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lunedì 22 luglio 2013

Amarsi un po'

E' una questione di schemi mentali. Si formano nell'infanzia, per imitazione. Non ce li togliamo più di dosso, li applichiamo ogni volta percepiamo una situazione di pericolo, paura o semplicemente una novità. Non ce ne sono di giusti o sbagliati ma alcuni ci fanno vivere male, altri bene.

Sai cosa vuol dire avere un rapporto simbiotico con qualcuno, Princess?



E con chi credi di averlo?

Con mia madre

Sogno onde anomale dall'adolescenza. Le prime, impetuose e inarrestabili mi soffocavano, riempiendo i miei polmoni d'acqua, mi uccidevano. Ed io mi lasciavo travolgere, svegliandomi di soprassalto, annaspando. Con gli anni ho imparato a scappare. Nel sogno percepivo il pericolo e iniziavo a correre, girandomi ogni tanto per controllare l'altezza dell'acqua. A volte mi salvavo raggiungendo a fatica un'altura, con la speranza che il livello del mare non si elevasse tanto da affogarmi. Ora le onde son quasi sparite. Ma l'acqua popola ancora le mie visioni notturne. Qualche mese fa camminavo sul pavimento di ghiaccio della mia camera da letto, il ghiaccio si è spezzato ed io sono andata a fondo. Ho nuotato, con grazia e con calma. Ieri notte ero su una gondola. Il gondoliere ha virato su un canale, chiuso fino a pochi minuti prima. La gondola ha incamerato acqua, si è spezzata in due ed io ho nuotato di nuovo. Con la stessa calma e la stessa grazia del sogno precedente.

Sabato ho scoperto che l'acqua è un simbolo forte, profondo, viscerale e, soprattutto, primordiale. L'acqua richiama il liquido amniotico, il rapporto con la madre.

Un rapporto complesso. Tanto intimo e profondo quanto soffocante e malato.

Ho assimilato per osmosi gli schemi mentali di mia madre. Ho fatto mie le sue ansie, l'ipocondria e l'angoscia. Ho fatto mio il suo male di vivere così come la sua sensibilità, la capacità di analisi e di introspezione.

Ma sono anche una persona ricca. Parola di Sciattaman. Perché rispondo bene alla psicoterapia, non ho costruito resistenze, mi sono aperta, miglioro in fretta.

Ci deve essere stata un'altra persona, nella tua vita, nella tua infanzia che ti ha dato un'alternativa, ti ha mostrato altri schemi mentali a cui tu hai attinto, ti ha fatto capire che esiste altro oltre la depressione, come arma di difesa e reazione.

C'è stata. E' la ZiaSanta. Che sorride e sdrammatizza, che ama viaggiare e ha fatto dell'indipendenza la sua bandiera. Che non si è mai sposata perché non voleva accontentarsi. Che trova il bello nelle piccole cose.

C'è stata lei quando mia madre si chiudeva in casa preda degli attacchi di panico.

Gliel'ho detto.

Ti ha salvata, sai?

E' stata la sua risposta.

E, inoltre, hai avuto l'intelligenza di trovare una persona più simile a tua zia che a tua madre per passarci la vita.

Sono fortunata Doc!

No, sei scaltra. La fortuna ce la facciamo da soli, Princess. E il segreto della scaltrezza è solo uno: volersi bene

E io me ne voglio, tanto. Avevo smesso e ho sbagliato. Ma non mi spaventa ricominciare.

mercoledì 3 luglio 2013

Cose boccaccesche


Questa mattina dopo il consueto caffè con Capetto e fedelissimi, fuori l'ufficio, col fresco delle 8, si parlava di zoccolaggine. Tanto pe dì na cosa nova, che altrimenti qui ci si annoia. Del resto il pettegolezzo aziendale è un must have della stagione estiva. E pure delle altre tre, a dirla tutta.

Oggetto delle nostre lingue biforcute era miss biondo che fa felice il mondo rea, secondo Capetto, di aver elargito la sue poche e malfatte grazie con estrema generosità a tutti i masculi con pelo sullo stomaco dell'azienda, quelli che ogni buco è trincea, per capirci.

 A., che in rari e sporadici casi riesce ad essere anche più stronzo della sottoscritta, mi ha sorpreso con la seguente frase: ma no, lei non è zoccola. 

Poi si è ripreso aggiungendo : ma solo perché...

Ed io, che di mattina ho i filtri azzerati, col cervello che cercava invano di metabolizzre i benefici effetti della caffeina ho pensato bene di palesare il mio stato di nobile completando la sua frase così: ... perchè non trova nessuno che glielo da.

