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lunedì 27 gennaio 2014

Pupazzi di neve

Dichiaro guerra agli #snowlovers, ho deciso. No, non a tutta la categoria, sono una sangue blu magnanima. Risparmierò il taglio della testa su pubblica piazza alle seguenti specie che, è bene chiarirlo, per le loro caratteristiche innate hanno la mia personale approvazione nel comunicare al mondo con foto, video, link al meteopuntoittì, stati feisbucchiani col disegnino del fiocco di neve e il sempramato menotre, il loro incondizionato amore per la coltre bianca.

Studenti. Motivo ovvio. Non vanno a scuola per giusta causa. L'ho fatto anche io. Zompettavo come un grillo al primo fiocco e combinavo le previsioni con un attento e maniacale studio del suolo che, se bagnato, non avrebbe permesso alle neve d'attaccarsi costringendo me ad attaccarmi e lasciandomi senza scuse plausibili per marinare le lezioni.

Sciatori. Altrettanto ovvio. Se sei in montagna, in vacanza, bevi cioccolato caldo e c'hai addosso un montone maremmano che ti para le chiappe dal gelo agogni qualche bella nevicata che t'addolcisce le piste e non ti spacca l'osso sacro in caso di rovinosa caduta.

Cittadini che possono raggiungere la loro abitazione a piedi. Magari la neve la vedono una volta a lustro e ammetto che farsi le foto davanti al Colosseo innevato e col centurione con le palle gelate sullo sfondo fa molto faigo. Magari evitate di postare per l'ennesima volta La nevicata del '56 della Martini e non indossate tutine colorate regalo dello zio ricco che andava a Cortina negli anni '70. Con cinque cm di neve gli occhiali a specchio non servono. Mai rinunciare al buongusto, non siete ad Aspen. Il massimo a cui potete aspirare è lo slittino o la busta sotto il culo in qualche pratone scosceso di periferia.

Passiamo ora ai non aventi diritto.

Lavoratori. Il vostro capo non si incazzerà di meno se gli mostrerete la foto del pupazzo di neve grigiastro che avete fatto sul balcone di casa come giustificazione per la vostra assenza.

Pendolari. I mezzi pubblici, che già funzionano ad minchiam, troveranno un pretesto in più per lasciarvi a fette, in mezzo al gelo, col naso paonazzo, il fumo cristallizzato che vi esce dalla bocca, le orecchie bianche e un vago ricordo del significato di circolazione sanguigna. Non dovrei essere certo io a ricordarvi quale dramma fu tornare a casa in occasione della nevicata del febbraio 2012, vero? Stesso discorso per chi usa la macchina. Ricorderete, mi auguro, le otto ore necessarie per compiere il breve tratto Salaria - San Lorenzo, no? Per non parlare del prezzo delle catene da neve, triplicato nell'arco di 24h, dei tutorial su YouTube su come metterle e delle ricerche su Gugol come si guida con la neve?

Paesani. Urge testimonianza personale in quanto rappresentante della categoria.

Tre febbraio 2012.
Centimentri 50.

Okkei, proviamo a reagire. Famo finta che la neve ce piace.

Uno slittino, due sisters, qualche bustone della spazzatura. Risate e gaudio.
Un pupazzo di neve paffuto e con i Ray Ban, di nome Ralph.
Una ventina di foto suggestive.

In fondo non è poi così male.

Due ore dopo.

Salta la corrente elettrica
Saltano i ripetitori
Si congelano i tubi dell'acqua
Le strade diventano impraticabili
Candelotti di ghiaccio pendolano minacciosi dalle grondaie
Un olivo cade in mezzo al mio viale
Un principio di congelamento mi addormenta le estremità
Cinque giorni di isolamento
Un sms canzonatorio da un cittadino stronzo: ma per mangiare vi state azzannando le chiappe o siete tornati ad allevare mucche tipo fattoria patronale?

