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martedì 21 gennaio 2014

Time waits for no one

Ventun gennaio. Terza decade del primo mese del nuovo anno e io non ho concluso tantomeno iniziato una verga. Stilerò una lista di mancati buoni propositi, solo così avrò speranza di depennare qualche voce. Perché stare a casa non basta, io non ho tempo. Credetemi.

La cura delle bestie sommata alle ore che impiego nel vano tentativo di non trasformare Penelope in una polpetta di pelo in fauci canine mi porta via mezza mattinata. Biagio segue una sua personalissima prassi: sveglia, passeggiata, pipì, cacca, pappa. Tre volte al giorno e non necessariamente in quest'ordine, del resto cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. Ieri mattina, nel bel mezzo d'un nubifragio, ho dovuto raccogliere la sua grazia di Dio mentre con l'altra mano tenevo lui al guinzaglio, il portafoglio ed il cellulare. Gadget mi fa una sega.

La mia casa è una stalker. Ieri la polvere mi fissava. A una certa credevo volesse invitarmi a cena e fare piedino. Inutile cercare di ignorarla chiudendo le persiane. Stai lì a ritoccare foto mentre gli acari mangiano il tuo comodino? Qualcuno mi trovi un grillo parlante meno rompicoglioni, pliz. E già che ci siete fate pure che non sia un grillo, che mi fanno senso con quel loro zompettare. Anzi, eliminiamo proprio la categoria degli insetti, compratemi, chessò, un ornitorinco parlante. Come quello che l'amico G. ha trovato nel mio ovetto Kinder e ha piazzato nel mio presepe, accanto alle paperelle. Pure una paperella parlante non sarebbe male.

Eppoi ci sono loro due, Mina e ZiaSanta. Provviste d'abbonamento annuale al Sistema Sanitario Nazionale che, sappiatelo, si regge grazie ai loro acciacchi. Medico di base-specialista a caso-farmacia e poi ricominciano il tour. Tour avevate dubbi? guidato dalla sottoscritta, unica in famiglia, ad eccezione di Pino che però, beato lui, non può essere incastrato causa lavoro, ad avere una patente e, soprattutto, usarla, al contrario di Mina, patentata da 25 anni, col terrore della guida.

Gli unici momenti in cui riesco a pensare sono quelli passati col quadrupede al parco. Ieri c'era il cielo bianco e grigio d'un gennaio insolitamente mite, cavalli che brucavano erba verde smeraldo all'orizzonte, il volo basso degli uccelli e il silenzio. Quello vero. Una pacchia. Se non fosse che, distratta dal bipbipbip dello smartphone ho distolto gli occhi da Biagio per 5 secondi netti. Quando li ho rialzati lui aveva oltrepassato le recinzione, tre pozzanghere e il filo spinato ed era intento nell'operazione odorazione culo d'un cagnetto basso, nero e peloso. 


lunedì 13 gennaio 2014

The sound of silence

Ieri sera dinanzi al portone d'ingresso era parcheggiato l'ormai familiare trolley blu notte Carpisa, ambasciatore di solitudine e portatore di qualche pena. L'USI è partito, starà via qualche giorno per portare a termine la sua missione di salvaguardia del pianeta terra mentre io resterò sola come la Pausini quando il suo Marco se ne andò con l'aggravante della disoccupazione, in una casa decisamente troppo grande per un solo essere umano ma troppo piccola per due belve che si ostinano, ad ogni loro incontro, a riprodurre in 3D la celebre Battaglia di Anghiari di Leonardo, roba che a tratti mi è difficile distinguere dove inizi Penelope e finisca Biagio. Però si voglio bene, dicono. E pensa se se stavano sul cazzo, dico. 

Non ho fatto in tempo a parlare di inespressa iperattività che un carro carico di inadempienza mi si è piazzato proprio dietro la nuca rendendo qualsiasi attività vana durante tutto l'arco della mattinata che, confesso, è iniziata parecchio tardi. Del resto dormire di più era un buon cattivo proposito di questo nuovo anno. Poi mi sono ripresa, giurin giurello. Tanto che alle ore sedici e qualcosa, di ritorno dalla passeggiata col quadrupede più grosso, mi sono messa in testa di lavare i pavimenti.

Una fatica porca. 

Credo di essermi disabituata al lavoro puramente fisico, dovrei decisamente rimediare.

Nel frattempo ricevo su WhatsApp immagini di meravigliosi tramonti dal litorale romano. Non bisogna poi allontanarsi molto per cercare la Grande Bellezza. Un po' rosico, un po' no. Dopotutto io e le bestie stiamo bene. Nel silenzio interrotto soltanto dal feroce guaito di Biagio non appena ode la voce del vicino con cui pare avere un conto in sospeso.

Nel silenzio, dopotutto, si trovano parecchie risposte, non trovate?