giovedì 29 maggio 2014

Tu dije che te c'ho mannato io

Ricordati che devi morire. 

Ed io me lo sono segnato, su consiglio di Troisi. E ho aggiunto alla nota tra atroci sofferenze.

Ok, sono insofferente ed esagerata ma provate voi ad avere placche alla gola e pericoronite. 

Ora che vi siete spaventati e m'avete dato per spacciata posso confessarvi che quella parolaccia significa semplicemente infiammazione acuta della gengiva che circonda un dente parzialmente erotto. Nel mio caso il dente del giudizio che il giudizio te lo toglie, tanto fa male.

In preda allo sconforto sono corsa da Kappler aka il mio dentista tedesco. No, non equiparatemi a Berlusconi ed alle sue immonde battute filonaziste. Ma lui è medico, manovra arnesi di tortura, è tedesco e sadico, ci sta.

Se tu va altro dentizta mi ha detto sorridendo lui dice togliere tenten giutizio ma io vecchia scuola, io no togliere tenten, io tagliave cenciva in eccesso.

Che a me pare pure peggio, non so a voi.

Non pago s'è messo a fare domande che presuppongono risposte articolate mentre io, mezza morta, giacevo in preda a dolore, paura e disperazione sulla sua poltroncina reclinabile, con i suoi arnesi appuntiti conficcati in gola.

Se c'è qualche dentista all'ascolto mi deve proprio spiegare in base a quale logica vi mettete a parlare di massimi sistemi con le vostre povere vittime momentaneamente palesemente private del loro sacrosanto diritto di parola. Ma vabbè.

Il dato interessante è che pure lui si è accorto della pessima condizione in cui verte il mio attuale stato psicofisico.

Te zuccezzo cvesto pevché tu tvoppo stvezzata. Tuo organizmo depilitato. Non andaren penen. No, no e no!

Che ne so dotto', me voi da pure 'na pizza in faccia?

Tutta qvestione ti testa. 

Eccone n'altro.


martedì 27 maggio 2014

Su tela anonima

Stamattina mi sono svegliata con due placche alla gola grossecosì. Cadorna pliz abbandona il comando delle mie difese immunitarie. Negnente mi ha dato tachipirina, Otalgan e sciacqui. Siamo fatti della stessa sostanza delle medicine. Quindi io rinascerò OKI.

Ieri ho sentito Bologna. Mio collega d'era paleolitica, quando cacciavamo cinghiali e bisonti, la nostra vita era avventurosa e io avevo palle quadre, energie, ottimismo e chakra aperti. Ci sono momenti in cui certe persone sono più giuste  di altre e lui, col suo bologneshe d'origine controllata e quell'aria da gentiluomo che non guarda il culo delle signore, era giusto. Sarà che conosce l'ambiente lavorativo di cui eravamo entrambi parte ma non ci appartiene più, come me. Non fa un colloquio da luglio, ha deciso di tentare il dottorato. Ho concluso la conversazione con un sincero in bocca al lupo e la promessa d'una visita nella grassa Emilia, accompagnata dal marito, s'intende. 

Marito che m'ha pregato di chiudere. No, non con lui. Chiudere con il mio vecchio luogo di lavoro. Perché anche se invio curricula e faccio colloqui, anche se ho voglia di ricominciare non mi rassegno. Essere messa all'angolo non è da me. Eppure non ottengo il centro del ring. Le uniche persone che riesco a sentire senza che il reflusso gastrico pervada i miei sensi sono A. e V. Quest'ultimo solo perché ha un gatto di nome Pericle. Rendetevi conto. 

La verità è che vorrei una tela bianca per disegnare daccapo la mia vita. Come se tutto questo dolore non fosse mai esistito. Come se il nero non avesse prevalso assorbendo tutte le meravigliose sfumature di colore di cui ero fatta. Che poi non sarebbe manco una cosa troppo complicata. Non ho nulla da perdere, tutto da guadagnare. Ma prima devo chiudere. E nulla oh, non ci riesco. 

Ditemi voi, vi prego, come si fa a staccare i pezzi d'anima che restano ancorati ad un passato torbido. 

venerdì 23 maggio 2014

Ode al pudor perduto

Ho sacrificato sull'altare della fertilità la mia femminilità. Tutte quelle menate da vedo non vedo pizzo nero e luce soffusa. Adios amigos.

Succede.

