domenica 29 dicembre 2013

Basta un poco di zucchero

Ehila Sudditi!

Sono risorta a nuova vita dopo essere annegata in un mare burrascoso di zuccheri, polifosfati e grassi saturi le mie coronarie me la faranno pagare prima o poi, lo so.
Ho sposato senza esitazione ne postumo ripensamento la formula magna che te passa altrimenti nota come ogni dolore ricorre a boccone, nonna L. rules.

Nonostante non mi sia impegnata ad essere una prava pampina il panzuto e barbuto tizio della CocaCola m'ha portato tanti bei regali. Tra questi il dvd di Io e Marley. Vederlo il 25 pomeriggio con Biagio scodinzolante ai piedi del divano o sdraiato sulla schiena della sottoscritta non è stata un'idea da Archimede. Praticamente a fine film lo guardavamo tutti col lacrimotto in bilico tra la palpebra inferiore e la guancia blaterando frasi tipo tu non morire mai. Tutti ad eccezione di Pino che, imperturbabile con le sue gambe a cavallo e i folti baffi, continuava a domandarsi quanti cani fossero stati necessari per girare il film ripercorrendo le varie età della pora bestia.

Intanto qualcuno ha ricevuto una buona notizia proprio il giorno di Natale. Il lontano ma vicino nel cuore cugino G. e sua moglie, in cerca di un pupo da 5 anni e in lotta da 4 con una teratozoospermia grave, dopo un'operazione di varicocele, qualcosa tipo 70 iniezioni di Gonal-F, 5 iui e una FIVET sono incinti. Grazie a SantoSpirito. Ora non vorrete mica dirmi che ce la fa con tutti tranne che con me, neh? Un applauso al mio giaino pliz

Io nel frattempo ho vinto le pere sulla panza. Facciamo sul serio, forza e coraggio.
Prima però dobbiamo risolvere l'annosa questione. La concorrenza al mistero della Resurrezione, l'atroce dilemma che nemmeno la nuova serie di Voyager potrà mai svelare, la domanda in grado di destabilizzare i precari equilibri amicali, in grado di disseminare odio e rancore, litigi e scoramenti: che fai a capodanno?
E voi siete organizzati o necessitate d'un salvifico invito a Palazzo?

martedì 24 dicembre 2013

Armistizi da vigilia

Bene. Sono le quattordici e quarantuno. Io sono in pigiama. Mina sta arrivando, che deve mettere su il brodo per domani. Cugino I. è passato prima per portare le bibite, comprese due bottiglie di Sprite che terrò con buona probabilità fino a Pasqua. Il tavolo è da allungare, le sedie da prendere in garage. C'è una tovaglia rossa da sceicco piegata in una busta di cartone, perché non essere pacchiani a Natale è come andare da Mc e prendersi un'insalata.

Le luci del presepe hanno interrotto il loro sciopero, probabilmente dovuto a qualche incursione felina, giusto in tempo per la vigilia. Penelope continua a scalare l'albero manco fosse Messner con la coda. Ora è in punizione in camera sua. E se continua niente Whiskas natalizio. Ok, magari solo un po' che pure per i mici è festa, dicono.

L'USI ha acceso il fuoco e io devo pittarmi le unghie di rosso. I regali per le Sisters sono impacchettati sotto l'albero, due paia di leggings stile stregatto a due euro l'uno. Sono il genio degli acquisti.

In questo Natale manchi ancora tu. Hai marcato visita, proprio stanotte. Mi sa che c'hai la stronzaggine principesca di tua madre ma io ti perdono, che a Natale oltre ad essere tutti più ipocriti siamo tutti più tolleranti. Buoni no, dai, non esageriamo c'ho una reputazione da difendere, sacripante!

E insomma anche le Princess posano scettro e corona in queste occasioni. E anche se per un giorno ed una notte soltanto si concedono il lusso di lasciare che tutto, semplicemente, vada come deve andare, che il tempo si fermi, che le parole siano leggere, che le lacrime lascino il posto ai sorrisi e che il pandoro con la Nutella finisca dritto dritto sulle chiappe.

