possibile! ci risiamo? ma stavamo così bene qui!
Poco meno di 90 giorni e poi chissà. O forse si sa, si sa già ma non si dice.
Dalle mie parti quando qualcuno si ammala di cancro nessuno dice sai che Tizio ha il cancro? Sarebbe come chiamare il diavolo per nome, come invocarlo, come risvegliarlo. Il cancro è banalmente chiamato il male. Tizio ha il male, si dice. E' un modo per esorcizzarlo. Non chiamarlo col proprio nome, banalizzarlo, ignorarlo.
Io esorcizzo la paura della disoccupazione chiamandola col nome dell'ultimo mese che, probabilmente, passerò qui: dicembre.
Ti sei intristita Princess, a che pensi?
A dicembre.
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