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mercoledì 29 gennaio 2014

Il tempo delle pere

Dunque, da dove si comincia?

Capitolo uno. Matrimonio.

Con quest'anello io ti sposo!

Eh no, 'spettate n'attimo. Già fatto, festeggiato, archiviato. Possiamo bypassare.

Fase successiva, pliz! 

Capitolo due. Riproduzione.



Aho, ho detto riproduzione




R-i-p-r-o-d-u-z-i-o-n-e




What?!


Questo è un problema! Qualcuno s'è magnato il capitolo! 

Uh signur, me gira la cabeza! Torre di controllo aiuto sto finendo l'aria dentro il serbatoio 

Niente paura ci pensa SantoSpirito, m'han detto così.




Piano Bì: capitolo duepuntouno.

Riproduzione assistita.

Pfiu!

Manuale di riproduzione per negati.

Maneggiare con cura.

Primo step : con questa pera io ti buco!




...

Fu così che il tempo delle pere ebbe inizio.

Pere sulla panza, per essere precisi. Che le dimostrazioni d'amore non son mica tutte rose, fiori, gioielli e kamasutra, no no. Dimostrare il proprio amore significa anche impugnare un siringone che somiglia a uno di quei pennoni multicolore così in voga nei mitici '90 e infilzare la tua dolce metà senza mai aver fatto un'iniezione neppure su una chiappa paffuta prima.

Qua siam coraggiosi, gente.

Lui e io, che mi sono affidata alle sue manone per ricevere la mia giornaliera dose di droga per le ovaie. Forse però il titolo di cuore impavido spetta più a lui che a me, niente ex equi nel palazzo reale. Sì perché facendo appello a tutta la razionalità e calma che mi contraddistingue più o meno pari a quella di Penelope quando vede volare una mosca in occasione del primo buco dopo essermi scoperta il ventre sono stata colta da improvvisa ed irruenta sindrome delle gambe senza riposo e ho frignato qualcosa come non lo voglio fare, non lo voglio fare, non lo voglio fare. Aiuto mi ucciderai.  La fiducia nel tuo compagno, il sale del rapporto.

Però poi l'ho fatto, eh. E senza manco strillare.

Ricercatrici alle prime armi fidatevi di una cagasotto come me, le pere non fanno male. Non il male che t'aspetti quantomeno, giurin giurello. E' più sensibile il culo della panza, tanto che adesso temo di più il Gonasi del Gonal-f. Non è che c'ho preso gusto ma il cagotto pre-buco non mi viene più, solo un leggerissimo friccichìo alla bocca dello stomaco prima che entri l'ago.

Insomma, sono sopravvissuta. Sono una cazzo di eroina. Sono la Princess sulle pere. Qualcuno vada a dire alla Principessa sul pisello che i 20 materassi li troverà occupati, stasera.


martedì 16 luglio 2013

Trentaquattro

Eri seduto su una panchina di ferro, gambe larghe, gomiti sulle ginocchia e mani incrociate. L'occhiale da sole poggiato sulla testa. Sorridevi. Non ad una persona qualsiasi, sorridevi a me, che ero solo una ragazzina con poca o nulla conoscenza dell'amore. A me con qualche chilo in più e un paio di pantaloni viola, corti sul ginocchio. A me che non ti conoscevo affatto, che credevo non avessi casa o famiglia dalle mie parti, che credevo fossi solo l'amico di. A me che avrei imparato a conoscere l'esatta tonalità dei tuoi occhi, la forza delle tue braccia, la morbidezza dei tuoi capelli, il tono della tua voce, la stretta della tua mano nella mia, il profumo della tua pelle.

Fu quello il momento esatto in cui mi innamorai. Non un periodo, non un giorno, non un'ora qualsiasi. Io mi innamorai in quel preciso secondo in cui tu mi sorridesti.

