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martedì 16 settembre 2014

Questioni aperte e porte chiuse

Per essere un attrezzo che utilizzo in media 5 o 6 volte l'anno, la mia vasca idromassaggio mi sta già dando troppi pensieri. E' iniziato tutto con un flessibile rotto. Poco male penso posso sostituirlo anche da sola. Ma l'idraulico mi ha fatto capire che, a meno che non avessi avuto intenzione di districarmi in un complesso labirinto di cavi elettrici, tubi, sifoni e altre amenità, sarebbe stato più opportuno far fare a lui che, prima, mi ha cazziata per aver scelto una vasca idromassaggio in luogo di una vasca normale, poi mi ha ricazziata per non aver scelto una Jacuzzi ma una sua pallida imitazione a metà prezzo da Leroy Merlin, infine si è deciso a fare il suo lavoro. Ha iniziato smontando il pannello anteriore e tenendomi sulle spine con la frase speriamo non sia necessario smontare TUTTA la vasca si è sdraiato supino e, torcia alla mano, ha iniziato a smanettare. A lavoro finito ho tirato un sospiro di sollievo, messo mano al portafogli e chiuso la questione. Ieri ho fatto un bagno.

La vasca perde acqua.

Tanta acqua.



Se c'è una cosa che odio di più che rimetter mano su questioni che credevo risolte è rimandare gli appuntamenti presi, soprattutto quelli che cadono il primo del mese, soprattutto quelli con SantoSpirito. Lo spermiogramma dell'USI, infatti, non sarà pronto per quella data ed io mi vedo costretta ad attendere ancora. Una settimana o due forse non ti cambiano la vita, vero, ma quando sei al 24esimo tentativo di gravidanza la parola attesa assume un significato diverso da quello che gli viene comunemente affibbiato, un significato sinistro. Roba che pure le attese in cassa al supermercato mi sono diventate indigeste.

Di positivo c'è che passerò oggi e i prossimi due giorni completamente da sola. Il marito è andato a lavorare in Tuscia ed io, sebbene senta la sua mancanza, ne approfitto per dedicarmi ad un salubre isolamento. Non è che sono sociopatica ma dopo due settimane di inviti fatti e subiti, vecchie e nuove conoscenze, cene, parole, sorrisi, balli, canzoni, uscite serali ho il sacrosanto bisogno di prendermi una pausa da tutta questa trasbordante socialità e chiudere a doppia mandata il portone di casa mia.

Mi manco e voglio ritrovarmi, possibilmente in silenzio.


giovedì 27 marzo 2014

Butta la chiave, Princess!

Da due giorni il mio sonno è disturbato dal rumore d'un vento impetuoso che sembra abbia tutta l'intenzione di sradicare le persiane della camera da letto e spalancare la finestra lasciando che una pioggia urlante entri e un demone degli inferi dall'accento campano mi rapisca.

Ieri mi sono addormentata verso le tre dopo due pipì e un centinaio di cambi di posizione. Così stamattina ho deciso di dormire di più. Mi sono svegliata con un peso sul torace e la sgradevole sensazione che qualcuno mi stesse osservando con un'attenzione maniacale alitandomi sul collo. Non era il demone ponzese. Era Biagio.

Erano le undici e un quarto e sua signoria doveva togliersi un peso dal cuore. Cioè dall'intestino.

Così sono uscita coi segni in faccia del mio passionale accoppiamento col cuscino e un abbigliamento tipo non è che non mi sono docciata vestita è che sono casual e sono figa pure così.

Facevo schifo. Ho cercato con scarsi risultati d'occultare il pigiama e l'occhio imborsito con felpa blu, stivali neri sul pantalone azzurro che fa molto Romania e occhialone coprente che fa molto agente della CIA.

Ho fatto una capatina in spiaggia che tanto non c'era nessuno e mentre ero al telefono ho intravisto le chiavi del mio appartamento conficcate nella sabbia ancora bagnata. Vah che culo penso le avrei perse e mai ritrovate.

Mai sfidare la sfiga, mai.

Due minuti dopo, mentre ero intenta a stringere il guinzaglio del quadrupede, ho sentito tipo pluff. Ho abbassato lo sguardo giusto in tempo per vedere il portachiavi rosso affondare nell'acqua putrida d'un tombino.

Manco ho smadonnato tanto sono rimasta inebedita.

Mi sono fiondata verso la reception dell'albergo. Ad accogliermi Miss Lobotomia.

Ma come ha fatto a buttare le chiavi in un tombino?

Mi alleno tutto il giorno.

Ma io il pass non glielo posso lasciare. Se mi perde pure quello?

Io mi preoccuperei più della perdita dei tuoi neuroni.

Aspettiamo Daniele. Conclude.

Nel frattempo torno sul luogo del delitto. Le chiavi giacciono pacifiche sul fondo putrido. Posso recuperarle mi illudo. Prelevo una lunga e stretta canna di bambù da un vicino giardino e inizio a smanettare con le mani nella grata. Non dimenticate che ero in pigiama e con un cane al seguito che scalpitava e tentava di rosicchiare la cannuccia, strumento della mia salvezza.

Nada, fallisco.

