martedì 30 aprile 2013
Raccogliere i cocci
La spazzola nemmeno aveva retto il colpo. Il manico si era spezzato dall'urto contro le mattonelle nere del bagno.
In uno di quei momenti in cui la rabbia si mescola alla disperazione, allo sconforto, alla solitudine era curioso rendersi conto di quanto il cervello fosse lucido e la spingesse a chiedersi quante forme di manifestazione del dolore esistessero, se ci fossero delle categorie e a quale lei appartenesse.
Stanca, si rannicchiò in un angolo sorridendo al pensiero di incarnare alla perfezione il cliché di una donna sull'orlo di una crisi di nervi. Le ginocchia sotto il mento e gli stinchi cinti dalle braccia.
Sembrava quasi non fosse nemmeno più in grado di sognare. Sarebbe stato troppo faticoso e troppo avvilente, poi, tornare alla realtà.
E allora che si fa in questi casi? Come si inganna il tempo dell'oblio? A cosa si pensa?
Poggiò la testa di lato, sul muro e costruì figure spigolose partendo dai rombi 10 per 10 che formavano la parete di fronte. Si ricordò di quando li aveva scelti. Leggerezza , entusiamo, ottimismo. Dov'erano finiti?
Lui la sollevò da terra e la mise sul letto. Ricominciò a piangere bagnando il piumone rosso. Ora di fronte aveva solo una parete bianca. Ci vide sopra una famiglia, un prato verde, un cane, una giornata di sole di un quotidiano fatto di poco. Eppure di tutto, tutto quello che voleva. Stava di nuovo sognando, incurante di quanto avrebbe fatto male, poi, tornare alla realtà.
domenica 28 aprile 2013
Vù
Prima: la mia Vù
Seconda: ma davvero voglio scrivere un post sulla mia Vù?
Sì, Vù sta per vagina. Devo aver già scritto da qualche parte che scarseggio in fantasia, del resto non me la sentivo proprio di scrivere vagina per intero ne di darle un nome da protagonista di qualche Harmony. Capirete, sono un tipo pudico io e lei ha una sua dignità.
Sono arrivata ad un paio di conclusioni:
La mia Vù soffre di smanie di protagonismo. E' tipo il Paolini delle vagine.
Sì, voglio scrivere un post sulla mia Vù. Del resto mi sono
Torniamo quindi alla mia Vù.
Quando una delle due Sister ebbe il suo primo ciclo io la invidiai. Non avevo ancora capito che avrei barattato la mia fanciullezza con assorbenti scomodi, crampi addominali e sbalzi d'umore che manco un bipolare. Tutto per farmi chiamare donna, bella roba. In ogni caso Vù si sentì scavalcata ed ebbe la bella idea di attirare l'attenzione su se stessa. Dopo due mesi anche io ero una signorina. Capii molto più tardi che le tette sarebbero rimaste così per sempre.
Poco tempo dopo una cistite emorragica mi costrinse a frequentare il reparto di Urologia dell'Umberto I così spesso che i dottori, prima ancora di riconoscere il mio viso, riconoscevano la mia Vù.
Quattro anni nell'oscurità sono lunghi. L'anonimato, sapete, pesa quando siete abituate a vivere sotto la luce dei riflettori, a sentir parlare sempre di voi, ad essere ammirate che la Madonna di Medjugorje, al confronto, c'avrebbe meno amici su feisbuc. Così Vù tornò all'attacco. Si fece crescere un bel neo sulla pelle. Non solo tornò ad essere osservata da quegli esseri curiosi che rispondono al nome di specializzandi ma mi iniziò anche alle gioie della depilazione, peccato che lo scopo non fosse proprio estetico o ludico, diciamo così.
Pensavo che le sue smanie si fossero ammansite. Nient'affatto. Vù trama sempre qualcosa per tornare sulla ribalta. Pippo Baudo gli spiccia casa alla mia Vù. Ora è di nuovo lei la protagonista indiscussa. Nemmeno un altro album di Mina&Celentano potrebbe eguagliare la sua perfida strategia per tornare al centro dell'universo. Roba che Galileo quando disse eppur si muove non si riferiva mica alla terra intorno al sole, che ve pensate. Ce l'aveva col sole che ruota intorno alla mia Vù.
Lasciate, quindi, che le dica una cosa:
giovedì 25 aprile 2013
L'essenziale visibile agli occhi
Oltre alle pareti verdi e alle stampe raffiguranti orchidee a cogliere la mia attenzione è stato il divisorio bianco che separa l'area chiacchierata, due sedie e una scrivania, dall'area smanettata. Ricordava vagamente quello usato nei Pronto Soccorso dei peggiori quartieri di Caracas, quei Pronto Soccorso in cui ti intrattengono col Rum prima di visitarti. Avete presente no?
