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domenica 23 marzo 2014

Sotto copert(ur)a

Nell'isoletta sperduta ma non troppo la vita procede con una calma pacifica e galvanizzante. Unica nota stonata la scottatura su spalle e zigomi, promemoria dolente della mia superficialità nell'aver pensato che il tenue sole marzolino non avrebbe creato danni al mio incarnato da Casper lavato nell'Omino Bianco.

Biagio è diventato una celebrità. Non c'è isolano che non si fermi ad accarezzarlo e lui, che al posto dei tartufi fiuta affetto, ricambia giocoso suscitando ilarità e benevolenza. Così adesso oltre ad essere conosciuta come la moglie di sono altresì nota come la padrona di. Dubito che qualcuno sappia come minchia mi chiamo ma non mi interessa.

A differenza dei paesanotti di città, troppo lontani dalla Capitale per definirsi cittadini ma troppo vicini per fare gruppo, che guardano con sospetto quelli che si ostinano a definire forestieri, gli isolani, abituati alle orde di invasori dei mesi estivi, sono socievoli e cordiali. Qualcuno mi strappa persino un sorriso non di cortesia. Merce rara per la Princess di ghiaccio.

Mangio troppo e male o troppo male. Il risultato non cambia. Però so come rimediare. Ho sostituito i 30 minuti di cyclette che mi ero imposta prima di partire con i 30mila gradini da 30 cm d'altezza che salgo e scendo, scendo e salgo senza sosta tutto il dì. Sono il prezzo da pagare per la vista panoramica e lo faccio di buon grado. Dopotutto il mio obiettivo resta sempre dimostrare 5 anni di meno per chiappa.

Non so quanto durerà questo stato di grazia. Magari domani in preda all'eccesso di relax, salterò sul treghetto delle cinque del mattino per raggiungere la terraferma e forme più evolute e deleterie per la salute di civiltà. Per ora sto bene dove sto. Che qui penso meno e al mattino mi sveglio col sorriso.

Comunicazione di servizio: la connessione farlocca mi concede la pubblicazione dei post che sto scrivendo dal cellulare con buona grazia delle mie retine riesco a seguirvi ma non sempre a commentare. Sappiate però che vi penso sempre con immenso ammmore

Vostra Princess

martedì 18 marzo 2014

Mare, sole e silenzio

Gli hanno dato una casetta deliziosa, ampia camera da letto con balconcino sul mare, salottino con angolo cottura, ben due bagni e addirittura un soppalco dotato di due lettini singoli.

Io sono arrivata con 10 minuti di ritardo, tanto per aumentare un po' la suspense, sono pur sempre una cazzo di Principessa, no? Peccato per il capello mafaldiano severamente provato dal terribile e temuto connubio umidità-salsedine. Che Dio scampi le fescion blogger da questo mostro.

Biagio mi ha fatto scontare il suo ammirabile comportamento sul traghetto con un'eccesiva dose d'eccitazione mescolata a pazzia canina non appena ha visto l'USI, il mare, casa nuova e nuove pipì e cacche d'altri quadrupedi per strada. Ah il bello delle nuove amicizie.

Ho fatto una lunga passeggiata esplorativa e mangiato più di quanto avrei dovuto.

Seduta su un muretto panoramico fronte mare, per la prima volta dopo tanto tempo, mi sono ritrovata a non pensare a niente se non a quel momento fatto solo di mare, sole e silenzio. Ho sorriso.

Dev'essere un bel posto per rinascere, questo.

Almeno fino a che regge la connessione.

lunedì 2 settembre 2013

Elogio dell'ozio

Il punto è che ci crediamo immortali e invincibili. Ci trinceriamo dietro a slogan logori e ipocriti come io ce la posso fare. Pensiamo di essere immuni allo stress, alla stanchezza, allo sconforto. Proiettiamo le nostre energie verso obiettivi pretenziosi, come la felicità. Come riaverla, soprattutto.
Tratteniamo il fiato e ci immergiamo, ignari, speranzosi ed equipaggiati per la battaglia, nel mare dei nostri problemi. Restiamo così, convinti di avere sufficiente aria nei polmoni, per tanto tempo. Troppo. Fino a quando non sentiamo bisogno d'ossigeno. Così iniziamo a riemergere, senza fretta, un po' per volta e impariamo a boccheggiare, facendo piccole scorte d'aria fin quando nemmeno quelle bastano più. E tiriamo fuori la testa, osservando la bellezza della terra ferma, del mondo che, imperterrito, è andato avanti mentre noi, sott'acqua, trattenevamo il respiro.

La mia boccata d'ossigeno è stata questa vacanza.



Non ho preteso nulla da me stessa, ho lasciato che fosse il mio corpo a dettar legge a decidere i ritmi ad assecondare i bisogni. 

Ho spento la sveglia, pranzato a sera inoltrata, letto libri che da troppo tempo reclamavano attenzione e accumulavano polvere sul mio comodino.



Ho giocato coi sassi pensando a un piede piccolo, di una Lei. Io, che ho sempre fermamente creduto che mio figlio sarebbe stato maschio, con quella consapevolezza della ragione, ho invece visto l'esatto profilo e gli occhi tondi di mia figlia. Come se esistesse già. Come se stesse solo aspettando che sua madre le dia la possibilità di essere vergognosamente felice.



Mi sono goduta la lentezza. La simmetria dei sassi tondi su uno sfondo marittimo.




Il vento tra gli ombrelloni.




La vita leggera. 

La vita come dovrebbe essere.