giovedì 27 febbraio 2014

Go ahead

Lui la stava aspettando in macchina, al caldo e col motore acceso. Ho immaginato il profumo dolciastro di dopobarba, gel e Arbe Magique. Guardava insistentemente lo specchietto retrovisore, lei, chiaramente, era in ritardo. Nei suoi occhi non c'era la trepidazione da primo appuntamento ma era comunque ansioso di vederla. Ho immaginato fosse uno di quegli appuntamenti che cadono nel mezzo di una storia d'amore. Quando sai già cosa ordinerà a cena, conosci il sapore delle sue labbra ma non sei ancora stanco di guardarla sorridere, ne di perderti nei suoi occhi, ne di ascoltare la sua voce.

Io passeggiavo in tuta sotto casa, col cane al guinzaglio e il capello ribelle costretto in una codina alta. E mi sono lasciata rapire, ancora una volta, da quel sentimento che un tempo veniva usato come sinonimo di depressione: la malinconia.

Lui non era più il moretto col capello impiastrato di gel. Era il biondo scuro, gli occhi nocciola e il naso a patata di cui mi sono innamorata. Lei non era più la biondina riccia dagli occhi marroni. Lei ero io. Mora, occhio verde, ombretto scuro, tanto rimmel, tante cose da raccontare a lui.

Sono tornata a casa incazzata. No, non ero invidiosa di quella giovane coppia e della loro uscita. Magari quella sera avranno pure litigato. Ero incazzata con me. Con la mia nostalgia di 30enne che si finge 90enne in fin di vita. Col mio categorico rifiuto di andare avanti.

Sono stanca del passato, sono stanca di rincorrere eventi che non accadranno mai più, sono stanca d'esser delusa del mio presente. Sono stanca di piangermi addosso.

Devo andare avanti.

lunedì 24 febbraio 2014

Divieto di transito

Come volevasi dimostrare. Quelli di voi che sono usciti  indenni da un liceo scientifico dovrebbero comprendere il moto d'orgoglio che percorreva tutto il mio essere quando, senza imbrogli di sorta, riuscivo a scrivere queste tre paroline alla fine d'una complessa dimostrazione matematica piena, nella maggior parte dei casi, più di simboli alfabetici greci che di simboli numerici umanamente comprensibili. Insomma, se questa è matematica io sono la dea della fertilità.

Stavolta, invece, 'ste tre paroline mi inacidiscono le pareti interne dello stomaco, come se non fosse già abbastanza compromesso.

Come volevasi dimostrare le rosse son tornate. Quasi quasi cambio colore preferito, sia mai che porta sfiga.

Come se non bastasse SantoSpirito ha piazzato un bel cartello di stop all'ingresso della mia . Godete pure della poetica immagine che ho appena avuto l'onore di far apparire nel lobo frontale del vostro cervello. Provate a pensarci mentre siete in fila alla posta e poi spiegate il perché del vostro sghignazzo, se v'aregge.

Le ovaie sono ancora provate dal duro lavoro imposto loro dalle pere. Meglio non replicare il dopaggio per questo mese.

Ovulerai comunque spontaneamente, fa come se io non ci fossi

Così si torna ai vecchi cari calcoli astronomici combinati con imbarazzanti osservazioni mutandali. Non ne sentivamo affatto la mancanza ma tant'è.

Almeno avessi aggiornato Woman log, fanculo.

sabato 22 febbraio 2014

Le donne lo sanno

Tutto si potrebbe riassumere con un'onomatopea, che in fondo a tutti piace essere protagonisti d'un fumetto sebbene io li ritenga riduttivi, alla fine quel che puoi scrivere dentro una nuvoletta è una micragnosa porzione di realtà, magari tutto fosse così poco complesso come una vignetta di Bitstrip.

Un palloncino che si sgonfia, avete presente il rumore che fa, no?

Pfiu

Ecco, quel palloncino sono io.

Niente più panza a mongolfiera, niente più tette esplosive e doloranti. 

Bene! Penseranno i non esperti di affari riproduttivi. Così ti sentirai meglio.
Vero, mi sento meglio.
Bene una verga e du' limoni, penseranno le ricercatrici. Preferiresti star peggio, no?
Sì, preferirei star peggio.