Torno con le pive nel sacco da Lobotomia e ci trovo pure Daniele. Daniele salvami, Daniele salvami!
Daniele mi da la copia e dice passo sotto casa tua alle tre, strillo il tuo nome, tu mi butti le chiavi dalla finestra che meraviglia è essere italiani in questi casi? e io vado a fare la copia.

Grazie! Urlo al mio salvatore.

Attenta ai tombini! Scherza lui.

Tutto bene quel che finisce bene. Penso, salendo i 30mila gradini da 30 cm che portano a casa mia.

Illusa.

La chiave girava ma la porta non voleva saperne d'aprirsi.

Ed è qui che è intervenuto il salvatore nambertu. L'uomo dal cappellino verde e la pelle mangiata dal sole che per me ha attraversato le fratte, saltato un cancello, scavalcato un muretto e con fare deciso ha strattonato la porta permettendomi di rientrare, stravolta e trionfante, a casa.

Coraggio Signori' che so ancora le due!

Sono già le due, io sono ancora in pigiama e stanca come avessi combattuto la battaglia di Anghiari.

Però ho capito che va tutto bene fintanto trovi qualcuno disposto a darti una mano.

Alla faccia della sfiga e del demone ponzese.

mercoledì 11 dicembre 2013

Undici dodici tredici

A dirla tutta ero un tantinello indecisa sul da farsi perché, insomma, vi sarete pure giustamente scassati tutte e sette le sfere del drago degli epitaffi e dei sentimentalismi da femminuccia in premestruo fedelmente riportati in codesto blog. Tra l'altro io con gli anniversari c'ho un rapporto d'odio e amore. Più d'odio che amore. Rischiano d'essere sempre mielosamente nostalgici, alcuni sono persino in grado di farci rimpiangere come eravamo. Sempre con qualche chilo e capello bianco in meno, 'cazozza.

Però questa è una ricorrenza particolare. Questo è il giorno in cui, un anno fa, facevo marameo alla morte di cui abbiamo una diapositiva:


Scusate eh, ma non ho foto della lastra di ghiaccio che ha ridotto la mia adorata Clear in questo modo e che m'ha quasi fracassato il cranio.

Lei non ce l'ha fatta, l'abbiamo rottamata qualche giorno dopo, io sì. Io sono qui, dopo un anno, non troppo in salute ma viva. E me lo faccio andar bene, anche se solo per oggi. Mi faccio andare bene Capetto che sbraita, il contratto in scadenza, il caffè del bar aziendale che sa di bruciato, la pasta scotta della mensa, le bollette da pagare, la cacca di Biagio sotto le mie Nike, Penelope che assalta l'albero di Natale e gioca con le pallette, l'USI che mi lascia senza Bancomat, la casa in disordine.

Certo questo non autorizza nessuno a chiedermi favori, sono sempre una cazzo di Principessa, io.

Insomma oggi facciamo che è tutto bello però da domani torno in depressione. Veloggiuro.

martedì 18 giugno 2013

Primati

Sottostare ad alcune ferree regole di sopravvivenza è lo scotto che dovete pagare per avere l'onore di sentire il peso di una corona sulla vostra testa. Perché la vita da Princess è assai dura, sapevatelo. Che non ci sono mica solo i privilegi, tipo, che so, avere un Umile Servo Intelligente che ti porta la colazione a letto, no no. Ci sono anche delle responsabilità. Una di queste è primeggiare. E io, modestamente, primeggio. Non tanto in qualità e virtù quanto in vizi e magre figure. Del resto non faccio altro che dar seguito ad una millenaria tradizione. Non era forse un vizioso il Re Sole? E non fu forse una gaffe la celebre frase che mangino brioches di Maria Antonietta? Ma no, dai, non penserete mica che fosse solo questione di stronzaggine. Voglio dire, quella poraccia doveva andare in giro con un parruccone del peso di un San Bernardo, potreste mai anche solo lontanamente immaginare cosa succedeva alla sua regale cute in estate? Minimo si ritrovava in testa un allevamento di rane. Minimo.

Per darvi dimostrazione del mio primato in figure di merda ve ne racconterò qualcuna e siccome sono una a cui piace suddividere lo scibile in categorie ne ho individuate tre:

Nudità

Tra le numerose malsane abitudini principesche vi è quella di liberarsi delle vesti non appena varcato l'uscio di casa. Niente di male se non fosse che più di una volta ella è stata sorpresa dal dirimpettaio mentre passava il folletto vestita solo di un perizoma verde smeraldo, pure un po' catarifrangente.

In un'altra occasione, convinta che a suonare il campanello fosse stato l'USI, ha aperto la porta in mutande e reggiseno all'idraulico per poi richiudergliela violentemente in faccia blaterando una cosa tipo spetti scusi eh torno subito pensavofossemiomarito.

La sua autostima ha vacillato giusto un pochino quando è stata costretta a gattonare sotto la finestra aperta della sala da pranzo perché aveva intravisto la signora di fronte appollaiata sul davanzale. Le mancava giusto un cannocchiale.

