Da due giorni il mio sonno è disturbato dal rumore d'un vento impetuoso che sembra abbia tutta l'intenzione di sradicare le persiane della camera da letto e spalancare la finestra lasciando che una pioggia urlante entri e un demone degli inferi dall'accento campano mi rapisca.
Ieri mi sono addormentata verso le tre dopo due pipì e un centinaio di cambi di posizione. Così stamattina ho deciso di dormire di più. Mi sono svegliata con un peso sul torace e la sgradevole sensazione che qualcuno mi stesse osservando con un'attenzione maniacale alitandomi sul collo. Non era il demone ponzese. Era Biagio.
Erano le undici e un quarto e sua signoria doveva togliersi un peso dal cuore. Cioè dall'intestino.
Così sono uscita coi segni in faccia del mio passionale accoppiamento col cuscino e un abbigliamento tipo non è che non mi sono docciata né vestita è che sono casual e sono figa pure così.
Facevo schifo. Ho cercato con scarsi risultati d'occultare il pigiama e l'occhio imborsito con felpa blu, stivali neri sul pantalone azzurro che fa molto Romania e occhialone coprente che fa molto agente della CIA.
Ho fatto una capatina in spiaggia che tanto non c'era nessuno e mentre ero al telefono ho intravisto le chiavi del mio appartamento conficcate nella sabbia ancora bagnata. Vah che culo penso le avrei perse e mai ritrovate.
Mai sfidare la sfiga, mai.
Due minuti dopo, mentre ero intenta a stringere il guinzaglio del quadrupede, ho sentito tipo pluff. Ho abbassato lo sguardo giusto in tempo per vedere il portachiavi rosso affondare nell'acqua putrida d'un tombino.
Manco ho smadonnato tanto sono rimasta inebedita.
Mi sono fiondata verso la reception dell'albergo. Ad accogliermi Miss Lobotomia.
Ma come ha fatto a buttare le chiavi in un tombino?
Mi alleno tutto il giorno.
Ma io il pass non glielo posso lasciare. Se mi perde pure quello?
Io mi preoccuperei più della perdita dei tuoi neuroni.
Aspettiamo Daniele. Conclude.
Nel frattempo torno sul luogo del delitto. Le chiavi giacciono pacifiche sul fondo putrido. Posso recuperarle mi illudo. Prelevo una lunga e stretta canna di bambù da un vicino giardino e inizio a smanettare con le mani nella grata. Non dimenticate che ero in pigiama e con un cane al seguito che scalpitava e tentava di rosicchiare la cannuccia, strumento della mia salvezza.
Nada, fallisco.
Torno con le pive nel sacco da Lobotomia e ci trovo pure Daniele. Daniele salvami, Daniele salvami!
Daniele mi da la copia e dice passo sotto casa tua alle tre, strillo il tuo nome, tu mi butti le chiavi dalla finestra che meraviglia è essere italiani in questi casi? e io vado a fare la copia.
Grazie! Urlo al mio salvatore.
Attenta ai tombini! Scherza lui.
Tutto bene quel che finisce bene. Penso, salendo i 30mila gradini da 30 cm che portano a casa mia.
Illusa.
La chiave girava ma la porta non voleva saperne d'aprirsi.
Ed è qui che è intervenuto il salvatore nambertu. L'uomo dal cappellino verde e la pelle mangiata dal sole che per me ha attraversato le fratte, saltato un cancello, scavalcato un muretto e con fare deciso ha strattonato la porta permettendomi di rientrare, stravolta e trionfante, a casa.
Coraggio Signori' che so ancora le due!
Sono già le due, io sono ancora in pigiama e stanca come avessi combattuto la battaglia di Anghiari.
Però ho capito che va tutto bene fintanto trovi qualcuno disposto a darti una mano.
Alla faccia della sfiga e del demone ponzese.