Era luglio e faceva caldo. Eppure uscivamo presto il pomeriggio, forse già con la speranza di incontrarci. Quasi come fosse stato per caso.

Qualche giorno prima il nostro primo bacio, seduto di fianco a me rispondesti sì alla domanda sciocca dell'amico buffone di turno: te gusta la Princess eh?

Io guardai altrove, ignorandoti. Perché io nobile ce so nata e me la dovevo tirare. Qual tanto che bastava per fare in modo mi desiderassi di più.

Abbiamo giocato per un po' ed è stato bello. Bello vedere il tuo carattere da orso marsicano addolcirsi per me. Bello vederti costretto a nasconderti dalla gente per rubarmi un bacio. Bello vedere il tuo lato bambino e rincoglionito dall'ammore. 

Il primo ti amo me l'hai detto sotto le stelle, era la notte di San Lorenzo. Io sorrisi e come una deficiente risposi solo anche io, pure troppo. Si sa che sono cintura nera nell'uccisione barbara del romanticismo ma sai, un po' quel sentimento mi spaventava, tanto era forte. Così risposi d'istinto, senza cercare la frase perfetta, quella ad effetto, quella rubata a qualche bacio perugina.

Fu la sera in cui pensai cazzo questo me lo sposo. Che non si dica che non sono lungimirante eh.

Lo so, sono in ritardo, il tuo compleanno è stato qualche giorno fa ma un post a 3mila metri è un tantinello complesso da scrivere e poi eravamo insieme, che sarò pure 'na Princess stronza ma me so fatta 700 km solo per stare con te questo 13 luglio. Così, coremio, gli auguri qui te li faccio adesso. Li faccio ai tuoi occhi nocciola e al tuo naso a patata, ai capelli morbidi e alle spalle forti, alle tue polemiche e alla tua risata, alla tua ironia, al tuo sarcasmo.

Soprattutto li faccio al suono melodioso che assume la tua voce quando mi chiami con quel nomignolo scemo. Quello che è solo puntato nel profilo di questo blog: Scriccy. 


venerdì 5 luglio 2013

Pensieri da vigilia

Ci siamo. Rullo di tamburi. 

No aspettate, che ancora non abbiam fatto la valigia e poi com'è che si chiama quell'ostile luogo meta del viaggio di lavoro dell'USI? Non ricordo. E se non ricordo come lo raggiungo? Ma dite che mi serviranno i doposci?!

Avrete capito dal mio vaneggiare pallido e assorto che domani è il gran giorno. Alle 10 e poco più il mio consorte sarà su un Frecciargento direzione Trento e io, che sono una donna saggia, ho fissato l'appuntamento con Sciattaman due ore dopo la sua partenza, così tanto per star serena e non programmare un suicidio assistito, che da sola non c'ho core, mi serve qualcuno che mi aiuti.

Ok, sto esagerando. I know.

Il punto è che la me di qualche tempo fa, diciamo un anno e mezzo, non avrebbe temuto un'assenza di un mese intervallata, tra l'altro, da una visita reale della sottoscritta della durata di 4 dì. La me di qualche tempo fa, anzi, pur soffrendo la mancanza dell'inquilino, avrebbe approfittato della sua assenza per fare festini frequentare di più le amiche, raccontarci i segreti, pettinare le bambole e cose così. Ma in questo momento che par eterno della mia vita io c'ho un certo bisogno fisiologico di rassicurazioni, attenzioni, certezze indotte. 

Così la partenza del destinatario principale delle mie assurde divagazioni mentali o seghe mentali che dir si voglia, lo ammetto, mi sta gettando giusto un pochino nel panico. E anche lui, già provato da un nuovo incarico e nuove responsabilità, è un tantinello preoccupato per la salute mentale della mia regale persona.