Pettegolezzo in presenza di spettegolato

Presa da vocazione sgarbesca la Princess pensò bene di mettersi a criticare ferocemente i lavori di ristrutturazione di una piazzetta nel centro storico del paese. Lavori voluti, ideati e diretti dal padre, architetto, di una sua amica, in quel momento seduta di fronte a lei. Non paga della figura barbina pensò bene di chiedere alla Sister perché mi stai dando dei calci sotto il tavolo? quando lei cercò di salvarla usando quel convenzionale metodo anti-gaffe.

In un caldo pomeriggio estivo, seduta su una panchina, la Princess decise di intrattenere la corte attribuendo un voto da 0 a 10 ai fisici più o meno ben tenuti delle over 40 del paese. Il caso volle che la tipa che le era seduta dietro di cui lei, ovviamente, non si era accorta, ricevesse un timido 4 e mezzo accompagnato dalla frase: pe' avvecce 50 anni sta messa bene ma, cacchio, io eviterei i pantaloni bianchi attillati se avessi la sua cellulite.

Falling down

Cadere è un'altra delle attività predilette a Palazzo. Meglio se compiuta nel bel mezzo di un evento di proporzioni colossali. Per esempio durante una mostra, con un taccuino ed un registratore in mano, durante un'intervista all'artista di turno.

Ma la Princess, sapete, primeggia anche nei modi. Una volta, per esempio, cadde a terra in ginocchio mentre era intenta in una complessa attività: alzarsi da una panchina.

L'USI è ancora convinto che sia stata colpita da improvvisa crisi mistica. Una cosa tipo l'estasi di Santa Teresa. 

E voi? Di quali  figure fagose vi siete resi protagonisti?

mercoledì 24 aprile 2013

Crema e cioccolato

E va bene a volte succedono tutte a me, altre volte le faccio succedere. Avvocato, però, segnali al giudice che quella lì mi odia.

Quella lì è Polly, alias la mia macchina, anche se credo la rottamerò prima di sentirla davvero mia. E' l'auto che avrebbe dovuto favorire la mia riconciliazione con la guida, l'asfalto, i semafori, i clacson. Invece mi rema contro, 'sta maledetta. Ieri, per esempio, quando sono andata a girare la chiave mi ha mandata affanculo e ha fatto pure una pernacchia. L'ho sentita bene, sì sì. Tutto perché ho lasciato i fari accesi tutto il dì, suvvia, che sarà mai? Non pensate anche voi che la tipa sia troppo permalosa?

Il peggio è che non si è ripresa. L'intervento a cofano aperto con tanto di trasfusione di elettricità dalla macchina del tipo della stazione di benzina, gentilmente prestatosi a fare da chirurgo, le ha fatto lo stesso effetto che i fermenti lattici hanno fatto al mio colon irritabile. 'Na beata minchia.

Così anziché cedere alla disperazione ho deciso di consolarmi con l'unica cosa che sa mettermi di buon umore: lo zucchero. Ho invitato A. a prendere un gelato, ci siamo seduti su una panchina e abbiamo chiacchierato mentre i palazzi di Roma si coloravano di quella luce dai toni arancio che è solita apparire in primavera, verso le 6 del pomeriggio. Datemi pure della superficiale ma quella luce è uno dei motivi per cui pianterei baracca e burattini per trasferirmi in città.

Se Polly fosse ripartita io sarei tornata a casa, mi sarei fatta uno shampoo, pittato le unghie, preparato la cena e poi avrei ricominciato a pensare a tutto quello che non va, quello che non ho, quello che devo fare e che non voglio fare.

Mi sono resa conto di quanto mi manchi la vita presa alla leggera. Quella in cui non pensi alla bolletta del gas, a SantoSpirito, al calcolo dell'ovulazione, alla macchina che non va, alle multe da pagare, alla gastrite, al lavoro.

Mi hanno detto che è normale, che è così che si cresce. Mi sa che allora non volevo crescere. M'hanno dato una sola.

mercoledì 17 aprile 2013

Il Calemme

Ho fatto colazione con caffè e Bactrim, quest'ultimo preso mentre ero in fila sul tratto urbano dell'A24. Provate a dirmi che non sono una tipa alternativa.

Sì perchè da brava regnante megalomane quale sono, quando faccio le cose le faccio in grande. Siccome colite e gastrite non mi bastavano ho accettato la richiesta di udienza reale di una vecchia amica, che mi ha accompagnata nei meravigliosi anni della mia preadoloscenza, la cistite.

Roba che quando ho sentito quel dolore, fastidio, bruciore, quella sensazione di incompleto svuotamento della vescica come dicono i medici o oddio devo fare ancora la pipì ma di pipì non ne ho più come dico io, mi sono rivolta a lei, la cistite, cantando ancora tu? ma non dovevamo vederci più?

