lunedì 30 giugno 2014

Datemi una C!

L'ultima ed unica visita principesca in quel di Siena risale al 1999, che a scriverlo adesso sembra tanto, troppo lontano. Avevo 15 anni ero inconsapevolmente felice e coscientemente ingenua. Una di quelle adolescenti convinte di sposare il compagno di classe scemo solo perché responsabile, in maniera tra l'altro del tutto incidentale, del primo orgasmo.

Ricordavo solo Piazza del Campo per la sua forma concava, gli spicchi, il Palio e quel colore caldo che non porrebbe essere definito altrimenti da terra di Siena.
 


La Torre del Mangia, che deve il suo nome al primo custode, Giovanni di Duccio, noto alle cronache dell'epoca per la maestria nello sperperare i suoi guadagni nelle celebri osterie senesi, è una bella sfida.



Da lassù la vista è mozzafiato, come pure i 400 ripidi e stretti gradini. Sconsigliata la salita a chi soffre di claustrofobia o attacchi di panico, i cunicoli sono strettissimi e in alcuni punti bisogna abbassarsi anche se non si è watussi. Io ce l'ho fatta solo perché, memore della recente impresa titanica, l'ho presa allegra. Sono arrivata in cima che parevo Celentano ipoglicemico ma questi son dettagli.


Per pranzo ci siamo fermati qui. Un alimentari che sfama orde di turisti con panini doc. All'interno ci sono piccoli tavoli da pub e un sano odore di Toscana. Prezzi modici e tanto gusto. Io ho preso un panino con lardo e pomodorini. California fottiti.

La magnificenza del Duomo l'avevo completamente dimenticata. In particolare le nuvole riflesse sul rosone. Uno degli esempi più belli di gotico romanticizzato. Non fate i pignoli voi maestri dell'arte, m'è venuto di descriverlo così.



Se siete, come me, amanti del macabro, non potete proprio perdervi il Museo della Tortura. Location, clima e musica sono azzeccati. La visita dura un'oretta e se siete maniaci delle didascalie scoprirete un sacco di cose interessati. Per esempio che la cintura di castità veniva usata dalle donne per difendersi dagli stupri, una sorta di spray al peperoncino medievale, e non come assicurazione contro i tradimenti anche perché se le donne l'avessero tenuta per più d'una settimana sarebbero probabilmente morte per setticemia. Oppure che gli inglesi perfezionarono l'impiccagione nel tentativo di rendere la pratica meno penosa per i condannati. O ancora che essere pettegole nel medioevo non era affatto una buona idea. Le punizioni per le comari chiacchierone erano assai umilianti e spesso dolorose.


Cibo
in Toscana è sinonimo di ciccia ma se avete giurato innanzi al vostro Dio eterna fedeltà al carboidrato dovete assaggiare i Pici, simili agli spaghetti ma più larghi e fatti a mano. Io li ho mangiati qui. Posto meraviglioso, tutto buonissimo ma non proprio economico.

A Siena il Palio si respira anche quando non c'è. Noi siamo capitati per caso la settimana prima dell'evento e abbiamo assistito alla presentazione delle contrade partecipanti e all'estrazione dei cavalli.



Tra canti, bandiere e odore di stalla ho pure scoperto che i fantini non sono smilzi come pensavo e continuo a chiedermi come venga gestita una storia d'amore tra due persone appartenenti a differenti contrade. E' una cosa alla Romeo e Giulietta o alla romanista e laziale?




Ma Siena non vive di solo Palio. Fa da sfondo a tante storie. Alcune celebri, altre taciute per secoli. Come quella di Pia de Tolomei, resa famosa da Dante e pure da Gianna con questa canzone qua:



Oggi lo chiameremmo femminicidio ma nel medioevo non si badava a simili sottigliezze. Il mistero è il movente. Alcuni parlano di gelosia, altri di tradimento accertato da parte di lei, altri ancora ritengono che il marito l'abbia ammazzata per togliersela di mezzo, desideroso di sposare un'altra donna. Insomma i tempi cambiano ma certi uomini no, c'aveva ragione Mia Martini.

