Bene. Sono le quattordici e quarantuno. Io sono in pigiama. Mina sta arrivando, che deve mettere su il brodo per domani. Cugino I. è passato prima per portare le bibite, comprese due bottiglie di Sprite che terrò con buona probabilità fino a Pasqua. Il tavolo è da allungare, le sedie da prendere in garage. C'è una tovaglia rossa da sceicco piegata in una busta di cartone, perché non essere pacchiani a Natale è come andare da Mc e prendersi un'insalata.
Le luci del presepe hanno interrotto il loro sciopero, probabilmente dovuto a qualche incursione felina, giusto in tempo per la vigilia. Penelope continua a scalare l'albero manco fosse Messner con la coda. Ora è in punizione in camera sua. E se continua niente Whiskas natalizio. Ok, magari solo un po' che pure per i mici è festa, dicono.
L'USI ha acceso il fuoco e io devo pittarmi le unghie di rosso. I regali per le Sisters sono impacchettati sotto l'albero, due paia di leggings stile stregatto a due euro l'uno. Sono il genio degli acquisti.
In questo Natale manchi ancora tu. Hai marcato visita, proprio stanotte. Mi sa che c'hai la stronzaggine principesca di tua madre ma io ti perdono, che a Natale oltre ad essere tutti più ipocriti siamo tutti più tolleranti. Buoni no, dai, non esageriamo c'ho una reputazione da difendere, sacripante!
E insomma anche le Princess posano scettro e corona in queste occasioni. E anche se per un giorno ed una notte soltanto si concedono il lusso di lasciare che tutto, semplicemente, vada come deve andare, che il tempo si fermi, che le parole siano leggere, che le lacrime lascino il posto ai sorrisi e che il pandoro con la Nutella finisca dritto dritto sulle chiappe.
Buona Natale, adorati sudditi.
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martedì 24 dicembre 2013
lunedì 30 settembre 2013
Amebe in scarpe da trekking
Controllo, dominio, potere.
Le altezze mi gonfiano l'ego che manco il Re Sole a Versailles.
Quando ero una studentessa squattrinata che, non si sa come, riusciva a viaggiare per il mondo molto più di quanto faccia la lavoratricesottopagata regolarmente stipendiata di ora, cercavo in ogni nuovo luogo qualcosa che mi consentisse di elevarmi, vedere la città dall'alto. La Tour Eiffel a Paris, il Castello di Praga, la funicolare di Barcellona, il London eye e così via. Da lassù i problemi diventano piccini, formiche da schiacciare. Quanto relativismo in qualche centinaio di metri d'altezza eh.
Sabato scorso l'allegra corte principesca composta da USI, Sisters, Sister col pisello noto ai più come amico G. e, udite udite, i rispettivi consorti manco un reggimoccolo gente! Son cose... hanno deciso di avventurarsi in un'allegra scampagnata, annoverata nella lista to do da secoli.
Perché oggigiorno se non avete una to do list siete nessuno, sapevatelo.
Rocca Calascio, Abbruzzo. Quota 1500, circa.
Lady Hawke, il film. Ve lo ricordate? Lei falco di giorno, lui lupo di notte, trombare un'utopia? Bene. Alcune scene, pare, furono girate qui.
Il castello domina la valle del Tirino, a pochi passi da Campo Imperatore, comprensiorio di sua maestà il Gran Sasso. E' a pianta quadrangolare, composto da un maschio centrale, mura perimetrali merlate e quattro torri su base circolare poste ai quattro angoli.
Ha il fascino di altre epoche e il mistero insito in tutto ciò che è in rovina.
Se siete un filino più sportivi della sottoscritta tranquilli non ci vuole molto potrete seguire il sentiero che dalla Rocca porta al piccolo borgho di Santo Stefano di Sessanio.
Onestamente da uno dei borghi annoverati tra i più belli d'Italia m'aspettavo di più ma il paese ha subito parecchi danni durante il terremoto del 2009, primo fra tutti il crollo della torre medicea.