Da due giorni ho un giramento di ovaie tale che avrei solo voglia di alzare il dito medio contro l'umanità e trincerarmi dietro un ostinato mutismo. Il guaio è che questo stato d'animo pare trasparire da ogni gesto, espressione facciale, movimento, poro della mia pelle. Ieri Capetto mi ha chiesto se stessi bene, ho risposto 'na meraviglia sperando lui non notasse il tono ironico. Non l'ha fatto. Un hip hip urrà per quei quattro neuroni troppo impegnati a rincorrersi ed autocompiacersi per cogliere le sfumature dei miei toni vocali.
V., invece, che di neuroni ne ha una decina, non soddisfatto dalla mia risposta no no sto bene, tranquillo ha aggiunto sicura? hai la faccia contrariata. No, V., non è contrariata è la faccia di chi sta imprecando contro la propria vescica che, mandata in pappa dagli escherichia coli, non riesce a distinguere una pipì vera da una pipì finta e, di conseguenza, mi costringe ad un'andatura cosce strette - piccoli passi. Manco fossi un'appassionata di tango.


Nel frattempo ho deciso di dare battaglia a quell'anonima maledetta stronza (è femmina, lo sento) che si sta divertendo a mie spese, da mesi, con una bambolina voodoo dalla faccia tonda e le unghie laccate di rosso. Per ora mi sono limitata a googolare rimedi contro il malocchio e chiedermi cosa ci provi la tipa in questione di tanto divertente visto che, ormai, è come sparare sulla Croce Rossa. Cambia obiettivo, diobono.



Dulcis in fundo Mina mi ha appena dato del calemme, vocabolo dialettale con cui dalle mie parti si usa descrivere una persona così malaticcia da ricodare uno spettro.

Insomma, rimpastatemi. Perché non sono venuta bene. E già che ci siete fatemi le tette più grandi e il naso alla francese.

sabato 30 marzo 2013

Donne e motori. Stereotipi e dolori.

Quando l'USI mi ha comunicato che nel giorno che commemora la resurrezione di nostro Signore casa nostra sarebbe stata invasa da tutta la sacra corona unita, tredici persone in tutto di cui uno simpatico come un calcio in culo con rincorsa, ho sentito l'impellente bisogno di un paio di scarpe nuove. E un maglioncino color melanzana. E uno smalto fuxia. E una collanina con pendolo a forma di gatto.
Quindi dopo il lavoro sono andata a fare shopping. Schiava del capitalismo che non sono altro.

All'uscita dal centro commerciale quell'inquietante spia a forma di pompa di benzina ha iniziato a lampeggiare. Dopo km 15, nel disperato tentativo di attirare la mia attenzione, è diventata fissa. Ed io, che ho fatto dell'arte di rimandare fino a quando diventano improcrastinabili le azioni che mi risultano scomode uno stile di vita, ho saltato numero 2 benzinai perché tanto c'è quello sull'A24. 

Prava pampina itiota, direi a me stessa, col senno di poi.

Il mio machiavellico piano avrebbe funzionato alla perfezione se non fosse che, distratta da una comunicazione telefonica, anzichè girare verso l'area di servizio ho preso l'A1.

Da un minuto all'altro mi sono ritrovata persa.

Persa senza benzina.

Persa senza benzina sull'Autostrada del Sole.

Persa senza benzina sull'Autostrada del Sole con una chiamata dell'USI in arrivo.

Ciao Princess dove sei?

USI ehm... ecco... io, come dire, avrei fatto una principessata

Vi risparmio le parolacce. Dopotutto ho il sangue blu, santocielo.

La prima uscita dal nome amichevole, raggiunta, suppongo, grazie all'accoppiata carezzine ruffiane sul volante e frasi zuccherose tipo amore mio ce la puoi fare, ho fiducia in te rivolte alla mia Polly, mi ha catapultata dritta dritta sul set di Jack lo squartatore, il ritorno. In 3D. Stazione di servizio deserta, poco illuminata, rumore di lamiere cigolanti.

No panic, penso, faccio benzina e me ne vado. Poi cerco di capire dove minchia sono e come faccio a tornare a casa.

Incenua pampina itiota.

Polly è una tipetta stronza, sapete. Deve aver pensato non l'ho fatta perire da sola sull'A1 senza benzina, è sufficiente per oggi, perché il fottuto tappo non si apriva. A nulla sono valse le istruzioni telefoniche di un marito rassegnato a farmi da badante, meccanico e navigatore satellitare. Stavo per arrendermi ad un aspettami lì, chiuditi in macchina e non muoverti, vengo a prenderti quando è arrivato lui. Il mio salvatore. La colombella pasquale. Il ramoscello d'ulivo. Tale Raffaele che ha esordito con sono passato due volte ed eri sempre lì, ho pensato fossi in difficoltà. Gratidutine infinita. Se avete bisogno di un'immagine che racchiuda il concetto posso farvi avere un'istananea che riproduce la mia espressione in quel momento. Il tipo non mi ha solo aperto il tappo. Mi ha fatto benzina. Perché io, ormai col cervello in pappa, manco sono stata in grado di far funzionare la macchinetta del self service. Dubito avrei centrato il foro del carburante. Sono andata via che ancora gridavo grazie grazie grazie dal finestrino.

Trovare la strada per tornare a casa è stata la cosa più semplice.

Ammettere di incarnare alla perfezione lo stereotipo della femmina al volante è stata davvero, davvero dura.

mercoledì 27 marzo 2013

Just a moon

Era tonda e arancione. L'ho fissata con lo stupore di una bambina dal finestrino di un bus strapieno e maleodorante, un pachiderma lentissimo che annaspava sul tratto urbano di un'autostrada intasata. 