Palazzo Tolomei, che si trova, tra l'altro, a pochi passi dalla pasticceria di proprietà della famiglia della cantante, è questo:

Siena, stretta tra le sue mura perimetrali e satura di americani, si visita in un giorno ma se avete qualche ora in più di tempo a 40 km direzione mare c'è l'Abbazia di san Galgano. E' senza tetto, spazzato via da un fulmine che colpì il campanile e mai più ricostruito.



A 500 mt di cammino dall'Abbazia c'è invece l'eremo del Santo e la sua spada nella roccia. Non aspettatevi Merlino, però. L'arma fu così incastrata dall'allora nobiluomo in segno di redenzione e rinuncia alla vita mondana.



Di questa piccola grande cittadina stamattina mi sono rimasti i Ricciarelli presi con un caffè bruciacchiato e una calamita appesa alla cappa della cucina. Abbiamo festeggiato così il nostro terzo anniversario. Tre forse non è il numero perfetto. Siamo stati ben lontani dalla perfezione in questi anni. Ma tre è un buon punto di ripartenza, dopotutto.


lunedì 23 giugno 2014

Lights

Indosso calzini lunghi di cotone per andare a dormire perché da queste parti l'estate è ancora primavera e le correnti fresche della sera provocano spiacevoli brividi su braccia, gambe, schiena. Ieri sera, braccio destro sotto il cuscino e lenzuola alla gola, nel tepore e nell'oscurità della mia camera da letto, pensieri nefasti hanno impedito alle mie stanche membra ed alla mia mente affaticata di riposare.

E se non trovassi mai più un lavoro decente

E se io e lui non diventassimo mai genitori

E se non fossimo più felici

E se io mi ammalassi, se morissi...

Convulsivi movimenti oculari hanno costretto le mie palpebre ad una resa, così ho aperto gli occhi ed è stato allora che l'ho vista. Una piccola lucina intermittente nell'angolo più remoto della stanza. Era una lucciola.

Che stranezza, e pensare che in giro quasi non se ne trovano più.

L'ho seguita con lo stupore d'una bambina mentre volava da un lato all'altro del soffitto. E poi ho pensato che anche nelle notti più scure ci può essere piccola luce, un bagliore appena percettibile che, però, ti da la forza d'alzarti dal letto, l'indomani mattina.

sabato 21 giugno 2014

Mi (s)vendo

Non so quale sia la vostra opinione in merito ma, secondo il mio modesto parere, essere andata a fare un colloquio alle quattordici e trenta in una Roma umidiccia, appiccicosa ed accaldata con le melanzane alla parmigiana de mammà ferme a mo' di diga del Vajont sulla bocca del mio stomaco è una grande, immensa prova di inestimabile coraggio in base alla quale quel tipo alto, moro e brutto come la fame dovrebbe assumermi senza indugi ne postumi ripensamenti.

Fortuna che il complesso processo digestivo m'ha rallentato le sinapsi con conseguenze filtraggio di insulti rivolti al suddetto brutto come la fame quando se ne è uscito con una cosa tipo ma lei è così qualificata... io non so se...

Non sai cosa? Cervello di ranocchia?

Pensi che io mi sia sparata cinquantatré km e Met.Ro carro bestiame per sminuire le mie capacità? O, magari, visto che sono così qualificata e so leggere da quando avevo quattro anni e mezzo, sono in grado di interpretare un annuncio di lavoro e quel che c'era scritto mi andava bene così?

Che poi fosse stata una cosa tipo cercasi badande russa per assistenza vecchio 90enne pervertito, richiesta bella presenza, pacche sul culo, terza di seno e disponibilità a piacevoli intermezzi, potrei pure capire ma, tutto sommato, la mansione richiesta era apprezzabile anche per una laureata con lode che della lode non ha mai saputo che farsene.