Le viuzze pullulano di botteghe artigianali. Quelle odorose e colorate, dentro le quali perdersi è un piacere, quelle che lì dentro vaporizzeresti in mezzo minuto il tuo modesto stipendio, quelle in cui la Sister O. trasforma quest'ultimo condizionale in presente storico.
Nell'entroterra abbruzzese se non assagiate almeno un arrosticino verrete con buona probabilità sbranati da qualche orso marsicano per oltraggio al sacrificio della pecora. Io non sono un'amante della carne ma l'arrosticino per antipasto è da bava, soprattutto dopo una modesta lunga camminata.
Noi li abbiamo mangiati qui.
Evitate i ravioli burro e salvia. L'amico G. aveva ragione nel dire questi te li poi fa a casa, non sono un piatto da prendere al ristorante. Non ditegli che l'ho detto, pliz. In compenso le fettuccine ai funghi erano molto buone e la ciccia, mi è stato riferito, pure.
Così appanzati non ce la siamo sentita di affrontare la camminata verso Campo Imperatore. G., geologo montanaro futuro testimonial di qualche costosissima scarpa da trekking, s'è arrabbiato e c'ha dato delle amebe. Non le trovate carine?
Io sì.
Le altezze mi gonfiano l'ego che manco il Re Sole a Versailles.
Quando ero una studentessa squattrinata che, non si sa come, riusciva a viaggiare per il mondo molto più di quanto faccia la lavoratrice
Sabato scorso l'allegra corte principesca composta da USI, Sisters, Sister col pisello noto ai più come amico G. e, udite udite, i rispettivi consorti manco un reggimoccolo gente! Son cose... hanno deciso di avventurarsi in un'allegra scampagnata, annoverata nella lista to do da secoli.
Perché oggigiorno se non avete una to do list siete nessuno, sapevatelo.
Rocca Calascio, Abbruzzo. Quota 1500, circa.
Lady Hawke, il film. Ve lo ricordate? Lei falco di giorno, lui lupo di notte, trombare un'utopia? Bene. Alcune scene, pare, furono girate qui.
Il castello domina la valle del Tirino, a pochi passi da Campo Imperatore, comprensiorio di sua maestà il Gran Sasso. E' a pianta quadrangolare, composto da un maschio centrale, mura perimetrali merlate e quattro torri su base circolare poste ai quattro angoli.
Ha il fascino di altre epoche e il mistero insito in tutto ciò che è in rovina.
Se siete un filino più sportivi della sottoscritta tranquilli non ci vuole molto potrete seguire il sentiero che dalla Rocca porta al piccolo borgho di Santo Stefano di Sessanio.
Onestamente da uno dei borghi annoverati tra i più belli d'Italia m'aspettavo di più ma il paese ha subito parecchi danni durante il terremoto del 2009, primo fra tutti il crollo della torre medicea.
Le viuzze pullulano di botteghe artigianali. Quelle odorose e colorate, dentro le quali perdersi è un piacere, quelle che lì dentro vaporizzeresti in mezzo minuto il tuo modesto stipendio, quelle in cui la Sister O. trasforma quest'ultimo condizionale in presente storico.
E se una palletta per l'albero di Natale vi costerà 10 euri, non lagnatevi. Questa è arte.
Noi li abbiamo mangiati qui.
Evitate i ravioli burro e salvia. L'amico G. aveva ragione nel dire questi te li poi fa a casa, non sono un piatto da prendere al ristorante. Non ditegli che l'ho detto, pliz. In compenso le fettuccine ai funghi erano molto buone e la ciccia, mi è stato riferito, pure.
Così appanzati non ce la siamo sentita di affrontare la camminata verso Campo Imperatore. G., geologo montanaro futuro testimonial di qualche costosissima scarpa da trekking, s'è arrabbiato e c'ha dato delle amebe. Non le trovate carine?