No, voi che adorate la neve questa neve non siete degni del sole. Andate a fare la muffa in calera e munitevi di pala, poi provate a postare la vostra foto mentre vi fate il culo a spalare neve davanti al portone di casa, se ancora v'aregge.



giovedì 15 agosto 2013

Sua Altezza tra le altezze

Per una che vive da sempre a 500 mt sul livello del mare, col Gran Sasso a un tiro di schioppo, una fauna variegata che conta anche qualche volpe e una flora altrettanto ricca, la vacanza in montagna non è vacanza. Viene etichettata con un e te devi fa'  600 km pe' vede la neve e le vacche? Ce n'hai tante qua.

Si cerca sempre quel che non si ha a portata di mano. Nel mio caso, quindi, il mare. Non essendo, però, una grande estimatrice di caldo, salsedine e sabbia nelle mutande, a meno che non abbia raggiunto tale livello di esaurimento nervoso da concepire la vacanza svacco totale sul lettino-crema solare-rumore delle onde, come l'unica possibile, ho sempre preferito le città europee. Praga, Parigi, San Pietroburgo, Londra, Vienna e così via.

Il lavoro fuori porta dell'USI è stata, quindi, per me, un'occasione per respirare un'aria fina diversa da quella in cui vivo.

Passo del Tonale non da il meglio di se in estate essendo una località prettamente sciistica ma le montagne son sempre quelle e le escursioni non deludono. Due seggiovie, la seconda risalente all'anno della mia nascita e giusto un po' inquietante per una a cui piace sentire sempre qualche forma di sostegno sotto i piedi, ci hanno portati dritti dritti sul Presena, 3mila metri, 10 gradi, tanta neve e una vista spettacolare sulla vallata sottostante.



Oltrepassando il confine trentino verso la Lombardia abbiamo visitato Ponte di Legno. Poco meno di 2mila anime, un piccolo centro considerato la capitale dell'Alta Valle Camonica. D'estate offre percorsi in bici nei parchi nazionali dello Stelvio e dell'Adamello. Visto il poco tempo a disposizione noi, sempre con le chiappe sulla seggiovia che si sà io e lo sport stamo litigati, abbiamo raggiunto il corno d'Aola passando per il Valbione.




Stare a contatto con la natura mi è sempre piaciuto. Nonostante io sia portatrice sana di pollice d'amianto adoro il verde, l'aria aperta, i prati, i ruscelli e i fiori. Tutti elementi che l'alta montagna mette generosamente alla mercè di chi vuole goderne. Come me.




Prima di riprendere il Fracciargento per Roma ho fatto un solitario giro a Trento. Piccola, ordinata ed elegante. Sarebbe perfetta nel mio regno. La piazza del Duomo è una delle più belle d'Italia. Dominata dalla Fontana di Nettuno e dalla torre merlata del Palazzo Pretorio, dove si svolse il celebre concilio nel 1545.
Eccola:






Questa invece è una visione parziale della facciata del Castello del Buonconsiglio, sede del Museo Provinciale, ospita diverse mostre d'arte ed è un piccolo capolavoro di architettura, risultato di un'aggregazione edilizia plurisecolare e quindi diviso in sezioni e strutture risalenti e diverse epoche.



Oltre ad un paio di kg messi su in 4 giorni la montagna m'ha regalato interessanti scoperte circa me. Tipo che adoro la carne di cervo. Gli amanti di Bambi non me ne vogliano. E adoro anche il lardo. Il mio culo non me ne voglia.

Se doveste capitare da quelle parti vi consiglio una cena al Kro, Ponte di Legno. E, vi prego, iniziate col Tomino al tartufo. Che solo a ripensarci potrei far concorrenza al cane di Pavlov sulla quantità di bava che le mie papille gustative secernono.

Magari, però, se seguite una dieta all'ingrasso come la mia non prendete la seggiovia ma datevi al trekking, altrimenti il ritorno a casa, con insalata, pesce lesso e petto di pollo sarà una chiara e incontrovertibile istigazione al suicidio.