mercoledì 14 agosto 2013

Veniamone a Capo

Essere al livello meno uno dell'organigramma aziendale, in una casellina assai precaria, una di quelle che potrebbe sparire con un sommesso puff da un giorno all'altro senza che molti ci facciano poi tanto caso o ne piangano la repentina scomparsa è cosa assai avvilente ed è anche il motivo per cui il cursore sul curriculum vitae, che pretende di schematizzare la tua personalità seguendo un modello europeo, è sempre attivo e il .doc o .pdf sempre pronto all'invio.

In questo contesto nse butta via gnente, come si fa col porco (scusate il paragone ma sì sa che le origni campagnole son dure a morire). Ogni proposta di arrotondamento, collaborazione, attività extra-lavorativa viene accolta come manna dal cielo. Accettata senza soffermarsi troppo a chiedersi se ne valga davvero la pena, se un ulteriore impegno non gravi troppo sul proprio equilibrio mentale già seriamente debilitato, se il rapporto impegno-retribuzione sia bilanciato. La risposta all'ultimo quesito è sempre no. Ovvio. 

Perchè è sempre meglio tenersi aperte diverse strade. Perché c'è crisi. Perché vuoi metter su famiglia. Perché la pensione la mia generazione la vedrà solo nell'alto dei cieli alla destra del Padre. Perché, semplicemente, a volte ritornano.

A tornare, nel mio caso, è stato Mr S., l'occhialuto e paffuto direttore responsabile del giornale locale per cui ho lavorato per due anni. Mi ha chiamata domenica mattina chiedendomi come stesse mio figlio. Dopo averlo mandato mentalmente affanculo e aver cercato invano di non farlo sentire troppo in imbarazzo per la palese gaffe ho alzato le antennine nel tentativo di capire bene cosa diavolo volesse da me. 

Lavoro. Urrà.

Lasciai quella redazione per un posto di pregio nella funzione Comunicazione Interna di una grande azienda. Stesso stipendio, 400mila ore di lavoro settimanali in più. Lasciai quel posto per questo e non lascerei questo per nulla al mondo. 

Messo in chiaro ciò Mr S., a passo di gambero, mi ha proposto una collaborazione autonoma. Lavoro da casa, dal mare, dalla montagna, dal mio ufficio, da dove cazzo voglio. Gestisco un inserto di poche pagine in cambio di qualche euro al mese che mi permetterebbe di ammortizzare il costo dell'A24 e della benzina. 

Mica male, penso.

Ho accettato.

Così ora avrò due Capetti.

Uno che mi da torto a prescindere da quello che dico per poi fare quel che propongo senza passare al vaglio delle scuse o dell'esame di coscienza. 

L'altro che mi da ragione a prescindere da quello che dico per poi fare quel che minchia gli passa per la capa.

Un dubbio atroce mi assale. Li trovo tutti io o tutti i capetti son pazzi furiosi?

11 commenti:

  1. Ma che bello!! Io però sono curiosa di sapere di cosa scriverai!!

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    1. Essendo un redattore-revisore credo che verrà seguita la logica del ndocogliocoglio. Ovvero quel che capita e che serve :)

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  3. Tesoro, come ti capisco.
    Anch'io accetto praticamente tutto, senza ascoltare la vocina interiore che dice "ma hai fatto due conti? ma ti conviene?".
    Ultimamente sono un po' più ferma, con le attività strane, dopo aver tradotto in italiano opuscoli sul cibo vegetariano per animali e aver scritto gloriosi annunci per pubblicizzare un sito di incontri specializzato in transessuali.
    A settembre probabilmente comincerò una collaborazione di credo 4 ore settimanali in cui mi occuperò di ragazzi con DSA...e più ci penso più di mi dico..ma perchè? Perchè necessito soldi, sigh.

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    1. I lavoretti così sono spesso un duro colpo alla propria autostima. Ma fan reddito e la crisi è crisi. Che bel periodino di merda che abbiamo scelto per venire al mondo :(

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  4. Il giornale del paesello mi aveva propostela recensione delle sagre: della toma, della castagna, del fungo prataiolo, del cinghiale, del brasato al barolo, della polenta cuncia....
    Allettante, ho rifiutato a malincuore.... ;-)
    E per cio che riguarda te, in primis congratulazioni per il nuovo lavoretto, secondo poi, lascia credere ai capetti di essere tali, tu, da grande regina e sovrana, manovra i fili dall'alto, con abile maestria!

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    1. Agli inizi della mia infruttuosa carriera giornalistica non sai quanti articoli su sagre e affini mi sono trovata a scrivere. Fortuna che li ho rimossi dalla mia memoria. Non credo che l'OdG sarebbe fiero di me hahahahahah
      Bacio cara

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  5. io lavoro da sempre con i miei genitori, spero un giorno di cambiare questa condizione per poter arrivare a trovare un pezzo di indipendenza che ancora non ho...
    però dall'altro lato, leggendo esperienze come la tua Socia, penso che sono assai assai assai fortunata!!!

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    1. Concordo Pata. Certo lavorare con i propri genitori ha anche i suoi contro ma credo che i pro siano di più. Quantomeno se non hai la fortuna di trovare persone dotate di buon senso, come me.

      Bacio Socia

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  6. I capetti ce lo scrivono sul curriculum (.pdf e .doc) l'abilità di fare a prescindere quella minchia che gli passa per la capa.
    Bene per il nuovo lavoretto ;)

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    1. Allora quasi quasi ce lo aggiungo pure io. Hai visto mai che qualcuno mi prenda per fare il Capetto!

      Bacio Valeria

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