Lo schermo ecografico è più piccolo di quello del mio smartphone. Roba che avrei voluto dirgli doc. posso prestarle questo? magari vede il mio utero meglio. Te credo che l'ha visto piccolo, diobono. In quello di Giulietta vedevo le mie ovaie in 3D, più grandi della mia capoccia e nel servizio era incluso il popcorn.
Il bagno, che negli studi di tutti (credo) gli scrutatori vaginali di questa terra equivale allo spogliatoio, è esattamente di fronte l'area chiacchierata, così da rendere il percorso verso il lettino, con le pudenda all'aria esposte al pubblico ludibrio, un tantinello imbarazzante.
Ma la vera rivelazione sono stati i poggiagambe:

Sarà che Giulietta, da brava fashion victim, li aveva rossi, imbottiti e profumati ma io, nella mia ingenuità di donna visitata sempre e solo dalla stessa scrutavagina, credevo che quelli stile SantoSpirito si utilizzassero solo per qualche fiction ambientata in Burundi.
Insomma, se il nome di SantoSpirito non fosse scritto, stile special guest della casa, a caratteri d'oro, sui campanelli delle abitazioni di metà delle donne mie compaesane, io sarei fuggita.
Ma pare proprio che l'abito non faccia il monaco e lo studio non faccia il medico. O almeno spero.
mercoledì 24 aprile 2013
Crema e cioccolato
Quella lì è Polly, alias la mia macchina, anche se credo la rottamerò prima di sentirla davvero mia. E' l'auto che avrebbe dovuto favorire la mia riconciliazione con la guida, l'asfalto, i semafori, i clacson. Invece mi rema contro, 'sta maledetta. Ieri, per esempio, quando sono andata a girare la chiave mi ha mandata affanculo e ha fatto pure una pernacchia. L'ho sentita bene, sì sì. Tutto perché ho lasciato i fari accesi tutto il dì, suvvia, che sarà mai? Non pensate anche voi che la tipa sia troppo permalosa?
Il peggio è che non si è ripresa. L'intervento a cofano aperto con tanto di trasfusione di elettricità dalla macchina del tipo della stazione di benzina, gentilmente prestatosi a fare da chirurgo, le ha fatto lo stesso effetto che i fermenti lattici hanno fatto al mio colon irritabile. 'Na beata minchia.
Così anziché cedere alla disperazione ho deciso di consolarmi con l'unica cosa che sa mettermi di buon umore: lo zucchero. Ho invitato A. a prendere un gelato, ci siamo seduti su una panchina e abbiamo chiacchierato mentre i palazzi di Roma si coloravano di quella luce dai toni arancio che è solita apparire in primavera, verso le 6 del pomeriggio. Datemi pure della superficiale ma quella luce è uno dei motivi per cui pianterei baracca e burattini per trasferirmi in città.
Se Polly fosse ripartita io sarei tornata a casa, mi sarei fatta uno shampoo, pittato le unghie, preparato la cena e poi avrei ricominciato a pensare a tutto quello che non va, quello che non ho, quello che devo fare e che non voglio fare.
Mi sono resa conto di quanto mi manchi la vita presa alla leggera. Quella in cui non pensi alla bolletta del gas, a SantoSpirito, al calcolo dell'ovulazione, alla macchina che non va, alle multe da pagare, alla gastrite, al lavoro.
Mi hanno detto che è normale, che è così che si cresce. Mi sa che allora non volevo crescere. M'hanno dato una sola.
martedì 23 aprile 2013
Cavalcare l'onda
Ieri, però, sono capitata sul blog di Massimo Gramellini, uno scrittore che non conosco nonostante il suo nome celebre e i suoi best sellers e non posso fare a meno di citarlo perché, tra i tanti post, c'era questo. Mi sono specchiata in quel lamento vittimista, in quel capitano tutte a me. Mi sono vista prima travolta dall'onda, poi sbattuta a riva, nel tentativo di voltarle le spalle, di ignorarla. Insomma, come al solito devo prendere a testate il muro parecchie volte prima di provare a scavalcarlo. Perché da brava spietata maniaca del controllo quale sono ho qualche difficoltà a accettare quella consistente percentuale di cose che, semplicemente, accadono quando non vorresti accadessero o non accadono quando, invece, le vorresti disperatamente. Insomma, le cose che non si possono controllare.
Non posso controllare il mio corpo.