Perché le donne lo sanno. C'aveva ragione il rockettaro emiliano che pasteggiava a lambrusco e popcorn. Le donne lo sanno e le ricercatrici lo sanno pure meglio. Perché l'infertilità ti mette a nudo, ti spinge a conoscere il tuo corpo, i suoi segnali, il suo funzionamento, i suoi limiti.

Non sono incinta. Non ho bisogno di fare pipì su un bastoncino ne di farmi prelevare il sangue da qualche vampiro della Asl per averne conferma. Non ho bisogno dei ma non puoi mai saperlo, non essere disfattista, non hai la palla di vetro, eh ma ci devi credere fino alla fine. A che pro crederci quando io so come stanno le cose? Di illusioni e speranze c'ho campato abbastanza. E c'ho campato male.

Se fossi incinta il mio leggero iperstimolo sarebbe peggiorato, non migliorato.
Se fossi incinta le tette non sarebbero tornate a star comode in una seconda.
Se fossi incita io non mi sentirei meglio, starei peggio.

Arriveranno tra due giorni o forse tre, puntuali e beffarde. E stavolta non ho molta voglia di pensare al prossimo passo, sarà che stamattina mi sono svegliata avvolta in un amore fatto di zampe, braccia e gambe e, per oggi, mi basta. 

giovedì 20 febbraio 2014

Ordini dall'alto

E insomma all'ospedale io ancora non ci sono finita ma c'ho due ovaie come du' cocomeri.
Il dio delle gravide mancate quella parolina lì, quella che mi fa una paura da cagotto a spruzzo scusate questa era una citazione di Capetto, non ho saputo resistere non l'ha detta ma dai sintomi, dalla panza ics ics elle e pure, ammettiamolo, dal mio rodimento di chicchero mi pare abbastanza chiaro ch'io sia in iperstimolo.

Una cosetta moderata, niente che faccia pensare ad acqua nei polmoni e conseguente sepoltura però se dovesse succedere sappiate che voglio la mia corona nella bara. Allora ditemi perché ci sto pensando, ditemi perché ogni colpo di tosse si traduce nel pensiero ora vado su gugol e scrivo "sintomi versamento pleurico". Bravi, ho letto il bugiardino. Riletto per la precisione. Perché quando una è idiota, è idiota tutta. Mica a pezzi, mica a rate. Le cazzate non si fanno una volta sola, il vero gusto sta nel ripeterle, impararle a memoria come gli effetti collaterali e le possibili complicazioni del dopaggio ovarico da Gonaf-F.

Quando ha sondato la situescion SantoSpirito m'ha chiesto come andassero dolori e gonfiore.

Bene Doc! Ci sono tutti, nse famo manca gnente da 'ste parti

E manco hai finito, guarda qua!

E' incorragiante il mio gianio, eh. Non c'è che dire.

Se ti viene il ciclo son dolori

Molto bene.

Così oltre alla depressione da ennesimo fallimento in occasione dell'arrivo del grande rosso io dovrò subire fitte lancinanti e correre da lui perché, con una risposta ovarica così, forse non è prudente ripartire subito in quarta con un altro ciclo di buchi in panza. Forse è il caso di mettere a riposto tutto l'ambaradan, almeno per un mese e poi dosare meglio la troga.

Una cosa è certa. Con due ovaie così tu adesso i figli me li fai per forza, chiaro?

Signor sì, signore!

mercoledì 19 febbraio 2014

Up&down

Avere sbalzi d'umore è bellissimo. E' bruttissimo. E' bellissimo. E' bruttissimo.

Sì, questa è una palese richiesta d'aiuto. No perché da 'ste parti si passa dallo stato sono il re del mondo! a quello dammi una lametta che mi taglio le vene dalle 48 alle 120 volte al dì. E' una roba faticossissima da reggere.

Che io, poi, a tutta 'sta storia degli ormoni che ti ubriacano i neuroni ci credevo sì e no.
Ce l'avete presente la scena di Senti chi parla? Quella in cui Kirstie Alley davanti la tv, dopo aver partorito, sente parlare di post partum e dice una cosa tipo pff, figuriamoci, io non ci casco? In quella successiva il suo faccione disperato è pittato di mascara che manco Lady Gaga quando va a letto senza struccarsi. Ecco. Così sto messa io. Para para.