Quella luna è stata l'unica nota positiva di una giornata iniziata con un buco con mire espansionistiche sulla parte di collant che avrebbe dovuto coprire un pezzo della mia coscia sinistra. Me ne sono accorta durante la mia visita mattutina al cesso dell'ufficio e in quella comodissima posizione assunta da ogni donna per fare pipì nel tentativo di non urtare le proprie chiappe immacolate contro la tavoletta del wc, residenza reale di ogni forma di bacillo conosciuta dalla scienza moderna, ho mandato ad A. un sms disperato che iniziava con devo farti una richiesta insolita e finiva con un grazie mi hai salvata.
Sì, A. mi ha comprato le calze. Non solo. Ha avuto il buon senso di prendermele nere così che la mia ricrescita da donna troppo impegnata a lavorare per perdere tempo col rasoio non si intravedesse dalla velatura. Poi dici che una non dovrebbe adorarlo.

A metà mattina una battuta di Capetto, rivolta alla sottoscritta, macchiatasi della colpa di aver inserito in un periodo le parole dimensioni e notevoli, mi ha fatto venire voglia di rinascere in un mondo in cui Capetto sarebbe Capetta, solo per gioire nel vederla soffrire in preda a crampi mestruali. Crampi mestruali che, per dovere di cronaca devo riportarlo, mi hanno fatto visita alle ore 02:03 di ieri notte, impedendomi di dormire.

La mezz'ora di attesa del bus all'uscita dall'ufficio e la corsa del provinciale saltata per cause ignote quasi me l'aspettavo.

Però quello spettacolo di luna no, non me l'aspettavo. E non mi aspettavo che dopo una giornata così io sarei stata ancora in grado di stupirmi per un cosa così semplice. Una luna.
Si fottesse il resto del mondo.

giovedì 14 marzo 2013

Iniziare bene IV

Incontrare il collega V. che ti saluta, amichevolmente, così:
"Ah stronza!"

Rispondere da persona matura.
Con una pernacchia.

Accorgersi, un secondo dopo, di avere alle spalle l'AD.

martedì 5 marzo 2013

L'anziano burlone e il rimorchiatore seriale

Ieri notte qualcuno, a mia insaputa, deve aver appeso alle mie spalle un cartello con su scritto:

Prenditi gioco di me e/o rimorchiami sull'autostrada

Son uscita di casa in vergognoso ritardo e mi sono fiondata in macchina a velocità supersonica sbattendo la portiera senza nemmeno guardarmi intorno. Mentre mi passavo il burrocacao sulle labbra perché va bene il ritardo ma una Princess non va a lavoro con le labbra screpolate ho avuto la sensazione che qualcuno mi stesse osservando. Mi sono voltata e un attimo prima che venissi colta da aritmia cardiaca ho realizzato che il faccione paffuto, rugoso e sorridente spalmato sul mio finestrino apparteneva al papà del mio vicino di casa, di età compresa tra i centodue e centoquindici anni, noto alla forze dell'ordine per essere scappato dall'abitazione del di lui figlio alle tre di notte, in pantofole, pigiama e vestaglia adducendo la seguente motivazione:

Volevo farmi un quartino al pub

"Buongiorno!", dice
Buongiorno un par de struffoli, n'altro po me ammazzi, penso
"Buongiorno!", dico
"Hai la ruota a terra"
Ma porcazoccola
"Oh no, davvero?"
Lui se la ride e risponde "no, stavo scherzando!"
Malimortaccitua
"Ah, simpatico!"

Ho girato la chiave e fatto manovra pensando che essere coglionata da un centoquindicenne burlone fosse un modo davvero originale di iniziare la giornata senza sapere che il peggio sarebbe dovuto ancora arrivare.

In autostrada, facendo appello a tutto il mio coraggio post-traumatico e spinta dal pensiero della faccia con cui mi avrebbe accolta il capo quando avrei varcato, in ritardo, la soglia dell'ufficio, decido di sorpassare un camion.

L'autista inizia a lampeggirami.
Cazzo vuole questo?, penso
Suona due volte il clacson e io, da persona fredda e razionale quale sono faccio una cosa intelligente: mi impanico.
Ci dev'essere qualcosa che non va
Controllo che nessuna spia lampeggiante si fosse accesa, che dal cofano non uscisse fumo, che il volante non tirasse a destra o sinistra.
Il tipo tira fuori il braccio dal finestrino e mi fa segno di accostare.
Porca zozza è la macchina. Oddio, vuoi vedere che il vecchietto mi ha fatto la supercazzola? Avevo davvero una gomma a terra e mi ha detto che scherzava perché mi vuole morta. E' un attentato!
Così metto la freccia, accosto su una piazzola di sosta e con gli occhi da Lemure del Madagascar, resto a fissare lo specchietto retrovisore e l'autocarro che si piazza dietro di me.
Dal camion scende un omaccione con capello riccio, unto e lungo, cerchi d'argento su entrambi i lobi delle orecchie, camicia aperta sul petto con pelo masculo in bella vista, catena d'oro. Praticamente gli mancava solo la panza per incarnare perfettamente lo stereotipo del camionista violentatore seriale.