Per esempio ieri mi ha confessato che il pensiero di lasciare me e il mio cervello soli a casa lo intimorisce un poco. Io ho risposto non siamo soli, c'è Penelope! Mi sono voltata verso la palletta di pelo coi baffi e lei, dopo avermi fissata per qualche secondo, probabilmente incerta sul da farsi, ha poi deciso di darsela a zampe.

martedì 25 giugno 2013

Due

Diciamo le cose come stanno, servitore del mio cuore. Questi due anni non sono stati esattamente sesso, dorga e rock 'n' roll. Anche perchè l'unica sostanza dopante entrata dentro casa nostra è stata il Clomid e, francamente, ne avremmo fatto volentieri a meno, che di ovulazioni indotte e calcoli astronomici non avremmo certo sentito la mancanza.

Ci sono state assenze che hanno pesato, liti, ansie, paranoie, depressioni e soprattutto problemi. Problemi che ci hanno impedito di vivere la nostra neo-vita come avremmo voluto e, diciamola tutta, come sarebbe stato giusto. Perché sta tutto lì, porca trota. Sta tutto nelle aspettative disilluse il senso d'angoscia. Sta tutto nel senso di ingiustizia, nella sensazione che qualcosa ci sia stato sottratto, qualcosa che ci spettava di diritto.

La Sister stamattina nel farmi gli auguri mi ha detto che tre è il numero perfetto e che il nostro terzo anno sarà migliore. Ho sorriso alla sua ingenuità sperando, solo un po', che abbia ragione.

Dicono che il destino ti ripaga, che siamo in credito, che ora è il momento delle cose belle. Sai già cosa penso di quest'ottimismo spicciolo. Stronzate da cartomante. Frasi fatte. Cose dette tanto per far prendere aria alle gengive.

Il tipo che si è messo in testa di farmi il tagliando al cervello mi ha detto che la psicologia non crede nelle coincidenze, nel fato, nel destino, nel karma, nelle stronzate di chi trova nell'aria fritta una spiegazione agli eventi. Un po', sai, questo scetticismo mi rincuora. Non fosse altro perché vuol dire che non c'è nessun Lucifero incazzato con noi due che gioca a dadi con le nostre vite e, diavolo, è pure terribilmente sfigato, mai che facesse due sei.

E quindi niente. Nessun cuoricino in questo post. Nessuna frase smielata. Nessuna dichiarazione. Sarebbe un po' come prendersi per il culo, dai.

Quando ero giusto una scolaretta convinta che un 3 a matematica fosse un problema da inserire nell'agenda del G8, usavo scrivere i miei voti su un'apposita pagina di diario. E siccome i bilanci negativi non mi sono mai piaciuti scrivevo a penna i 7 e gli 8 e a matita i 4 e i 5. Come se le cose brutte potessero da un momento all'altro essere spazzate via da un colpo di gomma. Alla fine dell'anno quei voti scritti a matita non incidevano mai sulla media. E a quadri esposti e complimenti ricevuti io li cancellavo, per sfregio.

Di voti orrendi in questi due anni ne abbiamo presi un bel po' io e te. Ma la sai una cosa? La media resta alta, alla faccia di Lucifero.


Buon anniversario mio Umile Servo tanto tanto Intelligente.


lunedì 10 giugno 2013

Fuori dal tunnel del divertimento

Sapevamo che la giornata sarebbe stata impegnativa fin dal momento in cui abbiamo aperto gli occhi al primo sole del mattino. Dire addio a un sorriso buono che ha visto solo 27 primavere e acccogliere la consapevolezza di essere ciechi di fronte alla sofferenza umana non è certo un bel programma per un sabato mattina. Ed è proprio per questo che nel tentativo di esorcizzare il dolore per un passaggio anticipato in un mondo che i vivi non hanno modo di visitare, io, le Sisters, l'USI e l'amico G. abbiamo iniziato alle ore undici e trenta a proporre spassose alternative alla depressione che ci avrebbe senz'altro colti a rito ultimato. Anche perché lui avrebbe voluto così, lui amava divertirsi.