Non posso far tornare indietro una persona cara.
Non posso trasformare un sentimento.
E allora, siccome sono una persona saggia, invece di cavalcare l'onda, aiutare il mio corpo, accettare una perdita, convivere con un sentimento io rifiuto. Rifiuto tutto. E poi mi dispero.
Il punto è che non credo di avere le capacità per darmi al surf. Io non lo so come si cavalca un'onda. Non posso promettere ne all'USI ne a me stessa che da domani o tra un mese o tra sei non mi lascerò più travolgere. Immagino che prima di riuscire a starci in piedi si debba sbattere la pancia, la faccia, la schiena contro il muro d'acqua parecchie volte. E io le sconfitte le rifiuto. Pare, però, che non abbia altra scelta e spero che a tempesta passata non resti altro che una Princess a panza in sù, su un materassino morbido.
domenica 21 aprile 2013
D'amore non si muore (più)
Sembrava un appuntamento solo rimandato. Un accordo tacito, in base al quale a distanza di qualche lustro si sarebbero uniti di nuovo, portandosi dietro un bagaglio di esperienze sufficiente a fare in modo che il per sempre potesse esistere.
Il problema degli appuntamenti taciti a data da destinarsi è che non sai cosa può succederti nel mezzo. Giulietta ha conosciuto altri uomini, Romeo altre donne. Per Giulietta nessuno era all'altezza di Romeo. Romeo ha fatto della ricerca di un'altra Giulietta la sua ragione di vita. Fino a quando Giulietta non ha trovato Tristano e Romeo non ha trovato Isotta.
Tristano non è Romeo. Ha spalle larghe, occhi neri e un gran sorriso. Vuole fare di Giulietta la sua sposa e la madre dei suoi figli. Giulietta, con lui, non ha fatto confronti. In fondo l'unica cosa che conta è che sia alla sua altezza, non all'altezza di un altro uomo.
Isotta non è Giulietta. Ha occhi azzurri, mani piccole e tanta dolcezza. Per Romeo ha perso il senno. Gli ha donato se stessa, gli ha messo in mano i suoi sogni, il suo cuore. Romeo non ha trovato in lei un'altra Giulietta. Ha trovato un'Isotta e ne è felice.
Giulietta e Romeo non hanno mai smesso, a modo loro, di amarsi. Perché l'amore ha tante facce, tanti modi di esprimersi, tanti ruoli da ricoprire.
Giulietta e Romeo sono ai lati opposti di un dirupo, con una corda legata ad una caviglia. La corda li tiene uniti e li separa perché se anche solo uno dei due provasse a camminarci sopra andrebbe giù, portandosi dietro l'altro.
Giulietta e Romeo, sempre in silenzio, hanno annullato quel tacito accordo. Ha fatto male e farà male ancora ma è sempre meglio che saltare giù da un dirupo. E poi d'amore non muore più nessuno da un po'. E forse è giusto così.
giovedì 18 aprile 2013
Hard work
Il lavoro nobilita l'uomo. Siam tutti d'accordo ma qualcuno dica a questi pretenziosi sudditi che io nobile son già, non mi servono le secchiate di roba da fare che mi hanno versato addosso, campo benissimo anche senza e poi qualcuno mi porti un caffè macchiato, grazie.
Contando il numero di e-mail ricevute nelle ultime 48h direi che il messaggio di cui sopra non ha imboccato il canale giusto, dev'essersi perso nei meandri dei lunghissimi corridoi del primo piano, Shannon e Weaver venite a me.
Che poi nel momento in cui inizi a vedere una fioca luce in fondo al tunnel e pregusti già il tuo pomeriggio in solitaria dedito al cazzeggio spietato e per niente multitasking ecco che appare lui: il drammone.
Gli inglesi vedono il sito male
Lì per lì ho pensato di interpellare il grande capo indiano Estiqaatsi e intonare un ma che frega ma che 'mporta. Lasciamo gli inglesi nella loro beata inconsapevolezza, quelli pensano al the delle cinque a salvare la Regina, alla buonanima della Thatcher, alla gravidanza di Kate Middleton figuriamoci se gliene frega qualche verga del traffico areo, suvvia. Poi, osservando le facce allarmate del collegame di varia natura ed estrazione ho capito che no, non possiamo sposare l'approccio menefreghista o faccio finta di non aver sentito quello che hai detto non parliamone mai più.
Così lo scenario Princess copula col pc senza interruzione alcuna in saecula saeculorum è d'improvviso diventato pericolosamente vivido.