Grazie a Dio o a chi per lui il tizio s'è risparmiato la domandona ipocrita perché proprio la nostra azienda?

Due sono le modalità di risposta.

Nel primo caso, voi che siete furbastri e, purtroppo, esperti pluriennali di selezioni basate su criteri ridicoli, prevedevate questa domanda e vi siete ciucciati  per due ore e 23 minuti tutte le interessantissime informazioni del sito internet dell'azienda ics. 

Bravi, avete le ventose per arrampicarvi sugli specchi.

Nel secondo caso, voi ingenuotti al primo colloquio, voi che ai colloqui c'avevate proprio perso l'abitudine aprirete la bocca a mo' di donna intenta a truccarsi davanti lo specchio e con lo sguardo da carpa di lago riuscirete solo a pensare:

ma che cazzo ne so io, non me ricordo manco bene come ve chiamate, mando 800 curricula al giorno, per me 'na cosa vale l'altra.

Mi dispiace, siete fottuti.

Anyway me ne sono tornata a casa pensando già al prossimo appuntamento, quello di martedì. Che mi sa' di sola quasi più di questo.

Vi lascio con uno stralcio di saggia conversazione paesana:

Buon lavoro A.!
Se era bono non toccava a noi.



mercoledì 18 giugno 2014

Habemus causa

...grossomodo, circa, quasi, chi lo sa. Diciamo che habemus qualcosa contro cui scatenare l'ira funesta del Pelìde Achille. E no, non è decisamente la mia mente.

Non ci devi pensare un gran par de cocomeri.

Se non c'avessi pensato le cose non avrebbero fatto altro che peggiorare fino a diventare irreparabili.

Lui ha una prostatite.

Formula leucocitaria alta e leggera astenospermia. Scusate eh, ma quando uso 'sti termini mi sento tanto Dott. House e la cosa mi esalta però se dovessi iniziare a zoppicare avvertitemi che accanno. In soldoni vuol dire difese alterate e lentezza dei soldatini. La causa è un'infiammazione della prostata. Infiammazione che, finora, pur essendoci sempre stata era rimasta latente, nascosta da valori che, a pensarci adesso, non sono mai stati poi così esaltanti. Insomma non erano Speedy Gonzales ma nessuno ci aveva mai dato troppo peso.

E invece no.

Così non arrivano da nessuna parte. Ha detto il giaino dei piselli.

Così i dopaggi sono stati inutili. Adesso lo sappiamo. E se SantoSpirito, dopo aver visto i risultati dell'ultimo esame, non avesse mandato mio marito a calci in culo dall'andrologo, col ciufolo che ci saremmo mai arrivati. Avremmo continuato a chiederci come mai.

Bisognava andarci prima, I know. E forse avrei dovuto dar retta a quella vocina interiore che continuava a dirmi se tu sei così perfetta ci dev'essere qualcosa che non quadra in lui. Ma ero circondata da muri di gomma e rassicurazioni. Da qui è tutto apposto che, ora, appaiono così superficiali.

Il punto è che se noi siamo abituate alle esploratio non petita e corriamo a farci fotografare utero, ova e tutto il cucuzzaro al primo terrificante sospetto d'infertilità, i maschietti non fanno altrettanto. O non vengono spinti a fare altrettanto. Anche quando c'è quel piccolo, stupido, insignificante ma, a quanto pare, determinate valore border line che voglio dì, porcazoccola, qualcosa dovrà pur significare.

Poi dici la parità.

Anyway, il risultato è una cura per lui di novanta giorni. I progressi dovrebbero iniziare a vedersi già dopo un mese ma se la situazione non migliora si passa alla IUI. La prima.