Sabato scorso, per esempio. Chiedo all'USI di portarmi a cena fuori. Non tanto perché fosse sabato che vojo dì e chi se li ricorda più i sabati sera fuori ma perché non avevo nemmeno voglia di aprire la busta di Quattro salti in padella. Lui, paziente, comprensivo e pure rasserenato dal fatto che io, proprio io, Miss Sociopatia 2014 e anni a venire, volessi uscire, acconsente di buon grado. Il tempo di andare in bagno e far pipì che avevo già cambiato idea. E non immaginerete mai per quale motivo. Mi ero accorta di avere una piccola macchia di terra sui jeans e non volevo cambiarli. E mi sono messa a piangere. Sì, a piangere. Non giudicatemi o fatelo solo dopo esservi sparati più estrogeni di Luxuria.

Stamane ero così su di giri da improvvisare in salotto una coreografia di salsa cubana sulle note di Ahi Maria! in reggiseno, perizoma e calzini. Con Biagio, ovviamente. La bestia aveva lo sguardo interlocutorio da chi è indeciso se azzannarti una chiappa o chiamare la protezione animali. Non è vero, ci siamo molto divertiti. Se non fosse che cinque minuti dopo mi stavo disperando davanti la lavastoviglie da svuotare.

Poi c'è la parte incazzatura a sbuffo. Ieri a cena stavo cucinando una carbonara per me e l'USI. Mi mancava il guanciale così ho mandato lui a comprarlo confidando nel fatto che ci impiegasse massimo cinque minuti. Faccio bollire l'acqua. Passano 10 minuti e del marito non c'è traccia. Lo chiamo sì sì sto arrivando. Ok, dico, butto la pasta. Cinque minuti di ritardo sulla mia personalissima tabella di marcia e scatta l'offensiva. L'ho accolto sull'uscio urlando sei la persona meno affidabile di questa terra!. Ho rabbiosamente finito di cucinare e alla seconda forchettata, indovinate? Mi sono messa a piangere.


lunedì 17 febbraio 2014

Spazio fratto tempo

C'è stato un tempo senza tempo in cui ero un treno ad alta velocità, senza fermate intermedie e col paesaggio circostante che assumeva i profili indefiniti e affascinanti d'un quadro impressionista.
Un tempo di obiettivi a breve termine, di navigazione a vista, di facili diritture d'arrivo.
Un tempo fatto di attese brevi, progetti realizzati, vita scandita da impegni appassionati e frenesie scatenate.
Un tempo in cui il tempo della mia mente e il tempo della mia vita hanno coinciso regalandomi per un attimo un delirio d'onnipotenza a discapito di quelle piccole ed insignificanti lezioni di vita che sommate ti rendono donna, quelle battute d'arresto necessarie perché lo stop, inevitabile e severo, non ti blocchi poi. Senza preavviso e con la sensazione di perdita d'un salto nel vuoto.

C'è stato un tempo in cui arrivavo prima. Prima di tutti, prima di me, prima del mondo, prima di capire.

Ho tirato dritto con la convinzione di non dover aspettare poi. Come se le attese con il loro carico di calma piatta e tempo dilatato fossero un male da evitare.

Quanti particolari ho lasciato indietro spinta da quest'ansia incontrollabile di arrivare, finire, concludere? Quante cose di me mi sono persa? Quanto poco mi conosco adesso che l'attesa, il tempo dilatato, la calma assordante d'una casa silenziosa mi costringono a fare i conti con me stessa?

Dante lo chiamava contrappasso. Mia madre la chiama lezione di vita.

Prima o poi doveva succedere anche te.

Aspettare, fermarsi, essere disorientata, perdere la via, gli obiettivi, le aspettative, toccare il fondo. E ricominciare. Con più calma e determinazione. Con più consapevolezza. Godendosi il percorso.



giovedì 13 febbraio 2014

Dica trentatrè

Io non lo so se tutti i miei malesseri possano essere imputati al doping ma mi sento una chiavica e aiutatemi a dire chiavica all togheter, coraggio: C-H-I-A-V-I-C-A.

Una parte dei miei disturbi ha senza dubbio origine da qual genio di mio marito, in possesso, fino a una settimana fa, di una forma di tosse con espulsione di polmone incorporata. Siccome il mio corpo è geloso delle altrui malattie, sia mai gli venga tolto il primato, ha deciso di appropriarsene indebitamente. Così ora ho un polmone in uscita dal tratto laringe-trachea, raffreddore, mal di gola e un respiro con fischietto da richiamo per tordi.