Forse non tutto il male viene per nuocere. Magari il mio cervello sarà troppo impegnato con l'html per cercare risposte alla stessa logorante domanda: perché cazzo non sono ancora incinta?
mercoledì 17 aprile 2013
Il Calemme
Sì perchè da brava regnante megalomane quale sono, quando faccio le cose le faccio in grande. Siccome colite e gastrite non mi bastavano ho accettato la richiesta di udienza reale di una vecchia amica, che mi ha accompagnata nei meravigliosi anni della mia preadoloscenza, la cistite.
Roba che quando ho sentito quel dolore, fastidio, bruciore, quella sensazione di incompleto svuotamento della vescica come dicono i medici o oddio devo fare ancora la pipì ma di pipì non ne ho più come dico io, mi sono rivolta a lei, la cistite, cantando ancora tu? ma non dovevamo vederci più?
Da due giorni ho un giramento di ovaie tale che avrei solo voglia di alzare il dito medio contro l'umanità e trincerarmi dietro un ostinato mutismo. Il guaio è che questo stato d'animo pare trasparire da ogni gesto, espressione facciale, movimento, poro della mia pelle. Ieri Capetto mi ha chiesto se stessi bene, ho risposto 'na meraviglia sperando lui non notasse il tono ironico. Non l'ha fatto. Un hip hip urrà per quei quattro neuroni troppo impegnati a rincorrersi ed autocompiacersi per cogliere le sfumature dei miei toni vocali.
V., invece, che di neuroni ne ha una decina, non soddisfatto dalla mia risposta no no sto bene, tranquillo ha aggiunto sicura? hai la faccia contrariata. No, V., non è contrariata è la faccia di chi sta imprecando contro la propria vescica che, mandata in pappa dagli escherichia coli, non riesce a distinguere una pipì vera da una pipì finta e, di conseguenza, mi costringe ad un'andatura cosce strette - piccoli passi. Manco fossi un'appassionata di tango.

Nel frattempo ho deciso di dare battaglia a quell'anonima maledetta stronza (è femmina, lo sento) che si sta divertendo a mie spese, da mesi, con una bambolina voodoo dalla faccia tonda e le unghie laccate di rosso. Per ora mi sono limitata a googolare rimedi contro il malocchio e chiedermi cosa ci provi la tipa in questione di tanto divertente visto che, ormai, è come sparare sulla Croce Rossa. Cambia obiettivo, diobono.
Dulcis in fundo Mina mi ha appena dato del calemme, vocabolo dialettale con cui dalle mie parti si usa descrivere una persona così malaticcia da ricodare uno spettro.
Insomma, rimpastatemi. Perché non sono venuta bene. E già che ci siete fatemi le tette più grandi e il naso alla francese.
lunedì 15 aprile 2013
Lettera a una desiderio
Ti dirò, però, una cosa. Qualora decidessi di prendere ispirazione dal tipo sdraiato alla mia destra, quello che occupa l'altra metà del letto, con degli orridi occhiali da nerd sul naso e in mano La questione morale di Berlinguer, che si incazza perché convinto di poter cambiare il mondo e, quindi, venissi fuori biondo, occhi nocciola e naso a patata, io ti amerei di più.
E ti dirò di peggio. Qualora decidessi di non passarmi attraverso, di usare canali non convenzionali, qualora decidessi di non abitare il mio utero e lacerare la parte più sacra di me e, quindi, venissi fuori in qualche sperduto angolo di mondo, tra altre braccia, con un altro colore di pelle, capelli, occhi, io ti amerei più forte.
Perché non importa la strada che sceglierai di percorrere per arrivare a me. Non importa quanto lontano tu sia.
Io non conosco il futuro e non posso prevederlo. Ma una cosa la so. Io sarò mamma. Io sarò la tua mamma.
Però, ecco, bellodecasa, coremio, datte na mossa.
venerdì 12 aprile 2013
Memorie di una cazziata
C'è che io le cose me le sento. Precisamente nelle pareti interne dello stomaco, che è un organo strano, se ci pensate. Dovrebbe essere deputato alla semplice digestione e invece, per esempio, quando attraversiamo quella stupenda e rincitrullente fase dell'innamoramento è tutto un allegro friccicore.
Il punto è che io ho due tipi di friccicori. Quello c'è tanto ammore nell'etere e quello c'è un cetriolo in arrivo. Ecco, ieri l'organo portante del mio apparato digerente friccicava male. Malissimo.
Così male che l'sms di M. che mi aggiornava sul numero di morti, feriti e potenziali vittime, ovvero io, della bomba nucleare espolsa in ufficio qualche minuto dopo il mio regale saluto a Capetto, non è che mi abbia stupito più di tanto.