"Qualche problema?", dico
"No è che me sembravi 'na faccia vista. Ce conoscemo?"
Fortunatamente no, penso
"Direi di no", dico
"Piacere Francesco" dice mentre mi porge la mano callosa
Di un nome falso, di un nome falso
"Piacere Princess"
Maledetta idiota
"Se annamo a prende un caffè?"
Certo, così poi mi sevizi e lasci i miei resti nel cesso dell'Autogrill
"No guarda sto andando a lavoro e sono in ritardo. Ciao"
"Allora lasciame il cellulare"
Te lascio un calcio nelle palle se non te levi subito
"Senti, mi dispiace sono sposata. Ciao"
"Te lascio il mio"
Machiteseincula?
"Non lo voglio, grazie"

Sono arrivata a lavoro in modalità scampata, again, da morte certa sull'A24 e il Capetto, ascoltato il mio racconto, mi ha dato dell'ingenua deficiente. Per una volta credo avesse ragione.

giovedì 14 febbraio 2013

"Il mezzo è il messaggio"

Nei giorni successivi l'elezione a pontefice di Karol Wojtyła iniziò a circolare una leggenda metropolitana che lo voleva protagonista di segrete fughe notturne dal Vaticano compiute nell'intento di mescolarsi ai suoi fedeli per conoscerli a fondo, contando sul suo momentaneo anonimato.

Bene. Se vi dovesse capitare di vedere una tipa con la tiara, la puzza sotto il naso e l'aria da Princess dallo sbuffo facile sappiate che quella sono io. Ho deciso di imitare il papa (del resto pure i reali sono di discendenza divina, no?) mescolandomi ai miei adorati sudditi e immergendomi nel fantastico mondo di mezzi pubblici romani.

Insomma, visto l'allerta meteo a giorni alterni, Alemanno perennemente pronto con la pala, l'autostrada che mi comunica il pericolo neve, l'era glaciale 1,2,3 e 4 e, soprattutto, visto che ho rischiato la pelle a causa del ghiaccio già una volta e la lezione mi è bastata, ho deciso, quando i turni di lavoro me lo consentono, di lasciare la Polly Princess-mobile a risposo e prendere i mezzi. Nonostante io abiti nella provincia di Monculo, il mio posto di lavoro sia sito in Monculo e, per raggiungerlo, io debba passare per il centro città, lontano da Monculo, lontanissimo dalla provincia. Cioè arrivo in centro e poi TORNO INDIETRO. Ma vabbè.

Premetto che sono una sovrana piuttoso tollerante con quella che viene chiamata gente comune. Non mi urtano i discorsi degli altri, la condivisione di un minuscolo spazio vitale, le attese. Sui mezzi sono anche in grado di rilassarmi e fare quello che altrimenti non avrei tempo e modo di fare. Leggere, ascoltare musica, farmi le seghe mentali.

Però.

C'è sempre il però. Senza il però questo post non avrebbe senso.
Ci sono tre categorie di viaggiatori che mi scuotono il sistema nervoso. Che mi incitano alla violenza. Che mi mandano in pappa le sinapsi.

Precisamente:

1. Gli ansiosi. Sono quelli votati alla standing ovation. Perenne. Non si siedono nemmeno quando la loro fermata è il capolinea. Fissano la porta come se dall'altra parte li attendesse Bar Rafaeli in perizoma o Johnny Deep vestito da Jack Sparrow. Se, come spesso accade, tu sei entrato a spintoni, hai la schiena poggiata sul vetro e le falangi che carezzano il palo centrale sono l'unico modo che hai per restare in un equilibrio sempre troppo precario, a loro non interessa. Loro devono assicurarsi che il tratto postazione-porta sia libero. E iniziano a fissarti come se gli avessi scippato la nonna. In prossimità della loro fermata la frase "scende alla prossima?" sarà la vostra rovina. Il signficato occulto è "togliti dalle palle, io devo scendere, devo salvare vite, io rischio di restare intrappolato per sempre nei sotterranei di Roma per colpa tua, io ti denuncio per sequestro di persona". E tu ci provi a fargli capire che se nel momento in cui pronunciano la frase tu togliessi di mezzo il braccio che ti permette di restare in piedi finiresti per terra, trascinandoti dietro mezzo treno. Inutile. Ci provi a fargli capire che stai solo attendendo che il treno si fermi, che passi il momento rinculo, estremamente pericoloso, che segue la frenata e poi, in un secondo scarso, toglierai il braccio per farli passare. No, a loro non interessa. Loro devono avere la traiettoria libera. Tu puoi pure morire sotto le rotaie, stronzo.

