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lunedì 13 ottobre 2014

Franziska

Onestamente credevo avresti pianto, perché sotto quella corazza forgiata nella valle del cinismo c'è un esserino estremamente delicato, sensibile, empatico. Certo, odi che si sappia. Ci tieni a mostrarti dura, superiore, sempre incazzata col mondo, pronta a dargli battaglia armata di lingua tagliente ma quegli occhi rotondi da cerbiatta, certe volte, ti tradiscono.

Ti sei vestita da femmina, come fai sempre in occasione di giornate importanti. Addirittura sul tuo vestitino color tortora c'era un fiocco. Il tacco però no, perché tu punti alla comodità, alla sostanza.

Non ami apparire ma adori esserci. Non ti risparmi mai. Sei pazza, egocentrica, sconsiderata, avventata, istintiva.

Insieme a te questi 30 anni sono stati degni d'esser raccontati, indipendentemente dai successi e dai tanti fallimenti.

Io me lo chiedo spesso come sarebbe stata la mia vita senza te e non riesco proprio ad immaginarmela. Dopotutto tu te la immagini un'esistenza senza sapore? Senza gusto?

Io no.

Io non l'avrei voluta una vita senza te.

Auguri per questi 30, Sister di mezzo.





domenica 9 febbraio 2014

Il potere del trio

Ci siamo viste alle sette e quaranta, come i treni persi di Battisti, a casa mia.
Abbiamo parlato d'amore e di sesso, di convivenze, futuro, matrimonio, figli. 
Mi sono bucata in cucina, per mano dell'USI mentre loro in un silenzio rispettoso coccolavano la mia stessa dolce speranza. Ho letto i loro pensieri nei loro sguardi  e sono stata fiera di non averci trovato compassione ma vicinanza, comprensione, rispetto, ammirazione.

Conosco il loro gioco. Fiuto la loro preoccupazione. Mi cercano, mi fanno uscire, vestire, truccare, parlare. E tentano goffamente di nascondermi le nuove gravidanze. 

Perché chi vuol esserti vicino lo fa senza sbandierare al vento le proprie ammirevoli intenzioni. Lo fa di nascosto, in punta di piedi, senza fartelo pesare.

Lo fa e basta.

Credevo che nessuno avrebbe mai potuto capire il dolore, la solitudine, il vuoto. Credevo che fosse sufficiente chiudere la porta in faccia al mondo e crogiolarsi nel proprio bozzolo pieno di risentimento. Credevo bastasse uscire di nascosto e voler essere lasciata in pace. 

Mi sbagliavo.

Chi ci tiene ti cerca e lotta con te. Chi ci tiene ti rialza. Con mano ferma ma senza strattonarti. Senza quasi che tu te ne accorga.

Stasera l'incrollabile Princess ha mostrato con il ventre scoperto la propria vulnerabilità, forse per la prima volta in quasi 30 anni. E si sente un po' meno sola. Grazie a quel silenzio rispettoso, alle parole non dette. A loro due, che camminano al mio fianco da 30 anni e che mi rialzano, sempre.

mercoledì 16 ottobre 2013

La mia persona

Ho pensato che mi piacerebbe raccontare un aneddoto sul modo in cui ci siamo conosciute, una di quelle storielle divertenti da tramandare perché, in fondo, Sister, la nostra è una grande storia d'amore e meriterebbe d'essere raccontata, come ogni bella e duratura storia d'amore che si rispetti. Per quanto, tuttavia, io mi impegni a far luce negli oscuri abissi della mia memoria, il nostro primo incontro non lo ricordo. In realtà dubito che potrei, eravamo troppo piccole. Il mio primo ricordo risale ai miei due anni, quando la mia irrequietezza mi fece sbattere il mento contro il pavimento lucido del coiffeur di Mina. Quattro punti e due medici che cercavano di tranquillizzarmi in modo maldestro non piangere, farai piangere anche gli altri bambini. Evidentemente ingoravano il mio innato egoismo, ricordo che pensai e che me ne importa degli altri bambini? E' me che state torturando. Piccola stronza.

Io e te ci siamo conosciute prima. Io e te ci conosciamo da sempre.

Dicono che gli amici sono la famiglia che ti scegli. Non è vero. Io non t'ho scelta, t'ho trovata. Forse se mi fosse stata data la possibilità di scegliere avrei cercato qualcuno più simile a me. Io donna da tacchi, gonna e Barbie fior di pesco, tu uomo mancato da Converse, jeans e macchine a scontro. Io diplomatica, tu irruenta, io dolce apparente e stronza nell'anima, tu stronza apparente e dolce nell'anima. Io razionale, tu emotiva. Se mi fosse stata data la possibilità di scegliere io avrei scelto male, Sister. Perché, forse, non avrei scelto te, che sei stata il regalo più bello della mia infanzia.