Succede anche questo nel meraviglioso mondo delle infertili. Perché a calarti le braghe davanti a perfetti sconosciuti con tuo marito lì, che nel vano tentativo di salvare quel pizzico di romanticismo evita di guardare, sorride e ti strizza l'occhio, dopo un po' ci si fa l'abitudine.

Addirittura ho smesso di pensare a quali calzini indossare. Diciamola tutta. Ho smesso persino di vergognarmi del gambaletto modello anzianotta zitella ai vespri delle sei. 

Dopotutto sono medici, penso, mica mi ritrovo Enzo Miccio tra le gambe.

Anyway

SantoSpirito m'ha commissionato altri tamponi. Io, che non smetto mai d'essere un'ingenuotta, mi sono presentata spavalda e impavida al laboratorio d'analisi. I tamponi erano tredici. Avete letto bene, t-r-e-d-i-c-i. Tra cervicali, vaginali, uretrali e l'anima de li mortacci sua. La dottoressa dall'accento slavo, accompagnata dalla sua meshata specializzanda, mi ha chiesto come mai ne dovessi fare così tanti e poi ha aggiunto che tutti in una volta non li aveva mai fatti prima d'allora. No ma grazie eh, fammi sentire un altro po' in imbarazzo tanto sono solo davanti a te senza mutande. 

Spiegarle che siamo alla disperata ricerca di una causa è stato un tantino complesso. Soprattutto perché mi veniva da piangere e avevo solo voglia di rivestirmi, recuperare la mia perduta dignità, mettermi un rossetto da battona, scolarmi un cocktail zuccheroso e trincerarmi dietro un mutismo ostinato e disperato.

Ma non è mica finita. Sì perché dopo un anno di visite, esplorazioni, dopaggi, discese ardite e risalite lui, il giaino che ti costruisce il nido delle cicogna sul comignolo, mi parla di tale post-coital test. Una cosa, tutto sommato, banale. Per i non addetti: serve a capire se i soldatini nuotano nel mare delle Maldive o in una pozza di fango. Per non dire merda. Perché, a quanto ho capito, può succedere che il muco cervicale sia troppo denso, di cattiva qualità e impedisca il passaggio tipo soglia di sbarramento parlamentare. Insomma può essere che il padreterno v'abbia dato in dotazione quello scrauso del discount anzichè quello di Eataly.

Mi presterò a quest'ennesima smutandata ma non posso fare a meno d'essere amareggiata. Perché solo adesso? Perché queste analisi di routine non sono state fatte prima dei dopaggi?

E soprattutto perché non mi sono presa una laurea in medicina?

martedì 20 maggio 2014

The Big Brother's diet

Qualche giorno fa, totalmente immersa nel mio nuovo ruolo di casalinga repressa, tra una passata di Swiffer e una spruzzata di Viakal, ho deciso di acquistare una di quelle riviste responsabili del suicidio di massa dei miei neuroni attivi, piene di rimedi miracolosi contro la cellulite e formule magiche per aumentare il volume delle tette.

Ad attirare la mia attenzione la cosiddetta dieta del supermetabolismo altresì nota come dieta Hollywoodiana. Seguita da numerose star, compreso quel figaccione di Lenny Kravitz, promette di risvegliare il vostro corpo in preda alla cecagna post consumo sconsiderato et irresponsabile di carboidrati. Carboidrati che, per la cronaca, non sono presenti neppure sottoforma di grissino integrale.

Gli alimenti base sono salmone, tonno, bresaola, insalata, mandorle, noci, pinoli e tanto coraggio.

La sto seguendo, più o meno fedelmente, da quattro lunghissimi giorni.

In queste notti ho sognato rispettivamente: mezzemaniche alla carbonara, fusilli alla norcina, pennette alla crema di peperoni.

Ieri notte ho sognato il sushi. Cioè, il sushi. Quell'accozzaglia di riso e pesce crudo a cui i milanesi hanno venduto l'anima completamente dimentichi del gusto sopraffino d'un risotto allo zafferano fatto col brodo d'ossobuco.

Il sushi. Proprio io che ho mangiato per la prima volta in vita mia una tartare di salmone e lime due anni fa e c'ho avuto cagotto e nausea per una settimana.

Ho il sospetto che questa non sia una semplice dieta. È un gombloddo. Vogliono asservirmi all'alimentazione new age. Vogliono farmi rinnegare l'amatriciana de mammà.
Avrebbero dovuto chiamarla la dieta grande fratello o la dieta Apple.