Buona Natale, adorati sudditi.

lunedì 23 dicembre 2013

Lasciare

Il mio badge è storto. Lavoravo per questa società da due settimane quando lo lasciai inavvertitamente sul cruscotto della mia Clear. Il calore del sole lo deformò.
All'inizio non lo cambiai per pigrizia, nonostante A., Capetto, collega C e tutto il cucuzzaro mi esortassero a farlo ogni volta che me lo vedevano al collo, poi mi affezionai. Per farlo passare nel tornello occorre esercitare una lieve pressione con indice e medio, una scocciatura agli occhi di tutti ma a me, in fondo, piaceva dire aspetta te lo passo io che questo vuole la mano del padrone quando qualcuno dei consulenti, dimenticatosi il suo, me lo chiedeva in prestito per passare.

L'ho riconsegnato oggi in portineria.

La mano ha tremato un po'.

Questo è stato il mio ultimo giorno qui.

Ho portato via con me Oronzo e i suoi nuovi amici GufA, Orange e la principessa Aurora, i CD di Photoshop e del corso di fotografia, le scatoline di liquirizie che ho riciclato come portapillole so' anziana inside, I know, le bacchette cinesi per incapaci, dotate di molla, regalo di L., il mio cactus e il suo messaggio subliminale, velato ma non troppo.

Vorrei che questo ciao fosse facile. Come quello che si dice il primo giorno, quando ancora non conosci nessuno, quando sei poco meno di un'estranea, quando non sai cosa ti accadrà, chi incontrerai, come ti troverai. Un ciao carico di belle speranze e grandi aspettative.

Non è facile, invece. Per niente.

In questa gabbia di marmo, cemento e luci al neon ho passato due anni e otto mesi della mia vita.
Qui lascio MC e le sue frasi da cinquantenne allupata che a me, però, facevano ridere. Lascio la sua risata, i suoi limoni e le sue ansie da mamma come quel non correre per strada, copriti oggi, mangia che sei sciupata e della dieta tu non hai bisogno, però dovresti fare un po' di sport pigrona.
Qui lascio I, la sua voce stridula, i suoi cappelli coi pennacchi, le foto delle sue vacanze, i suoi consigli sulla moda che non mi sognerei mai di seguire.
Qui lascio V, i suoi ah stronza , le pernacchie con dietro l'AD, la sua voce nasale, le battute da terza elementare e i grazie ruffiani, scritti sulle mail a caratteri cubitali.
Qui lascio il suono dei miei tacchi sui marmi dell'ingresso principale, il bottone sbagliato dell'ascensore, i caffè e i taralli pugliesi del distributore, le scale di ferro di fianco la mensa, la pizza del mercoledì, le tapparelle chiuse delle finestre, il rumore del treno che passa a pochi metri dal mio ufficio, le grida di Capetto, i segni sul muro delle mie forcine per capelli, i buondì canori

Qui, soprattutto, lascio il mio personalissimo pezzetto di cuore, a cui proprio non riesco a dirlo, questo ciao.

venerdì 20 dicembre 2013

Ciao amore ciao

Okkei, mancano i saluti in pompa magna del Presidente della Repubblica e poi posso finalmente finirla di avere questa faccia qui:



quando qualcuno dimostra il suo dispiacere per la mia prematura dipartita lavorativa e mi ricorda quanto s'è lavorato bene insieme qui dentro, quanto sono stata profescional, precisa, geniale. Sì, cari miei. Sono stata addirittura definita geniale. E mica dall'ultima pulce del pelo di Biagio, no no. Nientedimeno che dal Capo Supremo di Comunuicazione, sì sì. Si campasse di soddisfazioni sarei la Naomo degli Appennini, mica pizza e coriandoli. Peccato che non mi paghino per ricevere complimenti.