2. I liceali. Categoria spesso innocua, vero. Si muovono in gruppo, spesso intorno al mattatore, protagonista, buffone di corte. I decibel che le loro corde vocali sono in grado di raggiungere superano di gran lunga quelli prodotti dai rumori circostanti e occupano, in cinque, tre quarti del vagone ma, fin qui, il fastidio è limitato. Il problema sorge nel momento in cui iniziano a fissarti, violando quel comodo rituale chiamato disattenzione civile. E tu senti puzza di provolaggine. Nel momento in cui vedi quello sguardo, quello da ormone neo-sviluppato, quello tipico del 14enne che ha appena scoperto le gioie del porno, posato su di te capisci di essere fottuta. Io, per esempio, inizio a pensare che avrei dovuto indossare le perle ereditate da Nonna R. che fanno tanto 30enne per bene. Un liceale non ci prova mica con una 30enne per bene. Ma con una con la faccia da ragazzina sì. E io sono quella che è stata presa per una 18enne neopatentata dall'ex propritaria di Polly e che si è gustata la sua faccia da merluzzo quando le ha confessato di avere 28 anni e dover rinnovare la patente ad Aprile. Ergo non ho scampo. Se non con le perle di Nonna R.

3. Le nuvole verdi. Il loro ultimo incontro con l'acqua risale ai tempi in cui ci si lavava nel fiume e di notte si faceva pipì negli urinali. In compenso hanno fatto degli incontri ravvicinati del terzo tipo con cipolla e aglio la loro filosofia di vita. E siedono vicino a te, sempre.

lunedì 14 gennaio 2013

Cronache di inizio lunedì

Questa mattina mi sono truccata a lume di candela perché pretendere di avere la corrente elettrica dopo una tempesta nottura non è ottimismo. E' utopia.
Non ho potuto utilizzare la piastra ne accendere lo scaldino del cesso ergo ho i capelli colti da smania rivoluzionaria con frange radicali che gridano all'anarchia e un freddo allo stato osseo che non mi scollerò di dosso prima di stasera, sotto settantatre strati di piume d'oca.

Ho preso i mezzi pubblici dopo un anno e mezzo, evento già di per se traumatico, poi ho pure sbagliato a fare l'abbonamento settimanale rimettendoci ben 8 euri.

I collant mi calano. Ho il cavallo alle ginocchia e la vita sotto le ascelle. Fantozzi non sei nessuno.

Come da migliore tradizione, visto che è lunedì, ho deciso di incominciare quella cosa con la d. che ti imporrebbe di non mangiare. Condizionale d'obbligo visto che alle ore otto e zerozero mi sono avventata su un cornetto con la Nutella per poi rendermi conto in corso d'opera, più o meno al quinto mozzico, che avevo iniziato la d., la di..., la die..., quella cosa là.

Sono a lavoro da 3h e 2 minuti, già stanca e incazzata.
Non credo che arriverò sana di mente alla fine di questo lunedì, figuriamoci alla fine della settimana.

mercoledì 9 gennaio 2013

"Etciù!" "Salute!"

Facendo appello al suo proverbiale tatto il Capetto mi ha appena fatto notare che sembro mi nonna.
Sono seduta alla mia scrivania con addosso piumino e sciarpa, circondata da fazzoletti smocciolati, dalla carta dell'Asprina C, del Betotal Immuno Plus e del Benagol miele e limone.

Insomma, sono influenzata. Again.
E' il bello della nostra vita, la vita della gente con gli anticorpi in cassa integrazione.
La mattina ti svegli e sai che dovrai correre più dei virus.
Vi anticipo la fine. Il virus vince sempre.

Nel frattempo mi sono resa conto  di aver speso una cospicua parte del mio non esattamente esoso stipendo in medicine. In borsa ho una farmacia. Dai probiotici, alle vitamine, dal ketoprofene, all'acido folico.
O la mia ipocondria sta peggiorando o sto per morire.

Poi dici che non te prende la depressione.
La serotonina! Ecco cosa manca nella mia borsa!


martedì 8 gennaio 2013

Le notti postmatrimoniali


Se come me soffrite di insonnia, il matrimonio, sappiatelo, non gioverà affatto al vostro problema. Nonostante la palpebra pesante già alle 6 del pomeriggio e i numerosi tentativi di restare sveglia in macchina al ritorno dal lavoro con lo stereo a palla e l’aria condizionata, gelida, dritta sulla faccia potrebbe capitare che, arrivate le 11 di sera, quando state, finalmente, per rifugiarvi  tra le braccia di Morfeo, sole nel vostro lettone, rientri vostro marito imprecando contro la serratura del portoncino d’entrata di casa vostra. 

Voi, visto che non l’avete visto per tutto il giorno, vi sentirete quantomeno in dovere di alzarvi, abbracciarlo, baciarlo e chiedergli, sperando in un secco no, se vuole qualcosa da mangiare. Lui, se è un tipo comprensivo, vi rispedirà subito a letto con vostra immensa gioia. Poi, però, piomberà in camera vostra e, come sempre accade quando non si vuol far rumore, inciamperà nelle vostre ciabatte, gli cadrà qualcosa dalle mani scaraventandosi sul pavimento con un rumore infernale, entrerà nel bagno per una doccia e quando sarà sotto il getto dell’acqua il suo cellulare squillerà, diverse volte. Finché voi, prese dallo sconforto, vi alzerete e glielo porterete lottando contro l’ubriacatura da sonno. 