Ieri sera ho pianto. Un po' per rabbia nei confronti di tutti i banali non ci devi pensare/è la tua testa/c'hai il blocco psicologico. Un po' per frustrazione, perché il problema era lì, forse solo accennato ma era lì, nero su bianco e anche se fosse rimasto al solo stadio di sospetto andava approfondito. Subito. E poi, un po', ho pianto pure di gioia perché ora, quantomeno, conosco il mio nemico e avrò armi per combatterlo, avrò la mia strada e ho tutta l'intenzione di percorrerla. Tappa per tappa, comunque vada, fino alla fine. Perché oltre ai termini medici le serie tv ospedaliere, tra un morto e un miracolo, m'hanno pure insegnato che a giochi fatti quello che conta davvero è poter dire: abbiamo fatto tutto il possibile.

lunedì 16 giugno 2014

Up!

Vi ho già parlato dell'amico G altrimenti noto come la Sister col pisello e della sua passione, sapientemente trasformata in lavoro, per la montagna e tutto ciò che ne consegue.

Nonostante la pratica dello sport non rientri tra i nostri passatempi preferiti, accade spesso che io, Servo, Sisters e fedelissimi ci facciamo coinvolgere in avventurose scampagnate con lui a capo dell'allegra compagnia che si diletta a dare lezioni di geologia, incomprensibili a noi profani.

Di solito l'amico G. è in grado di proporzionare lo sforzo richiesto alla prestanza fisica dei partecipanti.

L'ultima volta non lo è stato.

Vi elencherò, di seguito, una serie di cifre esemplificative della pazza avventura una cosa che manco Lost a cui io e la Sister O. ci siamo ingenuamente prestate:

30 persone
15 cavalli
2 montagne da free climbing
8 ore di cammino
Partenza alle 2. Alle 2 di notte.

Io, femminuccia da tacco 12 e camicette frou frou mi sono presentata all'appello con il seguente outfit:

maglietta verde di cotone a maniche corte di Zara
felpa con cappuccio della Freddy, regalo antidiluviano della ex capa di mia zia
leggings neri
calzini da stregatto
nike, unico paio di scarpe da ginnastica presenti nella mia scarpiera, risalenti al 2004 o giù di lì.

Nel mio zaino invece avevo:

torcia a pile
felpone blu elettrico usato per i lunghi inverni tre le 4 fredde mura domestiche
scarpe da trekking acquistate dalla Sister G alla modica cifra di 15 euro e, quindi, probabilmente biodegradabili
panino con la mortazza
panino col salame
panino con la nutella

Fantozzi non sei nessuno.

Alla fine della seconda scalata la situazione era, grossomodo, la seguente;

Amico G: 94 kg, 90 pulsazioni al minuto, pressione 120/80, qualche goccia di sudore sulla fronte, mano sul fianco, sorriso fiero

Sister O: 47 kg compreso il peso dello zaino, 120 pulsazioni al minuto, pressione 100/70, madida di sudore, ha dichiarato d'essere stata colta da visioni mistiche a metà cammino.

Princess S: 54 kg faticosamente raggiunti grazie al combo dieta californiana - gengivite, 150 pulsazioni al minuto, pressione 80/60, lingua penzoloni, ha dichiarato di essere stata più volte tentata d'aggrapparsi, in fase di ripida salita, alla coda d'un cavallo, assumendosi il rischio d'essere presa a zoccolate in petto o, peggio, di ricevere un'evacuazione in piena faccia.

In ogni caso siamo vivi.

Non c'è niente che non si possa fare con la determinazione e una consistente dose d'incoscienza.

lunedì 9 giugno 2014

Fly down, baby

Il lunedì continua ad essere un giorno di merda anche quando sei a casa, d'estate, in vacanza obbligata. Sarà che mi sono resa conto di aver inaugurato il terzo mese senza stipendio e c'ho voglia di shopping o forse che mi sono messa in testa di dedicare questo giorno alle pulizie domestiche poi, se lo faccio davvero, arrivo a sera stanca e frustrata ma se non lo faccio mi sento una larva inadempiente parassita della società.