Che poi, pensavo, sarebbe tutto molto più semplice se tutti facessero gli gnorri, se mi dicessero una cosa tipo beh allora ci si vede, se mi passassero di fianco fischiettando e voltando lo sguardo altrove. Perché così l'è una tortura medievale. Soprattutto quando i tuoi dosaggi ormonali sono più sballati di quelli Leonida. No, non il virile Re di Sparta ma il personaggio comico interpretato da Leo Gullotta. Non provate a farmi credere che non ve la ricordate, tutti da bambini adoravano il Bagaglino, qualcuno pure da adulto.

Insomma, bypassiamo la fase saluti e baci e diamoci alla pazza gioia con un festino alcolico. Non è meglio? Sono sicura che molti riuscirebbero persino ad essere tollerabili, qui dentro, dopo tre caipirinha.

mercoledì 18 dicembre 2013

Senza patria e senza spada

Io faccio.
Io ho sempre fatto.
Io non mi tiro indietro, mai.
Io non rientro nella categoria dei condizionali.
Io mi do da fare ed è così da sempre.
Io non mi sono mai nutrita di manna, mai stata parcheggiata anni e anni all'università, mai stata con le mani in mano.
E non me ne sono mai pentita.
Lo voglio, lo ottengo. Ha sempre funzionato.
Fino ad ora.

Fino al momento in cui mi sono resa conto che la professionalità, la disponibilità, la puntualità non pagano. Fino al momento in cui ho realizzato che, forse per la prima volta nella mia vita, gli sforzi fatti si sono volatilizzati, aria fritta, scatola vuota, encefalogramma piatto, tabula rasa. Ho seminato con impegno, costanza e dedizione e non ho raccolto un cazzo.

Sono incazzata e sapevo che sarebbe arrivato questo momento. A tre giorni dalla mia dipartita lavorativa io ho passato la fase depressione e sono immersa fino al collo in quella della rabbia.
Sono incazzata perché fatta fuori. Sono incazzata perché non me lo merito, perché ho lavorato bene e sodo, perché sono stata un'autodidatta, perché se so fare le cose lo devo solo a me. Perché mi sono fatta il culo più di altri. Ma non sono io che resto.

Mi sono guardata indietro tante volte in vita mia, nonostante la giovane età. E mi ritenevo soddisfatta del mio operato.

Ora non più. Dietro di me vedo fallimenti e devastazione e la cosa peggiore è che io non me li sono cercati. Mi sono piombati addosso con l'eleganza d'un elefante in calore. Sono schiacciata dagli eventi, sono delusa dalle persone.

E riesco solo a pensare che voglio andarmene. Pure se persino il mondo, oggi, mi sembra troppo piccolo.



lunedì 16 dicembre 2013

Baciami ancora

Questa mattina, su un triste e grigio vagone della Metro B, alle ore sette e zero zero, due zelanti adolescenti con acne, peluria sul viso, super zaini in spalla e dizionario di latino in mano è la mia invidia che sta parlando? Of course! si sono esibiti, dinnanzi alla sottoscritta, ancora sonnecchiante, in una limonata da Oscar.

Mi sono resa conto di quanto io sia diventata arida nel momento in cui ho pensato che a quell'ora del mattino, probabilmente prima di colazione e con l'alitosi da alzataccia malamente mitigata dal sapore del dentifricio, i baci appassionati, con la lingua alla ricerca delle carie nascoste dei molari, dovrebbero essere vietati per legge.

E poi ho pure pensato ai baci che si è osato dare, quelli riusciti e quelli che t'hanno fatto rimpiangere di non esser rimasta a casa, divano e babbucce, a guardare Grey's Anatomy e sognare il grande amore, bello come Derek però col naso un po' più dritto. Che volete, so' pretenziosa.

Ognuno interpreta il bacio a suo modo, pochi sono spontanei però. Soprattutto nell'adolescenza o in occasione delle prime uscite pre-coito. Siamo tutti troppo impegnati a fare bella figura, nel tentativo spesso vano di strappare al malcapitato un altro appuntamento.