Come tutti i buoni propositi che si rispettano siamo partite col botto. 

A mezzogiorno avevamo tirato fuori dal calderone del divertimento ad ogni costo queste proposte:

Andiamo a ballare al mare. Partiamo appena finito tutto, arriviamo lì per l'aperitivo, ceniamo fuori e poi ci scateniamo. 

C'è un concerto interessante a San Lorenzo. Ci facciamo una pizza, andiamo ad ascoltarlo e poi ci facciamo un giro.

A San Lorenzo c'è il mio istruttore di Zumba che fa serata in un locale, potremmo anche andare lì. Si balla anche la salsa, non ti manca un po' ballare la salsa Princess? A me sì.

Alle cinque, seduti su una panchina con lo sguardo perso nel vuoto le alternative erano senza dubbio meno pretenziose:

Mangiamo insieme al pub del paese, poi ci ubriachiamo a suon di prosecco.

Ma un cinema? Danno La grande bellezza oppure ammazziamo i neuroni con Una notte da leoni.

Alle otto restava una sola cosa da fare:

Pizza al taglio a casa Princess-USI, divano, video youtube di Diprè. Così, tanto per ricordare a noi stesse che c'è sempre chi sta peggio, che non occorre andare a ballare per divertirsi, che in cinque su un divano si sta stretti ma si sta tanto, tanto bene. Anche se la Sister O. si è addormentata alle undici mentre il critico d'arte più divertente del web intervistava una tipa che diceva di aver avuto un amplesso con un alieno.

mercoledì 15 maggio 2013

Matrimoniale per uno, singola per due

Dunque funziona più o meno così.

Un giorno siete le Principesse sul pisello però senza pisello, spaparanzate sul vostro letto da single a quattro di spade, roba che Da Vinci se vi avesse viste avrebbe reintepretato in chiave femminile il suo Uomo Vitruviano, con le regali natiche che affondano nel morbido materasso e il piumone che vi avvolge stile pisello nel baccello o, se preferite, farfalla nel bozzolo. Quello dopo siete avide procacciatrici del vostro minuscolo spazio vitale, avvocati difensori di cause basate su arringhe povere di contenuti tipo stavi in mezzo tu, no tu, quello è il mio spazio, no il mio e, se il vostro avversario è un Umile Servo frustrato e alla disperata ricerca di prove, sarete persino protagoniste di qualche umiliante foto che ritrae la vostra regale persona in fase di accoppiamento selvaggio con entrambi i cuscini, esattamente al centro del lettone, con la folta chioma adagiata a fungo sui guanciali e un'espressione beata sul viso. Foto che, per inciso, verrà pubblicata su faccialibro col pretesto di dimostrare all'umanità intera il vostro palese torto. 

Vaglielo a spiegare, poi, all'umanità intera di essere stata incastrata perché l'USI si era alzato nella notte per fare pipì e mica una Princess può esimersi dall'occupare tutto lo spazio in questi casi, suvvia. Io c'ho la corona in testa, mica un casco di banane. 

A fare da divisorio tra il prima e il dopo c'è quell'affare lì: il matrimonio. O convivenza, se preferite. O rapporto occasionale con lui che resta ad occupare l'altra metà del letto. Insomma fate vobis, la sostanza non cambia.

Il letto matrimoniale è un'invenzione malefica. 

Perché sì, è una roba molto tenera farsi le carezzine e i grattini e abbracciarsi e guardarsi nelle palle degli occhi, in particolare dopo una sessione di sesso selvaggio però ecco, dopo, si potrebbe pure fare che ognuno se ne torna al letto suo. Perché essere scoperte nella notte è male. Perché essere spostate nella notte è male. Perché le capocciate sono male e pure i gomiti sullo sterno. 

Questa profondissima considerazione ha però una falla. Grossa.

