Essere precari non vuol dire soltanto programmare la propria esistenza un semestre la volta o posticipare l'acquisto del divano IKEA a dicembre sperando di avere ancora un lavoro o programmare le vacanze con 15gg di anticipo perché chi lo sa come sto messa ad agosto.
Essere precari vuol dire vivere in una perenne condizione di sudditanza psicologica che trova giustificazione nella minaccia manco troppo velata: se mi fai girare le sfere del drago ti caccio, quindi fai pippa nelle situazioni in cui vorresti rispondermi male o tirarmi un calcio in faccia.
Per esempio le colleghe A e B, quelle che non possono proprio fare a meno di istigare me ed M. alla prostituzione, non perdono occasione di ricordarci la nostra pietosa condizione prodigandosi in consigli non richiesti e terribilmente scontati tipo: io, fossi in voi, inizierei a guardarmi intorno che qui, ragazze mie, l'appalto è in scadenza e la vostra società la vedo male. E poi non vorrete mica finire come noi, murate vive qui dentro.
E tu pensi: sì, porcazoccola, io voglio finire esattamente come te. Voglio lavorare 25 anni per la stessa azienda e non essere costretta a fare e disfare progetti alla velocità della luce, roba che potrei iniziare a viaggiare nel tempo, tornare al tuo anno di nascita e prendere a pizze tua madre la sera che t'ha concepita. E lo so che a dicembre ce ne potremmo andare tutti a casa non me serve certo un promemoria delle mie sfighe.
Ma dici: certo che ci stiamo muovendo ma sai non è facile trovare un nuovo lavoro in questa situazione
Ma no - afferma candidatemente A - le crisi sono grandi occasioni, sapete.
Certo, e tu, di preciso, quando l'hai persa, l'occasione de annà a fanculo?
Lo so, lo so. Sono un po' cattivella ma una Princess buona non s'è mai vista e poi sono reduce da una pseudo-conversazione con Capetto, tenutasi pochi istanti fa.
L'esordio: Questo lavoro mi fa cagare. Ma perché voi non lo cambiate? Siete così giovani.
Perché non credo ne troveremmo un altro con tanta facilità e per quanto mi riguarda questo lavoro mi piace. Il mio problema non è il lavoro in se ma la precarietà.
Ma che cazzo dici, questo posto è pieno di teste di cazzo
Una, per esempio, potresti essere tu. C'hai mai pensato, Capetto?
Quelle sono ovunque, Capetto
Quando avrai la mia età mi darai ragione
Ma su cosa, di preciso? Ecco che ricominci a parlare del nulla spaziale
Resto in silenzio
Che vita di merda firmare il contratto ogni sei mesi
Ok, Capetto, mi stai prendendo per il culo, è chiaro. Altrimenti non si capisce come tu possa affermare una cosa del genere dall'alto del tuo contratto indeterminato, del tuo fancazzismo galoppante e della tua memoria labile. Perché forse ti stai dimenticando che mi stai facendo firmare il contratto MESE PER MESE.
Hai ragione è una vita di merda. Eppure la sai una cosa? La tua non la vorrei.
"Certo, e tu, di preciso, quando l'hai persa, l'occasione de annà a fanculo?". Ecco, poi dici che mi manca Roma! Qua una reazione del genere non riuscirebbero manco a immaginarla nell'intimità del proprio cervelletto sabaudo... Ma quanto hai ragione? Quanto? Tanto per essere solidale, ricordo quando andai a colloquio da un direttore di una biblioteca torinese per elemosinare un lavoro (che non ebbi) il quale mi disse: "ma io non so proprio come fate a vivere così, certo che è proprio una vita di merda [sic!], pensa che io, vent'anni fa, feci questo concorso per gioco, neanche volevo farlo il bibliotecario, ero iscritto a ingegneria..."
RispondiEliminaE io, romanamente, pensai: ma allora sei popo stronzo.
Mi consola almeno sapere che i Capetti idioti e ipocriti sono ovunque.
EliminaSì, Valeria, era popo stronzo!
Un bacio
Solidarietà, solidarietà e ancora tantissima solidarietà. Non saprei che altro dirti. Qui la vita lavorativa (e non) è una giungla, popolata di creature stronze e kattive, che dall'alto della loro indeterminatezza si permettono pure di sparare giudizi...e magari lamentarsi pure, di un lavoro che a loro fa cagre ma che tu venderesti l'anima al diavolo per avere. Io ormai a chiedermi perchè ci ho rinunciato alla grande, spero sempre che prima o poi esista la giustizia divina.
RispondiEliminaIl problema è queste persone, abituate alla sicurezza e al benessere lavorativo, non si rendono conto di quello che c'è fuori. Sembra che vivano in una realtà parallela.
EliminaAnche io ripongo la mia fiducia nella giustizia divina, speriamo che almeno quella non ci prenda per il culo.
Bacio Bi
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RispondiEliminageneralmente chi non ama il proprio lavoro "lavora" poco e male soprattutto se ha la certezza del posto fisso. è anche vero che certa gente sarebbe stronza anche se fosse precaria e in quell'ufficio ci sono dei begli esemplari di STRONZO, non credo dipenda dal contratto.
EliminaSì beh gli esemplari di stronzo qui non mancano. Se poi hai la sicurezza della tua poltrona la stronzaggine aumenta esponenzialmente.
EliminaBacio Rospo
hai appena mandato un bacio a un capetto...... sappilo :DDD
EliminaSacrilegio! :D
Eliminaeggià
RispondiEliminaevvabbè
pietra sopra
però Capetto fa rima con ca**etto
Qua a forza di mettere pietre sopra stamo a costruì la muraglia cinese :)
EliminaBacio PetaloBlu
Sai che ti dico mio caro tesoro, OGGI neanche un lavoro a tempo indeterminato è sicuro, quindi che se ne vadano affanculo pure loro che si credono dietro una botte di ferro.