Che sei il regalo più bello. Punto.

La citazione che ci dedichiamo in queste occasioni e che viene usualmente commentata dall'amico G. con me se è appena cariato un dente non è stata partorita da qualche genio della lettaratura. E' scema ed infantile. E' frivola e smielata è Derek è l'amore della mia vita ma tu sei la persona. I fans di Grey's Anatomy probabilmente sanno di cosa parlo.

Te la dedico di nuovo, anche qui, in questo posto solo mio.

Tanti auguri, mia persona

martedì 2 luglio 2013

Manuale d'autocommiserazione


Su quel social network che a tutti un po' piace snobbare, perchè a tutti piace sentirsi moderatamente radical chic, ma che ha l'indiscutibile vantaggio di permettere a chiunque di farsi gli altrui cazzi senza essere tacciato di suocerismo avanzato e, cosa non da sottovalutare, col tacito assenso dello sbirciato perché, voglio dì, se metti le tue foto in bikini è perché vuoi che io le veda e che focalizzi la mia attenzione sul cuscinetto lipidico che ti cresce sotto la chiappa sinistra, ho una conversazione perennemente attiva. Il titolo è  Sisters quindi non credo sia necessario specificare i partecipanti. Non è, tuttavia, altrettanto scontato il contenuto.

Per esempio ieri ci siam ritrovate a parlare di vibratori. Un po' per scherzo un po' perché la solitudine va combattuta con i mezzi che il mercato mette a disposizione. Nel momento cazzegium maximo siamo arrivate a linkarci i modelli di ultima generazione pescati su discutibili sexy shop virtuali. Credo che se all'USI venisse in mente di controllare la cronologia del mio piccì potrebbe avere qualche crisi esistenziale. O d'autositma.

Con altrettanto zelo questa mattina siamo passate all'autocommiserazione spinta. La Sister O., che da qualche mese aveva adornato il suo anulare del tanto agognato solitario è di nuovo single. Della Sister G. eviterei di parlare, sarebbe un po' come parlare di lavoro con Capetto. Inutile, superfluo e controproducente.
Io, fresca d'analista e perenne vittima di sbalzi d'umore della serie andrà tutto bene - andrà tutto di merda cercavo di arginare lo tzunami di lacrimotti digitali. Invano. Perché pretendere ottimismo da me è come pretendere che Capetto (sì ce l'ho con lui tanto da volerlo centrare in fronte col portapenne) non dica cazzate.

L'unica cosa sensata che sono riuscita a dire è: andiamocene e vivere altrove.

La Sister G. ha proposto l'Irlanda dove l'amico P. ha trovato casa, nuova vita e lavoro. Io le ho fatto notare che l'amico P. è sì molto ospitale ma è anche depresso cronico e in questo momento a noi serve gente allegra che Dio l'aiuta e pure tanto sole. Così ho consigliato Cuba. Allora mi sembra più adatta Lourdes ha ribattuto lei.

E siccome la Sister O. anche nel dolore resta la più saggia, ci ha riportato alla realtà con la seguente frase:
è inutile scappare, i problemi e la pazzia sono semrpe in anticipo sulle nostre mete. Troveremo tutto lì ad aspettarci. 

Così, per ora, abbiamo semplicemente optato per una rimpatriata, sabato prossimo. Cena e pernottamento. Ma non chiamatelo pigiama party, che, insomma, c'avemo n'età e da festeggiare c'è ben poco.

lunedì 10 giugno 2013

Fuori dal tunnel del divertimento

Sapevamo che la giornata sarebbe stata impegnativa fin dal momento in cui abbiamo aperto gli occhi al primo sole del mattino. Dire addio a un sorriso buono che ha visto solo 27 primavere e acccogliere la consapevolezza di essere ciechi di fronte alla sofferenza umana non è certo un bel programma per un sabato mattina. Ed è proprio per questo che nel tentativo di esorcizzare il dolore per un passaggio anticipato in un mondo che i vivi non hanno modo di visitare, io, le Sisters, l'USI e l'amico G. abbiamo iniziato alle ore undici e trenta a proporre spassose alternative alla depressione che ci avrebbe senz'altro colti a rito ultimato. Anche perché lui avrebbe voluto così, lui amava divertirsi.

Come tutti i buoni propositi che si rispettano siamo partite col botto. 

A mezzogiorno avevamo tirato fuori dal calderone del divertimento ad ogni costo queste proposte:

Andiamo a ballare al mare. Partiamo appena finito tutto, arriviamo lì per l'aperitivo, ceniamo fuori e poi ci scateniamo. 