La rete di rapporti amicali e parentali che ho messo in piedi col fine di trovare un nuovo lavoro si è messa in moto. Cugino F., che fa il cacciatore di teste o, come piace dire a lui, l'head hunter, mi ha tenuto mezz'ora al telefono snocciolandomi una serie di consigli non richiesti su come incrementare l'appeal del mio curriculum per ottenere un buon posto in qualche mega società che ti paga una miseria per farti lavorare 12h al dì. Son fortune. Io, che sono una mocciosa lagnosa e ingrata, mi sono poi lamentata col marito pregando anche lui di trovarmi, in qualche modo, un posto come segretaria. Pensare poco, lavorare il giusto, guadagnare molto. Insomma, della carriera che avevo intrapreso qualche tempo fa e che, se continuata, m'avrebbe trasformato in una di quelle donne frigide mail dipendenti, non me ne frega una nerchia. Tutto quello che voglio è uno stipendio che mi consenta d'entrare una volta al mese da Zara.

E quindi butti nel cesso tutto quello che hai fatto negli ultimi 10 anni per un posto da segretaria?

Sì.

Risposta definitiva. La accendiamo. Grazie.

L'arrivo del gran caldo, nel frattempo, mi ha fatto venir voglia di mettermi in tiro. Me ne sono accorta dalla crema corpo Nivea che ho ricominciato ad utilizzare e dalla ceretta sulle braccia. La mia determinazione subisce, però, una brusca battuta d'arresto quando vedo la cyclette o quando la Sister O. cerca di convincermi a seguire con lei lezioni di pilates.

Nonglielapossofa, continuo a preferire Pringles e crodino alle sette di sera.

Mannaggiamme.


giovedì 5 giugno 2014

Comunione di beni e candidature furti(ve)

Siccome il tenten è migliorato e non ho nessuna voglia di farmi vivisezionare manco fossi una rana sotto spirito dell'Università dell'Arizona  ho deciso di rimandare a data da destinarsi possibilmente il giorno del mai nel segno del poi l'affare taglio delle cenciva in ezzesso.

Scusa, Kappler. Te l'avevo detto che non sono una pampina tilicente. A limite un po' deficiente.

Spero solo che il dolore non torni a darmi noia domenica prossima quando il mio primo adorato in secola seculorum nipote, figlio di cugina L e tanto tanto bello, farà la prima Comunione dando alla sottoscritta una ghiotta occasione per interrompere la dieta Hollywoodiana con un pasto ipercalorico.

Del resto ho perso due kg. Ma forse il merito va più alla gengivite che alla dieta. Che nessuno faccia la spia alla redazione di Viversaniebelli.

Il suddetto angelo biondo futuro conquistadores di melense femminucce spocchiose no, non sono gelosa maledetti maligni riceverà da me, marito e famiglia un tablet Samsung. Io c'ho solo sbavato sopra per un quarto d'ora, poi ho resistito alla tentazione di rubarglielo chiedendomi se non potessi rifare pure io la prima Comunione o al limite smezzarmi coll'undicenne l'uso del portentoso e very fashion attrezzo tecnologico. No perché non so a voi ma a me, all'epoca, regalarono lenzuola, asciugamani e collier da gitana.

Tempi che cambiano. Persone che ci rimettono.

Nel frattempo la mia ricerca di lavoro assume aspetti grotteschi. Tipo che ieri ho consegnato a mano il mio curriculum  al meccanico di mio marito. No non sono diventata improvvisamente esperta di motori. Mi limito a sopravvivere in un'auto infestata da pelo di cane. Pare che una grande azienda del comprensorio abbia dovuto licenziare quaranta persone accusate nientepopodimenoche di furto. Persone che andrebbero, almeno si spera, rimpiazzate. Il figlio del meccanico lavora lì e non ha rubato niente. Così io ci provo.

Secondo voi quanto so' disperata da 1 a 10?

lunedì 2 giugno 2014

Dacci il nostro bit quotidiano

C'era una volta la telefonata a casa.