Un'altra fetta dei miei problemi deriva dagli effetti collaterali del Gonal-f, la penna magica per stimolazione ovarica. Sul bugiardino, lo so lo so non si fa, cattivissima me! c'è un vago riferimento a disturbi gastrointestinali. E cosa succede se uno ce li aveva già di suo? Ve lo dico io. Anche i disturbi si pompano. Come panza e tette. Roba che potrei presentarmi a Sanremo con occhiali da nerd e vestiti da ritardata a cantare aciditààààà, un elemento imprescindibileeeee, per una stimolazione stabileeee, che punti all'eternitàààà, m'attacco al Gaviscon come fosse Chardonnay dell'81, ho l'intestino gonfio e dolorante, ho appetito ma dopo tre bocconi un senso di pesantezza mi pervade le viscere e dulcis in fundo ho la nausea da pregnant 0-12. Probabilmente senza essere pregnant.

E poi c'è lei, la tipa occhialuta e coi capelli color pantegana del Tevere che gioca con la riproduzione 3D della mia bamboletta vodoo. Spero almeno l'abbia fatta very faiga e abbia aggiornato il taglio di capelli. Vi dico solo che l'altro ieri mi si sono congelati gli alluci. Avete capito bene. Erano freddi e bianchi, li ho immersi per un quarto d'ora nell'acqua bollente per farli diventare viola-blu e formicolanti e poi di nuovo rosa. Tra l'altro il sinistro aveva già dovuto subire un riuscitissimo attentato da parte della stufetta elettrica del bagno, quella che viene data in dotazione a qualsiasi famiglia italiana quando mette su casa, che ha pensato bene di cadere proprio sopra il suddetto dito. Sì, ho provato molto dolore.

Insomma se non scrivo è perché sono in ospedale, sapevatelo.
E qualcuno, poi, mi dica perché sono andata again su Gugol a cercare i sintomi dell'iperstimolazione ovarica. Perché ora ce li ho. Tutti.

martedì 11 febbraio 2014

Raggio al quadrato per tre e quattordici

Panza mia fatti capanna non è solo un modo di dire da usare quando si è di fronte ad un pasto succulento. E' una realtà concreta con cui debbono fare i conti tutte le stimolate. Pure quelle col ventre piatto da addominale allenato, pure la tipa che fa la pubblicità di Mediashopping e ci fa sentire così inaccettabilmente ciccione.

La panza si gonfia, s'arrotonda e fa male, dubito che qualcuna sia sfuggita a quest'effetto collaterale. Io, per esempio, se fossi un cartone animato sarei stata disegnata col compasso. Se fossi un dipinto sarei stata ritratta da Botticelli, che la Venere sarà pure stata una gran gnocca cinquecentesca ma c'aveva la trippa.

Niente di insopportabile, almeno per ora. Un fastidio irritante quanto basta per scoperchiare la mia parte misantropa, già di per se ipersviluppata, e potenziare quello sguardo acido da cheminchiaguaddi rivolto a chiunque osi fissarmi il ventre, anche inavvertitamente, per più di mezzo secondo.

Che poi la parte più difficile è fingere la normalità quando sei costretta a presenziare a quei meravigliosi eventi conviviali che tanto ti erano cari prima di diventare una rabbiosa e insoddisfatta sociopatica, preda di disturbi ossessivi compulsivi che ti obbligano a tastarti le tette, per assicurati non si siano sgonfiate, almeno 10 volte al minuto. Mi auguro che nessuno interpreti l'insano gesto come un segnale sessuale di dubbio gusto.

Nel frattempo litigo con tutti, Mina in primis. Che mica vorremmo farle perdere il primato di scazzi settimanali, sono o non sono la figlia ideale? La sua ansia è la mia ansia. Roba che pure pianificare la prossima visita da SantoSpirito pare un affare di stato. Qualcuno chiami la NATO, ora!