C'è un concerto interessante a San Lorenzo. Ci facciamo una pizza, andiamo ad ascoltarlo e poi ci facciamo un giro.

A San Lorenzo c'è il mio istruttore di Zumba che fa serata in un locale, potremmo anche andare lì. Si balla anche la salsa, non ti manca un po' ballare la salsa Princess? A me sì.

Alle cinque, seduti su una panchina con lo sguardo perso nel vuoto le alternative erano senza dubbio meno pretenziose:

Mangiamo insieme al pub del paese, poi ci ubriachiamo a suon di prosecco.

Ma un cinema? Danno La grande bellezza oppure ammazziamo i neuroni con Una notte da leoni.

Alle otto restava una sola cosa da fare:

Pizza al taglio a casa Princess-USI, divano, video youtube di Diprè. Così, tanto per ricordare a noi stesse che c'è sempre chi sta peggio, che non occorre andare a ballare per divertirsi, che in cinque su un divano si sta stretti ma si sta tanto, tanto bene. Anche se la Sister O. si è addormentata alle undici mentre il critico d'arte più divertente del web intervistava una tipa che diceva di aver avuto un amplesso con un alieno.

martedì 28 maggio 2013

Amor che move il sole e l'altre stelle

La prof. di italiano che ha avuto l'onore di avermi come sua alunna in terzo liceo si chiamava Zelinda ed era una sadica, carnefice di poveri adolescenti vittime di giudizi poco lusinghieri riportati rosso su bianco su fogli protocollo e accompagnati da numeri spesso inferiori al 2. La chiamavano la belva. 

Una volta scrisse a C questo non è un saggio, non è un articolo, non è niente. Un'inutile accozzaglia di pensieri senza senso. C. pianse e disse che no, non avrebbe più fatto la giornalista da grande. Io in quell'occasione fui più fortunata, la belva si limitò ad un ok, qualche imprecisione. 

Si sa che tipetti del genere, devoti al perfezionismo, non vanno contraddetti e io non lo feci mai. Anche perché eravamo in armonia, la belva ed io. Seppur ancora troppo tenera per meritarmi il suo appellativo ero già abbastanza perfezionista, acida e bipolare da guadagnarmi il soprannome di zelindina. Solo su una cosa non fui d'accordo con lei e non riuscii a dissimulare il mio disappunto.

La mia compagna di banco era intenta a tradurre in prosa questa cosetta poco conosciuta qui: amor ch'a nullo amato amar perdona. Sbagliò l'interpretazione così toccò alla sottoscritta spiegare quel che Dante, senz'altro in preda ad effetti oppieschi, aveva voluto intendere.

Prof. in soldoni vorrebbe dire che l'amore non permette a chi è amato di non amare a sua volta. Eliminando le doppie negazioni, che creano confusione, vorrebbe dire che chi è amato si trova obbligato ad amare chi lo ama. 

Fin qui tutto bene. Poi mi scappò bella cazzata

La belva non fece caso al turpiloquio ma volle sapere perché ritenessi Dante un cazzaro, visto che lei, invece, si trovava d'accordo con quella frase.

Perchè è assai pretenzioso pensare che l'amore ti tolga il libero arbitrio.

La discussione proseguì ed io restai della mia idea. 

Oggi l'ho cambiata. 

La Sister mi ha raccontato la sua ultima pazzia . Dopo una lite col tizio che frequenta da un mese esatto si è attaccata al suo citofono alle 7 del mattino con l'intento di far pace. Lui, ostinato, le ha aperto ma è poi tornato a dormire lei, forte del suo sentimento, non ha mollato. Si è giustificata con un non è stata una scelta se l'alternativa era perderlo. Lui ha ceduto. Ha ricambiato. Si è fatto amare e l'amore non l'ha perdonato, l'ha obbligato a riamare.

Non si sceglie quando c'è in mezzo l'amore.

La belva aveva ragione e Dante era un fottuto genio. Anche quando era fatto d'oppio.

giovedì 23 maggio 2013

L'uovo e il pulcino

L'uovo strapazzato è uno dei miei piatti preferiti (dopo il risotto alla crema di scampi che però non mi viene mai come quello del ristorante e poi non ci impiego mezzo minuto netto per farlo) ergo me lo concedo almeno una volta la settimana. Qualche tempo fa nel tentativo di far apprezzare al nano F., figlio della cucina L., le gioie del tegamino, glielo preparai, se di preparazione si può parlare. Una cena con tre commensali. nano F, Sister G, Princess.