Alla parola nessuno il mio organo preposto al pensiero s'è svejato, con più calma del Marchese del Grillo.

Che cazzo stai a dì? Fermati, idiota! Non puoi mica dire 'ste cose davanti a Capetto, che poi ti perculerà a vita o ne approfitterà per giustificare le sue sboccataggini omofobe.

Troppo tardi.

Scusa cervello, oggi ha vinto parola.

Ovviamente il mio intervento ha suscitato stupore e ilarità e io sono tornata in stanza pensando che la compagnia de 'sti due sta seriamente compromettendo il mio già provato senso della misura e della sobrietà.

giovedì 23 maggio 2013

L'uovo e il pulcino

L'uovo strapazzato è uno dei miei piatti preferiti (dopo il risotto alla crema di scampi che però non mi viene mai come quello del ristorante e poi non ci impiego mezzo minuto netto per farlo) ergo me lo concedo almeno una volta la settimana. Qualche tempo fa nel tentativo di far apprezzare al nano F., figlio della cucina L., le gioie del tegamino, glielo preparai, se di preparazione si può parlare. Una cena con tre commensali. nano F, Sister G, Princess.

Tutto andava a meraviglia, sembravamo una di quelle modern family molto fighe che si portano dietro i nani agli app del venerdì, ai vernissage di arte moderna, al circolo del golf con l'unica differenza che io e Sister avremmo, al massimo, potuto aspirare alla sagra della sarciccia de Ariccia. Fino a quando nella diabolica mente nanesca affiora una domanda, una di quelle che ti mandano il boccone di traverso, una di quelle a cui avresti voglia di rispondere 'spetta n'attimo chiamo Giacobbo, ti risponde lui:

Zia ma perché alcune uova sono uova e altre diventano pulcini?

No panic, la so!

Perché le uova per diventare pulcini devono essere covate dalla gallina

E come le cova?

Col cu...

Sister! 

Scusa

Si siede sopra l'uovo e con le piume lo scalda. Ti ricordi quando è nata C.? La misero in un'incubatrice per farla crescere, no? Ecco la gallina è un'incubatrice umana. Cioè... un'incubatrice animale

E come nasce l'uovo?

Eccola la. Mo vatte a ricorda' la storiella dell'ape e del fiore

Noooo ho detto le uova no le api!

L'uovo, beh, ecco... il gallo e la gallina si danno un bacino e nella pancia della gallina cresce l'uovo 

Se io bacio C. le cresce un uovo dentro?

Sì, un uovo de Pasqua

Sister! No, nano F., non le cresce nulla dentro perché beh... devi essere grande per fare queste cose e sai che ti dico? Pure per saperle quindi mangia e guardiamoci i cartoni

Pss, aho

Sister che c'è? Invece di aiutarmi non hai fatto altro che dire cretinate. Grazie eh

No è che volevo chiederti cosa ne penseranno cugina L. e marito di te quando sapranno che hai fatto mangiare un embrione al loro pargolo

Mavaffanculo

A mia discolpa posso dire solo una cosa: ero tanto, tanto ciovane. Diciamo che la storia dell'ape e del fiore dovevo ancora capirla bene pure io.


giovedì 11 aprile 2013

L'anello mancante

Immagino che anche la vostra maestra di scienze delle elementari, che poi era la stessa di matematica, geometria, geografia ed EDUCAZIONE FISICA, ve l'abbia fatto a peperini con la storia del pollice opponibile come risultato di secoli nei secoli amen del processo evolutivo.

Bene, tenetevi forte, miei cari lettori, perché sto per rivelarvi una verità scomoda, tanto che al confronto il Vangelo di Giuda, che ha avuto il solo merito di assicurare un lauto stipendio a Giacobbo, è una pivellata.

La storia del pollice opponibile, della mano prensile, della locomozione bipede, dell'altezza della volta cranica, della depilazione, dello smalto gel per le unghie, della tinta per capelli come segni inequivocabili dell'evoluzione è una carabattola di proporzioni monumentali.

L'ho scoperto ieri pomeriggio, sul solito lentissimo bus che mi riporta a casa, mentre, in piedi, davanti ad una coppia di ominidi intenti a parlare delle misure del nulla cosmico, mi chiedevo cosa fosse andato storto, quale anello del processo evolutivo si fosse dato alla macchia, sganciato, perso, saltato giù da un ponte con una corda per il bunjee jumping spezzata.