Io sì.
giovedì 21 marzo 2013
Pro e contro: il Toro vagante
La mia amica FM è una ritardataria cronica. La scusa che, più di frequente, usa nel vano tentativo di giustifcare la sua assenza all'ora stabilita è:
stavo facendo la cacca
La usa soprattutto con la sottoscritta, stitica dalla notte dei tempi, con l'obiettivo, suppongo, di innescare quel processo di identificazione che genera solidarietà. Ovviamente fallisce ogni volta, perché io ogni volta mi inalbero. Durante una delle nostre solite attese le urlai al telefono:
se proprio non riesci ad essere puntale almeno cambia scusa perché questa, oltre a generare nella mia mente un'immagine poco elegante, quella di te seduta sul trono, ormai è stantia e difficilmente credibile.
Bene.
Qualche giorno fa, stessa spiaggia, stesso mare e stessa scena di sempre: io e la Corte aspettavamo fuori un locale, irritati e infeddoliti, che la sua figura apparisse come un miraggio all'inizio della via.
Quando ho sentito vibrare il telefono il mio proverbiale savoir-faire si è dato alla macchia e col cervello annebbiato da furia cieca, prima ancora che lei dicesse ehi io ho urlato qualcosa tipo:
ando' cazzo stai?!
C'era una mucca enorme in mezzo alla strada! Ho avuto paura, mi guardava fissa negli occhi e non si muoveva, così ho fatto marcia indietro, ho chiamato il 112 e sono ripartita dopo un quarto d'ora nella speranza di non incontrarla di nuovo
FM questa è davvero ridicola. Avrei preferito la solita cacca. Questa non è una mucca è una bella bufala.
Abbiamo passato la serata a percularla.
Succede, poi, che io e l'USI, nella tarda serata di ieri, di ritorno da una mostra, incontriamo sul ponte sull'Aniene, che unisce la via del paese alla Statale, due pattuglie di carabinieri, una di vigili del fuoco, il primo cittadino e un povero Cristo che, torcia alla mano, vagava nella fitta boscaglia adiacente al ponte. Io, che ho fatto degli altrui cazzi il mio mestiere per due anni, non ho potuto fare a meno di fermarmi e chiedere cosa stesse succedendo, temendo che qualcuno avesse compiuto l'insano gesto, gettandosi nel fiume.
Pare, mi è stato detto, che un possente Toro sia fuggito da un imprecisato recinto su un imprecisato terreno di un'imprecisata persona e che, perso, impanicato e pure un tantiello incazzato, abbia iniziato a vagare senza meta, incutendo terrore negli automobilisti. I Carabinieri hanno dato credito alla storia solo in seguito alla quarta segnalazione arrivata dal sindaco in persona.
Ho chiesto venia a FM scrivendole:
non era una bufala, nemmeno una mucca. Trattasi di possente e furente Toro! Avevi ragione, chiedo umilmente scusa.
Tornata a casa, nella lista pro-contro scritta sulla lavagnetta della cucina (dovremmo decidere se andare o restare in paese, così stiamo prendendo nota delle nostre rispettive valutazioni) ho aggiunto:
possibilità di incontrare un Toro per strada
tra i contro.
Tra i contro? Chiede l'USI
Beh tu che dici?!
Dico che senza quel Toro avresti perso materiale prezioso per il tuo blog.
Non fa 'na piega.
stavo facendo la cacca
La usa soprattutto con la sottoscritta, stitica dalla notte dei tempi, con l'obiettivo, suppongo, di innescare quel processo di identificazione che genera solidarietà. Ovviamente fallisce ogni volta, perché io ogni volta mi inalbero. Durante una delle nostre solite attese le urlai al telefono:
se proprio non riesci ad essere puntale almeno cambia scusa perché questa, oltre a generare nella mia mente un'immagine poco elegante, quella di te seduta sul trono, ormai è stantia e difficilmente credibile.
Bene.