Tutto andava a meraviglia, sembravamo una di quelle modern family molto fighe che si portano dietro i nani agli app del venerdì, ai vernissage di arte moderna, al circolo del golf con l'unica differenza che io e Sister avremmo, al massimo, potuto aspirare alla sagra della sarciccia de Ariccia. Fino a quando nella diabolica mente nanesca affiora una domanda, una di quelle che ti mandano il boccone di traverso, una di quelle a cui avresti voglia di rispondere 'spetta n'attimo chiamo Giacobbo, ti risponde lui:

Zia ma perché alcune uova sono uova e altre diventano pulcini?

No panic, la so!

Perché le uova per diventare pulcini devono essere covate dalla gallina

E come le cova?

Col cu...

Sister! 

Scusa

Si siede sopra l'uovo e con le piume lo scalda. Ti ricordi quando è nata C.? La misero in un'incubatrice per farla crescere, no? Ecco la gallina è un'incubatrice umana. Cioè... un'incubatrice animale

E come nasce l'uovo?

Eccola la. Mo vatte a ricorda' la storiella dell'ape e del fiore

Noooo ho detto le uova no le api!

L'uovo, beh, ecco... il gallo e la gallina si danno un bacino e nella pancia della gallina cresce l'uovo 

Se io bacio C. le cresce un uovo dentro?

Sì, un uovo de Pasqua

Sister! No, nano F., non le cresce nulla dentro perché beh... devi essere grande per fare queste cose e sai che ti dico? Pure per saperle quindi mangia e guardiamoci i cartoni

Pss, aho

Sister che c'è? Invece di aiutarmi non hai fatto altro che dire cretinate. Grazie eh

No è che volevo chiederti cosa ne penseranno cugina L. e marito di te quando sapranno che hai fatto mangiare un embrione al loro pargolo

Mavaffanculo

A mia discolpa posso dire solo una cosa: ero tanto, tanto ciovane. Diciamo che la storia dell'ape e del fiore dovevo ancora capirla bene pure io.


venerdì 3 maggio 2013

Conversazioni a confronto

Antipasto: parmigiana bianca su vellutata di pomodori e basilico

Ragazza A: è impossibile non tradire. Ho letto da qualche parte che il 90% delle persone coniugate ha tradito il proprio partner almeno una volta nella vita. Il 90% ! Ma ti rendi conto? Ecco perché non mi sposerò mai

Ragazza B: lascia stare i numeri. Quelli servono solo a spaventarti. E poi non eri tu che parlavi di fiori d'arancio e prole con quella merda che ti ha ridotta in pezzi?

Ragazza A: la merda più dolce che io abbia mai mangiato

Ad un tavolo di distanza altre due amiche discorrevano davanti lo stesso piatto.

Ragazza C: l'estetista mi ha consigliato la luce pulsata. Con una decina di sedute dovrei ottenere l'effetto desiderato

Ragazza D: io pensavo di acquistare l'apparecchio per farlo da sola, a casa. Però ho letto che bisogna stare attente e trattare la pelle con creme apposite prima e dopo il trattamento

Primo: gnocchetti cacio e pepe

Ragazza B: certo che questi ci andranno a finire tutti sul culo

Ragazza A: credo a tuo marito il tuo culo piaccia pure con una taglia in più

Ragazza B: beh sì, ci parla

Ragazza A: parla con le tue chiappe?

Ragazza B: sì, dice che sono sue alleate e le sta istruendo per prepararle alla rivoluzione proletaria contro il mio assolutismo monarchico

Ragazza A: voi due avete serio bisogno di psicanalisi

Due metri più in la C e D apprezzavano anch'esse la pietanza

Ragazza C: sono delicatissimi

Ragazza D: sì e poi le porzioni sono giuste. Abbiamo fatto bene a scegliere questo ristorante

Secondo: entrecotte di manzo con flan di carciofi

Ragazza A: Non capisco perché sei così restia ad accettare i miei consigli sul sesso. Su internet si trovano un sacco di cosette e spunti interessanti su come diventare l'amante perfetta, dovresti consularlo per queste cose invece di cercare ed attribuirti malattie inesistenti

Ragazza B: Quando la mia vita sessuale non sarà più appagante magari ci faccio una capatina, per ora sono apposto così. E poi a me il missionario piace

Nemmeno davanti al manzo l'altra coppia di amiche si scomponeva

Ragazza D: insomma ho preso questo canarino giallo, tanto carino. Ora mi servirebbe la femmina

Ragazza C: devi farlo accoppiare?

Ragazza D: sì. In settimana vado a prendere la sposa

Risate.

Dolce: tiramisù

Ragazza A: sono passata da Tezenis, volevo comprarmi tutto ma poi ho pensato che non ho nessuno a cui far vedere i miei acquisti. Devo trovarmi un compagno di letto

Ragazza B: dico, ti sei resa conto dell'abbisso che separa i nostri discorsi da quelli di queste due tipe?