Notate, prego, il sottile umorismo british di questa battuta. Forse i miei neuroni non sono morti del tutto. Resistono agonizzanti in un mare di thè verde e finocchi. Se non l'avete capita fatevi venire il dubbio che state seguendo una dieta sbagliata e correte in edicola e comprare Viversaniebelli.

venerdì 16 maggio 2014

Empty space

Il mio cucciolo stamattina mi ha preso a zampate sul viso mentre stavo sognando d'esser stata riassunta dalla mia azienda per metà del mio vecchio stipendio. Credo volesse comunicarmi il suo impellente bisogno di fare pipì. Io, che sono un'ingenua, l'ho interpretato, semplicemente, come un bisogno di coccole, così ho atteso qualche minuto di troppo prima di mettere il culo fuori dal letto. Risultato: pisciata in salotto.

Con questa premessa non potevo certo pretendere che la giornata prendesse una piega diversa da quella del disastro atomico. Dopo due ore, infatti, ho avvertito tre crampi mestruali, chiari, forti ed inequivocabili, al basso ventre. Così sono passata al controllo tette. Rispetto a ieri fanno meno male e sono meno gonfie. Ci risiamo, insomma. Un altro mese di speranze e sofferenze fisiche e mentali buttato nel cesso. Il vortice infinito di sfiga pare proprio non voglia arrestare il suo moto centrifugo ossessivo. Io mi ci vedo dentro, ormai quasi del tutto stritolata. Ho chiamato mio marito, volevo solo sentire la sua voce. Ho sperato mi dicesse qualcosa d'intelligente, mi ha detto di stare su e gli ho attaccato in faccia. L'infertilità scoppia la coppia.

Non voglio continuare coi tentativi ad minchiam. Cinque mesi di Clomid e due di pere sono un banco di prova sufficiente, credo. Io non funziono. Io non funziono così, quantomeno.

Ho intenzione di proporre l'uso di armi atomiche a SantoSpirito. Che se non funzionano quelle almeno potrò mettermi l'anima in pace. E non è questione di non pervenuta capacità di gestire le attese come direbbe il caro, vecchio e abbandonato Sciattaman. Sento che quella della PMA, la PMA vera intendo, sia al momento l'unica strada percorribile. Sento il suo richiamo. Un po' come il canto delle sirene. Speriamo solo che non vogliano uccidermi.

martedì 13 maggio 2014

Because I'm (un)happy

Quando ero un'adolescente mediamente serena andava di moda essere depressi ed io, che limonavo con A. in sala cinema durante l'autogestione, che mi smezzavo con R., mia fedelissima compagna di banco, la versione di Cicerone da fare a casa, che passavo il tempo a storpiare le poesie di Petrarca con la povera vittima (se non sapete chi sia costui sapevatelo quiqui) non ancora conscia del suo triste destino, tutta 'sta tristezza generalizzata non la vedevo proprio. A tutte le mie amiche emotivamente provate dalla fine di qualche storiella d'amore, da un tre in latino o da un brufolo sul naso il giorno del primo appuntamento con qualche ganzo con l'alitosi ero solita rispondere ma per favore! quando avremo 30 anni e problemi veri tutto questo ci sembrerà ridicolo, godiamoci la nostra gioventù. Il mio ottimismo e incondizionato amore per la vita terminò nel momento esatto un cui A. mi lasciò per una biondina riccia col culo a cofano di '500 ma tornò quando lui mi spiazzò con una frase così assurda da essere assolutamente sincera voglio solo divertirmi un po' con qualcuna prima di tornare da te, lo sai che ti amo e non ti cambierei per nessuna. A pensarci adesso a 16 anni A. era davvero maturo. Peccato non essere rimasta a tessere la tela mentre lui si trombava pure i copertoni delle Audi. Però è stato onesto, qualche anno fa mi ha chiesto di uscire. La coerenza, gente!

Comunque dicevo.

C'erano depressi ovunque. Agli angoli delle strade, al bar sotto il liceo, al cinema a una sala e mezzo che fungeva pure da teatro per i miei saggi di danza. Ed io, ecco, mi sentivo un po' un pesce fuor d'acqua. Credo d'esser persino arrivata a fingermi depressa. Tipo quando mi feci lasciare da quel tipo che per San Valentino mi regalò un peluche a forma di topo, lo stesso che stava in fissa per Claudio Baglioni. Oppure quando io e la mia amica C., sempre in occasione della festa degli innamorati, decidemmo di saltare le lezioni e passare la mattinata in un bar col barista che, impietosito, ci regalò due palloncini rossi a forma di cuore.