Qualche giorno fa, stessa spiaggia, stesso mare e stessa scena di sempre: io e la Corte aspettavamo fuori un locale, irritati e infeddoliti, che la sua figura apparisse come un miraggio all'inizio della via.
Quando ho sentito vibrare il telefono il mio proverbiale savoir-faire si è dato alla macchia e col cervello annebbiato da furia cieca, prima ancora che lei dicesse ehi io ho urlato qualcosa tipo:
ando' cazzo stai?!
C'era una mucca enorme in mezzo alla strada! Ho avuto paura, mi guardava fissa negli occhi e non si muoveva, così ho fatto marcia indietro, ho chiamato il 112 e sono ripartita dopo un quarto d'ora nella speranza di non incontrarla di nuovo
FM questa è davvero ridicola. Avrei preferito la solita cacca. Questa non è una mucca è una bella bufala.
Abbiamo passato la serata a percularla.
Succede, poi, che io e l'USI, nella tarda serata di ieri, di ritorno da una mostra, incontriamo sul ponte sull'Aniene, che unisce la via del paese alla Statale, due pattuglie di carabinieri, una di vigili del fuoco, il primo cittadino e un povero Cristo che, torcia alla mano, vagava nella fitta boscaglia adiacente al ponte. Io, che ho fatto degli altrui cazzi il mio mestiere per due anni, non ho potuto fare a meno di fermarmi e chiedere cosa stesse succedendo, temendo che qualcuno avesse compiuto l'insano gesto, gettandosi nel fiume.
Pare, mi è stato detto, che un possente Toro sia fuggito da un imprecisato recinto su un imprecisato terreno di un'imprecisata persona e che, perso, impanicato e pure un tantiello incazzato, abbia iniziato a vagare senza meta, incutendo terrore negli automobilisti. I Carabinieri hanno dato credito alla storia solo in seguito alla quarta segnalazione arrivata dal sindaco in persona.
Ho chiesto venia a FM scrivendole:
non era una bufala, nemmeno una mucca. Trattasi di possente e furente Toro! Avevi ragione, chiedo umilmente scusa.
Tornata a casa, nella lista pro-contro scritta sulla lavagnetta della cucina (dovremmo decidere se andare o restare in paese, così stiamo prendendo nota delle nostre rispettive valutazioni) ho aggiunto:
possibilità di incontrare un Toro per strada
tra i contro.
Tra i contro? Chiede l'USI
Beh tu che dici?!
Dico che senza quel Toro avresti perso materiale prezioso per il tuo blog.
Non fa 'na piega.
martedì 19 febbraio 2013
La mini-me
Non ho avuto ancora la fortuna di conoscere mia figlia ma nella mia corte, da qualche anno, si sta diffondendo la voce che una piccola mocciosa aspiri al mio trono e sia abbastanza spietata da non temere affatto di farmi concorrenza.
Spero almeno non arrivi a ricorrere al Principessicidio.
La tipetta in questione è una cinquenne, secondogenita della cugina L. e, non si sa per qualche divertente scherzo della genetica, ha la mia stessa faccia. Poi, vabbè, è bionda e mangerebbe pure i copertoni delle auto mentre io sono mora e alla sua età la mia massima aspirazione era essere eletta bimba Biafra dell'anno ma la perfezione, sapete, non è da tutti.
Dal parentame questo adorabile mostro viene chiamata la "piccola infame". E' acida, permalosa, capricciosa e un sacco di altri osa. E se la tira. A cinque anni.
La cugina L., nelle ormai rare circostanze in cui ci si vede, non perde occasione di sottolineare la nostra, diciamo, somiglianza. No, non quella fisica.
Cugina L: "è incredibile quanto sia stronza. E' proprio te da piccola"
Princess: "cugina L. mi stai, per caso e nemmeno troppo velatamente, dando della stronza?"
Cugina L: "ma figurati. Era per dire"
Bene.