Succede che Mr. F chiama incazzato. Capetto si incazza e scrive a Capo-intermedio. Cazzia M. e promette cazziate a Mr. F., collega MC e tutto il cucuzzaro. Mia cucuzza compresa, ovvio.
E chiamatemi scema ma io in quel momento ho rimpianto il fatto di non essere lì, nella mia trincea, con il mio elmetto, sul posto di battaglia, a difendermi.
Perchè una cazziata è brutta ma la promessa di una cazziata è peggio.
Gotthold Lessing diceva che l'attesa del piacere è essa stessa il piacere. Vale anche per l'attesa del cetriolo. E' essa stessa il cetriolo.
Perchè in questi casi la mia mente insana produce una quantità spropositata di apocalittici scenari, compreso quello di me alla forca, oggetto di indicibili torture inflitte da Capetto, Capo-intermedio, Mr. F, MC e il padreterno. Torture a seguito delle quali ovviamente vengo licenziata.
L'Umile Servo in queste occasioni mi fa i complimenti. Inizia col dire che la mia squilibrata reazione che si manifesta con dita in bocca e frasi infantili tipo "Princess non ci vuole andare", "Princess è stupida", "Princess si da malata", "Capetto è il male", "Voglio mamma" è frutto della mia smania di perfezione e della conseguente dissuetudine ai cazziatoni.
Facci il callo, dice.
Così questa mattina l'ora parliamo di Capetto non mi ha gettata nel panico. No no. Facci il callo, mi ripetevo. Nella mia posizione classica da cazziata, occhi bassi, labbra serrate, gambe incrociate, moto continiuo del piede sinistro, ero pronta alle urla da stadio.
Niente di tutto ciò.
Tono pacato, quasi paterno. Niente insulti. E la parola leggerezza al posto di gravissima cazzata, ora moriremo tutti per colpa tua.
Ero lì che mi chiedevo quale buon Dio si fosse preso lo spirito maligno di Capetto quando sulla porta è apparso il Capo-intermedio, in tenuta sportiva da venerdì.
Ecco, ora sono fottuta, penso
Niente di tutto ciò.
Mi dispiace che siate state voi a prendervi una cazziata peraltro fuori luogo. Ma che vi devo dire, siamo nati per soffrire.
Sorride e se ne va.
E' tutta la mattina che mi chiedo dove sta la fregatura. Perché c'è, ne sono certa.
L'USI su WhatsApp non fa altro che scrivermi Princess, togli quelle dita dalla bocca e rilassati.Ma io no, io continuo a guardami le spalle. Che qua è n'attimo.
giovedì 11 aprile 2013
L'anello mancante
Bene, tenetevi forte, miei cari lettori, perché sto per rivelarvi una verità scomoda, tanto che al confronto il Vangelo di Giuda, che ha avuto il solo merito di assicurare un lauto stipendio a Giacobbo, è una pivellata.
La storia del pollice opponibile, della mano prensile, della locomozione bipede, dell'altezza della volta cranica, della depilazione, dello smalto gel per le unghie, della tinta per capelli come segni inequivocabili dell'evoluzione è una carabattola di proporzioni monumentali.
L'ho scoperto ieri pomeriggio, sul solito lentissimo bus che mi riporta a casa, mentre, in piedi, davanti ad una coppia di ominidi intenti a parlare delle misure del nulla cosmico, mi chiedevo cosa fosse andato storto, quale anello del processo evolutivo si fosse dato alla macchia, sganciato, perso, saltato giù da un ponte con una corda per il bunjee jumping spezzata.
Non che i soggetti, fonte di ispirazione per questo ragionamento dall'alto valore scientifico, mancassero in qualcosa, sia chiaro. Pollice presente, mano prensile che stringeva l'iphone, fronte larga, sopracciglia curate, unghie finte, capelli
- Omofobia
- Razzismo
- Ignoranza
- Vuoto cerebrale con, a discrezione, mosca che sbatte contro le pareti del lobo occipitale o palla di fieno rimbalzante tra il lobo parietale e quello temporale
- E se poi te ne penti? anche detta Se c'è la possibilità mi venga un figlio così farei bene ad interrompere immediatamente le sedute da SantoSpirito e, per sicurezza, iniziare a prendere pure la pillola.