Ragazza A: suvvia, alla fine pure loro stavano parlando di uccelli.

Io e la Sister eravamo due delle quattro ragazze. A, B, C, o D?

Provate ad indovinare.

lunedì 8 aprile 2013

Ragazzi di campagna

La Sister O. è un'amante della natura. L'amico G., anche detto la Sister col pisello ha fatto dell'amore per la natura il suo lavoro. Entrambi amano fantasticare su progetti di difficile se non impossibile realizzazione, tipo metter su una fattoria educativa partendo da un terreno fangoso e una casetta di 20 mq al cospetto della quale il celebre edificio in via dei matti numero 0 risulterebbe iperaccessoriato.

Ieri pomeriggio la suddetta coppia di hippies ha convinto l'intera corte e una Princess intenta ad isolarsi dal mondo con un libro in mano e la sua amaca da giardino, a fare una passeggiata nella campagna della campagna in cui viviamo.


Ritrovarsi seduti sull'erba, in cerchio, col sole in faccia e le tute sporche di fango a fare corone di margherite è stato un attimo.

Sister O.: La sentite questa pace? Quest'armonia? E' necessario entrare in contatto con la natura per ritrovare il proprio equilibrio interiore

Princess: Disse le donna della crema antirughe prima dei 30

Sister O.: Quello è un altro discorso

Sister G.: Dite che se ci spalmassimo in faccia questo fango non otterremmo lo stesso effetto?

Princess: Riesci a distinguerlo dalla cacca di mucca?

Sister G.: E' un apone quello? Se mi pizzica io muoio, sono allergica

Princess: Credo che una formica mi sia entrata nelle mutande

Sister O: Ho sete

Sister G: G. le macchie di erba come le tolgo dai jeans?

Princess: G. se ora ci uccidessi tutti nessuno ci troverebbe qui

Sister G.: G. non c'è una scorciatoia per tornare a casa? Io sono stanca

Sister O.: G. è potabile l'acqua di quel ruscello?

Princess: G. c'è un ragno, cazzo, un ragno. Uccidilo!

Sister O.: Sento dei rumori 

Sister G: Sarà qualcuno che si sta facendo una sveltina all'aria aperta

Sister O.: No sono tipo tamburi

Princess: Saranno le mucche che stanno dando un rave

Sister O.: Mi inquietano

Amico G: Il rumore che senti è quello di un picchio, il ragno non ti ucciderà, io potrei, la cacca di mucca si distingue benissimo dal fango, non fosse altro perché puzza, per i jeans hanno inventato le lavatrici, quello non è un apone, la formica morirà prima di raggiungere il tuo equilibrio interiore e io mi sono appena ricordato il motivo per cui avevo deciso di non portarvi più a fare passeggiate in campagna.

Tempo permettendo, domenica prossima faremo un'altra allegra scampagnata. Anche perché oggi, seduta alla mia scrivania da poco più di un'ora sento la mancanza della natura. Cacca di mucca compresa.


martedì 19 marzo 2013

Checcevoifa'

Il fatto è stato che non sono potuta uscire dall'ufficio ma non avrei neppure potuto far aspettare la Sister, il cui amorevole nomignolo lampeggiava insistente sullo schermo del mio smartphone, nel bel mezzo di una delle sue recenti e ahinoi frequenti crisi mistiche, esistenziali, psicotiche etcera.

Così ho risposto con Capetto alla destra del padre. Bella cazzata.

Perché io non lo so se il resto dell'umanità riesce ad essere discreta e composta quando riceve una telefonata come quella e se riesce a scindere la realtà telefonica da quella reale ma io... io no, non glielapossofa'.

Perché quando la tua Sister, belladecasatua, coredestacittà, piange per i nervi, si dispera perché, deogratias, ha scoperto la vera natura dell'omosenzattributi che aveva a fianco, quello che le ha pestato la dignità che manco mi nonno quando faceva il vino, tu non puoi che reagire dando sfogo alla rabbia che fino a quel momento, per paura di ferirla, avevi represso e ti esibisci nella recitazione di un sonetto di torpiloqui carichi di insulti e minacce difficilmente applicabili quali io se lo incontro gli do un calcio nelle palle tale che dopo po' anna alla Scala a fa l'erede della Callas.

Siccome il Capetto è un cinghiale delfino curioso, come diceva la reclame, mi ha chiesto cosa stesse accadendo. Io, che sono furba eh, che ve pensate, ho tergiversato parlando dell'amica di una amica di una cugina de 'sta cippa raccontando una mezza verità.