Non che i soggetti, fonte di ispirazione per questo ragionamento dall'alto valore scientifico, mancassero in qualcosa, sia chiaro. Pollice presente, mano prensile che stringeva l'iphone, fronte larga, sopracciglia curate, unghie finte, capelli scoloriti con lo shatusch e, nonostante fossero seduti, sono abbastanza certa riuscissero a camminare eretti. Il punto è che tale modello avanzato di carrozzeria cozzava con i loro discorsi di cui, per bervità e pudore, riporerò solo alcuni interessanti stralci rigorosamente suddivisi in cinque categorie:

  1. Omofobia
  2. Razzismo
  3. Ignoranza
  4. Vuoto cerebrale con, a discrezione, mosca che sbatte contro le pareti del lobo occipitale o palla di fieno rimbalzante tra il lobo parietale e quello temporale
  5. E se poi te ne penti? anche detta Se c'è la possibilità mi venga un figlio così farei bene ad interrompere immediatamente le sedute da SantoSpirito e, per sicurezza, iniziare a prendere pure la pillola.
  1. Omofobia 

    Ominide uomo: Tipo l'altra vorta la commessa me voleva venne un paio de scarpe da checca. Io l'ho guardata e gli ho detto 'ah bella esci co' me così te levi il dubbio e la prossima volta 'sta scarpetta da Candy Candy le venni a tu fratello'

    Ominide donna, palesemente divertita dal racconto dell'aneddoto: 'Sta bono nun me fa ride che me parte il brillantino sur dente. 

  2. Razzismo 

    Ominide donna: Giulia l'amica mia s'è messa co un vu cumprà.
    Ominide uomo: Ma che davero? Che fa venne l'asciugamani ar mare?
    Ominide donna: Ma che... era pe' di' che è tipo mulatto e pure de n'altra religione
    Ominide uomo: Mica de quelli che non se magnano il porco?
    Ominide donna: Boh, pare pure che i genitori non gl'hanno detto gnente.
    Ominide uomo: E che ce possono fa... PORACCI.


  3. Ignoranza

    Ominide uomo: Aho ma come non te ricordi? Ce semo annati tipo du' anni fà. Era festa nazionale. Quella che c'è stata solo pe' un anno.
    Ominide donna: Ah sì sì. Centocinquant'anni DE QUARCOSA

  4. Vuoto cerebrale:

    Ominide donna: Come se sblocca sto schermo?
    Ominide uomo: Toccalo, te lo dovrebbe scrive come se fa. Se vedi le brutte, SPEGNILO E RIACCENDILO

  5. E se poi te ne penti?

    Ominide donna: Aho ma che te sei incantato?
    Ominide uomo: No scusa stavo a pensà che me devo fa la doccia e devo chiamà mi madre
    Ominide donna: Perché?
    Ominide uomo: Me deve preparà i panni puliti sur letto. 
Darwin, mi sa che non c'hai capito un cazzo.

martedì 12 marzo 2013

Sex lessons

Io ho ricevuto un'educazione piuttosto rigida. Forse perché la Mina, come ho avuto modo di accennare in questo post degno di Edmondo De Amicis (sì, faccio ironia pure sui miei racconti leopardiani, temo di essere senza speranza di redenzione dal mio stato di cazzona) quando sono nata si è sentita così sola e investita da tale responsabilità da assumere contemporaneamente il ruolo paterno e materno, quello del carabiniere buono e del carabiniere cattivo.

Argomenti quali amore e sesso erano piuttosto spinosi anche se non sono mai stati tabù.

Sì, è bellissimo innamorarsi ed è giusto tu faccia le tue esperienze prima di scegliere la persona giusta per te MA a casa mia ce porti solo quello che te sposi.

Sì, le dimostrazioni d'affetto sono bellissime MA le pomiciate in pubblico so' da scostumata.

Sì, è importante la sfera sessuale MA non me torna' a casa co' la panza.

Roba che a sentirla ora, questa, alla Mina risponderei a Ma' dormi tranquilla che qua non se vede traccia de erede manco se me ripasso il Kamasutra tutte le notti.

Rientrare a casa dopo aver fatto quella cosa che Cioè e Top Girl chiamavano petting era, per me, fonte di ansia. Soprattutto a causa della mia pelle stile Biancaneve dopo 'na ripassata in varechina. Roba che una volta, proprio l'Umile Servo, allora solo fidanzato clandestino, preso da foga maschia mi aveva insucchiottato tutto il mio bianchissimo collo. Ho campato con un foulard da pensionata, lamentando una tonsillite farlocca per una settimana.