- Omofobia
Ominide uomo: Tipo l'altra vorta la commessa me voleva venne un paio de scarpe da checca. Io l'ho guardata e gli ho detto 'ah bella esci co' me così te levi il dubbio e la prossima volta 'sta scarpetta da Candy Candy le venni a tu fratello'
Ominide donna, palesemente divertita dal racconto dell'aneddoto: 'Sta bono nun me fa ride che me parte il brillantino sur dente. - Razzismo Ominide donna: Giulia l'amica mia s'è messa co un vu cumprà.
Ominide uomo: Ma che davero? Che fa venne l'asciugamani ar mare?
Ominide donna: Ma che... era pe' di' che è tipo mulatto e pure de n'altra religione
Ominide uomo: Mica de quelli che non se magnano il porco?
Ominide donna: Boh, pare pure che i genitori non gl'hanno detto gnente.
Ominide uomo: E che ce possono fa... PORACCI. - Ignoranza
Ominide uomo: Aho ma come non te ricordi? Ce semo annati tipo du' anni fà. Era festa nazionale. Quella che c'è stata solo pe' un anno.
Ominide donna: Ah sì sì. Centocinquant'anni DE QUARCOSA - Vuoto cerebrale:
Ominide donna: Come se sblocca sto schermo?
Ominide uomo: Toccalo, te lo dovrebbe scrive come se fa. Se vedi le brutte, SPEGNILO E RIACCENDILO - E se poi te ne penti?
Ominide donna: Aho ma che te sei incantato?
Ominide uomo: No scusa stavo a pensà che me devo fa la doccia e devo chiamà mi madre
Ominide donna: Perché?
Ominide uomo: Me deve preparà i panni puliti sur letto.
mercoledì 10 aprile 2013
Pausa caffé
In un ambiente di lavoro con un ritmo così incalzante ed in particolare durante i giorni di chiusura, dove le ore lavorative non venivano nemmeno più contate, l'unica cosa che non poteva mancare era la sola sostanza dopante ammessa dalla legge, considerando che la Red Bull fa schifo. Il caffé.
Ottenere tale nettare degli dei non era impresa semplice. Bisognava attraversare uno stradone a due carreggiate e quattro corsie, un'aiuola, scendere una rampa di scale ed arrivare in una piccola piazzetta tonda. Un quarto d'ora abbondante per ogni dose. Decisamente troppo.
Così il Direttore, persona democratica e intelligente, dopo aver minacciato tutti di sottrarre ogni pausa caffè dal nostro già ridicolo stipendio, decise di comprare una macchinetta. Felicità.
Non era più necessario uscire con il freddo polare o col caldo umido, quello che squaglia l'asfalto e ti ci fa affondare dentro il tacco 10. Bastava alzarsi, inserire la cialda, premere un bottone, tornare alla scrivania e sorseggiarlo tra una picchiata e l'altra dei polpastrelli sulla tastiera.
Il terzo giorno eravamo depressi.
Perché avevamo scoperto che il caffè così non ha sapore. E non ti sveglia.
Avevamo scoperto che il bello del caffè era uscire insieme, dire due cazzate traversando la strada, imprecare contro qualche automobilista che passava col rosso al semaforo pedonale, rimproverare il collega idiota che passava sull'erba dell'aiuola, scendere lo scalone, arrivare alla piazzetta tonda e dare sempre la stessa risposta alla stessa domanda del barista:
Oh ecco gli Enzo Biagi dei poveri. Diteme un po', che è successo sta settimana?
Sandri' comprate il giornale. E facci 5 caffé
lunedì 8 aprile 2013
Ragazzi di campagna
Ieri pomeriggio la suddetta coppia di hippies ha convinto l'intera corte e una Princess intenta ad isolarsi dal mondo con un libro in mano e la sua amaca da giardino, a fare una passeggiata nella campagna della campagna in cui viviamo.
Ritrovarsi seduti sull'erba, in cerchio, col sole in faccia e le tute sporche di fango a fare corone di margherite è stato un attimo.
Sister O.: La sentite questa pace? Quest'armonia? E' necessario entrare in contatto con la natura per ritrovare il proprio equilibrio interiore
Princess: Disse le donna della crema antirughe prima dei 30
Sister O.: Quello è un altro discorso
Sister G.: Dite che se ci spalmassimo in faccia questo fango non otterremmo lo stesso effetto?
Princess: Riesci a distinguerlo dalla cacca di mucca?
Sister G.: E' un apone quello? Se mi pizzica io muoio, sono allergica
Princess: Credo che una formica mi sia entrata nelle mutande
Sister O: Ho sete
Sister G: G. le macchie di erba come le tolgo dai jeans?
Princess: G. se ora ci uccidessi tutti nessuno ci troverebbe qui
Sister G.: G. non c'è una scorciatoia per tornare a casa? Io sono stanca
Sister O.: G. è potabile l'acqua di quel ruscello?