Le sisters piangevano sempre per qualcuno o qualcosa. L'amico G. per O., la povera vittima per me. Se fosse esistito Fb la gente avrebbe condiviso solo poesie leopardiane e epitaffi.

Ora mi chiedo: depressi dove siete finiti?

No perché a me adesso riesce benissimo, io adesso mica fingo più. Dai su, venite tutti a casa mia e vestiamoci da emo. Se poi mi gira bene se famo pure un selfie, purché sia tristissimo e trasudi lacrime e morte.

Ora che la depressa sono io so' tutti felici. Tutti Pollyanne dai capelli rossi e gli occhioni azzurri che ti guardano con quell'aria da ma che cazzo ti lamenti? Vedi io come so' contento? Mica ci vuole tanto. L'ottimismo, gente! Ora va di moda la felicità o, meglio, la sua ostentazione. Ora sono circondata da Dalai Lama dell'ultim'ora che non fanno altro che dire ovvietà tipo il meglio deve ancora venire. Ah Ligabu' fatte i cazzi tua no eh? Sempre detto che eri molto meglio ai tempi di figlio d'un cane.

Possibile ch'io debba essere sempre fuori tempo massimo? Epporcazoccola.



domenica 11 maggio 2014

Un buon non compleanno

E' inutile che ce la raccontiamo. Questo per noi è un giorno difficile. E' il giorno in cui i nostri compagni ci guardano dubbiosi, indecisi se farci o no degli auguri che continuano ad essere solo maledettamente potenziali. E' il giorno in cui la nostra bacheca di Fb pullula di dediche, amore, felicità e lavoretti fatti a mano da dolcissimi nani con le manine sporche di pennarello.

Lo scorso anno ho portato a mia madre una rosa rossa, lei ha ricambiato regalandomi un test di gravidanza e l'augurio che anche io potessi diventare presto madre. Onestamente spero non replichi perché un anno di fallimenti è stato già abbastanza.

Feci pipì su quella striscia sottile alla fine di Novembre. Avevo perdite e crampi ma ci credevo. Se il mondo non girasse sempre a cazzi suoi oggi avrei una panza da settimo mese, caviglie da elefante e tette da mucca. Insomma sarei un cesso. Un cesso vergognosamente felice.

Va così. Certe volte si può scegliere certe altre no.

Per esempio io oggi ho scelto di non pensarci troppo. Non pensare a quel test, a quell'augurio, al potenziale. Però a voi proprio a voi a voi che c'avete i fantasintomi, che prenotate tamponi, che leggete referti, che avete speranze crioconservate, che vi sparate le pere in panza, che c'avete i lividi, che ce l'avete fatta, che non ce l'avete fatta sì, proprio a voi che siete le donne più cazzute ch'io conosca, ci penso. E solo per voi mi calo nelle vesti del Cappellaio Matto e gli auguri, pure se non siete mamme, ve li faccio lo stesso.

mercoledì 7 maggio 2014

Tu quoque, Brute

Quando non puoi permetterti uno strizzacervelli puoi sempre attingere alle innumerevoli risorse di SantoSpirito. L'uomo in grado di coniugare ginecologia e psicoterapia, smanettate e chiacchierate. Funziona meglio se ti presenti munita d'una dose formato famiglia di autocommiserazione. Lagnosa, piagnucolosa e tutto ciò che di patetico finisce per -osa.

Quando stamane ho udito il trillo irriverente della sveglia ho pensato nell'ordine:

io non ci vado più da quello, tanto non serve a niente e sticazzi dell'iperstimolo 

lasciatemi morire in pace

non sarò mai madre

la vita fa schifo

Molto bene. 

Mi sono alzata con fatica, perché dopotutto sono una persona sana di mente (hahahaha). Ho atteso con la Zia Santa che lui arrivasse. Camminata fiera e galoppante, giubbotto di pelle, sorriso, occhiolino. 

Ciao Princess, ti chiamo subito!

Pff, come se servisse a qualcosa. Odioso d'uno spocchioso spione di vagine 

Cinque minuti di visita, venti di chiacchiere. A dirla tutta ha parlato quasi sempre solo lui. Un profondissimo discorso sull'importanza dell'ottimismo e udite udite sul potere della mente.