E per fortuna che era mezza.

Che la Sister abbia fatto degli errori non l'ho mai messo in dubbio e io ed O. abbiamo vestito i panni delle bacchettone scassaovaie e insensibili coridepietra perché avevamo visto, intuito come sarebbe andata a finire. Perché non avevamo gli occhi foderati d'amore.

MA

Tu, uomo, che dall'alto del tuo cromosoma Y mi vieni a dire che le responsabilità sono al 50 e 50 quando lei ha investito tutta se stessa in una storia complicata perché lui le aveva giurato amore eterno, fiori d'arancio e figli maschi per poi darsela a gambe alla prima difficoltà, rimangiarsi tutto e trattarla come uno Swiffer usato per spolverare la libreria della Hack, a me stai sulle balle.

Mi stai sulle balle perché gonfi il petto, scuoti la testa, cerchi appoggio da altri masculi, e fai spallucce con quella frase. La frase che butta nel cesso anni di lotte ovariche:

checcevoifa' noi omini semo stronzi, ve piacemo per quello

Un po' come l'itagliano medio che si lamenta di tutto, fa le rivoluzioni sui suoi personalissimi stati di Fb e poi alza quelle stesse spallucce per dire:

checcevoifa' stamo in Italia

Che ce volete fa, senza gente come voi forse staremmo meglio.

lunedì 11 marzo 2013

Cataldo e Neruda

Ho capito la gravità della situazione quando la Sister G. mi ha confessato di aver ascoltato diverse volte questa:



Perché, sapete, l'afflizione del tuo stato d'animo è direttamente proporzionale al livello pietoso della musica che ascolti. Quindi, sì, la Sister è veramente molto, molto, molto afflitta.
Ed io mi barcameno tra saggezza, tenerezza e pugno duro nel, per ora vano, tentativo di acchiappare al volo e fissarle in testa quel piccolo lume di ragione che, a tratti, le scalda il cervello e tappa i buchi provocati da una storia che l'ha ridotta in pezzi, singhiozzi, lacrime e infamità. Oltre ad aver pericolosamente abbassato lo standard qualitativo dei suoi, di solito condivisibili, gusti musicali.
Perché quella che ascolta Massimo Di Cataldo, con tutto il rispetto per lui e per i suoi fans, non è mia sorella.
Ed io la rivoglio.
Rivoglio il suo cinismo, le sue cazziate e le sue cazzate.
Ma, più di tutto, rivoglio il suo sorriso.

Io e la Sister O. abbiamo, ormai da giorni, indossato i panni delle crocerossine stranamore mode, quelle che come segno distintivo c'hanno un cuore spezzato al posto della croce rossa sul pettosenza ottenere grossi risultati. Perché i the delle cinque, le ore al telefono, i papiri digitali su WhatsApp vengono vanificati da un sms, peraltro terribilmente ambiguo, del responsabile del patatrac. Un solo ignavo messaggino idiota e puf  dobbiamo ricominciare da capo la terapia d'urto.

Ieri, però, a seguito dell'ennesima notte insonne e disperata la Sister G., mi ha mandato una poesia di Neruda. Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Sarà che in assenza di altri segnali positivi uno s'attacca a tutto ma, che vi devo dire, io l'ho interpretato come un piccolo passo avanti.
Perlomeno abbiamo sfanculato Di Cataldo.

lunedì 4 marzo 2013

La Bolla

Inizia sempre con uno sguardo che dura, in media, quattro secondi.
Seguita con un fremito nelle mani che, a seconda dei casi, si manifesta con polpastrelli tarantolati che picchiettano la superficie di un tavolo, con indici che si scontrano, con dita che tormentano qualsiasi cosa gli capiti a tiro, un mazzo di chiavi, il bordo di un bicchiere, un tappo di bottiglia, una penna, un ferma capelli.
Il terzo step è il morso delle pellicine. Quelle odiose, vicino le unghie.
E poi c'è lui.
L'ok.
L'ok che inizia la frase.
E' l'equivalente del fischio d'inizio dell'arbitro in una partita di calcio. Mica una partita qualsiasi. La finale della Coppa del Mondo. Meglio se giocata da due nazioni che covano un atavico odio reciproco. L'equivalente dello squillo di tromba che annuncia una battaglia. Mica una battaglia normale. La battaglia di Verdun. Durata più di una gestazione. L'equivalente del "numero numero..." nel ruba bandiera. Quando sei certo che il numero urlato sarà il tuo.

L'ok che inizia la frase è già una scusa. Vuol dire "so già come la pensi, so già che litigheremo, so già che rimpiangerai il giorno in cui mi hai incontrata ma, scusa, te lo devo dire perché i pesi, se portati in due, gravano meno".

