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mercoledì 18 giugno 2014

Habemus causa

...grossomodo, circa, quasi, chi lo sa. Diciamo che habemus qualcosa contro cui scatenare l'ira funesta del Pelìde Achille. E no, non è decisamente la mia mente.

Non ci devi pensare un gran par de cocomeri.

Se non c'avessi pensato le cose non avrebbero fatto altro che peggiorare fino a diventare irreparabili.

Lui ha una prostatite.

Formula leucocitaria alta e leggera astenospermia. Scusate eh, ma quando uso 'sti termini mi sento tanto Dott. House e la cosa mi esalta però se dovessi iniziare a zoppicare avvertitemi che accanno. In soldoni vuol dire difese alterate e lentezza dei soldatini. La causa è un'infiammazione della prostata. Infiammazione che, finora, pur essendoci sempre stata era rimasta latente, nascosta da valori che, a pensarci adesso, non sono mai stati poi così esaltanti. Insomma non erano Speedy Gonzales ma nessuno ci aveva mai dato troppo peso.

E invece no.

Così non arrivano da nessuna parte. Ha detto il giaino dei piselli.

Così i dopaggi sono stati inutili. Adesso lo sappiamo. E se SantoSpirito, dopo aver visto i risultati dell'ultimo esame, non avesse mandato mio marito a calci in culo dall'andrologo, col ciufolo che ci saremmo mai arrivati. Avremmo continuato a chiederci come mai.

Bisognava andarci prima, I know. E forse avrei dovuto dar retta a quella vocina interiore che continuava a dirmi se tu sei così perfetta ci dev'essere qualcosa che non quadra in lui. Ma ero circondata da muri di gomma e rassicurazioni. Da qui è tutto apposto che, ora, appaiono così superficiali.

Il punto è che se noi siamo abituate alle esploratio non petita e corriamo a farci fotografare utero, ova e tutto il cucuzzaro al primo terrificante sospetto d'infertilità, i maschietti non fanno altrettanto. O non vengono spinti a fare altrettanto. Anche quando c'è quel piccolo, stupido, insignificante ma, a quanto pare, determinate valore border line che voglio dì, porcazoccola, qualcosa dovrà pur significare.

Poi dici la parità.

Anyway, il risultato è una cura per lui di novanta giorni. I progressi dovrebbero iniziare a vedersi già dopo un mese ma se la situazione non migliora si passa alla IUI. La prima.

Ieri sera ho pianto. Un po' per rabbia nei confronti di tutti i banali non ci devi pensare/è la tua testa/c'hai il blocco psicologico. Un po' per frustrazione, perché il problema era lì, forse solo accennato ma era lì, nero su bianco e anche se fosse rimasto al solo stadio di sospetto andava approfondito. Subito. E poi, un po', ho pianto pure di gioia perché ora, quantomeno, conosco il mio nemico e avrò armi per combatterlo, avrò la mia strada e ho tutta l'intenzione di percorrerla. Tappa per tappa, comunque vada, fino alla fine. Perché oltre ai termini medici le serie tv ospedaliere, tra un morto e un miracolo, m'hanno pure insegnato che a giochi fatti quello che conta davvero è poter dire: abbiamo fatto tutto il possibile.

venerdì 24 gennaio 2014

La fatina delle merendine e il tutorial per la colazione

Che la Mulino Bianco abbia un concetto di famiglia radicato nel perbenismo e nella sostanziale disparità sessuale uomo-donna lo abbiamo, grossomodo, capito tutti. Del resto è la stessa azienda che ci fa sentire così dannatamente socialmente inaccettabili quando ci alziamo al mattino col pigiama di pile, il valore voglia di sorridere come se avessi una paresi facciale pericolosamente vicino allo zero e questi capelli:


La Barilla poi, dopo il figurone del suo presidente, non sarebbe manco degna delle mie Farfalle pomodoro e ricotta. Però dalla Kinder no, non me l'aspettavo. E lo dice una che s'è magnata 9 ovetti in tre giorni per trovare le Principess Disney. Immaginate la mia delusione quando ho visto questo spot:



La Boldrini tempo fa si lamentò delle reclame a sfondo schiavista con la donna che apparecchia, sorride e non mangia mentre il resto della famiglia tiene le chiappe saldamente ancorate alla sedia e si sfonda di Flauti e Tarallucci. Così avevamo accolto con sommo gaudio Zorro che parla con le galline. C'eravamo abituati a Rosita che interagisce col gato co li stivali quando ecco che rispunta lei: la fatina delle merendine, la vittima sacrificale del biscotto, la mamma tuttofare.

E stavolta è peggio del solito. Se prima la povera crista di turno si limitava si fa per dire eh a farsi il mazzo col resto della famiglia seduta a tavola manco uno che pensasse di passarle un Pan di Stelle stavolta la sfigata si alza prima di tutti e, prima d'andare a farsi il culo al lavoro, prepara la tavola per la colazione dei tre invertebrati, marito in primis, evidentemente incapaci di scaldarsi il latte. A tal proposito non perdetevi la scena di lei che attacca un post-it al microonde con su scritto da scaldare.  Tu uomo, dimmi, sei per caso deficiente? Ti manca il pollice opponibile? Non sai leggere?

Perché qua non si tratta mica di preparare un flambé di gamberi, diobono, si tratta di scaldare il latte e mettere in bocca ai tuoi figli due merendine chimiche preconfezionate. Io dico che ce la puoi fare.

Però, diamo al Cesare quel che è di Cesare, quei geni della comunicazione hanno pensato di bene di dare un contentino alla signora dal colore di capelli osceno. Un messaggino cuoricioso di ringraziamento. Che io, fossi in stata in lei, avrei risposto preferirei trovare la cena pronta, sanguisughe che non siete altro.

lunedì 7 ottobre 2013

Disparità genetica

Se una stimolazione così blanda m'ha ridotto in questo stato non oso immaginare cosa accadrà quando mi dovrò fare di ormoni che manco un pollo OGM. I doloretti da ovulazione indotta mi rendono un tantinello irrequieta. Passo le ore a chiedermi se sia normale che la mia ovaia mi crei tali fastidi con solo due follicoli, di cui uno pure piccolo. La sola prospettiva di una IUI o di una FIVET mi impensierisce, tanto che sono arrivata a chiedermi se ne valga davvero la pena.

Vi prego fivettare del mio cuore consolatemi. Ditemi che anche voi siete state colte dagli stessi dubbi. Dalla stessa sottile voglia di fanculizzare i pasticconi, le iniezioni, le ecografie, i calendari e scolarvi un martini. Dalla sensazione di non essere così forti per farvi carico di un peso così gravoso, di un cammino tutto in salita.

E poi c'è la coppia. O quel che ne resta. Ci sono silenzi e incomprensioni. C'è la solitudine. Ci sei tu che ti dopi e cerchi di non finire col culo per terra mentre dondoli come una forsennata sull'altalena dei tuoi umori. Tu che cerchi di allungare lo sguardo oltre l'oggi, in prospettiva, nel tentativo di non annegare nel mare dei tuoi non ci credo. Tu che, per quanto possa condividere il malessere che ti abita, non verrai mai capita fino in fondo. Almeno non da chi può fare pipì in piedi. Perché l'infertilità è donna, anche quando i problemi sorgono dall'uomo.

Che io posso pure immaginare quale danno psicologico comporti il dover depositare il proprio seme della speranza in un barattolino sterile nel cesso di qualche clinica ma lo preferirei all'alzarmi dal letto la mattina con  l'ovaia in fiamme e un primordiale istinto omicida. Lo stesso con cui convive Penelope da quando c'è Biagio in casa e che traspare da quest'espressione qui:



Insomma, la storiella della mela non giustifica tutta 'sta disparità. Voglio rivedere gli accordi quadro col padreterno perchè a parer mio ci sono gli estremi per una denuncia sindacale.