Riaddormentarvi non sarà facile. Cercherete invano di ritrovare la posizione che avevate assunto e che era tanto, ma proprio tanto comoda e quando vi sembrerà di averla trovata, vostro marito entrerà nel letto tirandosi dietro le lenzuola. Sfinite vi addormenterete verso le 2 di notte con la sveglia impostata sulle 6 pensando che il giorno dopo sarà un’altra bella giornata di merda passata tra la vostra scrivania e la macchinetta del caffè.

Buongiorno.

giovedì 20 dicembre 2012

Può sempre andare peggio

No, Princess, l'anti-CED non è la cosa peggiore che potesse capitarti.
Del resto nella vita non si finisce mai di essere smentiti.

Succede che il Capo-Intermedio, 626 alla mano, si reca dal Capo-Supremo e dice che no, noi lì proprio non ci possiamo stare. C'è bisogno di una soluzione alternativa.

Felicità, giubilo, "sia lode all'eroe trionfatore!" penso io.

Il Capo-Supremo si spreme le meningi.
E spreme, spreme, spreme fino a partorire lei:

l'abominevole idea.

"La Princess e M. andranno nella stanza del Capetto e condivideranno l'unica scrivania libera in quel locale, tanto è grande".

Bene.

Così, ora, ci ritroviamo a condividere la stanza con una persona affetta da bipolarismo acuto e perciò umorale nonché egocentrica ai limiti della superbia, maschilista, permalosa, con un amore incondizionato per il turpiloquio, la bestemmia e la sbraitata immotivata contro qualsiasi persona o cosa gli capiti a tiro.

La scrivania sarebbe grande se non dovessimo lavorare con due schermi a testa. Roba che Oronzo, con i suoi 2cm e mezzo di diametro mi guarda come a dire "ma andò cazzo m'hai portato che non c'entro manco io qua sopra?". Inizio a temere che quello stronzo di suo padre si rivolga a un avvocato per ottenere l'affidamento causa "manifesta inferiorità della postazione materna".

La stanza è claustrofobica, soffocante, fredda d'inverno, umida d'estate. L'habitat ideale della zanzara tigre.

E poi c'è lui.
Mr. Viscidume.
Sposato con prole.
Ammicca, fa battute, ci prova in maniera subdola e ci guarda il culo ogni volta che ci alziamo.

Ma no, stavolta non mi lamento.
Potrei ritrovarmi a lavorare seduta sul cesso, con un pc portatile sulle ginocchia e l'altro schermo in bilico sul lavandino.

domenica 2 dicembre 2012

Prigioniera al casello


Venerdì pomeriggio. Esco dall’autostrada di ritorno dal lavoro.
La sbarra?! Com’è che non si apre?! Ma guarda te che palle, questi inefficienti mascalzoni e io pago pure un botto e che cazzo. “Inserire la tessera prego”. Okkei, misa che sono uscita dalla parte sbagliata. La voce metallica e per niente friendly della signorina mi riporta alla realtà.

Che poi, quando combini questi casini, non è che ti dice culo e puoi, nel caso specifico, fare marcia indietro e imboccare la giusta uscita, quella per chi ha il telepass. No. Perché dietro, essendo un soleggiato venerdì pomeriggio di fine novembre e, per di più, con sciopero mezzi annesso, hai una fila di macchine semi-infinita con al volante tizi simpatici che iniziano a guardarti-sbuffare-suonare clacson dopo circa 2 secondi e mezzo da quando hanno capito che sei la povera imbecille di turno che fa aspettare tutti al casello.

E vabbè, risolviamo. Penso. Pigio il pulsante rosso, quello dell’assistenza. Ecco, io non lo so che tipo di telecamere ipertecnologiche abbiano, fatto sta che il tizio dall’altra parte aveva visto che
1. sono una ragazza
2. avevo la faccia colpevole ed esordisce con un “che s’è persa il biglietto signori’?”. Peccato che non si possa riprodurre il tono. Vi dico solo che era canzonatorio-sconsolato.
Mi sono immaginata, non chiedetemi perché, la faccia del tizio. Capellone, brizzolato, con i baffi, gli occhi chiari e un sorrisetto malefico di chi pensa (e sono tanti) che le donne al volante siano una sventura per l’umanità e che dovrebbero quantomeno porre la questione in qualche G8. Io “no, veramente ho il telepass ma ho sbagliato uscita, che faccio?” chiedo umile. Lui “e mo vedemo de falla usci’” (il tono era peggiorato, nettamente). Dopo aver fornito diverse informazioni sul mio tragitto il tizio riparte alla carica “prema il pulsante vrorde… pst pst pst…”. Oh cacchio, Houston abbiamo un problema, mayday mayday, comunicazione interrotta! Che minchia ha detto questo? Quale bottone? Ce ne sono 4 e sono tutti uguali, non vedo colori o altri segni di riconoscimento. Help. Devo fare qualcosa. Anche perché miss caschetto biondo 2012 dietro di me ha finito le espressioni di disprezzo nei miei confronti. Pigio di nuovo il pulsante assistenza. Il tizio non fa in tempo a rispondere che io “scusi che bottone mi aveva detto di spinger…” sospiro di rassegnazione, si alza la sbarra.
Libera!