Sto parlando del momento in cui io o la Sister G., dopo non aver potuto fare a meno di compiere una di quelle azioni non rientranti nel comune senso del pudore e della decenza, una di quelle azioni generalmente condannabili da quell'ente astratto chiamato società civile ovvero dopo aver fatto una gran bella cazzata, sentiamo la necessità, impellente, viscerale, di comunicarla. Condividerla. E farci insultare vicendevolmente. Proprio come due Sisters che si amano. Sìsì.

Capitano, poi, i periodi in cui le suddette azioni vengano compiute a raffica.
Capita che le parole non bastino più. Bisognerebbe prendersi, sempre vicendevolmente, a mazzate.
E allora, per evitare il carcere o, semplicemente, un giudizio che peserebbe davvero troppo sulla propria autostima ma, al contempo, usufruire dei vantaggi di una confessione senza conseguenze, di quel senso di leggerezza che solo un segreto svelato può assicurare, ci sia bisogno di un inganno escamotage.

Il nostro si chiama bolla.
Queste le regole.

Prima di una confessione si pronuncia la parolina magica, "bolla", appunto. Seguita, a discrezione, dal gesto. Gli indici che la disegnano virtualmente attorno al corpo, come fosse una protezione invisibile.
Da quell'istante la persona protetta può dire quel che minchia gli pare senza preoccuparsi minimamente della reazione dello sfortunato interlocutore.
Perché, e qui sta il colpo di genio, l'interlocutore non può avere reazioni. Di alcun tipo. No giudizi, no sorrisi, no faccia incazzata, no insulti, no schiaffi, pugni, atti di protesta del tipo "mi alzo sbattendo la porta e non mi rivedrai mai più".

La "bolla" ti consente di lasciarti andare e bypassare tutta la parte prima della confessione scottante. "Ok" compreso.

Una pacchia.

Ma, miei cari, tutto ha dei limiti.
Noi, per esempio, possiamo far ricorso alla bolla una sola volta al mese.
Salvo casi davvero, davvero eccezionali.

La usiamo. Quasi sempre. Quasi tutti i mesi.
Però, certe volte, rinunciamo a questo privilegio pur perfettamente consapevoli delle conseguenze.
Perché abbiamo bisogno di una reazione.
Di qualsiasi tipo.
Anche sorprendente.
Per esempio io, ieri, mi aspettavo uno schiaffo. 
Ho ricevuto un abbraccio.


lunedì 18 febbraio 2013

Una tipa sportiva

La motivazione è essenziale per fare sport.

"Lazzara alzati e vieni a correre con me"
"Sister, io ti voglio bene, ma le 9 e mezzo di sabato mattina non esistono. E' solo un brutto sogno, torna a dormire"

Un'ora dopo, col fiatone, un paio di ridicoli leggings rosa confetto, adatti alla danza non certo alla corsa, un fermacapelli rosso, un felpone blu elettrico, la faccia incazzata e la speranza che nessuno di mia conoscenza mi vedesse in quello stato, mi chiedevo se nell'arco della mia vita riuscirò mai a far capire alla Sister che "no" significa "no" e non "passo a prenderti tra un'ora e se non sei vestita ti faccio uscire col pigiamone da elfo che indossi".

Mi sono accorta che faceva sul serio, che quella non era la solita scusa per confessare uno dei suoi misfatti, quando al primo accenno di conversazione da gossip lei non ha battuto ciglio. Con una sonora pacca sul mio culo di piombo è schizzata davanti a me e ha detto solo "corri".

Dopo minuti cinque il mio unico desiderio era pomiciare con una bombola d'ossigeno.

"Questa è la dimostrazione che stiamo facendo schifo"
"..."
"Ho deciso che ci iscriviamo in palestra"
"Pa... che?"
"L'istruttore si chiama Maurizio"
"E sti ca..."
"Princess! Corri! Lunedì chiamo"

Così è stato.
E mentre flagellavo il mio ego con frasi tipo:
"anche la Sister ha ceduto allo sport. Faccio pena. Sicuro vuole iscrivermi perché mi si sta allargano il culo e lei non me lo dice"
"ecco, quando sono seduta 'ste cosce sembrano prosciutti. Ora capisco."
"ho il viso a palla e la panza. Voglio morire. Oggi a mensa solo insalata sìsì"
lei mi manda la foto di Maurizio su WhatsApp, con faccina innamorata annessa e il seguente messaggio:

"Piacere, sono il tuo nuovo istruttore. E tu aiuterai la tua Sister a farmi innamorare di lei"

Addominale scolpito, colorito da abbonamento semestrale alle lampados, denti bianchissimi, sopracciglia curate, sguardo da trota.