Stanotte, per esempio, ho aperto gli occhi alle ore tre. Così, senza apparente motivo. Le mie braccia erano allargate e le gambe pure. Ero comoda e coperta fino alla fronte. Associare questo mio stato di grazia alla sua assenza è stato un attimo. E, che ve devo dì signore mie, quel pensiero d'assenza mi ha gettata nel panico. E da brava donnetta senza attributi ho allungato un piede e, cielo, sono stata così felice di trovare il suo. 

Così felice che poi mi sono attaccata in perfetto cozza's style alla sua schiena, invadendo senza pudore e ritegno il suo minuscolo spazio vitale. 

mercoledì 8 maggio 2013

Il pollice d'amianto

Le Princess del 2000 lavorano la terra. Me l'ha detto Kate Middleton al telefono ed io, che non posso certo permettermi di ignorare il severissimo protocollo reale, non mi sono fatta spaventare dallo stato pietoso in cui versava quello che io e il mio Umile Servo chiamiamo affettuosamente il giunglino e con tutto lo charme che mi contraddistingue ho imbracciato il rastrello e ho iniziato a far pulizia prima di passare il tagliaerba.

Una fatica porca.

Dopo minuti 15, madida di sudore e con la mia magliettina I love Paris sporca di terriccio, ho lasciato che fosse l'Umile Servo a completare il lavoro dopotutto pure 'sti servitori necessitano di qualche soddisfazione ogni tanto no? mentre io mi sono caricata di una grande responsabilità: la supervisione.

Siccome siamo due tipetti svegli abbiamo iniziato le attività campestri prestissimo: alle undici e mezzo del mattino. Come prevedibile, la fame ci ha assaliti all'improvviso, così abbiamo deciso di farci invitare da Mina per poi tornare sul campo alle quattro del pomeriggio.

Sei sacchi di erba e un'amaca di un fosforescente arancione più tardi l'USI ha capito che il giardinaggio è rilassante. Così rilassante che la sera siamo crollati sul letto e ci siamo addormentati pensando che cazzo ci trovi di tanto divertente nelle piante Luca Sardella.

In ogni caso per due come noi, passati alla storia per aver fatto seccare un bonsai in due giorni e ucciso persino una pianta pro-life come il tronchetto della felicità, il risultato non è affatto male:



Vero? Vero?! Vero!

mercoledì 1 maggio 2013

Primo maggio, su coraggio

L'Abruzzo non ha la smania di piacerti, non si mette in tiro tirando fuori l'argenteria quando vai a trovarlo, non espone le sue grazie al turista di turno. L'Abruzzo non si vende. Se ne sta lì tra monti e mare, orsi marsicani e odore di pesce. Ad aspettarti.

Come tutte le cose che si hanno a portata di mano l'abbiamo spesso sottovalutato. Snobbato per il mare cristallino di qualche spiaggia sarda, per le seadas e la bottarga oppure per il verde umbro, l'opulenza toscana o, semplicemente, per Roma e per i suoi secoli. Abbiamo preferito le scogliere liguri e le gondole veneziane, il babà napoletano e la pizzica pugliese.

Oggi no.

Siamo arrivati a Scanno, provincia dell'Aquila, all'ora di pranzo, che una Princess mica si alza dal letto prima delle undici nei giorni di festa eh, abbiamo mangiato in una piccola trattoria, una sala esagonale che conteneva poco meno di dieci tavoli. Da due.



Tra un pasto e l'altro abbiamo chiacchierato con una delle due proprietarie dai capelli cortissimi e gli occhi neri scoprendo, per esempio, che c'è chi va al ristorante e poi chiede la pasta scondita.

Un'assurdità, statevene ALLA casa allora no?

Poi ho capito perché tanto odio per le fissate con la linea. I piatti trasudavano grassi, sapore e calorie ma erano tanto, tanto buoni.

Con la panza piena abbiamo passeggiato tra le viuzze sassose del piccolo borgo. Erano quasi deserte.