Nella mia personalissima e priva di valore scientifico classifica del baciatore italico masculo troviamo al primo posto l'Hitch. Quelli di voi che non hanno idea di cosa stia parlando dovrebbero vedere questo film. Will Smith è una sorta di moderno e very faigo Dottor Stranamore che aiuta gli imbranati a rimorchiare. L'Hitch sa come manovrarti, nelle sue mani sei un burattino, non sbaglia un colpo. E' un freddo calcolatore. Azione-reazione. Pensa solo alla tecnica. E' generalmente poco tenero, egocentrico, belloccio e stronzo. Ma bacia tremendamente bene. La lingua non si infila in bocca se non dopo un accurato gioco di labbra. Lui le succhia, le lecca, le morde e quando si decide a spingersi oltre lo fa con la grazia e la leggiadria di una étoile evitando però l'effetto lumaca morta.




Non bada invece ai preliminari l'Invadente. L'uomo che crede gli sia tutto concesso solo perché avete abbozzato un sorriso di cortesia ad una sua scadente battuta, con buona probabilità omofoba. Che l'Invadente ci tiene a metter in bella mostra le proprie virilità da detentore di pisello. Confonde passione e palpazione, arriva al dunque in pochi nano secondi, non lascia spazio vitale, fa il padrone in casa vostra. In compenso dopo averlo baciato non avrete più bisogno della visita dentistica che avete prenotato da tempo perché le carie ve l'ha rimosse tutte lui.



La metto o non la metto? Un pezzetto va! Anzi no, anzi sì, anzi no, anzi sì. Brutta la specie degli indecisi. Tanto potenziale inespresso, poca sicurezza, molto imbarazzo. L'Indeciso aspetterà tutta la sera il segnale. Quello che potrebbe dargli sufficiente coraggio per avvicinarsi a 5 cm dalla vostra bocca per poi ritrarsi e fingere di guardare con estremo interesse l'amplesso tra alieni che si sta consumando proprio dietro le vostre spalle. Dovrete essere voi, signore mie, a fare il primo passo. A patto che l'Indeciso in questione vi piaccia davvero, gli spezzereste il cuore se, deluse dalla sua perfomance da Rin tin tin in calore, gli negaste un prossimo incontro. L'Indeciso è un diesel. Dategli tempo e abbiate pazienza, non vi deluderà.

venerdì 13 dicembre 2013

Fantasmi e sirene

Questa mattina credo d'essermi svegliata ansimante e impaurita, reduce d'un sogno inquietante e d'aver detto all'USI, pronto per uscire, una cosa tipo: non andare via, ho paura, ci sono i fantasmi. Credo anche che lui si sia allegramente beffato dei miei motivati timori, abbia riso e risposto: non temere, adesso chiamiamo i Ghostbusters.

Eppure ieri sera a cena ho mangiato solo un leggerissimo minestrone, scotto però. Perché il suddetto marito ha pensato bene di presentarsi a Palazzo alle ore nove e cinquantacinque minuti dopo avermi scritto su WhatsApp alle nove e trentatré, il bit m'è testimone, sto arrivando. A suo dire ha passato i restanti ventidue minuti in giardino, nel vano tentativo di impartire lezioni di bon ton a Biagio che, oltre a saltare come un canguro ogni volta che ci vede, si ostina a voler mangiare la propria grazia di Dio. Aveva ragione l'USI, Gianni sarebbe stato un nome più appropriato. Morandi come secondo nome.

Alle ore otto e zero zero mi sono fiondata sotto il getto d'acqua bollente della doccia per rendermi conto un millisecondo dopo d'essermi dimenticata il flacone dello shampoo nel bagno grande. Ho deciso di imputare il mio ritardo a lavoro al minuto e mezzo necessario ad uscire, imprecare, asciugarmi, andare nell'altra stanza, prenderlo e rientrare nel box.

Nel frattempo da queste parti mancano esattamente sette giorni lavorativi, compreso oggi, alla fine del nostro contratto di lavoro. A meno che non riescano ad incastrarmi per il periodo natalizio, cosa che sto cercando di evitare come la peste del '300. L'unica cosa positiva che mi viene da pensare a riguardo sono le ore dormite per notte che passeranno dall'essere 6-7, decisamente troppo poche per gli standard principeschi, a 9-10. Questo almeno fino a fine gennaio.