Di quelle io ne ho ricevute poche. Godevo della libertà d'avere un telefono fisso in camera mia ma ero terrorizzata dalla possibilità che qualcuno, nelle altre stanze, potesse alzare le cornetta ed ascoltare conversazioni che a dodici anni ti sembrano troppo peccaminose perché mamma e papà le ascoltino ed ora sembrano, semplicemente, ingenue. 

Poi sono arrivati gli essemmesse.

Costavano tanto, all'inizio. Così, negli anni '90, si usavano solo per comunicazioni urgenti o per qualche audace ti amo. Che era una dichiarazione d'amore forte. Significava ho speso dieci centesimi usando solo cinque dei centosessanta caratteri a mia disposizione solo per dirti che ti amo. Insomma, se facevi una cosa così eri cotta, persa, catturata. Io il mio primo sms con su scritto solo ti amo lo ricevetti da A. Tornavo a casa da scuola e avevo questo gioiellino qui:

Lo ricordo ancora con affetto e nostalgia. Aveva caratteri così grandi che quel ti amo mi parve urlato al mondo intero. Ah, il romanticismo adolescenziale. Ci bastava davvero poco per essere felici.
In alternativa al messaggio, quando si era a corto di quattrini, c'era lo squillo. Una bizzarra e assurda modalità di comunicazione. Significava, nella stragrande maggioranza dei casi ti sto pensando oppure era una sorta di ricevuta di ritorno, qualcosa tipo ho ricevuto e letto il tuo messaggio, va bene quel che hai detto. A. in un giorno solo me ne faceva in media 25, ne sono certa perché una volta li contai ed annotai il valore su qualche Smemo. Non riesco ancora a capire come abbia fatto a lasciarmi. Dico, 25 squilli erano un'enormità, io ne andavo fiera. Poi fu la volta delle parole attaccate e degli acronimi. Tvumnb era il più gettonato tra le amiche. Si faceva di tutto pur di concentrare sentimenti, pettegolezzi, dichiarazioni, concetti astratti, seghe mentali e litigi in quei pochi spazi consentiti da un costo moderato. Arrivarono le prime Summer Card. Quando la Vodafone si chiamava Omnitel, in pubblicità c'era Megan Gale e la colonna sonora era questa:




Cento sms al giorno, un'enormità. Certe volte, però, manco bastavano. E allora s'aspettava la mezzanotte, per ricominciare. Gli sms c'hanno fatto scoprire i vantaggi della conversazione asincrona. E, soprattutto, c'hanno dato il coraggio di osare. Perché in un sms non ti trema la voce, lui non vede che arrossisci ad un suo complimento, non balbetti, non ti sudano le mani, non ti imbarazzi. Scrivi e premi invio. E se proprio non ce la fai ad aspettare la risposta imposti la suoneria in modalità silenziosa, capovolgi lo schermo e ti imponi di guardarlo solo dopo qualche ora, o qualche minuto. La gioia o la delusione t'aspettavano silenziose, sotto quello schermo, dettate dalla presenza o dall'assenza d'una letterina. 

Infine fu WhatsApp. Ciao limiti, ciao comunicazione asincrona, ciao intimità. Siamo sempre connessi, sempre raggiungibili, sempre controllati e, soprattutto, possiamo sempre controllare. Ha visualizzato ma ancora non risponde. Il cruccio delle nuove generazioni. 

Quando non mi rode il culo quindi, generalmente, non troppo spesso, sono nostalgica, romantica e sentimentale però non mi sentirete mai dire cose tipo era meglio quando i cellulari non esistevano. Parte della mia vita l'ho passata con lo sguardo basso, fisso su uno schermo, parte delle mie emozioni sono state filtrate dai bit. E lo sono ancora. I miei ricordi sono fatti anche di sms, mail, conversazioni su WhatsApp, videochiamate su Skype. 

Anche ma non solo

Gli smartphone non sono l'apocalisse. Sono un'opportunità. Fate in modo che al messaggio segua sempre un incontro. E fate in modo che durante quell'incontro il cellulare sia spento.