In un piccolo locale inutilmente refrigerato un baffuto e panzuto signore di mezza età vendeva prodotti tipici. Prodotti tipici veri eh, mica quelli che trovate in qualche store dell'aeroporto e che comprate al volo al parente scassamaroni che ti chiede le palle di Mozart al telefono mentre tu stai visitando la camera da letto di Elisabetta di Baviera, tra l'altro mio alter-ego, mica svirgole. 

Al non proprio economico prezzo di 10 euri e 50 centesimi ci siamo accaparrati l'unica cosa degna di occupare la metà dei cartelloni pubblicitari incontrati sulla via scavata tra le rocce che collega l'A24 al paese: il Pan dell'Orso. Un dolce a base di mandorle, farro e miele ricoperto di cioccolato. Il negoziante ci ha illuminato sull'origine del nome.

Tanti anni fa un orso aggredì un pastore e mangiò solo i panelli che aveva nella sua bisaccia

Conciso ed essenziale. Vero abruzzese.

Per dovere di cronaca: il Pan dell'Orso è buono da sbavarci sopra sebbene, anch'esso, non propriamente light.

Eccolo:



Nello stesso locale, a dimostrazione di quanto gli abruzzesi tengano alla loro virilità, era in vendita anche questo:



Sulla via del ritorno ci siam fermati nei pressi di Anversa per ammirare le Gole del Sagittario, frutto della millenaria erosione delle acque dell'omonimo fiume. Pare sia una delle riserve naturali più belle d'Europa.



Più in basso, nel comune di Villalago, c'è un piccolo lago artificiale che porta il nome del Santo che fece di questo luogo il suo eremo, San Domenico.



Insomma, da brava psicotica mi sono, più o meno, ripresa. Non mi sono ciucciata una bottiglia di acqua Lete  per mandar giù una scatola di antidepressivi, non mi sono attaccata al Tavernello  forse perché il vino mi fa schifo non ho appeso una corda al lampadario anche perché ho i faretti e non ho lasciato aperto volutamente il gas.

E come sempre lo devo a Lui, quello che occupa l'altra metà del letto e del titolo di questo blog.


sabato 30 marzo 2013

Donne e motori. Stereotipi e dolori.

Quando l'USI mi ha comunicato che nel giorno che commemora la resurrezione di nostro Signore casa nostra sarebbe stata invasa da tutta la sacra corona unita, tredici persone in tutto di cui uno simpatico come un calcio in culo con rincorsa, ho sentito l'impellente bisogno di un paio di scarpe nuove. E un maglioncino color melanzana. E uno smalto fuxia. E una collanina con pendolo a forma di gatto.
Quindi dopo il lavoro sono andata a fare shopping. Schiava del capitalismo che non sono altro.

All'uscita dal centro commerciale quell'inquietante spia a forma di pompa di benzina ha iniziato a lampeggiare. Dopo km 15, nel disperato tentativo di attirare la mia attenzione, è diventata fissa. Ed io, che ho fatto dell'arte di rimandare fino a quando diventano improcrastinabili le azioni che mi risultano scomode uno stile di vita, ho saltato numero 2 benzinai perché tanto c'è quello sull'A24. 

Prava pampina itiota, direi a me stessa, col senno di poi.

Il mio machiavellico piano avrebbe funzionato alla perfezione se non fosse che, distratta da una comunicazione telefonica, anzichè girare verso l'area di servizio ho preso l'A1.

Da un minuto all'altro mi sono ritrovata persa.

Persa senza benzina.

Persa senza benzina sull'Autostrada del Sole.

Persa senza benzina sull'Autostrada del Sole con una chiamata dell'USI in arrivo.

Ciao Princess dove sei?

USI ehm... ecco... io, come dire, avrei fatto una principessata

Vi risparmio le parolacce. Dopotutto ho il sangue blu, santocielo.