Comunque va tutto bene, oggi sono fortunata. Ho trovato Ariel nell'ovetto Kinder. Felicità.

Buon week end, adorati sudditi.

mercoledì 11 dicembre 2013

Undici dodici tredici

A dirla tutta ero un tantinello indecisa sul da farsi perché, insomma, vi sarete pure giustamente scassati tutte e sette le sfere del drago degli epitaffi e dei sentimentalismi da femminuccia in premestruo fedelmente riportati in codesto blog. Tra l'altro io con gli anniversari c'ho un rapporto d'odio e amore. Più d'odio che amore. Rischiano d'essere sempre mielosamente nostalgici, alcuni sono persino in grado di farci rimpiangere come eravamo. Sempre con qualche chilo e capello bianco in meno, 'cazozza.

Però questa è una ricorrenza particolare. Questo è il giorno in cui, un anno fa, facevo marameo alla morte di cui abbiamo una diapositiva:


Scusate eh, ma non ho foto della lastra di ghiaccio che ha ridotto la mia adorata Clear in questo modo e che m'ha quasi fracassato il cranio.

Lei non ce l'ha fatta, l'abbiamo rottamata qualche giorno dopo, io sì. Io sono qui, dopo un anno, non troppo in salute ma viva. E me lo faccio andar bene, anche se solo per oggi. Mi faccio andare bene Capetto che sbraita, il contratto in scadenza, il caffè del bar aziendale che sa di bruciato, la pasta scotta della mensa, le bollette da pagare, la cacca di Biagio sotto le mie Nike, Penelope che assalta l'albero di Natale e gioca con le pallette, l'USI che mi lascia senza Bancomat, la casa in disordine.

Certo questo non autorizza nessuno a chiedermi favori, sono sempre una cazzo di Principessa, io.

Insomma oggi facciamo che è tutto bello però da domani torno in depressione. Veloggiuro.

lunedì 9 dicembre 2013

Luci della ribalta

Siamo nati per la ribalta, siamo nati per essere protagonisti assoluti e indiscussi delle nostre vite, ognuno secondo i propri desideri, le proprie inclinazioni, le proprie possibilità. Ognuno secondo il proprio destino.
Basterebbe accettare questa consapevolezza per vivere sereni. Percorrere il proprio cammino, sia esso in salita, in discesa o fatto a scale senza confronti, senza ansie, senza sentirsi meno di.

Il mondo gira, sì ma alla rovescia. Tutti gli eventi che aspetti con trepidazione tardano ad arrivare o marcano visita, quelli che invece temi arrivano con una puntualità feroce e beffarda.

Ho ricevuto una notizia, la notizia. Quella che tutte le ricercatrici incallite come me temono. E non per invidia ma per paura. Paura del dolore, paura della propria reazione, paura di non essere mai come, paura di sentirsi meno di.

Ad essere incinta stavolta non è la figlia della cugina di terzo grado di tua madre, la vicina di casa di tua zia, la tipa che prende il bus con te, l'amica emigrata in America. Ad essere incinta è una tua cara amica d'infanzia, quella che insieme a te ha costruito tanti divertenti ricordi, quella senza la quale la tua adolescenza sarebbe stata un po' più piatta, un po' più grigia. Quella a cui vuoi un bene sincero anche se non la vedi spesso.

Io non la invidio, io sono felice per lei. Io non mi sento privata a causa della sua gravidanza di qualcosa che comunque non avrei avuto. E sono fiera di me.

Il punto, però, è che il lieto evento m'ha fatto riflettere su quella cosetta chiamata karma. Sì perché appena saputo io ho pensato solo che lei se lo merita perché ha sofferto tanto. A febbraio scorso ha perso il padre, si è tatuata il dolore sul braccio con la scritta papà e il segno dell'infinito. Non ha avuto la sua pacca sulla spalla quando ha comprato casa col suo compagno, quando ha iniziato a convivere. Ora però ha la sua luce.

Io no.

E mi chiedo perché, pure se so che non ha senso. Mi chiedo quando verrà il mio turno di tornare a sorridere. Mi chiedo dove sia la mia luce, quale forma prenda, se saprò riconoscerla dopo tutto questo dolore.