Princess: G. c'è un ragno, cazzo, un ragno. Uccidilo!
Sister O.: Sento dei rumori
Sister G: Sarà qualcuno che si sta facendo una sveltina all'aria aperta
Sister O.: No sono tipo tamburi
Princess: Saranno le mucche che stanno dando un rave
Sister O.: Mi inquietano
Amico G: Il rumore che senti è quello di un picchio, il ragno non ti ucciderà, io potrei, la cacca di mucca si distingue benissimo dal fango, non fosse altro perché puzza, per i jeans hanno inventato le lavatrici, quello non è un apone, la formica morirà prima di raggiungere il tuo equilibrio interiore e io mi sono appena ricordato il motivo per cui avevo deciso di non portarvi più a fare passeggiate in campagna.
Tempo permettendo, domenica prossima faremo un'altra allegra scampagnata. Anche perché oggi, seduta alla mia scrivania da poco più di un'ora sento la mancanza della natura. Cacca di mucca compresa.
venerdì 5 aprile 2013
Chi ben comincia...
Forse troppo, visto che sul bus s'è rimorchiata un baldo ciovine che ha attaccato bottone con la solita, triste e stantia frase sul tempo. Voglio dire, me stanno a cresce le branchie, lo vedo da sola che piove, spremiti quelle meningi, diobono!. Fortuna vuole che il baldo ciovine non fosse poi tanto caparbio e abbia desistito nell'esatto momento in cui ho pronunciato la parola scacciamosconi: marito.
Non paga di aver scelto un abbigliamento comodo come una bici senza sellino, ho deciso di assecondare la richiesta dell'amica M che ama definirsi fieramente morbida e mi ha condotto per mano sulla via della perdizione, quella che porta dritta dritta ad un cornetto con la nutella e un caffè macchiato col cacao sopra.
Non soddisfatta di aver infranto con una dose extra di calorie uno dei tanti inutili buoni propositi settimanali, quello di non far spostare di un mm l'ago della bilancia, ho ceduto ad un'altra seducente tentazione. Comprare quelli che Mina ama definire stracci da quattro soldi in una delle tante bancarelle da stazione. Sono arrivata a sospettare che i mercatini da strada siano stati strategicamente posti in corrispondenza di qualche polo magnetico e che io, con la mia carica negativa, ne sia maledettamente attratta. Deve essere questo il motivo per cui invece di rigare dritta verso la fermata del bus, stamattina ho deviato a destra. Considerando le temperature non propriamente caraibiche dubito che io possa sfoggiare il mio consistente bottino, due magliette di cotone rispettivamente rossa e blu, prima di un paio di mesi ma fare shopping da strada prima di iniziare la giornata lavorativa è terapeutico.
Ora, però, qualcuno mi imbavagli e leghi le mani. Please.
giovedì 4 aprile 2013
ll sinistro verbale
Fatto sta che questa mattina ho fatto un'altra cosa degna di Mel Gibson con la faccia a strisce bianche e blu. Ho ritirato il verbale di polizia relativo al mio sinistro, come piace chiamarlo a loro.
Nero su bianco fa impressione. Soprattutto la dichiarazione dei due tipi dietro di me che hanno visto Clear in preda a smanie da prima ballerina di pattinaggio artistico su ghiaccio. Uno spettacolo degno della Kostner, peccato ci fossi dentro io.
Fa impressione ma sono sollevata. E incazzata. Sollevata perché non ho più dubbi a riguardo, non è stata colpa mia. La frase ghiaccio su strada associata a causa del sinistro, un sinistro che non ha altra causa che quella, mi ha tolto un peso dall'anima. Incazzata perché al cartello autostradale che leggo tutte le sere, di ritorno dal lavoro e che dice:
la tua vita vale più di un sms
mercoledì 3 aprile 2013
First step
Questo posto sta in culo all'amor che move il sole e le altre stelle
Io qui non ci voglio stare, queste pareti verdi mi mettono l'ansia
Voglio Giulietta
E' in ritardo, non fa per me
Quando poi l'ho visto passare, sorriso stampato, pelle lucida, ipod nelle orecchie l'opzione far finta di non averlo mai chiamato e darsi alla macchia mi sembrava l'unica possibile. Che vi devo dire, a me i medici che curano troppo il proprio aspetto mi insospettiscono. Inizio a pensare cose tipo non passerai mica mezz'ora davanti lo specchio del cesso a impomatarti invece di trovare un modo per dare una smossa alle mie ovaie vero? All'USI devo aver detto qualcosa tipo io a questo non gliela faccio vedere manco morta, torniamo da Giulietta, ti prego ma non lo ricordo molto bene. Mi sono rilassata un tantinello solo quando, a distanza ravvicinata, quando ormai scappare senza dare nell'occhio non sarebbe stato possibile, ho notato la mezza pelata e la barbetta incolta.