RispondiEliminaUn bacio e un abbraccio.
Questo è vero. Mio cugino, per esempio: assunto a tempo indeterminato dopo due anni di precariato selvaggio. Gli hanno fatto recapitare sulla scrivania la lettera di licenziamento qualche mese dopo.
EliminaBaci e abbracci anche a te cara :)
Tu non sei cattiva, anzi, mi sembri anche troppo diplomatica.
RispondiEliminaSfanculali tutti. Se lo meritano (e più del capetto, se lo meritano le due stronzeatempoinderminato!)
La diplomazia mi è necessaria per non essere mandata via a calci in culo, ahimè. Ma quello che pensa il mio cervelletto maligno quando questa gente mi parla è impagabile :)
EliminaBacio Emme
Come non sottoscrivere tutto quello che hai scritto...
RispondiEliminaSiamo tutti sulla stessa barca. Il brutto è che tra poco affonda. -_-'
EliminaIl precariato mi fa imbestialire, anzi vomitare. Sono stata precaria anni, co.co.co, pro.co.co, qui, quo, qua e paperino. Ho fatto un sacco di lavori, so fare tutto e niente. Ma ho avuto culo, riuscendo a prendere uno degli ultimi treni. Ho vinto un concorso pubblico, con ue laure, un anno di studio e un sedere tanto. Ho un posto fisso, non farò mai carriera, crepero nel mio ufficio, con il mio profilo molto probabilmente. Ma non mi scordo. Non scordo che ho dovuto rimandare scelte, decisioni, progetti e sogni per colpa di,un lavoro precario. Tu lo sai di avere una marcia in più,,rispetto al capretto o a quelle che blaterano appiccicate alla sedia. Alla lunga la marcia viene fuori. In un modo,o nell'altro. Tranquilla.
RispondiEliminaRaffaella
La tua storia Raffella dovrebbe essere quella di tutti. Perché tu il posto te lo sei sudato, meritato, voluto e sono sicura che sai apprezzarlo. Il guaio di questa gente è che sputa nel piatto in cui mangia senza rendersi conto che noi saremmo disposti a farci un pranzo imperiale, con quel piatto.
EliminaTi bacio cara
Hai tutto il mio appoggio, per quanto inutile.
RispondiEliminaIo prima della mia partenza per l'America (dove sono venuta per tentare una via alternativa al precariato semestrale) mi sono sentita dire dalla collega biologa assunta a tempo indeterminato in ospedale con stipendio notevole e posto inamovibile: "sei la solita fortunata, il prof ti ha dato una grande opportunità facendoti conoscere quel lab americano, beata te che te ne vai mentre noi restiamo qui a sgobbare...". Egggià, vuoi mettere la vita grama del posto fisso a 10 minuti in bici da casa!
Senza parole. Essere considerati fortunati perché precari e costretti a espatriare è davvero una bella presa per i fondelli. Un po' come la collega A che mi dice che la crisi è un'opportunità. Ma annateaffanculo và!
EliminaUn abbraccio Baby
Quando mi chiedeono il "perchè" di tante cose ci penso...ci provo a pensare ma poi ciò che vorrei rispondere è "ma tu un contratto indeterminato ce l'hai?" Con le mie colleghe è una discussione giornaliera, loro non si rendono mica conto di cosa vuol dire avere da pagare un affitto tutti i mesi e non sapere se il contratto ti verrà rinnovato??!!?!? Mah...belli i tempi in cui si poteva pensare di avere in mano il mondo lasciando un lavoro e trovandone subito un altro...ti abbraccio solidarmente amica, siamo donne con i controcazzi noi!
RispondiEliminaAnche io vorrei dare quella risposta. Ogni volta. Anche solo per vedere la faccia da culo che farebbero. Quei tempi avrei tanto voluto conoscerli. Ma pazienza, hai ragione, c'abbiamo i controcazzi noi! :)
EliminaBacio tesoro
I lavori a progetto son sempre esistiti, il co.co.pro. non è male se fosse retribuito e gestito come pro. Potresti lavorare 2-3-5-10 ore al giorno e rispettare la scadenza. Il problema è che fai lo stesso lavoro sedentario, con presenza di 8-9 ore FISSE, come fossi un assunto. Questo non ti permette di fare neanche ricerche, di fare un buon guadagno lavorando 2 ore se sei brava/o, ma ti permette semplicemente di fare da precario quello che dovrebbe fare un indeterminato.
RispondiEliminaE quindi il problema è sempre lo stesso: ti prendono per il culo.
Elimina5 parole :)
una standing ovation per te!
RispondiEliminaQuesto post mi garba da matti...
"Certo, e tu, di preciso, quando l'hai persa, l'occasione de annà a fanculo?" mitica!
Se avessi avuto il coraggio di dirlo e non limitarmi a pensarlo sarei probabilmente a spasso ma ancora più mitica hahahahaahahhaha
EliminaBacio Lady B.
Grande Princess!!!!!!!!!!Orgoglio precario!!!!!!!!!!!!!! Io lo sono stata per un bel pò, e mio marito Carl lo è ancora: il suo ultimo rinnovo scade a dicembre, quindi stiamo co sta spada di damocle sulla testa...ti capisco al 100%....resistere resistere resistere!!!!!!!!!!!!!
RispondiEliminaAnche perché non è che abbiamo molte alternative Ellie :)
RispondiEliminaIn bocca al lupo a Carl :)
Ti abbraccio