Perché lei se lo merita ma porcatroia me lo merito pure io.

E' per questo che l'incipit di questo post me lo dovrei tatuare, come ha fatto lei.

Non perdere di vista l'obiettivo, ognuno ha la sua strada, Princess. Niente confronti, niente ansie. Sii tu la protagonista della tua vita.

Certo che è lunghetta come frase, occhio e croce mi sa che l'avambraccio non mi basta.

mercoledì 4 dicembre 2013

Il due davanti

A me 'sta cosa che un giorno c'hai 28 anni e quello dopo ce n'hai 29 me mette n'ansia signora mia.
Ebbene sì, miei prodi e adorati sudditi, oggi è il mio co..., compl..., vabbè avete capito. E' che io non ho proprio un bel rapporto con questo nefasto giorno, sarà che porta sfiga. Quest'anno, per dire, ho brindato con un bicchierino di pipì. Sì perché sto male, again. Cistite, again. E così SantoSpirito mi ha ordinato un'urinocoltura che si sa, l'urinocoltura il giorno del compleanno non si nega a nessuno un po' come le candeline sulla torta, i regali e gli auguri su Fb. Che io dico, se devi scrivermi solo auguri e in vita tua m'hai visto tre volte e pure di profilo evita, che non ci resta male nessuno.

Meglio che non faccio bilanci, potrei svenire. Del resto anche 'sto blog è un po' il promemoria delle mie sfighe. Silvio Pellico spostate è il mio turno di raccontare le mie prigioni.

Gli anni sono convenzioni con cui ci piace scandire il tempo. Mio zio scemo diceva sempre che in fondo il tempo non esiste e delle tante baggianate che ha detto in vita sua questa devo ammettere che merita.

Quindi io oggi non ho un anno di più sulle spalle, semplicemente sono più vicina alla morte. Cazzo, è anche peggio messa così. Facciamo che zio c'aveva torto, che io oggi compio 29 anni e che sono una bimbetta felice. Perchè si è ancora bimbe finché si ha il 2 davanti, no?

martedì 3 dicembre 2013

Fluo

L'intento era quello di comprare una sveglia e un paio di collant neri a pois visti indosso ad una collega ex brutto anatroccolo e diventati immediatamente oggetto di desiderio. Desiderio zozzo, spinto, ossessivo. Così ossessivo da farmi ferventemente sperare di non dover arrivare a pagina due di google immagini perché si sa che quando sei costretto ad arrivare a pagina due sei fottuto. Quel che cerchi non esiste.

Centro commerciale, domenica pomeriggio, Biagio e marito al seguito. Uno sbuffava, l'altro slittava con le sue zampotte sul pavimento di marmo. Sono uscita con due paia di calze, un paio di leggings e un maglione nero. Senza sveglia ne calze a pois.

Credo d'avere un serio problema con le tentazioni. Roba che nemmeno ci provo più a resistere. Roba che mi ritrovo spesso a pensare a cose tipo la vita m'ha castigato abbastanza, perché dovrei rinunciare? 
Così compro come se le sorti del mercato globale dipendessero dai miei acquisti dite a quella culona della Merkel che ci penso io a risollevare l'economia mangio porcherie come se zuccheri e conservanti fossero fibre e proteine, mi vizio e, soprattutto, oso.

Ho tagliato i capelli e indossato un paio di calze da far concorrenza alle signorine della Salaria, tanto che pure C. mi ha dato dell'audace e io sto ancora cercando di capire se quello fosse un complimento. Ma il bello è che non mi interessa, il bello è che sono stanca d'essere rosa pallido. Voglio essere rossa. Ai limiti del fluo. Sono stanca della diplomazia, del perbenismo, delle frasi fatte, dell'affetto fraterno, del miele e dello zucchero. Voglio acidità, sincerità, docce fredde, frasi bollenti, estremismi e tanto sale, che si fotta pure la ritenzione idrica.

Voglio sentirmi viva che son morta dentro troppe volte, quest'anno.