Io la Sister un po' la odio, un po' mi fa paura.

La motivazione è essenziale per fare sport.
La motivazione per ucciderla per fare sport c'è.


venerdì 1 febbraio 2013

Quel che resta

Iniziamolo bene sto mese va. Parliamo di una cosa allegra. Morire.
Va bene, potete grattarvi. Con grazia please! Che qui siamo a casa di una Princess mica de no scaricatore de Porto de Oxtia, santocielo.

Io e le Sisters siamo state ad un funerale. La Mina di un nostro carissimo amico è venuta a mancare. All'improvviso. E siccome in queste occasioni ognuno si sente libero di testamentare io e Sister G. ci siamo dovute subire i vaneggiamenti della Sister O., quelli che ripete stile mantra terapeutico in ogni simile, triste circostanza. Nel caso in cui dovesse essere accolta nella gloria dei cieli prima di noi, io e G. abbiamo il compito di organizzare il suo funerale e farla cremare. Fino a qui nulla di trascendentale. Il problema si è posto quando ha inizato a blaterare sul dove ubicare o, meglio, sparegere i suoi amabili resti.

Sister O: "voglio che gettiate le mie ceneri nella piscina di acqua sulfurea dove andiamo a fare il bagno d'estate"
Princess: "che schifo. Io dovrei fare il bagno tra le tue ceneri? E' antigienico"
Sister G: "ti immagini scene tipo 'Princess hai un pezzo di O. appicciato su una chiappa!'"
Sister O: "allora buttatemi nell'Aniene"
Princess: "pasto per i pesci!"
Sister G: "non ti facevano senso i pesci?"
Sister O: "mi fanno schifo i pesci. Non voglio essere mangime per i pesci. Accidenti. Allora smezzatevele, le mie ceneri, e mettetevele, che so, in un anello, in un'ampollina, in un ciondolo"
Princess: "Ok, siamo come sorelle noi 3 ma non me la sento di metterti in un anello e usare quella mano, che so, per farmi il bidet. Sarebbe irrispettoso"
Sister G: "per non parlare del lato porno della cosa quando facciamo all'ammore con qualche ganzo"
Sister O: "siete persone perverse. Insane. E difficili".

Alla fine abbiamo mediato su un terreno di campagna, sotto un ciliegio.
Che vi devo dire, ognuno ha i suoi personali metodi per esorcizzare la paura della morte. Il nostro è questo. Sdrammatizzare, ridere, sminuire.
Siamo persone perverse, insane e difficili.
Troviamo ossigeno così quando annaspiamo di fronte all'ennesima, brutale perdita.

sabato 12 gennaio 2013

Il passaggio che manca

Tutto è bianco o è nero.
Felicità infantile o disperazione alienante.
Tutto è meraviglioso o ripugnante.
Il caffè così ce lo gira solo lui, l'accento giusto sulla parola "leccornie" lo pronuncia solo lui. Meraviglia estasiante del nulla.
La sua ex che lo chiama per il cane, il cane stesso, testimone vivente di un passato parallelo dove la tua assenza pesa come un macigno.
Repulsione insensata.

Sei innamorata, Sister.
Ti piace esserlo.
Lo sei spesso.
Lo sei sempre.
E sei radicale.
Fai tuoi i suoi nemici, combatti guerre su cause che non ti apparterranno poi, racconti di notti che non hai mai vissuto prima ignorando il mio sguardo censore. Uno sguardo che, qualche volta, si è espresso con le parole: "Sai che questo racconto è simile a molti altri? Sai che tutte le volte sono 'la volta'? Sai che ti sei sentita così in decine di altre situazioni? Sai che tra un anno siamo al punto di partenza?". 
Poco importa.
Aria fritta.
Per te quella volta è la volta.
Sempre.
E' il passaggio che non reggi. Quello dalle farfalle nello stomaco ai cetrioli nel culo. Quello dai sorrisi da "mi piace tutto di te" a "non sopporto quando fai così!".
Perché non diciamo cazzate da romanzetto rosa.
L'amore è lavoro. E' conquista. E' fatica. E' "mavaffanculo sparisci" con lui che non sparisce. E' la valigia che non fa. La carezza quando meriteresti un pugno. L'insulto non detto.
E' costruire.
Non è l'sms. E' la lista della spesa.
Non è il modo in cui cammina. E' il modo in cui ti senti quando cammini senza lui a fianco.

Forse sono solo grigia e triste.
Ma vivere da perenne innamoranda è come bruciare in un fuoco di paglia senza preoccuparsi di quello che resta dopo l'incendio.

E' il passaggio che ti fotte, Sister.