Ricordo ancora quello che alcuni chiamano il discorsetto con sommo orrore. Frequentavo le scuole medie e i miei insegnanti pensarono bene di scrivere a tutti i genitori esortandoli a parlare apertamente di sesso e affini con i propri figli al fine di responsabilizzarli, soprattutto in materia di prevenzione di malattie veneree e gravidanze indesiderate. Io e le Sisters grazie al VHS dell'Albero della vita sapevamo già tutto ma Mina non mi risparmiò. Mentre usava termini tecnici che manco Giulietta, la mia ginecologa, userebbe io, che mi stavo esercitando con paint (no dico, paint, quanti cazzo di anni ho?!) non facevo altro che pensare, fissando lo schermo del computer:  fa che finisca presto, fa che finisca presto, fa che finisca presto. 

Il punto è che a me, tutto sommato, stava bene così. Le mamme sono mamme non sono amiche a cui raccontare le proprie fantasie sessuali col ganzo di turno. Il suo dovere col discorsetto l'aveva fatto. Contenta io, contenta lei.

Fino a che non mi sono sposata. O, meglio, fino a che non le ho comunicato di desiderare un pargolo. E' stato lì che la timorata di Dio, la mamma casta che mai e poi mai immagineresti trombare, roba che io so' nata sotto un cavolo, e NON PROVATE A DIRMI CHE NON E' VERO, s'è scatenata.

Ma la calcoli l'ovulazione?
Ma se oggi è un giorno buono stasera DACCE DENTRO, no?!
Ma che è sto pigiama? Guarda che gli uomini se stufano. Dove ce l'hai quel perizoma di pizzo nero?

Sai che da Intimissimi ho visto certe autoreggenti ... carucce eh!

E il top:

Eh te credo che Giulietta ti ha detto di farlo a giorni alterni. Se gli dai giù tutte le sere a quel poraccio, lì dentro, che gli resta? Il vuoto cosmico!

S A L V A T E M I

mercoledì 16 gennaio 2013

Camilla

Che nelle mie vene scorresse sangue blu mia madre avrebbe dovuto intuirlo quando per la prima volta la mia stirpe reale si palesò in tutto il suo accecante splendore.
Successe all'età di tre anni.
In quel periodo ero solita trascinare per un braccio, con estrema grazia, una bambola di pezza, bersaglio prediletto dei miei frequenti momenti d'ira, che rispondeva al nome di Camilla. Nome che aveva impresso a chiare lettere sul bavero.
La leggenda narra che un gentile vecchino, con tanto di baschetto in testa e bastone per mano, osò rivolgermi la seguente domanda:

"E' Camilla lei?"

Fu allora che accadde.
Fu quello il mio battesimo.
Perché io, che evidentemente nutrivo un certo sentimento, immotivato, di antipatia per quel povero nonnetto risposi:

"No, questa è STO CAZZO"

Ancora oggi si racconta di un principio di svenimento da parte della mia genitrice che si chiese da quali viscere, certo non le sue, fosse nato quel mostro e fu colta da tale stupore misto a sconforto che non ebbe nemmeno la forza di scusarsi. Si limitò a prendermi per un braccio e scappare.

Da allora decise di porre rimedio. E mi educò al rispetto, alla gentilezza, alla cortesia impartendomi senza pietà alcuna lezioni di diplomazia applicata al ventunesimo secolo.
Credeva di esserci riuscita. Le maestre si complimentavano con lei per la mia educazione. L'insegnante di danza le parlava dell'eleganza dei miei movimenti. Il mio ex datore di lavoro le diceva "non l'ho mai vista perdere il controllo". Ha gioito, l'ingenua madre. Fino a ieri.

Fino a quando ho mandato sonoramente affanculo un tecnico della Telecom minacciandolo di farlo licenziare e dandogli apertamente dello stronzo dopo che lui, al telefono, mi aveva dato buca per la seconda volta dopo avermi rassicurata nei giorni passati circa la sua presenza e puntualità.

Mi sono voltata con Mina che brandendo un crocefisso mi chiedeva il numero di un bravo esorcista.

"Scusa Mina - mi sono giustificata io - hai ragione tu, la maleducazione non porta da nessuna parte. E' stato uno sfogo inutile"

Dopo minuti 10 il tecnico della Telecom era sotto casa mia. Con la coda tra le gambe e la vergogna in volto.

Quindi Mina, perdonami, ma io devo ritrattare. Non sia mai che mi venga dato dell'ipocrita.

In rari casi, ma forse non proprio così rari, essere maleducati è l'unico modo per farsi rispettare. Triste ma vero. Non rimangerei nemmeno una parola di tutte quelle urlate in viva voce al furbastro "professionista" ma, se potessi, tornerei indietro per rispondere a quel vecchino:

"Sì, lei si chiama Camilla".
Tutto sommato, Mina, hai fatto un buon lavoro.

Oh cazzo corbezzoli ho lasciato il caffè sul fuoco!