L'ultima ed unica visita principesca in quel di Siena risale al 1999, che a scriverlo adesso sembra tanto, troppo lontano. Avevo 15 anni ero inconsapevolmente felice e coscientemente ingenua. Una di quelle adolescenti convinte di sposare il compagno di classe scemo solo perché responsabile, in maniera tra l'altro del tutto incidentale, del primo orgasmo.
Ricordavo solo Piazza del Campo per la sua forma concava, gli spicchi, il Palio e quel colore caldo che non porrebbe essere definito altrimenti da terra di Siena.
La Torre del Mangia, che deve il suo nome al primo custode, Giovanni di Duccio, noto alle cronache dell'epoca per la maestria nello sperperare i suoi guadagni nelle celebri osterie senesi, è una bella sfida.
Da lassù la vista è mozzafiato, come pure i 400 ripidi e stretti gradini. Sconsigliata la salita a chi soffre di claustrofobia o attacchi di panico, i cunicoli sono strettissimi e in alcuni punti bisogna abbassarsi anche se non si è watussi. Io ce l'ho fatta solo perché, memore della recente impresa titanica, l'ho presa allegra. Sono arrivata in cima che parevo Celentano ipoglicemico ma questi son dettagli.
Per pranzo ci siamo fermati qui. Un alimentari che sfama orde di turisti con panini doc. All'interno ci sono piccoli tavoli da pub e un sano odore di Toscana. Prezzi modici e tanto gusto. Io ho preso un panino con lardo e pomodorini. California fottiti.
La magnificenza del Duomo l'avevo completamente dimenticata. In particolare le nuvole riflesse sul rosone. Uno degli esempi più belli di gotico romanticizzato. Non fate i pignoli voi maestri dell'arte, m'è venuto di descriverlo così.
La magnificenza del Duomo l'avevo completamente dimenticata. In particolare le nuvole riflesse sul rosone. Uno degli esempi più belli di gotico romanticizzato. Non fate i pignoli voi maestri dell'arte, m'è venuto di descriverlo così.
Se siete, come me, amanti del macabro, non potete proprio perdervi il Museo della Tortura. Location, clima e musica sono azzeccati. La visita dura un'oretta e se siete maniaci delle didascalie scoprirete un sacco di cose interessati. Per esempio che la cintura di castità veniva usata dalle donne per difendersi dagli stupri, una sorta di spray al peperoncino medievale, e non come assicurazione contro i tradimenti anche perché se le donne l'avessero tenuta per più d'una settimana sarebbero probabilmente morte per setticemia. Oppure che gli inglesi perfezionarono l'impiccagione nel tentativo di rendere la pratica meno penosa per i condannati. O ancora che essere pettegole nel medioevo non era affatto una buona idea. Le punizioni per le comari chiacchierone erano assai umilianti e spesso dolorose.Cibo in Toscana è sinonimo di ciccia ma se avete giurato innanzi al vostro Dio eterna fedeltà al carboidrato dovete assaggiare i Pici, simili agli spaghetti ma più larghi e fatti a mano. Io li ho mangiati qui. Posto meraviglioso, tutto buonissimo ma non proprio economico.
A Siena il Palio si respira anche quando non c'è. Noi siamo capitati per caso la settimana prima dell'evento e abbiamo assistito alla presentazione delle contrade partecipanti e all'estrazione dei cavalli.
Tra canti, bandiere e odore di stalla ho pure scoperto che i fantini non sono smilzi come pensavo e continuo a chiedermi come venga gestita una storia d'amore tra due persone appartenenti a differenti contrade. E' una cosa alla Romeo e Giulietta o alla romanista e laziale?
Ma Siena non vive di solo Palio. Fa da sfondo a tante storie. Alcune celebri, altre taciute per secoli. Come quella di Pia de Tolomei, resa famosa da Dante e pure da Gianna con questa canzone qua:
Oggi lo chiameremmo femminicidio ma nel medioevo non si badava a simili sottigliezze. Il mistero è il movente. Alcuni parlano di gelosia, altri di tradimento accertato da parte di lei, altri ancora ritengono che il marito l'abbia ammazzata per togliersela di mezzo, desideroso di sposare un'altra donna. Insomma i tempi cambiano ma certi uomini no, c'aveva ragione Mia Martini.
Palazzo Tolomei, che si trova, tra l'altro, a pochi passi dalla pasticceria di proprietà della famiglia della cantante, è questo:
Siena, stretta tra le sue mura perimetrali e satura di americani, si visita in un giorno ma se avete qualche ora in più di tempo a 40 km direzione mare c'è l'Abbazia di san Galgano. E' senza tetto, spazzato via da un fulmine che colpì il campanile e mai più ricostruito.
A 500 mt di cammino dall'Abbazia c'è invece l'eremo del Santo e la sua spada nella roccia. Non aspettatevi Merlino, però. L'arma fu così incastrata dall'allora nobiluomo in segno di redenzione e rinuncia alla vita mondana.
Di questa piccola grande cittadina stamattina mi sono rimasti i Ricciarelli presi con un caffè bruciacchiato e una calamita appesa alla cappa della cucina. Abbiamo festeggiato così il nostro terzo anniversario. Tre forse non è il numero perfetto. Siamo stati ben lontani dalla perfezione in questi anni. Ma tre è un buon punto di ripartenza, dopotutto.