La prima uscita dal nome amichevole, raggiunta, suppongo, grazie all'accoppiata carezzine ruffiane sul volante e frasi zuccherose tipo amore mio ce la puoi fare, ho fiducia in te rivolte alla mia Polly, mi ha catapultata dritta dritta sul set di Jack lo squartatore, il ritorno. In 3D. Stazione di servizio deserta, poco illuminata, rumore di lamiere cigolanti.

No panic, penso, faccio benzina e me ne vado. Poi cerco di capire dove minchia sono e come faccio a tornare a casa.

Incenua pampina itiota.

Polly è una tipetta stronza, sapete. Deve aver pensato non l'ho fatta perire da sola sull'A1 senza benzina, è sufficiente per oggi, perché il fottuto tappo non si apriva. A nulla sono valse le istruzioni telefoniche di un marito rassegnato a farmi da badante, meccanico e navigatore satellitare. Stavo per arrendermi ad un aspettami lì, chiuditi in macchina e non muoverti, vengo a prenderti quando è arrivato lui. Il mio salvatore. La colombella pasquale. Il ramoscello d'ulivo. Tale Raffaele che ha esordito con sono passato due volte ed eri sempre lì, ho pensato fossi in difficoltà. Gratidutine infinita. Se avete bisogno di un'immagine che racchiuda il concetto posso farvi avere un'istananea che riproduce la mia espressione in quel momento. Il tipo non mi ha solo aperto il tappo. Mi ha fatto benzina. Perché io, ormai col cervello in pappa, manco sono stata in grado di far funzionare la macchinetta del self service. Dubito avrei centrato il foro del carburante. Sono andata via che ancora gridavo grazie grazie grazie dal finestrino.

Trovare la strada per tornare a casa è stata la cosa più semplice.

Ammettere di incarnare alla perfezione lo stereotipo della femmina al volante è stata davvero, davvero dura.

mercoledì 20 marzo 2013

Auguri per quel che sarai

Ieri era la festa del papà e a me rodeva il chicchero.

Mi rodeva il chicchero perché ho un rapporto complicato con il detentore del seme che mi ha creata, perché il papà dell'Umile Servo non c'è più, perché mia suocera si chiama come il Santo e a me di sentirla per farle degli auguri più finti de 'na moneta da 3 euri, honestly, andava quanto spararmi una giornata di fitness con 38 gradi all'ombra in mezzo al deserto del Sahara. Senz'acqua.

Anche perché l'onomastico è uno sporco oligarca. Hanno il diritto di festeggiarlo solo i fortunelli che hanno un nome VIP per Santa Romanae Ecclesiae. Io, che oltre ad avere un nome da pensionata, ho come Santa ispiratrice una tipa nata in circostanze misteriose che nell'arco della sua vita ha, sì, fatto tante cose belle, tipo curare i malati di peste e fondare a destra e a manca case di carità per i poveri ma che, porella, non si caga nessuno, non ho diritto alcuno di ricevere auguri o ingurgitare bignè nel giorno che dovrebbe renderle omaggio. Un'ingiustizia.

Insomma ieri era la festa del papà e me rodeva il chicchero soprattutto perché, per questa data, avrei voluto rendere padre, anche solo in potenziale, la persona che amo.
Non ce l'ho fatta e quando fallisco mi rode il chicchero. Tantissimo.

Poi ho deciso di rompere gli schemi. Ho fatto gli auguri all'USI. Perchè il fatto che i suoi soldatini abbiano avuto, finora, qualche problema di comunicazione con i miei ovuli, che voglio dì sono miei, sono principeschi epperciò stronzi, spocchiosi e restii a lasciarsi andare col primo che capita, non c'entra un beato ciufolo con l'essere padre. Lui è già padre. Perché vuole esserlo, perché è una persona meravigliosa, perché tutti i pargoli di questa terra meriterebbero un papà come lui.

E perché mi piace pensare di aver solo anticipato i tempi, come faccio sempre.