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domenica 16 marzo 2014

"Se vedemio, tigre!"

Stavolta tocca ad un'isoletta sperduta ma non troppo sul Tirreno, litorale romano o giù di lì. Stavolta lo raggiungo e resterò lì per un po' perché, stavolta, non devo rosicchiare giorni di ferie, chiedere cambi turno, essere tormentata dal senso di colpa tipico del precario che non si reca a lavoro per un motivo diverso da malattia invalidante e contagiosa.

Ieri sera ho scoperto che nell'isoletta sperduta ma non troppo sarò, con buona probabilità, senza connessione Internet. L'ho presa benissimo, eh. Da brava tossica della rete ho solo pensato sarebbe stato meglio che il soggiorno lavorativo dell'USI fosse stato, chessò, a Frittole o Canicattì, sempre che da quelle parti ci sia l'ADSL. Però avrò il mare, tutto il giorno, tutti i giorni. Il che non guasta, soprattutto alla mia psiche e magari pure al mio martoriato fisico.

Nel frattempo amicoics ha annunciato su Facebook la terza dicoterza gravidanza della moglie. Avranno un bambina. Io sono stata felice per loro, sì sì. Mi sono lasciata solo per un attimo cullare dal pensiero puerile eh no, cazzo tu già ne avevi due questo era mio, me l'hai rubato. A chi troppo a chi niente, 'sta nave Provvidenza sbaglia rotta, ve lo dico io.

Ho ricevuto una chiamata da collega che, imperterrita, ancora prova a lavorarsi il Capo per farmi rientrare che senza te qua non è più lo stesso. Dillo a me che sento la mancanza pure del caffè Falqui del distributore o della puzza di fogna che avvelenava l'aria del mio ufficio favelas.

Ho passato quaranta muniti sulla cyclette leggendo contemporaneamente un libro poi venitemi a dire che non sono multitasking. Mi illudo siano sufficienti per tornare ad avere il culo d'una ventenne. Siccome, poi, sognare non costa niente o almeno non ancora mi sono messa a cercare annunci immobiliari di case di città. Perché sarebbe bello non dover attraversare tutto il Lazio centrale per raggiungere la capitale, respirare le polveri sottili e imprecare giornalmente contro qualche autista dell'Atac.

Insomma, adorati sudditi, se non avrò modo di scrivere o seguirvi perdonatemi. Sarò confinata per un po' ma vi porterò tutto il tempo nel mio immenso e generoso cuore. Fate i bravi.

Con affetto, vostra Princess.




venerdì 5 luglio 2013

Pensieri da vigilia

Ci siamo. Rullo di tamburi. 

No aspettate, che ancora non abbiam fatto la valigia e poi com'è che si chiama quell'ostile luogo meta del viaggio di lavoro dell'USI? Non ricordo. E se non ricordo come lo raggiungo? Ma dite che mi serviranno i doposci?!

Avrete capito dal mio vaneggiare pallido e assorto che domani è il gran giorno. Alle 10 e poco più il mio consorte sarà su un Frecciargento direzione Trento e io, che sono una donna saggia, ho fissato l'appuntamento con Sciattaman due ore dopo la sua partenza, così tanto per star serena e non programmare un suicidio assistito, che da sola non c'ho core, mi serve qualcuno che mi aiuti.

Ok, sto esagerando. I know.

Il punto è che la me di qualche tempo fa, diciamo un anno e mezzo, non avrebbe temuto un'assenza di un mese intervallata, tra l'altro, da una visita reale della sottoscritta della durata di 4 dì. La me di qualche tempo fa, anzi, pur soffrendo la mancanza dell'inquilino, avrebbe approfittato della sua assenza per fare festini frequentare di più le amiche, raccontarci i segreti, pettinare le bambole e cose così. Ma in questo momento che par eterno della mia vita io c'ho un certo bisogno fisiologico di rassicurazioni, attenzioni, certezze indotte. 

Così la partenza del destinatario principale delle mie assurde divagazioni mentali o seghe mentali che dir si voglia, lo ammetto, mi sta gettando giusto un pochino nel panico. E anche lui, già provato da un nuovo incarico e nuove responsabilità, è un tantinello preoccupato per la salute mentale della mia regale persona.

Per esempio ieri mi ha confessato che il pensiero di lasciare me e il mio cervello soli a casa lo intimorisce un poco. Io ho risposto non siamo soli, c'è Penelope! Mi sono voltata verso la palletta di pelo coi baffi e lei, dopo avermi fissata per qualche secondo, probabilmente incerta sul da farsi, ha poi deciso di darsela a zampe.