Di nuovo è uscito che il mio utero è sì bello, come del resto aveva notato anche la Giulietta ma un po' piccolo.
Piccolo, cazzo. Piccolo.
E lui ha pensato bene di allarmarmi mentre in quella comoda e per nulla imbarazzante posizione cercavo di concentrarmi sulle orchidee stampate e incorniciate sui muri e non sul fatto che stesse armeggiando da troppo tempo lì sotto. Roba che me ne volevo uscire con un aho ma che hai deciso di impiantarmi un feto a mano nuda?
La tua ginecologa non ha notato nulla nell'ecografia?
Ho alzato la testina e stretto le chiappe pensando eccola là sto a morì. Al mio soffocato no, perché? lui mi ha dato la notizia, accompagnata da un stai serena, fossero questi i problemi.
Alla fine della fiera noi, a quanto pare, di problemi grossi non ne abbiamo. Previste analisi e qualche aggiustatina agli ormoni. Iniziamo soft, poi si vedrà. Aggiusteremo il tiro pian piano.
In capo a tre mesi mi devi restare incinta
Se, ciao core
Sì, l'ho detto. In realtà credevo di averlo solo pensato. Maledetti filtri OFF mode.
Non mi credi? Guarda che voi siete la tipica coppia borderline. Potreste farcela anche da soli, magari ci mettereste solo un po' di più ma...
ma ci dia l'aiutino, la prego
E' stato lì che SantoSpirito ha capito di avere davanti una scassamaroni di prima qualità. Due minuti dopo io ho capito di avere davanti uno che vale il soprannome che gli abbiamo affibbiato. Una chiacchierata di mezz'ora mi ha fatto capire che sì, il posto sta in culo all'amor che move il sole e le altre stelle, che sì, le pareti verdi mi mettono ansia, ma anche che no, Giulietta non mi rivedrà. Perché SantoSpirito è riuscito, con le mani, a capire molto più di quanto abbiano fatto le sue eco.
Me ne sono andata con lui che si faceva i conti usando le dita. Avete letto bene.
Il 10 devi avere rapporti
Eh no dottore io ovulo al 17esimo giorno ne sono certa ho un ciclo di trentadu...
Il 10!
Ma...
Shshshshshsh! Chiamami a fine Aprile. Possibilmente incinta.
Nel caso le faccio una statua
Non fare promesse, che io mi ricordo tutto
E lei me la promette una carrozzina?
Affare fatto.
Il tipo è un osso duro. Ho deciso di promuoverlo. Potrà ancora accedere al mio scrigno delle meraviglie.
martedì 2 aprile 2013
Let's dance. Let's start.
Le va bene?
Sissignore sono prontissima
Se, come no. Non è vero. Non lo sono. Ma mancopegnente.
Perché datemi pure della paesanotta, retrograda, bigotta ma a me le manine, sempre un po' troppo fredde in verità, della Giulietta aka la mia scrutavagina storica, quella a cui ho affidato la mia fonte di vita e di potere per anni, mancheranno. Tantissimo. Perchè lei è una donna. Lei ha la vagina. E parlare di ciclo, ovulazione, rapporti e tutto ciò che ruota attorno il sancta sanctorum con una donna è la cosa più naturale del mondo. Perché il ciclo è ciò che ci accomuna. Perché il ciclo ce l'abbiamo tutte e a tutte, indistintamente, in quei giorni lì ci si gonfia la panza e ci rode il chicchero. Non a caso ne facciamo argomento di conversazione anche da perfette sconosciute. Davanti al ciclo siam tutte uguali. Il ciclo è la legge. Il ciclo è comunista.
Insomma è la prima volta che mi affido a mani mascule non appartententi a qualche moroso per un viaggetto negli anfratti della mia regale persona.
Ovviamente non è certo questo il motivo per cui me la sto facendo sotto. Che son scema sì, ma mica fino a questo punto. Che SantoSpirito sia dotato di apparato riproduttivo maschile o femminile poco importa, purché mi faccia riprodurre. E io temo un no, nsepofa.
Ma se non ci provo non cambierà mai nulla.
Ormai siamo in ballo. Balliamo.
Ormai siamo in ballo. Calamose 'ste mutande.