Vista la non voluta affinità con la "piccola infame" io, fin dai suoi primistrilli isterici vagiti, mi sono sempre schierata dalla sua parte. Perché anche io sono stata una piccola infame e, sapete, si soffre. Moltissimo. E poi, come dire, è sempre bene farsi amici i propri nemici.
Ma poi è arrivata quella conversazione telefonica.
A chiamarmi, ovviamente, non fu lei ma il primogenito F. che è, sì, pazzo da legare ma anche tanto coccoloso, amoroso, teneroso e un sacco di altri oso.
Driiin driiin
"ciao zia!"
"ciao amore come stai?"
"bene! e tu?"
"bene. Quando venite a trovarmi?"
"mamma dice presto. Perché ci manchi"
"oh bellodezia... e tua sorella dov'è?"
"te la passo"
...
...
"Catie?"
"..."
"Catieeee?"
"..."
"Caterì!"
"ciao"
"ah finalmente. Ciao tesoro come stai?"
"abbastanza bene"
"abbastanza bene. Bene. Quando vieni dalla zia?"
"non saprei"
ci mancava che mi dicesse una cosa tipo "devo controllare l'agenda"
"beh quando vieni ti preparo la torta al cacao con la panna"
"non la voglio"
"no?"
"no, voglio i cupcakes"
E io, che in fondo sono una personcina dal cuore tenero, sono andata pure a comprare gli stampini.
Quando la piccola stronzetta mi ha onorato della sua presenza i cupcosi erano in bella mostra sul tavolo della cucina.
"grazie ma io preferirei pane e nutella"
tuttasuzia
Spero almeno non arrivi a ricorrere al Principessicidio.
La tipetta in questione è una cinquenne, secondogenita della cugina L. e, non si sa per qualche divertente scherzo della genetica, ha la mia stessa faccia. Poi, vabbè, è bionda e mangerebbe pure i copertoni delle auto mentre io sono mora e alla sua età la mia massima aspirazione era essere eletta bimba Biafra dell'anno ma la perfezione, sapete, non è da tutti.
Dal parentame questo adorabile mostro viene chiamata la "piccola infame". E' acida, permalosa, capricciosa e un sacco di altri osa. E se la tira. A cinque anni.
La cugina L., nelle ormai rare circostanze in cui ci si vede, non perde occasione di sottolineare la nostra, diciamo, somiglianza. No, non quella fisica.
Cugina L: "è incredibile quanto sia stronza. E' proprio te da piccola"
Princess: "cugina L. mi stai, per caso e nemmeno troppo velatamente, dando della stronza?"
Cugina L: "ma figurati. Era per dire"
Bene.
Vista la non voluta affinità con la "piccola infame" io, fin dai suoi primi
Ma poi è arrivata quella conversazione telefonica.
A chiamarmi, ovviamente, non fu lei ma il primogenito F. che è, sì, pazzo da legare ma anche tanto coccoloso, amoroso, teneroso e un sacco di altri oso.
Driiin driiin
"ciao zia!"
"ciao amore come stai?"
"bene! e tu?"
"bene. Quando venite a trovarmi?"
"mamma dice presto. Perché ci manchi"
"oh bellodezia... e tua sorella dov'è?"
"te la passo"
...
...
"Catie?"
"..."
"Catieeee?"
"..."
"Caterì!"
"ciao"
"ah finalmente. Ciao tesoro come stai?"
"abbastanza bene"
"abbastanza bene. Bene. Quando vieni dalla zia?"
"non saprei"
ci mancava che mi dicesse una cosa tipo "devo controllare l'agenda"
"beh quando vieni ti preparo la torta al cacao con la panna"
"non la voglio"
"no?"
"no, voglio i cupcakes"
E io, che in fondo sono una personcina dal cuore tenero, sono andata pure a comprare gli stampini.
Quando la piccola stronzetta mi ha onorato della sua presenza i cupcosi erano in bella mostra sul tavolo della cucina.