Ieri rivedevo la mia bozza di lettera di presentazione, quella roba che si invia insieme al curriculum nella vana speranza che sia sufficientemente convincente da garantirti un'assunzione in tempo di crisi. Dite che se esordisco così: ciao sono la Princess, mi sono bucata esattamente per 11 giorni, 12 se contiamo il buco in chiappa e la mia panza pare un punaspilli qualcuno, ammirato dal mio coraggio, potrebbe assumermi?

domenica 9 febbraio 2014

Il potere del trio

Ci siamo viste alle sette e quaranta, come i treni persi di Battisti, a casa mia.
Abbiamo parlato d'amore e di sesso, di convivenze, futuro, matrimonio, figli. 
Mi sono bucata in cucina, per mano dell'USI mentre loro in un silenzio rispettoso coccolavano la mia stessa dolce speranza. Ho letto i loro pensieri nei loro sguardi  e sono stata fiera di non averci trovato compassione ma vicinanza, comprensione, rispetto, ammirazione.

Conosco il loro gioco. Fiuto la loro preoccupazione. Mi cercano, mi fanno uscire, vestire, truccare, parlare. E tentano goffamente di nascondermi le nuove gravidanze. 

Perché chi vuol esserti vicino lo fa senza sbandierare al vento le proprie ammirevoli intenzioni. Lo fa di nascosto, in punta di piedi, senza fartelo pesare.

Lo fa e basta.

Credevo che nessuno avrebbe mai potuto capire il dolore, la solitudine, il vuoto. Credevo che fosse sufficiente chiudere la porta in faccia al mondo e crogiolarsi nel proprio bozzolo pieno di risentimento. Credevo bastasse uscire di nascosto e voler essere lasciata in pace. 

Mi sbagliavo.

Chi ci tiene ti cerca e lotta con te. Chi ci tiene ti rialza. Con mano ferma ma senza strattonarti. Senza quasi che tu te ne accorga.

Stasera l'incrollabile Princess ha mostrato con il ventre scoperto la propria vulnerabilità, forse per la prima volta in quasi 30 anni. E si sente un po' meno sola. Grazie a quel silenzio rispettoso, alle parole non dette. A loro due, che camminano al mio fianco da 30 anni e che mi rialzano, sempre.

giovedì 6 febbraio 2014

Ova(zione)

Habemus responsum monitoraggium, gente!

Mie prave pampine avere fatto un sacco d'ova. Tanto che quel volpone di SantoSpirito l'ha guardate così:


E ha pure fischiato, veloggiuro, l'ho sentito bene. Perdonatelo, suvvia, lui mica si eccita quando gli passa dinanzi una bella gnocca, si eccita quando vede tanti follicoletti impazziti e vogliosi di scoppiare. Puff!

Insomma il Clomid non gli è piaciuto ma col Gonal-f le pupe si sono scatenate, belledemamma.

Si può essere orgogliose delle proprie ovaie? Sì, si può. Non fate quella faccia voi dee della fertilità, non potete capire, da 'ste parti ci si accontenta di poco.

Omertà sul numero d'ovetti. So solo che sono tanti e che devo prepararmi ad atroci dolori. Urrà.
Che poi secondo il mio personalissimo et insignificante parere SantoSpirito me ne ha parlato solo per evitare telefonate trafelate di una paziente ipocondriaca che al primo doloretto d'ovaie si vede già a letto con una panza tanta, il testamento in mano e morte certa per iperstimolazione.

Vorrei far notare che oltre a partorire con dolore noi poracce dalla fertilità ambigua dobbiamo pure concepire con dolore. Venitemi a dire che il mondo è giusto e vi prendo a calci sulle gengive.

Anyway

Sapere che non sono una low responder è già qualcosa. Qualcosa di non brutto va' che culo ma per una che ha preso solo schiaffi in fronte v'assicuro che la sensazione che qualcosa porcavacca finalmente si muove è un piccolo, modesto ma pieno di luccicanza sollievo.

Ora non mi resta che fare un bel discorsetto motivazionale ai soldatini di lui. Qualcosa tipo: non fate i vozzi, siate gentili. Che qualcuno di voi porti almeno un mazzo di fiori alle mie ova, please.



Dite che però così ammazzo l'Eros?

No dai, dopotutto Più bella cosa non era male.

lunedì 3 febbraio 2014

Iniziare bene XII

Svegliarsi con un'orrida consapevolezza: aver sognato la Santanchè.

E va bene, la dico tutta.

Aver sognato la Santanchè che ci provava con me.

Ho bisogno d'un caffè nero bollente.

Buon febbraio, eh!