Tu quoque, SantusSpiritus. 

Sì, persino lui.

Lui scienziato, lui cinico, lui razionale, lui diverso, lui uguale, negro, ebreo, comunista. Lui.

Lui mi ha detto che c'ho il blocco psicologico.  Lui m'ha detto che così non va bene, che ci devi credere.

Sai Princess, fino a qualche anno fa, nemmeno io credevo che la mente potesse avere un'influenza determinante 

E devi iniziare a crederci proprio mo' che c'hai me sottomano?!

Però è vero.

Un gran paio di palle, scova il mio problema piuttosto, lavativo d'un giaino 

Ero un po' nervosetta, lo ammetto. Com'era la storiella sugli sbalzi d'umore? Ecco.

Tornata a casa ho riflettuto. E il dubbio ha corroso la mia corteccia cerebrale, sempre che ne sia rimasta un po'. E se fosse vero? Del resto io ho iniziato dal primo ciclo (frustatemi) a pensare male, ad angosciarmi a dire a me stessa cose tipo lo sapevo, lo sapevo che sarebbe andata così. Ho intrapreso questo percorso con l'ansia di chi ha un destino segnato. Ero paralizzata dalla paura e della certezza che tutto sarebbe andato male. Un po' come la teoria del piano inclinato. Quando le cose iniziano a capitolare non c'è verso di fermarle, arrivano fino in fondo.

Detto in soldoni me la so' tirata. Ma di brutto.

Continuo ad essere scettica riguardo il potere della mente. Non credo possa bloccare un impianto, impedire un'inseminazione. Al massimo, col fattore stress, l'ovulazione diventa incostante ma io sono sotto monitoraggio perenne e la mia è indotta dalle pere panza-chiappa. Non riesco ad accettare la possibilità che sia proprio io il filtro che impedisce ai miei figli di arrivare a me. Non ci casco, non voglio alimentare il mio senso di colpa.

Però devo iniziare a crederci, questo sì. Credere che un giorno il mio utero sarà abitato, credere che un giorno stringerò tra le mie mani un altro paio di mani, piccole e perfette. Credere che un giorno qualcuno mi chiamerà mamma. 

venerdì 2 maggio 2014

Servo delle mie brame

Da queste parti abbiamo ricominciato le sessioni mattutine di Gaviscon. Il dimezzamento della troca per ora ha giovato alla mie martoriate ovaie che pare abbiano deposto le armi ma il mio apparato digerente, già di per se poco collaborativo, continua a farmela pagare. Roba che stamattina il bruciore di stomaco, preso da smanie espansionistiche, si è evoluto in bruciore di viscere, sterno e gola.

Sono circondata da panze. Proprio io sposata ciovane, proprio io che brucio le tappe mi ritrovo dietro lo start mentre amiche, conoscenti e parenti tagliano il traguardo o vedono già l'arrivo all'orizzonte. Mesta mesta resto in attesa che qualcuno spari in aria e mia dia pure una spintarella. Un calcio in culo andrebbe bene lo stesso, non fatevi scrupoli, coraggio!

Nel frattempo rimpiango i tempi andati della mia ficaggine. Sì lo scrivo con la c perché so' burina. Mio marito continua a dirmi che non sono cambiata di una virgola. Ovvio che sei gonfia ma quello è solo un effetto temporaneo, resti sempre la donna più bella dell'universo. E lui un adorabile bugiardo.

Magari lo fosse anche lo specchio. Il servo delle mie brame m'ha costretto con forza a deporre lo scettro di gnocca del reame. 

Il vero dramma è che mi si sta allargando il culo e non posso nemmeno martoriare le mie chiappe sulla cyclette che SantoSpirito dice no, ti fa male a te che sei soggetta ad iperstimolo.

E siccome oltre ad essere soggetta ad iperstimolo sono pure intelligente per bilanciare il gonfiore magno. Mi sveglio al mattino con un pensiero fisso: pane tostato con la Nutella. A pranzo cerco di limitare i danni con un piatto leggero per sfondarmi di colesterolo con una spruzzatina di glicemia a cena.

Giuro che se torna il ciclo pure stavolta anziché annegare in un mare di lacrime e cioccolato vado a correre e rispolvero il mio personalissimo programma wii fit, prendendomi pure il cazziatone del mio personal trainer virtuale.

Che se proprio non posso essere mamma almeno fatemi essere faiga.