"grazie ma io preferirei pane e nutella"
tuttasuzia
domenica 6 gennaio 2013
L'ingrediente segreto
Da bravi rappresentanti di una generazione di squattrinati io e i fedelissimi sudditi della mia corte siamo spesso alla ricerca di locali mangerecci a buon mercato.
Ricerca che spesso ci ha indotto a frequentare ristoranti sedicenti cinesi dai nomi esotici o bettole con l'insegna al neon mancante di qualche lettera con esiti devastanti per il nostro sistema digerente e, diciamolo, anche per la povera tazza del cesso che, generalmente verso le 3 di notte, si vedeva arrivare materiale ancora grezzo non necessariamente rientrante nella categoria "generi alimentari commestibili".
Fino a che, durante il nostro consueto peregrinare, siamo incappati in una piccola pizzeria sita in un arroccato paesello di poche anime. Morte.
Il centro abitato, di per se vagamente inquietante, potrebbe essere scelto come set per qualche fiction ambientata nel periodo dell'occupazione nazista con la Ferilli che fa la partigiana quando la sua massima interpretazione è stata "beato chi seofàrsofà" ma la pizzeria, signori miei, non era affatto male nonostante i nove euri, dico NOVE, spesi per un menù completo da sabato all'italiana ovvero antipasto di fritti, pizza, tiramisù, birra e cocacola.
Capirete la nostra soddisfazione.
Abbiamo consigliato ad amici di amici di amici di parenti quella pizzeria. Per anni.
Fino a quella sera. La sera in cui scoprimmo lui. L'ingrediente segreto.
LA GOCCIOLINA DI SUDORE CHE DALLA FRONTE DEL PIZZETTARO CADEVA DRITTA DRITTA NELL'IMPASTO.
Non ce la siamo più sentita di consigliarla ma ieri sera, per evitare il cinese dal nome esotico, già responsabile di sconquasso intestinale di livello medio-alto, siam tornati lì io, Umile Servo, le Sister e tutto il cucuzzaro. Ventitré persone in totale. A conoscere l'ingrediente segreto eravamo solo in 4. Non si registrano vittime.
Sudore batte Cina 23 - 0
Ricerca che spesso ci ha indotto a frequentare ristoranti sedicenti cinesi dai nomi esotici o bettole con l'insegna al neon mancante di qualche lettera con esiti devastanti per il nostro sistema digerente e, diciamolo, anche per la povera tazza del cesso che, generalmente verso le 3 di notte, si vedeva arrivare materiale ancora grezzo non necessariamente rientrante nella categoria "generi alimentari commestibili".
Fino a che, durante il nostro consueto peregrinare, siamo incappati in una piccola pizzeria sita in un arroccato paesello di poche anime. Morte.
Il centro abitato, di per se vagamente inquietante, potrebbe essere scelto come set per qualche fiction ambientata nel periodo dell'occupazione nazista con la Ferilli che fa la partigiana quando la sua massima interpretazione è stata "beato chi seofàrsofà" ma la pizzeria, signori miei, non era affatto male nonostante i nove euri, dico NOVE, spesi per un menù completo da sabato all'italiana ovvero antipasto di fritti, pizza, tiramisù, birra e cocacola.
Capirete la nostra soddisfazione.
Abbiamo consigliato ad amici di amici di amici di parenti quella pizzeria. Per anni.
Fino a quella sera. La sera in cui scoprimmo lui. L'ingrediente segreto.
LA GOCCIOLINA DI SUDORE CHE DALLA FRONTE DEL PIZZETTARO CADEVA DRITTA DRITTA NELL'IMPASTO.
Non ce la siamo più sentita di consigliarla ma ieri sera, per evitare il cinese dal nome esotico, già responsabile di sconquasso intestinale di livello medio-alto, siam tornati lì io, Umile Servo, le Sister e tutto il cucuzzaro. Ventitré persone in totale. A conoscere l'ingrediente segreto eravamo solo in 4. Non si registrano vittime.
Sudore batte Cina 23 - 0
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